25 March 2007

Simboli

hinomaru


La bandiera del Giappone credo sia una delle bandiere piu' facili da ricordare. Unica nel suo genere rappresenta il cerchio del sole su fondo bianco. La sua origine è quella di Amaterasu Omikami, che nella mitologia giapponese è la Dea del Sole, Hi no Mikami, dalla quale ha per altro origine la famiglia imperiale giapponese.
Sia l'inno nazionale che la bandiera furono dichiarati ufficiali nel 1888.
Il testo dell'inno è tratto da un antico poema la cui musica fu composta da Hiromori Hayashi:
“Kimi ga yo wa, Chiyo ni yochiyo ni, Sazareshi no I wao to narite, Kake no musu made...” e la sua traduzione suona piu' o meno cosi': “che il tuo regno diecimila anni di felicità si prolunghi. Governa Signore fino a che le pietre del presente saranno fuse dal tempo delle pietre giganti su cui venerabili fianchi s’allungarono il muschio....".
Insomma mentre noi inneggiavamo alla "morte" per essere una nazione, questi si beavano di durare ancora millenni.....scherzi della storia!

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..ed ancora sumo

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A stranezze, insisto, i giapponesi non li batte nessuno. Pensate che esiste una festa tradizionale dove i lottatori di sumo sono dei bambini praticamente in fascie.
Ovviamente, il combattimento avviene fra due bambini, tenuti in braccio da propri genitori, che li scuotono fino a farli piangere. Vince quello che inizia a piangere per primo. Del resto, anche un proverbio giapponese autorizza questo rituale: "un bambino che piange tanto, cresce bene" ("naku ko wa sodatsu").
Per cui, non temete, scuotete i vostri figli a piu' non posso, e guai se qualcuno chiama Telefono Azzurro!

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Udite udite, finalmente Mister Marco ha pubblicato altre foto
date pure un'occhiata!!!!

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Pio D'Emilia

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Pio D'Emilia e' corrispondente dal Giappone per il Manifesto, L'Espresso e Sky TG24, e' lo stesso giornalista dell' intervista di qualche tempo fa anche a Marco, insomma un giornalista "amico". Pio, inoltre, e' membro del board della Camera di Commercio Italiana in Giappone, e' simpatico, un abile sciatore, ma non molto portato con il Mac, per il quale si rivolge sempre a Marco.

Spesso i suoi articoli appaiono anche su L'Espresso, spaccati di vita e politica giapponesi molto interessanti.

Con un fantastico "copia & incolla" vi riporto dei paragrafi di un articolo di Pio su Abe, l'attuale primo ministro giapponese, apparso sul settimanale del 21 marzo.
Spero vi appassionerete allo stile, alla cultura e vi incuriosirete ancora di piu' su questo "fantastico" mondo.

