Bastoncini
Dopo un mese esatto
rieccomi qui pronta a ripartire con storie e
curiosita' su questo paese.
Una divagazione permettetemela.
Ho imparato da poco che esistono 7 continenti. Io
avevo sempre saputo fossero 5. Ma a quanto pare
all'America del Nord di fare continente con quella
del Sud proprio non andava, per cui si sono divise.
In piu' c'e' l'Antartide che e' considerato
continente. Perche' l'Artide, no? Se si considera
continente quel pezzo di terra emersa che dovrebbe
"tenere" insieme tante cose diverse: pluralità di
climi, di ecosistemi, di popoli, di culture, e l'
Antartide rientra in questa casistica, allora anche
l'Artide dovrebbe starci dentro bello comodo. Ed
ancora. Per me i continenti dovrebbero essere 8.
L'ottavo continente il Giappone. Quest'arcipelago -
lontano da Dio e dagli uomini- sperso nel Pacifico,
che conta tutti i climi, e parecchi ecosistemi e non
c'azzecca per nulla con il resto dell'Asia, dovrebbe
fare continente a parte. E sono convinta che se
indicessero un referendum, i giapponesi voterebbero
tutti SI. Quanto piace a loro stare per conto loro,
non ce n'e' al mondo! Il Giappone e' proprio un paese
diverso e nella sua diversita' spicca anche come
alquanto bizzarro. Il Perozzi avrebbe detto: Cos'è il
genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità
di esecuzione! Ecco qui non c'e' nulla di tutto cio':
non sono dei grandi inventori o degli innovatori,
pero' quello che trovano fatto, lo migliorano. O
cercano.
Ora tutti avete usato, o almeno visto nella vostra
vita i COTTON FIOCS.... che gli inglesi chiamano
cotton buds ....quei simpatici bastoncini bianchi o
rosa o celesti alle cui estremita' sono applicati dei
minuscoli batuffoli di cotone che servono alla
pulizia delle orecchie.
C'e' niente di piu' schifoso di un bastoncino sporco
di cerume? si sono domandati gli studiosi giapponesi
di bastoncini? e la risposta all'unisono e' stata :
NOOOOOOOOOOO!
Del resto nel paese dove sul water-closet c'e' un
tasto per far finta che sgorghi l'acqua per coprire
il rumore della pipi', il bastoncino e' davvero una
barzelletta.
E quindi dopo studi e ricerche, ricerche e studi ecco
che sul mercato giapponese e' apparso il bastoncino
per le orecchie NERO!!!
Basta con quei colori candidi, quasi da corsia di una
maternita', bastoncino e cotone nero, per ovviare al
disgusto di osservare il proprio cerume!!!
Parcheggi
Parcheggiare a Tokyo e'
un disastro. Non che la citta' non ne offra, anzi, si
trovano ovunque ma sono estremamente esosi. La
soluzione e' il treno o spesso la bicicletta anche se
questa non puo' essere parcheggiata ovunque.
Volete fermarvi in quella libreria per cercare un
regalo per la vostra amica? Beh, non lasciate la bici
cosi' davanti al negozio, anche se perfettamente
allineata contro il muro, potete incorrere in multa o
nel peggiore dei casi nel sequestro.
Esistono quindi parcheggi per biciclette, a pagamento
(c'e' qualcosa a Tokyo che non sia a pagamento? ),
che sono piu' che altro degli ammassi informi dove
parcheggiare o riprendere la propria bicicletta e'
un'impressa titanica. Niente e' infatti piu'
difficile che districarsi dalle biciclette vicine,
evitando accuratamente l'effetto domino.
Per mantenerle ben compatte c'e' persino un signore
addetto, che le costringe l'una contro l'altra quasi
a fonderle.
Nissan
Hidashi Kadota ingegnere
capo della Nissan Motor mostra come ricaricare la
macchina LEAF durante la presentazione ufficiale nel
quartier generale della Nissan a Yokohama. La LEAF
(foglia) questo il nome commerciale in Giappone
rappresenta una vera e propria pietra miliare nella
storia delle autovetture: perche' ad emissione zero.
La macchina piu' ecologica al mondo costera' circa
35.000 Euro anche se con i sussidi governativi il
prezzo effettiva sul mercato sara' di circa 28.000
Euro.
Sposa
Per gli sposi i giorni
precedenti il matrimonio, si sa', sono sempre
frenetici, ma il giorno del SI a parte l'emozione e'
anche il giorno in cui ci si rilassa e si gode
appieno degli sforzi fatti. Almeno in Italia... ops
in Europa, perche' anche svedesi, tedeschi e inglesi
fanno tutti una gran baldoria, tutti a modo proprio,
secondo le tradizioni, ma principalmente
dipendentemente dalla personalita' sia degli sposi
che degli invitati.
Il Giappone e' il paese dove gli sposi, ma piu'
specificatamente le spose, non si godono nulla della
festa. Sono talmente impegnate a cambiarsi d'abito
che non sono mai ne' con gli ospiti, ne' con il
marito ..... se non per il taglio della torta e il
momento del taiko (il tamburo giapponese). Quando la
sposa e' parca si cambia due volte: kimono e abito
bianco all'occidentale. Acconciatura e trucco vengono
cambiati di conseguenza. Quando la sposa fa la
"sborona" si cambia ben 4 volte: kimono bianco
(shiromaku), kimono rosso e nero (uchikake), abito
bianco (sempre all'occidentale.... spesso anche con
il velo) ed infine abito da sera! Ovviamente e'
assistita costantemente da una signora in kimono che
la sorregge in ogni suo passo, la segue come
un'ombra... ed anche in quei pochi minuti che la
sposa si siede a tavola la fedele ancella le sta a
fianco, in piedi, pero'.
E' quindi un continuo andirivieni, come ad una
sfilata di moda, - mentre gli ospiti mangiano
tranquillamente - senza che la sposa metta in bocca
un singolo boccone, senza che la sposa si goda il
momento che ha preparato con tanta pazienza e che ha
sognato da quando andava all'asilo.
Esercizi
A volte pare letteratura,
a volte leggenda metropolitana, a volte solo pura
realta'.
Lo spirito di squadra che contraddistingue i
giapponesi e' un'arma a doppio taglio: vincente se
tutti devono remare nella stessa direzione e
assolutamente disfattista quando da quella direzione
bisogna uscirne con un guizzo d'ingegno. Lo spirito
di gruppo per questo paese vale come la bandiera,
come l'imperatore, come il Fuji, lo spirito di gruppo
in questo paese non si discute, ma anzi si fortifica.
Vicino a casa nostra c'e' un ingrosso di bibite ed
acqua minerale. Aprono intorno alle 8:00, ma fino
alle 9:00 nessuno e' al "posto" di lavoro. Dalle 8:00
alle 9:00 infatti i dipendenti si dedicano allo
spirito di gruppo con esercizi fisici ed inno
aziendale. I dipendenti infatti si dispongono in
cerchio e cominciano con degli esercizi per gambe,
spalle, braccia e collo, per finire cantando tutti in
coro, incitandosi l'un l'altro. Alla fine della
canzone il "responsabile" (suppongo) grida: UNO, DUE
e TRE, tutti battono le mani per tre volte e poi
senza proferir verbo si dirigono alle proprie
postazioni pronti, carichi e motivati.
DOC DOCG IGT...

I giapponesi amano bere.
Una volta forse solo il sake, ma da quando sono
diventati dei bravi produttori di birra, questa e'
diventata la prima bevanda alcolica in termini di
consumo. Chapeau. Ciononostante amano anche il vino,
bianco ma preferiscono il rosso, al nostro spumante
preferiscono lo champagne, anche se non capiscono
-papille gustative alla mano- il perche'. Ed anche
per quanto riguarda il vino purche' sia alcolico va
bene tutto. La nostra fatica dei vari DOC, DOCG, IGT,
dei vitigni cresciuti sotto un certo sole, in una
certa terra e' tutta vana per questo paese, che al
secondo bicchiere ha gia' perso la bussola e non
distingue piu' un tavernello da un brunello.
Del resto quando sugli scaffali ci sono vini cileni,
australiani e californiani che per 500 Yen ci vincono
sulla concorrenza, possiamo biasimarli???
Passeggiata
E' sempre stato - da che
mondo e' mondo- che i cani vadano portati a
passeggio, vadano lasciati scorrazzare liberamente, e
-diciamocelo pure- per far far loro i bisogni come
piu' li aggrada.
Ma pare che anche i cani si stanchino, che facciano
le bizze al momento di uscire di casa, che abbiano la
sindrome da passeggio e che non amino stare a
scorrazzare, a fiutare altri cani ed ad intrufolarsi
fra altra gente. Insomma pare che i cani non vogliano
piu' fare i cani.
Cosi' vengono portati in giro comodamente, o nel
cestino della bici o in appositi passeggini per non
farli affaticare. Ergo: non esistono piu' i cani di
una volta che dormivano fuori all'addiaccio, che
facevano la guardia a dispetto della loro taglia e
che vagavano raminghi fino alla sera quando tornavano
a cuccia per il loro pasto quotidiano.
Che mondo e' mai questo?
Sushi Rolls
Ieri la mamma di un'amica
ci ha insegnato fare i sushi rolls. Ancora devo
capire perche' si chiamino cosi', perche' a me
parevano dei giganteschi onigiri da affettare, come
il salame, ma lasciamo perdere il capitolo parole e
traduzioni, che sono sempre un labirinto!
Ci sono volute quasi 4 ore, per distendere del riso
bianco (cotto ovviamente), il gohan per i piu'
familiari alla cultura culinaria giapponese, sul nori
(l'alga) ed arrotolarlo assieme con fogli di uova,
verdure, ginger e uova di salmone. Totale sushi rolls
fatti da ogni studente: 8!!!
4 ore per 8 bocconi! Poi uno si domanda perche' i
giapponesi mangino poco (a casa). Se per sopravvivere
con 100 grami di riso a pasto, a testa, uno deve
stare ad arrotolare per 4 ore, ingredienti crudi (a
parte il riso che viene cotto nella risiera) per
servire un piatto freddo, tanto vale non
mangiare!!!!!
Ma a parte le battute, noi ci siamo divertite da
matte e devo dire con una punta d'orgoglio, a detta
della nostra sensei, che manualita' italiana batte
manualita' giapponese per 5 a 0!
Miracolo
Com'era il titolo del
film? Miracolo sulla 34ma strada ? Ecco per
aggiustarlo a Tokyo, potremmo chiamarlo "Miracolo
sulla 246". Il signore, una decisa taglia forte, ha
acquistato il suo scooter 50cc, il cui nome e' tutto
un programma: DIO.
Quindi, nella speranza che Dio gli faccia un
miracolo, il signore se ne va per la citta'
tranquillo e beato confidando nel suo
"Dio"!
Consiglio
Un consiglio che ci fu
dato al nostro arrivo in Giappone, al momento di
scegliere la casa, fu: lontana da costruzioni.
Ora trovare una casa intorno alla quale non
costruiscono e' difficile come trovare un ago in un
pagliaio.
Abitiamo in questa via, lunga si e no 100 metri, da
piu' di 3 anni e hanno gia' costruito per ben 3
volte, con annessa chiusura al traffico.
Operai tutti bardati come dovessero costruire i
grattacielo piu' alto del mondo, a guardia dei due
accessi alla strada, con i quali tutte le volte c'e'
da raccomandarsi (a volte da arrabbiarsi) per poter
arrivare a casa propria 3 metri piu' in la'.
Lo scorso inverno ci avevano chiuso la strada perche'
stavano demolendo l'edificio esistente, dallo scorso
maggio siamo chiusi perche' stanno costruendo 2 case
in uno spazio che non sarebbe andato bene neppure per
2 garages. Le finestre interne di entrambe le case
distano tra di loro non piu' di 20 centimetri, il che
vuol dire che potrebbero saltare direttamente in casa
dell'altro senza passare dell'ingresso principale!
Per vivere in una di queste case il cui sviluppo e'
tutto in verticale, i signori hanno speso circa
800,000 Euro per il solo acquisto del terreno! Tutto
questoo fa si' che Tokyo sia la citta' pu' cara del
mondo.
Ma torniamo al consiglio, e questo e' il mio: quando
e se dovete affittare una casa a Tokyo, non guardate
alle costruzioni, che quelle tanto sbucano come
funghi, piuttosto controllate che non ci siano scuole
(giapponesi) nei paraggi, la viabilita' -in questi
casi- la mattina fino alle 8:30 viene completamente
chiusa e dopo i ritornelli musicali a cui sarete
sottoposti sono degni della peggiore Cristina
D'Avena!
Premi
Non c'e' che dire, in
questo paese le trovano di sottoterra!
I signori (e signore) in questa foto sono
nell'ordine, da sinistra, la modella Rinka,
l'annunciatore televisivo Kazuo Tokumitsu, lo
specialista in resorts (responsabile marketing di
villaggi turistici) Yoshiharu Hoshino, il comico
Daisuke Miyakawa e l'attrice Umika Kawashima sono
stati tutti premiati per avere il look piu' alla moda
(o cool) nell'indossare un paio d'occhiali.
E' stata la 23ma edizione di questo concorso, un modo
per incentivare la vendita di occhiali con i quali ci
si puo' sbizzarrire, crearsi un'immagine e venire
pure premiati!
Ah, quasi dimenticavo! Anche Yoshito Sengoku,
Segretario di Gabinetto del Governo e' stato
premiato, purtroppo non avendo potuto partecipare
alla premiazione non e' stato ritratto nella foto
.... ma possiamo sempre porvi rimedio!
Pelliccia
Ero in giro quando ho deciso di fare un salto da Zara (l'unico che contempla la possibilita' che qualche straniero fuori "taglia" possa voler acquistare dell'abbigliamento ...di tanto in tanto), anche se la temperatura non stimolava proprio all'acquisto di capi invernali. Ma un'occhiata non costa nulla.
E mentre passavo in rassegna la collezione (pressoche' inguardabile), decine e decine di donne giapponesi facevano la fila ai camerini per provarsi esclusivamente "capi pellicciosi". Una - mi e' saltata all'occhio" perche' sudava copiosamente, e con quei mini-asciugamani cercava di tamponare il fondotinta che scivolava via, implacabilmente. Poveretta. Lascia li' tutto e scappa, le avrei voluto dire, torna quando la temperatura si e' abbassata di 10 gradi. Ma io mi sono astenuta e lei e' rimasta in attesa sudata e felice.
Del resto le giapponesi hanno proprio una predilezione per la pelliccia, possibilmente vera, nemmeno abitassero a Vladivostock, ma forse contano di trasferircisi prima o poi.
Finito il giro, passo davanti alla cassa, e noto una ragazza in fila che ha optato per l'acquisto di un passamontagna di pelliccia color castoro, mentre l'altra (suppongo fosse l'amica) per delle moffole di lana blu, lunghe fino al gomito, ricoperte di pelliccia bianca. Ammetto di averle guardate anch'io, domandandomi chi avrebbe mai acquistato un "pezzo" del genere, rischiando di sembrare la figlia dell'uomo di Neanderthal, ad un prezzo decisamante poco invitante: 6000Yen!
Non voglio pero' condannare chi sceglie la pelliccia come capo d'abbigliamento, magari con 26 gradi sarebbe buona norma e regola evitarle, e magari con un peso corporeo che non raggiunge i 50 kg, un'altezza che solo con fantasia arriva ai 160 cm, e due gambe come due stuzzicadenti sarebbe ad uopo evitare degli stivali di yeti cosi:
Ma in un mondo libero ognuno e' libero di vestirsi come vuole, contro corrente, contro stagione e contro gravita', rischiando di essere ridicolo per permettere ad altri, poi, di essere liberi di criticare!
Documenti
Un mese fa sono andata a
fare la richiesta per il rinnovo della carta
d'identita'. Oggi l'agognato ritiro: un mese
stecchito per averla, alla faccia dell'efficienza
nipponica.
Mi presento al banco "carte d'identita' per
stranieri" e con mia somma sorpresa la signorina
addetta non parla una parola d'inglese. Che abbia
sbagliato ufficio? ricontrollo.
No. Proprio quello giusto.
"sono qui per ritirare la mia nuova carta
d'identita'. Ecco questa e' la vecchia da
restituire."
"E' lei Beatrice Lombardi?"
"???? c'e' la mia foto, c'e' il mio nome, ovvio che
sia io, chi senno' la Fata Turchina????? ..... Certo
sono io" dico con il mio migliore sorriso.
"Attenda seduta per favore"
Cosi' mi siedo e noto che davanti a me c'e' una folla
di vecchietti seduti tutti volti verso uno schermo.
Pensate il comune di Setagaya-ku per intrattenere le
persone in attesa dei propri documenti ha messo a
disposizione un televisore al plasma 50 pollici!!!
Bravi proprio bravi. Ed anche danarosi. Il sindaco di
qualsiasi comune italiano il televisore se lo sarebbe
portato a casa. Ma questa, ahime', e' un'altra
storia.
15 minuti di attesa per riprendere la mia carta
d'identita', che era li' a disposizione. Ma la
signora ha dovuto ricontrollare se io ero veramente
io, o nel frattempo mi ero trasformata. 15 minuti
d'attesa, pero', durante i quali mi sono fatta una
cultura su come si raccoglie il riso e come si
ramazza davanti casa con una scopa di saggina.
Giornata edificante.
Ah, ma qualcuno mi sa spiegare perche' mai i
poliziotti nei KOBAN hanno in dotazione dei manici di
scopa?
Soggiorni
Pensate di venire a
Tokyo, ma di non voler passare le vostre nottate in
albergo?
C'e' una soluzione anche alle vostre esigenze. Tokyo
Apartments e' una delle poche agenzie che fornisce
sistemazioni sia per periodi lunghi che brevi in
tutti i 23 distretti della citta'.
Il servizio e' garantito sia in giapponese che
inglese per dare la possibilita' a tutti di potersi
confrontare liberamente con prezzi e negoziazioni.
Gli appartamenti possono essere sia ammobiliati (per
permanenze brevi o per gli svogliati dell'acquisto)
che da ammobiliare. Basta visitare il sito
http://www.tokyo-living.com/
per
maggiori informazioni. Ah, come faremmo senza
Internet???
