Postumi di una sbornia (hangover)
Scene come questa sono
molto frequenti durante i fine settimana nei treni o
nelle metropolitane. E per quanto le ferrovie si
muniscano di divieti, per comportarsi a modo, queste
situazioni sono ormai "consolidate" e quindi dure a
morire.
Specialmente in questi giorni di fine anno con le
cene aziendali, l'aumento di uomini ubriachi in giro
per la citta' e' esponenziale. Si addormentano nei
treni mancando inesorabilmente la loro fermata, se
sono in taxi, i tassisti sono costretti a scenderli a
forza dalla vettura, e spesso si riaddormentano
esattamente dove sono stati lasciati.
Pero' hanno dei metodi per l'indomani: che vanno
dalla piu' semplice aspirina alla cannella,
dall'albicocca al cocomero e tutte queste soluzioni
pare davvero funzionino, almeno per il loro
fisico!
From the Newspaper
So che per molti e'
Natale, e che l'atmosfera dovrebbe essere allegra e
felice e spensierata. Ma in Giappone non lo e', tutti
lavorano (ops...hanno lavorato ...dimentico il fuso
orario, sempre, in questi giorni), ed anche le
notizie sui giornali sono quelle regolari di tutti i
giorni, con in piu' la "strana" abitudine, di tutti i
giornali del mondo, di chiudere l'anno con le
statistiche.
Purtroppo, statistiche alla mano il 2009 pare sia
stato il peggior anno per l'aumento esponenziale di
suicidi.
Forse quelle misure adottate dai Governi passati sono
state un pagliativo, e la societa' giapponese non ha
bisogno solo di finestre sigillate al 5 piano di un
palazzo, ma semplicemente di meno
alienazione!
Multietnico
Siamo ben 17 ore indietro
rispetto al Giappone (per cui per noi oggi e' il
compleanno dell'Imperatore), e 9 rispetto all'Italia,
il che mi causa ancora non pochi problemi a capire
che giorno sia, dove, come e perche'!
Al nostro gruppo si sono aggiunti Steve e la moglie
Hiromi, lui americano -l'unico- e lei giapponese.
Per ora noi italiani siamo ancora la comunita' piu'
popolosa in questa casa, con ben 5 presenze contro 2
e 1/2 giapponesi, anche se fino ad oggi niente cibo
italiano!!!!!
Siamo una comunita' variegata come lo e' la comunita'
americana, che almeno non guarda il "diverso" con
diffidenza, che credo sia un bel dato connotativo.
Qualsiasi cosa che passi per la mente, qua c'e' .....
tutto per la cucina italiana (ma questo e' facile
ormai ... almeno qui), tutto per quella giapponese,
coreana, vietnamita o libanese. Insomma la
globalizzazione, per ovvie ragioni, e' proprio
cominciata qui.
Porzioni
Lo stomaco americano per
genetica deve essere almeno 20 volte piu' grande di
quello di un giapponese. Le porzioni sono cosi'
immensamente abbondanti da lasciare (Marco incluso)
piu' dei 3/4 del pasto servito nel piatto. Ora
capisco anche la "insana" abitudine degli americani
di riportarsi a casa gli avanzi, anche in occasioni
ufficiali o romantiche.
Anche i piatti serviti per i bambini hanno dimensioni
apocalittiche (vedi foto) e per quanto uno cerchi di
vedere il fondo, lo sforzo e' immane.
Un pancake servito a Tokyo ha il diametro di circa
12/15 centimetri (almeno dove generalmente andiamo
noi a Yoga), un pancake servito qui ha almeno un
diametro di 30 cm ..... con un grande vantaggio, il
prezzo. Un pancake di quelle smisurate misure,
servito a tavola, non costa nemmeno un
dollaro.
Commensali
Condividere una cena con
commensali di diverse estrazioni sociali e diverse
culture porta inevitabilmente ad affrontare argomenti
a volte anche difficili, perche' magari rappresentano
lo zoccolo duro di una cultura (come potrebbe essere
la Chiesa per gli italiani), e per altri
assolutamente incomprensibili (come l'appartenere ad
una famiglia nobile).
Le conversazioni si fanno accese, animate, divertenti
a volte anche irriverenti, ma hanno sempre quel fondo
di verita', almeno per chi le ha vissute sulla
propria pelle, da far star male.
Non ho idea di cosa sia essere cresciuta in una
famiglia nobile, aristocratica, non ho idea di cosa
voglia dire avere una mamma giapponese, non ho idea
di cosa voglia dire avere un padre assente, uno zio
che vive solo per il golf e membro di uno dei circoli
piu' esclusivi della citta', non ho idea di cosa
voglia dire venire tradito dai propri dipendenti, non
ho idea di cosa voglia dire avere "amici" che si
professano tali, solo per il tuo conto in banca, ma
quello che so e' che questo commensale si e' trovato
ad un bivio, ed invece di scegliere "il suicidio"
vero e proprio (come la sua societa' gli avrebbe
imposto), ha scelto "la vita" affrontando giorno dopo
giorno lo scherno ed il biasimo di tutta la gente che
aveva lavorato con lui, che aveva condiviso con lui
l'amicizia, che aveva fatto affari con lui, e che
l'aveva allevato ed educato.
Ed io di fronte a tanto coraggio (ma forse per un
giapponese e' codardia), non posso che
inchinarmi.
Fuso orario
Cosi' ieri, oggi, non so
piu' che giorno e'.... insomma il 18 di dicembre ci
siamo diretti (in macchina, non possiamo permetterci
l'elicottero per uno, figuriamoci per 5)
all'aeroporto di Narita.
E se all'inizio tutto ci faceva supporre che ci fosse
il mondo in automobile verso Narita (da casa nostra a
Shibuya ... 6 chilometri... 1 ora) passato il Rainbow
Bridge il traffico si e' fortunatamente dissolto, e
siamo arrivati a destinazione con un'ora di ritardo,
ma che avevamo - preventivato, conoscendo le abilita'
automobilistiche di questo paese.
Abbiamo fatto il check in, pranzato e partiti precisi
e puntuali con un volo della Northwest diretti a San
Francisco.
E' stato ribattezzato" Il volo peggiore della nostra
vita" dai nostri figli, che non hanno potuto chiudere
occhio nelle 8 ore di volo: due bimbi piccoli hanno
pianto ininterrottamente per tutta la durata del
viaggio, (senza che nessuno dei due genitori si
prodigasse in qualche acrobazia per evitarlo) ed un
ragazzo americano -che si stava gustando qualche
commedia- rideva cosi' forte che tutti i passeggeri
si giravano costantemente a guardarlo.
Il seggiolino di Vittoria poi non poteva reclinarsi e
hostesses e stewards erano alquanto sbrigativi e poco
disposti, nonche' di un'eta' vicina alla pensione.
Come da pensione era il nostro pilota, che con il
volo da Narita a San Francisco ha concluso la sua
carriera, fra gli applausi di noi passeggeri, ed una
"doccia" offerta all'aeroplano da un camion dei
vigili del fuoco al nostro atterraggio (pare sia
prassi).
Siamo scesi cosi' dall'aeroplano alle 7:35 del giorno
18 di dicembre, giorno in cui alla stessa ora - a
Tokyo- i bambini si preparavano per andare a scuola.
Le magie del "fuso orario"!
Questo, codesto e quello
I pronomi/aggettivi
dimostrativi: questo e quello sono fra gli aggettivi
piu' usati al mondo in tutte le lingue. Pochi pero'
sanno che esista anche "codesto",(in Italia solo ad
uso e consumo dei toscani), anche il altre lingue,
come il giapponese. "Codesto" serve per descrivere un
oggetto lontano da chi parla, ma vicino a chi
ascolta.
Quando penso a tutti gli italiani che parlano il
giapponese (e non sono ovviamente tutti toscani) ed
utilizzano: kore, sore ed are (che sono l'esatta
traduzione dei nostri pronomi/aggettivi dimostrativi)
nel modo corretto, mi stupisco poi della loro
assoluta incapacita' di applicarlo nella loro lingua
madre. Spesso addirittura nelle traduzioni il
"codesto" viene tradotto con "quello" (che vale
invece per cose lontane sia da chi parla e da chi
ascolta), cambiando un po' l'ottica delle cose.
Insomma, se si riesce ad imparare un concetto in una
lingua straniera, perche' e' cosi' difficile in
italiano?
Narita-Tokyo in 30 minuti
Sembra facile, ma una
volta atterrati a Narita, non siamo ancora a Tokyo.
Ancora circa 80 chilometri di strada da fare ad una
velocita' non superiore agli 80 km/h vi attende se
avete deciso di arrivare nella metropoli piu' grande
del mondo con l'autobus o Limousine Bus come lo amano
chiamare qui, se invece avete deciso che la soluzione
piu' consona sia il treno (Narita-Express) occorre
sempre e comunque almeno un'ora (dipendentemente
dalla stazione di arrivo) piu' gli altri treni
accessori necessari per arrivare a destinazione.
Entrambe le soluzioni sono comode ed economiche.
E se per anni, gli uomini d'affari pare abbiano
utilizzato il Narita Express senza grossi
sconvolgimenti, pare che adesso - non abbiano piu'
tempo da perdere perche' il "solo" loro tempo e'
denaro, cosi' perche' questo tempo venga ben
ottimizzato, e' stato pensato d'offrire un servizio
un po' snob, ed elitario, ma "conveniente": un
servizio-navetta-in-elicottero in partenza dal tetto
di Roppongi Hills per Narita.
A disposizione della clientela due tipi di
elicottero: uno standard, per i piu' poveretti e
l'altro personalizzato Hermes, per quelli che il
mondo lo guardano sempre dall'alto verso il basso. Al
momento una tratta costa 38,000 yen (per promuovere
l'iniziativa) incluso lo champagne, una volta finita
la promozione il prezzo salira' a 50,000 Yen.
Considerando che da Narita a Tokyo in taxi il prezzo
non scende sotto i 35,000 yen, e che il tempo
impiegato e' di circa un'ora e mezzo, il gioco per
questi "preziosi uomini d'affari" e' presto fatto!
Volete visualizzare il listino prezzi?
fare page.
Interessati ad altri eventuali itineriari?
Tokyo charter flight
E che dire? Speriamo che il tempo che gli uomini
d'affari risparmiano nel viaggio, lo mettano a buon
profitto per il lavoro e non per qualche ragazza in
un qualche mizu-shobai della citta'!
Fuga dal Natale
Non e' il riassunto del
libro di Grisham di qualche anno fa, da cui poi e'
stato tratto il film, ma e' la mia voglia matta di
scappare da Tokyo, quando il Natale si avvicina.
Tutto si respira a Tokyo in questi giorni, meno
l'atmosfera natalizia. Non che non facciano uso ed
abuso di lucine e di giganteschi alberi di Natale, ma
- com'e' giusto che sia non festeggiando il Natale-,
purtroppo per me, tutta l'aria manca di quel
piacevole sapore di festivita'.
Oh certo, i giapponesi come non si fanno mancare le
decorazioni, non si fanno mancare neppure le compere,
di cui sono re incontrastati, ma l'articolo su cui si
buttano proprio a capofitto e' il giocattolo. I
negozi specializzati vengono presi d'assalto da orde
di famiglie, con tanto di nonni a seguito, e tutta la
sequela dei bambini che scelgono i loro giocattoli.
Niente letterina a Babbo Natale, ne' un SMS, ne' una
piu' moderna e-mail o uno stratosferico messaggio via
Facebook...niente.... i bambini corrono fra i
corridoi di Toys R Us e riempiono i carrelli a loro
piacimento. E quando qualche bimbo by-passa qualche
giocattolo cha la mamma trova interessante, si sente
un gridolino "Yuri-chan, miteeeeeeeeeeee", e non c'e'
bimbo/bimba che si rispetti che non ceda alla
tentazione anche del gioco proposto dal genitore!
Non che li biasimi per questo, il 25 di dicembre e'
un giorno lavorativo, come tutti gli altri .... ma si
sono appropriati di una festa non loro, nel modo
sbagliato (a mio modestissimo parere!).
Nei miei ricordi d'infanzia, a parte le performances
a cui che ero costretta a partecipare dietro minaccia
fisica di mia sorella maggiore, il Natale era la
Festa per definizione, l'attesa di questo signore
grande e grosso, ma generoso con i bimbi buoni, che
ci rendeva tutti piu' "speciali". La delusione nello
scoprire che erano i miei genitori quel Babbo Natale
adorato ed atteso per 12 mesi, non mi aveva
disillusa: avevo ancora le luci, le carte colorate,
la tombola, gli zampognari, i pranzi luculliani, il
via-vai di parenti ed amici, i vecchi films e
respiravo quell'aria a pieni polmoni, quell'aria
frizzante da far girare la testa e tutti (almeno
cosi' mi pareva).
Ed ora io da brava "expat", tento di insegnare ai
miei figli quello spirito del Natale, che mi ha reso
felice negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza,
creando in loro l'aspettativa, il desiderio,
l'eccitazione. Faccio in modo che sognino quel
signore grande e grosso, ma generoso, che scende dal
camino e che a notte fonda lascia i regali sotto
l'albero, e beve il latte ed i biscotti lasciati sul
tavolo per cogliere negli occhi dei miei figli lo
stupore, la gioia dell'attesa, per trasformarsi poi
in un'esplosione di assoluta ed incontenibile gioia
nel vedere i pacchetti colorati materializzarsi in
una notte, la notte piu' lunga ed emozionante per un
bambino.
E mi dispiaccio -in fondo- che ai bambini giapponesi
non venga insegnato ad apprezzare questa festa nel
suo complesso, perche' e' l'unico momento della vita
in cui, anche da grandi, si rivivono le emozioni
nella loro purezza. O almeno per me e' sempre stato
cosi'.
Low Cost
Sembra proprio che le
compagnie aeree low cost non siano piu' una
prerogativa europea. Da oggi anche per volare dal/al
Giappone all/dall'Australia si piu' utilizzare
l'australiana Jetstar, che per per il primo anno,
come promozione offre biglietti di andata e ritorno a
8,880 Yen.
Se qualcuno ha in mente un viaggetto "down under",
per tutto il 2010 sara' mantenuta la stessa tariffa.
Le destinazioni? Cairns e la Gold Coast.
Ganbatte kudasai.
Preso il Boss dei Bosses
Oggi mentre me ne stavo
tranquillamente ferma al semaforo sulla 246, altezza
Yoga 1-chome, ho visto un Minicab della Mitsubishi
attraversare la strada, immettersi nella strada
perpedicolare, mentre il semaforo inesorabilmente
faceva mostra di un rosso rubino. 3 nanosecondi dopo,
3 pattuglie della polizia a sirena spiegata hanno
circondato il veicolo, bloccando il traffico in tutte
le direzioni.
"Wow" ho pensato "un arresto in piena regola. Forse
il Bernardo Provenzano giapponese?"
Mentre pensavo di essere testimone di uno degli
arresti piu' famosi della storia della yakuza, il
finestrino di quel minuscolo Minicab si e'abbassato.
Ops, non sembrava il boss dei bosses, ma a giudicare
dall'apparenza, sembrava piuttosto un'ottantenne con
l'espressione sconvolta di chi non si sarebbe mai
aspettato nulla di tutto cio' in tutta la vita. Uno
dei poliziotti si e' buttato famelicamente sui
documenti forniti dall'ottuagenario, mentre un altro
-fischietto in bocca- ha cominciato a far ricircolare
il traffico.
Che delusione! pensavo gia' di poter raccontare la
mia testimonianza a Pio D'Emilia, e pensavo gia' a
titoloni sui giornali: "Preso Boss dei Bosses"...
gia' sentivo le domande che Pio mi avrebbe posto, e
mi figuravo le risposte da dare, precise e concise,
quando una fischiata del poliziotto mi ha riportata
coi piedi per terra ....
Uhm ..... 6 poliziotti per un semaforo rosso.
Efficienza o esagerazione?
Corruzione
Un funzionario
dell'Ufficio Immigrazione dell'aeroporto di Narita e'
stato arrestato ieri per corruzione. Il signore -54
anni- avrebbe preso delle mazzette per 6 milioni di
Yen in cambio di favori ad un gestore di un locale,
dove lavorano prevalentemente donne filippine, che
ottenevano i loro visti con estrema facilita'.
Il funzionario rimarra' per molti anni in prigione
(cosa buona e giusta), ma quello che dovra'
affrontare la famiglia e' un'onta davvero
inimmaginabile. La sorella del funzionario gli ha
gia' manifestato l'intenzione di non voler avere piu'
rapporti ne' con lui, ne' con gli altri membri della
famiglia (moglie e due figli in eta' scolare).
La famiglia - dal canto suo - per continuare ad avere
una vita dignitosa, senza essere messa alla gogna,
dovra' cambiare cognome, cambiare citta' e
sopravvivere con un lavoro che la signora dovra'
cercarsi in un momento in cui le uniche offerte
possibile sembrano essere gli impieghi di ARBAITO con
un salario che varia fra i 700/900 Yen l'ora.
Il funzionario corrotto dovra' restituire quanto
illegalmente percepito.
Ma non era che il disonore dei padri, non sarebbe
dovuto ricadere sui figli? Dura lex, sed
lex.
Piaga
Un interessante articolo
del Japan Today riporta una situazione scolastica
giapponese da numeri impressionanti.
In tutto il Giappone, nel solo 2008, si sono contati
59.618 casi di violenza fra i banchi di scuole
elementari, medie e superiori. I casi di bullismo
-sempre fra i banchi di scuola- ammontano a 84,648,
mentre i ragazzi che "hanno preferito" il suicidio
all'onta, sempre nel 2008, sono stati ben 136!
Il Ministero attribuisce quest'esponenziale aumento
di violenza nelle scuole alla mancanza di capacita'
di comunicazione fra i ragazzi, e pare intenzionato a
costituire un comitato che insegni ad interargire fra
coetanei.
Fra i casi di violenza menzionati, 32,445 sono
avvenuti fra studenti e studenti, 8.120 sono stati
diretti agli insegnanti e 1.724 sono avvenuti fra
studenti e persone fuori dall'ambiente scolastico.
17.329 sono stati i casi di vandalismo, e in 10.664
le vittime sono dovute ricorrere alle cure
ospedaliere.
Il bullismo, una delle piaghe piu' imperanti nella
scuola giapponese, e' dilagante nel 33% delle scuole
elementari, nel 57% delle scuole medie e nel 40%
delle scuole superiori.
