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Postumi di una sbornia (hangover)

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Scene come questa sono molto frequenti durante i fine settimana nei treni o nelle metropolitane. E per quanto le ferrovie si muniscano di divieti, per comportarsi a modo, queste situazioni sono ormai "consolidate" e quindi dure a morire.
Specialmente in questi giorni di fine anno con le cene aziendali, l'aumento di uomini ubriachi in giro per la citta' e' esponenziale. Si addormentano nei treni mancando inesorabilmente la loro fermata, se sono in taxi, i tassisti sono costretti a scenderli a forza dalla vettura, e spesso si riaddormentano esattamente dove sono stati lasciati.
Pero' hanno dei metodi per l'indomani: che vanno dalla piu' semplice aspirina alla cannella, dall'albicocca al cocomero e tutte queste soluzioni pare davvero funzionino, almeno per il loro fisico!

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From the Newspaper

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So che per molti e' Natale, e che l'atmosfera dovrebbe essere allegra e felice e spensierata. Ma in Giappone non lo e', tutti lavorano (ops...hanno lavorato ...dimentico il fuso orario, sempre, in questi giorni), ed anche le notizie sui giornali sono quelle regolari di tutti i giorni, con in piu' la "strana" abitudine, di tutti i giornali del mondo, di chiudere l'anno con le statistiche.
Purtroppo, statistiche alla mano il 2009 pare sia stato il peggior anno per l'aumento esponenziale di suicidi.
Forse quelle misure adottate dai Governi passati sono state un pagliativo, e la societa' giapponese non ha bisogno solo di finestre sigillate al 5 piano di un palazzo, ma semplicemente di meno alienazione!

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Multietnico


girotondo

Siamo ben 17 ore indietro rispetto al Giappone (per cui per noi oggi e' il compleanno dell'Imperatore), e 9 rispetto all'Italia, il che mi causa ancora non pochi problemi a capire che giorno sia, dove, come e perche'!
Al nostro gruppo si sono aggiunti Steve e la moglie Hiromi, lui americano -l'unico- e lei giapponese.
Per ora noi italiani siamo ancora la comunita' piu' popolosa in questa casa, con ben 5 presenze contro 2 e 1/2 giapponesi, anche se fino ad oggi niente cibo italiano!!!!!
Siamo una comunita' variegata come lo e' la comunita' americana, che almeno non guarda il "diverso" con diffidenza, che credo sia un bel dato connotativo.
Qualsiasi cosa che passi per la mente, qua c'e' ..... tutto per la cucina italiana (ma questo e' facile ormai ... almeno qui), tutto per quella giapponese, coreana, vietnamita o libanese. Insomma la globalizzazione, per ovvie ragioni, e' proprio cominciata qui.

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Porzioni

Patty Melt

Lo stomaco americano per genetica deve essere almeno 20 volte piu' grande di quello di un giapponese. Le porzioni sono cosi' immensamente abbondanti da lasciare (Marco incluso) piu' dei 3/4 del pasto servito nel piatto. Ora capisco anche la "insana" abitudine degli americani di riportarsi a casa gli avanzi, anche in occasioni ufficiali o romantiche.
Anche i piatti serviti per i bambini hanno dimensioni apocalittiche (vedi foto) e per quanto uno cerchi di vedere il
 fondo, lo sforzo e' immane.
Un pancake servito a Tokyo ha il diametro di circa 12/15 centimetri (almeno dove generalmente andiamo noi a Yoga), un pancake servito qui ha almeno un diametro di 30 cm ..... con un grande vantaggio, il prezzo. Un pancake di quelle smisurate misure, servito a tavola, non costa nemmeno un dollaro.

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Commensali


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Condividere una cena con commensali di diverse estrazioni sociali e diverse culture porta inevitabilmente ad affrontare argomenti a volte anche difficili, perche' magari rappresentano lo zoccolo duro di una cultura (come potrebbe essere la Chiesa per gli italiani), e per altri assolutamente incomprensibili (come l'appartenere ad una famiglia nobile).
Le conversazioni si fanno accese, animate, divertenti a volte anche irriverenti, ma hanno sempre quel fondo di verita', almeno per chi le ha vissute sulla propria pelle, da far star male.
Non ho idea di cosa sia essere cresciuta in una famiglia nobile, aristocratica, non ho idea di cosa voglia dire avere una mamma giapponese, non ho idea di cosa voglia dire avere un padre assente, uno zio che vive solo per il golf e membro di uno dei circoli piu' esclusivi della citta', non ho idea di cosa voglia dire venire tradito dai propri dipendenti, non ho idea di cosa voglia dire avere "amici" che si professano tali, solo per il tuo conto in banca, ma quello che so e' che questo commensale si e' trovato ad un bivio, ed invece di scegliere "il suicidio" vero e proprio (come la sua societa' gli avrebbe imposto), ha scelto "la vita" affrontando giorno dopo giorno lo scherno ed il biasimo di tutta la gente che aveva lavorato con lui, che aveva condiviso con lui l'amicizia, che aveva fatto affari con lui, e che l'aveva allevato ed educato.
Ed io di fronte a tanto coraggio (ma forse per un giapponese e' codardia), non posso che inchinarmi.

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Fuso orario

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Cosi' ieri, oggi, non so piu' che giorno e'.... insomma il 18 di dicembre ci siamo diretti (in macchina, non possiamo permetterci l'elicottero per uno, figuriamoci per 5) all'aeroporto di Narita.
E se all'inizio tutto ci faceva supporre che ci fosse il mondo in automobile verso Narita (da casa nostra a Shibuya ... 6 chilometri... 1 ora) passato il Rainbow Bridge il traffico si e' fortunatamente dissolto, e siamo arrivati a destinazione con un'ora di ritardo, ma che avevamo - preventivato, conoscendo le abilita' automobilistiche di questo paese.
Abbiamo fatto il check in, pranzato e partiti precisi e puntuali con un volo della Northwest diretti a San Francisco.
E' stato ribattezzato" Il volo peggiore della nostra vita" dai nostri figli, che non hanno potuto chiudere occhio nelle 8 ore di volo: due bimbi piccoli hanno pianto ininterrottamente per tutta la durata del viaggio, (senza che nessuno dei due genitori si prodigasse in qualche acrobazia per evitarlo) ed un ragazzo americano -che si stava gustando qualche commedia- rideva cosi' forte che tutti i passeggeri si giravano costantemente a guardarlo.
Il seggiolino di Vittoria poi non poteva reclinarsi e hostesses e stewards erano alquanto sbrigativi e poco disposti, nonche' di un'eta' vicina alla pensione. Come da pensione era il nostro pilota, che con il volo da Narita a San Francisco ha concluso la sua carriera, fra gli applausi di noi passeggeri, ed una "doccia" offerta all'aeroplano da un camion dei vigili del fuoco al nostro atterraggio (pare sia prassi).
Siamo scesi cosi' dall'aeroplano alle 7:35 del giorno 18 di dicembre, giorno in cui alla stessa ora - a Tokyo- i bambini si preparavano per andare a scuola.
Le magie del "fuso orario"!

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Questo, codesto e quello

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I pronomi/aggettivi dimostrativi: questo e quello sono fra gli aggettivi piu' usati al mondo in tutte le lingue. Pochi pero' sanno che esista anche "codesto",(in Italia solo ad uso e consumo dei toscani), anche il altre lingue, come il giapponese. "Codesto" serve per descrivere un oggetto lontano da chi parla, ma vicino a chi ascolta.
Quando penso a tutti gli italiani che parlano il giapponese (e non sono ovviamente tutti toscani) ed utilizzano: kore, sore ed are (che sono l'esatta traduzione dei nostri pronomi/aggettivi dimostrativi) nel modo corretto, mi stupisco poi della loro assoluta incapacita' di applicarlo nella loro lingua madre. Spesso addirittura nelle traduzioni il "codesto" viene tradotto con "quello" (che vale invece per cose lontane sia da chi parla e da chi ascolta), cambiando un po' l'ottica delle cose.
Insomma, se si riesce ad imparare un concetto in una lingua straniera, perche' e' cosi' difficile in italiano?

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Narita-Tokyo in 30 minuti

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Sembra facile, ma una volta atterrati a Narita, non siamo ancora a Tokyo. Ancora circa 80 chilometri di strada da fare ad una velocita' non superiore agli 80 km/h vi attende se avete deciso di arrivare nella metropoli piu' grande del mondo con l'autobus o Limousine Bus come lo amano chiamare qui, se invece avete deciso che la soluzione piu' consona sia il treno (Narita-Express) occorre sempre e comunque almeno un'ora (dipendentemente dalla stazione di arrivo) piu' gli altri treni accessori necessari per arrivare a destinazione. Entrambe le soluzioni sono comode ed economiche.
E se per anni, gli uomini d'affari pare abbiano utilizzato il Narita Express senza grossi sconvolgimenti, pare che adesso - non abbiano piu' tempo da perdere perche' il "solo" loro tempo e' denaro, cosi' perche' questo tempo venga ben ottimizzato, e' stato pensato d'offrire un servizio un po' snob, ed elitario, ma "conveniente": un servizio-navetta-in-elicottero in partenza dal tetto di Roppongi Hills per Narita.
A disposizione della clientela due tipi di elicottero: uno standard, per i piu' poveretti e l'altro personalizzato Hermes, per quelli che il mondo lo guardano sempre dall'alto verso il basso. Al momento una tratta costa 38,000 yen (per promuovere l'iniziativa) incluso lo champagne, una volta finita la promozione il prezzo salira' a 50,000 Yen. Considerando che da Narita a Tokyo in taxi il prezzo non scende sotto i 35,000 yen, e che il tempo impiegato e' di circa un'ora e mezzo, il gioco per questi "preziosi uomini d'affari" e' presto fatto!

Volete visualizzare il listino prezzi?
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Interessati ad altri eventuali itineriari?
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E che dire? Speriamo che il tempo che gli uomini d'affari risparmiano nel viaggio, lo mettano a buon profitto per il lavoro e non per qualche ragazza in un qualche mizu-shobai della citta'!

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Fuga dal Natale

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Non e' il riassunto del libro di Grisham di qualche anno fa, da cui poi e' stato tratto il film, ma e' la mia voglia matta di scappare da Tokyo, quando il Natale si avvicina.
Tutto si respira a Tokyo in questi giorni, meno l'atmosfera natalizia. Non che non facciano uso ed abuso di lucine e di giganteschi alberi di Natale, ma - com'e' giusto che sia non festeggiando il Natale-, purtroppo per me, tutta l'aria manca di quel piacevole sapore di festivita'.
Oh certo, i giapponesi come non si fanno mancare le decorazioni, non si fanno mancare neppure le compere, di cui sono re incontrastati, ma l'articolo su cui si buttano proprio a capofitto e' il giocattolo. I negozi specializzati vengono presi d'assalto da orde di famiglie, con tanto di nonni a seguito, e tutta la sequela dei bambini che scelgono i loro giocattoli. Niente letterina a Babbo Natale, ne' un SMS, ne' una piu' moderna e-mail o uno stratosferico messaggio via Facebook...niente.... i bambini corrono fra i corridoi di Toys R Us e riempiono i carrelli a loro piacimento. E quando qualche bimbo by-passa qualche giocattolo cha la mamma trova interessante, si sente un gridolino "Yuri-chan, miteeeeeeeeeeee", e non c'e' bimbo/bimba che si rispetti che non ceda alla tentazione anche del gioco proposto dal genitore!
Non che li biasimi per questo, il 25 di dicembre e' un giorno lavorativo, come tutti gli altri .... ma si sono appropriati di una festa non loro, nel modo sbagliato (a mio modestissimo parere!).
Nei miei ricordi d'infanzia, a parte le performances a cui che ero costretta a partecipare dietro minaccia fisica di mia sorella maggiore, il Natale era la Festa per definizione, l'attesa di questo signore grande e grosso, ma generoso con i bimbi buoni, che ci rendeva tutti piu' "speciali". La delusione nello scoprire che erano i miei genitori quel Babbo Natale adorato ed atteso per 12 mesi, non mi aveva disillusa: avevo ancora le luci, le carte colorate, la tombola, gli zampognari, i pranzi luculliani, il via-vai di parenti ed amici, i vecchi films e respiravo quell'aria a pieni polmoni, quell'aria frizzante da far girare la testa e tutti (almeno cosi' mi pareva).
Ed ora io da brava "expat", tento di insegnare ai miei figli quello spirito del Natale, che mi ha reso felice negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, creando in loro l'aspettativa, il desiderio, l'eccitazione. Faccio in modo che sognino quel signore grande e grosso, ma generoso, che scende dal camino e che a notte fonda lascia i regali sotto l'albero, e beve il latte ed i biscotti lasciati sul tavolo per cogliere negli occhi dei miei figli lo stupore, la gioia dell'attesa, per trasformarsi poi in un'esplosione di assoluta ed incontenibile gioia nel vedere i pacchetti colorati materializzarsi in una notte, la notte piu' lunga ed emozionante per un bambino.
E mi dispiaccio -in fondo- che ai bambini giapponesi non venga insegnato ad apprezzare questa festa nel suo complesso, perche' e' l'unico momento della vita in cui, anche da grandi, si rivivono le emozioni nella loro purezza. O almeno per me e' sempre stato cosi'.

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Low Cost

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Sembra proprio che le compagnie aeree low cost non siano piu' una prerogativa europea. Da oggi anche per volare dal/al Giappone all/dall'Australia si piu' utilizzare l'australiana Jetstar, che per per il primo anno, come promozione offre biglietti di andata e ritorno a 8,880 Yen.
Se qualcuno ha in mente un viaggetto "down under", per tutto il 2010 sara' mantenuta la stessa tariffa. Le destinazioni? Cairns e la Gold Coast.
Ganbatte kudasai.

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Preso il Boss dei Bosses

Japanese Transforming Police car

Oggi mentre me ne stavo tranquillamente ferma al semaforo sulla 246, altezza Yoga 1-chome, ho visto un Minicab della Mitsubishi attraversare la strada, immettersi nella strada perpedicolare, mentre il semaforo inesorabilmente faceva mostra di un rosso rubino. 3 nanosecondi dopo, 3 pattuglie della polizia a sirena spiegata hanno circondato il veicolo, bloccando il traffico in tutte le direzioni.
"Wow" ho pensato "un arresto in piena regola. Forse il Bernardo Provenzano giapponese?"
Mentre pensavo di essere testimone di uno degli arresti piu' famosi della storia della yakuza, il finestrino di quel minuscolo Minicab si e'abbassato. Ops, non sembrava il boss dei bosses, ma a giudicare dall'apparenza, sembrava piuttosto un'ottantenne con l'espressione sconvolta di chi non si sarebbe mai aspettato nulla di tutto cio' in tutta la vita. Uno dei poliziotti si e' buttato famelicamente sui documenti forniti dall'ottuagenario, mentre un altro -fischietto in bocca- ha cominciato a far ricircolare il traffico.
Che delusione! pensavo gia' di poter raccontare la mia testimonianza a Pio D'Emilia, e pensavo gia' a titoloni sui giornali: "Preso Boss dei Bosses"... gia' sentivo le domande che Pio mi avrebbe posto, e mi figuravo le risposte da dare, precise e concise, quando una fischiata del poliziotto mi ha riportata coi piedi per terra ....
Uhm ..... 6 poliziotti per un semaforo rosso. Efficienza o esagerazione?

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Corruzione

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Un funzionario dell'Ufficio Immigrazione dell'aeroporto di Narita e' stato arrestato ieri per corruzione. Il signore -54 anni- avrebbe preso delle mazzette per 6 milioni di Yen in cambio di favori ad un gestore di un locale, dove lavorano prevalentemente donne filippine, che ottenevano i loro visti con estrema facilita'.
Il funzionario rimarra' per molti anni in prigione (cosa buona e giusta), ma quello che dovra' affrontare la famiglia e' un'onta davvero inimmaginabile. La sorella del funzionario gli ha gia' manifestato l'intenzione di non voler avere piu' rapporti ne' con lui, ne' con gli altri membri della famiglia (moglie e due figli in eta' scolare).
La famiglia - dal canto suo - per continuare ad avere una vita dignitosa, senza essere messa alla gogna, dovra' cambiare cognome, cambiare citta' e sopravvivere con un lavoro che la signora dovra' cercarsi in un momento in cui le uniche offerte possibile sembrano essere gli impieghi di ARBAITO con un salario che varia fra i 700/900 Yen l'ora.
Il funzionario corrotto dovra' restituire quanto illegalmente percepito.
Ma non era che il disonore dei padri, non sarebbe dovuto ricadere sui figli? Dura lex, sed lex.

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Piaga

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Un interessante articolo del Japan Today riporta una situazione scolastica giapponese da numeri impressionanti.
In tutto il Giappone, nel solo 2008, si sono contati 59.618 casi di violenza fra i banchi di scuole elementari, medie e superiori. I casi di bullismo -sempre fra i banchi di scuola- ammontano a 84,648, mentre i ragazzi che "hanno preferito" il suicidio all'onta, sempre nel 2008, sono stati ben 136!
Il Ministero attribuisce quest'esponenziale aumento di violenza nelle scuole alla mancanza di capacita' di comunicazione fra i ragazzi, e pare intenzionato a costituire un comitato che insegni ad interargire fra coetanei.
Fra i casi di violenza menzionati, 32,445 sono avvenuti fra studenti e studenti, 8.120 sono stati diretti agli insegnanti e 1.724 sono avvenuti fra studenti e persone fuori dall'ambiente scolastico. 17.329 sono stati i casi di vandalismo, e in 10.664 le vittime sono dovute ricorrere alle cure ospedaliere.
Il bullismo, una delle piaghe piu' imperanti nella scuola giapponese, e' dilagante nel 33% delle scuole elementari, nel 57% delle scuole medie e nel 40% delle scuole superiori.
Una bella piaga se si considera che questi ragazzi di oggi saranno i futuri genitori di domani!