Talenti Vogue
Rubo lo spazio a
curiosita' dal Giappone, perche' -anche se la notizia
e' "frivola", la voglio comunque mettere sul piatto.
Leggo sul Corriere che le signore Sozzani e Wintour
le mogul della moda hanno organizzato a Milano, a
Palazzo Morando, un evento per 10 nuovi talenti nel
pret-a-porter.
Senza nulla togliere alla loro capacita' di guidare
delle riviste di moda, mi domando come la moda possa
ancora essere "guidata" da queste due "affascinanti"
signore che negli ultimi 30 anni non hanno cambiato
una virgola nel loro look, nemmeno avvalendosi di una
spuntatina ai capelli.
Chiedono coraggio agli altri nell'osare nuove
tendenze e loro si arroccano nelle loro ormai mise
demodee! Organizzano spazi per i giovani talenti
della moda, ma non lasciano spazio ad altri giovani
giornalisti o editors di prendere il loro posto.
Bandiamo un nuovo "concorso" per nuovi giornalisti,
editors e critici della moda, sperando che si
presentino con look strani ed alternativi, un mix di
nuovo ed esagerato con pezzi vintage e magari anche
con dei tagli di capelli che renda giustizia al
lavoro dei parrucchieri. Del resto solo chi osa, e'
innovativo e fa tendenza, tutto il resto e' la solita
minestra riscaldata.
14 minuti

« Ci
sono uomini il cui destino deve essere sacrificato
per gli altri, in un modo o nell'altro, per esprimere
un'idea, ed io con la mia croce particolare fui uno
di questi. »
Potevo cominciare in altro modo a descrivere uno che
mi ha detto di amare l'ironia in senso
kierkegaardiano? In fondo cos'e' la vita di uno
scrittore se non sacrificare il proprio destino per
esprimere un'idea? Talvolta messi alla gogna,
rifiutati da editori, stroncati dalla critica che
spesso non vede al di la' delle barricate.
Ma andiamo con ordine. Di chi sto parlando?
Di Paolo Soldano, milanese di nascita. Il fatto
che sia milanese mi ha un po' frenata
nell'entusiasmo, come fa uno ad essere ironico, ad
avere uno spirito critico, una visione del
mondo attenta se cresce dove la nebbia non gli hai
mai fatto vedere piu' in la' del suo naso? Eppure mi
sono dovuta ricredere. Quando gli ho chiesto di
parlarmi di se' e mi ha esordito con Kierkegaard!!!!
potevo gia' non essermi innamorata di lui? E se poi
hai anche un padre che a 12 anni lo ha portato a
vedere Eric Clapton, beh insomma qualche cartuccia da
sparare deve averla. Nebbia o non nebbia!
E cosi' eccomi qui a parlare di questo ragazzo che ha
studiato Storia del Teatro, laureato con Gianfranco
de Bosio, ha diretto spettacoli ed ha fatto il
giornalista in una testata di tutto rispetto: La
Gazzetta della Martesana!!!!
Pero' diciamolo pure, e spero che Paolo non si
offenda, lo sdoganamento vero e proprio avviene
quando comincia a viaggiare (mi dice che Orbetello
sia stata la sua prima tappa!), quando si vede idee
rifiutate, e progetti bocciati: quando la sua mente
si apre, si squarcia e gli altri non lo seguono
perche' sono rimasti troppo indietro.
Cosi' decide che l'Oriente - dopo una bell'esperienza
a Seoul- poteva fare il caso suo. E finisce in
Giappone, dove per altro si sposa con rito
shintoista.
Paolo non vive il Giappone, Paolo lo respira, lo
assimila e lo espira. E ne fa un libro: Giapponesi Si
Nasce edito dalla Aletti.
Sono pillole di saggezza quelle che Paolo ci offre,
da una parte l'amore per l'Impero del Sol Levante e
dall'altra le "falle" che la societa' giapponese
ha.
Non si lascia sfuggire niente con il suo occhio
attento e vigile incamera immagini, situazioni, vizi
della societa' giapponese e ce li ripropone con la
sua innata ironia.
"14 minuti" occorrono ad un uomo per conquistare una
donna: suppongo Paolo li abbia cronometrati. E a
quanto pare, cari ragazzi che siete in vena di
conquiste, non dovete puntare su coppie di amiche,
perche' sono un binomio inscindibile, ma su gruppi o
su quella che se ne sta da sola!
Corpi di reato, robot, vita notturna, Tokyo, Osaka,
tutto viene passato al setaccio dall'abile estro di
Paolo.
In "Giapponesi Si Nasce" troverete tutti gli spunti
necessari per un approccio alla vita giapponese, che
non ci/vi puo' lasciare indifferenti, con un assioma:
i giapponesi ci assomigliano molto di piu' di quanto
non crediamo, solo non lo danno a
vedere!
Tempura
Ad eccezione del riso
bianco (bollito), tutto il resto, che nella cucina
giapponese viene cotto, e' di origine straniera.
Anche la tempura che ormai e' entrata nel vocabolario
degli chefs piu' raffinati (ma non potrebbero
chiamarle verdure fritte? bah...), affonda le proprie
radici nella cucina portoghese. E' infatti con
l'arrivo dei primi navigatori portoghesi nel sud del
paese che la tempura prende campo fra i gusti
nipponici.
Chi la pronuncia o la scrive con la N sbaglia,
perche' la parola viene dal latino TEMPORA proprio
per indicare quel cibo che veniva consumato durante
un tempo ben preciso cioe' le "vigilie" e
specialmente durante la Quaresima, quando bisognava
astenersi dal mangiare carne.
Cosi' il primo shogun che l'assaggio' e se ne
innamoro', non avra' di certo pensato che 4 secoli
dopo in tutto il mondo la tempura sarebbe diventata
sinonimo di piatto giapponese!
Questa pietanza e' fondamentalmente verdura fritta
(non pensate a fiori, carciofi o funghi
.....purtroppo), scampi e o gamberi. Nessun problema
per la pastella, la si trova gia' pronta in scatole
sugli scaffali del supermercato. Una volta
"infarinati" pesci e verdure vengono fritti nell'olio
bollente ed abbondante, come la miglior tradizione
"friggitoria" impone.
La tempura di pesce specialmente viene abbinata alla
SOBA diventando un piatto chiamato Tensoba, oppure
agli udon, che troverete nel menu sotto la voce
tempura udon. Una fantasia pazzesca!!!!
I ristoranti specializzati in tempura, si chiamano
tempura-ya e se ne trovano anche di estremamente
costosi. Per portafogli meno gonfi, nessun problema.
Una fermata in qualche convenient stores, o al
supermercato fara' il caso vostro.
Tokyo Fashion Night
E cosi anche le 3 serate
organizzate -da Vogue- per la moda si sono concluse
con la serata a Tokyo.
Le capitali della moda per queste serate, oltre a
quella giapponese, sono state Milano e NYC. Serate in
cui i brands piu' famosi al mondo hanno tenuto i loro
negozi aperti fino alla mezzanotte, creando degli
eventi, per richiamare la gente all'acquisto. E a
vedere dalla quantita' di umanita' che correva su e
giu' per Omotesando c'e' da credere sia stato un
successo.
Tokyo Fashion Night 09/11. Questo il titolo della
serata.
Il caldo umido si appiccicava addosso come una cicala
ad un maglione di lana, ma quest'estate bizzarra
ormai ha deciso di non lasciarci. Shoganai.
Ci siamo presentati a bordo del nostro Scarabeo
vestiti completamente Cavalli: Marco in jeans e
camicia nera con un'applicazione di trine e merletti
.... che i nostri figli hanno subito disdegnato...ma
per la serata era perfetta. Io con questo vestito di
seta a fiorellini (si' caro Portinaio proprio
quello...) multicolore, borsa XL blue e delle zeppe
tacco 13 (non Cavalli). I figli hanno gradito. Meno
male. Il 50% della coppia soddisfaceva i gusti
filiari.
Abbiamo iniziato da Fendi. Per rispetto all'amicizia.
Champagne francese a sottolineare che l'azienda
d'italiano non ha piu' nulla se non il nome.
Pellicce, pellicce ed ancora pellicce, costruite su
veli di organza per renderle estive. Non voglio
entrare nel merito della pelliccia di per se', ma
Fendi ha questo "taglio" anzianotto, che
nell'abbigliamento mi lascia sempre un po' perplessa.
Sulla pelletteria ho il mio credo, anche se non me lo
posso permettere, ed Fendi anche se fa delle belle
borse non fa niente di originale.
Dopo Fendi abbiamo passato Celine, Loewe e Benetton
(che ancora devo capire cosa ci rappresenti con quel
negozio fra tutti quei marchi), che ha pensato bene
di abbinare il marchio - per la serata alla Loacker.
Si' proprio quella dei wafer! Con il caldo che faceva
non oso pensare come si fossero ridotti quei poveri
biscotti in vetrina sotto tutte quelle luci. Misteri
del Marketing!
Marco aveva "vestito" una modella per un evento di
maquillage. Per cui ci siamo diretti in questo locale
dove un freddo polare attanagliava le tempie. La
modella e' venuta a salutarci, tutta bella
soddisfatta del suo vestito, anche se ci ha fatto
subito notare che era un po' piu' grande della sua
esile figura. Fan**lo!!!!
"Ma rimate a guardarmi mentre mi truccano? E' fra 20
minuti? "
"Cosa???? non ti hanno ancora truccata??? e quello
strato di fondo tinda, e tutto quel mascara? e quella
carreggiata d'ombretto?"
" HAHA.... quella e' la base... il trucco deve
venire!!!"
"Maria Vergine! O come ti fai conciare? Nemmeno Moira
Orfei coi piccioni si ciurma in quel modo!!"
" Ops.... no. Dobbiamo andare, siamo solo venuti a
vederti in tutto il tuo splendore"
" Hihihihihi....arogatou!!!"
Attraversiamo la strada.
Chanel. Peccato che da 100 anni a questa parte faccia
sempre quei tailleurs che nemmeno Jacqueline Kennedy
Onassis nelle vecchie foto avrebbe voluto piu'
indossare. Ma il negozio e' stracolmo di gente. Con
il fatto che Chanel si occupa anche di cosmesi, 2
stazioni "smalto" la fanno da padrone con delle file
inimmaginabili. Champagne francese e cioccolato
bianco offerto ai "clienti". Rimaniamo soddisfatti,
tutto sommato.
Entriamo cosi' da Bulgari.
Mi domando sempre perche' se sei un gioielliere, e
che gioielliere, poi devi fare per forza una linea
d'abbigliamento. Che senso ha?
Cosa c'azzecca? Pero' il colpo d'occhio e'
suggestivo: il display di cravatte multicolori e'
stato senza dubbio il polo accentratore. Ma la gente
non sembrava tanto disposta a frugarsi nel
portafogli. Un difetto?Forse un goccio di spumante
italiano l'avrebbero anche potuto offrire.
Martin Margela inspiegabilmente chiuso. Chissa?
E' Dior Time. Una folla solida come una colata di
cemento ci impedisce la vista. Dall'alto dei miei 13
cm in piu' sbircio dentro. 2 modelle sfilano. Cosa e
come non c'e' dato saperlo. Ma milioni di macchinette
fotografiche liberano i propri flashes e miliardi di
Iphone registrano il defile'. Soprassediamo. Cosa
c'e' next?
Emporio Armani. Una tristezza. L'abbiamo bypassato.
Abbiamo bypassato anche Max and Co.
Tods. Ha meritato una visita? Un Dj passava della
musica - probabilmente avanzata dalla 2 guerra punica
- e solo i clienti VIPs erano autorizzati ad avere un
"refreshment" sul terrazzo, sul tetto dell'edificio.
Troppo snob per una serata come quella. Ed in tutta
onesta' - anche se dovrei (vorrei) avere un occhio di
riguardo perche' sono i padroni della mia squadra del
cuore- anche loro non hanno nulla di "innovativo"
dagli ultimi 20 anni a questa parte. Tutti quei
pallini sotto le scarpe ormai hanno fatto il loro
tempo. Lasciati una linea classica cosi' da zoccolo
duro e poi dai una svolta moderna e piu' giovanile!!!
Che noia, che barba....'sti stilisti!
Altro che crisi del mercato .... questa e' crisi
d'inventiva!!!!
Fermata d'obbligo Louis Vuitton. Zeppo fitto come il
mercato a Sesto il sabato mattina, niente champagne,
niente cioccolata, niente di niente, se non quelle
solite borse con quei disegni ormai "passati". Per me
chiuderebbe domattina. Ma i giapponesi lo adorano.
Ed eccoci da Gucci. Passato Tom Ford, Gucci non e'
che un deja vu dei deja vus. Ma qua resiste. Il
negozio stracolmo. Foto da red carpet per i clienti
ai quali viene data la possibilita' di indossare dei
capi. I giapponesi ci si sono buttati a capofitto.
Una fila chilometrica. Forse stamattina erano ancora
li'.
Una puntatina da Prada. Fermata di rigore al negozio
piu' bello di tutta Tokyo. Portafogli con teschi ed
ossa incrociate pare siano la nuova tendenza,
nell'ottica di conquistare anche un pubblico piu'
giovane. Una fotomodella -Marco mi ha anche detto il
nome ma l'ho gia' dimenticato- giapponese, con i
capelli platino, trattenuti in una coda di cavallo
che evidenziava in pieno una ricrescita nera da
paura, intratteneva il pubblico numeroso. Tutti
sembravano contenti e soddisfatti. Niente da bere,
niente da mangiare. Tante signore sedute a provarsi
tonnellate di scarpe, con mariti danarosi pronti a
spendere a spandere pur di farele felici.
Di quel negozio odio la moquette bianca alta 5
centimetri sulla quale e' impossibile camminare. Chi
gliel'avra' proposta?
D&G chiusi. Meno male. In vetrina un vestito di
paillettes nero con dei pois colorati avrebbe
funzionato da deterrente.
Mi sono presa la briga di guardare anche la gente che
affollava i negozi.
Dalle flip-flops agli stivali da inverno, da colli di
pelliccia a pantaloncini corti da mare ... passando
per quel mondo gay che si e' divertito da matti a
travestirsi, a coprirsi di lustrini, ciglia finte e
sciarpe leopardate. Per una serata cosi' davvero
impagabile!
Ecco cosi' e' finita la nostra serata alla Tokyo
Fashion Night, dove i ristorantini giapponesi non
hanno dato nemmeno la possibilita' di un last order
piu' consono alla serata: alle 20:00 tutti chiusi.
Ci siamo dovuti "accontentare" cosi' di una cena al
Two Rooms ... posto per occidentali e per donne
giapponesi in cerca di occidentali, che magari il
prossimo anno saranno ben contenti di comprar loro
una bella borsa da Prada!
Pensione

La crisi economica e' una
gran brutta bestia e lo e' ancor di piu' quando
all'orizzonte di vie d'uscite pare che non ce ne
siano.
Il Giappone e' stato sorpassato dalla Cina per il
PIL, rendendo la Cina -di fatto- la seconda economia
mondiale.
Beh, ora mi aspetto solo che diventi la leader
indiscussa, ma questa e' un'altra storia.
Uno dei motivi per cui l'economia giapponese e' alla
frutta e' dato anche dalla situazione sociale: troppi
anziani e troppe poche nascite. Ed il Governo non
guarda all'immigrazione come una probabile soluzione,
rimanendo immobile difronte ad un problema
annosissimo.
Pero', anche se pare che i politici dormano, in
realta' ogni tanto qualche guizzo d'ingegno ce
l'hanno, anche se l'ultimo caso riportato, piu' che
d'ingegno e' di fortuna.
Il Governo e' infatti riuscito a scoprire una frode
ai danni delle casse dello Stato che dura da piu' di
90 anni!
Circa 200 pensionati ultra-centenari, morti appunto
da piu' o meno 90 anni, hanno continuato a percepire
la loro pensione, perche' nessun familiare si era mai
preoccupato - per dimenticanza o per tornaconto
economico- di dichiararne la morte.
Peggio dei familiari, hanno senza dubbio fatto i
funzionari che si sono succeduti negli anni e che mai
si sono resi conto dell'impossibilita' fisica di
sopravvivere per oltre 120 anni. Vabbene anziani
arzilli, ma cosi' e' davvero troppo.
Scoperta la frode,il Governo ha revocato le pensioni
ultracentenarie, ma cosa fara' ai furbetti della
pensione non e' ancora dato saperlo.
Yoko Ono
E non e' possibile.
Ora, l'orgasmo finto, unico ed irripetibile e' quello di Meg Ryan in "Harry ti presento Sally". Punto e chiuso.
Chinque lo riproponga facendolo passare per arte, e' arrivato secondo e difficilmente ne eguagliera' la resa. Zannen,ne!
Ma, vogliamo essere buoni, perche' noi amanti dei Beatles e di John Lennon vogliamo rispettare quell'amore profondo che lui provava per lei, e quindi le daremo atto che ha fatto una prova di coraggio, alla sua eta' poi, vedova da molti anni, anche se sessualmente sara' rimasta attiva. E cosi' vogliamo far finta che quello spazio che le hanno riservato al MOMA per il suo "orgasmo finto" sia in nome dell'arte, arte contemporanea, che noi umili mortali non riusciamo a comprendere.
http://www.ineedmyfix.com/2010/09/02/yoko-onos-3-minute-fake-orgasm-in-the-name-of-art/
Ma una domanda mi sorge spontanea: con chi ha
avuto rapporti lei per scoprire che il piacere di
un orgasmo e' cosi' allucinato ed allucinante?
con il suo dentista che ha sbagliato cavita'?
Perche' quello e' uno strazio, non un piacere. E
so perfettamente che l'esternazione dell'orgasmo
"occidentale" e' diametralmente opposta a quella
giapponese, ma qui siamo alla frutta.
Signora Yoko se il ricordo di momenti preziosi la
fa arrivare a tanto, le suggerisco dei
"giocattoli", magari si ricredera'.
