Cartoni Animati
E' indubbia la supremazia
giapponese nell'arte del disegno per manga, anime, e
cartoni animati.
La mia infanzia e prima adolescenza sono stata
costellate dalla messa in onda di cartoni animati di
realizzazione giapponese. Tutti per lo piu'
ambientati in Europa o negli Stati Uniti, ma tutti
made in Japan. Cos'e' che ha attirato tanto i
disegnatori giapponesi ad imbarcarsi in storie
"occidentali", da Remy (il famoso romanzo Senza
Famiglia), a Heidi, da Vicki il Vichingo a Candy
Candy, piuttosto che raccontare la storia del figlio
di uno shogun? o della moglie di un lottatore di
sumo? Poiche' una vera risposta non c'e', voglio
tentare di darne una io, del tutto personale: pare
quasi che non si voglia (o non si sia voluto)
intaccare la cultura giapponese, per tenerla li',
cristallizzandola ed idealizzandola, come l'unica a
non poter essere "ridotta" ad un cartone.
Le storie verosimilmente ambientate in Giappone,
vedono svolgere la loro trama all'interno di una
scuola o nel mondo durante una guerra fra galassie,
con uomini trasformabili in imponenti robots.
Anche l'ideale di donna, dei cartoni giapponesi,
anche quelli che, come Lupin III presentano una
donna, che almeno dal nome -Fujiko- dovrebbe essere
giapponese a tutti gli effetti, non corrisponde ai
canoni di bellezza nipponici. Tutte le figure
femminili vengono infatti ritratte con degli occhi
giganteschi, dei seni prorompenti e fianchi
accoglienti, estremamente sexy e sensuali. Niente che
le faccia assomigliare alla tipica donna giapponese,
quasi come se anch'essa non potesse o non dovesse
essere rappresentata.
Da Fujiko, per me il top, ad Android 18 di Dragon
Ball Z, da Haruhi Sazumiya a Honey Kisaragi l'una
vestita con l'uniforme della scuola, l'altra con la
sua aria da guerriera la campionatura femminile si fa
senza dubbio riconoscere per qualcosa di introvabile
nella realta'. Da qui, forse, la grande passione
degli uomini per questo tipo di lettura: un momento
di assoluta evasione, di assoluta fuga, senza
passaporto.




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