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Rumi

Rumi e' una delle rappers piu' famose in Giappone. 31enne e minutissima, Rumi ha tutto il karisma delle stars d'oltreoceano, anche se e' convinta che se Jay-Z fosse giapponese non avrebbe la meta' del suo successo!
Qui il video della sua ultima fatica, HellMe Nation.

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Daisuki desu

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Mi piaci da morire, che potrebbe essere la giusta traduzione di daisuki desu, e' il titolo di un CD prossimamente in uscita dove 600 donne giapponesi pronunciano la fatidica frase nei loro dialetti d'origine. Del resto a chi non piacerebbe sentirselo dire per ben 600 volte? Una trovata incredibile per chi non si sente all'altezza, e' stato lasciato o semplicemente ha bisogno di sentire il proprio ego solleticato.
Per i meno sdolcinati, Kirai desu (Non mi piaci) e Mou Kao mo mitakunai (non voglio rivedere la tua faccia) sono in uscita il 23 di dicembre, proprio prima di Natale, a 2,300 Yen!

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Storia di un Non-Incidente

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Fatti:
All'incrocio fra due strade a Fukazawa 5-3-5 oggi abbiamo quasi rischiato un incidente. Eravamo gia' oltre la meta' dell'incrocio, quando dalla nostra destra e' arrivato un signore carico di donne vestite a lutto (erano di ritorno da un funerale), che ci ha quasi travolti.
Marco si e' affacciato dal finestrino e vedendo che non era successo niente, avrebbe voluto -nonostante lo spavento- proseguire ed andarsene. Il signore non era dello stesso avviso, manifestando subito l'intenzione di chiamare la polizia, poiche' la sua auto aveva riportato un danno. Gia' lo sapeva prima di scendere dalla macchina? Uhm....
Ah... il mago Otelma nipponico? Boh.
Dalla posizione del non-incidente per non intralciare il traffico, ci siamo spostati 30 metri piu' avanti, e se la macchina del signor Otelma si fosse davvero scontrata con la nostra, visto che non abbiamo fatto alcuna manovra, le due carrozzerie avrebbero scricchiolato per tutta la loro lunghezza, cosa che pero', proprio perche' non-incidente, non e' avvenuta.
Qualche minuto dopo la chiamata, si e' materializzato a bordo della sua bicicletta un poliziotto, che raccolti i dati delle due parti, e' passato al controllo delle autovetture: la nostra macchina una Mazda MPV, non un carro armato, intonsa, la macchina di Otelma una Toyota Noah (vedi foto con le "pignone nipponiche") con il parafango sinistro rialzato e pieno di ammaccature. Uhm.... strano. Forse Otelma con il pensiero e' riuscito a provocarsi anche i segni di un incidente mai avvenuto? Ri-boh.
I segni sull'automobile grigia metallizzata di Otelma sono bianchi, la nostra Mazda e' nera. Ri-ri-boh.

Il poliziotto cerca di districarsi in questa completa dinamica, ma non puo'
a s s o l u t a m e n t e sbilanciarsi in giudizi. Deve riportare tutto al capo. Lui non e' pagato per pensare, non puo' pensare come possa essere successo, lui non e' stato assunto per pensare, ma solo per trascrivere. Astensione completa dal pensiero. WOW. Ri-ri-ri-boh.

Poi ci chiede di scambiare i numeri di telefono con la parte "offesa" (che dovremmo essere noi, penso). Marco offre -in perfetto stile giapponese- il proprio biglietto da visita ad Otelma, che -dal canto suo - dubita con il poliziotto, (perche' non ha mai rivolto parola a Marco - che notoriamente e' un reietto) che il biglietto da visita sia "vero". Il poliziotto rassicura Otelma, confermando che i dati scritti nel meishi (biglietto da visita) corrispondono sia alla patente che ai dati dell'assicurazione. Siamo stati offesi? Certo, ma la premura del poliziotto e' stata solo quella di rassicurare il signor Otelma. Ari-ari-boh.

Conclusioni:
a) mi hanno sempre insegnato, che se qualcuno dubita della buona fede di un simile, e' perche' chi dubita vive costantemente in malafede: e' questo forse il caso di Otelma?
b) se sei in malafede da dubitare la veridicita' di un biglietto da visita, puoi essere in malafede anche -magari- fingendo un incidente di cui hai bisogno per occultarne uno tuo personale di cui l'assicurazione non garantirebbe la copertura? e' questo forse il caso di Otelma?
c) se non rivolgi mai la parola alla persona con cui hai avuto l'incidente, fingendo pure di non comprenderla, quando ti informa che la propria segretaria prendera' contatti gia' il prossimo lunedi, e' un fatto culturale o maleducazione?
d) se un non-incidente si trasformera' in un concorso di colpa, perche' una delle due parti non e' giapponese, e' razzismo. E' questo forse il caso di questo paese?

Con me ed i nostri figli, in altri 2 casi separati, il fattore "essere straniero" ha giocato a nostro sfavore, attendero' con trepida attesa l'esito dei "pensieri" del CAPO del poliziotto, per emettere la mia sentenza.

Morale:
La gentilezza e la disponibilita' si dimostrano coi fatti, non coi sorrisi e con gli inchini.

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The Hero






Fantastico, no?
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Vietato Truccarsi

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... una nuova "campagna-progresso" o un'assoluta provocazione?
Considerando che il 90% delle 20enni si trucca in treno, non potendolo piu' fare ....
arriveranno in tempo agli appuntamenti o si presenteranno come mamma le ha fatte?

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Permettetemi...filosofeggiare

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Di coppie miste, lei giapponese (o orientale) e lui occidentale e' pieno il mondo, di coppie combinate all'incontrario (lei occidentale e lui orientale) molte meno.
Cosi' oggi mi sono dedicata alla lettura di interessanti studi, opinioni e blogs su questo argomento e mi sono fatta un'idea, che poi pero' ho rielaborato.
Sono partita da un concetto "storico", menzionato in quasi tutti i testi:

"l'idea della donna orientale nel mondo occidentale si rifa' spesso e volentieri all'idea della prostituta cinese che nel XIX veniva "esportata" nel mondo occidentale, o veniva "sfruttata" dagli uomini occidentali durante i loro viaggi in Estremo Oriente..... D'altro canto, invece, gli uomini orientali sono sempre stati percepiti come un po' "coglioni" e decisamente poco esperti nell'arte della seduzione. Questo ritratto ha eliminato gli uomini asiatici dalla lista di possibili rivali degli uomini occidentali, permettendo loro di divenire i veri ed unici "predatori" sia in Oriente che in Occidente".

Forse e' tutto vero, anche se credo che tale teoria fosse piu' applicabile a qualche centinaio di anni fa, piuttosto che ad adesso, visto che -e ne sono assolutamente convinta -il vero cacciatore sia la donna.
Ma allora perche' ci sono ancora poche donne a scegliere un uomo asiatico (nato e cresciuto in Asia) per la vita?
La mia analisi considera solo i giapponesi, che conosco un po' meglio, e non tutti gli asiatici in generale. Sarebbe a dir poco supponente, pensare di conoscerli tutti.
Innanzi tutto c'e' un fattore estetico determinante: la scarsa fisicita', bassa statura, corporatura esile, piedi e mani di piccole dimensioni, pochissima barba, a volte inesistente, e poca peluria sul resto del corpo. Insomma, le caratteristiche corporee corrispondono poco all'idea di MASCHILE nell'immaginario del mondo femminile occidentale.
Pero' questo non basta a giustificare una tendenza cosi' persistente.
Marco mi ha aperto una "porta" d'interpretazione, ricordandomi il concetto Junghiano di animus ed anima.
Animus e anima sono considerati come elementi complementari, che ogni individuo deve necessariamente coniugare in sé, se vuole arrivare a sviluppare una personalità integra. La teoria junghiana designa un processo di differenziazione ed integrazione al tempo stesso, al termine del quale la personalità diviene un tutt'uno armonico ed unitario. Voglio sottolineare che per "sé" o "personalità integrale" Jung intende il raggiungimento di un'unità organica di tutti gli elementi della psiche, che porta il singolo a diventare un'entità responsabile e creatrice. Individuandosi, l'uomo si limita semplicemente a conformarsi alle proprie peculiarità. Al contrario, uno dei rischi maggiori dell'individuo è di identificarsi a tal punto con la sua "persona" o maschera sociale da non essere più cosciente di se stesso e finire per naufragare nei valori collettivi della società.
Ed e' proprio il naufragare nei valori collettivi della societa' il perno della questione: la societa' giapponese, infatti, annientando l'individualismo a vantaggio del collettivismo, induce gli uomini a perdersi, a perdere quell'armonia fra animus ed anima, che li contraddistingueva da piccoli, e che poi durante gli anni di scolarizzazione e' man mano svanita, fino alla completa dissoluzione. E' un processo indolore, sembra quasi che la societa' maschile venga anestetizzata, per sopportare le "fatiche" della societa', perdendo il proprio IO.
Quindi, la lingua, la societa', gli obblighi indotti, la meta finale, la realizzazione dell'uomo solo come fine societario annulla il bilanciamento di animus ed anima, a scapito completo dell'anima: la parte femminile, la sfera materna ed emotiva, riducendoli verso un'entita' piu' sterile.
Ed e' per questo che, secondo me, la donna occidentale, a cui la societa', la famiglia, l'istruzione hanno insegnato ad avere la sfera emotiva recettiva, a non negare nessuno degli aspetti della propria personalita', non trova un completamento con l'uomo giapponese.

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Vocabolario per la conquista

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Ormai che mi sono buttata in quest'avventura, la voglio terminare con una lista di espressioni "idiomatiche" che potrebbero tornarvi utili.
Infatti, i manuali, oltre a scendere in particolari, proseguono proprio con una serie di frasi che possono aiutare nella comunicazione nel momento della conquista.
Ne ho scelte alcune, ma nei milioni di siti e manuali a disposizione, ne potrete trovare di "stupefacenti".

Andiamo in un Love-Hotel Rov-hoteru-EEK-U-ZO!!!!
Sei davvero carina Kimi-te honto-ni kirei-dane
Non ti ho gia' incontrata prima ? Mae-ni atta-koto aru?
L'altra sera hai bevuto troppo, no? Kino-watakusan nomisugita-ne?
Non posso immaginarmi senza di te Kimi-no-koto igai-wa kangaerarenai
Qulacuno puo' vederci qui Koko-ja hito-ni miechau-yo
Sediamo sui sedili posteriori Bakku shito-ni suwaru
Facciamolo adesso Ima Shiyo
Ho dimenticato il preservativo Hinin-suru-no wasurechatta
Non mi ecciti piu' Kimi-to-dewa shigeki-teki-ja nain-da
Non sei per niente male a letto Kimi-wa beddo-de yokunai.
Guardami negli occhi Boku-no me-o mite
Sei l'unica che voglio Boku-ga hoshii-nowa kimi-dake

Di una cosa comunque sono certa, per quanto vi sforziate di conquistarne una, se a questa non andate a genio, non arriverete mai a nulla.
Sebbene ve lo facciamo credere, le vere cacciatrici sono le donne!

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Istruzioni ... di conquista!

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Esistono tonnellate di manuali su come "conquistare" una ragazza giapponese. Alcuni di questi manuali, addirittura, le dividono in zone, come fossero uno stradario. Perche' dipendentemente dalle frequentazioni geografiche, le ragazze possono essere rimorchiate in un modo piuttosto che un altro.
Il Gaijin-power, cioe' il fattore straniero, e' vincente fra le ragazze giapponesi, che vedono nella relazione con un americano, un europeo -in generale- un modo per avere una vita di agi, piuttosto che di rinunce.
Ragazzi che siete in procinto di partire per Tokyo, per un'esperienza di studio, o lavorativa e siete sicuri che la vostra anima gemella possa essere una giapponese, allora non potete esimervi dal consultare questo vademecum !
Roppongi Hills girls: gia' il fatto di essere la base preferita di tutti gli americani della finanza, la dice lunga sulle aspettative delle ragazze che frequentano questa zona. Infatti, sono considerate le piu' "sfrontate", quelle che sanno cosa vogliono dalle vita e che sono consapevoli che l'amore dura quanto la vita di una farfalla, mentre i soldi (crisi a parte) danno molta, ma molta piu' felicita'. I ragazzi non devono fare molti sforzi per essere letteralmente "abbordati" dalle ragazze. Basta entrare in uno dei milioni di clubs che tempestano come brillanti Roppongi, ed il gioco e' fatto. Uno scambio di sguardi e le ragazze verranno dritte verso di voi, pronte ad iniziare ...un'amicizia! O meglio ancora, far finta di essere con un'altra ragazza. Le Roppongi girls amano "rubare" gli uomini alle altre donne, per dimostrare che sono loro quelle per cui tutto vale la pena, anche una sola notte.
Shibuya girls: sono quelle abbronzatissime, con i capelli generalmente biondi, - o sul biondo andante- con minigonne inguinali e con vocine acute. Per loro, una borsa Prada vale piu' di tutto, per cui basta farsi vedere "generosi", pagare al Segafredo magari con una banconota da 10,000 Yen (forse l'unica, ma Parigi val bene una messa!), e fingere di lavorare in Omotesando e le porte vi saranno aperte. Aperte? Spalancate!!!!
Shinjuku girls: Apparentemente molto simili alle ragazze di Shibuya, ma con loro il plus e' passeggiare per Shinjuku con un cane, preferibilmente un cucciolo. Alla vista del cucciolo le Shinjuku girls si sciolgono in una Kawaiiiiiii-neeeeeeeeeee e gli occhi, poi, sono solo per il padrone. Se non avete un cane, potete affittarlo, chiederlo in prestito ad un'amico o iscrivervi ad una di quelle associazioni che fanno passeggiare i cani degli altri. La citta' ne e' piena. Dire che le Spice Girls sono il vostro complesso femminile preferito fara' il resto.
Meguro Girls: sono gli ossi-duri delle citta'. Poco trucco, semplici nell'abbigliamento, le Meguro Girls sono ragazze che camminano in fretta, senza dare confidenza ai "conquistatori selvaggi". Pare che neppure un biglietto da visita con su scritto : "tu sei l'unica donna per me" (Alan Sorrenti docet) funzioni. Insomma, Meguro e' solo per uomini tosti, che fanno della conquista una vera e propria lenta arte di seduzione. Astenersi: tipi-voglio-tutto-e-subito.
Akihabara Girls: ad Akihabara non si va per cercar ragazze, almeno che non siano gonfiabili!

Questa non e' farina del mio sacco! Non mi sono travestita da uomo, non sono andata all'imbrocco, non ho seguito alcun amico dedito all'arte della conquista della donna giapponese. Questo e' solo il riassunto di vari manuali a disposizione, anche nelle librerie, che anche le ragazze giapponesi pare apprezzino molto.

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Masticate, gente!

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Ka-min-gu 30 e' lo slogan utilizzato dal ministero della sanita' per incoraggiare la popolazione a stare in forma, masticando il cibo per almeno 30 volte prima di inghiottirlo.
L'intento di questa proposta e' di consapevolizzare la popolazione: un'appropriata masticazione, con un giusto numero di "colpi" dall'infanzia, attraverso l'adolescenza, per arrivare all'eta' adulta e concludere con la "vecchiaia", puo' solo condurre ad un'esistenza piu' sana.
Una giusta masticazione oltre a permettere una degustazione del cibo maggiore, dice prevenga anche l'obesita'.
Questa campagna accompagna un'altra campagna, la 8020, studiata per ultra ottantenni (80), per cercar di far mantener loro almeno 20 dei loro denti permanenti.
Il principale nemico della poca masticazione, a cui i giapponesi sono inclini, e' la preparazione in piccoli bocconi, pronti per la presa con le bacchette, che generalmente il cibo subisce.
Shabu-Shabu, nabe, sushi e sashimi, solo per citarne alcuni, sono gia' pronti nei piatti per essere quasi ingoiati senza uno sforzo dentale alcuno, rendendo la popolazione giapponese, una delle popolazioni - del mondo cosi-detto-evoluto - con la peggiore dentizione.
Non deve quindi spaventare il fatto che sia proprio di produzione giapponesi il "contamorsi", anche se una buona masticazione dovrebbe essere un must a tutte le latitudini !

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Lettura

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Non so come funzioni il mercato editoriale in Giappone, me lo sono sempre domandata, ma non credo navighi nell'oro.
Librerie, Convenience Stores "danno" da leggere (non e' un servizio, e' un atteggiamento acquisito) ad una popolazione numerosissima, che raramente acquista poi il prodotto. Gente che si ferma a mezz'ore a leggersi manga, giornali di ogni tipo, libri e riviste, anche pornografiche, senza essere disturbata e senza il minimo ritegno.
Finita la lettura, ripongono il materiale esattamente dove l'hanno trovato, pronto per essere sfogliato dal prossimo cliente, prima di essere tolto dalla circolazione per far posto al numero successivo.

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Cronometro

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Se qualcuno vi raccontasse che per mettere una flebo, le infermiere giapponesi usano calcolatrice e cronometro, voi pensereste ad un'esagerazione, pensereste che faccio della gigantesca ironia su una cosa piccola cosi' e che a me e' sembrata enorme.
Invece, no. Questa volta l'ironia c'entra ben poco, perche' quello che sto per raccontarvi e' successo davvero, all'ospedale di Kitazato a Shirogane (Mita-ku) dove Marco e' stato ricoverato, per due giorni per degli accertamenti, nella camera 1020.
Marco e' a digiuno, cosi' decidono di mettergli delle flebo. La prima subito dopo poco arrivato. L'infermiera mette il liquido sulla staffa, a prima di aprire la farfalla, tira fuori la sua bella calcolatrice rosa e comincia a fare conti. Controlla dei numeri sulla busta della flebo e continua a far conti. Passati un paio di minuti, rimette la calcolatrice in tasca, e se ne esce con un cronometro, con cui regola la cadenza delle goccia nel tubicino della flebo. Ho pensato ad una neofita, che per essere sicura di far bene, si era premunita dell'occorrente, anche se un po' elementare ed infantile.
Draaaaang.. risposta sbagliata. Tutte le infermiere che si sono susseguite hanno proceduto con lo stesso iter, ergo le infermiere, tutte, sono dotate di kit-metti-flebo, dai colori piu' disparati alle forme piu' insolite, per esser pronte a far cadere la fatidica goccia spaccando il secondo.