Ryuichi Sakamoto
Ryuichi Sakamoto nasce nel 1952 a Nakano ed e' un musicista giapponese di fama mondiale, basti citare alcune delle colonne sonore da lui composte : L'ultimo imperatore, Tacchi a spillo ed Il te' nel deserto.
Ma Sakamoto deve principalmente la sua fama alla grande capacita' di fondere piu' generi musicali in un unico stile inconfondibile. Le collaborazioni con i maggiori musicisti contemporanei hanno reso la fama di Sakamoto senza confini. Perfino la Nokia si e' avvalsa dell'estro di Sakamoto per le suonerie del Nokia 8800.
So che con le parole non vi conquistero' tanto quanto lasciandovi ascoltare "RAIN"!
Toy Story 3
Quante lacrime ho versato
oggi con i miei figli a vedere Toy Story 3. Dietro
quegli occhialoni per il 3D gli occhi si riempivano
di lacrime, che poi scendevano calde e veloci sulle
guance che a malapena riuscivo a controllare
tamponandole con i palmi delle mani.
Ma cominciamo con ordine. Destinazione Roppongi
Hills. Una botta di citta' ai bambini bisogna
concederla di tanto in tanto. Non dovranno certo
pensare che Tokyo sia solo il nostro quartiere, dove
tutti sono un po' piu' di zampa-gialla, si'
insomma...ruspanti!
Biglietti prenotati via internet e stampati alla
velocita' della luce dalla apposita macchinettina
messa a disposizione all'ingresso del cinema. Ultima
fila, rigorosamente. Dopo il senso di nausea avuto a
vedere Avatar in 4 fila, i 3D o in un'ultima film o
niente.
La sala di proiezione non e' un granche' ...un po'
come vanno di moda oggi, piccole ed incluse in un
complesso cinematografico piu' ampio. Ci siamo presi
qualcosa da bere e qualche caramella, specialmente
per Marco, che da quando ha smesso di fumare, ne
mangera' 600 al giorno. Si insomma, ancora il
sollievo economico dato dal non-acquisto di sigarette
non si fa sentire sul nostro budget!
Siamo fra i primi ad entrare. La sala consta di 12
file, ognuna delle quali di 15 poltrone, per un
totale di 180 persone, se completo. Eravamo al
completo. 180 persone di cui 15 bambini (3 nostri),
ed le restanti 165, UDITE UDITE: adulti fra i 30 ed i
40 anni, specialmente donne sole o coppie senza
figli. Ma mi sono persa qualcosa ? Era Toy Story o
Love Story dove i 15 bambini c'erano finiti per
sbaglio, perche' nessuno aveva la baby-sitter a
disposizione? No, perche' Toy Story e' un film per
bambini, vero? Li ho portati nella sala giusta, vero
?
Ed allora qualcuno mi spiega per favore perche' allo
spettacolo delle 15:15, nemmeno il 10% degli
spettatori era di eta' inferiore ai 12 anni? Forse
per lo stesso motivo per cui a Tokyo Disneyland i 3/4
dei clienti hanno la patente ed i 7/8 sono di sesso
femminile? Forse per lo stesso motivo per cui
Kiddyland e Disneystore sono meta di trentenni in
cerca dell'elisir di lungavita?
Se e' cosi', sappiate che domani corro subito a
comprarmi Jessy e Bullseye e ci gioco tutto il giorno
sugli scalini davanti casa, alla faccia delle zanzare
agguerritissime, perche' a dispetto di qualche
pinzatura, magari mi spariscono 7 od 8 rughe intorno
agli occhi. Volete mettere?
Cappelli
La prima volta che ho
visto un "cappello" cosi' lo indossava Yoko Ono.
Calato ben bene sul uno dei volti "piu' odiati" dagli
amanti dei Beatles e non solo.
Nelle mia ingenuita' -ero appena diventata una
teen-ager-, pensai che fosse il vezzo di una donna
artistoide, catapultata in un mondo non suo,
l'America, e pure diventata vedova anzi tempo.
Mai convinzione fu piu' sbagliata, o almeno al tempo
che fu avra' avuto anche un'idea di veridicita', ma
adesso - diciamolo pure - dopo decenni si e'
trasformata in una moda vera e propria. Almeno a
Tokyo.
Ecco infatti, che tutte le donne giapponesi, in eta'
da menopausa, invece di tingersi i capelli di rosso
come le italiane, vanno in giro per la citta' con
questi alquanto improbabili parasole. La visiera
solitamente non e' cosi' cangiante, ma e' di un nero
impenetrabile, e se la calano sul viso fino al mento,
cosi' da non poter scorgere nemmeno un millimetro
quadrato della loro pelle.
Finche' sono fuori, e c'e' anche la sola minima idea
di sole in cielo, il parasole e' d'obbligo: dentro al
supermercato cosi' come alla posta, agli ATM cosi
come al video noleggio. Insomma un vero must insieme
agli immancabili guantini.
Sono ormai lontani i bei tempi in cui le giapponesi,
che sapevano ancora d'oriente e non di
globalizzazione, con i loro kimono e zoccoli, si
riparavano dal sole con gli ombrellini di carta di
riso!
Vicini
Il nostro compound - il
proprietario l'ha chiamato cosi' anche se sono solo 2
le case che lo compongono- si trova in una via
tranquilla accanto ad una vegetazione selvaggia dove
crescono bambu, aceri e verdura varia a far da
corollario ad un laghetto pieno zeppo di zanzare
agguerritissime. Di disinfestazione manco si parla,
cosi' in estate viviamo sigillati in casa, cercando
di aprire porte e finestre il meno possibile.
Noi ed i nostri vicini. Lui e' tedesco, lei
giapponese, con due gran bei figlioli maschi,
convinti che il loro sangue tedesco li portera' ad
essere dei gran campioni di calcio.
Gia' l'"asse" del compound: Italia-Giappone-Germania
fa paura, cosi', per memoria storica, anche se poi
scoprirete perche' anche a distanza di 70 anni, in
quella guerra noi con quell'asse proprio non
c'azzeccavamo!
Cosi' l'altra mattina, mentre Vittoria era appena
uscita di casa per il suo primo giorno di scuola,
sento suonare il campanello. Guardo il monitor e ...
il nostro vicino -tedesco-, gia' lavato, sbarbato, e
vestito di tutto punto -nonostante il 98% d'umidita'-
pronto per intavolarci una bella conversazione.
Io con una bella camicia da notte con delle
biciclette celesti e rosa, Marco in maglietta e
mutande, i bambini, solo in mutande, a fare
colazione.
Mi sento colta di sorpresa...perche' mai a quell'ora
della mattina?
E che, mica sono italiani! a quell'ora sono gia'
tutti belli efficienti, guai perdere un momento, la
produttivita' ed il risultato sono la prima cosa.
Relax? cos'e' relax? Forza... forza....chi si ferma
e' perduto! Cosi' lo faccio entrare, -scusandomi
dell'abbigliamento, ed anche dell'acconciatura - lo
faccio accomodare sul divano ed ecco che 2 minuti
dopo arriva anche Yoko. Marco corre su a mettersi un
bel paio di pantaloncini, cosi' giusto per coprirsi
meglio "la merenda"!
Premesso che io adoro la Germania, tutto quello che
e' tedesco, dalla letteratura alla meccanica, ma
quell'uomo (e quella donna) ci hanno stravolto la
mattinata con quei ritmi da esercito: entrambi pronti
sugli attenti, con unghie pulite, capelli in ordine e
scarpe lucide! Oh mamma mia!!!!
Ecco, pensate a quando Hitler chiamava Mussolini alle
6 del mattino e quello era invece ancora a letto,
magari con una delle sue amanti!!! Ma avra' pensato,
ma speriamo che i partigiani prendano il potere ???
Secondo me, piu' di una volta!!!!
Ma torniamo ai nostri vicini, pronti nella loro
missione: scoprire se il servizio lavanderia porta a
porta e' valido o no!!!!!!! Certo, proprio una
questione di vita o di morte! Ma anche dopo aver
definito che la lavanderia val bene i suoi soldi, non
se ne volevano andare. Ci intrattenevano con un tono
monocorde, noi invece che avremmo dovuto tuffarci in
una tinozza di caffe' per sostenere il ritmo di
quella conversazione. La moglie ogni tanto concludeva
le frasi del marito con dei bei: Neeeeeeeeeeeeeeeee,
deshooooooooooooo, so desuneeeeeeeeeeeeeeeee!
Marco ha cosi' cercato di prendere in mano la
situazione, parlando di conoscenze comuni. Bella idea
davvero. Quella conoscenza comune e' passata a
miglior vita 15 giorni fa! Ecco dalla padella nella
brace. Il nostro vicino oltre il tono monocorde, ha
messo su anche la faccia triste di circostanza
funebre, tanto per renderci ancora piu' difficile la
mattinata. Prima di tagliami le vene ho pensato bene
di portare l'argomento sulle vacanze. Bella mossa,
davvero. La moglie, da brava esecutrice giapponese e'
scattata fuori di casa per andare a prenderci i
depliants dell'agriturismo dove erano stati. Per
l'appunto in Toscana, a Castellina in Chianti!! E
cosi' ci hanno raccontato tutto il percorso -fatto in
macchina da Zurigo- fino a li', cosa hanno visto nei
dintorni e quali vini hanno bevuto.
Neeeeeeeeeeeeeeeeeee.
Io era gia' pronta con laccio emostatico e siringa,
quando Marco ha detto: "scusatemi, ma devo andare in
ufficio. Fra 1 ora ho un appuntamento importante".
Cosi' si sono alzati, con la promessa che ci faremo
una cena insieme, magari mit Frau und Herr Bussi???
Ecco, si' magari con loro .... che anche se sono
torinesi, e non e' che abbiano tutto questo spirito
(scherzo!!! lo sapete che vi adoro!!!!! ma ci stava
bene come conclusione), sono meglio della
combinazione nippo-tedesca!
Neeeeeeeeeeeeeeeeee!
Samba Festival
Come ogni anno anche
quest'anno ad Asakusa si e' svolto il Festival della
Samba.
Coloratissima ragazze si sono avvicendate per le
strade conquistando l'attenzione di ignari passanti e
spettatori -venuti proprio per vedere il festival-
che hanno invece aspettato ore per avere un posto in
prima fila. Il festival attira sempre tanta gente,
che sfida il caldo (quest'estate e' la piu' calda
degli ultimi 50 anni, secondo i metereologi) e
l'umidita' per fare un tuffo in Brasile, quando la
crisi -che attanaglia anche il Giappone- non rende
possibile viaggiare, come si vorrebbe.
Capisco la comunita' brasiliana -piuttosto numerosa
qui in Giappone- che cerca di ritrovare "casa" con
quello che e' il ballo piu' rappresentativo. Del
resto i paesi sono cosi' diametralmente opposti che
e' impossibile non pensare che i brasiliani non
soffrano di saudade, anche se sono qui da piu' di una
generazione.
Le ballerine giapponesi sopperiscono con la tecnica a
quello che la natura non ha fornito loro sia
fisicamente, sia "artisticamente". Ma pazienza, lo
spettacolo merita di essere visto, almeno una volta!
Ed e' proprio di ieri sera la "diatriba" di due
signori sulle donne piu' sensuali del mondo, secondo
uno sono le russe (incluse le ukraine, estoni,
lettoni -un nome una garanzia!!!!-), per l'altro le
sudamericane, anche se poi adora lo "stile"
germanico: alto, biondo e con gli occhi chiari.
Io tifo per le latine/latino-americane...che ci
volete fare, sara' campanilismo?
Pena di Morte
Per la prima volta nella
storia del Giappone, la stanza delle esecuzioni
capitali -per impiccagione- e' stata aperta alla
stampa per volere del Ministro di Giustizia Keiko
Chiba. L'intento del Ministro e' quello di
sensibilizzare l'opinione pubblica a discutere sulla
pena di morte.
Nonostante Chiba abbia sempre combattuto contro la
pena capitale, lo scorso luglio ha autorizzato (alla
faccia della coerenza con i propri principi)
l'esecuzione di 2 detenuti.
Ai detenuti viene notificatao la loro sorte soltanto
la mattina del giorno dell'impiccagione e qualche ora
dopo il loro destino e' segnato. Per sempre.
La prassi di notifica prevede che prima venga loro
offerta la possibilita' di pregare nella cappella,
dove quasi tutte le confessioni sono rappresentate,
di consumare del te' frutta e dolci. Poi ancora
ammanettati vengono condotti nella stanza
dell'impiccagione che e' separata dalla "corda" solo
da una tenda.
A quel punto la comunicazione, e la rimozione della
tenda.
Il loro destino e' chiaro e nessuna sentenza
d'appello ha il potere di tornare indietro.
Viene quindi elargita loro la possibilita' di
confessione o di pentimento per qualche minuto con il
cappellano, prima di affrontare quello che sara' il
loro ultimo "atto" terreno.
Cinque minuti dopo la verifica dell'avvenuta morte,
il corpo viene messo in una bara a disposizione,
eventuale, della famiglia che viene informata ad
esecuzione avvenuta.
Tokyesi e Pisani : una sola razza

La popolazione dell'area
metropolitana di Tokyo conta circa 30 milioni di
abitanti, la meta' della popolazione italiana vive
quindi un questa citta' che e' la piu' popolata al
mondo. Come e' facile capire, e' pressoche'
impossibile generalizzare su un numero cosi' vasto di
persone, contando specialmente sul fatto che molti a
Tokyo si sono trasferiti per motivi di lavoro e
quindi non possono conoscere tutto della citta'. Per
questo e' sempre preferibile non fermare mai qualcuno
per la strada per chiedere informazioni, primo
perche' se l'interrogato non ha la piu' pallida idea
di dove si trovi un posto, si imbarazza moltissimo,
secondo perche' se lo sai, ha paura di sbagliare e
quasi sicuramente optera' per non aiutarvi.
Cosi' oggi che avevo bisogno di un'informazione ho
chiesto ad una signora che usciva di casa,
sincerandomi cosi' che essendo proprio del luogo,
sapesse darmi una dritta.
Con il mio miglior sorriso, mi sono avvicinata e le
ho chiesto se sapeva dove fosse l'ufficio postale. Mi
guarda e: "perche' lo vuoi sapere?" Ma che te frega
penso io, ho bisogno dell'ufficio postale, non della
sala di rianimazione. Ho bisogno di una cosa di cui
mediamente tutti hanno bisogno quotidianamente, e che
sei come quei pisani di campagna che ogni volta che
fermavamo qualcuno per sapere dove fosse una stazioni
di rifornimento, ci rispondevano " E indo' devi
anda'? " "Indo' devo anda'? - dove mi pare rispose
Marco spazientito"ma e un vo da nessuna parte se un
fo benzina!!!"
Ma la signora era anzianotta e mancarle di rispetto
con una battuta ironica alla toscana, tradotta in un
giapponese maccheronico, non avrebbe sortito nessuno
effetto ed allora ho preferito un semplice:"Lo vorrei
sapere perche' dovrei andare a pagare un bollettino
postale" "Ah allora sempre dritto, poi alla seconda
giri a destra dopo il Lawson c'e' la posta". "Ah,
Arigatou".
Peccato che fosse la terza e poi a destra, ma del
resto che cosa ci si puo' aspettare dai pisani del
SOL LEVANTE?
Riposino pomeridiano
Oggi ho fatto un giro per
Shibuya, non che sia il mio quartiere preferito, ma
per vedere il meglio di "flora&fauna" non c'e'
altro luogo al mondo. Come potete vedere dalla S
sulla sedia dove sta comodamente accasciato il
ragazzo, mi sono fermata da Segafredo, fosse solo per
una boccata d'aria.
La stessa cosa deve aver pensato il mio
"dirimpettaio". Dopo aver ordinato un panino, ed
essersi accomodato piu' o meno "comodamente" ha
pensato bene di schiacciare un pisolino. Passano 10
minuti, 20, mezz'ora e il ragazzo non si e' mai mosso
da cosi', solo il respiro si e' fatto piu' lento ed
un tantinello rumoroso, assomigliando sempre piu' ad
un rantolo.
Il ragazzo immortalato non e' l'unico caso isolato,
ma e' costume addormentarsi in bar e caffe' per
recuperare quel sonno perso la notte, o quella botta
di calore data dalla stagione (anche se e' inverno
pieno) senza che nessuno dica loro nulla, anzi dando
loro tutta la liberta' di passare delle ore a
tavolino con una consumazione minima!
Primo Ministro

6 Primo Ministri si sono succeduti negli ultimi 5
anni sulla poltrona piu' alta della Dieta Giapponese.
La politica giapponese non se la passa meglio di
quella italiana, neanche per eta', tutti da pensione.
Il successore di Hatoyama, scaricato per la questione
di Okinawa, e' Naoto Kan (l'ultimo nel riquadro a
destra). Pare che il futuro di Kan pero' non stia
nell'isola tropicale del Giappone, ma nelle ex
province rurali che nel frattempo sono diventate dei
ricchi distretti industriali e sono "ovviamente"
preoccupate per la fine dei sussidi e
dell'assistenzialismo statale.
Vi riporto qui di seguito un articolo di Pio
d'Emilia, che vi da' un'idea della situazione
politico-economica del Paese del Sol Levante.
