Divorzio
Per divorziare basta poco: un avvocato. Ma pare che
non sia piu' cosi' , ed e' quello che succede in
Giappone, dove la realta' supera di gran lunga la
fantasia.
Questo e' un paese tanto affascinante, quanto strano,
specialmente nella gestione dei rapporti ed il
rapporto uomo-donna e' quello piu' strano di tutti,
almeno agli occhi di noi occidentali, o ancora meglio
"mediterranei".
Cosi' dopo pochi anni di matrimonio, le donne sono
gia' stanche dei loro uomini. Spesso l'unica cosa che
sognano e' il matrimonio col vestito bianco,
celebrato in chiese finte, con cerimonie finte e del
marito, che hanno scelto, poco importa. Finita la
cerimonia ed il viaggio di nozze, il matrimonio
-nella stragrande maggioranza dei casi- e' gia'
finito. Alcune donne resistono fino all'eta' della
pensione del marito, altre proprio non ce la fanno
(la violenza domestica e' elevatissima) e divorziano.
Ma come?
La cosa piu' semplice e saggia, si diceva, sarebbe
rivolgersi ad un avvocato, ma la donna non e' cosi'
tutelata in Giappone ed allora vengono percorse altre
strade.
Cosi' un signore giapponese ha pensato di trarre
vantaggio da questa situazione sociale "bizzarra". Ha
aperto un'agenzia per indurre i mariti al tradimento,
e quindi alla conseguente richiesta di separazione
-per colpa - da parte della moglie.
Presso quest'agenzia sono state assunte delle belle
ed avvenenti 20 enni, che "adescano" in modo del
tutto "casuale" i mariti incriminati, finiscono nei
Love Hotels, fanno sesso, e fanno in modo che vengano
scattate fotografie ed il gioco e' fatto. Il tutto
non deve durare piu' di un paio di settimane.
Le ragazze ingaggiate percepiscono per questo lavoro
un vero e proprio stipendio dall'agenzia, non dai
clienti, che una volta "consumato" non riescono piu'
a prendere contatto con la loro "amante", che nel
frattempo si e' buttata a capofitto in un altro caso.
Ovviamente, le mogli dovranno fornire all'agenzia
tutti i dati personali dei coniugi, gusti,
aspettative, musica, posizioni ... insomma quanto
piu' preciso e' il quadro, tanto prima la trappola
funzionera' ed il divorzio e' assicurato.
Gaijin

Con il termine gaijin (in realta' sarebbe gaikokujin,
ma e' stato -poi- ridotto) i giapponesi indicano
tutti gli stranieri.
Quando il Giappone era chiuso all'influenza
straniera, i gaijin erano quelli che, pur essendo
giapponesi, appartenevano al villaggio, al paese,
alla citta' accanto.
Oggi i giapponesi sono giapponesi, e tutto il resto
(molto) e' gaijin e rimarra' gaijin per il resto
della vita, anche dovesse riuscire ad ottenere (molto
difficile) il passaporto nipponico.
Un interessante dibattito sull'argomento e' stato
affrontato sul Japan Times, individuando nelle parola
gaijin, un certo razzismo, come negli Stati Uniti:
"negro", ed evidenziando come, nonostante le
differenze evidenti con il resto del mondo, i
giapponesi - nell'ultimo ventennio specialmente- con
questo resto del mondo si siano mescolati ed abbiano
procreato. Purtroppo, e questa e' cronaca, i bambini
100% giapponesi hanno spesso comportamenti
riconducibili al bullismo nei confronti di quelli di
sangue misto, specialmente con tratti caucasici. Uno
dei piu' grandi dilemmi delle coppie miste e' proprio
la scuola, cercare la scuola giusta dove i loro figli
non vengano "ghettizzati" solo per i loro tratti
somatici.
Il Giappone, continua il Japan Times, non puo' e non
deve far finta che questi cambiamenti nella societa'
non avvengano. Insomma forse, un domani, gaijin
diverra' una parola obsoleta, rintracciabile solo in
qualche vecchio articolo di giornale, o udibile solo
sulla bocca di qualche anziano, che nonostante i
tempi, non accetta la multietnicita'.