Una bella piaga se si considera che questi ragazzi di
oggi saranno i futuri genitori di domani!
Daisuki desu

Mi piaci da morire, che
potrebbe essere la giusta traduzione di daisuki desu,
e' il titolo di un CD prossimamente in uscita dove
600 donne giapponesi pronunciano la fatidica frase
nei loro dialetti d'origine. Del resto a chi non
piacerebbe sentirselo dire per ben 600 volte? Una
trovata incredibile per chi non si sente all'altezza,
e' stato lasciato o semplicemente ha bisogno di
sentire il proprio ego solleticato.
Per i meno sdolcinati, Kirai desu (Non mi piaci) e
Mou Kao mo mitakunai (non voglio rivedere la tua
faccia) sono in uscita il 23 di dicembre, proprio
prima di Natale, a 2,300 Yen!
Storia di un Non-Incidente
Fatti:
All'incrocio fra due strade a Fukazawa 5-3-5 oggi
abbiamo quasi rischiato un incidente. Eravamo gia'
oltre la meta' dell'incrocio, quando dalla nostra
destra e' arrivato un signore carico di donne vestite
a lutto (erano di ritorno da un funerale), che ci ha
quasi travolti.
Marco si e' affacciato dal finestrino e vedendo che
non era successo niente, avrebbe voluto -nonostante
lo spavento- proseguire ed andarsene. Il signore non
era dello stesso avviso, manifestando subito
l'intenzione di chiamare la polizia, poiche' la sua
auto aveva riportato un danno. Gia' lo sapeva prima
di scendere dalla macchina? Uhm....
Ah... il mago Otelma nipponico? Boh.
Dalla posizione del non-incidente per non intralciare
il traffico, ci siamo spostati 30 metri piu' avanti,
e se la macchina del signor Otelma si fosse davvero
scontrata con la nostra, visto che non abbiamo fatto
alcuna manovra, le due carrozzerie avrebbero
scricchiolato per tutta la loro lunghezza, cosa che
pero', proprio perche' non-incidente, non e'
avvenuta.
Qualche minuto dopo la chiamata, si e' materializzato
a bordo della sua bicicletta un poliziotto, che
raccolti i dati delle due parti, e' passato al
controllo delle autovetture: la nostra macchina una
Mazda MPV, non un carro armato, intonsa, la macchina
di Otelma una Toyota Noah (vedi foto con le "pignone
nipponiche") con il parafango sinistro rialzato e
pieno di ammaccature. Uhm.... strano. Forse Otelma
con il pensiero e' riuscito a provocarsi anche i
segni di un incidente mai avvenuto? Ri-boh.
I segni sull'automobile grigia metallizzata di Otelma
sono bianchi, la nostra Mazda e' nera. Ri-ri-boh.
Il poliziotto cerca di districarsi in questa completa
dinamica, ma non puo'
a s s o l u t a m e n t e sbilanciarsi in giudizi.
Deve riportare tutto al capo. Lui non e' pagato per
pensare, non puo' pensare come possa essere successo,
lui non e' stato assunto per pensare, ma solo per
trascrivere. Astensione completa dal pensiero. WOW.
Ri-ri-ri-boh.
Poi ci chiede di scambiare i numeri di telefono con
la parte "offesa" (che dovremmo essere noi, penso).
Marco offre -in perfetto stile giapponese- il proprio
biglietto da visita ad Otelma, che -dal canto suo -
dubita con il poliziotto, (perche' non ha mai rivolto
parola a Marco - che notoriamente e' un reietto) che
il biglietto da visita sia "vero". Il poliziotto
rassicura Otelma, confermando che i dati scritti nel
meishi (biglietto da visita) corrispondono sia alla
patente che ai dati dell'assicurazione. Siamo stati
offesi? Certo, ma la premura del poliziotto e' stata
solo quella di rassicurare il signor Otelma.
Ari-ari-boh.
Conclusioni:
a) mi hanno sempre insegnato, che se qualcuno dubita
della buona fede di un simile, e' perche' chi dubita
vive costantemente in malafede: e' questo forse il
caso di Otelma?
b) se sei in malafede da dubitare la veridicita' di
un biglietto da visita, puoi essere in malafede anche
-magari- fingendo un incidente di cui hai bisogno per
occultarne uno tuo personale di cui l'assicurazione
non garantirebbe la copertura? e' questo forse il
caso di Otelma?
c) se non rivolgi mai la parola alla persona con cui
hai avuto l'incidente, fingendo pure di non
comprenderla, quando ti informa che la propria
segretaria prendera' contatti gia' il prossimo
lunedi, e' un fatto culturale o maleducazione?
d) se un non-incidente si trasformera' in un concorso
di colpa, perche' una delle due parti non e'
giapponese, e' razzismo. E' questo forse il caso di
questo paese?
Con me ed i nostri figli, in altri 2 casi separati,
il fattore "essere straniero" ha giocato a nostro
sfavore, attendero' con trepida attesa l'esito dei
"pensieri" del CAPO del poliziotto, per emettere la
mia sentenza.
Morale:
La gentilezza e la disponibilita' si dimostrano coi
fatti, non coi sorrisi e con gli inchini.
Vietato Truccarsi
Permettetemi...filosofeggiare
Di coppie miste, lei
giapponese (o orientale) e lui occidentale e' pieno
il mondo, di coppie combinate all'incontrario (lei
occidentale e lui orientale) molte meno.
Cosi' oggi mi sono dedicata alla lettura di
interessanti studi, opinioni e blogs su questo
argomento e mi sono fatta un'idea, che poi pero' ho
rielaborato.
Sono partita da un concetto "storico", menzionato in
quasi tutti i testi:
"l'idea della donna orientale nel mondo occidentale
si rifa' spesso e volentieri all'idea della
prostituta cinese che nel XIX veniva "esportata" nel
mondo occidentale, o veniva "sfruttata" dagli uomini
occidentali durante i loro viaggi in Estremo
Oriente..... D'altro canto, invece, gli uomini
orientali sono sempre stati percepiti come un po'
"coglioni" e decisamente poco esperti nell'arte della
seduzione. Questo ritratto ha eliminato gli uomini
asiatici dalla lista di possibili rivali degli uomini
occidentali, permettendo loro di divenire i veri ed
unici "predatori" sia in Oriente che in Occidente".
Forse e' tutto vero, anche se credo che tale teoria
fosse piu' applicabile a qualche centinaio di anni
fa, piuttosto che ad adesso, visto che -e ne sono
assolutamente convinta -il vero cacciatore sia la
donna.
Ma allora perche' ci sono ancora poche donne a
scegliere un uomo asiatico (nato e cresciuto in Asia)
per la vita?
La mia analisi considera solo i giapponesi, che
conosco un po' meglio, e non tutti gli asiatici in
generale. Sarebbe a dir poco supponente, pensare di
conoscerli tutti.
Innanzi tutto c'e' un fattore estetico determinante:
la scarsa fisicita', bassa statura, corporatura
esile, piedi e mani di piccole dimensioni, pochissima
barba, a volte inesistente, e poca peluria sul resto
del corpo. Insomma, le caratteristiche corporee
corrispondono poco all'idea di MASCHILE
nell'immaginario del mondo femminile occidentale.
Pero' questo non basta a giustificare una tendenza
cosi' persistente.
Marco mi ha aperto una "porta" d'interpretazione,
ricordandomi il concetto Junghiano di animus ed
anima.
Animus e anima sono considerati come elementi
complementari, che ogni individuo deve
necessariamente coniugare in sé, se vuole arrivare a
sviluppare una personalità integra. La teoria
junghiana designa un processo di differenziazione ed
integrazione al tempo stesso, al termine del quale la
personalità diviene un tutt'uno armonico ed unitario.
Voglio sottolineare che per "sé" o "personalità
integrale" Jung intende il raggiungimento di un'unità
organica di tutti gli elementi della psiche, che
porta il singolo a diventare un'entità responsabile e
creatrice. Individuandosi, l'uomo si limita
semplicemente a conformarsi alle proprie peculiarità.
Al contrario, uno dei rischi maggiori dell'individuo
è di identificarsi a tal punto con la sua "persona" o
maschera sociale da non essere più cosciente di se
stesso e finire per naufragare nei valori collettivi
della società.
Ed e' proprio il naufragare nei valori collettivi
della societa' il perno della questione: la societa'
giapponese, infatti, annientando l'individualismo a
vantaggio del collettivismo, induce gli uomini a
perdersi, a perdere quell'armonia fra animus ed
anima, che li contraddistingueva da piccoli, e che
poi durante gli anni di scolarizzazione e' man mano
svanita, fino alla completa dissoluzione. E' un
processo indolore, sembra quasi che la societa'
maschile venga anestetizzata, per sopportare le
"fatiche" della societa', perdendo il proprio IO.
Quindi, la lingua, la societa', gli obblighi indotti,
la meta finale, la realizzazione dell'uomo solo come
fine societario annulla il bilanciamento di animus ed
anima, a scapito completo dell'anima: la parte
femminile, la sfera materna ed emotiva, riducendoli
verso un'entita' piu' sterile.
Ed e' per questo che, secondo me, la donna
occidentale, a cui la societa', la famiglia,
l'istruzione hanno insegnato ad avere la sfera
emotiva recettiva, a non negare nessuno degli aspetti
della propria personalita', non trova un
completamento con l'uomo giapponese.
Vocabolario per la conquista
Ormai che mi sono buttata
in quest'avventura, la voglio terminare con una lista
di espressioni "idiomatiche" che potrebbero tornarvi
utili.
Infatti, i manuali, oltre a scendere in particolari,
proseguono proprio con una serie di frasi che possono
aiutare nella comunicazione nel momento della
conquista.
Ne ho scelte alcune, ma nei milioni di siti e manuali
a disposizione, ne potrete trovare di "stupefacenti".
Andiamo in un Love-Hotel Rov-hoteru-EEK-U-ZO!!!!
Sei davvero carina Kimi-te honto-ni kirei-dane
Non ti ho gia' incontrata prima ? Mae-ni atta-koto
aru?
L'altra sera hai bevuto troppo, no? Kino-watakusan
nomisugita-ne?
Non posso immaginarmi senza di te Kimi-no-koto
igai-wa kangaerarenai
Qulacuno puo' vederci qui Koko-ja hito-ni miechau-yo
Sediamo sui sedili posteriori Bakku shito-ni suwaru
Facciamolo adesso Ima Shiyo
Ho dimenticato il preservativo Hinin-suru-no
wasurechatta
Non mi ecciti piu' Kimi-to-dewa shigeki-teki-ja
nain-da
Non sei per niente male a letto Kimi-wa beddo-de
yokunai.
Guardami negli occhi Boku-no me-o mite
Sei l'unica che voglio Boku-ga hoshii-nowa kimi-dake
Di una cosa comunque sono certa, per quanto vi
sforziate di conquistarne una, se a questa non andate
a genio, non arriverete mai a nulla.
Sebbene ve lo facciamo credere, le vere cacciatrici
sono le donne!
Istruzioni ... di conquista!
Esistono tonnellate di
manuali su come "conquistare" una ragazza giapponese.
Alcuni di questi manuali, addirittura, le dividono in
zone, come fossero uno stradario. Perche'
dipendentemente dalle frequentazioni geografiche, le
ragazze possono essere rimorchiate in un modo
piuttosto che un altro.
Il Gaijin-power, cioe' il fattore straniero, e'
vincente fra le ragazze giapponesi, che vedono nella
relazione con un americano, un europeo -in generale-
un modo per avere una vita di agi, piuttosto che di
rinunce.
Ragazzi che siete in procinto di partire per Tokyo,
per un'esperienza di studio, o lavorativa e siete
sicuri che la vostra anima gemella possa essere una
giapponese, allora non potete esimervi dal consultare
questo vademecum !
Roppongi
Hills girls: gia' il fatto di essere
la base preferita di tutti gli americani della
finanza, la dice lunga sulle aspettative delle
ragazze che frequentano questa zona. Infatti, sono
considerate le piu' "sfrontate", quelle che sanno
cosa vogliono dalle vita e che sono consapevoli che
l'amore dura quanto la vita di una farfalla, mentre i
soldi (crisi a parte) danno molta, ma molta piu'
felicita'. I ragazzi non devono fare molti sforzi per
essere letteralmente "abbordati" dalle ragazze. Basta
entrare in uno dei milioni di clubs che tempestano
come brillanti Roppongi, ed il gioco e' fatto. Uno
scambio di sguardi e le ragazze verranno dritte verso
di voi, pronte ad iniziare ...un'amicizia! O meglio
ancora, far finta di essere con un'altra ragazza. Le
Roppongi girls amano "rubare" gli uomini alle altre
donne, per dimostrare che sono loro quelle per cui
tutto vale la pena, anche una sola notte.
Shibuya
girls:
sono quelle abbronzatissime, con i capelli
generalmente biondi, - o sul biondo andante- con
minigonne inguinali e con vocine acute. Per loro, una
borsa Prada vale piu' di tutto, per cui basta farsi
vedere "generosi", pagare al Segafredo magari con una
banconota da 10,000 Yen (forse l'unica, ma Parigi val
bene una messa!), e fingere di lavorare in Omotesando
e le porte vi saranno aperte. Aperte? Spalancate!!!!
Shinjuku
girls:
Apparentemente molto simili alle ragazze di Shibuya,
ma con loro il plus e' passeggiare per Shinjuku con
un cane, preferibilmente un cucciolo. Alla vista del
cucciolo le Shinjuku girls si sciolgono in una
Kawaiiiiiii-neeeeeeeeeee e gli occhi, poi, sono solo
per il padrone. Se non avete un cane, potete
affittarlo, chiederlo in prestito ad un'amico o
iscrivervi ad una di quelle associazioni che fanno
passeggiare i cani degli altri. La citta' ne e'
piena. Dire che le Spice Girls sono il vostro
complesso femminile preferito fara' il resto.
Meguro
Girls:
sono gli ossi-duri delle citta'. Poco trucco,
semplici nell'abbigliamento, le Meguro Girls sono
ragazze che camminano in fretta, senza dare
confidenza ai "conquistatori selvaggi". Pare che
neppure un biglietto da visita con su scritto : "tu
sei l'unica donna per me" (Alan Sorrenti docet)
funzioni. Insomma, Meguro e' solo per uomini tosti,
che fanno della conquista una vera e propria lenta
arte di seduzione. Astenersi:
tipi-voglio-tutto-e-subito.
Akihabara
Girls:
ad Akihabara non si va per cercar ragazze, almeno che
non siano gonfiabili!
Questa non e' farina del mio sacco! Non mi sono
travestita da uomo, non sono andata all'imbrocco, non
ho seguito alcun amico dedito all'arte della
conquista della donna giapponese. Questo e' solo il
riassunto di vari manuali a disposizione, anche nelle
librerie, che anche le ragazze giapponesi pare
apprezzino molto.
Masticate, gente!
Ka-min-gu 30 e' lo slogan utilizzato dal ministero
della sanita' per incoraggiare la popolazione a stare
in forma, masticando il cibo per almeno 30 volte
prima di inghiottirlo.
L'intento di questa proposta e' di consapevolizzare
la popolazione: un'appropriata masticazione, con un
giusto numero di "colpi" dall'infanzia, attraverso
l'adolescenza, per arrivare all'eta' adulta e
concludere con la "vecchiaia", puo' solo condurre ad
un'esistenza piu' sana.
Una giusta masticazione oltre a permettere una
degustazione del cibo maggiore, dice prevenga anche
l'obesita'.
Questa campagna accompagna un'altra campagna, la
8020, studiata per ultra ottantenni (80), per cercar
di far mantener loro almeno 20 dei loro denti
permanenti.
Il principale nemico della poca masticazione, a cui i
giapponesi sono inclini, e' la preparazione in
piccoli bocconi, pronti per la presa con le
bacchette, che generalmente il cibo subisce.
Shabu-Shabu, nabe, sushi e sashimi, solo per citarne
alcuni, sono gia' pronti nei piatti per essere quasi
ingoiati senza uno sforzo dentale alcuno, rendendo la
popolazione giapponese, una delle popolazioni - del
mondo cosi-detto-evoluto - con la peggiore
dentizione.
Non deve quindi spaventare il fatto che sia proprio
di produzione giapponesi il "contamorsi", anche se
una buona masticazione dovrebbe essere un must a
tutte le latitudini !
Lettura
Non so come
funzioni il mercato editoriale in Giappone, me lo
sono sempre domandata, ma non credo navighi nell'oro.
Librerie, Convenience Stores "danno" da leggere (non
e' un servizio, e' un atteggiamento acquisito) ad una
popolazione numerosissima, che raramente acquista poi
il prodotto. Gente che si ferma a mezz'ore a leggersi
manga, giornali di ogni tipo, libri e riviste, anche
pornografiche, senza essere disturbata e senza il
minimo ritegno.
Finita la lettura, ripongono il materiale esattamente
dove l'hanno trovato, pronto per essere sfogliato dal
prossimo cliente, prima di essere tolto dalla
circolazione per far posto al numero
successivo.
Cronometro
Se qualcuno vi raccontasse che per mettere una flebo,
le infermiere giapponesi usano calcolatrice e
cronometro, voi pensereste ad un'esagerazione,
pensereste che faccio della gigantesca ironia su una
cosa piccola cosi' e che a me e' sembrata enorme.
Invece, no. Questa volta l'ironia c'entra ben poco,
perche' quello che sto per raccontarvi e' successo
davvero, all'ospedale di Kitazato a Shirogane
(Mita-ku) dove Marco e' stato ricoverato, per due
giorni per degli accertamenti, nella camera 1020.
Marco e' a digiuno, cosi' decidono di mettergli delle
flebo. La prima subito dopo poco arrivato.
L'infermiera mette il liquido sulla staffa, a prima
di aprire la farfalla, tira fuori la sua bella
calcolatrice rosa e comincia a fare conti. Controlla
dei numeri sulla busta della flebo e continua a far
conti. Passati un paio di minuti, rimette la
calcolatrice in tasca, e se ne esce con un
cronometro, con cui regola la cadenza delle goccia
nel tubicino della flebo. Ho pensato ad una neofita,
che per essere sicura di far bene, si era premunita
dell'occorrente, anche se un po' elementare ed
infantile.