Quote
"
L’onorevole Borghezio la chiamerebbe “Padania
Gialla”. Il “nord-est” giapponese esclude il nord
(che equivale, per abbandono e divario
socio-economico, al nostro sud) ma abbraccia buona
parte della costa orientale, quella che si affaccia
sul Mar del Giappone e che ha segnato, nel bene e nel
male, la “storia” del Giappone moderno. Dalla storica
battaglia di Tsushima, nel 1905, quando il Giappone,
appena uscito dal Medio Evo (durato sino a
quarant’anni prima, con l’apertura forzata del paese
minacciato dai cannoni del commodoro Perry), diede
una sonora lezione alla Russia degli Zar, a
Kaku-chan (Kakun-ciello) come qui ancora
chiamano Kakuei Tanaka, il premier più corrotto,
astuto e popolare del dopoguerra. I suoi metodi per
così dire “spicci” (“il rispetto si conquista, i voti
si comprano”, era uno dei suoi slogan), ma efficaci,
portarono in pochi anni in una delle zone più
povere e sottosviluppate l’alta velocità,
due autostrade, 13 centrali nucleari (che
producono il 25% del totale nazionale) e miliardi di
finanziamenti, aiuti e sussidi vari al minuscolo, ma
politicamente rilevante grazie ad un perverso (ma
apparentemente intoccabile, sistema elettorale)
settore agricolo. Purtroppo per lui, Tanaka,
nonostante le umili origini (abbandonò gli studi a 15
anni, per rilevare l’azienda del padre fallito)
pensava in grande. Le sue idee misero in tale
agitazione gli Stati Uniti che dopo un paio di
“strappi” (tra i quali quello di “aprire” alla Cina
sei mesi prima di Kissinger e Nixon) atterrarono
nelle redazioni dei giornali giapponesi i documenti
“segreti” dell’affaire Lockeed, con il nome di Tanaka
ben evidenziato.
Kaku-chan se ne fece
una ragione e, dimessosi dal partito e affrontato
spavaldamente il processo (compresi alcuni giorni di
carcere) senza accampare “impedimenti” vari, si
ritirò “a vita privata”. Si fa per dire, perché oltre
a togliersi subito la soddisfazione di riconquistare
un seggio come indipendente nel proporzionale
(conservandolo fino alla morte) e piazzare la
figlia Makiko (ora passata al partito
democratico) nel suo vecchio,
blindatissimo collegio di Niigata, Tanaka è rimasto
fino alla morte, avvenuta nel 1993, ed è
tutt’ora, il punto di riferimento, quanto meno
locale, della Balena Gialla, il vecchio,
onnipotente e oramai pressoché estinto partito
liberaldemocratico, la DC
giapponese.
Fa impressione tornare
qui dopo pochi anni - l’ultima volta fu nel 2004, per
il terremoto, ricordo come la gente ignorasse
ostentatamente Koizumi, premier in carica arrivato in
elicottero e mocassini, e portasse invece in
trionfo Makiko, la figlia di Tanaka, arrivata alla
guida della sua jeep personale e con tanto di
stivaloni e piccozza - al seguito di un
premier meno popolare (per ora) e, (speriamo)
decisamente meno corrotto. Come il giovane, (e
dunque poco rispettato) Sadakazu Tanigaki,
curatore fallimentare di ciò che resta del PLD, anche
Naoto Kan, neo premier “ulivista” (ma senza alcuna
apertura al PC locale, che del resto è fermo alla IV
internazionale) comprende l’importanza, probabilmente
determinante, della “provincia” e del cosiddetto voto
“rurale” rispetto alle metropoli. Nel complicato e un
po’ astruso sistema elettorale giapponese (che
assomiglia molto al nostro vecchio “mattarellum” per
quanto riguarda il mix di uninominale e
proporzionale, ma dove i voti hanno un “peso” diverso
a seconda che vengano espressi nei collegi rurali o
nelle grandi città) il voto delle “campagne” è
decisivo, e per vincere le elezioni,
soprattutto nei collegi uninominali, l’appoggio delle
potenti cooperative agricole è importante come (era)
quello dei sindacati nelle grandi
città.
Il problema è che anche le
cooperative non ci sono più. E se ci sono, ci spiega
Tomotsugu Kitajima, 59 anni, presidente della
Noseiren (la Coldiretti locale), non contano più
granchè. “In altri tempi i leader politici,
soprattutto un premier in carica, sarebbe stato
accolto da migliaia di persone – spiega Kitajima, che
ha tutta l’aria di non aver mai toccato una vanga e
non vede l’ora di andarsene a giocare a golf – oggi
ho dovuto sudare le sette camicie per convincere un
po’ di gente a venire davanti alla stazione”. In
altri, neanche troppo lontani, tempi, Kitajima non
starebbe scalpitando per andare a giocare a golf. A
pochi giorni dalle elezioni, sarebbe impegnato nel
forsennato porta a porta che la legge ancora consente
o nel bailamme di telefonate – anch’esse consentite –
a tutti i capofamiglia dei vari villaggi, per
ricordargli di andare a votare e di votare per il
candidato prescelto. Ma stavolta è
diverso. Per la prima volta dal dopoguerra, la
potente Noseiren non ha un candidato ufficiale.
Troppo tardi e insensato per sostenere quello
della Balena Gialla oramai boccheggiante, troppo
presto e rischioso per appoggiare quello, giovane e
sconosciuto, proposto dal partito democratico.
Libertà di voto, dunque. E che c’è di male?
“Tutto - spiega Kitajima, che sembra più
interessato a parlare con un giornalista straniero
che ad ascoltare il discorso di Kan, che considera un
politico di “passaggio”, altro che Kaku-chan – perché
è l’intero sistema ad essere saltato. Se il PD, come
sembra, ci toglie gli incentivi, quei
pochi che ancora coltivano la terra, sia pure
part time, smettono del tutto. E poi sì che finiamo,
dopo essere stati servi degli USA, dritti nelle mani
della Cina”. Molto chiaro. Anche se infondato, visto
che nel suo “manifesto”, come il PD chiama
oramai da anni il suo programma elettorale, si
confermano sussidi e perfino “integrazioni di
reddito” per i contadini colpiti dalla crisi. Due
miliardi di dollari a fondo perduto che il partito
democratico ha stanziato per ingraziarsi le campagne
e che il PLD accusa di rappresentare il vero volto
neo-assistenzialista del governo, proprio ora che la
Balena Gialla aveva scoperto il fascino del rigore
fiscale e del governo magro. Ma tant’è, i media
battono la grancassa e le province si agitano. Lo
scenario di Fukui si estende a livello nazionale, con
le 123 , un tempo potentissime, federazioni locali
della Coldiretti nella stessa situazione di sospetto
e furore. Libertà di voto. E dunque instabilità
garantita. Uno scenario “italiano” che oramai sta
diventando un’amara realtà per un paese che ha
aspettato quasi sessant’anni per realizzare
l’alternativa di governo, ma che negli ultimi 5 anni
ha nominato, e “sepolto”, per fortuna solo
metaforicamente, 6 premier. L’Italia è
una dittatura, al confronto.
Anche l’attuale premier,
Naoto Kan, amico personale di Prodi e come Tanaka
“figlio del popolo” (anche se è “almeno” è laureato,
in ingegneria, sia pure in una università minore ),
rischia grosso. Nonostante il suo indice di
gradimento fosse, appena ereditati governo e partito
dall’ex premier Hatoyama, costretto a dimettersi dopo
il voltafaccia su Okinawa e le basi Usa, molto alto
(quasi il 70%), nelle ultime settimane e soprattutto
giorni la sua popolarità è in picchiata. Ieri, gli
ultimi sondaggi lo davano al 45%, ancora
decisamente superiore al rivale Tanigaki (18%), ma
anche se il suo carisma personale sembra tenere (è
uno dei pochi che sa parlare in pubblico e che riesce
a catturare l’attenzione delle gente) le sue ultime
uscite non sono state tra le più fortunate. Qualcuno,
anzi, dice che sono state un micidiale
autogol.
Parliamo dell’IVA, la
“famigerata”, per i giapponesi, imposta sui
consumi. Paese strano, il Giappone. Deficit
pubblico tra i più alti al mondo (sfiora il 200% del
PIL), una serie di “bombe” ad orologeria innescate
(buco pensionistico, invecchiamento della
società, disoccupazione e precarizzazione del
lavoro ) di cui nessuno sembra farsi davvero e
urgentemente carico e poi se qualcuno, come l’attuale
premier, propone “di cominciare a discutere un
possibile aumento della tassa sui
consumi”(attualmente al 5%) rischia il linciaggio.
Intendiamoci, i grandi cartelli industriali e i
grandi media (che poi sono la stessa cosa) hanno una
buona dose di responsabilità. A loro questo premier
“incontrollabile”, che da giovane occupava le
università e partecipava ai cortei e che parla di
“crescita socialmente sostenibile”, di “stato sociale
e, udite udite, “politica dei redditi”, non piace. E
da quando è stato eletto non fanno altro che dargli
addosso. La storia dell’Iva è tipica. Kan non ha mai,
anzi ha ripetutamente detto il contrario, affermato
di voler aumentarla subito. L’IVA, ha detto, è
uno degli strumenti per ripianare il deficit senza
aumentare le emissioni di nuovi titoli, evitando
quello che, lo ha detto ieri a chiusura della
campagna elettorale, i “grandi” gli hanno fatto
capire nel corso del’ultimo G8 a Toronto. E cioè che
il Giappone diventi, con conseguenze ben più
drammatiche per l’economia del mondo, una nuova
Grecia. Per questo, dice Kan, occorre iniziare un
serio dibattito e valutare se, come e di quanto
aumentare l’imposta più odiata dai giapponesi.
Purtroppo i media hanno manipolato la questione e i
giapponesi, l’abbiamo verificato di persona in
occasioni dei (pochi) comizi, è furibonda e pronta,
nel segreto dell’urna, a “farla pagare a quel
cretino”, come ci ha detto ieri sera un vecchio,
incazzatissimo commerciante che ha sempre votato per
il PD e che quest’anno, nella migliore delle ipotesi,
si astiene.
Che l’IVA porti male, ai
politici, è un fatto. Il primo a proporla fu, nel
1979, Masayoshi Ohira. Era talmente sicuro di sé che
sciolse il parlamento per avere un forte mandato
popolare. Il risultato fu che la Balena Gialla subì
la prima seria sconfitta del dopoguerra e restò al
potere solo grazie al voto dei cosiddetti
“indipendenti” (tra i quali, guarda caso, il buon
Tanaka…). Ohira non si rimise mai dal colpo e, poco
dopo un comizio, fece un infarto, morendo dopo
pochi giorni. Ci vollero quasi 10 anni prima
che Noboru Takeshita, altro “protegè” di Tanaka
riuscisse a fare approvare il primo progetto di
legge in materia, fissando l’IVA al 3%. La legge
venne approvata il primo aprile 1989, ma
Takeshita, travolto da una serie di scandali e dal
crollo della popolarità, si dimise dopo un mese. Ogni
tentativo di aumentare la tassa ha finito per
“scottare” i premier che lo proponevano, dal
“samurai” Morihito Hosokawa a Ryutaro Hashimoto, che
nel 1997, su consiglio di Ichiro Ozawa, altro degno
seguace di Kakuei Tanaka, (di cui, negli anni ’70,
era stato segretario personale) la portò al 7%. Ma
Ozawa, che con il suo partito “arcobaleno”
nazionalbuddista (il Shinshinto) lo aveva inzialmente
appoggiato, sperando di succedergli, fu
duramemte punito dagli elettori. Furibondo, Ozawa
sciolse il Shinshinto, costrinse Hashimoto alle
dimissioni e cominciò a fare la corte a Kan e
Hatoyama, che all’epoca co-gestivano il partito
democratico, fino al punto di diventarne il
presidente e portarlo, con guida a dir poco
(eticamente) spericolata, al
potere.
C’è chi sostiene che
dietro la proposta di ritoccare l’IVA, proposta che
Kan “difende” citando regolarmente l’Italia (“da anni
è al 19% e non mi sembra che gli italiani stiano
molto peggio di noi”) ci sia l’ultimo
(speriamo) guizzo di Ozawa, costretto a dimettersi
dalla presidenza del partito poco prima del trionfo
elettorale dell’anno scorso, a causa di una serie di
inchieste giudiziarie. Corre voce che sia stato
proprio lui a suggerire a Kan di uscire allo
scoperto, mostrando coraggio e potere di inziativa ad
un elettorato in cerca di una vera leadership, oramai
da troppo tempo mancante. E Kan avrebbe “abboccato”,
costruendosi la fossa e riaprendo la strada allo
stesso Ozawa, che ha già fatto capire di essere
pronto, il prossimo settembre, in occasione del
congresso, a “sacrificarsi” di nuovo per il partito,
nel caso ve ne fosse bisogno.
Speriamo di no. Perché
aldilà del risultato di domani – tutt’altro che
scontato, visto che il 20% degli elettori si dichiara
ancora indeciso e che anche la perdita della
maggioranza alla Camera Alta non dovrebbe produrre
immediati effetti sulla tenuta del governo – sarebbe
davvero un peccato che la politica giapponese,
diventata di nuovo interessante e con nuovi
protagonisti, assistesse all’ennesima
resurrezione della Balena Gialla e del suo
spericolato, quanto astuto, manovratore, Ichiro
Ozawa.
Il rischio, ahimè,
c’è. E lo si percepiva chiaramente, ieri, seguendo i
sempre più patetici comizi dei candidati per le
strade infuocate e brulicanti – ma di gente
disinteressata e spesso infastidita dalla cacofonia
elettorale - di Tokyo. Politici che parlano al
vento, nessuno che si ferma non dico per ascoltare,
ma nemmeno per accettare un volantino. La percentuale
di indifferenza (e insofferenza), tra i giovani, è
pressoché totale. I pochi che si fermano sono
donne e vecchietti. Spariti (tranne che nel PC, che
dovrà accontentarsi di mantenere gi attuali 4 seggi)
i “militanti”. A megafonare e volantinare ci sono
solo “volontari” in affitto, regolarmente (si
fa per dire) pagati. Un tanto (10 euro) l’ora,
cestino per il pranzo e rimborso delle spese di
trasporto. Ho chiesto ad una ragazza di che partito
fosse la tipa sul palco, di cui stava distribuendo i
volantini. “Boh, non so. Mi sembra del Pd”, mentre
sul volantino che stava distribuendo c’era
chiaramente il simbolo del “Mina no to”, il “partito
de noantri”, ennesimo cespuglio nato dai resti della
Balena Gialla. Contrariamente all’anno
scorso, quando avevamo percepito un netto aumento di
interesse per la politica e l’annunciata
“alternativa”, tutto sembra tornato come prima.
Comizi brevi, assordanti e deserti, condotti in
condizioni assurde (in Giappone è vietato bloccare il
traffico per qualsivoglia motivo, per cui cortei e
comizi si tengono nel pieno rispetto dei semafori e
con gli oratori costretti ad utilizzare volumi
assurdi per superare il rumore del traffico). Ha
fatto bene Kan, che ha snobbato Tokyo e ha
preferito chiudere la campagna elettorale a
Kichijoji, un piccolo comune della periferia, da
sempre guidato da un’amministrazione progressista.
“Vorrei cambiare questo paese, renderlo più vivibile
e simpatico – ha urlato da un camioncino
scelleratamente piazzato al centro di una
trafficatissima rotatoria – ma se non ce la
dovessi fare me ne torno qui, sicuro del vostro
affetto”. Fa un po’ pena, Naoto Kan. E’ al
potere da appena un mese. Ma sembra già stanco."
Unquote
Le scommesse del sumo
Sumo per i giapponesi e'
molto di piu' di uno sport nazionale, e' una
religione, un orgoglio nazionale, una filosofia di
vita. I lottatori di sumo sono dei veri "puponi",
eroi nazionali che niente e nessuno puo' scalfire.
ops a meno che non arrivi la yakuza. e con questa
le droghe, le violenze le frequentazioni poco
raccomandabili. E cosi' i giapponesi si sono dovuti
ricredere sulla loro integerrima reputazione perche'
i lottatori di sumo si sono dati alle scommesse. Ma
non hanno mai scommesso su di loro, manipolando i
loro incontri, ma su incontri di baseball o corse di
cavalli. Il problema e' che le scommesse sono
illegali (come la prostituzione), ma sono cosi ben
sostenute dalla yakuza, che tiene in piedi il circolo
malavitoso in modo cosi "esemplare" ed "educato" che
la polizia chiude non solo un occhio, ma entrambi.
Ben 65 membri dell'Associazione hanno ammesso di
essere coinvolti nello scandalo. Tra questi, nella
lista nera, compare il nominativo del numero due
della graduatoria dei lottatori, Keiji Tamiya, in
arte Kotomitsuki. I suoi ricattatori avevano avanzato
la richiesta di circa 25mila euro in cambio del
silenzio assoluto sui suoi vizi del gioco e delle
scommesse. Il lottatore, spaventato, si è
rivolto alla polizia, uscendo così allo scoperto. E
denunciando anche un'ulteriore estorsione, pari ad
800mila euro!!
Cosi' la gente si e' sentita tradita dai propri eroi,
anche se aveva ormai "digerito" il fatto che fossero
piu' stranieri che giapponesi i lottatori in campo.
Quanto mangiano i Giapponesi??

In tutto il nostro vagare
esitivo in Italia abbiamo fatto anche tappa per 2
giorni a casa di Elio (per chi non conoscesse Elio vi
suggerisco http://www.elio.co.jp/en/eCuisine.htm) a
Cetraro in provincia di Cosenza.
Come nella migliore tradizione meridionale e quindi
anche calabrese, la gente ti mette in testa la casa
pur di farti sentire a tuo agio, e tutta la
tradizione culinaria regionale pur di farti
"scoppiare".
Cosi' abbiamo iniziato la nostra-abbuffata-24ore
provando di tutto: dalle mitiche petticelle* di zia
Anita, a patate e peperoni, dal capretto ai funghi
silani, dal bufalo al bisonte passando per le olive
schiacciate ad ettolitri di vino. Quando questo
sembrava poco, Elio subito pensava a come riempire
gli eventuali millimetri di spazio lasciati liberi
nello stomaco. Ed eccoci subito a mangiare cornetti
caldi ripieni di cioccolata e nocciola alle una di
notte....tutti stravolti e svogliati.
No. Non e' esattamente vero. Tutti svogliati meno
l'equipe giapponese di Elio, piu' un altro giapponese
lungagnone piuttosto silenzioso, da noi (ops da
Marco) ribattezzato pennellone. Quanto hanno mangiato
questi ragazzi e ragazze iddio solo lo sa, avevano
sempre la ganascia in movimento e mentre noi altri ci
fermavamo, loro ricominciavano con quello che era
avanzato dalla portata precedente.
Ma si puo' -dico io- mangiare cosi' tanto, se quando
pranzano a casa loro con uno striminzito onigiri sono
piu' che soddisfatti? Si saranno sentiti costretti
dalla proverbiale insistenza calabrese?
uhm.....dubito!
