28 January 2007

Maschio Italiano

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Leggevo oggi sul Corriere della Sera un articolo sugli uomini italiani, o maschio italiano, come lo ha definito il quotidiano, che -straordinariamente come nessun altro essere umano al mondo- non si allontana dalla famiglia fino ai 34 anni, che non vuole avere figli e soffre delle sindrome di Peter Pan.
L'articolo, riproponendo tutta una serie di statistiche, su cui indubbiamente egregi dottori hanno compiuto studi, nel trarre le conclusioni puntava il dito contro la famiglia, che non li "rende" liberi di potersene andare a 18 anni, che li costringe a vivere vicino, se e quando si sposano, e alla fine, questo maschio italiano, in questo scenario apocalittico dove tutto sembra un giogo e dove non c'e' speranza, non puo' pensare a far figli, ma anzi rimanda insindacabilmente. Come dargli torto? Solo degli incoscienti come noi, hanno pensato che procreare potesse servire a pagare le pensioni!!!
Comunque senza ulteriori divagazioni, quello che mi fa piu' imbestialire e' l'idea, la molla che fa scattare l'intuizione di produrre una statistiche, le stesse che dicono, che due persone non muoiono di fame, se una mangia un pollo intero e l'altra niente, le stesse che credono ai cittadini all'uscita dai seggi elettorali, le stesse che davano Bush in discesa libera ed ha rivinto le elezioni. Insomma basta. Basta statistiche specialmente se poi sopra ci si basano degli studi, che sono assolutamente sterili. Che senso ha una statistica fine a se stessa? Soldi spesi per un lavoro assolutamente inutile. Mia sorella, da brava giornalista, cerchera' di spiegarmi tutti i perche' ed i per come, che non e' cosi', che c'e' questo e quell'altro, ma sinceramente sarei stanca e vorrei vedere delle cose concrete, di idee astruse, di soluzioni politiche o di fantascienza ne ho davvero abbastanza.
Tokyo, un po' come Parigi, fa da riferimento a tutti i giapponesi. Un lavoro, un'universita', un semplice istituto di bellezza deve essere prima a Tokyo per poi esserlo in tutto il resto del Giappone.
Quasi tutte le famiglie che conosco, 100% giapponesi, si sono trasferite a Tokyo dal Nord, da Osaka, dal profondo Sud, dove vivono ancora le loro famiglie di provenienza.
Ma la donna giapponese non lavora, la donna giapponese segue l'iter familiare, a torto o a ragione, perche' uno stipendio (3 volte quello italiano per un impiegato medio con spese uguali) basta a sopperire tutte le esigenze della famiglia. In Italia, e non dico niente di stravolgente, se non sono entrambi i coniugi a lavorare, (parlo sempre di lavori "normali", non di imprenditori o mega-qualcosa) manco si arriva alla fine del mese. Se c'e' bisogno di una baby sitter, perche' si e' scelto di non abitare vicino a dei nonni disponibili, questa ha un costo - che incide sul bilancio familiare - dagli 8 ai 10 euro....e nessuno la sfrutta un'ora a settimana!
Il maschio italiano e' mammone?? Tiene tanto al proprio nucleo familiare??....ma si puo' fare diversamente? ed e' proprio una colpa???
Certe volte senz'altro...perche' di certi parenti faremmo volentieri a meno, ma le famiglie sono un punto di partenza, riferimento ed arrivo per tutte nostre esperienze. Insomma, in fin dei conti cos'ha il maschio italiano di tanto sbagliato ? Peter Pan, traditori, vitelloni ? Ma non e' ovunque uguale ??

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Usagi

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Usagi (si pronuncia Usaghi) e' la parola giapponese per coniglio.
Il coniglio in Giappone si trova solo sotto forma di animale domestico, mai in un bel vassoio con le patate, purtroppo!
In questi quasi due anni di permanenza a Tokyo, non ero mai riuscita a trovarne nemmeno una coscia, nemmeno la pelliccia per caso.
La scorsa settimana invece il miracolo.
In un supermercatino anche un po' nascosto, mentre vago fra i reparti, intravedo il banco frigo delle carne da cui sbuca una zampa di un animale a me familiare, terribilmente familiare. Mi avvicino con circospezione, sperando non ci sia un altro italiano affamato come me di coniglio, e
ZACCC lo faccio mio. Si', e' proprio lui, un bel coniglietto di piu' di tre chili, senza testa, senza fegato e senza lombetti...ma chi se ne frega!!!
L'ho afferrato e mi sono precipitata alla cassa, mai che a qualcuno venisse l'idea di non venderlo piu' e fargli un dignitoso funerale, come a tutti gli animali domestici!
A fargli la festa ci abbiamo pensato noi. Sabato scorso, era in forno con le patate. L'abbiamo spolverato.
Per ora la nostra voglia si e' un po' placata.....nella speranza di trovarlo almeno un altro paio di volte, prima di rientrare in Italia per le vacanze estive.

