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Figli

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Molto piu' spesso di quanto non vogliano far apparire, le coppie miste: lui occidentale lei giapponese, si separano. Nel caso ci siano dei figli, siccome la legge giapponese non prevede l'affidamento congiunto, le mogli prendono la prole, si trasferiscono in altri quartieri o citta', e spariscono per sempre dalla vita del ex-marito, ma padre comunque.
Attualmente sono 70 i casi di padri americani che non conoscono le sorti dei propri figli. Hanno perso le loro tracce nel momento in cui le mogli hanno abbandonato per sempre il tetto coniugale. E, per quanti si sforzino, questi padri non riusciranno ad avere alcun tipo d'informazione, neppure da amici, parenti o genitori dell'ex sposa. E' come se si fossero volatilizzati nell'aria. Vero e' che per un cittadino americano, la legge giapponese a questo riguardo e' "ingiusta, ed immorale", mentre per un padre giapponese, che si separa e subisce -comunque- le stesse sorti, pare non sia un dramma: per lui e' la donna, da sempre, a prendersi cura dei figli, punto e basta. Gli uomini devono pensare solo al lavoro: che c'e' di strano in tutto cio'?
E mentre l'assistente del segretario di Stato americano si da' da fare per vedere questa legge finalmente modificata, ed allineata con tutti i paesi del cosiddetto mondo industrializzato, stessa sorte non tocca ai figli di padri giapponesi con mogli asiatiche.
Stampa e Governo fanno di tutto per tenere nascosta questa "vergogna", come pare venga vissuta- nel Paese del Sol Levante- l'idea di avere dei cittadini "giapponesi" misti con un sangue di serie C, serie a cui appartengono quasi tutti i paesi asiatici, ma specialmente tailandesi e filippini.
Le signore a cui sono stati legati, e talvolta anche sposati, i signori giapponesi, vengono viste come signore da bordello, per cui non degne di dare alla luce "giapponesi doc".
Infatti a questi bambini raramente vengono rilasciati passaporti giapponesi, nonostante il padre lo sia a tutti gli effetti, ed alla prima occasione di un loro espatrio, viene decisamente rifiutato il rientro e negato il rinnovo del visto.
Oltre ad un fatto estremamente grave dal punto di vista razziale (ma ne' le Filippine ne' la Tailandia hanno possibilita' di contrattazione nelle decisioni del Parlamento giapponese... mica sono gli USA....), e' indubbio che sia un fatto a sfavore della stabilita' di questo paese, che sta invecchiando a dismisura, con pochissime natalita' ed un'economia fuori-giri. Forse un rinnovamento con giovani giapponesi, seppure per meta', potrebbe rappresentare una speranza.
Sono passati piu' di 60 anni dalle fine della II Guerra Mondiale, ma pare che il concetto di razza superiore sia ancora ben radicato in quest'arcipelago sperso nel Pacifico.

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La neve se ne frega

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Ieri sera sono caduti 5 centimetri di neve: il cielo bianco, l'aria gelida, ed i rumori ovattati hanno reso la citta' meno frenetica. La macchine che proseguivano a passo d'uomo, gli autobus attenti alle loro manovre, tutti procedevano con cautela quasi ad imitare la lentezza della caduta di un fiocco di neve sulla terra: lento, fluttuante, tranquillo.
Fiocchi, giganti visti contro luce, combattevano l'un l'altro - in una lotta senza soluzione di continuita'- per arrivare a terra e formare quel manto bianco sulle strade, che stamattina si e' rilevato pero' pericolosissimo.
Ma la vita continua, con o senza neve, come e' giusto che sia, e se e' vero che non c'era alcuna necessita' di indossare abbigliamento da alta montagna e Moon Boots ai piedi, e' vero altrettanto, che un po' di buon senso sarebbe stato opportuno.
Cosi' stamattina, mentre accompagnavo i bambini a scuola ho visto di tutto: spazzare la neve dal proprio vialetto in pantaloncini corti ed infradito, colpire i rami degli alberi con una scopa ed un sacchetto di plastica in testa, rimuovere la neve e raccoglierla in sacchi per l'immondizia (ma le neve non si scioglieva, un tempo? bah...).
E che dire, ognuno ha le sue manie, le sue fisime e forse qualche colpa da espiare e quindi i piedi scalzi nella neve, sono come il cilicio per Jacopone da Todi. Nulla da eccepire in cio', se non la bizzarria dell'essere umano, fin quando non ho visto una delle tante mamme, imperterrita a cavallo della propria bicicletta, scivolare rovinosamente sull'asfalto.
Ecco, mio padre mi ha sempre detto che se uno si ficca nei guai, consapevole che di guai si tratti, merita "di buscarne sopra". Questo e' stato il mio istinto mattutino: sarei scesa di macchina ed avrei preso volentieri a ceffoni quella mamma.
Si puo' accompagnare il figlioletto di circa 3 anni all'asilo in bicicletta seduto nel seggiolino davanti, mentre l'altro di nemmeno un anno nel marsupio sulle spalle, viaggiando al bordo della strada fra la neve e contromano? Se la signora stamattina -prima di uscire di casa- l'avesse domandato al figlioletto, lui gia' le avrebbe risposto di NO, perche' il buon senso, spesso non va di pari passo con l'eta', ma con l'istinto di sopravvivenza.
La signora pure agghindata con gonnella a pieghe, e scarpe col tacco e' scivolata in curva ed ha invaso la corsia di marcia. Al signore che l'ha evitata per un pelo, deve essere venuto un infarto, ed in cuor suo deve averla maledetta in tutte le lingue del mondo, anche se si e' subito prestato ad aiutarla.
Non so cosa sia successo dopo, la mia direzione era un'altra ed ho proseguito, ma sono sempre piu' convinta che i ciclisti siano davvero un problema in questo paese, perche' sfrecciano alla velocita' della luce in tutte le direzioni, anche contromano su strade di alta viabilita', e nonostante ci sia una legge che proibisce di viaggiare in bicicletta con 2 bambini, nessuna mamma che si rispetti, la rispetta.