A colazione si sono presentati piu' di una volta con
dei pomodori (pomodori veri, rossi e polposi) in mano
raccolti li' per li' dalla pianta nell'orto e le
ragazze li assaporavano emettendo mugolii quasi da
orgasmo (peccato che i loro -orgasmi intendo- suonino
piu' come gemiti di dolore che di piacere, bah!).
Cosi' davanti a tutto quel ben di dio, mangiavano e
bevevano a quattro palmenti, tanto che la signora
Carmela la mattina che ci siamo accomiatati ci ha
offerto petticelle e fiori di zucca fritti dicendoci
:"tanto i giapponesi a colazioni mangiano proprio di
tutto!".
A colazione e basta? beh, io direi che non si tirano
indietro proprio a nulla, mai!!!
* per chi non sapesse cosa
sono le petticelle sono delle polpette a base di
melanzana... il nome deriva dall'arabo "pitta" che
vuol dire "rigirare fra le mani"... cosi' ce l'hanno
venduta a nostra somma incredulita' (altre opzioni
gradite).
Sul Freccia Rossa

Ed eccoci di ritorno, nel
caldo umido del Giappone ... l'estate qua toglie
proprio il respiro e la luce che alle 7 di sera se
n'e' gia' andata mette proprio tristezza.
Abbiamo girato un po' per l'Italia utilizzando lo
Shinkansen locale: Freccia Rossa o Argento, proprio
un'esperienza che non ha nulla da invidiare al piu'
conosciuto treno giapponese. Puntuale, pulito con
ottimi servizi a bordo, belle poltrone ed un silenzio
insolito per l'Italia chiaccherona. Anche i cellulari
tenuti a bada da vibratori efficaci, specialmente se
seduti comodamente a leggere un libro o un giornale,
sono stati una bella sorpresa; mi ricordavo un'Italia
piu' "ostentatrice" nello squillo selvaggio.
Il 4 d'Agosto ci accomodiamo cosi' nelle nostre
poltroncine sulla linea che porta a Napoli, imbarco
ovviamente a Firenze Santa Maria Novella. Un
gruppetto di giapponesi sulla mezza eta' (piu' o meno
come la nostra, sob sob), salgono proprio dietro di
noi. Il treno parte, ci viene annunciato che tre ore
dopo saremo arrivati a Napoli.
I giapponesi dietro di noi cominciano a sgranocchiare
sacchettate di roba (-troiai -si dice a Firenze):
patatine, fonzies, noccioline e chi piu' ne ha piu'
ne metta, ed ad intrattenersi allegramente con un bel
tono di voce sostenuto. Tutti gli sguardi dei
passeggeri verso di loro: ebbene si', stanno
disturbando, anche i giapponesi disturbano!!! Marco
mi guarda, e rispondo allo sguardo con un ecche' ci
vuoi fare?
Ci reimmergiamo nella nostra lettura, e questi
imperterriti a voce alta continuano la loro
conversazione. Marco mi riguarda e mi fredda: ora
dico loro qualcosa! "Ma lasciali stare, che
t'importa?" "M'importa invece perche' tutti vogliono
che noi rispettiamo le loro regole, ma a casa nostra
nessuno rispetta le nostre!" Non fa una grinza,penso,
ma perdinci se s'e' incarognito..." verissimo, ma,
lasciali stare, leggi e non farci caso" aggiungo,
sperando di averlo convinto.
Cosi' il treno fila via liscio come l'olio. Passano
coi giornali, con gli snacks (di cui i giapponesi
fanno man bassa ... ma non erano loro che non amavano
le cose salate? ... il mondo va proprio
all'incontrario), passa il controllore e questi fissi
e ribaditi a starnazzare con le loro voci stridenti
.... vedo Marco seduto, no! in piedi, no! si gira e
prima ancora che io possa prendere fiato per
proferire verbo: "sumimasen, se siete tanto educati e
silenziosi sullo shinkansen in Giappone, perche'
dovete essere cosi' rumorosi e maleducati in
Italia?".
Non so se il gelo che poi e' caduto sui signori fosse
dovuto dalla parte di merda subita, o dallo stupore
di prendersela pure in giapponese, fatto sta, che
hanno abbassato la voce, ed il nostro viaggio e'
proseguito in perfetto silenzio!
Shopping a-la-japonaise!
Ecco, sono in Italia da venti
giorni.
Ho fatto tutti i miei controlli medici, le spese, gli
incontri ravvicinati ed obbligati con la parentela,
assistito ad una sfilata di moda a -3 in un giugno
piovoso a Milano ed incontrato il Portinaio.
Potrei rendergli pan per focaccia descrivendolo in
tutta la sua aura, ma sarebbe come sparare sulla
Croce Rossa, e siccome mi sta davvero simpatico, ha
una vena ironica quasi estinta nel genere umano,
lascio correre ma vi invito a leggere il suo
blog!
L'altra mattina sono andata in centro a Firenze, la
trovo sempre bellissima e devo ammettere che l'ho
trovata stranamente pulitissima.
Il centro storico con tutti gli autobus elettrici
chiuso al traffico in mano a maree di turisti.
Turisti da ogni angolo del mondo: anche brasiliani,
anche se devono aver mandato la rappresentanza brutta
della popolazione..uomini e donne inguardabili. Non
mi possono uccidere cosi' il mito della bellezza
sudamericana,insomma! Poi russi, americani, spagnoli,
tedeschi, cinesi tutti dietro delle guide turistiche
per chiese e luoghi storici della citta'.
Un gruppo di rumeni anche di fronte alla casa di
Dante per poi affacciarsi sulla chiesa costruita
nell'anno 1000 e dove Dante incontro' la Portinari,
facendosela diventare una vera e propria fissazione.
Tutti a bocca aperta a respirare la storia della
citta' attraverso i suoi vicoli, i suoi vinai ed
artigiani.
Poi altri gruppi folti di stranieri, indubbiamente
asiatici, che passano davanti a chiese e monumenti
alla velocita' della luce che li guardano, li
fotografano, annuiscono e sfilano via in buon ordine
per dirigersi la' dove lo shopping di lusso e'
fermata obbligatoria: via Tornabuoni!
Escono carichi di buste di tutti i brands piu'
disparati per poi salire di nuovo di corsa
sull'autobus che ha sopra un cartello OUTLET PRADA o
meglio ancora アウトレットプラダ!
"Shopping estremo" declinazione nipponica.
Vi piace il sushi alle fave e banane?
Nel triste giorno in cui
Repubblica.it posta su Facebook la notizia
dell'incidente a Pietro Taricone, noi riceviamo in
regalo dal Portinaio un post che
pubblichiamo con orrore. Dopo averci incontrato,
il Portinaio si e' convertito al
Discordianesimo e ci ha mandato questo post al
termine di un ritiro spirituale presso il tempio
della dea Eris di Roccapipirozzi (IS). Durante la
settimana di ritiro si e' nutrito solamente di
sushi alle fave e banane, vestito con un
tuxedo
tigrato e
ciabattine all'Otelma. Eccone le conseguenze:
Essere
ospiti di un blog è sempre una lama a doppio taglio.
Devi dare il meglio di te stesso perché sennò fai la
figura del cencio, non puoi offendere o criticare i
padroni di casa sennò ti rispediscono al mittente,
non devi fare battute volgari o andare contro le loro
ideologie perché potrebbero non pubblicarti.
Ed io che faccio ora?
Per farvi capire che a me questi due proprio non mi
intimoriscono, inizio così.
Il primo incontro con Marco e Bea è avvenuto in via
Senato 10 a Milano, alle ore 19e45 sotto una pioggia
fina fina, come direbbe mia zia del sud.
Alti come due cipressi e vestiti di un’eleganza
stratosferica, Bea sembrava un’ex modella di Vogue
Germania e Marco l’assassino maggiordomo di Cluedo!
Pensate sia troppo poco?
Il vestito di Beatrice era del noto stilista Cavalli:
un velo di garza floreale accompagnato da una giacca
bianca e con zeppe alte 18 centimetri color topa di
campagna. Io di fianco a lei sembravo un diversamente
abile.
I gradi a Milano pare fossero 16, quelli percepiti da
Bea, dall'alto dei suoi tacchi, -3.
Pare che a Bormio e sulla sua testa abbia anche
nevicato.
Marco è un uomo molto gentile, appena entrati alla
sfilata di Cavalli ci ha “parcheggiato” di fianco a
delle taniche d’alcool ed è andato a svegliare dal
sonno invernale i clienti giapponesi, che
battendosene il cazzo, si sono presentati con i
sacchetti di Armani alla sfilata di Cavalli. Fossi
stato io al suo posto sarebbero durati come un
orgasmo di un coniglio, ovvero 2 minuti!
Marco è un uomo di bella presenza, conosce il retail
giapponese a menadito, sa tutto dell'Apple, ha
scaricato le applicazioni per l’eiaculazione
sull’iPhone, non sopporta né Dolce né Gabbana e il
suo intercalare preferito è “fava”.
Beatrice Maria Roberta è una donna di bellissima
presenza, sembra di origini
tedesche/austro-ungariche, è magra come Sissy, fa
ridere come la Littizzetto e manda a letto i suoi
figli alle 8e30!
Se fossero in Italia questi bambini non potrebbero
vedere: Striscia la notizia, il Tg2, Un Posto al Sole
(anche se non lo fanno più), l’inizio di X-Factor e
il serale di Amici.
Marco fuma come un turco, pare che la Philip Morris
lo voglia come sponsor ai prossimi mondiali di corsa
sugli accendini.
Bea non mangia la fiorentina, non mangia il sushi,
non beve vino, quindi verrà trasferita nella sede di
Cavalli in Burkina Faso.
Ancora troppo poco?
Quando Marco ti guarda: o ti sta per dire “Fava”,
oppure ti propone una pausa sigaretta. Quando ti
guarda Bea: o ti sta per dire “ Se ti ho in culo ti
cago nell’Arno”, oppure inciampa nei suoi stessi
piedi.
Nelle nostre lunghe passeggiate milanesi si è
sbeccata lo smalto almeno due volte ed è quasi caduta
stesa 4 volte, pur indossando delle Birkenstock.
Vi va bene come descrizione dei padroni di “From
Toscana To Japan”?
Alzi la mano chi vuole cambiare il nome a questo
blog?
Bene facciamo partire il televoto “Come vuoi chiamare
il blog di Marco e Bea?”:
1. Sushi e Chianti
2. I Bischeri di Tokyo
3. Dante mangia Onigiri
4. Tokyo è bella ma preferisco Scandicci
5. Tokyo sembra Prato: sono tutti cinesi
6. Mia moglie ’un la si tromba
7. Fava
8. I miei figli non hanno mai visto il tramonto
perché vanno a letto prima
9. Maremma maiala ho dell’alga nori fra i denti
10. Le aragoste a Tokyo non me le vendono perché non
vogliono che le cucini con il riso.
Mentre Marco era a lavorare, io e Beatrice abbiamo
avvistato Alba Parietti in giro per Milano. Non me la
immaginavo così, è una specie di demonio. Mi sono
documentato e in effetti è vero, è iscritta nel libro
degli esorcisti.
“Non sopportano la Coroncina della Divina
Misericordia:
1) Almagas (Demonio dell’ulcera Varicosa)
2) Andrapos (Demonio dell’intestino)
3) Endior (Demonio dell’eczema)
4) Tartanass (Demonio dell’omeopatia)
5) Alba Parietti (Demonio del Botox)”.
Siccome io sono il Portinaio (e anche la Bea non è da
meno), ho allungato le orecchie e ho scoperto che la
Pariettona deve diffidare qualcuno perchè continuava
a ripeterlo al telefono. O voleva farlo sapere a noi,
o dall’altra parte della cornetta c’era un sordo.
“Diffida, diffidalo, fagli la diffida!”
Alba, l’hanno capito anche al terzo piano di
H&M!! Io forse diffiderei il suo chirurgo
estetico visto che non ha delle labbra ma delle Big
Babol masticate.
Scusate le divagazioni, questi sono solo pettegolezzi
frivoli.
“Oggi porti mia moglie a vedere Milano?”
“Va bene caro Marco, ha delle scarpe comode?”
“Sì, di Cavalli”
“Ho detto delle scarpe comode, non di marca!”
Marco è un profondo studioso della Cabala. Io che
sono un povero pirla in cerca della propria fede ho
cercato di capirne di più.
“La Cabala è quella che studia Madonna?”
Marco mi guarda come se avessi detto al Papa che Gesù
aveva le mani bucate perché era uno spendaccione.
“La Cabala è quella che studiano Paola e Chiara?”
Dopo questa Marco mi ha abbandonato in tangenziale
con un cartello con scritto “Fava”.
Mi sa che ai toscani piace molto associare una
persona ad una verdura o ad un frutto, quindi devo
trovare anche io un ortaggio che riassuma la coppia
Scardigli-Lombardi.
Vediamo… la mora?...il kiwi?...No! Ci vuole qualcosa
di più evocativo.
Trovato: la Banana.
Ecco loro sono così, hanno mille declinazioni:
Se uniti insieme stanno bene e si possono usare come
un casco, perché ti proteggono.
In caso vogliate essere originali e fare bella figura
possono essere usati come gonna. Ve la ricordate
Josephine Baker?
State pur certi che non vi faranno mai fare uno
scivolone sulla loro buccia.
Infine sono divertenti, ma se sbucciati, dentro sono
dolci e fanno bene.
E poi come la banana sono pieni di doppi sensi.
Grazie per l'ospitalità.
Il Portinaio "fava"
Io non
ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori
nuovi.
Alda
Merini (Terra d'Amore 2003)
Preparativi
Devo fare le valigie
...vabbeh tanto quando parto per l'Italia sono sempre
vuote, il minimo indispensabile per cambiarsi per un
paio di giorni e poi via con le spese pazze per
tutti, dalle mutande alle scarpe da inverno per la
stagione seguente.
Su 4 valigie, 2 sono completamente vuote, e 2 sono
principalmente piene di regali...pensieri. Sembro lo
Zio d'America povero quando torno a casa...fra amici
e parenti, la lista si fa lunga....ed anche le cose
da portare si ristringono sempre di piu' ogni anno
che passa. Mica si puo' sempre optare per quelle
T-shirt con i kanji, o sempre te' verde, o ginger
.... insomma poi il resto si trova ovunque...per cui
anche le idee si riducono all'osso. La
globalizzazione ha rovinato anche il gusto dei
regali!!!
Pero' sono pronta, pronta ad affrontare i furbetti
per la strada, quelli che gettano le carte per terra
(come l'anno scorso quello davanti al Vivoli con
moglie giapponese..il che' mi fece ulteriormente
innervosire!!!), quelli che imbrattano le pareti ed i
monumenti.
Ora non che il Giappone sia immune da tutto cio'...si
trovano qua' e la' carte per terra, pareti imbrattate
ed anche qualche furbetto per la strada ..... ma in
quantita' cosi' ridotta che lo apprezzi pure: ah,
finalmente qualcuno che rompe la monotonia delle
regole.
Ecco, forse pure da noi ci vorrebbe qualcuno che
rompe la monotonia delle regole al contrario:
viaggiando sulla propria corsia, non gettando carte
per terra, nemmeno quelle piccolissime dei
chewing-gums o dei pacchetti di sigarette, che sono
trasparenti.
Sarebbe un inizio.
Molti dei miei amici che vivono da troppi anni in
Giappone, e palesemente odiano l'Italia mi fanno
proprio incazzare, e potessi li lascerei senza
passaporto. Perche' non sento mai un americano
parlare male del proprio paese ?? ecco, io vorrei che
gli italiani facessero lo stesso: imparassero a
rispettare il loro paese. Perdinci!!!!
Dopo 10 mesi spesi in Giappone, io ho proprio bisogno
d'Italia, e' un bisogno fisiologico. Ho bisogno dei
colori, del paesaggio, delle passioni, delle risa,
delle voci. Dopo 2 mesi d'Italia, sono contenta di
tornare a Tokyo, ma sarei contenta di andare ovunque,
perche' l'arricchimento culturale e mentale che uno
vive e' indicibile.
Ma una cosa e' vera, una volta tagliato il cordone
ombelicale non c'e' piu' una sola "casa", ma tante
case che ti aspettano.
Rompere il silenzio
Una delle cose piu'
evidenti della cultura giapponese -viaggiando su
treni o autobus a lunghe percorrenze- e' la quasi
assoluta mancanza di comunicazione fra persone che
condividono uno stesso spazio. Ognuno pensa ai fatti
propri, ognuno dedito alle proprie cose, ognuno
chiuso nel proprio silenzio incorniciato anche da
un'immobilita' facciale straordinaria. Cosi' uno si
abitua a portarsi sempre dietro un libro, un
giornale, un qualcosa per ingannare il tempo prima
dell'arrivo a destinazione. Uno ci si abitua cosi'
tanto, che aspira a montare in treno proprio per
godere di quell'assoluta tranquillita', altrimenti
introvabile. Ovunque il silenzio e' pressoche'
rispettato, meno che dal parrucchiere. Il
parrucchiere per antonomasia deve essere il posto
dove si chiacchera, si fa gossip, si spettegola. Ed
anche se ti vedono leggere o scrivere, magari anche
qualcosa d'importante, partono per la loro tangente e
cominciano a sciorinare tutte le domande in sequenza
nemmeno fossero l'ispettore Zenigata!
Premettendo che nei negozi ognuno ha uno specifico
compito e solo quello: lo shampista, la colorista, il
taglista, e la pieghista, ognuno di loro, durante il
proprio turno attorno alla tua chioma, parte con una
serie di domande essenzialmente scollegate fra loro.
Si spazia da "uhhhhhhhhh, sei di Firenze, io non ci
sono mai andato ma sono stato a Vienna" a "tuo marito
e' cosi' kakkoiiiiiiiiiii (cool)", da " cosa ti piace
della cucina giapponese?" a " come non ti piace il
natto???? io adoro". Ma la domanda che tutti mi fanno
a fine del loro servizio e': "bevi il sake?" ....