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Viaggi

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I giapponesi amano viaggiare. Anzi per la precisione le giapponesi amano viaggiare, spendendo i soldi dei mariti, che rimangono in citta' a lavorare, a far tardi, ad ubriacarsi e a "tradire" .
Le mete preferite sono l'Europa e gli Stati Uniti. L'Asia, nonostante i magnifici posti, e' bandita, come se non vi ci si volessero riconoscere.
Per loro, Europa e' sinonimo di Francia, Italia ed Inghilterra, tutto il resto e' game over!
Londra come Parigi rappresentano tutto: crocevie di culture, musica, cinema, storia, shopping e la possibilita', magari futura, di farci studiare qualche figlio.
L'Italia e' il loro sogno. Ci sono giapponesi che ci sono stati almeno 8 volte, e che sognano anche di voler ritornarci. Amano (a ragione) tutto: il cibo, il sole, la moda, i luoghi....lo shopping.....non c'e' giapponese che non conosca almeno 2 o 3 outlets sparsi sul territorio nazionale. Ovviamente quello di Prada e' un must per tutti.
Se invece sono orientati verso il sogno americano, allora bisogna fare un discorso diverso e per prima cosa dividerli in 3 categorie: gli snob, i pratici ed i goderecci.
Gli snob vanno solo a New York, dove facilmente posseggono anche un appartamento e dove trascorrono la meta' del loro tempo.
I pratici scelgono la California, perche' attraversato l'Oceano Pacifico la trovano li' bella e tranquilla a loro disposizione, ha i suoi bei terremoti come il Giappone, per cui ci si sentono proprio a loro agio. Alla fine della lista troviamo i goderecci che hanno come meta prediletta le Hawaii. Una delle piu' folte comunita' giapponesi si trova proprio in questo stato americano, specialmente i pensionati, ovviamente pensionati facoltosi, che non sono per niente pochi e, che si stanziano in ordine sparso sulle decine di isole presenti, per l'80% del loro tempo, ricordandosi ogni tanto di avere una casa anche a Tokyo.
New entry fra le mete di tendenza, sempre in territorio americano, l'Alaska.
E' stato organizzato un viaggio, con tanto di volo straordinario, alla fine dello scorso anno (la mia maestra di giapponese c'e' andata) in un paesino sperduto al nord, per vedere i colori dell'alba. Durante queste avventure, tutto l'abbigliamento polare viene dato a noleggio, come le pinne ed il boccaglio nei mari del Sud, ed il pernottamento avviene in alberghi di ghiaccio, una sorta di igloo giganti con hall, camere varie e ristoranti, dove la temperatura - per ovvie ragioni - non deve mai superare lo zero.....e' proprio vero de gustibus non est disputandum!

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Mai dire NO

027 matrimonio giappone


La cultura giapponese sta alla cultura occidentale, quanto io sto a Marylin Monroe.
Noi occidentali, e specialmente noi italiani, siamo diretti, ci piacciono poco i giri di parole (almeno che non facciamo politica), e con un grazie ed un per favore in qua ed in la' ci siamo gia' sistemati la coscienza.
Tutto questo non accande in Giappone. E' molto difficile, (e se a parlare sono le donne e' inesistente) sentir pronunciare un solo NO (iie), sia secco e deciso che sottovoce e pieno di inchini.
Alla domanda: "vuoi un caffe'?", l'interlocutore sa benissimo se lo vuole o meno, ma i giapponesi prima pronunciano, una "eee (intercalare)" seguita a ruota da un "sumimasen (scusi)" e poi da un "ii des (va bene)", che trodotto in italiano suonerebbe piu' o meno come un "scusi, sto bene cosi'".
Ancora. Alla domanda "viene il tuo amico?", anche se sanno benissimo che non verra', non userebbero mai la forma negativa del verbo, giammai. Dopo il verbo principale, pronunciano un "kamo shiremasen" che da' all'amico "una remotissimissima possibilta' di presentarsi".
A me non piace il sashimi, non amo cibi crudi, ma se un giapponese mi chiedesse: "sashimi ga suki deska", non potro' mai rispondere :"no, non mi piace" ovvero "sashimi ga suki janai des", ma, per non essere considerata maleducata, dovro' esprimermi con un: "sashimi ga amari suki janai des" che vorrebbe dire " talvolta non lo preferisco".
"Vuoi assaggiare la balena?" la risposta ovvia sarebbe: "sei pazzo, nemmeno morta" ed invece....con "talvolta non la preferisco", non offendo nessuno, e nessuno dei presenti si sognerebbe mai di ripropormela.
Oggi a scuola ho imparato una parola nuova:
Okagesamade, che non ha una traduzione vera e propria in nessuna delle lingue occidentali.
Okagesamade si usa in risposta a qualcuno che si interessa alla nostra salute, piuttosto che alla nostra carriera professionale (esempio un esame da passare, una conferenza da tenere, un cliente importante da incontrare). Il significato potrebbe essere un semplice grazie (arigatou), ma il concetto di Okagesamade e' piu' complesso e si potrebbe riassumere con un bel "sono felice e ti ringrazio che ti stai interessando di me in questo momento per questa certa tal cosa"!!
Insomma entrare nella mentalita' giapponese, e' come risolvere il Quesito della Susi, oltremodo complicato, ma soprattutto significa cambiare il nostro atteggiamento nei confronti del mondo.

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Gusto

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I giapponesi spendono un sacco di soldi per vestirsi, e poi abbinano il tutto in modo orribile.
Gli americani, invece, non spendono neanche un centesimo e aggravante a loro carico si vestono pure a casaccio, flip-flop anche nelle giornate piu' rigide, magari con il piumino, abbinando in modo oltraggioso i vari colori.
Anche i francesi, famosi per essere alla moda e charmants, non fanno proprio caso a quello che la mattina si mettono addosso. Nemmeno li vestisse Ray Charles.
Questa rapida analisi serve a sottolineare la differenza fra gli italiani ed il resto del mondo.
Il "gusto" per le cose siano da mangiare, da vestire, per arredare nasce e muore in Italia.
Un esempio calzante e' il sashimi, pesce crudo servito con wasabi e rapa grattata. I ristoranti giapponesi sono di gran moda in Italia, perche' in Italia andare a spendere ed ostentare fa sempre tendenza, ma in realta' se il pesce crudo venisse servito con un goccio di limone, olio e sale (esperimentato dal cugino Francesco, dato che il sashimi lo aveva ben poco entusiasmato), sarebbe ancor di piu' un successo anche fra i piu' ostinati sostenitori giapponesi del crudo a tutti costi!!!

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