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“Quando entra il primo ministro, alzatevi in piedi, pelandroni”, ha ordinato un paio di settimane fa ai membri del consiglio dei ministri, che da qualche tempo pare abbiano perso l’abitudine di scattare sull’attenti all’arrivo del premier in picchiata Shinzo Abe, nipote di Nobusuke Kishi, un criminale di guerra graziato dagli Stati Uniti per il suo collaborazionismo e divenuto addirittura primo ministro negli anni ’60, restandosene tranquillamente seduti a chiacchierare tra loro.  Curioso, per un premier neonazionalista che ha deciso di  affrontare l’emergenza scolastica (7 suicidi nel giro di due mesi, centinaia di episodi di bullismo, programmi e didattica rigidi e obsoleti, studenti svogliati e violenti e insegnanti demotivati) puntando su una riforma che impone l’inno nazionale, l’alzabandiera e la reintroduzione di materie come “condotta sociale” e “patriottismo”, che proprio nella sua “aula” regni lo schiamazzo. 
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Tra incertezze, proclami bellicosi  e gaffes varie, Abe rischia di incrinare “l’asse incrollabile” con gli Stati Uniti, acuire il profondo   dissidio con Cina e Corea, procastrinare all’infinito i colloqui di pace con Pyong yang e, soprattutto, alimentare l’immagine internazionale di un Giappone arrogante ed impenitente, testardo e un po’ razzista, come ha di recente ribadito Doudou Diene, rapporteur speciale delle Nazioni Unite per i problemi legati alle discriminazioni razziali e alla xenofobia.
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Al punto che il suo indice di gradimento è in caduta libera: da oltre il 70%, secondo nella storia del dopoguerra solo a quello del suo immediato predecessore Junichiro Koizumi, è precipitato al di sotto del 40%. Trenta punti in sei mesi: mai successo finora. E si che il Giappone, nel dopoguerra, di governi ne ha avuti 46, appena 14 meno dell’Italia.
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Assieme al suo ministro degli esteri Taro Aso, 67 anni, altro rampollo di razza (appartiene ad una dinastia di industriali del carbone e del cemento, che durante la guerra utilizzava operai coreani ridotti in stato di schiavitù, suo nonno è stato il De Gasperi giapponese, primo premier del dopoguerra, e la sorella Nobuko è imparentata con la Casa Imperiale) e considerato uno dei suoi più probabili successori, Abe è riuscito ad attirare contro di sé decine di editoriali indignati  non solo sulla stampa locale e “regionale”, ma anche internazionale. Non succedeva dai tempi di Kakuei Tanaka, il premier più corrotto, astuto e amato del dopoguerra, che nel 1972 “anticipò” gli Usa nell’apertura verso la Cina di Mao finendo per essere coinvolto nello scandalo Lockeed, che settimanali come Newsweek o Time Magazine non prendevano di petto un premier giapponese. E lo stesso vale per l’austero, ma implacabile, The Economist. “Shame on you, mr. Abe”, ha scritto in un recente editoriale, accusando il premier giapponese di inaccettabile negazionismo sulla tragica vicenda delle “donne di conforto”, decine di migliaia di donne coreane, cinesi, filippine e anche occidentali che durante la guerra venivano portate in giro per l’Asia occupata dall’Armata Imperiale e costrette a prostituirsi per “ristorare” le truppe.
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Roba da far rizzare i capelli in testa non solo agli studiosi – sempre più convinti che, aldilà della mitologia locale (spacciata per “storia” nei sussidiari) un razza “giapponese” non esista proprio – ma anche alla sempre più numerosa comunità straniera, stufa di subire in silenzio ogni sorta di angherie – spacciate per “usi e costumi” - e sempre più decisa a combattere, anche dal punto di vista legale, ogni forma di discriminazione. Ne sa qualcosa Family Mart, la catena di combini (dall’inglese “convenience store”, empori aperti 24 su 24) che a seguito di una campagna via internet che annunciava il boicottaggio della comunità straniera, ha dovuto togliere dagli scaffali un mook (via di mezzo tra un book ed un manga) razzista  e xenofobo che metteva in guardia i giapponesi contro l’ emergenza “stranieri” pubblicando improbabili statistiche sul crimine  e classifiche varie sull’indice di pericolosità delle varie razze. Al top, ovviamente, cinesi e coreani, incalzati da russi e iraniani. Nessuna menzione, bontà loro, per gli europei considerati tutto sommato sopportabili, e per gli africani, forse ancora troppo pochi per essere considerati una minaccia ai delicati equilibri dell’Impero.

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Curiosita'

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In Giappone di curiosita' ce ne sono a bizzeffe ed oggi ne ho scoperte alcune riguardanti il sumo :

- la media dei business man giapponesi ha una maggior percentuale di massa grassa rispetto ai lottatori di sumo
- ci sono almeno 70 diversi modi di vincere in un incontro di sumo
- il primo incontro riportato negli annali risale al 300 AD
- ci sono 2 tipi di sumo
anko = i lottatori grandi e grossi e soppu per i lottatori magri, piccoli e bassi
- ormai quasi tutti i lottatori sono stranieri

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