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Divieto

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Ultimamente strani di cartelli di divieto appaiono qua e la' nelle zone piu' disparate della citta'. Questo e' quello che e' stato "ritrovato" ad Odaiba. Nessun'idea su chi l'abbia messo, e sul suo significato.
C'e' chi ha azzardato l'ipotesi :" Vietato scambiarsi biglietti da visita", che in Giappone suonerebbe un po' come la morte sociale, altri hanno pensato :"Vietato corrompere", magari una zona frequentata da "gentaccia". Chissa'.
La gara e' aperta. Chiunque abbia un'idea e' pregato di condividerla. Grazie!

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Telecamere

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Pare che le molestie sul treno, ai danni di studentesse, siano in esponenziale crescita, e pare che al momento del processo, contro quello che la ragazza presume sia il suo molestatore, non basti soltanto la testimonianza della molestata, per dare una pena. Ci vorrebbe un testimone, ma spesso i treni sono cosi' stivati che a mala pena scivola un capello sul pavimento, per cui trovare "chi-ha-visto" e' come trovare un ago in un pagliaio. La polizia ha pertanto deciso di far installare delle telecamere sui treni di 15 operatori ferroviari per demotivare i molestatori. Nel caso in cui la prevenzione non serva, le immagini saranno utilizzate per inchiodare questi "signori" al momento del processo, con prove inconfutabili.
Come fa una telecamera a riprendere qualcosa che succede dentro una scatola di sardine? La polizia sostiene che - con il supporto delle immagini- almeno riusciranno a sapere chi era dove, ma della fantomatica "mano-morta" non potranno aver certezza. Con buona pace delle signore.

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Quando l'attesa conta

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Oggi al Tokyo District Court iniziava il processo contro l'attore e cantante giapponese Manabu Oshio. Oshio e' stato accusato di abuso di sostanze stupefacenti, che, generalmente per la legge giapponese, prevede una detenzione di 18 mesi. Ma i 18 mesi potrebbero trasformarsi in un periodo piu' lungo, poiche' la signora che era con lui nell'appartamento di Roppongi Hills e' stata poi trovata morta.
Questo e' solo lo scorcio di una fila di 1500 persone in attesa di entrare nel Tokyo District Court, appunto, dove solo 20 posti erano disponibili al pubblico!

Quiz
Cos'avra' pensato il 1500esimo quando s'e' messo in fila sapendo che solo l'1,34% sarebbe entrato?
a) sono scemo e sto comunque in fila tanto non so dove andare
b) una fila? wow niente di meglio per iniziare la giornata
c) magari agli altri 1481 individui prende un attaco di diarrea mostruoso e sono costre
tti -da cause di forza maggiore - a lasciare spazio agli altri



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First Lady

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Dopo Koizumi, Primo Ministro single, ed una serie d'altri Capi di Governo, le cui mogli dovevano essere degli ologrammi, finalmente un Primo Ministro con la First Lady accanto!
Ci voleva proprio una svolta politica, in tutti i sensi.
La nuova First Lady Miyuki Hatoyama e' decisamente una donna piena d'interessi. Nata a Shangai, e cresciuta a Kobe, la signora Miyuki ha conosciuto il suo attuale marito in California, dove era una studente. Negli anni '60, ha calcato le scene come attrice e, pare che anche le sue doti canore, siano di tutto rispetto. Per sua stessa ammissione, e' una donna curiosa, e questa sua curiosita' l'ha portata ad applicarsi a diverse "professioni": dall'interior designer, alla stilista passando per scrittrice di libri di ricette, specialmente di macrobiotica hawaiana. Recentemente ha pubblicato un altro libro :"Very Strange Things I've Encountered" dove racconta la sua esperienza con gli alieni. Pare infatti, che la sua anima sia stata rapita e fatta volare su di un UFO, a forma triangolare, atterrato su Venere: un posto incantevole, molto, molto verde. Ora, speriamo che non sia il nuovo target di navicelle spaziali, pronte a bombardare anche questo posto incantevole. E se l'ha detto la First Lady, sara' pur vero!
Ma le sorprese di questa signora non sono finite. Due giorni fa, e' stata, infatti, premiata dall'Associzione Produttori Jeans Giapponesi, come migliore "indossatrice" di jeans, insieme ad altri cantanti ed artisti, per il suo stile rivoluzionario, ma con classe.
Che dire ? Brava, brava, brava!
Ma, mi permetta un consiglio Miyuki-san : "Faccia attenzione c'e' in giro -nella comunita' italiana- un certo signor Stefano, che trova le over 50 giapponesi con la pelle color porcellana terribilmente attraenti, e detto da lui - che e' un uomo, e che uomo - non avra' scampo. Io, signora, l'ho messa in guardia!!"

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Prospettiva

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E' tutta questione di prospettiva, sempre. Quello che per qualcuno ha un valore specifico X, per altri ne ha uno Y, talvolta capita, ma sono casi rari, come i can-gialli (diceva la mia nonna) che tutti ci si trovi ad essere d'accordo, perche' il punto di partenza, la visione d'insieme, la prospettiva, appunto, coincidono.
Sono stata accusata di gettare -tramite questo nostro blog- molte palate di "mer.a" sul Giappone. Non me n'ero accorta. Francamente, a parte raccontare quello che ci succede -come famiglia- prendo spunto, spesso, dalle maggiori testate internazionali: da El Pais al New York Times, dal Guardian a Die Welt, da le Figaro a El Universal, insomma cerco di avere una visione piu' amplia di quello che io -a volte- decifro in questa societa'. Tanti italiani che abitano qui da molto, ormai hanno assorbito la quotidianita' giapponese talmente tanto da non notare certe lapalissiane evidenze. Questa e' diventata cosi' profondamente la loro realta', che il loro angolo di giudizio, non coincide piu' con il mio, ed e' cosi' che paradossalmente si percepiscono due realta' diverse.
La prima volta che un italiano mette piede a Tokyo, pensa di aver trovato il paradiso: treni puntali, pulizia per le strade, bagni pubblici impeccabili, cortesia, taxi ogni dove, lo stesso pero' non vale per un tedesco. Un tedesco quando arriva a Tokyo nota il grigio degli edifici, nota il traffico disumano, nota la mancanza di piste ciclabili, nota la mancanza di verde, nota l'esoso costo delle autostrade (in Germania sono gratis!), tutto il resto - quello che noi italiani notiamo come plus - i tedeschi ce l'hanno gia', a casa loro, da sempre. Possiamo biasimarli, se non pensano che il Giappone sia un paradiso?
Per me non esiste niente di piu' affascinante dell'osservare una societa', e di mettere in parole quello che vedo dalla mia postazione, con la mia sensibilita', con il mio spirito critico e la mia ironia. Trovo assolutamente senza senso impiegare delle persone, per stare lungo i cantieri, armate di bandierine, altri lo considerano un servizio utile; considero indispensabile la cortesia nei negozi, altri preferiscono il "self-service" e dritto-alla-cassa senza interferenze; per me e' intollerabile sentir tirare su con il naso, per altri e' maleducazione soffiarlo; trovo le donne giapponesi -generalmente- brutte, altri le trovano straordinariamente affascinanti. Cosa ci vogliamo fare? siamo miliardi di persone ed ognuno ha una prospettivaa diversa, ma io non posso fare a meno di notarlo. Io, che vengo da quel paese squinternato che e' l'Italia, dalla "perfezione" nipponica, mi aspetto solo perfezione, e posso dire -di tutto cuore- che quando posso coglierli in fallo, ci "godo", perche' finalmente sanno essere umani.
Abbiamo cercato invano, tramite l'Alitalia di Tokyo di prenotare dei biglietti aerei, utilizzando le nostre miglia. La signora giapponese dell'ufficio di Tokyo, tutta moine e vocina soave, e' riuscita solo a dirci NO non e' possibile, la tratta da voi richiesta non e' a disposizione per biglietti "premio", neppure suggerendole altre rotte. Niente. Nemmeno ha fatto finta di cercare, non ha neppure spippolato sul terminale, aveva detto NO e NO doveva essere. Ma, se dobbiamo giocare a chi ha la testa piu' dura, la signorina ha fatto male i suoi conti. Chiamato l'ufficio Alitalia di Roma, senza neppure tanta fatica, i nostri biglietti si sono materializzati, sulla tratta da noi richiesta e nei giorni di nostro gradimento. Se dovessi scrivere un articolo, quale sarebbe il titolo di questa mini-avventura? Efficienza italiana batte efficienza nipponica 1-0. Palla al centro.
Adesso non saltate sulle vostre poltrone indignati, pronti a vomitarmi addosso una lunga lista di momenti in cui in Italia avete avuto il peggio del peggio. Questa non e' la storia di chi ce l'ha piu' lungo, lascio a Berlusconi quel giochetto, questa vuol essere la cronaca di fatti divertenti, tristi, interessanti, discutibili, perfetti ed imperfetti che la vita quotidiana in questo paese ci porta ad affrontare. Provate a ridere, a vedere il lato ironico delle cose che accadono, guardatele con occhi distaccati, osservatele dalla mia poltrona, magari, forse potremo per una volta guardare nella stessa direzione con la stessa prospettiva.

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Fai qualcosa per la Terra

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Ecco il primo ministro giapponese Yukio Hatoyama con la moglie Miyuki sul tappeto verde all'apertura del 22 Festival del Cinema Internazionale a Roppongi Hills. Hatoyama, stando al Japan Today, ha ricevuto un' eccezionale ovazione dai presenti, molto piu' di tutte le altre stars del cinema giapponese ed internazionale.
Il tema ecologiaco del Festival e' stato: " Fai qualcosa per la Terra", a sostegno di cio', il tappeto verde utilizzato come passerella e' stato fatto con bottiglie di plastica riciclate.



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Temper

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Se non avessi mai abitato a Tokyo, e mi avessero chiesto di associare la parola giapponese ad un altro concetto, avrei pensato ad aggressivita' (II Guerra Mondiale docet), ed alla meticolosita'.
Se sulla meticolosita' ho delle riserve, ma limitate, sull'aggressivita' proprio mi sono dovuta ricredere. Pare che in questo paese l'aggressivita' non sia di casa. Questo e' un paese apparentemente sempre ben disposto, cordiale, mai arrabbiato neppure quando qualcuno all'ultimo momento sfreccia con la bici davanti ad un'automibile, costringendo l'autista a frenare bruscamente.
E' vero che il Giappone e' un'isola, rimasta isolata (appunto) dal resto del mondo per secoli, che si e' sviluppato in un modo a se stante, ma da li' a non avere mai le "cosidette" girate, ne passa. Com'e' che nelle varie guerre condotte si sono sempre dimostrati i piu' acerrimi nemici, con quella bella dose di cattiveria necessaria per la sopravvivenza durante un conflitto?
Da dove viene tutta questa calma, questa voglia di essere sempre sorridenti e cordiali? Vengono istruiti da piccoli? Mettono loro un microchip sotto la pelle e li radiocomandano?
Sono convinta che queste non-reazioni siano in-umane. E' mai possibile non avere delle reazioni di rabbia, di sconforto, di sgomento, di alterazione? E' questa la vera causa per cui il Giappone e' il paese con il piu' alto tasso di suicidi? E' perche' tutto viene represso e compresso e sedimentato che induce al massimo sacrificio? oppure la consapevolezza di non poter cambiare nulla come singolo, perche' tutto e' gia cosi' ben inserito negli schemi, conduce alla pura atarassia?

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Fantasmi

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Quando dico che a Tokyo c'e' sempre bisogno della macchina fotografica, non dico bugie! Quelle signora "incappucciata" di bianco all'interno del supermercato Peacock dove oggi pomeriggio sono andata per provviste, non e' un fantasma! Purtroppo, pur avendo la mia Nikon, ho dovuto usare il cellulare per motivi di "privacy". Scusate per la pessima qualita'.
Senza giri di parole, come piace a noi toscani: quella signora e' una "fulminata". Posso trovare altri milioni di aggettivi, ma mi limito per decenza.
Probabilmente la signora e' gia' affetta da suina, perche' tutto quell'armamentario altrimenti non si spiega.
Stivali da pioggia bianchi, pantaloni impermeabili bianchi, giaccha impermeabile con cappuccio bianca, guanti di plastica trasparenti, occhiali da sole alla Yoko Ono neri, mascherina copri naso-bocca bianca.
Quando me la sono vista apparire davanti all'ascensore mi sono spaventata, ho pensato subito di non essere stata informata di un'emergenza sanitaria e che di li' a 5 minuti avrei contratto il virus e sarei morta rantolando nella corsia del pesce essiccato. Poi mi sono guardata in giro, ed ho tirato un sospiro di sollievo: tutti erano vestiti normali, nessuna emergenza, nessun virus, nessuna pandemia: almeno fino al pagamento del conto sarei rimasta viva!

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Passaporto

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Sembra strano, ma possedere un passaporto invece di un altro fa molta differenza. Senza alcun dubbio possedere un passaporto italiano da' molti piu' vantaggi rispetto ad altre centinaia di paesi, anche se la dignita' umana non si misura dal paese di provenienza, mi pare, credo, spero.
Molti giovani del sud-est asiatico si trasferiscono in Giappone per motivi di studio, per ottenere un diploma, una laurea o una specializzazione che abbia un peso specifico all'interno del mondo del lavoro. Finiti i corsi, spesso gli studenti ritornano nei loro paesi d'origine, dove la loro piu' alta preparazione viene sicuramente apprezzata a livello economico, altri trovano lavoro invece in Giappone, dove magari sognano pure di rimanere.
Ed e' qui che entra in gioco il passaporto.
La storia di Pham Thi Min Phu e' l'esemplificazione che tutti i passaporti non sono uguali. Questa ragazza vietnamita diplomata infermiera ad Akita, e' stata assunta dal Satsukidai Hospital a Sodegaura dove con tutti i documenti in regola fa il suo lavoro impeccabilmente. Ma, la legge giapponese prevede che i vietnamiti, i possessori di passaporto vietnamita, non possano lavorare in Giappone per piu' di 7 anni!
Phan Thi Min Phu ha trascorso i suoi 7 anni ed adesso e' stata sollecitata dall'Immigrazione a lasciare il paese. Non contano i 3 anni spesi per studiare ed arrivare quindi ad un totale di 10 anni per richiedere il visto permanente, non conta neppure la professionalita' della ragazza, non conta neppure la dignita', non contano le referenze del personale ospedaliero, non conta la fedina penale.
Qua, la legge e' legge e non esistono eccezioni che confermino la regola!

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Aglio

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Rimanendo in tema di ortofrutta, il piu' grande shock in un supermercato o ortofrutta in generale e' l'acquisto di una testa d'aglio.
Una testa d'aglio (che contera' come tutte in media 6/8 spicchi) "made in Japan" costa 300/400 Yen !!! I giapponesi ne vanno estremamente orgogliosi, quando ne parlano brillano loro gli occhi, come se quello fosse un successo tanto agognato. Forse lo e' pure, ed io da ignorantona sono qui a fare della pura ironia. Ora, io non dico di acquistare per la stessa cifra una treccia di agli provenienti dalla Cina ... ma alla fine un dubbio mi viene. Per ovviare al problema non compro ne' il Made in China ne' il Made in Japan .... mi accontento dei "miseri" agli italiani, che compro in estate insieme ad una tonnellata di altri alimenti, e che francamente mi sembrano "profumare" come nessuno!

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Sempre tutto perfetto

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Il 50% di frutta e verdura prodotto in Giappone viene buttato via.
Il comitato controllo frutta & verdura, che risponde direttamente al Ministero delle Agricolture, ha imposto -nel lontano 1978- forme, misure e pesi per ogni singolo prodotto per essere "idoneo" e quindi vendibile nei mercati nipponici.
Mele, cocomeri, zucchini, cetrioli, broccoli e cosi' via dicendo, devono rientrare tutti in certi parametri, altrimenti: via. E' ovvio, che cosi' facendo il costo di frutta e verdura si alzi esponenzialmente, arrivando a dei livelli quasi impensabili.
La categoria degli agricoltori non si sente tutelata, perche' paradossalmente "non hanno" raccolto da vendere, nonostante i loro prodotti siano biologici, e dal sapore inequivocabile.
Ma, i supermercati, ed i negozi in generale si vedono costretti ad acquistare i prodotti dalle forme e misure perfette, anche se la loro qualita' non e' la migliore, anche se vengono da piu' lontano e devono essere surgelati prima di essere messi sui banchi, in vendita.
Gia' surgelati.
Ed e' proprio questo che fa arrabbiare di piu' i coltivatori costretti a buttare piu' della meta' dei loro frutti: vedere in vendita prodotti surgelati, che -una volta scongelati-, devono essere consumati subito, altrimenti si deteriorano alla velocita' della luce, piuttosto che avere i loro prodotti esteticamente imperfetti, ma senza bisogno di subire alterazioni. Insomma meglio un cetriolo storto ma fresco, o uno dritto come un fuso, ma scongelato?
La realta' e' che tutto sembra perfetto, ma, purtroppo, non lo e'.