Draaaaang.. risposta sbagliata. Tutte le infermiere
che si sono susseguite hanno proceduto con lo stesso
iter, ergo le infermiere, tutte, sono dotate di
kit-metti-flebo, dai colori piu' disparati alle forme
piu' insolite, per esser pronte a far cadere la
fatidica goccia spaccando il secondo.
Divieto
Ultimamente strani di
cartelli di divieto appaiono qua e la' nelle zone
piu' disparate della citta'. Questo e' quello che e'
stato "ritrovato" ad Odaiba. Nessun'idea su chi
l'abbia messo, e sul suo significato.
C'e' chi ha azzardato l'ipotesi :" Vietato scambiarsi
biglietti da visita", che in Giappone suonerebbe un
po' come la morte sociale, altri hanno pensato
:"Vietato corrompere", magari una zona frequentata da
"gentaccia". Chissa'.
La gara e' aperta. Chiunque abbia un'idea e' pregato
di condividerla. Grazie!
Telecamere
Pare che le molestie sul
treno, ai danni di studentesse, siano in esponenziale
crescita, e pare che al momento del processo, contro
quello che la ragazza presume sia il suo molestatore,
non basti soltanto la testimonianza della molestata,
per dare una pena. Ci vorrebbe un testimone, ma
spesso i treni sono cosi' stivati che a mala pena
scivola un capello sul pavimento, per cui trovare
"chi-ha-visto" e' come trovare un ago in un pagliaio.
La polizia ha pertanto deciso di far installare delle
telecamere sui treni di 15 operatori ferroviari per
demotivare i molestatori. Nel caso in cui la
prevenzione non serva, le immagini saranno utilizzate
per inchiodare questi "signori" al momento del
processo, con prove inconfutabili.
Come fa una telecamera a riprendere qualcosa che
succede dentro una scatola di sardine? La polizia
sostiene che - con il supporto delle immagini- almeno
riusciranno a sapere chi era dove, ma della
fantomatica "mano-morta" non potranno aver certezza.
Con buona pace delle signore.
Quando l'attesa conta
Oggi al Tokyo District
Court iniziava il processo contro l'attore e cantante
giapponese Manabu Oshio. Oshio e' stato accusato di
abuso di sostanze stupefacenti, che, generalmente per
la legge giapponese, prevede una detenzione di 18
mesi. Ma i 18 mesi potrebbero trasformarsi in un
periodo piu' lungo, poiche' la signora che era con
lui nell'appartamento di Roppongi Hills e' stata poi
trovata morta.
Questo e' solo lo scorcio di una fila di 1500 persone
in attesa di entrare nel Tokyo District Court,
appunto, dove solo 20 posti erano disponibili al
pubblico!
Quiz
Cos'avra' pensato il 1500esimo quando s'e' messo in
fila sapendo che solo l'1,34% sarebbe entrato?
a) sono scemo e sto comunque in fila tanto non so
dove andare
b) una fila? wow niente di meglio per iniziare la
giornata
c) magari agli altri 1481 individui prende un attaco
di diarrea mostruoso e sono costretti -da cause di forza
maggiore - a lasciare spazio agli altri
First Lady
Dopo Koizumi, Primo
Ministro single, ed una serie d'altri Capi di
Governo, le cui mogli dovevano essere degli
ologrammi, finalmente un Primo Ministro con la First
Lady accanto!
Ci voleva proprio una svolta politica, in tutti i
sensi.
La nuova First Lady Miyuki Hatoyama e' decisamente
una donna piena d'interessi. Nata a Shangai, e
cresciuta a Kobe, la signora Miyuki ha conosciuto il
suo attuale marito in California, dove era una
studente. Negli anni '60, ha calcato le scene come
attrice e, pare che anche le sue doti canore, siano
di tutto rispetto. Per sua stessa ammissione, e' una
donna curiosa, e questa sua curiosita' l'ha portata
ad applicarsi a diverse "professioni": dall'interior
designer, alla stilista passando per scrittrice di
libri di ricette, specialmente di macrobiotica
hawaiana. Recentemente ha pubblicato un altro libro
:"Very Strange Things I've Encountered" dove racconta
la sua esperienza con gli alieni. Pare infatti, che
la sua anima sia stata rapita e fatta volare su di un
UFO, a forma triangolare, atterrato su Venere: un
posto incantevole, molto, molto verde. Ora, speriamo
che non sia il nuovo target di navicelle spaziali,
pronte a bombardare anche questo posto incantevole. E
se l'ha detto la First Lady, sara' pur vero!
Ma le sorprese di questa signora non sono finite. Due
giorni fa, e' stata, infatti, premiata
dall'Associzione Produttori Jeans Giapponesi, come
migliore "indossatrice" di jeans, insieme ad altri
cantanti ed artisti, per il suo stile rivoluzionario,
ma con classe.
Che dire ? Brava, brava, brava!
Ma, mi permetta un consiglio Miyuki-san : "Faccia
attenzione c'e' in giro -nella comunita' italiana- un
certo signor Stefano, che trova le over 50 giapponesi
con la pelle color porcellana terribilmente
attraenti, e detto da lui - che e' un uomo, e che
uomo - non avra' scampo. Io, signora, l'ho messa in
guardia!!"
Prospettiva
E' tutta questione di
prospettiva, sempre. Quello che per qualcuno ha un
valore specifico X, per altri ne ha uno Y, talvolta
capita, ma sono casi rari, come i can-gialli (diceva
la mia nonna) che tutti ci si trovi ad essere
d'accordo, perche' il punto di partenza, la visione
d'insieme, la prospettiva, appunto, coincidono.
Sono stata accusata di gettare -tramite questo nostro
blog- molte palate di "mer.a" sul Giappone. Non me
n'ero accorta. Francamente, a parte raccontare quello
che ci succede -come famiglia- prendo spunto, spesso,
dalle maggiori testate internazionali: da El Pais al
New York Times, dal Guardian a Die Welt, da le Figaro
a El Universal, insomma cerco di avere una visione
piu' amplia di quello che io -a volte- decifro in
questa societa'. Tanti italiani che abitano qui da
molto, ormai hanno assorbito la quotidianita'
giapponese talmente tanto da non notare certe
lapalissiane evidenze. Questa e' diventata cosi'
profondamente la loro realta', che il loro angolo di
giudizio, non coincide piu' con il mio, ed e' cosi'
che paradossalmente si percepiscono due realta'
diverse.
La prima volta che un italiano mette piede a Tokyo,
pensa di aver trovato il paradiso: treni puntali,
pulizia per le strade, bagni pubblici impeccabili,
cortesia, taxi ogni dove, lo stesso pero' non vale
per un tedesco. Un tedesco quando arriva a Tokyo nota
il grigio degli edifici, nota il traffico disumano,
nota la mancanza di piste ciclabili, nota la mancanza
di verde, nota l'esoso costo delle autostrade (in
Germania sono gratis!), tutto il resto - quello che
noi italiani notiamo come plus - i tedeschi ce
l'hanno gia', a casa loro, da sempre. Possiamo
biasimarli, se non pensano che il Giappone sia un
paradiso?
Per me non esiste niente di piu' affascinante
dell'osservare una societa', e di mettere in parole
quello che vedo dalla mia postazione, con la mia
sensibilita', con il mio spirito critico e la mia
ironia. Trovo assolutamente senza senso impiegare
delle persone, per stare lungo i cantieri, armate di
bandierine, altri lo considerano un servizio utile;
considero indispensabile la cortesia nei negozi,
altri preferiscono il "self-service" e
dritto-alla-cassa senza interferenze; per me e'
intollerabile sentir tirare su con il naso, per altri
e' maleducazione soffiarlo; trovo le donne giapponesi
-generalmente- brutte, altri le trovano
straordinariamente affascinanti. Cosa ci vogliamo
fare? siamo miliardi di persone ed ognuno ha una
prospettivaa diversa, ma io non posso fare a meno di
notarlo. Io, che vengo da quel paese squinternato che
e' l'Italia, dalla "perfezione" nipponica, mi aspetto
solo perfezione, e posso dire -di tutto cuore- che
quando posso coglierli in fallo, ci "godo", perche'
finalmente sanno essere umani.
Abbiamo cercato invano, tramite l'Alitalia di Tokyo
di prenotare dei biglietti aerei, utilizzando le
nostre miglia. La signora giapponese dell'ufficio di
Tokyo, tutta moine e vocina soave, e' riuscita solo a
dirci NO non e' possibile, la tratta da voi richiesta
non e' a disposizione per biglietti "premio", neppure
suggerendole altre rotte. Niente. Nemmeno ha fatto
finta di cercare, non ha neppure spippolato sul
terminale, aveva detto NO e NO doveva essere. Ma, se
dobbiamo giocare a chi ha la testa piu' dura, la
signorina ha fatto male i suoi conti. Chiamato
l'ufficio Alitalia di Roma, senza neppure tanta
fatica, i nostri biglietti si sono materializzati,
sulla tratta da noi richiesta e nei giorni di nostro
gradimento. Se dovessi scrivere un articolo, quale
sarebbe il titolo di questa mini-avventura?
Efficienza italiana batte efficienza nipponica 1-0.
Palla al centro.
Adesso non saltate sulle vostre poltrone indignati,
pronti a vomitarmi addosso una lunga lista di momenti
in cui in Italia avete avuto il peggio del peggio.
Questa non e' la storia di chi ce l'ha piu' lungo,
lascio a Berlusconi quel giochetto, questa vuol
essere la cronaca di fatti divertenti, tristi,
interessanti, discutibili, perfetti ed imperfetti che
la vita quotidiana in questo paese ci porta ad
affrontare. Provate a ridere, a vedere il lato
ironico delle cose che accadono, guardatele con occhi
distaccati, osservatele dalla mia poltrona, magari,
forse potremo per una volta guardare nella stessa
direzione con la stessa prospettiva.
Fai qualcosa per la Terra
Ecco il primo ministro
giapponese Yukio Hatoyama con la moglie Miyuki sul
tappeto verde all'apertura del 22 Festival del Cinema
Internazionale a Roppongi Hills. Hatoyama, stando al
Japan Today, ha ricevuto un' eccezionale ovazione dai
presenti, molto piu' di tutte le altre stars del
cinema giapponese ed internazionale.
Il tema ecologiaco del Festival e' stato: " Fai
qualcosa per la Terra", a sostegno di cio', il
tappeto verde utilizzato come passerella e' stato
fatto con bottiglie di plastica riciclate.
Temper
Se non avessi mai abitato a Tokyo, e mi avessero
chiesto di associare la parola giapponese ad un altro
concetto, avrei pensato ad aggressivita' (II Guerra
Mondiale docet), ed alla meticolosita'.
Se sulla meticolosita' ho delle riserve, ma limitate,
sull'aggressivita' proprio mi sono dovuta ricredere.
Pare che in questo paese l'aggressivita' non sia di
casa. Questo e' un paese apparentemente sempre ben
disposto, cordiale, mai arrabbiato neppure quando
qualcuno all'ultimo momento sfreccia con la bici
davanti ad un'automibile, costringendo l'autista a
frenare bruscamente.
E' vero che il Giappone e' un'isola, rimasta isolata
(appunto) dal resto del mondo per secoli, che si e'
sviluppato in un modo a se stante, ma da li' a non
avere mai le "cosidette" girate, ne passa. Com'e' che
nelle varie guerre condotte si sono sempre dimostrati
i piu' acerrimi nemici, con quella bella dose di
cattiveria necessaria per la sopravvivenza durante un
conflitto?
Da dove viene tutta questa calma, questa voglia di
essere sempre sorridenti e cordiali? Vengono istruiti
da piccoli? Mettono loro un microchip sotto la pelle
e li radiocomandano?
Sono convinta che queste non-reazioni siano in-umane.
E' mai possibile non avere delle reazioni di rabbia,
di sconforto, di sgomento, di alterazione? E' questa
la vera causa per cui il Giappone e' il paese con il
piu' alto tasso di suicidi? E' perche' tutto viene
represso e compresso e sedimentato che induce al
massimo sacrificio? oppure la consapevolezza di non
poter cambiare nulla come singolo, perche' tutto e'
gia cosi' ben inserito negli schemi, conduce alla
pura atarassia?
Fantasmi
Quando dico che a Tokyo c'e' sempre bisogno della
macchina fotografica, non dico bugie! Quelle signora
"incappucciata" di bianco all'interno del
supermercato Peacock dove oggi pomeriggio sono andata
per provviste, non e' un fantasma! Purtroppo, pur
avendo la mia Nikon, ho dovuto usare il cellulare per
motivi di "privacy". Scusate per la pessima qualita'.
Senza giri di parole, come piace a noi toscani:
quella signora e' una "fulminata". Posso trovare
altri milioni di aggettivi, ma mi limito per decenza.
Probabilmente la signora e' gia' affetta da suina,
perche' tutto quell'armamentario altrimenti non si
spiega.
Stivali da pioggia bianchi, pantaloni impermeabili
bianchi, giaccha impermeabile con cappuccio bianca,
guanti di plastica trasparenti, occhiali da sole alla
Yoko Ono neri, mascherina copri naso-bocca bianca.
Quando me la sono vista apparire davanti
all'ascensore mi sono spaventata, ho pensato subito
di non essere stata informata di un'emergenza
sanitaria e che di li' a 5 minuti avrei contratto il
virus e sarei morta rantolando nella corsia del pesce
essiccato. Poi mi sono guardata in giro, ed ho tirato
un sospiro di sollievo: tutti erano vestiti normali,
nessuna emergenza, nessun virus, nessuna pandemia:
almeno fino al pagamento del conto sarei rimasta
viva!
Passaporto
Sembra strano, ma possedere un passaporto invece di
un altro fa molta differenza. Senza alcun dubbio
possedere un passaporto italiano da' molti piu'
vantaggi rispetto ad altre centinaia di paesi, anche
se la dignita' umana non si misura dal paese di
provenienza, mi pare, credo, spero.
Molti giovani del sud-est asiatico si trasferiscono
in Giappone per motivi di studio, per ottenere un
diploma, una laurea o una specializzazione che abbia
un peso specifico all'interno del mondo del lavoro.
Finiti i corsi, spesso gli studenti ritornano nei
loro paesi d'origine, dove la loro piu' alta
preparazione viene sicuramente apprezzata a livello
economico, altri trovano lavoro invece in Giappone,
dove magari sognano pure di rimanere.
Ed e' qui che entra in gioco il passaporto.
La storia di Pham Thi Min Phu e' l'esemplificazione
che tutti i passaporti non sono uguali. Questa
ragazza vietnamita diplomata infermiera ad Akita, e'
stata assunta dal Satsukidai Hospital a Sodegaura
dove con tutti i documenti in regola fa il suo lavoro
impeccabilmente. Ma, la legge giapponese prevede che
i vietnamiti, i possessori di passaporto vietnamita,
non possano lavorare in Giappone per piu' di 7 anni!
Phan Thi Min Phu ha trascorso i suoi 7 anni ed adesso
e' stata sollecitata dall'Immigrazione a lasciare il
paese. Non contano i 3 anni spesi per studiare ed
arrivare quindi ad un totale di 10 anni per
richiedere il visto permanente, non conta neppure la
professionalita' della ragazza, non conta neppure la
dignita', non contano le referenze del personale
ospedaliero, non conta la fedina penale.
Qua, la legge e' legge e non esistono eccezioni che
confermino la regola!
Aglio
Rimanendo in tema di ortofrutta, il piu' grande shock
in un supermercato o ortofrutta in generale e'
l'acquisto di una testa d'aglio.
Una testa d'aglio (che contera' come tutte in media
6/8 spicchi) "made in Japan" costa 300/400 Yen !!! I
giapponesi ne vanno estremamente orgogliosi, quando
ne parlano brillano loro gli occhi, come se quello
fosse un successo tanto agognato. Forse lo e' pure,
ed io da ignorantona sono qui a fare della pura
ironia. Ora, io non dico di acquistare per la stessa
cifra una treccia di agli provenienti dalla Cina ...
ma alla fine un dubbio mi viene. Per ovviare al
problema non compro ne' il Made in China ne' il Made
in Japan .... mi accontento dei "miseri" agli
italiani, che compro in estate insieme ad una
tonnellata di altri alimenti, e che francamente mi
sembrano "profumare" come nessuno!
Sempre tutto perfetto
Il 50% di frutta e verdura prodotto in Giappone viene
buttato via.
Il comitato controllo frutta & verdura, che
risponde direttamente al Ministero delle Agricolture,
ha imposto -nel lontano 1978- forme, misure e pesi
per ogni singolo prodotto per essere "idoneo" e
quindi vendibile nei mercati nipponici.
Mele, cocomeri, zucchini, cetrioli, broccoli e cosi'
via dicendo, devono rientrare tutti in certi
parametri, altrimenti: via. E' ovvio, che cosi'
facendo il costo di frutta e verdura si alzi
esponenzialmente, arrivando a dei livelli quasi
impensabili.
La categoria degli agricoltori non si sente tutelata,
perche' paradossalmente "non hanno" raccolto da
vendere, nonostante i loro prodotti siano biologici,
e dal sapore inequivocabile.
Ma, i supermercati, ed i negozi in generale si vedono
costretti ad acquistare i prodotti dalle forme e
misure perfette, anche se la loro qualita' non e' la
migliore, anche se vengono da piu' lontano e devono
essere surgelati prima di essere messi sui banchi, in
vendita.
Gia' surgelati.
Ed e' proprio questo che fa arrabbiare di piu' i
coltivatori costretti a buttare piu' della meta' dei
loro frutti: vedere in vendita prodotti surgelati,
che -una volta scongelati-, devono essere consumati
subito, altrimenti si deteriorano alla velocita'
della luce, piuttosto che avere i loro prodotti
esteticamente imperfetti, ma senza bisogno di subire
alterazioni. Insomma meglio un cetriolo storto ma
fresco, o uno dritto come un fuso, ma scongelato?
La realta' e' che tutto sembra perfetto, ma,
purtroppo, non lo e'.
Ombrelli
Piove, e pare piovera' tutta la settimana. Per me non
c'e' niente di peggio: andare verso l'inverno e la
pioggia. E se con l'inverno cerco di combatterci,
perche' magari, seppur fredde, due giornate con un
bel sole si riescono ad avere, la pioggia proprio non
la tollero.
Impermeabili, stivali di gomma, ombrelli, pacchi
bagnati, scale scivolose, traffico: insomma nelle
giornate piovose tutto mi indispone.