"Beh, no. Non bevo sake, ma non bevo alcolici in
generale, ne' vino, ne' birra". Ed allora la risposta
canonica di tutti, come se l'avessero prestabilita :"
Cosa?????????
non bevi????????? io adoro il sake, lo bevo tutte le
sere....mi piace bere. E tu che sei italiana perche'
non bevi, con tutto il vino che producete?"
"Allora, tanto per cominciare io non produco nulla,
magari avessi una tenuta in Chianti che starei qui a
farmi colorare i capelli da te? Poi sono di Firenze e
non mi piace nemmeno la fiorentina al sangue ... e se
proprio devo scegliere un piatto, preferisco un
secondo ad un piatto di pasta .... allora ??? E se la
vuoi proprio tutta faccio anche a meno del
cappuccino!"
Ma si puo' rispondere cosi' a chi mostra tanta
ingenuita'? Allora sfodero il mio miglior sorriso e
"ho una malattia che non mi permette di metabolizzare
il vino e l'alcol in generale....e non posso"
Risata presumibilmente (perche' non fa' rumore)
fragorosa (perche' il corpo si agita ben bene),
"Ahhhhhhhhhhhhhhh, so des ka...kawaiiiiii so
neeeeeeeeeeeeeeeeeee"!!!!!
E siamo tutti felici, fino alla volta dopo durante la
quale, il dilemma del sake torna a farla da
principe.
Casa
Cercate casa ma non
sapete come fare a fidarvi degli architetti? Il
disegno in pianta non vi rende esattamente l'idea di
quello che sara' la vostra dimora?
Beh, in Giappone hanno la soluzione per voi.
Sulla Komazawa Dori, passato il parco di Komazawa,
c'e' un quartiere pieno di case-modello dove i
prossimi acquirenti avranno modo di rendersi conto in
prima persona di quel che sara' il loro acquisto
compresi colori, scale e pavimenti. La scelta include
circa 20 diverse tipologie di case, da quella stile
giapponese a quella piu' scandinava, da quella
tirolese a quella simil-americana. Il capitolato c'e'
e non si cambia. Che a nessuno venga in mente di
farsi piacere la casa A e di mettere parquet
piuttosto che moquette prestabilita: giammai. Nemmeno
il colore della moquette si puo' cambiare. Quello che
si vede e' esattamente la copia fedelissima, al
capello, di quello che sara' la vostra futura casa.
La famigerata inflessibilita' giapponese non da'
respiro neppure quando si tratta di fare un
investimento grande come ... una "casa"... e' proprio
il caso di dirlo.
Atmosfere da Matrimonio
Tutte le ragazze sognano
un matrimonio in un posto da sogno, con un vestito da
sogno ed una luna di miele da sogno.
Luoghi intimi, romantici che regalino per quegli
attimi irripetibili emozioni indimenticabili.
E' per questo motivo che sono aperte da ieri le
prenotazioni per sposarsi nella lobby dell'ala sud
del Terminal 1 all'aeroporto di Narita (Tokyo). La
spesa per questa atmosfera idilliaca e' di circa
400,000 Yen che l'aeroporto condivide con l'albergo
della catena Hilton a pochi metri di distanza.
I matrimoni possono essere celebrati solo nei fine
settimana e nei giorni festivi, e danno agli sposi
un'idea d'internazionalita' che non avrebbero in
nessun altro angolo del mondo.
Che dire, allora, se non AUGURI???
Erbivori
Leggo oggi su "La
Repubblica" che l'uomo giapponese sta cambiando. Cito
testualmente: " Niente a che fare con i
samurai. E nemmeno con la tendenza "impiegati
modello" delle generazioni precedenti. Ora in
Giappone i giovani uomini di tendenza sono gli
“erbivori”. In lingua nipponica si chiamano
“Soshokukei danshi “ e generalmente sono ragazzi
esili, timidi e molto calmi. Ricercano la compagnia
femminile, ma per loro il sesso non ha molta
importanza. Da qui il loro nome: erbivori, coloro che
non cercano “carne” (sesso) ma un modo di vivere più
spirituale. In cui i due sessi finiscono per essere
abbastanza simili. E infatti loro adorano fare
shopping, vestirsi con gusto e ricercatezza e adorano
passare le serate con gli amici. La vera antitesi,
rispetto al concetto di mascolinità nazionale. Una
piccola rivoluzione sociale".
Al tempo dei samurai non
so come fosse, ma per stessa ammissione delle donne
giapponesi anche over 70, l'uomo giapponese per
essere interessante non ha mai dovuto essere
"maschio", anzi piuttosto avere dei tratti somatici
che si avvicinavano piu' a quelli femminei.
Oggi come allora, pare che il sesso non sia mai stato
un pensiero fisso, e sempre stando alle confessioni
di signore giapponesi fra i 30 ed i 70 anni, a volte
passano dei mesi prima che uno dei due prenda
l'iniziativa, pur condividendo lo stesso talamo.
L'unica piccola rivoluzione sociale che vedo, quindi,
e' l'indole "nuova" di fare shopping, perche' anche
l'uomo ha preso coscienza del proprio corpo e del
proprio apparire, non lasciandolo piu' a solo ed
esclusivo appannaggio del gentil
sesso.
Norwegian Wood
La prima volta che ho
letto Norwegian Wood, meglio conosciuto in Italia
come Tokyo Blues, moooolti anni fa, ero rimasta
colpita, dai luoghi, dal modo di raccontare i
sentimenti, l'amore, la morte. Era stato un libro che
mi aveva proposto modi di percepire i sentimenti a me
sconosciuti, con un'accettazione fin troppo stoica,
senza che le
passioni prendessero mai il sopravvento. Almeno non
nel senso mediterraneo del termine.
Il romanzo e' un lungo flashback, sono ricordi che si
sgomitolano nella mente del protagonista: l'essenza
del libro e' l'essenza della vita vissuta da ragazzo
giapponese alla fine degli anni '60. Per alcuni
aspetti il libro non rispecchia la societa' moderna,
dei ventenni di oggi, ma - rileggendo il libro e
vivendo in Giappone - posso tranquillamente affermare
che molti atteggiamenti si sono proprio
cristallizzati rendendoli proprio tipici della
cultura nipponica, come un piatto di sushi.
Il motivo per cui il titolo in italiano sia stato
tradotto con tanta "liberta'" non lo so, e non me lo
riesco a spiegare. Norwegian Wood e' una canzone dei
Beatles che il protagonista Watanabe Toru ascolta
mentre arriva ad Amburgo e che da' il via -come con
effetto domino- a tutti i ricordi che hanno segnato
la sua giovinezza.
Pochi i riferimenti storici, se non i tumulti
universitari, che servono solo da riferimento
temporale. Per il resto Norwegian Wood e'
indubbiamente un romanzo d'amore, amore anche per la
morte perche' la morte e' una parte intrinseca della
vita stessa.
"Finora ho sempre pensato che avrei voluto oscillare
in eterno fra i diciassette ed i diciotto anni, ma
adesso non lo penso piu'. Ho vent'anni ormai e devo
pagare il prezzo per continuare a vivere".
Ora di Punta
Perche' quando uno lo
racconta che i treni nelle ora di punta, sebbene
passino con una frequenza disarmante (almeno per noi
italiani, uno ogni 5 minuti...), sono al limite della
convivenza, nessuno ci crede.
Ecco degli esempi lampanti, ripresi da diverse linee
ferroviarie dirette in diverse zone della citta', al
mattino. La sera non e' tanto meglio, con la
differenza che la gente e' piu' stanca e decisamente
meno profumata!
Hatoyama e la Moda
Povero
Hatoyama. Il suo gradimento sta andando in picchiata
ed adesso gli criticano anche l'abbigliamento. Pare
infatti che nessuno abbia gradito il suo look casual.
Nemmeno quelli della CNN americana. Il che e' tutto
dire.
Questa e' la foto incriminata dove il Primo Ministro
si presenta abbigliato con un improbabile camicia a
quadri multicolore ad un barbecue. Lo incriminano di
non essere al passo con i tempi per essersi vestito
cosi.
Ora, nel paese dove i bambini vanno all'asilo
conciati cosi'
I teenagers
sono costretti a presentarsi a scuola in queste
condizioni (il calzettone bianco a meta' polpaccio,
la dice lunga):
e le donne si
ciurmano in questo modo:
suppongo che
i giornalisti dovrebbero fare prima un gigantesco mea
culpa nazionale, prima di parlare del cattivo gusto
del loro Primo Ministro.
Ah. Ovviamente c'e' n'e' anche per quelli della CNN
.... chi pensano di essere Valentino?
Che pensino allo stile della loro Hillary Clinton,
(la prima che mi e' venuta in mente) che si fa
fotografare con la bomboniera del matrimonio della
figlia intorno al collo!!!
Il senso
estetico, che come cantava Battiato "fu
pre-alessandrino", appartiene all'area Mediterranea.
Il resto e' GAME OVER!
Kagome
Ed io, che quando ho
lasciato l'italia, avevo pensato che l'ultima a
conciarsi come un pupazzo fosse stata Sandra Mondaini
con Sbirulino! Da quando siamo atterrati in terra
nipponica non faccio altro che vedere donne (in
questo caso addirittura un transessuale), quindi
sempre di donna si tratta, che pensano di vivere in
un cartone animato.
Fermatevi, per favore. Ascoltate questa voce dal
deserto .... gli uomini non pensano siate piu'
attraenti a ciurmarvi come per una festa di carnevale
in un istituto psichiatrico... per favore ... avete
un'eta' ... abbiate rispetto per il buon gusto e la
decenza!
Ed invece no. La voce del deserto non ha seguito e
vengono pure invitate a fare da polo attrattivo
durante spot pubblicitari. Questo e' uno dei tanti
casi. La Kagome (un nome un programma) produce
prodotti a base di pomodoro, fra cui il ketch up e da
domani immette sul mercato quest'assoluta novita' il
TOMAREPI , dalle iniziali del nome originale :
“Tomato de
kantan watashi no recipe!” che tradotto vorrebbe dire
"una mia ricetta semplice a base di pomodoro", in
altre parole una sorta di spezzatino in busta.
La Sbirulina del pomodoro rappresenta la fata, fata
che insegna alla mogliettina inesperta in culinaria
come trasformarsi nella perfetta
casalinga!!
Cartoni Animati
E' indubbia la supremazia
giapponese nell'arte del disegno per manga, anime, e
cartoni animati.
La mia infanzia e prima adolescenza sono stata
costellate dalla messa in onda di cartoni animati di
realizzazione giapponese. Tutti per lo piu'
ambientati in Europa o negli Stati Uniti, ma tutti
made in Japan. Cos'e' che ha attirato tanto i
disegnatori giapponesi ad imbarcarsi in storie
"occidentali", da Remy (il famoso romanzo Senza
Famiglia), a Heidi, da Vicki il Vichingo a Candy
Candy, piuttosto che raccontare la storia del figlio
di uno shogun? o della moglie di un lottatore di
sumo? Poiche' una vera risposta non c'e', voglio
tentare di darne una io, del tutto personale: pare
quasi che non si voglia (o non si sia voluto)
intaccare la cultura giapponese, per tenerla li',
cristallizzandola ed idealizzandola, come l'unica a
non poter essere "ridotta" ad un cartone.
Le storie verosimilmente ambientate in Giappone,
vedono svolgere la loro trama all'interno di una
scuola o nel mondo durante una guerra fra galassie,
con uomini trasformabili in imponenti robots.
Anche l'ideale di donna, dei cartoni giapponesi,
anche quelli che, come Lupin III presentano una
donna, che almeno dal nome -Fujiko- dovrebbe essere
giapponese a tutti gli effetti, non corrisponde ai
canoni di bellezza nipponici. Tutte le figure
femminili vengono infatti ritratte con degli occhi
giganteschi, dei seni prorompenti e fianchi
accoglienti, estremamente sexy e sensuali. Niente che
le faccia assomigliare alla tipica donna giapponese,
quasi come se anch'essa non potesse o non dovesse
essere rappresentata.
Da Fujiko, per me il top, ad Android 18 di Dragon
Ball Z, da Haruhi Sazumiya a Honey Kisaragi l'una
vestita con l'uniforme della scuola, l'altra con la
sua aria da guerriera la campionatura femminile si fa
senza dubbio riconoscere per qualcosa di introvabile
nella realta'. Da qui, forse, la grande passione
degli uomini per questo tipo di lettura: un momento
di assoluta evasione, di assoluta fuga, senza
passaporto.
Mamma
Una volta la festa della
Mamma era l'8 di Maggio, punto e basta. Quando
cadeva, cadeva e giustamente a nessuno importava che
fosse lunedi' o mercoledi'. Poi ci siamo dovuti
adeguare alle consuetudini americane, festeggiando la
mamma la seconda domenica di maggio, cosi' tanto per
favorire un po' piu' di consumismo!
Anche il Giappone che, in quanto ad accogliere
tradizioni americane, e' il re incontrastato,
festeggia la mamma la seconda domenica di maggio.
E per festeggiarla c'e' modo piu' spensierato che non
farsi un giro in una palla di plastica trasparente
assieme alla propria figlia? Provare per credere. Al
Sakai Harvest Hill nella prefettura di Osaka...si
torna davvero bambini ... ops bambine!
5 Maggio
Pare che tutto accada il
5 di maggio: muore Napoleone, il Manzoni lo immortala
con un'ode, Garibaldi da' inizio alla spedizione dei
Mille, nasce Karl Marx, il Messico e' in festa ed
anche in Giappone non si scherza.
E' la festa dei bambini. Maschi, pero'. Per le
femmine c'e' una festa il 3 di marzo.
Carpe colorate sventolano ovunque per celebrare i
piccoli perpetuatori delle stirpi, a dispetto
dell'incredibile calo delle nascite.
A mo' di ponte sul fiume Sagami, nella prefettura di
Kanagawa, poco distante da noi, quasi 1200 carpe sono
state distese approfittando del vento che spira, per
farle muovere sinuosamente come in un
fiume.
Basi Militari
Okinawa e' terra di basi militari statunitensi, ma gli isolani sono stanchi. Rivogliono il loro terreno, non hanno piu' bisogno del "conquistatore", vogliono essere liberi.
Dorama
I giapponesi sono orribili a recitare, tremendi, non
si affrontano. La stragrande maggioranza degli attori
ha queste pose "imposte" dettate dal nozionismo piu'
che dal talento per la recitazione stessa.
"Ah lo sapevo io, hai un'amante " dice la moglie al
marito mettendosi poi le mai nei capelli ed iniziando
a gridare, "Ah, ma no... non e' nulla lei per me, ah"
cercando con slancio di trovare un contatto con la
moglie. Ah....che sbobba!
Ecco, fra i giapponesi e la recitazione c'e' ,
e'proprio il caso di dirlo, l'oceano. Tutto anche i
films piu' seri ed impegnati sembrano feuilletons o
soap-operas o telenovelas.
Eppure qua le soap-operas o dorama come le amano
chiamare i giapponesi, dall'inglese "drama", sono
ancora famose come da noi quelle sudamericane negli
anni 80 .... chi non si ricorda Anche i Ricchi
Piangono? o Dancing Days? Insomma sono pezzi di
storia della "recitazione" che dei buoni intenditori
non possono e non devono essersi lasciati scappare! E
qua, non c'e' signora, dai 25 anni in poi, che si
sottragga alle vicissitudini dell'eroina di turno.
Di quel che c'e' non manca nulla: tragedie familiari,
cuori spezzati, malattie, tradimenti, incidenti e chi
piu' ne ha piu' ne metta per tenere le signore con il
fiato sospeso a sospirare.
Gli attori maschi? un cliche' .... sempre molto
glabri, capelli sul lunghetto andante, e visi molto
femminili ... al contrario di quelli sudamericani
belli ed impossibili alla Juan del Diablo!
Qualche titolo??? Dietro consiglio di amiche
giapponesi ....
Summer Snow
Wakaba no Koro
Ichi Rittoru no Namida
per vederle? http://www.dramacrazy.net
Katakana
Dopo 5 anni di Giappone,
sono pronta ad affermare che fra me e le lingue
orientali c'e' l'oceano, ma forse di piu'.
Non mi affascinano, non mi coinvolgono ... non mi
piace il giapponese, ma neppure il cinese, il
tailandese o men che meno il suono del coreano.
Datemi paginate di tedesco, se volete farmi felice,
ma a me tutte queste complicazioni linguistiche date
anche dalla scrittura stessa, mi deprimono.
Ora, accanto ai kanji (ideogrammi) con cui i
giapponesi si esprimono, esiste l'hiragana che e' una
chiave di scrittura e lettura i cui suoni
corrispondono alle loro sillabe e serve
principalmente ad articolare la frase (molto
spannometricamente descritto. Ma tanto, se non
conoscete il giapponese, non capite ... se lo
conoscete non c'e' bisogno di ulteriori
spiegazioni!).
Accanto a questi due modi di scrittura, ne esiste un
terzo: il katakana, che e' utilizzato per
traslitterare termini stranieri. Per cui partendo dal
presupposto che nessun giapponese conosca il nostro
alfabeto, il katakana aiuta chi legge ad emettere i
suoni, anche senza comprenderne il senso.
Per cui door diventa doa, love diventa rovu,
hamburger diventa bagaaaaaaaa. La traslitterazione
non avviene solo per parole inglesi, ma per tutte in
generale. Quelle che ci toccano piu' da vicino sono:
pasuta per pasta, razanie per lasagne e nutera per
nutella. Anch'io non sono Beatrice, ma Beatorishie,
Bernardo e' Berunarudo e Vittoria, Bittoria...si'
come l'avrebbe chiamata Mamy di Via col Vento!
Cosi' diventa difficile capire leggendo il katakana:
si riescono ed emettere dei suoni, che pero' devono
lavorare dentro- come dei mantra- per darci forse
l'intuizione del significato. Ho perso una mattina a
capire chi sarebbe stato ospite in uno show :
erikecuraputon (ovviamente Eric Clapton), ma poiche'
anche le parole si scrivono senza spazi tra di loro,
quel nome mi suonava super sconosciuto. Lo stesso
vale per i titoli dei films che ovviamente rimangono
in versione originale ... invito tutti a noleggiare:
deawurubeburaddo ... magari poi ci aggiorniamo se vi
e' piaciuto o meno da qui ed una settimana!