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Ombrelli

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Piove, e pare piovera' tutta la settimana. Per me non c'e' niente di peggio: andare verso l'inverno e la pioggia. E se con l'inverno cerco di combatterci, perche' magari, seppur fredde, due giornate con un bel sole si riescono ad avere, la pioggia proprio non la tollero.
Impermeabili, stivali di gomma, ombrelli, pacchi bagnati, scale scivolose, traffico: insomma nelle giornate piovose tutto mi indispone.
Ma c'e' una cosa che "amo" a Tokyo quando piove, le macchinette impacchetta ombrello! Gia', una figata mostruosa!
Le si trovano negli ingressi degli ospedali e delle poste, dei supermercati e dei department stores, degli alberghi e degli uffici, insomma ovunque si debba evitare lo "sgocciolamento" selvaggio.
S'infila l'ombrello nel cerchio in alto, il sacchetto sottostante si apre permettendo all'ombrello di entrare per tutta la sua lunghezza, per poi venir tolto attraverso l'apposito cancelletto a livello cerchio. Et voila', l'ombrello e' impacchettato. Non piu' il ticchettio delle goccie sulle scarpe, non piu' i pantaloni fradici, non piu' le borse effetto spugna. Che sollievo!
Unico dilemma: l'impatto ambientale ... tutta quella plastica dovra' essere smaltita, da qualche parte. Sta' a vedere che e' piu' "figo" usare ancora la segatura !!!

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Mai senza macchina fotografica

Uscire per Tokyo senza macchina fotografica, e' perdere -senza alcun dubbio - l'opportunita' di coglieri attimi irripetibili, situazioni stravaganti e curiose curiosita' che se raccontate non avrebbero la stessa presa sull'ascoltatore.
Il cellulare funziona, ma la qualita' e' davvero bassa, a meno che non siate possessori di IPhone di ultima generazione, di quelli che fanno anche il caffe' e ti lavano i denti appena sveglio, ma io posseggo un misero e comunissimo cellulare (che per il mio utilizzo e' piu' che sufficiente), ed allora le foto sono un po' meno nitide. Scusate, quando posso ho la mia piccola, - rigorosamente- Nikon (non chiedetemi perche'...il tecnologico di casa e' Marco), ma domenica scorsa ne ero, ahime', sprovvista...ma non ho voluto togliermi il piacere di cogliere queste 3 immagini:

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ingresso di casa. (dei 7 nani ?)

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marciapiede come una foresta tropicale. Ognuno mette le piante che vuole,
ma soprattutto quante ne vuole.



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casa (su per le scale) con annesso laboratorio di falegnameria (dietro la macchina).

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Piste Ciclabili

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Il nuovo Primo Ministro, Yukio Hatoyama, a New York durante il summit sui cambiamenti climatici, ha ufficialmente dichiarato che il Giappone dovra' ridurre le proprie emissioni del 25% entro il 2020, cambiando l'utilizzo dei mezzi di trasporto .... da quelli a benzina a quelli a due ruote, prediligendo principalmente le biclette che, oltre a non danneggiare l'ambiente, aiutano pure la gente a mentenersi in forma!
Non che le biciclette non vengano utilizzate, anzi, anche se al momento le principali utilizzatrici sono le mamme, l'80% dei possessori, ma non vengono considerate un vero e proprio mezzo di trasporto, e come tale non hanno le strutture per sostenere questo tipo di viabilita'. Hatoyama-san e' ben piu' ambizioso vuole invogliare una bella percentuale di pendolari del treno, e delle auto a pedalare.
Ma qui non siamo ne' in Danimarca, ne' in Germania, e le piste ciclabili restano un miraggio. Al momento vengono utilizzati marciapiedi, dove -comunque secondo il codice della strada- le bici sono vietate, e strade, dove i ciclisti vanno in tutti i sensi, noncuranti della pericolosita'. Nell'ultimo decennio il numero degli incidenti che ha visto coinvolti ciclisti e' salito del 4,5% raggiungendo 2942 vittime nel 2008, ed il 65% dei 717 pedoni uccisi, nello stesso anno, sui marciapiedi aveva superato i 65 anni.
I vari progetti, presentati fino adesso, prevedono la costruzione di piste dedicate solo in zone specifiche.
Shibuya, che non e' nella lista delle zone specifiche, ha pensato ad una soluzione tutta particolare, ridurre la velocita' delle automobili da 50 km/h a 30 km/h per permettere la convivenza in corsia (nella stessa direzione) con le biciclette, promovendo il progetto con lo slogan :" le piste ciclabili costano e hanno bisogno di tempo per essere costruite, mentre ridurre la velocita' e' di semplice attuazione ed assolutamente gratuito"! Vero e' che la soluzione e' gratuita, ma la citta' andrebbe ad un ritmo da corteo funebre!
Le soluzioni sono molte ma tutte poco attuabili, Tokyo e' una citta' dagli spazi ristretti, dove anche le biciclette non possono essere parcheggiate liberamente: un incremento esponenziale di ciclisti porterebbe alla costruzione di nuovi parcheggi, che ovviamente sarebbero a pagamento, minando quel concetto di "liberta'" ed "ecologia" che invece si vorrebbe promuovere.

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Chi bella vuole apparire ...

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Molto probabilmente nel mondo della moda o del cinema saranno popolarissime, ma per me oltre che "suonarmi" come ultima novita' nel campo della bellezza, ha suonato come campanello d'allarme.
Iniezioni di vitamine direttamente in vena, e' l'ultima moda a Tokyo fra le donne che vogliono apparire belle e rilassate. Se non vado errato, queste applicazioni sono prima nate per gli sportivi, che avevano bisogno di "riprendersi" dopo un'attivita' agonistica stancante, ed adesso si sono rivolte anche ad un pubblico femminile sempre piu' desideroso di apparire super-in-forma. Il costo di un'applicazione varia dai 4000 ai 6000 yen direttamente in istituto di bellezza.
Considerando tutto il pacchetto di cui mediamente una donna giapponese ha bisogno: ciglia finte o extensions, seni finti grazie a dei reggiseni decisamente ben modellati, (anche se molte diciottenni ricevono come regalo dai propri genitori un intervento di chirurgia estetica a Seul), uno bello spessore di fondotinta sul volto, mutandoni contenitivi (utilizzati dai 20 agli 80 anni ....) ed adesso un'espressione rilassata, grazie a queste iniezioni, c'e' un gran bello sforzo economico, in ballo.
Ma, chi bella vuole apparire, un po' deve investire !!!

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Silver Week

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E dopo la Golden Week ai primi di maggio, adesso si sono inventati la Silver Week a settembre.
Considerando che un lavoratore giapponese ha diritto a soli 12 giorni di ferie all'anno, mi pare sacrosanto che s'inventino dei modi per avere un po' piu' di tempo libero.
Cosi' adesso nel calendario esistono questi 3 giorni di ferie, che indicativamente dovrebbero essere intorno al 21 settembre (per l'equinozio), ma la "regola" prevede che
saranno generalmente un lunedi, martedi e mercoledi per legarli al sabato ed alla domenica ed avere un totale di 5 giorni di vacanza.
Vacanza, si', ma non per tutti!
Ora posso chiudere un occhio per i ristoratori, che "sfamano" un incontrollabile numero d'umanita' e la sua passione nel sedersi a tavola apparecchiata (cosa c'e' di piu' bello, in fondo??), ma negozi, alimentari, frutta e verdura, supermercati, department stores devono davvero essere aperti? Abbiamo davvero bisogno di comprare sempre tutte le volte che mettiamo la testa fuori, o, al solito, e' l'occasione che ci tenta?
Pare che senza negozi aperti la nostra vita sia finita.
"Ho un'idea,una voglia? bene esco, e la realizzo!" e l'attesa? quella cosa che fa crescere dentro di noi il desiderio, la passione, che ci fa uscire dal negozio con un bel sorriso stampato, dov'e' andata a finire? Diamo tutto troppo per scontato perche' tutto ha un prezzo e tutto e' sempre disponibile 24 ore su 24.
Capisco i turni, capisco il bisogno di offrire servizio, ma bisogna per forza generare "economia" anche nei giorni che potrebbero essere dedicati alla famiglia, agli amici, a sedersi, rilassarsi su di un prato, a ridere, scherzare, vedere i bambini giocare e magari giocare pure con loro?
Ben vengano le Golden, le Silver and anche le Bronze weeks se necessarie, ma che siano per tutti vacanza, a me questo "essere" sempre aperti a tutte le ore, di tutti i giorni, di tutti i mesi, di tutti gli anni, mi sembra proprio "contro-natura"!

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Sazae-san

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Camminando per Sakurashinmachi ci si imbatte in cartelli, graffiti e designi di Sazae-san, il personaggio femminile di una "striscia comica" apparsa per la prima volta nel 1946 su un quotidiano del Kyushu per poi trasferirsi a Tokyo (grazie ad un nuovo contratto che Machiko Hasegawa -l'autrice- ottenne con l'Asahi Shinbun) fino al 1974.
La storia di Sazae-san e' un po' la storia della sua autrice che, femminista convinta, fu una delle prime ad indossare la minigonna (anche in occasioni ufficiali), liberandosi di tutti quei cliches della societa' giapponese, e conseguentemente attirandosi non poche antipatie.
Ma Hasegawa-san sapeva il fatto suo e se le sue strisce rappresentavano le dinamiche di una famiglia numerosa, com'era nella tradizione dell'epoca, tutto veniva semplificato da situazioni e abbigliamenti semplici. Le preoccupazioni della madre di Sazae-san per il suo look inusuale, quasi misogino, perche' preferiva i pantaloni al piu' classico kimono, si ritrovano in ogni striscia.
La popolarita' comunque del personaggio ha permesso alle avventure di Sazae-san di diventare un vero e proprio cartone animato, ancora in produzione, consegnandolo alla storia della TV come la serie animata piu' longeva.
Il museo interamente dedicato a Sazae-san, a pochi minuti a piedi dalla stazione di Sakurashinmachi (e da casa nostra), e' una meta obbligata.

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L'estinzione del sushi&sashimi

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Un esaustivo articolo su Weekender di questa settimana mette in guardia tutti i giapponesi dal consumare troppo sushi e sashimi. Infatti la pesca dei 3/4 dei pesci utilizzati, per preparare queste due prelibatezze (non per me, niente crudo, please!) della cucina giapponese, pare venga ufficialmente bandita.
Il Giappone e' gia' il maggiore importatore di pesce al mondo, i tonni che si vendono all'asta a Tsukiji sono italiani, e laddove ci siano delle razze a rischio, il mercato non si fa scrupoli e richiede perfino i "piccoli", la cui pesca -gia' da diversi anni anni- e' stata severamente vietata.
Ma, al palato non si comanda, ed e' cosi' che si e' arrivati allo "zero" ripopolamento dei mari (al contrario degli animali di terra, con gli allevamenti), e l'estinzione dei salmoni e dei tonni pinna blu e gialla pare alle porte.
Ma, ai giapponesi poco sembra importare, al momento, che i prezzi di sushi&sashimi siano incrementati, per loro e' impensabile pensare alla loro dieta senza questi elementi.
Forse, una bella e "sana" riflessione sulla quantita' esagerata di mercurio, petrolio e scorie radiottive dei mari potrebbe aiutare!

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80 - moda e stile -

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Tornano di moda gli anni 80: una tragedia. Credo che mai come in quel decennio la moda abbia toccato il fondo.
Donne con giacche che le facevano sembrare giocatrici di football americano, uomini con cravatte come bavagli, ascots da dandy e leggings da Pippi Calzelunghe. Cosa di peggio potevano andare a recuperare per reinventarsi?
I leggings non li ho mai sopportati, anche se a Tokyo, non hanno mai smesso di portarli. Da sotto le gonne, i bermuda, gli shorts, le minigonne appaiono questi leggings variopinti che uccidono un eventuale restante sex appeal. L'abbinamento leggings con i fantomatici UGGS fa il resto, considerando poi che le temperature si aggirano ancora intorno ai 20/25 gradi centigradi!

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Visita Ufficiale

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Le visite ufficiali, di Stato, vengono programmate con largo anticipo e con largo anticipo vengono inoltrati gli inviti.
Lo scorso venerdi' in Ambasciata c'era il Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano.
Un mesetto fa l'Ambasciata d'Italia ha inviato gli inviti ufficiali ai soli signori, per estenderli, poi - pochi giorni prima dell'evento - anche alle signore, previa telefonata.
"Ops, sa ci siamo sbagliati e non abbiamo invitato la sua consorte, ma la puo' portare" ... gia' come un pacchetto postale, magari con l'affrancatura di posta prioritaria, cosi' arriva piu' veloce in Ambasciata, prende il posto in prima fila, e forse, ma forse, riesce a vedere il Presidente.
Ma questo e' lo stile del Governo, e con questo Governo bisogna fare - ancora, purtroppo - i conti.
Ma, ops ... ancora un altro errore ... e di questo nessuno si e' preoccupato di correggere il tiro: non tutti gli italiani residenti a Tokyo sono stati invitati! Nemmeno fossimo 100.000!
Eppure il Presidente della Repubblica rappresenta tutti gli italiani, non la solita elite che l'Ambasciata si ostina ad invitare.
La cena era a buffet per cui ci sarebbe stato lo spazio sufficiente anche per un maggior numero di invitati, eventualmente il parco dell'Ambasciata e' immenso perche' non utilizzarlo ? Problema economico? la soluzione, che adotta l'Ambasciata tedesca, potrebbe risolvere i problemi finanziari: i partecipanti versano una quota di partecipazione, tanti -cosi'- resterebbero pure a casa, prima di mettere mano al portafoglio ... e qualcun'altro, che in Ambasciata non ci ha mai messo piede, neppure per la Festa della Repubblica, magari avrebbe un'opportunita' nella vita.
Ma a quanto pare quel fazzoletto di territorio italiano in Mita-ku e' solo per pochi snob, che si vantano di certe frequentazioni, che si mescolano fra di loro (come le famiglie reali), e che fra favoritismi e piaggerie si spartiscono lavori, inviti e altro!
Ops, ma questo e', di nuovo, lo stile del Governo, e con questo Governo bisogna fare - ancora, purtroppo - i conti.

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Avvolgibili e Persiane

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Fin da piccola all'ora di dormire, si chiudevano gli avvolgibili o le persiane, in camera calava il buio piu' fitto, e buonanotte a tutti. Questa straordinaria abitudine non accomuna - purtroppo - tutti i paesi, costringendo gli individui ad attrezzarsi con spesse tende i cui colori tendezialmente scuri, gia' danno l'idea di rimpicciolire la camera. Ora, noi siamo furtunati, e come expats, possiamo permetterci di avere una camera matrimoniale di dimensioni occidentali, cosa che pero' non posso dire di quella dei miei figli, quindi sul colore-ammazza- spazio dobbiamo fare attenzione.
Adoro quelle belle tende leggere, colorate, lisce o a pacchetto che "rivestono" la casa, le danno quel tocco finale, senza il quale le case non sarebbero "rifinite".
La gamma di tende leggere acquistabili a Tokyo (quindi suppongo che nel resto del Giappone sia pure peggio), sono mediamente "inaffrontabili". Decidere di abbellire una finestra con quelle reperibili, e' mortificare il gusto, uccidere il senso estetico .... e quando sopra a quelle, vanno aggiunte quelle pesanti per far "buio", allora viene davvero il peggio: tende pesantissime, increspate, vere trappole per la polvere. E ripenso a quanto era bello chiudere persiane ed avvolgibili per la notte per assicurarsi sonni continui, d'agosto per andare in vacanza e d'estate per mantenere la casa fresca.

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Asakusa-Odaiba

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Approfittando della gita scolastica di Vittoria, oggi mi sono concessa ad uno degli scorci piu' belli di Tokyo.
Tokyo di per se', da un punto di vista meramente architettonico non e' bella. Di giorno, nonostante i cieli azzurri dell'autunno, e' una citta' senza "fascino", ma di sera con le luci o vista dal mare e' mozzafiato.
Asakusa e' uno degli angoli della citta' che preferisco, si cammina fra negozietti, mercatini, piccoli ristoranti per poi arrivare al suo culmine: con il tempio Senso-ji e la Pagoda. Poco distante da li', delle imbarcazioni scendono il fiume fino alla baia di Tokyo, godendo appieno dei vari edifici, che si stagliano verso il cielo, dei giardini minimalisti e della vista del Rainbow Bridge.
Sull'imbarcazione ci sono stati serviti o-senbe e bibite (non inclusi nel biglietto), mentre una signorina imperturbabile, anche agli schiamazzi di varie scolaresche, ha descritto tutti i vari passaggi lungo il fiume Sumida, con una sgradevolissima voce da Paperino, fino a destinazione.
Come commentavo con un'amica, se e' vero che le donne giapponesi non hanno quegli orribili timbri di voce, qualcuno, un giorno, deve aver pensato che, per certi ruoli, le donne con vocette da oche starnazzanti, fossero terribilmente accattivanti e sexy. Ed al solito, nessuno ha contraddetto.

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Sexy Shops

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Mai perdere l'opportunita' di entrare in un sexy shop a Tokyo, ma in Giappone in generale. Puo' essere una delle esperienze piu' formative sulla cultura giapponese.
L'accesso e' concesso a tutti, ovviamente sono posti dove non porterei mai ne' i miei figli, ne' i miei genitori ..., ma i negozi si trovano a livello strada con la porta aperta e la possibilita' - anche solo furtiva- per tutti di potercisi affacciare per un istante. Generalmente al pian terreno ci sono gli strumenti meno impegnativi, dai costumi, alla manette, dalle farfalline colorate alle fruste. Man mano che si sale, ma a volte che si scende verso dei seminterrati, la questione si fa piu' "divertente". Tutto quello che la fantasia puo' pensare ed oltre, e' li' a disposizione: vibratori di dimensioni minuscole e dai colori psichedelici con la presa di corrente, capezzoli posticci di dimensioni "attaccapanni", "parti umane" cosi' ben fatte da sembrare vere e bambole gonfiabili a forma di geisha. Insomma, dove non arrivano con la natura, ci pensa la "tecnologia"!!!

