Maschio Italiano
Leggevo oggi sul Corriere della Sera un articolo
sugli uomini italiani, o maschio italiano, come lo ha
definito il quotidiano, che -straordinariamente come
nessun altro essere umano al mondo- non si allontana
dalla famiglia fino ai 34 anni, che non vuole avere
figli e soffre delle sindrome di Peter Pan.
L'articolo, riproponendo tutta una serie di
statistiche, su cui indubbiamente egregi dottori
hanno compiuto studi, nel trarre le conclusioni
puntava il dito contro la famiglia, che non li
"rende" liberi di potersene andare a 18 anni, che li
costringe a vivere vicino, se e quando si sposano, e
alla fine, questo maschio italiano, in questo
scenario apocalittico dove tutto sembra un giogo e
dove non c'e' speranza, non puo' pensare a far figli,
ma anzi rimanda insindacabilmente. Come dargli torto?
Solo degli incoscienti come noi, hanno pensato che
procreare potesse servire a pagare le pensioni!!!
Comunque senza ulteriori divagazioni, quello che mi
fa piu' imbestialire e' l'idea, la molla che fa
scattare l'intuizione di produrre una statistiche, le
stesse che dicono, che due persone non muoiono di
fame, se una mangia un pollo intero e l'altra niente,
le stesse che credono ai cittadini all'uscita dai
seggi elettorali, le stesse che davano Bush in
discesa libera ed ha rivinto le elezioni. Insomma
basta. Basta statistiche specialmente se poi sopra ci
si basano degli studi, che sono assolutamente
sterili. Che senso ha una statistica fine a se
stessa? Soldi spesi per un lavoro assolutamente
inutile. Mia sorella, da brava giornalista, cerchera'
di spiegarmi tutti i perche' ed i per come, che non
e' cosi', che c'e' questo e quell'altro, ma
sinceramente sarei stanca e vorrei vedere delle cose
concrete, di idee astruse, di soluzioni politiche o
di fantascienza ne ho davvero abbastanza.
Tokyo, un po' come Parigi, fa da riferimento a tutti
i giapponesi. Un lavoro, un'universita', un semplice
istituto di bellezza deve essere prima a Tokyo per
poi esserlo in tutto il resto del Giappone.
Quasi tutte le famiglie che conosco, 100% giapponesi,
si sono trasferite a Tokyo dal Nord, da Osaka, dal
profondo Sud, dove vivono ancora le loro famiglie di
provenienza.
Ma la donna giapponese non lavora, la donna
giapponese segue l'iter familiare, a torto o a
ragione, perche' uno stipendio (3 volte quello
italiano per un impiegato medio con spese uguali)
basta a sopperire tutte le esigenze della famiglia.
In Italia, e non dico niente di stravolgente, se non
sono entrambi i coniugi a lavorare, (parlo sempre di
lavori "normali", non di imprenditori o
mega-qualcosa) manco si arriva alla fine del mese. Se
c'e' bisogno di una baby sitter, perche' si e' scelto
di non abitare vicino a dei nonni disponibili, questa
ha un costo - che incide sul bilancio familiare -
dagli 8 ai 10 euro....e nessuno la sfrutta un'ora a
settimana!
Il maschio italiano e' mammone?? Tiene tanto al
proprio nucleo familiare??....ma si puo' fare
diversamente? ed e' proprio una colpa???
Certe volte senz'altro...perche' di certi parenti
faremmo volentieri a meno, ma le famiglie sono un
punto di partenza, riferimento ed arrivo per tutte
nostre esperienze. Insomma, in fin dei conti cos'ha
il maschio italiano di tanto sbagliato ? Peter Pan,
traditori, vitelloni ? Ma non e' ovunque uguale
??
Usagi

Usagi (si pronuncia Usaghi) e' la parola giapponese
per coniglio.
Il coniglio in Giappone si trova solo sotto forma di
animale domestico, mai in un bel vassoio con le
patate, purtroppo!
