Pio D'Emilia
Pio D'Emilia e' corrispondente dal Giappone per il
Manifesto, L'Espresso e Sky TG24, e' lo stesso
giornalista dell' intervista di qualche tempo fa
anche a Marco, insomma un giornalista "amico". Pio,
inoltre, e' membro del board della Camera di
Commercio Italiana in Giappone, e' simpatico, un
abile sciatore, ma non molto portato con il Mac, per
il quale si rivolge sempre a Marco.
Spesso i suoi articoli appaiono anche su L'Espresso,
spaccati di vita e politica giapponesi molto
interessanti.
Con un fantastico "copia & incolla" vi riporto
dei paragrafi di un articolo di Pio su Abe, l'attuale
primo ministro giapponese, apparso sul settimanale
del 21 marzo.
Spero vi appassionerete allo stile, alla cultura e vi
incuriosirete ancora di piu' su questo "fantastico"
mondo.
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“Quando entra il primo ministro, alzatevi in piedi,
pelandroni”, ha ordinato un paio di settimane fa ai
membri del consiglio dei ministri, che da qualche
tempo pare abbiano perso l’abitudine di scattare
sull’attenti all’arrivo del premier in picchiata
Shinzo Abe, nipote di Nobusuke Kishi, un criminale di
guerra graziato dagli Stati Uniti per il suo
collaborazionismo e divenuto addirittura primo
ministro negli anni ’60, restandosene tranquillamente
seduti a chiacchierare tra loro. Curioso, per
un premier neonazionalista che ha deciso di
affrontare l’emergenza scolastica (7 suicidi nel giro
di due mesi, centinaia di episodi di bullismo,
programmi e didattica rigidi e obsoleti, studenti
svogliati e violenti e insegnanti demotivati)
puntando su una riforma che impone l’inno nazionale,
l’alzabandiera e la reintroduzione di materie come
“condotta sociale” e “patriottismo”, che proprio
nella sua “aula” regni lo schiamazzo.
......
Tra incertezze, proclami bellicosi e gaffes
varie, Abe rischia di incrinare “l’asse incrollabile”
con gli Stati Uniti, acuire il profondo
dissidio con Cina e Corea, procastrinare all’infinito
i colloqui di pace con Pyong yang e, soprattutto,
alimentare l’immagine internazionale di un Giappone
arrogante ed impenitente, testardo e un po’ razzista,
come ha di recente ribadito Doudou Diene, rapporteur
speciale delle Nazioni Unite per i problemi legati
alle discriminazioni razziali e alla xenofobia.
....
Al punto che il suo indice di gradimento è in caduta
libera: da oltre il 70%, secondo nella storia del
dopoguerra solo a quello del suo immediato
predecessore Junichiro Koizumi, è precipitato al di
sotto del 40%. Trenta punti in sei mesi: mai successo
finora. E si che il Giappone, nel dopoguerra, di
governi ne ha avuti 46, appena 14 meno dell’Italia.
....
Assieme al suo ministro degli esteri Taro Aso, 67
anni, altro rampollo di razza (appartiene ad una
dinastia di industriali del carbone e del cemento,
che durante la guerra utilizzava operai coreani
ridotti in stato di schiavitù, suo nonno è stato il
De Gasperi giapponese, primo premier del dopoguerra,
e la sorella Nobuko è imparentata con la Casa
Imperiale) e considerato uno dei suoi più probabili
successori, Abe è riuscito ad attirare contro di sé
decine di editoriali indignati non solo sulla
stampa locale e “regionale”, ma anche internazionale.
Non succedeva dai tempi di Kakuei Tanaka, il premier
più corrotto, astuto e amato del dopoguerra, che nel
1972 “anticipò” gli Usa nell’apertura verso la Cina
di Mao finendo per essere coinvolto nello scandalo
Lockeed, che settimanali come Newsweek o Time
Magazine non prendevano di petto un premier
giapponese. E lo stesso vale per l’austero, ma
implacabile, The Economist. “Shame on you, mr. Abe”,
ha scritto in un recente editoriale, accusando il
premier giapponese di inaccettabile negazionismo
sulla tragica vicenda delle “donne di conforto”,
decine di migliaia di donne coreane, cinesi,
filippine e anche occidentali che durante la guerra
venivano portate in giro per l’Asia occupata
dall’Armata Imperiale e costrette a prostituirsi per
“ristorare” le truppe.
....
Roba da far rizzare i capelli in testa non solo agli
studiosi – sempre più convinti che, aldilà della
mitologia locale (spacciata per “storia” nei
sussidiari) un razza “giapponese” non esista proprio
– ma anche alla sempre più numerosa comunità
straniera, stufa di subire in silenzio ogni sorta di
angherie – spacciate per “usi e costumi” - e sempre
più decisa a combattere, anche dal punto di vista
legale, ogni forma di discriminazione. Ne sa qualcosa
Family Mart, la catena di combini (dall’inglese
“convenience store”, empori aperti 24 su 24) che a
seguito di una campagna via internet che annunciava
il boicottaggio della comunità straniera, ha dovuto
togliere dagli scaffali un mook (via di mezzo tra un
book ed un manga) razzista e xenofobo che
metteva in guardia i giapponesi contro l’ emergenza
“stranieri” pubblicando improbabili statistiche sul
crimine e classifiche varie sull’indice di
pericolosità delle varie razze. Al top, ovviamente,
cinesi e coreani, incalzati da russi e iraniani.
Nessuna menzione, bontà loro, per gli europei
considerati tutto sommato sopportabili, e per gli
africani, forse ancora troppo pochi per essere
considerati una minaccia ai delicati equilibri
dell’Impero.
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