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Ma quanto ci piace fare le code?

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Siamo sicuri che, prima o poi, qualcuno scoprira' un gene specifico, una qualche modifica del DNA che giustifichera' l'insana passione del Giapponese medio per le code. Fare la coda e' uno dei passatempi preferiti dei Giapponesi. Le fanno ovunque, in qualunque momento: al semaforo, all'ora di pranzo, in banca, alla posta, al bagno.
La cosa incredibile e' che, in alcune situazioni, nonostante vi sia la possibilita' di evitarle, loro le fanno lo stesso. Ai semafori, ad esempio, scelgono sempre la fila dove c'e' la coda. Vorranno finire di leggere l'articolo del giornale che leggono mentre guidano? Vorranno terminare l'email che stanno scrivendo al volante? Non riescono a staccarsi dal programma TV che sbirciano seduti i macchina? Chissa'?
E' una vera e propria, incontrollabile passione.
Il miglior esempio lo si trova all'ora di pranzo: se un ristorante ha la coda davanti, loro si fermano ordinatamente in fila. Non gli viene neanche in mente di andare da un'altra parte, di mangiare qualcos'altro. "Se c'e' la coda allora deve essere un posto dove si mangia bene...", penseranno. Un po' come gli Italiani ed i camionisti.
L'amore e' talmente viscerale che alcune aziende, per creare l'happening di un evento, pagano decine di persone per fare la coda ed attirare nuovi clienti.
Paese che vai, lavoro che trovi...

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Beccati!

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Verso la fine dello scorso maggio abbiamo ricevuto una lettera, dove ci venivano annunciati dei lavori in un minuscolo parco vicino casa. Ci venivano porte scuse anticipatamente per eventuali disagi, rassicurandoci comunque che entro il 15 di settembre 2009 i lavori sarebbero terminati e che il parco sarebbe stato a disposizione della popolazione. Ed invece ? Beccati !!!! Mi sento sollevata dal fatto che il parco ancora non sia finito, che gli operai siano ancora tutti intenti a smuovere la terra, a piantare piante ed alberi ed a fissare pietre per il camminamento.
Allora i ritardi esistono, esistono anche in questo paese che ha fatto della puntualita' e dell'organizzazione la propria bandiera. Evviva !!! Ebbene si', sono felice, felice di constatare che siamo tutti umani.

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De Gustibus .....

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Ormai tutti (o quasi tutti) i prodotti alimentari si trovano in ogni angolo di mondo, ma (spesso, purtroppo) in ogni angolo di mondo vengono adattati al gusto degli indigeni.
Prendiamo la Nutella .... cinque anni fa quando, sbarcata a Tokyo la vidi sugli scaffali del Kinokuniya (uno dei supermercati piu' cari al mondo), il mio sorriso mi si stampo' in faccia come se avessi visto la Madonna. In realta' una volta assaggiata sulla fatidica fetta di pane, rimasi molto delusa. Il sapore era tutta un'altra cosa. Infatti la Nutella commercializzata in Asia e' prodotta a Singapore o in Australia, con lo (almeno per me) stramaledetto burro di noccioline. Praticamente tutta un'altra cosa.
Lo stesso vale per grissini e crackers che vengono aromatizzati a spezie e formaggi a noi quasi sconosciute, e per i KitKat che si trovano sugli scaffali anche al gusto "budino di Kobe", "the verde", "sakura", "patate di Jagaimo" ed ovviamente all'immancabile "salsa di soya"!

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Malati per il matrimonio

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Che il matrimonio sia uno degli avvenimenti nella vita fra i piu' importanti e' un assioma, e che la lista degli invitati sia motivo di discussione fra i futuri coniugi lo e' altrettanto. Scegliere fra parenti, amici, colleghi di lavoro e di studi, insegnanti e capi-ufficio in generale, rende i giorni precedenti al grande passo davvero stressanti.
Ultimamente in Giappone, dove comunque coltivare e mantenere negli anni amicizie e relazioni e' sempre stato difficile, si e' diffusa la moda dell'invitato "acquistato".
Qualche settimana fa, in un ristorante italiano di Chiba, durante il pranzo di nozze, una signora in abito grigio, si e' alzata, ha preso il microfono (i discorsi all'anglosassone sono d'obbligo in qualsiasi matrimonio giapponese che si rispetti) ed ha iniziato il suo discorso, decantando la splendida amicizia che la legava alla sposa dagli anni della scuola superiore.
Fin qui tutto normale, se non fosse per il fatto che il discorso era stato scritto dalla sposa, e che la sposa la signora in grigio l'avesse conosciuta solo 3 ore prima della celebrazione del matrimonio stesso!
La signora in grigio, infatti, lavora per una delle tante agenzie specializzate in "ospiti per matrimoni".
Il costo per un invitato a pagamento e' di 20,000 Yen per le due ore del pranzo, escluso i costi per i mezzi di trasporto.
Perche' invitare dei perfetti sconosciuti? Per mantenere le apparenze, per sostituire un capo che e' stato licenziato, perche' qualche invitato atteso, ha declinato l'invito e, spesso, perche' gli sposi non hanno amici.

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Donna

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Pare che di donne in carriera ce ne siano davvero poche in Giappone (non che in Italia si sguazzi nelle famose quote rosa), e che la loro vita sia davvero destinata a stare sempre 3 passi dietro al marito ed in silenzio. Per sentirsi libere di essere, all'ora di pranzo le si possono trovare in gruppi di 3 o 4 in tutti i ristorantini tipici della citta', dal piu' classico giapponese, al piu' trendy italiano. Si inventano, cosi', come ammazzare il tempo fasciate nei loro minuscoli tailleurs neri d'inverno e crema d'estate, simboli del loro stato di coniugate. Sfilano per le strade con le loro borse "griffate", entrano nei saloni di bellezza, dal parrucchiere e nei department stores dove si buttano a capofitto nello shopping piu' sfrenato, per ovviare alla mancanza di altre realizzazioni.
E' una vita "strana" la vita delle donne giapponesi, chiusa in un mondo di donne, dove gli uomini fanno capolino solo per assicurarsi la sopravvivenza della specie.

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Panico da Influenza

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Quando si dice prevenire.
I giapponesi non sanno affrontare imprevisti, e per ovviare alla loro incapacita', partono in anticipo a considerare rischi e probabilita'.
E' il caso dell'influenza suina o A/H1N1 per la quale il Ministro della Sanita' ha vietato agli insegnanti di tutte le scuole di fare vacanze all'estero durante le vacanze estive. Ogni bambino colpito da una normale forma influenzale e' costretto a recarsi all'ospedale per verificare se sia suina o meno, ed e' notizia di oggi che tutti gli ospedali hanno dovuto presentare un rapporto al Ministero informandolo sulle effettive capacita' strutturali per affrontare questo problema.
Intanto, Tamiflu prodotto dalla Hoffmann-La Roche e Relanza prodotto dalla GlaxoSmithKline sono stati stoccati nei magazzini in quantita' sufficienti per trattare almeno 50 milioni di persone.





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Prove di sopravvivenza


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Condizioni cosi' da noi sarebbero impensabili. Arriverebbero i carabinieri e denuncerebbero tutti. Locatori e locatari.
Ma qua non funziona cosi'. Gia' molti giapponesi abitano in case che per noi sarebbero impensabili, sia come metrature, sia come luce che come accessibilita', ma in fin dei conti perche' mai avere tanti vincoli, se si potrebbe benissimo vivere in un armadio adattato a camera in affitto ?
E' cosi' che funziona a Tokyo, la citta' piu' cara al mondo, cerca di essere piu' appetibile ai portafogli dei vari studenti o viaggiatori di fortuna, che vedono ancora nel mercato giapponese un modo per sbarcare il lunario.
Si trovano cosi' stanze di 2,5 mq, senza finestra, in affitto, per prezzi che variano dai 18.000 ai 28,000 Yen (dipendentemente dalla zona) con bagno e cucina in comune con almeno altre 3 persone.
Incluso nel prezzo, il va sans dire, futon e cuscino che - ovviamente - non vedranno mai l'aria per una rinfrescata !

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Il computer e' stato riparato !

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Dopo una settimana di computer completamente in panne, il genio di mio marito ha ristabilito le attivita’ del nostro MAC ... mi domando perche’ la APPLE non lo assuma ... bah .... i misteri della vita!

Cosi’ abbiamo ripreso da una settimana il nostro via-vai abituale, la scuola e’ gia’ ripartita, ed il tempo ha gia’ cominciato a volgere verso l’autunno.
Il 30 di Agosto i giapponesi saranno chiamati al voto, e pare che, finalmente, dopo 50 anni, siano davvero pronti ad una svolta. Mi affido alle parole del grande Pio d’Emilia, apparse sul numero scorso de L’Espresso, per darvi una visione completa.
Buona lettura.

“Per chi atterra oggi a Tokyo, oramai divenuta la metropoli decisamente più affascinante, sicura e stimolante del mondo, il Giappone sembra essere ancora in corsia di sorpasso. Milioni di macchine senza l’ombra di un graffio circolano incessantemente 24 ore su 24, i negozi sono sempre pieni, treni e metrò sempre in perfetto orario, e i ristoranti, da quello di superlusso all’ultima zupperia , offrono il miglior rapporto prezzo qualità del mondo. Quello che più importa, e che colpisce lo straniero, è che tutto (almeno apparentemente) funziona. Nessuno ti frega, nessuno ti aggredisce: discrezione e gentilezza, quanto meno formale, sono i principi che da sempre regolano la società giapponese. E il tassista che in guanti bianchi cerca disperatamente di capire dove vuoi andare, e che spesso (in genere vengono da province lontane, essendo il mestiere di tassista uno dei più facili da ottenere ma tra i più stressanti da portare avanti) ignora egli stesso la strada, blocca il tassametro mentre studia sul navigatore il percorso migliore per portarti a destinazione. Dove immancabilmente, magari dopo un’ora, ti deposita con tanto di inchini e rifiuto sdegnato ad accettare la benché minima mancia.

Il turista, a questo punto, si chiede, più che legittimamente: ma cosa vanno cianciando i mass media? Chi più ne ha, più ne metta. PIL in picchiata (meno 15,2%, nei primi sei mesi), debito pubblico alle stelle (oltre il 180%, molto superiore a quello dell’Italia), aumento vertiginoso della disoccupazione (5.2%, il dato più alto dal dopoguerra), progressiva, inarrestabile e inaspettata “precarizzazione” del mondo del lavoro e dell’intera società. Due giapponesi su tre non hanno più un lavoro a tempo indeterminato, si sposano (e fanno figli) sempre meno e si suicidano ad un ritmo impressionante: oltre 34 mila l’anno. Uno ogni 15 minuti, più o meno: nel mese di marzo, conclusione dell’anno fiscale giapponese, si sono tolti la vita, in media 100 giapponesi al giorno. Tutto funziona?

Andatelo a dire alla signora Masako Sugita, andata in pensione un paio di anni fa, ma che ancora non ha ricevuto nulla. Mancano i soldi? Ritardi burocratici? Macchè. La signora è una tra i 2 milioni, forse più, di cittadini, per la maggior parte ancora in servizio, che a causa di un errore clamoroso di input dati (forse provocato dal fatto che a suo tempo il governo, per risparmiare sui costi, aveva utilizzato lavoratori part-time cinesi, che leggono i caratteri ideografici in modo diverso e hanno fatto confusione tra nomi e cognomi) non risultano titolari di una “posizione”, nonostante abbiano sempre regolarmente versato i contributi. Viceversa, esistono altrettante “posizioni” intestate a cittadini inesistenti. Il governo, per uscire da questo impasse, ha dovuto spedire una lettera a tutti i cittadini, chiedendo loro di verificare i loro dati e, per accelerare le pratiche, autodichiarare gli anni di lavoro e le retirbuzioni percepite. Incredibile, ma vero. Ma questo è un episodio difficilmente individuabile al turista di passaggio. Al quale tuttavia gli si aprirebbero gli occhi se, dopo e oltre le visite liturgiche al Palazzo Imperiale, allo scintillante centro commerciale della Ginza e agli imponenti quanto rumorosi templi di Kyoto – una delle poche “industrie” esentasse a fare affari d’oro - riuscissero a farsi un giro nei quartieri di Sanya a Tokyo e Kamagasaki a Osaka. Nulla da invidiare agli slums di qualsiasi altra metropoli: migliaia di barboni, vagabondi e senzatetto ammucchiati nei parchi o direttamente sui marciapiede, in balia dei “tekiya”, gli emissari della mafia locale (yakuza) che all’alba fanno il giro del quartiere per “assumere”, a condizioni miserabili e trattandosi fino al 30% della paga, gli “hiatoi”, i lavoratori “giornalieri”. Per carità, il fenomeno non è solo giapponese, ma in Giappone, dove manca il concetto stesso di solidarietà sociale e di assistenza pubblica, e dove le autorità, per impedire ai barboni di rovinare la vista nei parchi, hanno inventato le panchine con il terzo bracciolo, al centro, per impedire ai barboni di sdraiarsi, colpisce un po’ di più. Dopo tutto siamo “ancora” (la Cina è probabilmente destinata a superarla, l’anno prossimo) nella seconda potenza economica del mondo. Una potenza che dal dopoguerra ad oggi ha stupito il mondo intero per l’imponenza e la velocità della sua crescita. Ma che oggi sembra bloccata, incapace di reagire ai colpi della recessione e alla crisi “globale”. Invecchiata e rassegnata nello spirito, oltre che nell’età media della popolazione.

Un paese dove corruzione, sprechi, ignoranza e arroganza della classe politica (spesso comparata a quella italiana, ma favorita nella sua impunità dalla mancanza di una magistratura davvero indipendente ed autonoma e dalla discrezionalità dell’azione penale) hanno provocato negli anni una situazione paradossale. Mentre il GNP (prodotto nazionale lordo) continua ad essere il secondo del mondo (pari a quello di Cina e India messe assieme) i giapponesi diventano sempre più poveri. Lo dimostra il fattore Gini, usato per misurare la “povertà relativa” dei vari paesi. Fino agli anni ’80, il Giappone era in corsia di sorpasso, con il coefficiente di “sperequazione” tra i più bassi del mondo, attorno al 18, ai livelli di Svzia, Danimarca e Norvegia. Poi è iniziato a calare. Oggi è precitato a 29.5, molto vicino a quello dell’Italia, che registra il 36.5, tra i più alti dell’Europa e oramai prossimo a quello degli USA (40.8) da sempre considerati il simbolo della disuguaglianza sociale. Del resto per rendersi conto del divario e della rinascita delle “classi” (in via di estinzione quella “media”, in aumento super-ricchi e poveeracci) basta uscire dal centro delle grandi metropoli e farsi un giro nelle periferie, che lo scrittore Masahiko Shimada, autore di un inquietante romanzo sul suicidio di “classe” (“Jiyushikei”, “Libera condanna a morte”) ha definito “quanto di più alienante possa produrre una società ricca e industrialmente avanzata”. O, meglio ancora, andare in giro per le province interne, dall’isola settentrionale di Hokkaido, il “mezzogiorno” del Giappone, alle campagne abbandonate del Tohoku, alle zone montagnose del centro di Honshu, che i giapponesi chiamano “Alpi”. Ovunque, lo stesso, depresso, panorama: strade statali intasate, “combini” (piccoli supermarket aperti 24 ore su 24), orribili cartelloni pubblicitari stile Texas, alberghi a ore. Persino a Kamikochi e Karuizawa, “perle” del turismo invernale, a parte i ben nascosti chalet dei VIP, trionfano i materiali poveri e inquinanti: plastica e alluminio. Gli stupendi paesaggi descritti dal compianto Fosco Maraini, nel corso dei suoi numerosi viaggi in Giappone sono oramai scomparsi dietro opere pubbliche mostruose e inutili e a milioni di distributori automatici che vendono di tutto, da slip e calzini a zuppe istantanee. Quello che Maraini temeva, è stato realizzato a tempo di record. Se siete rimasti ammaliati da “Stile Giappone” di Giancarlo Calza, meraviglioso manuale del Giappone che fu, leggetevi “Il Giappone e la gloria” di Alex Kerr, per capire come l’Impero si sia suicidato.

Il Giappone, si dirà, è tuttavia ancora l’impero della tecnologia, dell’ingegneria applicata, delle “invenzioni”. Innegabile. La Toto, colosso locale dei prodotti sanitari e inventrice dei famosi washlet, i WC integrati che oltre alle funzioni di bidet e asciugatoi offrono ogni sorta di funzione, dall’analisi delle urine ad una selezione musicale “stimolante” ha annunciato poche settimane fa la “tavoletta ecologica”. Ad ogni azione dello sciacquone, si “ricarica”, grazie ad una microdinamo incorporata. Fondamentale, per salvare il pianeta. Pare sia molto gradita agli uomini “erbivori”, curiosa definizione che una famosa sociologa ha affibbiato ai `nuovi` maschi indigeni, `demotivati` e depressi, non più interessati al sesso e alla carriera, intimiditi dalle donne (sempre più aggressive e “carnivore”) . Segni distintivi? Aspetto ben curato, visite regolari a parrucchiere e manicure. Qualcuno indossa perfino il reggiseno (modelli speciali, in vendita nei department store) , che dà `sicurezza`. E quando fanno pipì, tendono a sedersi.