Ma c'e' una cosa che "amo" a Tokyo quando piove, le
macchinette impacchetta ombrello! Gia', una figata
mostruosa!
Le si trovano negli ingressi degli ospedali e delle
poste, dei supermercati e dei department stores,
degli alberghi e degli uffici, insomma ovunque si
debba evitare lo "sgocciolamento" selvaggio.
S'infila l'ombrello nel cerchio in alto, il sacchetto
sottostante si apre permettendo all'ombrello di
entrare per tutta la sua lunghezza, per poi venir
tolto attraverso l'apposito cancelletto a livello
cerchio. Et voila', l'ombrello e' impacchettato. Non
piu' il ticchettio delle goccie sulle scarpe, non
piu' i pantaloni fradici, non piu' le borse effetto
spugna. Che sollievo!
Unico dilemma: l'impatto ambientale ... tutta quella
plastica dovra' essere smaltita, da qualche parte.
Sta' a vedere che e' piu' "figo" usare ancora la
segatura !!!
Mai senza macchina fotografica
Il cellulare funziona, ma la qualita' e' davvero bassa, a meno che non siate possessori di IPhone di ultima generazione, di quelli che fanno anche il caffe' e ti lavano i denti appena sveglio, ma io posseggo un misero e comunissimo cellulare (che per il mio utilizzo e' piu' che sufficiente), ed allora le foto sono un po' meno nitide. Scusate, quando posso ho la mia piccola, - rigorosamente- Nikon (non chiedetemi perche'...il tecnologico di casa e' Marco), ma domenica scorsa ne ero, ahime', sprovvista...ma non ho voluto togliermi il piacere di cogliere queste 3 immagini:
ingresso di casa.
(dei 7 nani ?)

marciapiede come una
foresta tropicale. Ognuno mette le piante che
vuole,
ma soprattutto quante ne vuole.

casa (su per le
scale) con annesso laboratorio di falegnameria
(dietro la macchina).
Piste Ciclabili
Il nuovo Primo Ministro, Yukio Hatoyama, a New York
durante il summit sui cambiamenti climatici, ha
ufficialmente dichiarato che il Giappone dovra'
ridurre le proprie emissioni del 25% entro il 2020,
cambiando l'utilizzo dei mezzi di trasporto .... da
quelli a benzina a quelli a due ruote, prediligendo
principalmente le biclette che, oltre a non
danneggiare l'ambiente, aiutano pure la gente a
mentenersi in forma!
Non che le biciclette non vengano utilizzate, anzi,
anche se al momento le principali utilizzatrici sono
le mamme, l'80% dei possessori, ma non vengono
considerate un vero e proprio mezzo di trasporto, e
come tale non hanno le strutture per sostenere questo
tipo di viabilita'. Hatoyama-san e' ben piu'
ambizioso vuole invogliare una bella percentuale di
pendolari del treno, e delle auto a pedalare.
Ma qui non siamo ne' in Danimarca, ne' in Germania, e
le piste ciclabili restano un miraggio. Al momento
vengono utilizzati marciapiedi, dove -comunque
secondo il codice della strada- le bici sono vietate,
e strade, dove i ciclisti vanno in tutti i sensi,
noncuranti della pericolosita'. Nell'ultimo decennio
il numero degli incidenti che ha visto coinvolti
ciclisti e' salito del 4,5% raggiungendo 2942 vittime
nel 2008, ed il 65% dei 717 pedoni uccisi, nello
stesso anno, sui marciapiedi aveva superato i 65
anni.
I vari progetti, presentati fino adesso, prevedono la
costruzione di piste dedicate solo in zone
specifiche.
Shibuya, che non e' nella lista delle zone
specifiche, ha pensato ad una soluzione tutta
particolare, ridurre la velocita' delle automobili da
50 km/h a 30 km/h per permettere la convivenza in
corsia (nella stessa direzione) con le biciclette,
promovendo il progetto con lo slogan :" le piste
ciclabili costano e hanno bisogno di tempo per essere
costruite, mentre ridurre la velocita' e' di semplice
attuazione ed assolutamente gratuito"! Vero e' che la
soluzione e' gratuita, ma la citta' andrebbe ad un
ritmo da corteo funebre!
Le soluzioni sono molte ma tutte poco attuabili,
Tokyo e' una citta' dagli spazi ristretti, dove anche
le biciclette non possono essere parcheggiate
liberamente: un incremento esponenziale di ciclisti
porterebbe alla costruzione di nuovi parcheggi, che
ovviamente sarebbero a pagamento, minando quel
concetto di "liberta'" ed "ecologia" che invece si
vorrebbe promuovere.
Chi bella vuole apparire ...
Molto probabilmente nel mondo della moda o del cinema
saranno popolarissime, ma per me oltre che "suonarmi"
come ultima novita' nel campo della bellezza, ha
suonato come campanello d'allarme.
Iniezioni di vitamine direttamente in vena, e'
l'ultima moda a Tokyo fra le donne che vogliono
apparire belle e rilassate. Se non vado errato,
queste applicazioni sono prima nate per gli sportivi,
che avevano bisogno di "riprendersi" dopo
un'attivita' agonistica stancante, ed adesso si sono
rivolte anche ad un pubblico femminile sempre piu'
desideroso di apparire super-in-forma. Il costo di
un'applicazione varia dai 4000 ai 6000 yen
direttamente in istituto di bellezza.
Considerando tutto il pacchetto di cui mediamente una
donna giapponese ha bisogno: ciglia finte o
extensions, seni finti grazie a dei reggiseni
decisamente ben modellati, (anche se molte
diciottenni ricevono come regalo dai propri genitori
un intervento di chirurgia estetica a Seul), uno
bello spessore di fondotinta sul volto, mutandoni
contenitivi (utilizzati dai 20 agli 80 anni ....) ed
adesso un'espressione rilassata, grazie a queste
iniezioni, c'e' un gran bello sforzo economico, in
ballo.
Ma, chi bella vuole apparire, un po' deve investire
!!!
Silver Week
E dopo la Golden Week ai primi di maggio, adesso si
sono inventati la Silver Week a settembre.
Considerando che un lavoratore giapponese ha diritto
a soli 12 giorni di ferie all'anno, mi pare
sacrosanto che s'inventino dei modi per avere un po'
piu' di tempo libero.
Cosi' adesso nel calendario esistono questi 3 giorni
di ferie, che indicativamente dovrebbero essere
intorno al 21 settembre (per l'equinozio), ma la
"regola" prevede che
saranno generalmente un lunedi, martedi e mercoledi
per legarli al sabato ed alla domenica ed avere un
totale di 5 giorni di vacanza.
Vacanza, si', ma non per tutti!
Ora posso chiudere un occhio per i ristoratori, che
"sfamano" un incontrollabile numero d'umanita' e la
sua passione nel sedersi a tavola apparecchiata (cosa
c'e' di piu' bello, in fondo??), ma negozi,
alimentari, frutta e verdura, supermercati,
department stores devono davvero essere aperti?
Abbiamo davvero bisogno di comprare sempre tutte le
volte che mettiamo la testa fuori, o, al solito, e'
l'occasione che ci tenta?
Pare che senza negozi aperti la nostra vita sia
finita.
"Ho un'idea,una voglia? bene esco, e la realizzo!" e
l'attesa? quella cosa che fa crescere dentro di noi
il desiderio, la passione, che ci fa uscire dal
negozio con un bel sorriso stampato, dov'e' andata a
finire? Diamo tutto troppo per scontato perche' tutto
ha un prezzo e tutto e' sempre disponibile 24 ore su
24.
Capisco i turni, capisco il bisogno di offrire
servizio, ma bisogna per forza generare "economia"
anche nei giorni che potrebbero essere dedicati alla
famiglia, agli amici, a sedersi, rilassarsi su di un
prato, a ridere, scherzare, vedere i bambini giocare
e magari giocare pure con loro?
Ben vengano le Golden, le Silver and anche le Bronze
weeks se necessarie, ma che siano per tutti vacanza,
a me questo "essere" sempre aperti a tutte le ore, di
tutti i giorni, di tutti i mesi, di tutti gli anni,
mi sembra proprio "contro-natura"!
Sazae-san
Camminando per
Sakurashinmachi ci si imbatte in cartelli, graffiti e
designi di Sazae-san, il personaggio femminile di una
"striscia comica" apparsa per la prima volta nel 1946
su un quotidiano del Kyushu per poi trasferirsi a
Tokyo (grazie ad un nuovo contratto che Machiko
Hasegawa -l'autrice- ottenne con l'Asahi Shinbun)
fino al 1974.
La storia di Sazae-san e' un po' la storia della sua
autrice che, femminista convinta, fu una delle prime
ad indossare la minigonna (anche in occasioni
ufficiali), liberandosi di tutti quei cliches della
societa' giapponese, e conseguentemente attirandosi
non poche antipatie.
Ma Hasegawa-san sapeva il fatto suo e se le sue
strisce rappresentavano le dinamiche di una famiglia
numerosa, com'era nella tradizione dell'epoca, tutto
veniva semplificato da situazioni e abbigliamenti
semplici. Le preoccupazioni della madre di Sazae-san
per il suo look inusuale, quasi misogino, perche'
preferiva i pantaloni al piu' classico kimono, si
ritrovano in ogni striscia.
La popolarita' comunque del personaggio ha permesso
alle avventure di Sazae-san di diventare un vero e
proprio cartone animato, ancora in produzione,
consegnandolo alla storia della TV come la serie
animata piu' longeva.
Il museo interamente dedicato a Sazae-san, a pochi
minuti a piedi dalla stazione di Sakurashinmachi (e
da casa nostra), e' una meta obbligata.
L'estinzione del sushi&sashimi
Un esaustivo articolo su Weekender di questa
settimana mette in guardia tutti i giapponesi dal
consumare troppo sushi e sashimi. Infatti la pesca
dei 3/4 dei pesci utilizzati, per preparare queste
due prelibatezze (non per me, niente crudo, please!)
della cucina giapponese, pare venga ufficialmente
bandita.
Il Giappone e' gia' il maggiore importatore di pesce
al mondo, i tonni che si vendono all'asta a Tsukiji
sono italiani, e laddove ci siano delle razze a
rischio, il mercato non si fa scrupoli e richiede
perfino i "piccoli", la cui pesca -gia' da diversi
anni anni- e' stata severamente vietata.
Ma, al palato non si comanda, ed e' cosi' che si e'
arrivati allo "zero" ripopolamento dei mari (al
contrario degli animali di terra, con gli
allevamenti), e l'estinzione dei salmoni e dei tonni
pinna blu e gialla pare alle porte.
Ma, ai giapponesi poco sembra importare, al momento,
che i prezzi di sushi&sashimi siano incrementati,
per loro e' impensabile pensare alla loro dieta senza
questi elementi.
Forse, una bella e "sana" riflessione sulla quantita'
esagerata di mercurio, petrolio e scorie radiottive
dei mari potrebbe aiutare!
80 - moda e stile -
Tornano di moda gli anni 80: una tragedia. Credo che
mai come in quel decennio la moda abbia toccato il
fondo.
Donne con giacche che le facevano sembrare giocatrici
di football americano, uomini con cravatte come
bavagli, ascots da dandy e leggings da Pippi
Calzelunghe. Cosa di peggio potevano andare a
recuperare per reinventarsi?
I leggings non li ho mai sopportati, anche se a
Tokyo, non hanno mai smesso di portarli. Da sotto le
gonne, i bermuda, gli shorts, le minigonne appaiono
questi leggings variopinti che uccidono un eventuale
restante sex appeal. L'abbinamento leggings con i
fantomatici UGGS fa il resto, considerando poi che le
temperature si aggirano ancora intorno ai 20/25 gradi
centigradi!
Visita Ufficiale
Le visite ufficiali, di Stato, vengono programmate
con largo anticipo e con largo anticipo vengono
inoltrati gli inviti.
Lo scorso venerdi' in Ambasciata c'era il Presidente
della Repubblica: Giorgio Napolitano.
Un mesetto fa l'Ambasciata d'Italia ha inviato gli
inviti ufficiali ai soli signori, per estenderli, poi
- pochi giorni prima dell'evento - anche alle
signore, previa telefonata.
"Ops, sa ci siamo sbagliati e non abbiamo invitato la
sua consorte, ma la puo' portare" ... gia' come un
pacchetto postale, magari con l'affrancatura di posta
prioritaria, cosi' arriva piu' veloce in Ambasciata,
prende il posto in prima fila, e forse, ma forse,
riesce a vedere il Presidente.
Ma questo e' lo stile del Governo, e con questo
Governo bisogna fare - ancora, purtroppo - i conti.
Ma, ops ... ancora un altro errore ... e di questo
nessuno si e' preoccupato di correggere il tiro: non
tutti gli italiani residenti a Tokyo sono stati
invitati! Nemmeno fossimo 100.000!
Eppure il Presidente della Repubblica rappresenta
tutti gli italiani, non la solita elite che
l'Ambasciata si ostina ad invitare.
La cena era a buffet per cui ci sarebbe stato lo
spazio sufficiente anche per un maggior numero di
invitati, eventualmente il parco dell'Ambasciata e'
immenso perche' non utilizzarlo ? Problema economico?
la soluzione, che adotta l'Ambasciata tedesca,
potrebbe risolvere i problemi finanziari: i
partecipanti versano una quota di partecipazione,
tanti -cosi'- resterebbero pure a casa, prima di
mettere mano al portafoglio ... e qualcun'altro, che
in Ambasciata non ci ha mai messo piede, neppure per
la Festa della Repubblica, magari avrebbe
un'opportunita' nella vita.
Ma a quanto pare quel fazzoletto di territorio
italiano in Mita-ku e' solo per pochi snob, che si
vantano di certe frequentazioni, che si mescolano fra
di loro (come le famiglie reali), e che fra
favoritismi e piaggerie si spartiscono lavori, inviti
e altro!
Ops, ma questo e', di nuovo, lo stile del Governo, e
con questo Governo bisogna fare - ancora, purtroppo -
i conti.
Avvolgibili e Persiane
Fin da piccola all'ora di dormire, si chiudevano gli
avvolgibili o le persiane, in camera calava il buio
piu' fitto, e buonanotte a tutti. Questa
straordinaria abitudine non accomuna - purtroppo -
tutti i paesi, costringendo gli individui ad
attrezzarsi con spesse tende i cui colori
tendezialmente scuri, gia' danno l'idea di
rimpicciolire la camera. Ora, noi siamo furtunati, e
come expats, possiamo permetterci di avere una camera
matrimoniale di dimensioni occidentali, cosa che
pero' non posso dire di quella dei miei figli, quindi
sul colore-ammazza- spazio dobbiamo fare attenzione.
Adoro quelle belle tende leggere, colorate, lisce o a
pacchetto che "rivestono" la casa, le danno quel
tocco finale, senza il quale le case non sarebbero
"rifinite".
La gamma di tende leggere acquistabili a Tokyo
(quindi suppongo che nel resto del Giappone sia pure
peggio), sono mediamente "inaffrontabili". Decidere
di abbellire una finestra con quelle reperibili, e'
mortificare il gusto, uccidere il senso estetico ....
e quando sopra a quelle, vanno aggiunte quelle
pesanti per far "buio", allora viene davvero il
peggio: tende pesantissime, increspate, vere trappole
per la polvere. E ripenso a quanto era bello chiudere
persiane ed avvolgibili per la notte per assicurarsi
sonni continui, d'agosto per andare in vacanza e
d'estate per mantenere la casa fresca.
Asakusa-Odaiba
Approfittando della gita scolastica di Vittoria, oggi
mi sono concessa ad uno degli scorci piu' belli di
Tokyo.
Tokyo di per se', da un punto di vista meramente
architettonico non e' bella. Di giorno, nonostante i
cieli azzurri dell'autunno, e' una citta' senza
"fascino", ma di sera con le luci o vista dal mare e'
mozzafiato.
Asakusa e' uno degli angoli della citta' che
preferisco, si cammina fra negozietti, mercatini,
piccoli ristoranti per poi arrivare al suo culmine:
con il tempio Senso-ji e la Pagoda. Poco distante da
li', delle imbarcazioni scendono il fiume fino alla
baia di Tokyo, godendo appieno dei vari edifici, che
si stagliano verso il cielo, dei giardini minimalisti
e della vista del Rainbow Bridge.
Sull'imbarcazione ci sono stati serviti o-senbe e
bibite (non inclusi nel biglietto), mentre una
signorina imperturbabile, anche agli schiamazzi di
varie scolaresche, ha descritto tutti i vari passaggi
lungo il fiume Sumida, con una sgradevolissima voce
da Paperino, fino a destinazione.
Come commentavo con un'amica, se e' vero che le donne
giapponesi non hanno quegli orribili timbri di voce,
qualcuno, un giorno, deve aver pensato che, per certi
ruoli, le donne con vocette da oche starnazzanti,
fossero terribilmente accattivanti e sexy. Ed al
solito, nessuno ha contraddetto.
Sexy Shops

Mai perdere l'opportunita' di entrare in un sexy shop
a Tokyo, ma in Giappone in generale. Puo' essere una
delle esperienze piu' formative sulla cultura
giapponese.
L'accesso e' concesso a tutti, ovviamente sono posti
dove non porterei mai ne' i miei figli, ne' i miei
genitori ..., ma i negozi si trovano a livello strada
con la porta aperta e la possibilita' - anche solo
furtiva- per tutti di potercisi affacciare per un
istante. Generalmente al pian terreno ci sono gli
strumenti meno impegnativi, dai costumi, alla
manette, dalle farfalline colorate alle fruste. Man
mano che si sale, ma a volte che si scende verso dei
seminterrati, la questione si fa piu' "divertente".
Tutto quello che la fantasia puo' pensare ed oltre,
e' li' a disposizione: vibratori di dimensioni
minuscole e dai colori psichedelici con la presa di
corrente, capezzoli posticci di dimensioni
"attaccapanni", "parti umane" cosi' ben fatte da
sembrare vere e bambole gonfiabili a forma di geisha.
Insomma, dove non arrivano con la natura, ci pensa la
"tecnologia"!!!
Ma quanto ci piace fare le code?
Siamo sicuri che, prima o
poi, qualcuno scoprira' un gene specifico, una
qualche modifica del DNA che giustifichera' l'insana
passione del Giapponese medio per le code. Fare la
coda e' uno dei passatempi preferiti dei Giapponesi.
Le fanno ovunque, in qualunque momento: al semaforo,
all'ora di pranzo, in banca, alla posta, al bagno.