In questi quasi due anni di permanenza a Tokyo, non
ero mai riuscita a trovarne nemmeno una coscia,
nemmeno la pelliccia per caso.
La scorsa settimana invece il miracolo.
In un supermercatino anche un po' nascosto, mentre
vago fra i reparti, intravedo il banco frigo delle
carne da cui sbuca una zampa di un animale a me
familiare, terribilmente familiare. Mi avvicino con
circospezione, sperando non ci sia un altro italiano
affamato come me di coniglio, e
ZACCC lo faccio mio. Si', e' proprio lui, un bel
coniglietto di piu' di tre chili, senza testa, senza
fegato e senza lombetti...ma chi se ne frega!!!
L'ho afferrato e mi sono precipitata alla cassa, mai
che a qualcuno venisse l'idea di non venderlo piu' e
fargli un dignitoso funerale, come a tutti gli
animali domestici!
A fargli la festa ci abbiamo pensato noi. Sabato
scorso, era in forno con le patate. L'abbiamo
spolverato.
Per ora la nostra voglia si e' un po'
placata.....nella speranza di trovarlo almeno un
altro paio di volte, prima di rientrare in Italia per
le vacanze estive.
Viaggi

I giapponesi amano viaggiare. Anzi per la precisione
le giapponesi amano viaggiare, spendendo i soldi dei
mariti, che rimangono in citta' a lavorare, a far
tardi, ad ubriacarsi e a "tradire" .
Le mete preferite sono l'Europa e gli Stati Uniti.
L'Asia, nonostante i magnifici posti, e' bandita,
come se non vi ci si volessero riconoscere.
Per loro, Europa e' sinonimo di Francia, Italia ed
Inghilterra, tutto il resto e' game over!
Londra come Parigi rappresentano tutto: crocevie di
culture, musica, cinema, storia, shopping e la
possibilita', magari futura, di farci studiare
qualche figlio.
L'Italia e' il loro sogno. Ci sono giapponesi che ci
sono stati almeno 8 volte, e che sognano anche di
voler ritornarci. Amano (a ragione) tutto: il cibo,
il sole, la moda, i luoghi....lo shopping.....non
c'e' giapponese che non conosca almeno 2 o 3 outlets
sparsi sul territorio nazionale. Ovviamente quello di
Prada e' un must per tutti.
Se invece sono orientati verso il sogno americano,
allora bisogna fare un discorso diverso e per prima
cosa dividerli in 3 categorie: gli snob, i pratici ed
i goderecci.
Gli snob vanno solo a New York, dove facilmente
posseggono anche un appartamento e dove trascorrono
la meta' del loro tempo.
I pratici scelgono la California, perche'
attraversato l'Oceano Pacifico la trovano li' bella e
tranquilla a loro disposizione, ha i suoi bei
terremoti come il Giappone, per cui ci si sentono
proprio a loro agio. Alla fine della lista troviamo i
goderecci che hanno come meta prediletta le Hawaii.
Una delle piu' folte comunita' giapponesi si trova
proprio in questo stato americano, specialmente i
pensionati, ovviamente pensionati facoltosi, che non
sono per niente pochi e, che si stanziano in ordine
sparso sulle decine di isole presenti, per l'80% del
loro tempo, ricordandosi ogni tanto di avere una casa
anche a Tokyo.
New entry fra le mete di tendenza, sempre in
territorio americano, l'Alaska.
E' stato organizzato un viaggio, con tanto di volo
straordinario, alla fine dello scorso anno (la mia
maestra di giapponese c'e' andata) in un paesino
sperduto al nord, per vedere i colori dell'alba.
Durante queste avventure, tutto l'abbigliamento
polare viene dato a noleggio, come le pinne ed il
boccaglio nei mari del Sud, ed il pernottamento
avviene in alberghi di ghiaccio, una sorta di igloo
giganti con hall, camere varie e ristoranti, dove la
temperatura - per ovvie ragioni - non deve mai
superare lo zero.....e' proprio vero de gustibus non
est disputandum!