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3D

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La mia prima esperienza in 3D e' stata ieri sera per Avatar, in una sala gremitissima del Toho Cinema a Roppongi. Davvero questo film e' campione d'incassi. Un film interessante, begli effetti speciali, ma come ha recensito saggiamente il mio amico Fica e' una sorta di Balla coi Lupi mescolato ad un po' di Matrix su un altro pianeta. Ed anche un po' troppo lungo.
Ma la parte piu' interessante della serata e' stata osservare il pubblico. Tutto con gli occhiali, immobile, nessuno che mangiasse neppure un singolo popcorn, che bevesse un sorso di coca-cola, tutta la platea era "paralizzata" a guardare il film e per un pubblico giapponese e' quasi un record. Tutti, infatti, ad ogni proiezione si presentano con i loro o-bento e consumano il loro pasto, indipendentemente dall'orario. Bacchette alla mano e via, gnam gnam .... come se noi ci presentassimo con un piatto di spaghetti e forchetta e via, pronti per il film!
Ma quegli occhiali sul naso, hanno cambiato pure la solita e solida abitudine giapponese.
Anche i bambini sono stati bravi, 2 ore e 40 minuti fermi immobili con il loro naso all'insu' ad assaporare ogni singola scena del film, ed eccitatissimi alla fine quando la parola THE END ha chiuso la nostra prima esperienza 3D, lasciandoci tutto il pubblico giapponese alle spalle, ancora interessato ai titoli di coda.
Il film- per loro- finisce solo quando le luci sono accese, ed anche questo e' un fatto culturale!

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Burger

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Un famoso detto cita " non si puo' vivere di soli hamburgers"! E forse e' vero, ma il signor Hirotsugu Hagiwara lo fa e con successo!
In una delle milioni di stradine laterali a Sangenjaya (non lontano da casa nostra, per fortuna!), il signore in questione ha aperto un ristorantino - il Hara Kara-, dove vengono serviti solo hamburgers.
Dopo aver lavorato da McDonalds per diversi anni, e da Kua Aina, questo signore di quasi 40anni ha deciso di mettersi in proprio e creare un locale con tutti i crismi e carismi del caso, dove potesse si' servire hamburgers, ma con un tocco giapponese. "Basta con tutte quelle americanate", si era ripromesso!
E cosi' ha lavorato sui menu, sulle soluzioni piu' appetibili per un palato "orientale" e la sua fatica e' stata ampiamente remunerata.
Infatti a nemmeno un anno di distanza dall'inaugurazione, Hagiwara-san e' stato ripagato da una presenza di aficionados sempre piu' numerosa e, che apprezza il fatto che il ketchup sia bandito, che tutto sia fatto con ingredienti naturali e con carne di prima scelta, neozelandese.
I prezzi variano dagli 850 Yen ai 1.450 ed ovviamente la clientela da catturare resta principalmente quella femminile. "Una volta conquistato quel settore, il business va da solo. Senza donne -nella ristorazione- si puo' chiudere l'indomani" e' il mantra di Hagiwara, che per loro prepara hamburgers con ananas e avocado. Certo che ananas ed avocado hanno poco a che vedere con il gusto nipponico, ma se questo e' il "prezzo" da pagare per vedere il gentil sesso seduto ai propri tavoli, perche' no?
Al contrario, non e' ancora famoso nella comunita' internazionale, anche se la cosa pare non disturbarlo affatto, anzi vorrebbe proprio mantenere un profilo meno occidentale possibile, tanto che perfino il menu e' solo in giapponese. La pubblicita' e' una tentazione in cui non e' caduto, ne "approfitta" solo quando i giornali vanno a cercarlo ... e di certo non si sottrae. Per scelta ha preferito raggiungere la clientela con il proprio blog e con il passaparola, sistema antico che funziona sempre!

Voglia di hamburger?

Hara Kara
Sangejaya 2-16-8 Setagaya-ku tel. 03-6323-1760
Aperto a pranzo dalle 11:30 alle 16:30 e
a cena dalle 18:00 ultima ordinazione alle 9:30
Chiuso i lunedi
Stazione piu' vicina: Sangenjaya
blog:
http://ameblo.jp/hagisann/

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