La cosa incredibile e' che, in alcune situazioni,
nonostante vi sia la possibilita' di evitarle, loro
le fanno lo stesso. Ai semafori, ad esempio, scelgono
sempre la fila dove c'e' la coda. Vorranno finire di
leggere l'articolo del giornale che leggono mentre
guidano? Vorranno terminare l'email che stanno
scrivendo al volante? Non riescono a staccarsi dal
programma TV che sbirciano seduti i macchina?
Chissa'?
E' una vera e propria, incontrollabile passione.
Il miglior esempio lo si trova all'ora di pranzo: se
un ristorante ha la coda davanti, loro si fermano
ordinatamente in fila. Non gli viene neanche in mente
di andare da un'altra parte, di mangiare
qualcos'altro. "Se c'e' la coda allora deve essere un
posto dove si mangia bene...", penseranno. Un po'
come gli Italiani ed i camionisti.
L'amore e' talmente viscerale che alcune aziende, per
creare l'happening di un evento, pagano decine di
persone per fare la coda ed attirare nuovi clienti.
Paese che vai, lavoro che trovi...
Beccati!
Verso la fine dello scorso maggio abbiamo ricevuto
una lettera, dove ci venivano annunciati dei lavori
in un minuscolo parco vicino casa. Ci venivano porte
scuse anticipatamente per eventuali disagi,
rassicurandoci comunque che entro il 15 di settembre
2009 i lavori sarebbero terminati e che il parco
sarebbe stato a disposizione della popolazione. Ed
invece ? Beccati !!!! Mi sento sollevata dal fatto
che il parco ancora non sia finito, che gli operai
siano ancora tutti intenti a smuovere la terra, a
piantare piante ed alberi ed a fissare pietre per il
camminamento.
Allora i ritardi esistono, esistono anche in questo
paese che ha fatto della puntualita' e
dell'organizzazione la propria bandiera. Evviva !!!
Ebbene si', sono felice, felice di constatare che
siamo tutti umani.
De Gustibus .....
Ormai tutti (o quasi tutti) i prodotti alimentari si
trovano in ogni angolo di mondo, ma (spesso,
purtroppo) in ogni angolo di mondo vengono adattati
al gusto degli indigeni.
Prendiamo la Nutella .... cinque anni fa quando,
sbarcata a Tokyo la vidi sugli scaffali del
Kinokuniya (uno dei supermercati piu' cari al mondo),
il mio sorriso mi si stampo' in faccia come se avessi
visto la Madonna. In realta' una volta assaggiata
sulla fatidica fetta di pane, rimasi molto delusa. Il
sapore era tutta un'altra cosa. Infatti la Nutella
commercializzata in Asia e' prodotta a Singapore o in
Australia, con lo (almeno per me) stramaledetto burro
di noccioline. Praticamente tutta un'altra cosa.
Lo stesso vale per grissini e crackers che vengono
aromatizzati a spezie e formaggi a noi quasi
sconosciute, e per i KitKat che si trovano sugli
scaffali anche al gusto "budino di Kobe", "the
verde", "sakura", "patate di Jagaimo" ed ovviamente
all'immancabile "salsa di soya"!
Malati per il matrimonio
Che il matrimonio sia uno degli avvenimenti nella
vita fra i piu' importanti e' un assioma, e che la
lista degli invitati sia motivo di discussione fra i
futuri coniugi lo e' altrettanto. Scegliere fra
parenti, amici, colleghi di lavoro e di studi,
insegnanti e capi-ufficio in generale, rende i giorni
precedenti al grande passo davvero stressanti.
Ultimamente in Giappone, dove comunque coltivare e
mantenere negli anni amicizie e relazioni e' sempre
stato difficile, si e' diffusa la moda dell'invitato
"acquistato".
Qualche settimana fa, in un ristorante italiano di
Chiba, durante il pranzo di nozze, una signora in
abito grigio, si e' alzata, ha preso il microfono (i
discorsi all'anglosassone sono d'obbligo in qualsiasi
matrimonio giapponese che si rispetti) ed ha iniziato
il suo discorso, decantando la splendida amicizia che
la legava alla sposa dagli anni della scuola
superiore.
Fin qui tutto normale, se non fosse per il fatto che
il discorso era stato scritto dalla sposa, e che la
sposa la signora in grigio l'avesse conosciuta solo 3
ore prima della celebrazione del matrimonio stesso!
La signora in grigio, infatti, lavora per una delle
tante agenzie specializzate in "ospiti per
matrimoni".
Il costo per un invitato a pagamento e' di 20,000 Yen
per le due ore del pranzo, escluso i costi per i
mezzi di trasporto.
Perche' invitare dei perfetti sconosciuti? Per
mantenere le apparenze, per sostituire un capo che e'
stato licenziato, perche' qualche invitato atteso, ha
declinato l'invito e, spesso, perche' gli sposi non
hanno amici.
Donna
Pare che di donne in carriera ce ne siano davvero
poche in Giappone (non che in Italia si sguazzi nelle
famose quote rosa), e che la loro vita sia davvero
destinata a stare sempre 3 passi dietro al marito ed
in silenzio. Per sentirsi libere di essere, all'ora
di pranzo le si possono trovare in gruppi di 3 o 4 in
tutti i ristorantini tipici della citta', dal piu'
classico giapponese, al piu' trendy italiano. Si
inventano, cosi', come ammazzare il tempo fasciate
nei loro minuscoli tailleurs neri d'inverno e crema
d'estate, simboli del loro stato di coniugate.
Sfilano per le strade con le loro borse "griffate",
entrano nei saloni di bellezza, dal parrucchiere e
nei department stores dove si buttano a capofitto
nello shopping piu' sfrenato, per ovviare alla
mancanza di altre realizzazioni.
E' una vita "strana" la vita delle donne giapponesi,
chiusa in un mondo di donne, dove gli uomini fanno
capolino solo per assicurarsi la sopravvivenza della
specie.
Panico da Influenza
Quando si dice prevenire.
I giapponesi non sanno affrontare imprevisti, e per
ovviare alla loro incapacita', partono in anticipo a
considerare rischi e probabilita'.
E' il caso dell'influenza suina o A/H1N1 per la quale
il Ministro della Sanita' ha vietato agli insegnanti
di tutte le scuole di fare vacanze all'estero durante
le vacanze estive. Ogni bambino colpito da una
normale forma influenzale e' costretto a recarsi
all'ospedale per verificare se sia suina o meno, ed
e' notizia di oggi che tutti gli ospedali hanno
dovuto presentare un rapporto al Ministero
informandolo sulle effettive capacita' strutturali
per affrontare questo problema.
Intanto, Tamiflu prodotto dalla Hoffmann-La Roche e
Relanza prodotto dalla GlaxoSmithKline sono stati
stoccati nei magazzini in quantita' sufficienti per
trattare almeno 50 milioni di persone.
Prove di sopravvivenza
Condizioni cosi' da noi sarebbero impensabili.
Arriverebbero i carabinieri e denuncerebbero tutti.
Locatori e locatari.
Ma qua non funziona cosi'. Gia' molti giapponesi
abitano in case che per noi sarebbero impensabili,
sia come metrature, sia come luce che come
accessibilita', ma in fin dei conti perche' mai avere
tanti vincoli, se si potrebbe benissimo vivere in un
armadio adattato a camera in affitto ?
E' cosi' che funziona a Tokyo, la citta' piu' cara al
mondo, cerca di essere piu' appetibile ai portafogli
dei vari studenti o viaggiatori di fortuna, che
vedono ancora nel mercato giapponese un modo per
sbarcare il lunario.
Si trovano cosi' stanze di 2,5 mq, senza finestra, in
affitto, per prezzi che variano dai 18.000 ai 28,000
Yen (dipendentemente dalla zona) con bagno e cucina
in comune con almeno altre 3 persone.
Incluso nel prezzo, il va sans dire, futon e cuscino
che - ovviamente - non vedranno mai l'aria per una
rinfrescata !
Il computer e' stato riparato !
Dopo una settimana di
computer completamente in panne, il genio di mio
marito ha ristabilito le attivita’ del nostro MAC ...
mi domando perche’ la APPLE non lo assuma ... bah
.... i misteri della vita!
Cosi’ abbiamo ripreso da una settimana il nostro
via-vai abituale, la scuola e’ gia’ ripartita, ed il
tempo ha gia’ cominciato a volgere verso l’autunno.
Il 30 di Agosto i giapponesi saranno chiamati al
voto, e pare che, finalmente, dopo 50 anni, siano
davvero pronti ad una svolta. Mi affido alle parole
del grande Pio d’Emilia, apparse sul numero scorso de
L’Espresso, per darvi una visione completa.
Buona lettura.
“Per chi atterra oggi
a Tokyo, oramai divenuta la metropoli decisamente più
affascinante, sicura e stimolante del mondo, il
Giappone sembra essere ancora in corsia di sorpasso.
Milioni di macchine senza l’ombra di un graffio
circolano incessantemente 24 ore su 24, i negozi sono
sempre pieni, treni e metrò sempre in perfetto
orario, e i ristoranti, da quello di superlusso
all’ultima zupperia , offrono il miglior rapporto
prezzo qualità del mondo. Quello che più importa, e
che colpisce lo straniero, è che tutto (almeno
apparentemente) funziona. Nessuno ti frega, nessuno
ti aggredisce: discrezione e gentilezza, quanto meno
formale, sono i principi che da sempre regolano la
società giapponese. E il tassista che in guanti
bianchi cerca disperatamente di capire dove vuoi
andare, e che spesso (in genere vengono da province
lontane, essendo il mestiere di tassista uno dei più
facili da ottenere ma tra i più stressanti da portare
avanti) ignora egli stesso la strada, blocca il
tassametro mentre studia sul navigatore il percorso
migliore per portarti a destinazione. Dove
immancabilmente, magari dopo un’ora, ti deposita con
tanto di inchini e rifiuto sdegnato ad accettare la
benché minima mancia.
Il turista, a questo punto, si chiede, più che
legittimamente: ma cosa vanno cianciando i mass
media? Chi più ne ha, più ne metta. PIL in picchiata
(meno 15,2%, nei primi sei mesi), debito pubblico
alle stelle (oltre il 180%, molto superiore a quello
dell’Italia), aumento vertiginoso della
disoccupazione (5.2%, il dato più alto dal
dopoguerra), progressiva, inarrestabile e inaspettata
“precarizzazione” del mondo del lavoro e dell’intera
società. Due giapponesi su tre non hanno più un
lavoro a tempo indeterminato, si sposano (e fanno
figli) sempre meno e si suicidano ad un ritmo
impressionante: oltre 34 mila l’anno. Uno ogni 15
minuti, più o meno: nel mese di marzo, conclusione
dell’anno fiscale giapponese, si sono tolti la vita,
in media 100 giapponesi al giorno. Tutto funziona?
Andatelo a dire alla signora Masako Sugita, andata in
pensione un paio di anni fa, ma che ancora non ha
ricevuto nulla. Mancano i soldi? Ritardi burocratici?
Macchè. La signora è una tra i 2 milioni, forse più,
di cittadini, per la maggior parte ancora in
servizio, che a causa di un errore clamoroso di input
dati (forse provocato dal fatto che a suo tempo il
governo, per risparmiare sui costi, aveva utilizzato
lavoratori part-time cinesi, che leggono i caratteri
ideografici in modo diverso e hanno fatto confusione
tra nomi e cognomi) non risultano titolari di una
“posizione”, nonostante abbiano sempre regolarmente
versato i contributi. Viceversa, esistono altrettante
“posizioni” intestate a cittadini inesistenti. Il
governo, per uscire da questo impasse, ha dovuto
spedire una lettera a tutti i cittadini, chiedendo
loro di verificare i loro dati e, per accelerare le
pratiche, autodichiarare gli anni di lavoro e le
retirbuzioni percepite. Incredibile, ma vero. Ma
questo è un episodio difficilmente individuabile al
turista di passaggio. Al quale tuttavia gli si
aprirebbero gli occhi se, dopo e oltre le visite
liturgiche al Palazzo Imperiale, allo scintillante
centro commerciale della Ginza e agli imponenti
quanto rumorosi templi di Kyoto – una delle poche
“industrie” esentasse a fare affari d’oro -
riuscissero a farsi un giro nei quartieri di Sanya a
Tokyo e Kamagasaki a Osaka. Nulla da invidiare agli
slums di qualsiasi altra metropoli: migliaia di
barboni, vagabondi e senzatetto ammucchiati nei
parchi o direttamente sui marciapiede, in balia dei
“tekiya”, gli emissari della mafia locale (yakuza)
che all’alba fanno il giro del quartiere per
“assumere”, a condizioni miserabili e trattandosi
fino al 30% della paga, gli “hiatoi”, i lavoratori
“giornalieri”. Per carità, il fenomeno non è solo
giapponese, ma in Giappone, dove manca il concetto
stesso di solidarietà sociale e di assistenza
pubblica, e dove le autorità, per impedire ai barboni
di rovinare la vista nei parchi, hanno inventato le
panchine con il terzo bracciolo, al centro, per
impedire ai barboni di sdraiarsi, colpisce un po’ di
più. Dopo tutto siamo “ancora” (la Cina è
probabilmente destinata a superarla, l’anno prossimo)
nella seconda potenza economica del mondo. Una
potenza che dal dopoguerra ad oggi ha stupito il
mondo intero per l’imponenza e la velocità della sua
crescita. Ma che oggi sembra bloccata, incapace di
reagire ai colpi della recessione e alla crisi
“globale”. Invecchiata e rassegnata nello spirito,
oltre che nell’età media della popolazione.
Un paese dove corruzione, sprechi, ignoranza e
arroganza della classe politica (spesso comparata a
quella italiana, ma favorita nella sua impunità dalla
mancanza di una magistratura davvero indipendente ed
autonoma e dalla discrezionalità dell’azione penale)
hanno provocato negli anni una situazione
paradossale. Mentre il GNP (prodotto nazionale lordo)
continua ad essere il secondo del mondo (pari a
quello di Cina e India messe assieme) i giapponesi
diventano sempre più poveri. Lo dimostra il fattore
Gini, usato per misurare la “povertà relativa” dei
vari paesi. Fino agli anni ’80, il Giappone era in
corsia di sorpasso, con il coefficiente di
“sperequazione” tra i più bassi del mondo, attorno al
18, ai livelli di Svzia, Danimarca e Norvegia. Poi è
iniziato a calare. Oggi è precitato a 29.5, molto
vicino a quello dell’Italia, che registra il 36.5,
tra i più alti dell’Europa e oramai prossimo a quello
degli USA (40.8) da sempre considerati il simbolo
della disuguaglianza sociale. Del resto per rendersi
conto del divario e della rinascita delle “classi”
(in via di estinzione quella “media”, in aumento
super-ricchi e poveeracci) basta uscire dal centro
delle grandi metropoli e farsi un giro nelle
periferie, che lo scrittore Masahiko Shimada, autore
di un inquietante romanzo sul suicidio di “classe”
(“Jiyushikei”, “Libera condanna a morte”) ha definito
“quanto di più alienante possa produrre una società
ricca e industrialmente avanzata”. O, meglio ancora,
andare in giro per le province interne, dall’isola
settentrionale di Hokkaido, il “mezzogiorno” del
Giappone, alle campagne abbandonate del Tohoku, alle
zone montagnose del centro di Honshu, che i
giapponesi chiamano “Alpi”. Ovunque, lo stesso,
depresso, panorama: strade statali intasate,
“combini” (piccoli supermarket aperti 24 ore su 24),
orribili cartelloni pubblicitari stile Texas,
alberghi a ore. Persino a Kamikochi e Karuizawa,
“perle” del turismo invernale, a parte i ben nascosti
chalet dei VIP, trionfano i materiali poveri e
inquinanti: plastica e alluminio. Gli stupendi
paesaggi descritti dal compianto Fosco Maraini, nel
corso dei suoi numerosi viaggi in Giappone sono
oramai scomparsi dietro opere pubbliche mostruose e
inutili e a milioni di distributori automatici che
vendono di tutto, da slip e calzini a zuppe
istantanee. Quello che Maraini temeva, è stato
realizzato a tempo di record. Se siete rimasti
ammaliati da “Stile Giappone” di Giancarlo Calza,
meraviglioso manuale del Giappone che fu, leggetevi
“Il Giappone e la gloria” di Alex Kerr, per capire
come l’Impero si sia suicidato.
Il Giappone, si dirà, è tuttavia ancora l’impero
della tecnologia, dell’ingegneria applicata, delle
“invenzioni”. Innegabile. La Toto, colosso locale dei
prodotti sanitari e inventrice dei famosi washlet, i
WC integrati che oltre alle funzioni di bidet e
asciugatoi offrono ogni sorta di funzione,
dall’analisi delle urine ad una selezione musicale
“stimolante” ha annunciato poche settimane fa la
“tavoletta ecologica”. Ad ogni azione dello
sciacquone, si “ricarica”, grazie ad una microdinamo
incorporata. Fondamentale, per salvare il pianeta.
Pare sia molto gradita agli uomini “erbivori”,
curiosa definizione che una famosa sociologa ha
affibbiato ai `nuovi` maschi indigeni, `demotivati` e
depressi, non più interessati al sesso e alla
carriera, intimiditi dalle donne (sempre più
aggressive e “carnivore”) . Segni distintivi? Aspetto
ben curato, visite regolari a parrucchiere e
manicure. Qualcuno indossa perfino il reggiseno
(modelli speciali, in vendita nei department store) ,
che dà `sicurezza`. E quando fanno pipì, tendono a
sedersi.