Esistera', suppongo, una sorta di accademia della
Crusca giapponese che decide in base ai suoni, come
far leggere alla popolazione le parole straniere. Poi
si lamentano pure che i giapponesi hanno difficolta'
di pronuncia quando si tratta di esprimersi in
inglese! Ora non che noi siamo delle cime, la nostra
R bella pronunciata non la perdiamo neppure sotto
tortura ... ma diciamo pure (a cuor leggero) che non
siamo malaccio.
Quindi, non sarebbe tanto meglio lasciare le parole
scritte come sono nella loro lingua originale? tanto
leggere per non capire che senso ha?
Il sabato del villaggio
L'idea che aveva il
Leopardi sul sabato non era del tutto sbagliata: il
giorno prima della festa siamo tutti in fermento,
siamo tutti moooooolto piu' contenti che il giorno
della festa stessa. L'aspettativa e' quello che -in
fondo-rende speciale un avvenimento, piuttosto che
l'avvenimento stesso.
Quello che non mi piace nell'avere sempre tutti i
negozi aperti, sempre tutto a portata di mano,
quest'accessibilita' giapponese a tutto 24 ore su 24
per 365 giorni all'anno, e' che uccide l'aspettativa,
uccide il desiderio. Cosi' la gente, le famiglie non
hanno mai un vero desiderio e si ritrovano a fare
sempre le stesse cose con metodicita', con una
metodicita' quasi inconsapevole. E se qualche
famiglia opta per il parco, pare davvero che il resto
della popolazione opti per le grandi distribuzioni,
specialmente se si parla di cibo. A differenza degli
anglosassoni in generale, che non amano spendere per
mangiar bene (neppure per bere bene, per loro tutto
si riduce alla quantita'), i giapponesi amano il buon
cibo, magari porzioni pediatriche, ma la qualita'
deve essere alta. Per cui non stupitevi se di sabato
nei supermercati, li vedete in fila (anche in una
fila "chilometrica") per gli assaggi, non solo con
quegli assaggi pranzano o cenano, ma passano il loro
tempo, che altrimenti non saprebbero come impegnare.
E' un atteggiamento culturale nato dall'esigenza di
rifuggire la casa, intesa come luogo di ritrovo
familiare, perche' troppo piccola, troppo soffocante,
troppo limitante.
Ed allora ben vengano le "testing stations" dove per
4 penne al pomodoro devono aspettare anche 40 minuti,
per 3 briciole di cheese-cake 1 ora e per dei
mirtilli zuccherati ben un'ora e trenta
minuti!
Dio li fa e poi li accoppia
Non c'e' davvero piu'
nulla da fare, in tutto il mondo televisione e
spettacolo ormai sono diventati "trippa da gatti", se
si arriva a premiare anche "i migliori coniugi"!!!
Un gruppo di editori di quotidiani e riviste, fatta
la cernita fra un'ampia serie di coppie famose, ha
promosso dalle pagine dei propri giornali una
votazione a cui -pare- la popolazione giapponese non
si sia sottratta. Anzi, per onorare Yoi Fufu No Hi
(good husband and wife day), il 22 di aprile, sono
stati raccolti centinaia di migliaia i voti. Un
risultato apparentemente che nessuno si aspettava
Su cosa si sara' basata la scelta di una coppia a
discapito dell'altra? saranno stati i gossip a
condizionare il voto, o l'idea di coppia alla
giapponese?
First Love
Il bisognino fa trottare
la vecchia, diceva la mia nonna ....ed in periodi di
crisi, la gente le pensa la notte.
Cosi Atsuko Sato ha pensato di aprire un'agenzia di
investigazioni per ritrovare il primo amore. Del
resto, e' vero o non e' vero che il primo amore non
si scorda mai?
Quindi chi per un motivo o un altro ne ha perso
traccia, ma non puo' far a meno di vivere senza
riallacciare un minimo rapporto con chi ha fatto
breccia nel proprio cuore,
puo' rivolgersi a Sato-san che sara' ben lieta di
aiutare.
L'agenzia si chiama, per l'appunto, First Love ed ha
il quartier generale ad Osaka.
Molti si rivolgono a lei per ritrovare amori "morti"
dopo la fine della II Guerra Mondiale, di cui -pero'-
i committenti hanno ancora un vivo ricordo nei
cassetti della memoria. Ad oggi il 95% dei casi
affidatole hanno avuto esito positivo, portando il
ricongiungimento della "coppia" almeno per un
preliminare incontro. Il dopo e' un problema che la
signora Sato non si pone. Il suo compito e' finito e
lautamente retribuito. Il numero giornaliero di
richieste d'intervento e' di circa 20, ed anche se il
caso su cui volete che lavori, non e' propriamente il
vostro primo amore, la signora Sato ci mette tutta la
passione del mondo per darvi almeno un'altra
possibilita'.
Ma la detective non si lascia scoraggiare anche da
casi, piu' recenti, e piu' "psicologicamente"
complessi.
Siete stati lasciati, ma non vi e' proprio andata
giu'? sono passati degli anni e pensate che il vostro
"vecchio" partner abbia proprio preso un granchio
nell'abbandonarvi con il cuore spezzato? Anche in
questo caso la signora Sato fa il caso vostro.
Cerchera' di rimettervi in contatto, per sentirvi
forse dire che non siete la scarpa giusta ....
Ma, non basterebbe una telefonata? Il tariffario
della signora parte da 30,000 yen al
giorno.
Starbucks
Le abitudini "bevitorie"
giapponesi stanno cambiando drasticamente. Se una
volta il sake era la bevanda alcolica piu' bevuta,
oggi lo e' la birra, e se prima a farla da padrone
era il te', oggi e' il caffe'. Cosi' gli americani,
che hanno invaso il mercato della pizza (senza
saperla fare), hanno invaso il mercato giapponese del
caffe' con milioni di Starbucks.
Ed a differenza degli Stati Uniti, in Giappone gli
Starbucks sono dei mini-salotti, ben tenuti e curati,
con i tavolini ed i vetri sempre puliti a specchio.
La "base" e' il caffe' espresso italiano, il
cappuccino ed il caffellatte che qua (come negli Usa)
chiamano solo latte. Qui non c'e' alto basso,
ristretto o corretto, si va da piccolo, medio o
grande, dal caldo al freddo ... dove freddo sta per
una montagna di ghiaccio assieme ad un'idea della
bevanda.
Quello su cui ci si puo' piu' sbizzarrire e' il
sapore .... tanti gli aromi a disposizione:
caramello, cannella, vaniglia, te' verde, e fiori di
ciliegio ... pero' niente consumazione al banco ....
o ci si siede oppure ci si porta via il "mitico"
bicchiere di carta in giro per la citta'.
Si accettano prenotazioni
Finche' uno non le vede,
non ci crede e le classifica sotto leggende
metropolitane. Ma quando la tecnologia aiuta a
testimoniare evidenze fuori da ogni logica e fantasia
non si puo' far altro che capitolare.
Sabato e domenica scorsa a Tokyo era freddo, umido,
ed ha pure piovuto a sprazzi. I prati erano
impraticabili, i cieli grigi e l'aria pungente ma era
tempo di Hanami, e tutti erano fuori ad apprezzare
l'aria, all'aperto, a far foto ai fiori ed a
mangiare, ma soprattutto bere, litri e litri di
birra.
Dalla stazione di Tatsumi alla piscina -dove noi
eravamo invece diretti- c'e' un viale alberato, pieno
di sakura, che tutta la citta' deve aver preso
d'assalto.
Quei teli verdi ed azzurri, che vedete nella foto,
sono di plastica ed e' dove vengono generalmente
imbanditi i picnic. Ai miei tempi, in Italia, c'erano
quei morbidi plaids di lana, oggi invece i derivati
del petrolio la fanno da padrone. I tempi cambiano,
che ci vogliamo fare.
Bene, quei teli devono esser stati stesi molto tardi
la sera o molto presto la mattina, considerando che
alle 7:30 (orario della foto) erano gia' pronti per
il banchetto, e come se cio' non bastasse, sopra un
cartello indicava l'orario in cui detto banchetto
avrebbe preso vita. L'orario piu' gettonato? le
11:30!
Mi si puo' essere cosi' "fissati" con un picnic sotto
un ciliegio fiorito (che non fa frutti, ne' profuma),
per andare a prendere il posto?
Mi sono sentita rincuorata quando la mia amica
tedesca mi ha detto che neppure nella civile Germania
quei teli avrebbero resistito, e che altri desiderosi
di picnic, li avrebbero rimossi, senza batter ciglio,
gettandoli pure via.
Ed invece qua, e' la norma, magari tendendo pure un
nastro fra albero ed albero cosi' da recintare la
zona prescelta. (non sto scherzando!)
Comuque nonostante la "prenotazione anticipata",
questi signori si sono ritrovati circondati da coloro
i quali non si erano scelti preventivamente
l'appezzamento di "terra" ed a fine giornata, anche a
condividere lo stesso pezzo di plastica: le lattine
di birra vuote avevano fatto il loro
effetto!
Vacanze e .... pattume
Allora, non ho deciso di andare in vacanza a Napoli,
anche se il titolo del post potrebbe darlo ad
intendere. Voglio invece raccontarvi della mia scorsa
settimana, durante la quale i bimbi erano tutti in
"pausa primaverile" e la mattina invece di essere di
turno in cambusa, ero di turno all'immondizia. Che
volete farci? io non sono nata con la camicia.
La spazzatura differenziata viene raccolta in
specifici giorni della settimana, per cui se si perde
l'occasione di lasciare -per esempio- i cartoni fuori
dalla porta di casa al giovedi' mattina entro le
7:40, siamo costretti a tenerli in casa con noi fino
al giovedi della settimana seguente. Ed e' una cosa
che ooooooooooooodio, non sopporto vedere cose per la
casa che non dovrebbero esserci, mi da' sui
nervettini!!!
E' quindi di vitale importanza (per me, Marco si gira
nel letto e continua a russare) essere precisi e
puntuali altrimenti la casa diventa una discarica.
La scorsa settimana quindi ho dovuto mettere la
sveglia per gestire l'immondizia provocata dalla mia
famiglia e da un party con americani ed irlandesi! In
un mondo perfetto, avrei potuto lasciarla fuori dalla
sera prima, ma fra corvi, gatti, pioggia e vento, il
buon cittadino giapponese (e quindi IO) se ne deve
prendere cura poco prima del prelievo.
Per cui appena la sveglia ha suonato, ancora con la
bocca impastata dalla notte, capelli aggrovigliati,
occhi cisposi e pigiama mi sono ritrovata a sistemare
il "rusco" come dicono a Bologna, e nei vari giorni
della settimana ho dovuto: smontare i cartoni e
legarli insieme, togliere le etichette dalle
bottiglie di plastica e schiacciarle, schiacciare
anche le lattine, tagliare i cartoni del latte,
mettere le bottiglie di vetro separatamente ed uscire
sotto una pioggia battente a sistemarli nel luogo di
raccolta, saltellando con i ciabattoni Birkenstock di
Marco come Silvestro quando sta per prendere Titti.
Cosa non si fa per rispettare le regole, anche con la
consapevolezza che poi le regole non vengono
rispettate .... ma cosi' e' il cittadino giapponese,
quello che c'e' da fare si fa...anche nella settimana
di vacanza!
Ecologia
Nel paese del protocollo
di Kyoto uno si aspetterebbe un'attenzione per
l'ambiente estremamente mirata, ed invece si scopre,
ahime', che anche qui poco viene fatto.
A cominciare dal traffico.
Oltre ad essere pazzesco, e gestito senza criterio
(in citta' entrano camion, betoniere, convogli
militari di tutte le misure e pesi), la montagna di
semafori dislocati a distanza millimetrica l'uno
dall'altro, fa si che la concentrazione di gas di
scarico sia sempre piu' elevata, 24 ore al giorno per
tutti i giorni dell'anno, rispetto alla norma.
La raccolta differenziata e' forzatamente
differenziata nelle singole case e nell'effettivo
servizio di ritiro nei giorni prestabiliti, ma, una
volta arrivata all'inceneritore, brucia assieme a
tutto il resto, indifferentemente in un unico
buglione.
Solo le bottiglie dal vetro chiaro o ambrato ed i
quotidiani vengono "realmente" riciclati. Il resto e'
diossina allo stato puro. E contando i 23
inceneritori in citta', l'aria di Tokyo non e' certo
aria di montagna!
Nonostante gli sforzi di Koizumi, i business men non
hanno rinunciato -in estate- al loro status symbol:
la cravatta e l'abuso di aria condizionata che viene
fatto e' sconcertante. Lo stesso vale per l'inverno,
la maggioranza delle case ha una tenuta termica pari
allo zero assoluto, non esistono doppi vetri, e gli
infissi sono una mera illusione, lasciando spazio
cosi' a "spifferi" impietosi che costringono la
maggioranza dei giapponesi all'utilizzo di stufe a
gas per riscaldare gli ambienti.
Come se tutto cio' non bastasse, comprare prodotti
ecologici per le pulizie domestiche e' proibitivo.
Mediamente costano dalle 3 alle 4 volte in piu' di un
prodotto ad alto impatto ambientale, inducendo il
consumatore all'inquinamento "pseudo-consapevole" per
non incidere sulle finanze, gia' messe a dura prova
negli ultimi anni di crisi.
Rei Kawakubo
Rei Kawakubo e'
sicuramente piu' conosciuta per il brand che
rappresenta, Comme des Garcons, che per il suo nome e
cognome. Questa signora di 67 anni, alta (o bassa
come preferiva dire un mio ex-collega) si e no 1,40
m, e' una delle pochissime signore giapponesi che
hanno fatto storia, rendendo Comme des Garcons un
brand riconoscibile in tutto il mondo.
Pare che dal suo inconfondibile stile, si siano
ispirati anche Martin Margiela, Ann Demeulemeester e
Helmut Lang.
La prima boutique Comme des Garcons fu aperta a Tokyo
nel 1975 con solo la linea femminile, per aggiungere
quella maschile 3 anni dopo. Indubbiamente ancora
oggi la signora Kawakubo ha un "piglio" decisamente
ferreo e quando la si incontra per le scale
nell'edificio in Kotto Dori -dove ha il suo show-room
(e dove per altro lavora Marco)-, oltre a non
abbozzare mai un sorriso nemmeno per sbaglio ed avere
sempre un atteggiamento di sufficienza, riesce
"stranamente" a guardare tutti dal basso verso
l'alto, come se il mondo, al suo cospetto, si
ribaltasse!
Il suo negozio ad Aoyama, poco distante dal suo
ufficio, realizzato in collaborazione con il designer
Takao Kawasaki, ha una gigantesca vetrina ricoperta
da pallini blu, rendendolo, insieme a quello di
Prada, uno dei negozi, almeno esternamente, piu'
trendy della capitale.
Tutte le collezioni vengono disegnate ed elaborate a
Tokyo, ma realizzate fra la Francia e la Turchia.
Ah dimenticavo, per darvi un'idea della signora, se
per caso avete visto Gli Incredibili, Edna Mode e' la
sua esatta copia!
Testa di ... squalo!
No, non e' Carnevale.
Peccato per lui perche' avrebbe vinto un qualsiasi
concorso, come maschera originale. No, non e' un
simpaticone appena uscita da Disneyland, e' "solo" un
commesso in un negozio di elettrodomestici.
Per promuovere le vendite, ed attirare persone nel
negozio, da Kojima oggi hanno suggerito a 3 commessi
di calarsi nella parte dello squalo, del coniglio e
del fachiro.
Il fachiro ed il coniglio erano proprio all'esterno
dell'edificio, al freddo ed alla pioggia, dove il
primo si e' cimentato in vari numeri "da paura",
mentre il secondo con una gigantesca cuffia rosa
legata sotto il collo con un improbabile fiocco
uso-uovo-di-Pasqua e due orecchie lunghe e dritte
zampettava qua e la' fra le pozzanghere imbrattandosi
tutti i pantaloni. Chissa' da quanto sognava di poter
tornare a casa sudicio come un baston da pollaio e
mezzo di pioggia!
Lo squalo se ne stava, invece, subito dopo
l'ingresso, ad una temperatura piu' decente, e per le
mani aveva due grossi tubi galleggianti da piscina,
blu come il suo copricapo, non fosse mai che avesse
intenzione di tuffarsi nella pozzanghera del coniglio
e rischiasse di affogare ... Gli squali di Kojima non
affogano MAI, avrebbe potuto essere lo slogan!!!!
Ma vi lascereste conciare cosi' per amore
dell'azienda e senza neppure un extra ?
Mickey Mouse & Dintorni

Forse la Walt Disney, quando ha inaugurato Disneyland
a Tokyo (ops, vicino a Tokyo anche se non si nota la
differenza perche' non c'e' soluzione di
continuita'), non aveva pensato che la stragrande
maggioranza della clientela sarebbe stata "donna".
Donne fra i 20 e gli 80 anni di eta', aggregate a
gruppi di altre donne o accompagnate da fidanzati e
mariti a festeggiare anniversari o compleanni. Un
business micidiale. Anche i gadgets sono ad
appannaggio delle donne, che non si peritano ad
indossare magliette con Bambi o Winnie The Pooh anche
a passeggio per Ginza, che non si vergognano di
mettersi orecchini a forma di Mickey Mouse o d'avere
portafogli tappezzati con l'effige della Sirenetta.
Cosi' la Walt Disney Japan ha deciso di cavalcare
l'onda di popolarita' fra le donne, ed ha pensato ad
un cellulare, prodotto con la Softbank Mobile, con
l'inconfondibile testa di "Topolino" a far da
corollario.
Il modello DM005SH della Sharp con 8 milioni di
pixels, oltre a funzionare come telefono-ovviamente-
ha una "macchina fotografica" che sistema -in
automatico- la risoluzione di volti, occhi, ed anche
d'illuminazione.
