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Scelte

amleto6

Con tutta onesta' in tutti questi giorni e sono 19 ad oggi, anche se sembrano 190, la nostra Ambasciata si e' comportata in modo esemplare. L'ho detto e lo ripeto. Nessuno dei vari giornalisti me lo verra' mai a chiedere perche' fa piu' NOTIZIA il lamento continuo ed ossessivo degli italiani, piuttosto che sapere che qualcosa ha funzionato.
L'ambasciata e' stata aperta 24 ore su 24, fornendo tutte le informazioni necessarie almeno 2 volte al giorno. Agli iscritti all'Aire, l'ambasciata ha inviato direttamente delle mails con tutti gli aggiornamenti, mentre gli altri connazionali potevano liberamente visualizzarle sul sito. Non hanno evacuato nessuno, perche' neppure l'Ambasciata si e' spostata da Tokyo. E' stata una delle poche, con Spagna e Canada, a rimanere nella propria sede, avvalendosi delle informazioni sia del governo giapponese, sia delle Comunita' Europea, sia dei propri tecnici venuti appositamente dall'Italia, per fare le proprie misurazioni e valutazioni.
Noi come l'ambasciata abbiamo deciso di restare. Tanti, molti, forse troppi della comunita' internazionale se ne sono andati all'indomani del sisma, ancora prima di sapere che la centrale di Fukushima sarebbe stata un problema. Eppure dall'Italia ci hanno chiamato tutti, ci hanno scritto tutti anche persone che erano anni che non si facevano vive, forse faceva figo dire conosco una che sta a Tokyo, per dirci che eravamo dei pazzi, degli incoscienti, e che saremo dovuti rientrare.
Rientrare dove, se la nostra casa e' qui? La nostra vita adesso e' qui, qui abbiamo il lavoro, la scuola dei nostri figli, abbiamo le nostre abitudini, le nostre nuove amicizie. Se l'Ambasciata non ha reputato indispensabile spostare la propria sede da Tokyo, perche' avremo dovuto spostarci noi? Certo, stiamo in campana, abbiamo sempre le orecchie dritte come dei licaoni, ci informiamo costantemente, leggiamo tutti i comunicati di tutti, da quelli della IAEA, a quelli di Greenpeace, da quelli della Kyodo News a quelli dell'Ambasciata americana. Oggi informarsi non e' certo un problema, ed i social networks sono una benedizione. Non avessimo avuto Facebook il giorno del terremoto non avremmo potuto comunicare con nessuno dei nostri familiari, visto che le linee telefoniche erano andate. Anzi, se non avete un profilo Facebook, vi invito a farlo, e' un modo per leggerci e leggere di noi, dello tsunami, della centrale nucleare e conversare con noi quasi in tempo reale!
Ma torniamo a Tokyo. Anche oggi altre scosse, di assestamento o veri e propri terremoti fa poca differenza, perche' ogni minima scossa e' un vero e proprio campanello d'allarme. I bambini sanno gia' che si devono mettere sotto il tavolo (la scuola li ha davvero preparati bene!), sanno cosa devono avere nel loro zaino, e sanno pure cosa devono portar via, quella cosa irrinunciabile, se il peggio dovesse avverarsi. Sappiamo che la centrale non e' in sicurezza, e che non lo sara' per molto, ma sappiamo anche che l'automobile e' il mezzo che uccide di piu', pero' non abbiamo smesso di guidarla, quindi. Quindi abbiamo deciso di rimanere, non abbiamo mai veramente preso in considerazione di lasciare il paese, anche se Marco ce l'ha suggerito. Ma Vittoria ha rotto in un pianto incontrollabile, ed il capitolo Italia s'e' chiuso quei 30 secondi dopo che era stato portato alla ribalta. Quindi siamo qui, qui anche per rispetto, rispetto per colleghi di lavoro, per i vicini di casa, per i compagni di classe. Con che faccia ci saremo dovuti presentare loro dopo "enne" mesi in esilio e chiedere loro di fare uno straordinario per noi, un favore per noi, un compito per noi? Saremo stati ancora delle persone di cui fidarsi? di cui avere rispetto? Beh, se abbiamo imparato qualcosa da questo paese e' il rispetto, e noi quel rispetto a questo paese glielo dobbiamo.

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