Insomma, non è un paese in forma quello che la Balena
Gialla, il partito liberaldemocratico che dal
dopoguerra ha regnato più o meno ininterrottamente,
lascia in eredità a Yukio Hatoyama, leader del
partito democratico e probabile prossimo premier del
Giappone (vedi intervista) . Il conto alla rovescia
del “seiken kotai”, come i giapponesi chiamano il
“cambio di potere”, più volte iniziato e poi
miseramente interrotto come i razzi che i cuginetti
nordcoreani continuano a lanciare sopra i cieli di
una potenza che non sa chiedere scusa per il passato
e stenta a immaginare il proprio futuro, sembra
oramai inarrestabile. I democratici non hanno nemmeno
avuto bisogno di costruire “desistenze” formali o
sottobanco con i comunisti – come a suo tempo (fine
anni ’90) gli emissari di Prodi avevano loro
suggerito, attraverso un intenso scambio di visite e
consulenze che portarono alla creazione di una sorta
di `Ulivo a mandorla`. Non ce n’è più bisogno: anche
se il PC è dato in ascesa e potrebbe diventare la
terza forza poltica del paese, secondo tutti i
sondaggi, e grazie alla pessima performance
dell’attuale premier Taro Aso, tra i più “antipatici”
e arroganti apparsi nel dopoguerra, i democratici si
avviano ad un trionfo elettorale senza precedenti,
che permetterà loro di governare da soli (a parte un
ministero `ad personam`promesso al minuscolo partito
socialdemocratico) e di spazzare via dal potere,
forse per sempre, non solo la Balena Gialla, ma anche
il bizzarro quanto vorace, in termini di poltrone,
braccio politico della Soka Gakkai, il partito Komei.
Ma basterà il cambio di governo (meglio sarebbe dire,
di partito al governo) a frenare la caduta del
Giappone, a far ripartire la sua economia e,
soprattutto, a ritagliarsi finalmente un ruolo
politico regionale e internazionale, che vada aldilà
di quello, decisamente limitato e inadeguato al suo
status economico, di fedele vassallo degli Stati
Uniti? In altre parole, il Giappone andrà “a
sinistra”?
“Il Giappone è un paese conservatore – spiega Minoru
Morita, uno dei più autorevoli commentatori politici
locali – e la cosiddetta alternativa di governo non
sarebbe stata possibile se il PD esprimesse una
frattura netta con il passato. Paradossalmente, il
cambio di governo è possibile oggi solo perché il
Partito Democratico, sbarazzatosi delle componenti
più radicali, offre la possibilità di un ricambio
formale, ma garantendo una certa continuità.
Soprattutto in politica estera”. Shoichiro Tawara, ex
leader del mitico e violentissimo Zengakuren, il
movimento studentesco giapponese e oggi popolare
anchorman di “Sunday Project”, sorta di Porta a Porta
locale, rincara la dose: “Siamo messi talmente male
che voteremo tutti per il PD, senza renderci conto
che aldilà di qualche promessa demagogica, come il
sussidio per i figli e l’abolizione dei pedaggi
autostradali, non faremo altro che passare da una
dinastia all’altra”.
Tawara non ha tutti i torti. Il 70% dei deputati e
senatori che dieci anni fa hanno fondato il partito
democratico provengono, chi per un motivo chi per
l’altro, dalla Balena Gialla. Compreso Yukio
Hatoyama. Che come l’attuale premier Taro Aso
rappresenta una delle dinastie politiche più longeve
ed influenti, dinastie che l’ex leader del partito,
Ichiro Ozawa (costretto alle dimissioni dopo
l’arresto del suo segretario amministrativo) aveva
pubblicamente promesso di “estinguere” proponendo un
progetto di legge (oggi abbandonato) che avrebbe
impedito a figli e nipoti di deputati e senatori di
candidarsi. Oggi, un terzo dei parlamentari in
Giappone è “figlio o nipote d’arte”, e la percentuale
sale a due terzi per quanto riguarda i ministri. E se
l’attuale premier Aso vanta parentele (acquisite) con
la Casa Imperiale e discende, forse con meno vanto,
da una delle famiglie più potenti del Kyushu (nelle
miniere di famiglia, durante la guerra, venivano
usati come veri e propri schiavi prigionieri di
guerra cinesi, coreani e anche australiani. Ad uno di
questi, l’ottantenne Frederick Coombs, giunto un mese
fa in Giappone per chiedere un risarcimento e
soprattutto le scuse ufficiali il premier ha risposto
che all’epoca dei fatti aveva 5 anni e giocava a
nascondino), Yukio Hatoyama vanta un pedigree di
tutto rispetto, da far impallidire i Kennedy
(ovviamente, “amici di famiglia”) . Il bisnonno di
Yukio fu speaker del primo parlamento democratico del
Giappone, il nonno, Ichiro, “graziato” dalle truppe
di occupazione, è stato premier del Giappone
nell’immediato dopoguerra, mentre il padre non è
riuscito ad andare aldilà di ministro degli esteri.
In compenso, sposò l’erede dell’impero Ishibashi, più
noto in Occidente sotto il nome di Bridgestone. E non
mancano le “pecore nere”. Il fratello minore Kunio,
noto per i suoi commenti razzisti alla Le Pen e
rientrato del ventre della Balena Gialla dopo aver
girovagato in un paio di partiti minori, si è
distinto, nel penultimo governo, come il ministro
della giustizia più forcaiolo del dopoguerra, avendo
firmato di suo pugno, e pubblicamente vantandonesene,
ben 17 ordini di impiccagione. Una questione, quella
della pena di morte, che purtroppo neanche il
fratello “illuminato” e probabile nuovo premier del
Giappone, Yukio, ha per ora intenzione di affrontare
in modo deciso. Privatamente, ha più volte espresso
la sua contrarietà. Ma sarà difficile che, quanto
meno all’inizio del suo mandato, abbia il coraggio di
esprimersi pubblicamente e aderire, quanto meno, alla
moratoria internazionale.”
Avrei voluto ...
Avrei voluto scrivere che
e' nato questo cucciolo di rinoceronte nero allo Zoo
di Ueno a Tokyo.
Avrei voluto scrivere che Marica ed Alessio
si
trasferiranno a Tokyo da Milano fra pochi giorni .
Avrei voluto scrivere che l'estate a Tokyo e'
micidiale e che vengo in Italia per 2 mesi.
Ma, in questi giorni sembra che tutti ce l'abbiano
con i gay. E per quanto tanti dicano "non importa,
non fa differenza", molti ancora hanno comportamenti
discriminanti.
Ma, in questi giorni sembra che tutte le donne siano
"zoccole". E per quanto ci siano altre che non lo
sono, la matrice zoccola ce la troviamo stampata in
fronte, tutte.
Per quante zoccole ci sono, ci sono anche tanti
emeriti imbecilli (giusto per non andare giu' pesante
con gli aggettivi) che con queste zoccole ci vanno,
credendo che un'erezione sia sinonimo di "maschio" .
Laddove non arriva l'intelligenza, arriva un corpo
oggetto di desideri primordiali. Laddove non arriva
piu' la natura, arriva il Viagra. E' un mercato che
svilisce l'intelligenza umana, la meritocrazia e
l'etica. Per tanti uomini che accettano una societa'
fatta di persone con diversi gusti sessuali, ce ne
sono altrettanti che queste persone le discriminano,
per poi confondersi con loro fra le frasche alle
Cascine per del sesso orale o anale a pagamento che
le mogli non concedono loro.
Avrei voluto scrivere del cucciolo di rinoceronte, di
Marica ed Alessio e dell'estate a Tokyo ... avrei
voluto scrivere di cose frivole prima di partire per
le vacanze, ma vedendo certi scenari il cuore mi si
appesantisce e la testa si riempie di pensieri ....
per i miei figli, perche' avrei voluto consegnar loro
un mondo di uguaglianza e di rispetto.
BUONE VACANZE A TUTTI!
Solo ... in Giappone

Ieri ho deciso di farmi
un giro a Futakotamagawa, un piccolo quartiere di
Tokyo proprio al confine con Kawasaki. Trovo
parcheggio in uno dei migliaia di parcheggi a
pagamento (qua senza pagare e senza riempire moduli,
non si puo' nemmeno respirare ...), metto la mia
bella Mazda MPV nel senso canonico, cioe' con il muso
in direzione partenza, e me ne vado in giro a
curiosare, annusare ad osservare.
Quando un paio d'ore dopo ritorno al parcheggio,
accanto alla mia macchina c'e' una Toyota bianca con
il motore acceso. Ho pensato ci fosse qualche
rappresentante a dormire, come fanno di solito dopo
la pausa pranzo...ma non e' cosi'. Sento abbaiare, mi
avvicino ad un finestrino e vedo 2 cagnetti simil
chihuaha, ma piu' pelosi, (brutti da morire) saltare
da una poltrona all'altra, super eccitati. Finestrini
chiusi, ma motore ed aria condizionata accesi. La
padrona, probabilmente affaccendata in altre faccende
poco cinofile, li aveva lasciati in macchina, chiusi,
fermi in un parcheggio, senza ricircolo d'aria, ma
con una temperatura perfetta e chiavi nel cruscotto,
caso mai i cagnetti non se ne fossero voluti andare
un po' in giro.
Il pranzo e' servito
Avete voglia di sushi, ma
non avete la risiera, e non sapete formare quei
perfetti "fagottini"? Bene, problema risolto. Il
Giappone - sempre all'avanguardia nelle tecnologie
androidi-simil-umane ha dedicato una fiera, che si
tiene in questi giorni al Tokyo - Big - Sight, a
questi nuovi robots.
Il tocco delicato della mano di silicone di questo
robot M-430iA riesce a preparare sushi, dalle forme
straordinariamente perfette per poi adagiarli, come
nella migliore tradizione, su piatti di
legno.
Gundam
A 30 anni dal primo
episodio di Gundam, a Tokyo il celeberrimo robot e'
stato esposto in un parco della citta'. Migliaia di
quarantenni si sono riversati al parco per rivivere
le emozioni della prima adolescenza, mentre i bambini
estasiati dalla nuova Gundam-mania, che si e' diffusa
in citta' ed in tutto il Giappone, hanno chiesto ai
loro genitori i nuovi Gundam-gadgets disponibili
dalla scorsa domenica in tutti i negozi di
giocattoli!
Inquinamento Elettromagnetico

Gli orizzonti giapponesi
sono tutti "deturpati" dai fili dell'alta tensione
che si intrecciano sulle nostre teste quasi ad
altezza uomo.
Nelle stradine residenziali, si riesce persino a
sentire il rumore dell'energia che scorre, facendo di
Tokyo una delle citta' con il piu' alto tasso di
inquinamento elettromagnetico.
La spiegazione e' sempre quella, i fili
dell'alta-tensione sono tenuti relativamente bassi a
causa della natura sismica del territorio. Fermo
restando che possa essere una ragione plausibile,
devono per forza attraversare gli alberi, con il
pericolo di un piu' probabile incendio?
Romanticismo giapponese
Ci saranno delle ragioni
socio-politiche per cui il Giappone e' carente di
idee. Sicuramente forte delle collettivita', a
scapito dell'individualita', ha molte piu' chanches
di sopravvivere in momenti di crisi, ma proprio in
momenti di crisi nessuno -con estro, con genio- da'
il fatidico colpo di reni per risalire.
La disoccupazione e' salita al 5%, massimo storico
degli ultimi 5 anni - si legge-, ma considerando che
il mondo femminile ha un ridottissimo impiego
lavorativo, la situazione -ribaltata sui parametri di
una qualsiasi societa' occidentale-, appare molto
piu' grave del fatidico 5%.
Il "circolo" impiegatizio fatto appunto di soli
uomini si distingue per l'abbigliamento: nero.
Vestito nero, camicia bianca, scarpe nere. Camminano
in gruppo all'ora di pranzo, all'uscita dall'ufficio,
all'ingresso dei bar in un sinuoso andamento quasi
funereo. Vederne dei gruppi mette quasi ansia, ma
loro -in gruppo- si sentono felici, perche'
appartengono ad un'identita' sociale: tutti con le
stesse abitudine, le stesse fantasie, gli stessi
sogni.
Mai come in Giappone l'idea romantica di nazione ha
preso campo, dove tutto quello che viene da fuori e'
"estraneo" e mai considerato parte integrante,
perche' diverso, appunto. Anche il pessimismo cosmico
abita qua: convivere con terremoti e tsunami ha fatto
si' che questo popolo accettasse con rassegnazione la
caducita' della vita, considerando il suicidio
(seppuku) un'alta forma di espiazione. Poche
emozioni, ma vissute con pathos, con forza
travolgente come la magnitudo di un terremoto, come
la potenza delle onde di uno tsunami.
Ed allora, viene spontaneo chiedersi se
quest'inversione di tendenza nelle giovani
generazioni di tenersi per mano, abbracciarsi per la
strada, scambiarsi baci in pubblico non sia l'inizio
di una crisi d'identita' di questo paese, che ha
fatto del pudore dei sentimenti la propria bandiera.
E se e' vero che la storia e' ciclica, forse ci
stiamo preparando di nuovo al Super-Uomo! Nietzsche
docet.
Gusto
Qualche anno fa avevo letto in una rivista di viaggi,
che i paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono
gli unici al mondo ad avere gusto. Gusto per il cibo
e le spezie, per l'architettura ed i colori, per le
stoffe ed i vestiti. Li' per li' la notizia mi era
passata inosservata, ma dopo qualche anno passato in
Giappone e vivendo in una comunita' decisamente
internazionale, mai frase fu piu' azzeccata.
A parte l'assoluta assenza di gusto in fatto di moda
e di estetica in generale che accomuna tutto il mondo
ad eccezione dell'area mediterranea, appunto, le note
piu' dolenti arrivano quando si parla di cibo.
In quanto a palato, pare che tutti abbiano perso sia
le papille gustative che un certo senso di
discernimento, confondendo, come si dice a Firenze,
il culo con le 40 ore.
Il Japan Times offre una rubrica guida per
pubblicizzare nuovi locali in citta'. Il giornalista
Robbie Swinnerton si da' un gran da fare a cercare
nuovi ristoranti o ritrovi piu' o meno mangerecci, ma
seguire i suoi consigli e' come rinunciare ad avere
le papille gustative, appunto.
Ogni suo consiglio (del resto e' anglosassone ...) va
evitato come la peste bubbonica, quello che per lui
e' buono, per noi non raggiunge nemmeno la
sufficienza e quello che supera l'eccellenza, per noi
e' quasi commestibile.
Mi domando quando e' stato assunto sul proprio C.V.
cosa ci fosse scritto, perche' aspettare di sapere
dove andare a cena con i suggerimenti di Swinnerton
e' come commettere suicidio.
Che gli inglesi continuino a fare musica, a scrivere
libri, a speculare ed a preoccuparsi della regina e
del tempo, che al cibo ci pensiamo noi!
Mal di Testa ? Nevralgie ? C'e' l'ospedale
Il sistema sanitario
giapponese si basa sull'ospedalizzazione.
Mal di testa? Nevralgia? Raffreddore? Il medico
condotto non esiste, ci si deve presentare
direttamente all'ospedale. Avete bambini malati, con
febbri inverosimili, oppure in preda ad una malattia
infettiva ? non dovete far altro che saltare in
macchina ed andare all'ospedale piu' vicino, magari -
durante il tragitto - cercate pure di diffondere ben
bene tutto il virus, cosi' che tutta la citta' possa
essere infettata, ed il gioco e' fatto!
A loro credito, pero' il fatto che le spese sono
sostenibili, che c'e' sempre un posto letto e che
comunque vada un check-up completo viene sempre
fatto. Del resto e' o no il paese del
servizio?
News
Dal Japan Times di oggi.
A FedEx cargo plane with a pilot and co-pilot aboard
crash-landed and burst into flames early Monday
morning at Narita International
Airport,
east of Tokyo,
killing both crew members, according to airport
and police officials.
Transport ministry and other investigators believe
the accident was partly caused by strong winds
buffeting the MD-11 aircraft as it attempted to land
at around 6:50 a.m. Winds of up to 72 kpm per hour
were blowing in the vicinity of the airport at the
time.
The aircraft, Flight 80 from Guangzhou, China, had
flammable liquid aboard, according to the Land,
Infrastructure, Transport and Tourism Ministry. It
took about two hours for firefighters to extinguish
the blaze.
Two men were rescued from the cockpit at around 8
a.m. but were confirmed dead, the Chiba prefectural
police said. The police are trying to confirm the
identities of the two, who are believed to be Kevin
Kyle Mosley, 54, the pilot, and Anthony Stephen Pino,
49, the co-pilot — both U.S. citizens.
It is the first fatal aircraft accident at Narita
airport since it opened in 1978, except for a fatal
air turbulence accident that occurred during flight,
according to the airport operating company.
Video footage showed the plane touching down on its
rear wheels and its nose hitting the runway as if
slammed down.
The plane bounced and its left wing hit the ground,
bursting into flames. The plane then flipped over and
veered off the runway with flames exploding from the
center of the fuselage.
A local observatory said it had notified airline
companies
and related entities
of the possibility of the occurrence of wind
shear — a condition in which wind speed and
direction suddenly change — after the weather
became rough on Sunday evening.
La storia insegna
Si dice, che se ci si
vuole rialzare davvero, si debba toccare il fondo e
da li', prima di sprofondare nella melma, con un
magistrale colpo di reni, riusciamo a rivedere una
luce in fondo al tunnel.
E' opinione comune, che uno dei motivi per cui
l'economia giapponese non e' mai realmente ripartita
"alla grande" sia dovuto al fatto che non abbia mai
realmente toccato il fondo, non abbia mai visto la
gente morire di fame, non abbia mai avuto tanta gente
disoccupata.
Il Giappone conta circa 130 milioni di abitanti, con
un livello attuale di disoccupazione poco superiore
al 4%, che per noi e' quasi una "barzelletta".
Esperti del mestiere e luminari dell'economia in
genere, asseriscono che il management giapponese non
sia "attrezzato" per start-up e momenti di
difficolta', ma che sia estremente efficace nei
consolidamenti.
Francamente, non ci e' poi tanto difficile capirlo.
il Giappone soffre di mancanza d'individualismo,
soffre di mancanza d'estro, ma e' indiscutibilmente
leader dell'essere squadra, fare gruppo per il
raggiungimento di un unico scopo.
Insomma, la storia insegna. Facciamo un passo
indietro di 60 anni, fra i paesi della Triplice
Alleanza, in Italia si ebbe la Resistenza, in
Germania si ebbero tentativi di assassinare Hitler,
qualcuno comincio' a dubitare della diabolica
attuazione di sterminio di un popolo (Schindler), in
Giappone no. Nessuno mai prese in considerazione il
fatto che il piano di conquistare il mondo e di
governarlo potesse essere sbagliato, o che, in
seguito, potessero realmente aver perso la guerra. Ci
fu bisogno di ben 2 bombe atomiche, per far arrendere
il Giappone, rendendolo, in qualche modo complice,
delle morti di Hiroshima e Nagasaki.
Quello che manca a questo paese, ed e' un'opinione
del tutto personale, e' un po' di autocritica, un po'
di umilta' ed un po' di sinistra.