Insomma, non è un paese in forma quello che la Balena Gialla, il partito liberaldemocratico che dal dopoguerra ha regnato più o meno ininterrottamente, lascia in eredità a Yukio Hatoyama, leader del partito democratico e probabile prossimo premier del Giappone (vedi intervista) . Il conto alla rovescia del “seiken kotai”, come i giapponesi chiamano il “cambio di potere”, più volte iniziato e poi miseramente interrotto come i razzi che i cuginetti nordcoreani continuano a lanciare sopra i cieli di una potenza che non sa chiedere scusa per il passato e stenta a immaginare il proprio futuro, sembra oramai inarrestabile. I democratici non hanno nemmeno avuto bisogno di costruire “desistenze” formali o sottobanco con i comunisti – come a suo tempo (fine anni ’90) gli emissari di Prodi avevano loro suggerito, attraverso un intenso scambio di visite e consulenze che portarono alla creazione di una sorta di `Ulivo a mandorla`. Non ce n’è più bisogno: anche se il PC è dato in ascesa e potrebbe diventare la terza forza poltica del paese, secondo tutti i sondaggi, e grazie alla pessima performance dell’attuale premier Taro Aso, tra i più “antipatici” e arroganti apparsi nel dopoguerra, i democratici si avviano ad un trionfo elettorale senza precedenti, che permetterà loro di governare da soli (a parte un ministero `ad personam`promesso al minuscolo partito socialdemocratico) e di spazzare via dal potere, forse per sempre, non solo la Balena Gialla, ma anche il bizzarro quanto vorace, in termini di poltrone, braccio politico della Soka Gakkai, il partito Komei.

Ma basterà il cambio di governo (meglio sarebbe dire, di partito al governo) a frenare la caduta del Giappone, a far ripartire la sua economia e, soprattutto, a ritagliarsi finalmente un ruolo politico regionale e internazionale, che vada aldilà di quello, decisamente limitato e inadeguato al suo status economico, di fedele vassallo degli Stati Uniti? In altre parole, il Giappone andrà “a sinistra”?

“Il Giappone è un paese conservatore – spiega Minoru Morita, uno dei più autorevoli commentatori politici locali – e la cosiddetta alternativa di governo non sarebbe stata possibile se il PD esprimesse una frattura netta con il passato. Paradossalmente, il cambio di governo è possibile oggi solo perché il Partito Democratico, sbarazzatosi delle componenti più radicali, offre la possibilità di un ricambio formale, ma garantendo una certa continuità. Soprattutto in politica estera”. Shoichiro Tawara, ex leader del mitico e violentissimo Zengakuren, il movimento studentesco giapponese e oggi popolare anchorman di “Sunday Project”, sorta di Porta a Porta locale, rincara la dose: “Siamo messi talmente male che voteremo tutti per il PD, senza renderci conto che aldilà di qualche promessa demagogica, come il sussidio per i figli e l’abolizione dei pedaggi autostradali, non faremo altro che passare da una dinastia all’altra”.

Tawara non ha tutti i torti. Il 70% dei deputati e senatori che dieci anni fa hanno fondato il partito democratico provengono, chi per un motivo chi per l’altro, dalla Balena Gialla. Compreso Yukio Hatoyama. Che come l’attuale premier Taro Aso rappresenta una delle dinastie politiche più longeve ed influenti, dinastie che l’ex leader del partito, Ichiro Ozawa (costretto alle dimissioni dopo l’arresto del suo segretario amministrativo) aveva pubblicamente promesso di “estinguere” proponendo un progetto di legge (oggi abbandonato) che avrebbe impedito a figli e nipoti di deputati e senatori di candidarsi. Oggi, un terzo dei parlamentari in Giappone è “figlio o nipote d’arte”, e la percentuale sale a due terzi per quanto riguarda i ministri. E se l’attuale premier Aso vanta parentele (acquisite) con la Casa Imperiale e discende, forse con meno vanto, da una delle famiglie più potenti del Kyushu (nelle miniere di famiglia, durante la guerra, venivano usati come veri e propri schiavi prigionieri di guerra cinesi, coreani e anche australiani. Ad uno di questi, l’ottantenne Frederick Coombs, giunto un mese fa in Giappone per chiedere un risarcimento e soprattutto le scuse ufficiali il premier ha risposto che all’epoca dei fatti aveva 5 anni e giocava a nascondino), Yukio Hatoyama vanta un pedigree di tutto rispetto, da far impallidire i Kennedy (ovviamente, “amici di famiglia”) . Il bisnonno di Yukio fu speaker del primo parlamento democratico del Giappone, il nonno, Ichiro, “graziato” dalle truppe di occupazione, è stato premier del Giappone nell’immediato dopoguerra, mentre il padre non è riuscito ad andare aldilà di ministro degli esteri. In compenso, sposò l’erede dell’impero Ishibashi, più noto in Occidente sotto il nome di Bridgestone. E non mancano le “pecore nere”. Il fratello minore Kunio, noto per i suoi commenti razzisti alla Le Pen e rientrato del ventre della Balena Gialla dopo aver girovagato in un paio di partiti minori, si è distinto, nel penultimo governo, come il ministro della giustizia più forcaiolo del dopoguerra, avendo firmato di suo pugno, e pubblicamente vantandonesene, ben 17 ordini di impiccagione. Una questione, quella della pena di morte, che purtroppo neanche il fratello “illuminato” e probabile nuovo premier del Giappone, Yukio, ha per ora intenzione di affrontare in modo deciso. Privatamente, ha più volte espresso la sua contrarietà. Ma sarà difficile che, quanto meno all’inizio del suo mandato, abbia il coraggio di esprimersi pubblicamente e aderire, quanto meno, alla moratoria internazionale.”

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Avrei voluto ...

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Avrei voluto scrivere che e' nato questo cucciolo di rinoceronte nero allo Zoo di Ueno a Tokyo.
Avrei voluto scrivere che
Marica ed Alessio si trasferiranno a Tokyo da Milano fra pochi giorni .
Avrei voluto scrivere che l'estate a Tokyo e' micidiale e che vengo in Italia per 2 mesi.
Ma, in questi giorni sembra che tutti ce l'abbiano con i gay. E per quanto tanti dicano "non importa, non fa differenza", molti ancora hanno comportamenti discriminanti.
Ma, in questi giorni sembra che tutte le donne siano "zoccole". E per quanto ci siano altre che non lo sono, la matrice zoccola ce la troviamo stampata in fronte, tutte.
Per quante zoccole ci sono, ci sono anche tanti emeriti imbecilli (giusto per non andare giu' pesante con gli aggettivi) che con queste zoccole ci vanno, credendo che un'erezione sia sinonimo di "maschio" . Laddove non arriva l'intelligenza, arriva un corpo oggetto di desideri primordiali. Laddove non arriva piu' la natura, arriva il Viagra. E' un mercato che svilisce l'intelligenza umana, la meritocrazia e l'etica. Per tanti uomini che accettano una societa' fatta di persone con diversi gusti sessuali, ce ne sono altrettanti che queste persone le discriminano, per poi confondersi con loro fra le frasche alle Cascine per del sesso orale o anale a pagamento che le mogli non concedono loro.
Avrei voluto scrivere del cucciolo di rinoceronte, di Marica ed Alessio e dell'estate a Tokyo ... avrei voluto scrivere di cose frivole prima di partire per le vacanze, ma vedendo certi scenari il cuore mi si appesantisce e la testa si riempie di pensieri .... per i miei figli, perche' avrei voluto consegnar loro un mondo di uguaglianza e di rispetto.



BUONE VACANZE A TUTTI!
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Solo ... in Giappone

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Ieri ho deciso di farmi un giro a Futakotamagawa, un piccolo quartiere di Tokyo proprio al confine con Kawasaki. Trovo parcheggio in uno dei migliaia di parcheggi a pagamento (qua senza pagare e senza riempire moduli, non si puo' nemmeno respirare ...), metto la mia bella Mazda MPV nel senso canonico, cioe' con il muso in direzione partenza, e me ne vado in giro a curiosare, annusare ad osservare.
Quando un paio d'ore dopo ritorno al parcheggio, accanto alla mia macchina c'e' una Toyota bianca con il motore acceso. Ho pensato ci fosse qualche rappresentante a dormire, come fanno di solito dopo la pausa pranzo...ma non e' cosi'. Sento abbaiare, mi avvicino ad un finestrino e vedo 2 cagnetti simil chihuaha, ma piu' pelosi, (brutti da morire) saltare da una poltrona all'altra, super eccitati. Finestrini chiusi, ma motore ed aria condizionata accesi. La padrona, probabilmente affaccendata in altre faccende poco cinofile, li aveva lasciati in macchina, chiusi, fermi in un parcheggio, senza ricircolo d'aria, ma con una temperatura perfetta e chiavi nel cruscotto, caso mai i cagnetti non se ne fossero voluti andare un po' in giro.

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Il pranzo e' servito

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Avete voglia di sushi, ma non avete la risiera, e non sapete formare quei perfetti "fagottini"? Bene, problema risolto. Il Giappone - sempre all'avanguardia nelle tecnologie androidi-simil-umane ha dedicato una fiera, che si tiene in questi giorni al Tokyo - Big - Sight, a questi nuovi robots.
Il tocco delicato della mano di silicone di questo robot M-430iA riesce a preparare sushi, dalle forme straordinariamente perfette per poi adagiarli, come nella migliore tradizione, su piatti di legno.

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Gundam

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A 30 anni dal primo episodio di Gundam, a Tokyo il celeberrimo robot e' stato esposto in un parco della citta'. Migliaia di quarantenni si sono riversati al parco per rivivere le emozioni della prima adolescenza, mentre i bambini estasiati dalla nuova Gundam-mania, che si e' diffusa in citta' ed in tutto il Giappone, hanno chiesto ai loro genitori i nuovi Gundam-gadgets disponibili dalla scorsa domenica in tutti i negozi di giocattoli!

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Inquinamento Elettromagnetico

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Gli orizzonti giapponesi sono tutti "deturpati" dai fili dell'alta tensione che si intrecciano sulle nostre teste quasi ad altezza uomo.
Nelle stradine residenziali, si riesce persino a sentire il rumore dell'energia che scorre, facendo di Tokyo una delle citta' con il piu' alto tasso di inquinamento elettromagnetico.
La spiegazione e' sempre quella, i fili dell'alta-tensione sono tenuti relativamente bassi a causa della natura sismica del territorio. Fermo restando che possa essere una ragione plausibile, devono per forza attraversare gli alberi, con il pericolo di un piu' probabile incendio?

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Romanticismo giapponese

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Ci saranno delle ragioni socio-politiche per cui il Giappone e' carente di idee. Sicuramente forte delle collettivita', a scapito dell'individualita', ha molte piu' chanches di sopravvivere in momenti di crisi, ma proprio in momenti di crisi nessuno -con estro, con genio- da' il fatidico colpo di reni per risalire.
La disoccupazione e' salita al 5%, massimo storico degli ultimi 5 anni - si legge-, ma considerando che il mondo femminile ha un ridottissimo impiego lavorativo, la situazione -ribaltata sui parametri di una qualsiasi societa' occidentale-, appare molto piu' grave del fatidico 5%.
Il "circolo" impiegatizio fatto appunto di soli uomini si distingue per l'abbigliamento: nero. Vestito nero, camicia bianca, scarpe nere. Camminano in gruppo all'ora di pranzo, all'uscita dall'ufficio, all'ingresso dei bar in un sinuoso andamento quasi funereo. Vederne dei gruppi mette quasi ansia, ma loro -in gruppo- si sentono felici, perche' appartengono ad un'identita' sociale: tutti con le stesse abitudine, le stesse fantasie, gli stessi sogni.
Mai come in Giappone l'idea romantica di nazione ha preso campo, dove tutto quello che viene da fuori e' "estraneo" e mai considerato parte integrante, perche' diverso, appunto. Anche il pessimismo cosmico abita qua: convivere con terremoti e tsunami ha fatto si' che questo popolo accettasse con rassegnazione la caducita' della vita, considerando il suicidio (seppuku) un'alta forma di espiazione. Poche emozioni, ma vissute con pathos, con forza travolgente come la magnitudo di un terremoto, come la potenza delle onde di uno tsunami.
Ed allora, viene spontaneo chiedersi se quest'inversione di tendenza nelle giovani generazioni di tenersi per mano, abbracciarsi per la strada, scambiarsi baci in pubblico non sia l'inizio di una crisi d'identita' di questo paese, che ha fatto del pudore dei sentimenti la propria bandiera.
E se e' vero che la storia e' ciclica, forse ci stiamo preparando di nuovo al Super-Uomo! Nietzsche docet.

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Gusto

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Qualche anno fa avevo letto in una rivista di viaggi, che i paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono gli unici al mondo ad avere gusto. Gusto per il cibo e le spezie, per l'architettura ed i colori, per le stoffe ed i vestiti. Li' per li' la notizia mi era passata inosservata, ma dopo qualche anno passato in Giappone e vivendo in una comunita' decisamente internazionale, mai frase fu piu' azzeccata.
A parte l'assoluta assenza di gusto in fatto di moda e di estetica in generale che accomuna tutto il mondo ad eccezione dell'area mediterranea, appunto, le note piu' dolenti arrivano quando si parla di cibo.
In quanto a palato, pare che tutti abbiano perso sia le papille gustative che un certo senso di discernimento, confondendo, come si dice a Firenze, il culo con le 40 ore.
Il Japan Times offre una rubrica guida per pubblicizzare nuovi locali in citta'. Il giornalista Robbie Swinnerton si da' un gran da fare a cercare nuovi ristoranti o ritrovi piu' o meno mangerecci, ma seguire i suoi consigli e' come rinunciare ad avere le papille gustative, appunto.
Ogni suo consiglio (del resto e' anglosassone ...) va evitato come la peste bubbonica, quello che per lui e' buono, per noi non raggiunge nemmeno la sufficienza e quello che supera l'eccellenza, per noi e' quasi commestibile.
Mi domando quando e' stato assunto sul proprio C.V. cosa ci fosse scritto, perche' aspettare di sapere dove andare a cena con i suggerimenti di Swinnerton e' come commettere suicidio.
Che gli inglesi continuino a fare musica, a scrivere libri, a speculare ed a preoccuparsi della regina e del tempo, che al cibo ci pensiamo noi!

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Mal di Testa ? Nevralgie ? C'e' l'ospedale

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Il sistema sanitario giapponese si basa sull'ospedalizzazione.
Mal di testa? Nevralgia? Raffreddore? Il medico condotto non esiste, ci si deve presentare direttamente all'ospedale. Avete bambini malati, con febbri inverosimili, oppure in preda ad una malattia infettiva ? non dovete far altro che saltare in macchina ed andare all'ospedale piu' vicino, magari - durante il tragitto - cercate pure di diffondere ben bene tutto il virus, cosi' che tutta la citta' possa essere infettata, ed il gioco e' fatto!
A loro credito, pero' il fatto che le spese sono sostenibili, che c'e' sempre un posto letto e che comunque vada un check-up completo viene sempre fatto. Del resto e' o no il paese del servizio?

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News

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Dal Japan Times di oggi.

A FedEx cargo plane with a pilot and co-pilot aboard crash-landed and burst into flames early Monday morning at Narita International Airport,
spacer east of Tokyo, killing both crew members, according to airport and police officials.
Transport ministry and other investigators believe the accident was partly caused by strong winds buffeting the MD-11 aircraft as it attempted to land at around 6:50 a.m. Winds of up to 72 kpm per hour were blowing in the vicinity of the airport at the time.
The aircraft, Flight 80 from Guangzhou, China, had flammable liquid aboard, according to the Land, Infrastructure, Transport and Tourism Ministry. It took about two hours for firefighters to extinguish the blaze.
Two men were rescued from the cockpit at around 8 a.m. but were confirmed dead, the Chiba prefectural police said. The police are trying to confirm the identities of the two, who are believed to be Kevin Kyle Mosley, 54, the pilot, and Anthony Stephen Pino, 49, the co-pilot — both U.S. citizens.
It is the first fatal aircraft accident at Narita airport since it opened in 1978, except for a fatal air turbulence accident that occurred during flight, according to the airport operating company.
Video footage showed the plane touching down on its rear wheels and its nose hitting the runway as if slammed down.
The plane bounced and its left wing hit the ground, bursting into flames. The plane then flipped over and veered off the runway with flames exploding from the center of the fuselage.
A local observatory said it had notified airline companies
spacer and related entities of the possibility of the occurrence of wind shear — a condition in which wind speed and direction suddenly change — after the weather became rough on Sunday evening.