Mai dire NO

La cultura giapponese sta alla cultura occidentale,
quanto io sto a Marylin Monroe.
Noi occidentali, e specialmente noi italiani, siamo
diretti, ci piacciono poco i giri di parole (almeno
che non facciamo politica), e con un grazie ed un per
favore in qua ed in la' ci siamo gia' sistemati la
coscienza.
Tutto questo non accande in Giappone. E' molto
difficile, (e se a parlare sono le donne e'
inesistente) sentir pronunciare un solo NO (iie), sia
secco e deciso che sottovoce e pieno di inchini.
Alla domanda: "vuoi un caffe'?", l'interlocutore sa
benissimo se lo vuole o meno, ma i giapponesi prima
pronunciano, una "eee (intercalare)" seguita a ruota
da un "sumimasen (scusi)" e poi da un "ii des (va
bene)", che trodotto in italiano suonerebbe piu' o
meno come un "scusi, sto bene cosi'".
Ancora. Alla domanda "viene il tuo amico?", anche se
sanno benissimo che non verra', non userebbero mai la
forma negativa del verbo, giammai. Dopo il verbo
principale, pronunciano un "kamo shiremasen" che da'
all'amico "una remotissimissima possibilta' di
presentarsi".
A me non piace il sashimi, non amo cibi crudi, ma se
un giapponese mi chiedesse: "sashimi ga suki deska",
non potro' mai rispondere :"no, non mi piace" ovvero
"sashimi ga suki janai des", ma, per non essere
considerata maleducata, dovro' esprimermi con un:
"sashimi ga amari suki janai des" che vorrebbe dire "
talvolta non lo preferisco".
"Vuoi assaggiare la balena?" la risposta ovvia
sarebbe: "sei pazzo, nemmeno morta" ed invece....con
"talvolta non la preferisco", non offendo nessuno, e
nessuno dei presenti si sognerebbe mai di
ripropormela.
Oggi a scuola ho imparato una parola nuova:
Okagesamade,
che non ha una traduzione vera e propria in nessuna
delle lingue occidentali.
Okagesamade
si usa in risposta a qualcuno che si interessa alla
nostra salute, piuttosto che alla nostra carriera
professionale (esempio un esame da passare, una
conferenza da tenere, un cliente importante da
incontrare). Il significato potrebbe essere un
semplice grazie (arigatou), ma il concetto di
Okagesamade e' piu' complesso e si potrebbe
riassumere con un bel "sono felice e ti ringrazio che
ti stai interessando di me in questo momento per
questa certa tal cosa"!!
Insomma entrare nella mentalita' giapponese, e' come
risolvere il Quesito della Susi, oltremodo
complicato, ma soprattutto significa cambiare il
nostro atteggiamento nei confronti del
mondo.
Gusto

I giapponesi spendono un sacco di soldi per vestirsi,
e poi abbinano il tutto in modo orribile.
Gli americani, invece, non spendono neanche un
centesimo e aggravante a loro carico si vestono pure
a casaccio, flip-flop anche nelle giornate piu'
rigide, magari con il piumino, abbinando in modo
oltraggioso i vari colori.
Anche i francesi, famosi per essere alla moda e
charmants, non fanno proprio caso a quello che la
mattina si mettono addosso. Nemmeno li vestisse Ray
Charles.
Questa rapida analisi serve a sottolineare la
differenza fra gli italiani ed il resto del mondo.
Il "gusto" per le cose siano da mangiare, da vestire,
per arredare nasce e muore in Italia.
Un esempio calzante e' il sashimi, pesce crudo
servito con wasabi e rapa grattata. I ristoranti
giapponesi sono di gran moda in Italia, perche' in
Italia andare a spendere ed ostentare fa sempre
tendenza, ma in realta' se il pesce crudo venisse
servito con un goccio di limone, olio e sale
(esperimentato dal cugino Francesco, dato che il
sashimi lo aveva ben poco entusiasmato), sarebbe
ancor di piu' un successo anche fra i piu' ostinati
sostenitori giapponesi del crudo a tutti costi!!!