Per DNA, i giapponesi mai mettono in discussione, una
legge, una decisione superiore, un ordine. Un ordine
ricevuto e' un impegno a cui non possono sottrarsi,
lo recepiscono come un bene superiore che, anche a
costo della loro vita, va portato a compimento.
Cogito ergo sum per loro e' - probabilmente- solo uno
strano scioglilingua, e questo schiacciamento del
loro IO, spesso, porta inevitabilmente al suicidio:
uno ogni 15 minuti.
Ed ancora, la storia insegna. Il Giappone e' Asia
solo per un fatto meramente geografico, ma non ha
nulla a che vedere con Cina, Corea, Vietnam o
Indonesia. Grazie o per colpa della Seconda Guerra
Mondiale, il Giappone e' diventato una sorta di
occidente con gli occhi a mandorla, facendolo peccare
di presunzione nei confronti dei paesi vicini. Un
giapponese e' un giapponese, non un asiatico e con
gli asiatici -mediamente- non vuole avere nulla a che
spartire. L'immigrazione viene considerata ancora una
minaccia: i giapponesi, in treno, difficilmente si
siederanno accanto ad uno straniero. Anni di
shogunati e di impero hanno fatto del Giappone uno
dei paesi piu' conservatori al mondo,(la storia della
piccola Aiko che non potra' salire al trono perche'
"femmina" dovrebbe far riflettere a lungo), e poco
sensibili alle cause dei piu' deboli. Vero e' che
fino a qualche tempo fa, prima che la crisi
attanagliasse il mondo, di poveri ce n'erano pochi,
ma il mondo non e' fatto solo di poveri, e' fatto
anche di persone che si sentono inadeguate,
disadatte, che soffrono una societa' che non li vede
come individui, ma solo come un tutt'uno con la
massa.
Il Governo giapponese a fronte dell'alto tasso di
suicidi ha preso misure "materiali": pensiline dei
treni chiuse, finestre degli alberghi sigillate,
telecamere ovunque ... ma non ha messo mai una volta
in discussione il sistema
socio-etico-comportamentale, e non si e' mai chiesto,
quali siano i veri mali che distruggono una
popolazione apparentemente felice, disponibile e
sorridente ma terribilmente "sofferente" , e continua
inesorabile nel suo arroccamento sempre piu' lontano
dalla gente: quella gente che serve nella misura in
cui e' gruppo e forza. Se qualcuno questa forza non
ce l'ha allora e' bene che si faccia da parte,
perche' non serve.
E, shoganai,ne!
Ricordi di Guerra
Un ex soldato americano,
adesso 84enne, ha deciso di restituire gli effetti
personali di Matsuji Takekawa morto a 37 anni nella
battaglia di Iwojima, alle figlie che adesso vivono
nel New Jersey.
Fra gli effetti personali, una foto della seconda
figlia Yoko Takekawa, adesso 64enne, nel suo 100
giorno di vita.
Nonostante le richieste dei musei, il sig. Hobbs ha
conservato per tutti questi anni le foto e le buste,
per restituirle, un giorno, ai legittimi parenti .
E la perseveranza e' stata
premiata.
Perditempo
Avete
tempo da perdere, ogni giorno per tutti i giorni
dell'anno ? Tokyo fa il caso vostro.
Non lasciatevi abbagliare dal flusso di umanita' agli
incroci o nelle stazioni, non lasciatevi influenzare
dalle corse pazze per prendere un treno affollato,
quando 5 minuti dopo ne arriva un altro per la stessa
destinazione: il Giappone non e' un paese che va di
fretta.
Il traffico e' lento, i negozianti sono lenti,
incartare un pacco regalo e' lento, preparare un
espresso e' lento.
Questo e' il paese dei dettagli, quanto tempo occorra
non importa, ma i anche i minimi dettagli devono
essere perfetti.
Ed il tempo scorre inesorabile.
Mentre aspettano in fila, ligi nella corsia di mezzo,
a 35 all'ora mentre le altre due corsie sono quasi
deserte, gli uomini si fanno la barba, si tagliano le
unghie, leggono il giornale, mandano le mails e
guardano il telegiornale. Le donne invece si fanno
maschere facciali, si danno lo smalto, si passano il
vapore per aprire i pori della pelle e si rifiniscono
le sopracciglia.
E' cosi' interessante guardarli, mentre loro non
guardano, e non guardano mai, ma continuano
imperterriti nelle loro faccende, ed allora ti
domandi, se si rendano davvero conto che, la loro
vita sfuma in attesa di qualcosa che arrivi, senza
che loro la vedano.
Bice
Cala la
sera. La baia di Tokyo s'illumina, insieme al Rainbow
Bridge, alla Tokyo Tower, a Roppongi Hills e via via,
con un susseguirsi d'accensioni quasi impercettibile,
tutti i vari piccoli "quartieri", che la formano,
acquisiscono un sapore diverso. Tokyo di giorno non
ha "stile", e' sgraziata nelle forme e nei colori, ma
di sera e' uno scenario mozzafiato.
Uno dei luoghi sacri per assaporare, fra un primo ed
un secondo e dell'ottimo vino, questo spettacolo by
night, e' il ristorante Bice, al 47mo piano del
Caretta Building a Shiodome.
La vista ed il cibo valgono il conto.
E' giusto tutto cio' ??
Premetto che questa vuole
essere una provocazione. Premetto che questo e' un
paese maschilista, che ha permesso l'introduzione e
la distribuzione del Viagra con un'autorizzazione del
Ministero della Sanita' che ha preso solo tre giorni
e che crede ancora che il miglior metodo
anticoncezionale sia l'aborto. Premetto che questo e'
il paese dove le donne sono al 90% laureate, ma non
hanno un lavoro. Premetto che le donne, in occasioni
ufficiali, (tipo cene di lavoro del marito) non sono
tenute a commentare, a dissentire, ne' a parlare.
Premesso questo, vi allego l'articolo apparso oggi
sul Japan Times riguardo una signora americana,
violentata da un soldato americano vicino alla Base
americana di Yokosuka, e che dalla polizia giapponese
ha ricevuto "la seconda violenza".
Around
the nondescript Tokyo suburb where she lives with her
three children, Jane is a well-known face. Foreign in
an area crowded with Japanese, she has taught English
for years here among neighbors who greet her warmly
on the street. Few know that her life is consumed by
a fight against one of the world's most powerful
military alliances, and a secret agreement that she
says allows its crimes to go unpunished.
In a room cluttered with the detritus of her
seven-year struggle she tells her story, which begins
with a violent sexual assault. On April 6, 2002, Jane
was raped by American sailor Bloke T. Deans in a car
park near the U.S. Yokosuka Naval Base southwest of
Tokyo. Shocked and bleeding, she ended up in the
small hours inside the local police station, where
what she calls her second violation began.
During a 12-hour interview with a team of male cops
that stretched into the middle of the next day, she
was "mocked," refused food, medical aid and water,
and treated like a criminal. Her demands for a
container for her urine, which she believed contained
the sperm of her attacker, were ignored until, crying
with rage and frustration, she says she flushed the
evidence of her rape down the station toilet. Then
she was taken back to the car park, where she was
forced to re-enact the assault for police cameras.
Her ordeal was bad enough to be branded "one of the
worst cases of police re-victimization I have ever
seen" by John Dussich, President of the World Society
for Victimology, but it was in some ways just
beginning. Deans was quickly found nearby, aboard the
giant U.S. aircraft carrier Kitty Hawk, then, for
reasons that remain murky, released. He was demobbed
and slipped out of Japan, under the protection,
believes Jane, of the military and perhaps the
Japanese authorities. He lives today as a civilian in
the U.S. city of Milwaukee.
"The military deliberately discharged Deans knowing
full well that there were charges against him," she
says, drawing on the first of several cigarettes. She
believes that Deans was let go to spare the U.S. Navy
and its Japanese host embarrassment, forcing her to
track him across America. "I'm not ever going to give
up until justice is served, and that will happen when
Deans faces me in court."
Jane is one of hundreds of women assaulted by U.S.
military personnel annually around the world,
including in Japan, which is home to over 80 American
bases and about 33,000 troops. The dense military
presence is blamed for over 200,000 mostly off-duty
crimes since the Japan-America Security Alliance was
created in the early 1950s.
The bulk are petty offenses, but in one of the most
notorious cases, a 12-year-old schoolgirl was raped
and left for dead by three U.S. serviceman on the
southern island of Okinawa, reluctant home to the
bulk of U.S. military facilities in Japan. That 1995
crime shook the half-century alliance, sparking huge
anti-US rallies and cries of "never again." The pleas
were ignored: Last year a 14-year-old was raped by a
U.S. Marine, one of several similar assaults against
Japanese and Filipino women.
Protests forced the U.S. military recently to set up
a "sexual assault prevention unit." Opponents say,
however, that the incidents are an inevitable
consequence of transplanting young and often
traumatized trained killers (many of the soldiers are
veterans of the Iraq and Afghanistan wars) among a
local population they neither know nor respect.
"There will be no peace here until the military is
gone," says Okinawa anti-base campaigner Rev. Natsume
Taira.
Tensions between locals and the military are
exacerbated by extraterritorial rights enjoyed by US
personnel under the Status of Forces Agreement, which
often allows them to avoid arrest for minor and
sometimes even serious crimes. The agreement was
reinforced by a recently uncovered deal between
Washington and Tokyo to secretly waive jurisdiction
against U.S. soldiers in all but the most serious
crimes, according to researcher Shoji Niihara. "This
is despite the fact that both governments declared
openly that Japan would have prime judicial rights of
all off-duty crimes by U.S. soldiers (here)," he
explains. The aim, Niihara believes, was to protect
the reputation of the American military, which is
underwritten by the Japanese government to the tune
of about $2 billion a year.
Under pressure, however, from increasingly angry
citizens, Japan has toughened its response to crimes
by off-duty American soldiers. In 2006, Kitty Hawk
airman Oliver Reese Jr. was sentenced to life
imprisonment in a Japanese court for a
robbery-murder, also in Yokosuka. The court heard
that Reese repeatedly stomped on the head and body of
Yoshie Sato, 56, rupturing her liver and kidney after
she refused to hand over ¥15,000. He spent the money
on a sex show.
Sato's fiance, Masanori Yamazaki, who was initially
treated as a suspect in the murder, welcomes the
conviction but argues that Reese was given
preferential treatment. "He was eligible for the
death penalty but it wasn't considered." Yamazaki is
angry at the failure to crack down on military
crimes. "I believe that in trying to protect the
Japan-U.S. alliance, the government is not protecting
its citizens."
Last year, bureaucrats from Japan's Ministry of
Defense offered Yamazaki a blank check as
compensation for Sato's death. "They told me to fill
in the amount I wanted. But they were going to demand
the money from Reese's family. U.S. military
personnel are poor people. It is the Japanese
government that loans them the land and the U.S.
military that employs them. They are to blame but
they have absolutely no sense of responsibility."
The offer of what some victims call "shut-up money"
was made to Jane too, this time from a fund used by
the Defense Ministry to compensate the victims of
U.S. military crimes in Japan. The ¥3 million check
equaled the unpaid amount awarded by a Tokyo civil
court, which convicted her attacker in his absence in
2004. In search of further retribution, Jane sued her
police tormentors, fighting all the way to an appeal
in the Tokyo High Court, which ruled against her in
December. She is liable for all legal costs.
"The financial and emotional burdens have been
enormous," she admits, adding that she has repeatedly
faced eviction from her house, and even postponed
Christmas. "With my posttraumatic stress disorder,
I've lost a lot of students as well. But at what
point do you say, 'I don't care anymore'? I just
can't do that." Lest she forgets why she is fighting,
a poster of Deans captioned "Wanted for Rape" sits
inches away.
In an effort to publicize her case, and banish some
ghosts, she has just written a book about her
experience. Due for publication in April, the title
comes from something a rape victim on Okinawa told
Jane after she gave a speech there to an anti-base
rally. "She said, 'I'm going to live my life from
today.' That moved me." She continues to write
letters to Japanese and U.S. politicians, including
President Barack Obama, demanding they extradite her
assailant and shine a light into a small but dark
corner of the Pacific alliance.
"My No. 1 priority is getting Deans on trial, but I'd
also like to think that if I can help one person by
somehow turning this horrific experience into
something positive, it will be worth it.
"You know, I was guilty until I could prove myself
innocent; he is innocent until I can prove him
guilty. How fair is that?"
Le Quattro Casalighe di Tokyo
Le Quattro Casalinghe di
Tokyo (o OUT nella versione in inglese) di Natsuo
Kirino e' un libro interessante, che da' un'ampia
visione della vita familiare vista con gli occhi di 4
donne diverse.
Vite piene di difficolta', ingiustizie, soprusi e
violenze: terribilmente vero, da far star male,
questo libro e' un'arma indispensabile per entrare
appieno nella mentalita'
giapponese.
"Si
spogliò osservando l'acqua che riempiva troppo
lentamente la vasca, scese il basso gradino e fece
una doccia in piedi. Si ricordò di come la notte
prima, nel bagno dello stabilimento, aveva cercato di
eliminare più in fretta possibile ogni traccia di
Kazuo Miyamori dal proprio corpo. E poi aveva dovuto
dissezionare quello di Kenji, completamente immersa
nel suo sangue, i frammenti di pelle, carne e ossa
che si insinuavano sotto le unghie. Tuttavia riusciva
a pensare solo alle tracce di Kazuo Miyamori, e
voleva lavarle via un'altra volta. Sotto lo scroscio
della doccia ripensò alle parole di Yoshie: «Vivi e
morti sono tutti uguali», e annuì. Un cadavere è
ripugnante, ma non si muove. Mentre Kazuo avrebbe
potuto cambiare la sua vita. Sì, i vivi procuravano
più fastidi dei morti."
L'ultimo samba di Pio d'Emilia
Questo pezzo, pubblicato
da Pio d'Emilia, ed e' dedicato a tutti quelli che
credono (incluso mio amico "anonimo") che la
solidarieta' porti solo "m..da"!
Buona lettura a tutti.
HAMAMATSU
Stazione di Hamamatsu, 150 chilometri da Tokyo, un
sabato sera.
Centinaiadi barboni stanno sistemando,ordinatamente,
come ogni sera, gli scatoloni dove sono costretti a
passare la notte.In Giappone è vietato dormire
all’addiaccio e persino in macchina, nei parcheggi.Si
rischia l’arresto,per vagabondaggio. Ma a nessun
poliziotto, di questi tempi,salta in testa di far
applicare la legge. Gli scatoloni aumentano giorno
dopo giorno, e cominciano ad arrivare anche le nuove
generazioni. Non più vecchietti senza speranza, ma
uomini e donne di mezza età, persino qualche
ventenne. Lentamente, alle nove in punto, i vecchi e
nuovi «avanzi» dell’ultimo Impero si incamminano
verso una specie di piazzola dove di giorno la gente
si raduna per fumare.Già, perché ad Hamamatsu
l’amministrazione municipale, che non riesce a
trovare un tetto e un’occupazione a migliaia di
poveracci espulsi dal
circolo produttivo, ha vietato di fumare all’aperto.
Qui invece tutti, ma proprio tutti, fumano, ciascuno
con il proprio portacenere personale, nessuno butta
per terra una cicca.Barboni, derelitti, ma pur sempre
giapponesi, educati e gentili. A chi, come noi,
arriva qui per fotografarli, riprenderli,
intervistarli rispondono con gentilezza e
disponibilità: chiedono solo di non essere riprendi
di faccia, a meno che non si tratti di media
stranieri. Molti hanno una famiglia, una moglie, dei
figli.
Che magari non sanno la fine che hanno fatto. Magari
pensano che si siano suicidati, una soluzione molto
diffusa (35milal’anno, uno ogni15minuti) e più che
dignitosa, socialmente, oltre che redditizia. Le
assicurazioni pagano anche in caso di suicidio e, con
una buona polizza, se ti suicidi almeno consenti alla
tua fa-
miglia di vivere dignitosamente. Seresti in vita,vivi
nel degrado. Qualcuno di questi magari ci
stapensando, altri si accontentanodi fare johatsu,
«evaporare». Lo fanno in trentamila, ogni anno.Se le
cose si mettono male, spariscono, cambiano nome. In
Giappone non esistono documenti di indentità
obbligatori:
basta stampare un bigliettino da visita e comportarsi
bene, e nessuno ti chiede, stato di nascita,codice
fiscale, precedenti penali. Il lavoro lo trovi. O
meglio, lo trovavi. «Lavoravo di giorno in fabbrica,
di notte in un combini (piccoli supermarketd aperti
24 su 24n.d.r.)–ci racconta Yoshiaki,35anni,uno dei
più giovani –avevo una ragazza e dividevamo un
appartamento. Poi le cose sono precipitate. Prima ho
perso il lavoro in fabbrica, poi anche quello serale.
La mia ragazzasi è trovata un altro e mi ha sbattuto
fuori casa. A casa non posso e non voglio tornarci.
Per ora sono qui, ma spero di ritrovare lavoro presto
e d'andarmene». Nel frattempo,Yoshiaki si mette in
fila come tutti gli altri, ordinati esilenziosi,
ciascuno avvolto nella sua disperata solitudine, in
attesa del pasto caldo.
Ad organizzare la distribuzione è don EvaristoHiga,
un salesiano con gli occhi a mandorla,ma di
nazionalità brasiliana. Ad aiutarlo, in una società
che non riconosce la solidarietà come virtù e la
sconfitta come diritto, non sono dei giapponesi,ma
altri brasiliani. Disoccupati, magari, ma pronti a
dare una mano. E’ il primoparadosso, che colpisce,
arrivato qui. I poveracci del terzo mondo che portano
cibo e conforto ai «colleghi» del primo. Una lezione
che lascia di stucco. "Una lezione che sta dando i
suoi frutti– spiega don Higa– adesso cominciano a
venire anche i giapponesi, a dare una mano. Uno mi ha
detto: sa padre, finalmente mi sento utile, ho capito
che cos’è la solidarietà. Prima pensavo si trattasse
di aiutare i bambini ad attraversare la strada,o
tenere puliti i marciapiedi….».