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La storia insegna

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Si dice, che se ci si vuole rialzare davvero, si debba toccare il fondo e da li', prima di sprofondare nella melma, con un magistrale colpo di reni, riusciamo a rivedere una luce in fondo al tunnel.
E' opinione comune, che uno dei motivi per cui l'economia giapponese non e' mai realmente ripartita "alla grande" sia dovuto al fatto che non abbia mai realmente toccato il fondo, non abbia mai visto la gente morire di fame, non abbia mai avuto tanta gente disoccupata.
Il Giappone conta circa 130 milioni di abitanti, con un livello attuale di disoccupazione poco superiore al 4%, che per noi e' quasi una "barzelletta".
Esperti del mestiere e luminari dell'economia in genere, asseriscono che il management giapponese non sia "attrezzato" per start-up e momenti di difficolta', ma che sia estremente efficace nei consolidamenti.
Francamente, non ci e' poi tanto difficile capirlo. il Giappone soffre di mancanza d'individualismo, soffre di mancanza d'estro, ma e' indiscutibilmente leader dell'essere squadra, fare gruppo per il raggiungimento di un unico scopo.
Insomma, la storia insegna. Facciamo un passo indietro di 60 anni, fra i paesi della Triplice Alleanza, in Italia si ebbe la Resistenza, in Germania si ebbero tentativi di assassinare Hitler, qualcuno comincio' a dubitare della diabolica attuazione di sterminio di un popolo (Schindler), in Giappone no. Nessuno mai prese in considerazione il fatto che il piano di conquistare il mondo e di governarlo potesse essere sbagliato, o che, in seguito, potessero realmente aver perso la guerra. Ci fu bisogno di ben 2 bombe atomiche, per far arrendere il Giappone, rendendolo, in qualche modo complice, delle morti di Hiroshima e Nagasaki.
Quello che manca a questo paese, ed e' un'opinione del tutto personale, e' un po' di autocritica, un po' di umilta' ed un po' di sinistra.
Per DNA, i giapponesi mai mettono in discussione, una legge, una decisione superiore, un ordine. Un ordine ricevuto e' un impegno a cui non possono sottrarsi, lo recepiscono come un bene superiore che, anche a costo della loro vita, va portato a compimento.
Cogito ergo sum per loro e' - probabilmente- solo uno strano scioglilingua, e questo schiacciamento del loro IO, spesso, porta inevitabilmente al suicidio: uno ogni 15 minuti.
Ed ancora, la storia insegna. Il Giappone e' Asia solo per un fatto meramente geografico, ma non ha nulla a che vedere con Cina, Corea, Vietnam o Indonesia. Grazie o per colpa della Seconda Guerra Mondiale, il Giappone e' diventato una sorta di occidente con gli occhi a mandorla, facendolo peccare di presunzione nei confronti dei paesi vicini. Un giapponese e' un giapponese, non un asiatico e con gli asiatici -mediamente- non vuole avere nulla a che spartire. L'immigrazione viene considerata ancora una minaccia: i giapponesi, in treno, difficilmente si siederanno accanto ad uno straniero. Anni di shogunati e di impero hanno fatto del Giappone uno dei paesi piu' conservatori al mondo,(la storia della piccola Aiko che non potra' salire al trono perche' "femmina" dovrebbe far riflettere a lungo), e poco sensibili alle cause dei piu' deboli. Vero e' che fino a qualche tempo fa, prima che la crisi attanagliasse il mondo, di poveri ce n'erano pochi, ma il mondo non e' fatto solo di poveri, e' fatto anche di persone che si sentono inadeguate, disadatte, che soffrono una societa' che non li vede come individui, ma solo come un tutt'uno con la massa.
Il Governo giapponese a fronte dell'alto tasso di suicidi ha preso misure "materiali": pensiline dei treni chiuse, finestre degli alberghi sigillate, telecamere ovunque ... ma non ha messo mai una volta in discussione il sistema socio-etico-comportamentale, e non si e' mai chiesto, quali siano i veri mali che distruggono una popolazione apparentemente felice, disponibile e sorridente ma terribilmente "sofferente" , e continua inesorabile nel suo arroccamento sempre piu' lontano dalla gente: quella gente che serve nella misura in cui e' gruppo e forza. Se qualcuno questa forza non ce l'ha allora e' bene che si faccia da parte, perche' non serve.
E, shoganai,ne!

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Ricordi di Guerra

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Un ex soldato americano, adesso 84enne, ha deciso di restituire gli effetti personali di Matsuji Takekawa morto a 37 anni nella battaglia di Iwojima, alle figlie che adesso vivono nel New Jersey.
Fra gli effetti personali, una foto della seconda figlia Yoko Takekawa, adesso 64enne, nel suo 100 giorno di vita.
Nonostante le richieste dei musei, il sig. Hobbs ha conservato per tutti questi anni le foto e le buste, per restituirle, un giorno, ai legittimi parenti .
E la perseveranza e' stata premiata
.

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Perditempo

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Avete tempo da perdere, ogni giorno per tutti i giorni dell'anno ? Tokyo fa il caso vostro.
Non lasciatevi abbagliare dal flusso di umanita' agli incroci o nelle stazioni, non lasciatevi influenzare dalle corse pazze per prendere un treno affollato, quando 5 minuti dopo ne arriva un altro per la stessa destinazione: il Giappone non e' un paese che va di fretta.
Il traffico e' lento, i negozianti sono lenti, incartare un pacco regalo e' lento, preparare un espresso e' lento.
Questo e' il paese dei dettagli, quanto tempo occorra non importa, ma i anche i minimi dettagli devono essere perfetti.
Ed il tempo scorre inesorabile.
Mentre aspettano in fila, ligi nella corsia di mezzo, a 35 all'ora mentre le altre due corsie sono quasi deserte, gli uomini si fanno la barba, si tagliano le unghie, leggono il giornale, mandano le mails e guardano il telegiornale. Le donne invece si fanno maschere facciali, si danno lo smalto, si passano il vapore per aprire i pori della pelle e si rifiniscono le sopracciglia.
E' cosi' interessante guardarli, mentre loro non guardano, e non guardano mai, ma continuano imperterriti nelle loro faccende, ed allora ti domandi, se si rendano davvero conto che, la loro vita sfuma in attesa di qualcosa che arrivi, senza che loro la vedano.

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Bice

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Cala la sera. La baia di Tokyo s'illumina, insieme al Rainbow Bridge, alla Tokyo Tower, a Roppongi Hills e via via, con un susseguirsi d'accensioni quasi impercettibile, tutti i vari piccoli "quartieri", che la formano, acquisiscono un sapore diverso. Tokyo di giorno non ha "stile", e' sgraziata nelle forme e nei colori, ma di sera e' uno scenario mozzafiato.
Uno dei luoghi sacri per assaporare, fra un primo ed un secondo e dell'ottimo vino, questo spettacolo by night, e' il ristorante Bice, al 47mo piano del Caretta Building a Shiodome.
La vista ed il cibo valgono il conto.

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E' giusto tutto cio' ??

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Premetto che questa vuole essere una provocazione. Premetto che questo e' un paese maschilista, che ha permesso l'introduzione e la distribuzione del Viagra con un'autorizzazione del Ministero della Sanita' che ha preso solo tre giorni e che crede ancora che il miglior metodo anticoncezionale sia l'aborto. Premetto che questo e' il paese dove le donne sono al 90% laureate, ma non hanno un lavoro. Premetto che le donne, in occasioni ufficiali, (tipo cene di lavoro del marito) non sono tenute a commentare, a dissentire, ne' a parlare.
Premesso questo, vi allego l'articolo apparso oggi sul Japan Times riguardo una signora americana, violentata da un soldato americano vicino alla Base americana di Yokosuka, e che dalla polizia giapponese ha ricevuto "la seconda violenza".

Around the nondescript Tokyo suburb where she lives with her three children, Jane is a well-known face. Foreign in an area crowded with Japanese, she has taught English for years here among neighbors who greet her warmly on the street. Few know that her life is consumed by a fight against one of the world's most powerful military alliances, and a secret agreement that she says allows its crimes to go unpunished.
In a room cluttered with the detritus of her seven-year struggle she tells her story, which begins with a violent sexual assault. On April 6, 2002, Jane was raped by American sailor Bloke T. Deans in a car park near the U.S. Yokosuka Naval Base southwest of Tokyo. Shocked and bleeding, she ended up in the small hours inside the local police station, where what she calls her second violation began.
During a 12-hour interview with a team of male cops that stretched into the middle of the next day, she was "mocked," refused food, medical aid and water, and treated like a criminal. Her demands for a container for her urine, which she believed contained the sperm of her attacker, were ignored until, crying with rage and frustration, she says she flushed the evidence of her rape down the station toilet. Then she was taken back to the car park, where she was forced to re-enact the assault for police cameras.
Her ordeal was bad enough to be branded "one of the worst cases of police re-victimization I have ever seen" by John Dussich, President of the World Society for Victimology, but it was in some ways just beginning. Deans was quickly found nearby, aboard the giant U.S. aircraft carrier Kitty Hawk, then, for reasons that remain murky, released. He was demobbed and slipped out of Japan, under the protection, believes Jane, of the military and perhaps the Japanese authorities. He lives today as a civilian in the U.S. city of Milwaukee.
"The military deliberately discharged Deans knowing full well that there were charges against him," she says, drawing on the first of several cigarettes. She believes that Deans was let go to spare the U.S. Navy and its Japanese host embarrassment, forcing her to track him across America. "I'm not ever going to give up until justice is served, and that will happen when Deans faces me in court."
Jane is one of hundreds of women assaulted by U.S. military personnel annually around the world, including in Japan, which is home to over 80 American bases and about 33,000 troops. The dense military presence is blamed for over 200,000 mostly off-duty crimes since the Japan-America Security Alliance was created in the early 1950s.
The bulk are petty offenses, but in one of the most notorious cases, a 12-year-old schoolgirl was raped and left for dead by three U.S. serviceman on the southern island of Okinawa, reluctant home to the bulk of U.S. military facilities in Japan. That 1995 crime shook the half-century alliance, sparking huge anti-US rallies and cries of "never again." The pleas were ignored: Last year a 14-year-old was raped by a U.S. Marine, one of several similar assaults against Japanese and Filipino women.
Protests forced the U.S. military recently to set up a "sexual assault prevention unit." Opponents say, however, that the incidents are an inevitable consequence of transplanting young and often traumatized trained killers (many of the soldiers are veterans of the Iraq and Afghanistan wars) among a local population they neither know nor respect. "There will be no peace here until the military is gone," says Okinawa anti-base campaigner Rev. Natsume Taira.
Tensions between locals and the military are exacerbated by extraterritorial rights enjoyed by US personnel under the Status of Forces Agreement, which often allows them to avoid arrest for minor and sometimes even serious crimes. The agreement was reinforced by a recently uncovered deal between Washington and Tokyo to secretly waive jurisdiction against U.S. soldiers in all but the most serious crimes, according to researcher Shoji Niihara. "This is despite the fact that both governments declared openly that Japan would have prime judicial rights of all off-duty crimes by U.S. soldiers (here)," he explains. The aim, Niihara believes, was to protect the reputation of the American military, which is underwritten by the Japanese government to the tune of about $2 billion a year.
Under pressure, however, from increasingly angry citizens, Japan has toughened its response to crimes by off-duty American soldiers. In 2006, Kitty Hawk airman Oliver Reese Jr. was sentenced to life imprisonment in a Japanese court for a robbery-murder, also in Yokosuka. The court heard that Reese repeatedly stomped on the head and body of Yoshie Sato, 56, rupturing her liver and kidney after she refused to hand over ¥15,000. He spent the money on a sex show.
Sato's fiance, Masanori Yamazaki, who was initially treated as a suspect in the murder, welcomes the conviction but argues that Reese was given preferential treatment. "He was eligible for the death penalty but it wasn't considered." Yamazaki is angry at the failure to crack down on military crimes. "I believe that in trying to protect the Japan-U.S. alliance, the government is not protecting its citizens."
Last year, bureaucrats from Japan's Ministry of Defense offered Yamazaki a blank check as compensation for Sato's death. "They told me to fill in the amount I wanted. But they were going to demand the money from Reese's family. U.S. military personnel are poor people. It is the Japanese government that loans them the land and the U.S. military that employs them. They are to blame but they have absolutely no sense of responsibility."
The offer of what some victims call "shut-up money" was made to Jane too, this time from a fund used by the Defense Ministry to compensate the victims of U.S. military crimes in Japan. The ¥3 million check equaled the unpaid amount awarded by a Tokyo civil court, which convicted her attacker in his absence in 2004. In search of further retribution, Jane sued her police tormentors, fighting all the way to an appeal in the Tokyo High Court, which ruled against her in December. She is liable for all legal costs.
"The financial and emotional burdens have been enormous," she admits, adding that she has repeatedly faced eviction from her house, and even postponed Christmas. "With my posttraumatic stress disorder, I've lost a lot of students as well. But at what point do you say, 'I don't care anymore'? I just can't do that." Lest she forgets why she is fighting, a poster of Deans captioned "Wanted for Rape" sits inches away.
In an effort to publicize her case, and banish some ghosts, she has just written a book about her experience. Due for publication in April, the title comes from something a rape victim on Okinawa told Jane after she gave a speech there to an anti-base rally. "She said, 'I'm going to live my life from today.' That moved me." She continues to write letters to Japanese and U.S. politicians, including President Barack Obama, demanding they extradite her assailant and shine a light into a small but dark corner of the Pacific alliance.
"My No. 1 priority is getting Deans on trial, but I'd also like to think that if I can help one person by somehow turning this horrific experience into something positive, it will be worth it.
"You know, I was guilty until I could prove myself innocent; he is innocent until I can prove him guilty. How fair is that?"

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Le Quattro Casalighe di Tokyo

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Le Quattro Casalinghe di Tokyo (o OUT nella versione in inglese) di Natsuo Kirino e' un libro interessante, che da' un'ampia visione della vita familiare vista con gli occhi di 4 donne diverse.
Vite piene di difficolta', ingiustizie, soprusi e violenze: terribilmente vero, da far star male, questo libro e' un'arma indispensabile per entrare appieno nella mentalita' giapponese.


"Si spogliò osservando l'acqua che riempiva troppo lentamente la vasca, scese il basso gradino e fece una doccia in piedi. Si ricordò di come la notte prima, nel bagno dello stabilimento, aveva cercato di eliminare più in fretta possibile ogni traccia di Kazuo Miyamori dal proprio corpo. E poi aveva dovuto dissezionare quello di Kenji, completamente immersa nel suo sangue, i frammenti di pelle, carne e ossa che si insinuavano sotto le unghie. Tuttavia riusciva a pensare solo alle tracce di Kazuo Miyamori, e voleva lavarle via un'altra volta. Sotto lo scroscio della doccia ripensò alle parole di Yoshie: «Vivi e morti sono tutti uguali», e annuì. Un cadavere è ripugnante, ma non si muove. Mentre Kazuo avrebbe potuto cambiare la sua vita. Sì, i vivi procuravano più fastidi dei morti."

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L'ultimo samba di Pio d'Emilia

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Questo pezzo, pubblicato da Pio d'Emilia, ed e' dedicato a tutti quelli che credono (incluso mio amico "anonimo") che la solidarieta' porti solo "m..da"!

Buona lettura a tutti.

HAMAMATSU
Stazione di Hamamatsu, 150 chilometri da Tokyo, un sabato sera.
Centinaiadi barboni stanno sistemando,ordinatamente, come ogni sera, gli scatoloni dove sono costretti a passare la notte.In Giappone è vietato dormire all’addiaccio e persino in macchina, nei parcheggi.Si rischia l’arresto,per vagabondaggio. Ma a nessun poliziotto, di questi tempi,salta in testa di far applicare la legge. Gli scatoloni aumentano giorno dopo giorno, e cominciano ad arrivare anche le nuove generazioni. Non più vecchietti senza speranza, ma uomini e donne di mezza età, persino qualche ventenne. Lentamente, alle nove in punto, i vecchi e nuovi «avanzi» dell’ultimo Impero si incamminano verso una specie di piazzola dove di giorno la gente si raduna per fumare.Già, perché ad Hamamatsu l’amministrazione municipale, che non riesce a trovare un tetto e un’occupazione a migliaia di poveracci espulsi dal
circolo produttivo, ha vietato di fumare all’aperto. Qui invece tutti, ma proprio tutti, fumano, ciascuno con il proprio portacenere personale, nessuno butta per terra una cicca.Barboni, derelitti, ma pur sempre giapponesi, educati e gentili. A chi, come noi, arriva qui per fotografarli, riprenderli, intervistarli rispondono con gentilezza e disponibilità: chiedono solo di non essere riprendi di faccia, a meno che non si tratti di media stranieri. Molti hanno una famiglia, una moglie, dei figli.
Che magari non sanno la fine che hanno fatto. Magari pensano che si siano suicidati, una soluzione molto diffusa (35milal’anno, uno ogni15minuti) e più che
dignitosa, socialmente, oltre che redditizia. Le assicurazioni pagano anche in caso di suicidio e, con una buona polizza, se ti suicidi almeno consenti alla tua fa-
miglia di vivere dignitosamente. Seresti in vita,vivi nel degrado. Qualcuno di questi magari ci stapensando, altri si accontentanodi fare johatsu, «evaporare». Lo fanno in trentamila, ogni anno.Se le cose si mettono male, spariscono, cambiano nome. In Giappone non esistono documenti di indentità obbligatori:
basta stampare un bigliettino da visita e comportarsi bene, e nessuno ti chiede, stato di nascita,codice fiscale, precedenti penali. Il lavoro lo trovi. O meglio, lo trovavi. «Lavoravo di giorno in fabbrica, di notte in un combini (piccoli supermarketd aperti 24 su 24n.d.r.)–ci racconta Yoshiaki,35anni,uno dei più giovani –avevo una ragazza e dividevamo un appartamento. Poi le cose sono precipitate. Prima ho perso il lavoro in fabbrica, poi anche quello serale. La mia ragazzasi è trovata un altro e mi ha sbattuto fuori casa. A casa non posso e non voglio tornarci. Per ora sono qui, ma spero di ritrovare lavoro presto e d'andarmene». Nel frattempo,Yoshiaki si mette in fila come tutti gli altri, ordinati esilenziosi, ciascuno avvolto nella sua disperata solitudine, in attesa del pasto caldo.
Ad organizzare la distribuzione è don EvaristoHiga, un salesiano con gli occhi a mandorla,ma di nazionalità brasiliana. Ad aiutarlo, in una società che non riconosce la solidarietà come virtù e la sconfitta come diritto, non sono dei giapponesi,ma altri brasiliani. Disoccupati, magari, ma pronti a dare una mano. E’ il primoparadosso, che colpisce, arrivato qui. I poveracci del terzo mondo che portano cibo e conforto ai «colleghi» del primo. Una lezione che lascia di stucco. "Una lezione che sta dando i suoi frutti– spiega don Higa– adesso cominciano a venire anche i giapponesi, a dare una mano. Uno mi ha detto: sa padre, finalmente mi sento utile, ho capito che cos’è la solidarietà. Prima pensavo si trattasse di aiutare i bambini ad attraversare la strada,o tenere puliti i marciapiedi….».