I ragazzi del Brasile
Hamamatsu, un’anonima città di plastica e cemento
affacciata sul Pacifico, è la quarta città
industriale del Giappone, polo del settore
metalmeccanico (Honda, Yamaha, Suzuki) e di quello
elettronico (Sony,Panasonic,Hitachi).Ottocentomila
abitanti, 50milastranieri. E’ la città giapponese con
il più alto tasso di «stranieritudine», anche se non
sembra. La comunità più numerosa infatti è quella
brasiliana, oltre 40mila persone, ma quasi tutte di
origine giapponese. Sono i «nisei»: i figli, ma
soprattutto i nipoti, degli emigranti giapponesi che
nel secolo scorso andarono inBrasile (ma anche
Argentina, Perù e Venezuela) a cercar fortuna.
Molti la trovarono, altri no. Molti sono tornati
nella patria d’origine negli anni
’80,quandol’economia giapponese tirava e, bisognosa
di manodopera a buon mercato, preferiva «importare» i
nisei, che pur essendo stranieri a tutti gli effetti
( la maggior parte non parla nemmeno il giapponese)
sono quindi facilmente discriminabili e
ricattabili.Ora sono i primi a pagare il conto dello
tsunami finanziario che ha colpito le imprese e
travolto i mercati. Su 320 mila nisei residenti in
Giappone (ma ve ne sono molti altri, non in regola)
la metà è disoccupata. Per chi ha famiglia, è una
catastrofe, anche se per ora lo spirito di
solidarietà e l’ottimismo insito nella cultura
brasiliana cerca di resistere all’impatto. «La stampa
giapponese come al solito agita le acque per
nulla–spiega Francisco Freitas, sindacalista –hanno
parlato di migliaia di senza tetto, di gente che
dorme in macchina, di aumento della delinquenza
minorile. Ma non è così. La situazione è drammatica,
ma la comunità brasiliana non solo si sta
organizzando, ma sta insegnando anche ai giapponesi
ad organizzarsi,a reagire. Perdere il lavoro non è
una vergogna. E’ una ingiustizia, contro la quale si
deve reagire e combattere».
La solidarietà, tra i brasiliani, è molto diffusa.
Difficile trovarli sotto i ponti,nelle scatole di
cartone. Se resti senza lavoro e non puoi più pagarti
la casa, te ne vai da un amico. «Non esiste che lasci
un amico per strada–racconta Edmondo, tornitore alla
Honda, il cui contratto scade a marzo – per ora sono
io ad ospitare un’intera famiglia. Ma sono sicuro che
se dovesse capitare a me troverei subito una
sistemazione». Nonostante l’integrazione sia sempre
stata molto difficile, la crisi sta avvicinando le
persone.
Leggendo della situazione sempre più drammatica in
cui si trovano i brasiliani, la signora Fukai, che
aveva ereditato un albergo ma lo teneva chiuso, ha
messo a disposizione la struttura. Adesso ci vivono
in cinque famiglie, gratis, ma la notizia si sta
spargendo e c’è gente che arriva da ogni parte del
paese.
Luis, 48anni, licenziato senza preavviso, ha fatto
140chilometri a piedi, con 100 yen, meno di un euro
in tasca, camminando per 7 giorni e dormendo dove
capitava. «E’ stata dura,ma ora sono tranquillo, qui
c’è una bella atmosfera». La signora Fukai non vive
con loro, ha una casa ad una ventina di chilometri di
distanza e deve accudire un figlio con la sindrome di
Down. «Solo chi ha sofferto davvero può capire la
sofferenza altrui. Per questo mi è sembrato naturale
aprire questa struttura. Anche se mi sono infilata in
una serie di guai….». Invece che darle una mano,
magari un finanziamento, le autorità regionali e
soprattutto comunali stanno conducendo una battaglia
senza esclusione di colpi. Mancano le licenze e i
nullaosta sanitari, e più di una volta hanno imposto
alla signora di chiudere. Lei se ne frega, e anziché
ubbidire, ha convocato una conferenza stampa,
denunciando l’accaduto alla stampa straniera. Come
per incanto, le pressioni sono finite ed un
funzionario del comune è andato a trovarla,
suggerendole di fare domanda per un finanziamento.
Nella seconda potenza industriale del mondo,
nell’Impero della Sony e della Toyota succede anche
questo.
E non è finita. Lo tsunami avanza.
Turbolences
A causa di turbolenze, 43
passeggeri, fra cui dei membri dell'equipaggio, del
volo Northwest proveniente da Manila in arrivo a
Narita, sono stati trasportati all'ospedale vicino
all'aeroporto della capitale giapponese, a cause
delle fratture riportate al collo.
La controversia adesso sta fra la testimonianza dei
passeggeri che, asseriscono, il segnale di cintura
allacciata si sia acceso nello stesso istante in cui
l'aeroplano in discesa, e' risalito bruscamente, non
dando tempo ai passeggeri di sedersi e di sistemarsi,
secondo protocollo, sbattendo, conseguentemente, la
testa contro il soffitto dell'aereo, e la Northwest
che, insiste: "i segnali erano accesi, semplicemente
non sono stati presi in considerazione".
Rassegna Stampa Internazionale
EL
PAIS
El abogado británico
David Mills fue condenado ayer por un juez de Milán a
cuatro años y medio de cárcel por corrupción en acto
judicial. Los magistrados consideran probado que
Mills fue corrompido por Fininvest, la empresa de
Silvio Berlusconi, que le pagó 600.000 dólares
(460.000 euros) por testificar en falso a favor del
hoy primer ministro durante dos juicios por
corrupción celebrados contra Berlusconi.
El hoy primer ministro italiano fue imputado como
presunto corruptor de Mills en el proceso, pero se ha
librado de ser juzgado gracias al laudo Alfano,
llamado así en honor del ministro de Justicia actual,
Angelino Alfano, quien elaboró hace unos meses la
norma ad hoc que impide procesar a los cuatro altos
cargos de la República italiana en el curso de su
mandato. Esta ley, aprobada ya por el Parlamento,
está siendo examinada en este momento por el Tribunal
Constitucional.
El caso Mills originó un escándalo político en Reino
Unido que acabó con la dimisión de la esposa del
abogado, ministra de Cultura del Gobierno de Tony
Blair. Paradójicamente, el letrado ha sido condenado
además a indemnizar con 250.000 euros a la parte
civil de la Presidencia del Consejo de Ministros, es
decir, a Berlusconi.
La sentencia proyecta una sombra inquietante sobre
los usos judiciales de Il Cavaliere. Según el
tribunal, los 600.000 dólares pagados a Mills por
Fininvest en 1998 sirvieron para comprar el
testimonio favorable del abogado en los procesos por
comisiones a la policía fiscal y en el caso All
Iberian, con el fin de exculpar a Berlusconi.
THE
GUARDIAN
You can sense a little
schadenfreude in the analysis of the downfall of
David Mills in the press today, after he was
sentenced to four and half years in an Italian prison
over corruption charges aimed at Silvio Berlusconi .
The estranged husband of the Olympics minister, Tessa
Jowell, said he would appeal against the sentence for
taking £400,000 as a reward for withholding court
testimony to help Italy's prime .
In a statement Mills said that he was very
disappointed by the verdict: "I am innocent, but this
is a highly political case."
"I am hopeful that the verdict and sentence will be
set aside on appeal, and am told that I will have
excellent grounds," he said.
The Independent, taking some delight, offers the best
intro: "In a court hearing lasting less than one
minute, David Mills, the tax lawyer, former Camden
councillor amd estranged husband of Tessa Jowell, was
sentenced to four and a half years in jail for taking
600,000 euros in exchange for withholding testimony
that could have damaged the Italian prime minister
Silvio Berlusconi."
The Guardian's political correspondent Allegra
Stratton looks at the ramifications the situation has
had for Jowell.
"Remortgaging and hedge funds ... these mechanisms
and devices are now the lingua franca of the economic
downturn, but then the story was remarkable mostly
for the size of the loan and the nature of the
clients. Talk of £400,000 gifts and paperwork signed
without questioning offended feminists and the frugal
alike.
"'As the feminist you are, are we to believe that you
signed for a mortgage loan on your house for your
husband, without knowing exactly how it was going to
be paid back?' Woman's Hour presenter Jenni Murray
asked Jowell.
"Jowell had, it seemed to one anonymous Labour MP
briefing at the time, "laid down her husband for her
cabinet job". On hearing these reports of her
intended split, Jowell said she was 'nearly sick'."
In another analysis piece, Peter Popham, in the
Independent, questioned how it could have all gone so
wrong.
"Brilliant and extroverted, master of four languages
and the clarinet, the man sentenced to four and a
half years in jail by a court in Milan yesterday is
one of the best connected lawyers in Britain, with a
network of influential friends and relations, most of
them on or around the summit of new labour ... how
did such a gifted, clever, well-connected man land in
such a scrape?"
LE
FIGARO
David Mills avait touché
600.000 dollars en échange de ses faux témoignages en
faveur du Cavaliere dans l'affaire «Fininvest».
En octobre dernier, Silvio Berlusconi s'était mis à
l'abri de la justice en faisant voter une loi lui
accordant l'immunité pénale durant tout son mandat de
chef du gouvernement italien. Une immunité qui ne
couvre pas son ex-avocat britannique, David Mills,
qui a été condamné mardi à quatre ans et demi de
prison pour faux témoignage en faveur du Cavaliere.
David Mills, spécialiste dans l'ouverture de comptes
dans les paradis fiscaux, a été reconnu coupable
d'avoir reçu de la part de son illustre client 600
000 dollars en échange de faux témoignages en sa
faveur lors de deux procès pour corruption de
magistrat. Les faits incriminés, qui impliquaient la
Fininvest, la holding de la famille Berlusconi,
remontent à la fin des années 1990.
Le parquet de Milan avait requis quatre ans et huit
mois de prison contre David Mills. Durant le procès,
celui-ci avait reconnu avoir reçu cet argent de
Silvio Berlusconi, «à titre de reconnaissance» pour
son travail. Il était revenu ensuite sur ses
déclarations, assurant que l'argent lui a été versé
par un armateur italien.
Cette condamnation «est contraire à toute logique et
nous la contestons», a déclaré son avocat à l'annonce
du jugement, confirmant qu'il allait faire appel.
David Mills n'est pas le premier avocat de Silvio
Berlusconi à être envoyé en prison. Cesare Previti,
ex-avocat et ex-ministre de la Défense, a été
condamné de manière définitive à six ans de prison en
2006 pour corruption de magistrat dans l'affaire
Fininvest.
THE HERALD
TRIBUNE
In one of the most
high-profile Italian corruption trials, a British
lawyer was found guilty Tuesday for lying under oath
to protect Prime Minister Silvio Berlusconi.
A Milan court sentenced David Mills to four years and
six months in prison for taking $600,000 in 2000 in
exchange for providing favorable testimony in two
trials against Berlusconi in the late 1990s.
Mills was not present for the sentencing. In a
statement issued by a London public relations firm,
he said he would appeal the decision. "I am innocent,
but this is a highly political case," he said.
Berlusconi, 72, was a co-defendant in the case until
last year, when Parliament passed a law granting
Italy's top political officials immunity
from prosecution.
Under Italian law, Mills will not be sent to prison
until the case goes through two more levels of
appeals. It remains to be seen whether the appeals
process will take place before 2010, when the statute
of limitations in the case runs out.
In December, prosecutors asked that Mills be
sentenced to four years and eight months in prison
for providing false testimony in trials in 1997 and
1998 relating to off-shore companies that Mills
helped set up in the '90s for Berlusconi's holding
company Fininvest.
Milan prosecutors began investigating Mills in 2004
after a tip-off from the authorities in London, where
Mills's tax accountant had come forward with concerns
about potential improper use of funds.
In 2004, Mills wrote to his accountant, Bob Drennan,
concerned about the tax status of a payment from
Berlusconi.
In a letter to Drennan, Mills wrote: "I told no lies,
but I turned some very tricky corners, to put it
mildly, and so kept Mr B. out of a great deal of
trouble he would have been in had I said all I knew,"
according to a copy of the letter posted on the Web
site of the British newspaper The Guardian.
The accuracy of the letter posted online was
confirmed by prosecutors.
In July 2004, Mills told Milan prosecutors that the
letter was accurate, and that he had received
$600,000 from Berlusconi in recognition for providing
favorable testimony.
But later that year, Mills retracted
his statement.
In a statement to the court last month, Mills
apologized to Berlusconi and said he had never
been corrupted.
Berlusconi has been convicted of corruption several
times, only to see the charges overturned on appeal.
He has repeatedly accused the judiciary of unjustly
targeting him.
Berlusconi has also tried unsuccessfully to have the
judge hearing the Mills case, Nicoletta Gandus,
removed, saying that she is
politically motivated.
On Tuesday, Berlusconi's lawyer, Niccolò Ghedini,
called Gandus "a member of the far left" and said the
ruling was "fanciful" and not supported by
the evidence.
Mills is the estranged husband of Britain's Olympics
minister, Tessa Jowell, who in a statement issued by
her office Tuesday said: "This is a terrible blow to
David, and although we are separated I have never
doubted his innocence."
Under Italian law, the court has three months to
issue its reasoning.
In a statement, Mills said, "The judges have not yet
given their reasons for their decision, so I cannot
say how they dealt with the prosecutor's own
admission that he had no proof."
The prosecutor in the Mills trial, Fabio de Pasquale,
has challenged the legality of the law granting
Berlusconi immunity. The Italian Constitutional Court
has not yet ruled on the matter.
EL CLARIN
Parece inaudito y no es
imposible que, como hace siempre, Silvio Berlusconi
niegue haber dicho lo que dijo. Pero esta vez se pasó
de la raya con un chiste que ofende la memoria de los
desaparecidos y "alivia" la mano de sus asesinos. En
Cagliari, la capital de Cerdeña, dedicó una parte de
su discurso en un mitin de la campaña electoral, el
sábado pasado, a su plato fuerte: los chistes, o como
dicen los italianos le
barzellette.Inesperadamente
le llegó un nuevo tema sobre el que nunca había
hablado, ni siquiera en serio. Los miles de
desaparecidos durante la dictadura militar argentina.
Muchos fueron arrojados de los aviones. "Eran bellas
jornadas, los hacían descender de los
aéreos".No fue clara la razón
para haber dicho semejante cosa. Pero el enviado del
diario L'Unita, Marco Bucciantini, informó en una
crónica de la frase infame.De aquel discurso debe
haber una versión grabada. Si Berlusconi no hizo otro
de sus chistes terribles, el gobierno argentino no
deberá pedir explicaciones y protestar tras
investigar el caso.Puede ser que haya
querido Berlusconi burlarse del tema desaparecidos.
La justicia italiana estudia la extradición del
almirante Emilio Massera, represor que dirigía a los
verdugos de la "Fuerza de Tareas" de la Escuela de
Mecánica de la Armada. Por las mazmorras de ese campo
de exterminio pasaron 5.000 detenidos y la mayoría
desaparecieron tras sufrir tormentos y "traslados".
Entre ellos, la sobrina de este corresponsal,
Patricia Villa Algañaraz, de la agencia Interpress
Service, arrojada de un avión. Massera era como
Berlusconi miembro de la logia masónica Propaganda
Dos, P2, dirigida por el Maestro Venerable Licio
Gelli, que fue disuelta por el Parlamento italiano
tras contaminar la vida del país más que ninguna otra
organización. Esa adhesión a la P2, que al principio
Berlusconi negó hasta que la justicia le probó lo
contrario, era tal vez otro de sus
chistes.La colección de gaffes y
metidas de pata es enorme porque "il Cavalliere" no
puede con su genio. Una de las últimas fue llamar
"bronceado" (que en Estados Unidos es un insulto
racial) al presidente Barack Obama. Por supuesto
dijo, guiñando un ojo con su vasta sonrisa, que era
un cariñoso adjetivo.Otra vez, a un periodista
inglés, que es actualmente el alcalde conservador de
Londres, le dijo que la única represión de Mussolini
había consistido en mandar de vacaciones a los
opositores a varias islas. Se refería a los
confinamientos. Después lo negó, pero sus amigos
ingleses insistieron en que lo había
dicho.Durante la campaña
electoral de 2006 se hizo el gracioso con los chinos.
Pidió a la multitud que leyeran el libro rojo del
comunismo. "Descubrirán que Mao no se comía a los
chicos crudos pero los había hervido para fertilizar
los campos", dijo. El gobierno de China no lo
apreció. La mayoría de los
italianos le perdonan todo, ríen con él. También en
2006 dijo que confiaba en la inteligencia de los
italianos cuando fueran a las urnas y esperaba "que
no haya boludos capaces de votar contra sus
intereses". La izquierda protestó inútilmente, cada
día cosecha menos votos.A veces hace líos en las
citas, pero esto aumenta su popularidad. "Los
fundadores de Roma fueron Rómulo y Rémolo", dijo en
otra ocasión causando hilaridad por su retorsión
histórica contra el pobre Remo. Las mujeres son su
especialidad y le costaron una pública crisis
matrimonial cuando su esposa Verónica le exigió en
una carta abierta un público pedido de excusas,
después de que en una fiesta de sus redes de
televisión dijo a una actriz que hoy es ministro: "Si
no estuviera ya casado te pediría de
esposarme".El primer ministro
Berlusconi manifestó también que había "seducido" a
la presidente de Finlandia, una señora que quedó
estupefacta, para obtener el voto de Helsinski en
favor de Parma como capital de un centro de
agricultura europeo. El gobierno finlandés protestó
oficialmente.
Cosa mi piace del Giappone
Il mondo alla rovescia
Non ci sono piu' regole.
Quello che per indole ti aspetteresti da un paese, lo
ricevi da un altro e viceversa.
Fra le notizie di oggi, spicca l'articolo sulla
decisione di apertura del Giappone nei confronti dei
rifugiati. Partira' nel 2010 un'integrazione di 30
rifugiati all'anno, per tre anni, per un totale di 90
rifugiati che adesso si trovano in campi in una zona
di confine fra la Thailandia ed il Myanmar. Lo
sforzo, sembra minimo, ma per un paese nazionalista e
poco "aperto" ad azioni umanitarie, come il Giappone,
e' indiscutibilmente un passo avanti, grazie anche
all'assidua lotta che il professor Saburo Takizawa,
dell'United Nations University, ha condotto.
Dall'altra parte ci siamo noi, che - nonostante la
solidarieta' innata - dovremmo denunciare i
clandestini bisognosi di assistenza medica.
Non c'e' piu' nulla che vada nel verso giusto ... ma
almeno i salmoni risalgono sempre la corrente dei
fiumi?




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