I ragazzi del Brasile
Hamamatsu, un’anonima città di plastica e cemento affacciata sul Pacifico, è la quarta città industriale del Giappone, polo del settore metalmeccanico (Honda, Yamaha, Suzuki) e di quello elettronico (Sony,Panasonic,Hitachi).Ottocentomila abitanti, 50milastranieri. E’ la città giapponese con il più alto tasso di «stranieritudine», anche se non sembra. La comunità più numerosa infatti è quella brasiliana, oltre 40mila persone, ma quasi tutte di origine giapponese. Sono i «nisei»: i figli, ma soprattutto i nipoti, degli emigranti giapponesi che nel secolo scorso andarono inBrasile (ma anche Argentina, Perù e Venezuela) a cercar fortuna.
Molti la trovarono, altri no. Molti sono tornati nella patria d’origine negli anni ’80,quandol’economia giapponese tirava e, bisognosa di manodopera a buon mercato, preferiva «importare» i nisei, che pur essendo stranieri a tutti gli effetti ( la maggior parte non parla nemmeno il giapponese) sono quindi facilmente discriminabili e ricattabili.Ora sono i primi a pagare il conto dello tsunami finanziario che ha colpito le imprese e travolto i mercati. Su 320 mila nisei residenti in Giappone (ma ve ne sono molti altri, non in regola) la metà è disoccupata. Per chi ha famiglia, è una catastrofe, anche se per ora lo spirito di solidarietà e l’ottimismo insito nella cultura brasiliana cerca di resistere all’impatto. «La stampa giapponese come al solito agita le acque per nulla–spiega Francisco Freitas, sindacalista –hanno parlato di migliaia di senza tetto, di gente che dorme in macchina, di aumento della delinquenza minorile. Ma non è così. La situazione è drammatica, ma la comunità brasiliana non solo si sta organizzando, ma sta insegnando anche ai giapponesi ad organizzarsi,a reagire. Perdere il lavoro non è una vergogna. E’ una ingiustizia, contro la quale si deve reagire e combattere».
La solidarietà, tra i brasiliani, è molto diffusa. Difficile trovarli sotto i ponti,nelle scatole di cartone. Se resti senza lavoro e non puoi più pagarti la casa, te ne vai da un amico. «Non esiste che lasci un amico per strada–racconta Edmondo, tornitore alla Honda, il cui contratto scade a marzo – per ora sono io ad ospitare un’intera famiglia. Ma sono sicuro che se dovesse capitare a me troverei subito una sistemazione». Nonostante l’integrazione sia sempre stata molto difficile, la crisi sta avvicinando le persone.
Leggendo della situazione sempre più drammatica in cui si trovano i brasiliani, la signora Fukai, che aveva ereditato un albergo ma lo teneva chiuso, ha messo a disposizione la struttura. Adesso ci vivono in cinque famiglie, gratis, ma la notizia si sta spargendo e c’è gente che arriva da ogni parte del paese.
Luis, 48anni, licenziato senza preavviso, ha fatto 140chilometri a piedi, con 100 yen, meno di un euro in tasca, camminando per 7 giorni e dormendo dove capitava. «E’ stata dura,ma ora sono tranquillo, qui c’è una bella atmosfera». La signora Fukai non vive con loro, ha una casa ad una ventina di chilometri di distanza e deve accudire un figlio con la sindrome di Down. «Solo chi ha sofferto davvero può capire la sofferenza altrui. Per questo mi è sembrato naturale aprire questa struttura. Anche se mi sono infilata in una serie di guai….». Invece che darle una mano, magari un finanziamento, le autorità regionali e soprattutto comunali stanno conducendo una battaglia senza esclusione di colpi. Mancano le licenze e i nullaosta sanitari, e più di una volta hanno imposto alla signora di chiudere. Lei se ne frega, e anziché ubbidire, ha convocato una conferenza stampa, denunciando l’accaduto alla stampa straniera. Come per incanto, le pressioni sono finite ed un funzionario del comune è andato a trovarla, suggerendole di fare domanda per un finanziamento. Nella seconda potenza industriale del mondo, nell’Impero della Sony e della Toyota succede anche questo.
E non è finita. Lo tsunami avanza.

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Turbolences

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A causa di turbolenze, 43 passeggeri, fra cui dei membri dell'equipaggio, del volo Northwest proveniente da Manila in arrivo a Narita, sono stati trasportati all'ospedale vicino all'aeroporto della capitale giapponese, a cause delle fratture riportate al collo.
La controversia adesso sta fra la testimonianza dei passeggeri che, asseriscono, il segnale di cintura allacciata si sia acceso nello stesso istante in cui l'aeroplano in discesa, e' risalito bruscamente, non dando tempo ai passeggeri di sedersi e di sistemarsi, secondo protocollo, sbattendo, conseguentemente, la testa contro il soffitto dell'aereo, e la Northwest che, insiste: "i segnali erano accesi, semplicemente non sono stati presi in considerazione".

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Rassegna Stampa Internazionale

EL PAIS

El abogado británico David Mills fue condenado ayer por un juez de Milán a cuatro años y medio de cárcel por corrupción en acto judicial. Los magistrados consideran probado que Mills fue corrompido por Fininvest, la empresa de Silvio Berlusconi, que le pagó 600.000 dólares (460.000 euros) por testificar en falso a favor del hoy primer ministro durante dos juicios por corrupción celebrados contra Berlusconi.
El hoy primer ministro italiano fue imputado como presunto corruptor de Mills en el proceso, pero se ha librado de ser juzgado gracias al laudo Alfano, llamado así en honor del ministro de Justicia actual, Angelino Alfano, quien elaboró hace unos meses la norma ad hoc que impide procesar a los cuatro altos cargos de la República italiana en el curso de su mandato. Esta ley, aprobada ya por el Parlamento, está siendo examinada en este momento por el Tribunal Constitucional.
El caso Mills originó un escándalo político en Reino Unido que acabó con la dimisión de la esposa del abogado, ministra de Cultura del Gobierno de Tony Blair. Paradójicamente, el letrado ha sido condenado además a indemnizar con 250.000 euros a la parte civil de la Presidencia del Consejo de Ministros, es decir, a Berlusconi.
La sentencia proyecta una sombra inquietante sobre los usos judiciales de Il Cavaliere. Según el tribunal, los 600.000 dólares pagados a Mills por Fininvest en 1998 sirvieron para comprar el testimonio favorable del abogado en los procesos por comisiones a la policía fiscal y en el caso All Iberian, con el fin de exculpar a Berlusconi.

THE GUARDIAN

You can sense a little schadenfreude in the analysis of the downfall of David Mills in the press today, after he was sentenced to four and half years in an Italian prison over corruption charges aimed at Silvio Berlusconi .
The estranged husband of the Olympics minister, Tessa Jowell, said he would appeal against the sentence for taking £400,000 as a reward for withholding court testimony to help Italy's prime .
In a statement Mills said that he was very disappointed by the verdict: "I am innocent, but this is a highly political case."
"I am hopeful that the verdict and sentence will be set aside on appeal, and am told that I will have excellent grounds," he said.
The Independent, taking some delight, offers the best intro: "In a court hearing lasting less than one minute, David Mills, the tax lawyer, former Camden councillor amd estranged husband of Tessa Jowell, was sentenced to four and a half years in jail for taking 600,000 euros in exchange for withholding testimony that could have damaged the Italian prime minister Silvio Berlusconi."
The Guardian's political correspondent Allegra Stratton looks at the ramifications the situation has had for Jowell.
"Remortgaging and hedge funds ... these mechanisms and devices are now the lingua franca of the economic downturn, but then the story was remarkable mostly for the size of the loan and the nature of the clients. Talk of £400,000 gifts and paperwork signed without questioning offended feminists and the frugal alike.
"'As the feminist you are, are we to believe that you signed for a mortgage loan on your house for your husband, without knowing exactly how it was going to be paid back?' Woman's Hour presenter Jenni Murray asked Jowell.
"Jowell had, it seemed to one anonymous Labour MP briefing at the time, "laid down her husband for her cabinet job". On hearing these reports of her intended split, Jowell said she was 'nearly sick'."
In another analysis piece, Peter Popham, in the Independent, questioned how it could have all gone so wrong.
"Brilliant and extroverted, master of four languages and the clarinet, the man sentenced to four and a half years in jail by a court in Milan yesterday is one of the best connected lawyers in Britain, with a network of influential friends and relations, most of them on or around the summit of new labour ... how did such a gifted, clever, well-connected man land in such a scrape?"

LE FIGARO

David Mills avait touché 600.000 dollars en échange de ses faux témoignages en faveur du Cavaliere dans l'affaire «Fininvest».
En octobre dernier, Silvio Berlusconi s'était mis à l'abri de la justice en faisant voter une loi lui accordant l'immunité pénale durant tout son mandat de chef du gouvernement italien. Une immunité qui ne couvre pas son ex-avocat britannique, David Mills, qui a été condamné mardi à quatre ans et demi de prison pour faux témoignage en faveur du Cavaliere.
David Mills, spécialiste dans l'ouverture de comptes dans les paradis fiscaux, a été reconnu coupable d'avoir reçu de la part de son illustre client 600 000 dollars en échange de faux témoignages en sa faveur lors de deux procès pour corruption de magistrat. Les faits incriminés, qui impliquaient la Fininvest, la holding de la famille Berlusconi, remontent à la fin des années 1990.
Le parquet de Milan avait requis quatre ans et huit mois de prison contre David Mills. Durant le procès, celui-ci avait reconnu avoir reçu cet argent de Silvio Berlusconi, «à titre de reconnaissance» pour son travail. Il était revenu ensuite sur ses déclarations, assurant que l'argent lui a été versé par un armateur italien.
Cette condamnation «est contraire à toute logique et nous la contestons», a déclaré son avocat à l'annonce du jugement, confirmant qu'il allait faire appel.
David Mills n'est pas le premier avocat de Silvio Berlusconi à être envoyé en prison. Cesare Previti, ex-avocat et ex-ministre de la Défense, a été condamné de manière définitive à six ans de prison en 2006 pour corruption de magistrat dans l'affaire Fininvest.

THE HERALD TRIBUNE

In one of the most high-profile Italian corruption trials, a British lawyer was found guilty Tuesday for lying under oath to protect Prime Minister Silvio Berlusconi.
A Milan court sentenced David Mills to four years and six months in prison for taking $600,000 in 2000 in exchange for providing favorable testimony in two trials against Berlusconi in the late 1990s.
Mills was not present for the sentencing. In a statement issued by a London public relations firm, he said he would appeal the decision. "I am innocent, but this is a highly political case," he said.
Berlusconi, 72, was a co-defendant in the case until last year, when Parliament passed a law granting Italy's top political officials immunity from prosecution.
Under Italian law, Mills will not be sent to prison until the case goes through two more levels of appeals. It remains to be seen whether the appeals process will take place before 2010, when the statute of limitations in the case runs out.
In December, prosecutors asked that Mills be sentenced to four years and eight months in prison for providing false testimony in trials in 1997 and 1998 relating to off-shore companies that Mills helped set up in the '90s for Berlusconi's holding company Fininvest.
Milan prosecutors began investigating Mills in 2004 after a tip-off from the authorities in London, where Mills's tax accountant had come forward with concerns about potential improper use of funds.
In 2004, Mills wrote to his accountant, Bob Drennan, concerned about the tax status of a payment from  Berlusconi.
In a letter to Drennan, Mills wrote: "I told no lies, but I turned some very tricky corners, to put it mildly, and so kept Mr B. out of a great deal of trouble he would have been in had I said all I knew," according to a copy of the letter posted on the Web site of the British newspaper The Guardian.
The accuracy of the letter posted online was confirmed by prosecutors.
In July 2004, Mills told Milan prosecutors that the letter was accurate, and that he had received $600,000 from Berlusconi in recognition for providing favorable testimony.
But later that year, Mills retracted his statement.
In a statement to the court last month, Mills apologized to Berlusconi and said he had never been corrupted.
Berlusconi has been convicted of corruption several times, only to see the charges overturned on appeal. He has repeatedly accused the judiciary of unjustly targeting him.
Berlusconi has also tried unsuccessfully to have the judge hearing the Mills case, Nicoletta Gandus, removed, saying that she is politically motivated.
On Tuesday, Berlusconi's lawyer, Niccolò Ghedini, called Gandus "a member of the far left" and said the ruling was "fanciful" and not supported by the evidence.
Mills is the estranged husband of Britain's Olympics minister, Tessa Jowell, who in a statement issued by her office Tuesday said: "This is a terrible blow to David, and although we are separated I have never doubted his innocence."
Under Italian law, the court has three months to issue its reasoning.
In a statement, Mills said, "The judges have not yet given their reasons for their decision, so I cannot say how they dealt with the prosecutor's own admission that he had no proof."
The prosecutor in the Mills trial, Fabio de Pasquale, has challenged the legality of the law granting Berlusconi immunity. The Italian Constitutional Court has not yet ruled on the matter.


EL CLARIN

Parece inaudito y no es imposible que, como hace siempre, Silvio Berlusconi niegue haber dicho lo que dijo. Pero esta vez se pasó de la raya con un chiste que ofende la memoria de los desaparecidos y "alivia" la mano de sus asesinos. En Cagliari, la capital de Cerdeña, dedicó una parte de su discurso en un mitin de la campaña electoral, el sábado pasado, a su plato fuerte: los chistes, o como dicen los italianos le barzellette.Inesperadamente le llegó un nuevo tema sobre el que nunca había hablado, ni siquiera en serio. Los miles de desaparecidos durante la dictadura militar argentina. Muchos fueron arrojados de los aviones. "Eran bellas jornadas, los hacían descender de los aéreos".No fue clara la razón para haber dicho semejante cosa. Pero el enviado del diario L'Unita, Marco Bucciantini, informó en una crónica de la frase infame.De aquel discurso debe haber una versión grabada. Si Berlusconi no hizo otro de sus chistes terribles, el gobierno argentino no deberá pedir explicaciones y protestar tras investigar el caso.Puede ser que haya querido Berlusconi burlarse del tema desaparecidos. La justicia italiana estudia la extradición del almirante Emilio Massera, represor que dirigía a los verdugos de la "Fuerza de Tareas" de la Escuela de Mecánica de la Armada. Por las mazmorras de ese campo de exterminio pasaron 5.000 detenidos y la mayoría desaparecieron tras sufrir tormentos y "traslados". Entre ellos, la sobrina de este corresponsal, Patricia Villa Algañaraz, de la agencia Interpress Service, arrojada de un avión. Massera era como Berlusconi miembro de la logia masónica Propaganda Dos, P2, dirigida por el Maestro Venerable Licio Gelli, que fue disuelta por el Parlamento italiano tras contaminar la vida del país más que ninguna otra organización. Esa adhesión a la P2, que al principio Berlusconi negó hasta que la justicia le probó lo contrario, era tal vez otro de sus chistes.La colección de gaffes y metidas de pata es enorme porque "il Cavalliere" no puede con su genio. Una de las últimas fue llamar "bronceado" (que en Estados Unidos es un insulto racial) al presidente Barack Obama. Por supuesto dijo, guiñando un ojo con su vasta sonrisa, que era un cariñoso adjetivo.Otra vez, a un periodista inglés, que es actualmente el alcalde conservador de Londres, le dijo que la única represión de Mussolini había consistido en mandar de vacaciones a los opositores a varias islas. Se refería a los confinamientos. Después lo negó, pero sus amigos ingleses insistieron en que lo había dicho.Durante la campaña electoral de 2006 se hizo el gracioso con los chinos. Pidió a la multitud que leyeran el libro rojo del comunismo. "Descubrirán que Mao no se comía a los chicos crudos pero los había hervido para fertilizar los campos", dijo. El gobierno de China no lo apreció. La mayoría de los italianos le perdonan todo, ríen con él. También en 2006 dijo que confiaba en la inteligencia de los italianos cuando fueran a las urnas y esperaba "que no haya boludos capaces de votar contra sus intereses". La izquierda protestó inútilmente, cada día cosecha menos votos.A veces hace líos en las citas, pero esto aumenta su popularidad. "Los fundadores de Roma fueron Rómulo y Rémolo", dijo en otra ocasión causando hilaridad por su retorsión histórica contra el pobre Remo. Las mujeres son su especialidad y le costaron una pública crisis matrimonial cuando su esposa Verónica le exigió en una carta abierta un público pedido de excusas, después de que en una fiesta de sus redes de televisión dijo a una actriz que hoy es ministro: "Si no estuviera ya casado te pediría de esposarme".El primer ministro Berlusconi manifestó también que había "seducido" a la presidente de Finlandia, una señora que quedó estupefacta, para obtener el voto de Helsinski en favor de Parma como capital de un centro de agricultura europeo. El gobierno finlandés protestó oficialmente.


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Cosa mi piace del Giappone

Il ministro Nakagawa costretto alle dimissioni.

W l'Italia.

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Il mondo alla rovescia


SALMONE


Non ci sono piu' regole.
Quello che per indole ti aspetteresti da un paese, lo ricevi da un altro e viceversa.
Fra le notizie di oggi, spicca l'articolo sulla decisione di apertura del Giappone nei confronti dei rifugiati. Partira' nel 2010 un'integrazione di 30 rifugiati all'anno, per tre anni, per un totale di 90 rifugiati che adesso si trovano in campi in una zona di confine fra la Thailandia ed il Myanmar. Lo sforzo, sembra minimo, ma per un paese nazionalista e poco "aperto" ad azioni umanitarie, come il Giappone, e' indiscutibilmente un passo avanti, grazie anche all'assidua lotta che il professor Saburo Takizawa, dell'United Nations University, ha condotto.
Dall'altra parte ci siamo noi, che - nonostante la solidarieta' innata - dovremmo denunciare i clandestini bisognosi di assistenza medica.

Non c'e' piu' nulla che vada nel verso giusto ... ma almeno i salmoni risalgono sempre la corrente dei fiumi?