Lo schermo puo' essere usato anche come specchietto,
pensato proprio per una clientela femminile e
civettuola, con il trucco sempre in ordine.
La macchina fotografica e' dotata inoltre di un
sistema FSE, che permette di riscontrare, nei
caratteri somatici del "fotografato", sembianze "Walt
Disney". Come se questo non bastasse, il telefono
prevede una funzione che cambia il testo messaggi in
varie decorazioni Disney cosi come in vari fonts
Disney.
Se mai riceveste l'impronta di Topolino come firma ad
uno degli SMS che ricevete, non pensate ad un
messaggio promozionale di un qualsiasi Disney Resort
sparso per il mondo, e' piu' probabile che una
signora giapponese cerchi di mettersi in contatto con
voi!
Primavera
E con oggi ecco che
arriva la primavera. L'aria si fa piu' mite, le
giornate si sono allungate e gli uccellini
cinguettano qua e la' sui rami degli alberi pieni di
gemme pronte ad esplodere. E tutti i giapponesi gia'
fremono per il mankai, i 3 giorni di fioritura
completa. Sono tutti pronti con i loro cestini da
picnic a sedersi sotto gli alberi e gustare appieno
questo spettacolo della natura. Il breve tempo della
fioritura dice rappresenti la caducita' della vita,
forse e' vero. Forse e' vero che i giapponesi, mentre
ammirano prolungatamente i sakura, in fiore pensino
che la loro vita sia cosi': bellissima, ma breve. E
quando finisce, viene spazzata via dal vento, e
girando su se stessa in perfette spirali.
Forse. O forse, adorano solo uscire dopo il "letargo"
autunnale, e respirare quest'aria nuova, prima che il
caldo umido dell'estate gli riporti tutti in ambienti
climatizzati!
I ciliegi fioriscono ogni dove, cosi' come i peschi,
gli albicocchi, i susini e i loro fiori sono
bellissimi ovunque nel mondo, non e' che in Giappone
siano piu' belli, e' solo l'atteggiamento
reverenziale dei giapponesi nei confronti della
fioritura che rende un evento naturale, un evento
straordinario.
Avvertenze per i signori fumatori (e non)

Credo che il Giappone sia rimasto l'unico paese del
mondo industrializzato a non aver demonizzato il
fumo.
Le sigarette vengono vendute, come le bibite, lungo
la strada dalle macchine distributrici, e la gente e'
libera di fumare -pur rispettando certe regole- senza
essere additata.
Premetto io sono una non fumatrice, e cio' che sto
per dire potra' essere usato contro di me da mio
marito, che invece e' un'incallito fumatore!
In Giappone si puo' fumare per la strada, se il
mozzicone non viene gettato per terra. Piccoli
portaceneri portatili sono in vendita ovunque, sono
anche colorati per cui potrete fare anche la vostra
bella figura al momento dell'utilizzo, magari
scegliendo dei colori di tendenza!
Ci sono poi zone specifiche della citta' dove non si
puo' fumare (Shibuya, per esempio), se non fermi
nelle apposite zone "fumo" dove altri accaniti
fumatori che aspirano il fumo a pieni polmoni, fanno
da cornice.
Nei ristoranti la divisione e' minima e ridicola: i
tavoli a destra sono fumatori e quelli a sinistra non
fumatori, ma condividono la stessa stanza e sono
posizionati a pochi centimetri di distanza gli uni
dagli altri, per cui l'aria viziata dal fumo e'
equamente condivisa da entrambe le categorie. Ma
nessun giapponese si lamenta. Buffo, no?
Marco, invece qualche tempo fa, e' stato costretto da
una signora inglese incinta a lasciare il locale,
anche se nel locale il fumo era consentito. But the
Brits are the worst...dice sempre un nostro amico
americano. Beh, anche loro non scherzano sul bando al
fumo. Si alterano meno se chiedi loro dove comprare
della cocaina, che un pacchetto di sigarette!!!
Comunque, in queste non-lotta-al-fumo i giapponesi
hanno dotato gli aeroporti di gabbiottini a vetri,
che ormai stanno in piedi da soli grazie al fumo. Gli
aspiratori non ce la fanno neppure a risucchiare il
puzzo della prima sigaretta della giornata: per
entrare c'e' bisogno del machete e per uscire del
GPS.
Trovo assolutamente ingiusto che i fumatori nel resto
degli aeroporti del mondo civilizzato debbano uscire
fuori dall'edificio per gustarsi una "paglia". E' un
vizio e non un bisogno, verissimo, ma allora perche'
non vietare a chi beve alcolici di bere prima
dell'imbarco? L'alcool non e' propriamente la cosa
piu' sana sulla faccia della terra, anche se toglie
la paura di volare a molti. Va bene, va bene, capisco
tutto: lotta al cancro, al puzzo, a quel che volete,
ma fra polveri sottili, inceneritori in citta' (a
Tokyo ce ne sono 23, uno per ogni ku!) ed energie
nucleari, mi devo proprio attaccare al minore dei
mali?
Insomma, mio marito fuma ed io fumo passivamente il
suo fumo, sara' quello che mi ammazzera' o la
diossina sprigionata nell'aria dagli inceneritori,
che non dividono piu' nemmeno la plastica dalla
carta?
Io non sopporto il puzzo del fumo, quello che rimane
addosso come se avessi trascorso una serata a giocare
a briscola in un circolo ARCI negli anni '70. Odio
sentirmi puzzare i capelli, gli abiti .... (ma odio
anche il puzzo di fritto, se e' per quello, quando si
appiccica addosso e pare d'essere stati dentro una
padella con 7000 tonkatsu!), ma non per quello penso
che quel fumo mi uccidera' ... perche' se cosi'
fosse, non dovrei piu' respirare nessuno tipo di
aria, non uscire di casa, non mangiare nulla, non
bere nulla. Ed e' per questo che mi piacciono i
giapponesi, perche' hanno capito che e' una battaglia
inutile quella contro il fumo, se non si combattono
prima tutti gli altri fronti!
For Your Entertainment
In Giappone la
prostituzione e' perseguibile per legge. Non si
trovano quartieri "rossi" all'olandese o lucciole per
la strada all'italiana, ma si trovano locali sparsi
un po' ovunque nei quartieri, dove un menu di ragazze
attende la potenziale clientela gia' sulla porta
d'ingresso. In questi milioni di locali, signori piu'
o meno sposati intrattengono ragazze piu' o meno
giovani in conversazioni di vario genere offrendo
loro champagne e venendo ricambiati con moine ed
attenzioni, alle quali -pare- non siano abituati a
casa.
Una volta stabilita una minima conoscenza, qualsiasi
rapporto sessuale ne scaturisca non puo' essere
chiamato prostituzione: entrambi i soggetti si sono
accoppiati in piena liberta', consenzienti e senza
compenso economico alcuno (almeno apparente). Viene
cosi' elusa amabilmente la legge, con buona pace del
proprietario del locale, che non sara' "disturbato"
dalla polizia.
Presso l'ufficio immigrazione c'e' uno sportello
adibito alle "intrattenitrici", cioe' coloro le quali
lavoreranno in quesi locali: nell'industria dello
spettacolo!
Il Giappone ha un triste primato, e' il primo paese
al mondo per il mercato del sesso, qua viene
"importato" il numero piu' alto di donne bianche
(principalmente dell'Europa dell'Est), spesso rapite
ai loro affetti piu' cari e rivendute alla malavita
locale a prezzi astronomici, per essere poi impiegate
nei locali per un pubblico adulto.
L'industria del sesso in Giappone ha un mercato
stimato in 80 miliardi di dollari all'anno,
gioco-forza che la domanda di ragazze nuove e sempre
piu' giovani sia altissima. Spesso i gestori di
questi locali rimandano a casa le "vecchie" signore,
piene di accessori costosissimi, imponendo loro di
aprire delle agenzie di reclutamento ragazze che poi
saranno dirottate nei locali sparsi per il paese,
dove inizieranno la loro carriera come cameriera. In
un secondo momento le ragazze saranno letteralmente
ricoperte di regali: abiti costosi, gioielli,
accessori di lusso ed inserite in uno stile di vita
da magnate, per poi vedersi presentare il conto, un
conto salatissimo. Il debito che inconsapevolmente
hanno contratto con il loro datore di lavoro,
accettando tutti i regali e gli agi possibili ed
inimmaginabili le induce cosi' alla "prostituzione":
un "modo come un altro" per ripagare i loro
debiti.
Anko

Subito dopo il natto, un
altro piatto tipico che non riesco proprio a farmi
piacere e' l'anko.
L'anko e' una "poltiglia" ricavata da fagioli rossi
dolci, importata - nella notte dei tempi- dalla Cina,
e' usatissima nella pasticceria giapponese.
I fagioli vengono prima bolliti e spiaccicati poi
addolciti con zucchero o miele e vengono utilizzati
come ripieno di bomboloni, dolci di riso o di pan di
spagna.
La lista dei dolci a base di fagioli rossi e' lunga (
dagli anmitsu agli anpan dai dango ai taiyaki dai
daifuku ai manju), ma io trovo che tutti abbiano
assolutamente lo stesso sapore.
Se state per comprare un dolce e siete indecisi sul
ripieno, sappiate che nei 7/8 dei casi non c'e' ne'
cioccolata, ne' crema, ne' panna, ma anko allo stato
puro.
Uomo avvisato .. mezzo salvato!
Dieta
Uno de primi libri che ho
letto appena arrivata a Tokyo e' stato: "le donne
giapponesi non invecchiano ne' ingrassano". Un libro
che gia' dal titolo avrei voluto bruciare. Insomma si
regala un libro cosi' ad una che e' appena arrivata e
sta scivolando verso i 40? Ma, passata la "stizza"
iniziale, "Le donne giapponesi non invecchiano ne'
ingrassano" e' stata una lettura curiosa ed al
contempo interessante, che dava proprio l'idea di
quello che era la donna, quando sono arrivata in
Giappone.
La mattina prima di uscire, appena fatta la doccia,
guardandomi allo specchio, pensavo di non essere poi
cosi' da buttare, considerate anche le tre
gravidanze, cosi' mi vestivo e mi preparavo ad
affrontare la giornata con i migliori dei propositi,
ma una volta uscita e confrontata con fianchi e tette
nipponiche mi sentivo -senza alcun dubbio- giunonica.
Come se non fosse bastato il confronto quotidiano, la
cattiveria piu' cattiveria, distillata con profonda
malignita', si personificava nell'inutilita' dello
shopping. Inutile era ed e' infatti entrare nei
negozi, dove le taglie non superano la 40! Cosi' per
non sentirmi un pachiderma, ho deciso che il
guardaroba lo "aggiorno" in Italia.
Siccome sono un'acuta osservatrice (me lo dico da
sola, cosi' per innata immodestia!), ed adoro vedere
come la societa' si evolve nei comportamenti e nelle
abitudini, mi sono resa conto che a questo libro
bisogna dare un seguito ... come al Diario di Bridget
Jones.
Oggi, con immensa (occidentale) gioia posso dire che
le donne giapponesi ingrassano, eccome.
Vero e' che, una volta quando la loro alimentazione
era limitata a riso e pesce crudo e pranzavano con un
onigiri e cenavano con una zuppa di miso, fosse
pressoche' improbabile che aumentassero di peso. Ma,
se una volta mangiare a ristorante con le amiche era
qualcosa del tutto eccezionale, adesso e' proprio
diventata una moda a cui nessuna donna giapponese si
sottrae. Ristoranti indiani, italiani o francesi
vengono presi d'assalto sull'ora di pranzo da
gruppetti di "femmine" le cui misure canoniche sono
drasticamente cambiate. Non sono da meno le ragazze
che sfoggiano minigonne vertiginose, anche quando
vanno a scuola, e mettono in bella mostra delle cosce
tornite e spesso anche cellulitiche, mentre addentano
un hot dog al stand vicino ad una qualsiasi stazione!
Indubbia la colpa dei fast food che imperano nella
capitale e che offrono pranzi appetibili anche dal
punto di vista economico, ma altrettanto vero e' che
la nuova generazione di donne giapponesi guarda al
pranzo in casa come qualcosa da cui rifuggire: 8
donne su 10 pranzano fuori con le amiche 7 giorni su
7!
Ed e' cosi che anche loro -con una dieta
completamente diversa da quella della pura
sopravvivenza- mettono su chili nei punti sbagliati
come noi donne occidentali e come noi donne
occidentali si lamentano dei loro fisici.
Sono passati 5 anni da quando sono arrivata e mi sono
sentita troppo alta, troppo grassa e troppo vecchia,
ma oggi con estrema enfasi posso dire che le donne
giapponesi invecchiano ed ingrassano.
Ma volete mettere? Una bella rivincita!
Gogna e media
E' proprio vero a volte la gogna mediatica e' peggio
di un cappio al collo.
La notizia ha fatto il giro del mondo in pochissime
ore, partendo da Tokyo dove tutto questo ha avuto
inizio.
Davide Sesia a Tokyo e' sinonimo di Prada e Prada in
Giappone e' sinonimo di moda italiana, piu' di
Armani, di Fendi o Gucci.
Se avete la pazienza di "googlare" il suo nome, si
materializzeranno sotto i vostri occhi i centinaia di
articoli che- prendendo spunto dal Japan Times-
raccontano la vicenda di Mr. Sesia e della Signora
Bovrisse: la grande accusatrice.
La cronaca (secondo il Japan Times): Prada avrebbe
voluto licenziare 15 dipendenti, e dopo un giro fra i
40 negozi del brand, il signor Sesia avrebbe imposto
alla Signora Bovrisse di licenziare quelli brutti e
grassi che non avrebbero -dal punto di vista
estetico- rappresentato degnamente il marchio per cui
lavoravano. Ma il signor Sesia non si sarebbe fermato
qui, ed avrebbe suggerito anche alla Signora Bovrisse
di cambiare taglio di capelli e di mettersi a dieta.
La signora non avrebbe avuto il Prada's
physique
du role!
La questione e' finita in tribunale.
Da qui gli articoli sui giornali di tutto il mondo
che hanno descritto il signor Sesia come un lupo
cattivo che prende a morsi tutti i colleghi grassi
(del resto quelli magri, non lo avrebbero sfamato!),
gettandolo nel fango come il capo che discrimina
donne e "fisicita'". Notizia ripresa e amplificata da
Facebook, Twitter e vari blog in tutto il mondo.
Il tribunale di Tokyo presa visione dei fatti e delle
testimonianze ha scagionato appieno il signor Sesia e
ovviamente Prada, che ha poi licenziato la signora
Bovrisse per lesa immagine dell'azienda.
Nessun giornale, che si era prodigato in accuse, al
momento ha riportato la notizia, ne' ha chiesto scusa
al signor Sesia (piu' che a Prada), ne' si e'
impegnato a risarcire i danni morali che il signor
Sesia ha dovuto subire in questi giorni.
Un buon giornalista e' colui il quale riporta
fedelmente la notizia senza far trapelare la propria
idea, la propria posizione, ma nessun giornalista di
nessuna testata si e' ripromesso di rimanere fedele
ai fatti, gettando il signor Sesia in pasto ai leoni.
Scrivere e' un arte sopraffina, e' il mezzo con cui
si da' vita alle emozioni, ai pensieri, con cui si
puo' creare e distruggere, esaltare ed annientare, ed
una penna "feroce" puo' uccidere molto di piu' di una
pistola carica. I giornalisti sanno come fare presa
sui lettori, quali sono le parole chiave che fanno
propendere il pubblico per il signor Sesia piuttosto
che per la signora Bovrisse, per il giusto invece che
l'ingiusto, per il colpevole piuttosto che per
l'innocente, giocando con le parole.
Essere giornalista non e' piu' ricercare la verita'
dentro la notizia, ma e' fare della notizia un
gossip
esplosivo.
Non conosco il signor Sesia, e del marchio Prada
faccio volentieri a meno, la mia quindi non vuol
essere un'apologia, una presa di posizione
"sentimentale", la mia vuole piuttosto essere
un j'accuse
alla
categoria dei giornalisti (che peraltro include mia
sorella....) che ha perso di vista la propria
missione professionale, purtroppo, in tutto il
mondo.
Tonno
Non passa giorno che la
polemica sull'abolizione della pesca del tonno (blu
nello specifico) non abbia ampia risonanza nei
quotidiani giapponesi.
Ovviamente, visto che fra pochi giorni, 175 nazioni
si incontreranno a Doha in Qatar per votare o meno
l'abolizione della pesca del tonno in acque
mediterranee, la febbre giapponese sale.
Pare che i tonni dalla pinna blu si stiano
estinguendo, considerando che dal 1997 ad oggi il
numero di questi pesci e' diminuito del 60%. Ma ai
giapponesi non importa: non credono che i tonni siano
in pericolo e non vogliono rinunciare ad uno dei
piatti piu' prelibati della loro dieta, assurgendo
come scusante :"toglierci il tonno, sarebbe come
togliere il manzo agli americani". Ora, forse in
fatto di "assuefazione", di abitudine .... ma ancora
non mi pare che le mucche siano in pericolo di
estinzione, quindi il paragone e' poco calzante.
Anche i commercianti di Tsukiji sono sul piede di
guerra. Con ai piedi i loro tipici stivali di gomma
bianchi, non passa giorno che non si lamentino del
probabile veto che sara' imposto, e quindi della
conseguente crisi che il mercato del pesce piu'
famoso al mondo dovrebbe affrontare. Infatti tutti
sono sempre piu' convinti che non potranno fare a
meno del tonno mediterraneo. Ma come facevano prima
di avere accesso a questi tipi di pesce? Suppongo
facessero SENZA, che si arrangiassero con altri pesci
disponibili nel mare, magari nel loro mare.
Io sono una ferrea sostenitrice che tutti possano
mangiare quel che vogliono, rispetto le culture
culinarie di ogni paese, non sono una vegetariana
focata, non sono una di quelle che pensa gli animali
abbiano un'anima e per tanto non si debbano mangiare.
Penso che se siamo nati onnivori e' perche' il nostro
organismo ha bisogno di tutto, anche del tonno, a
patto pero' che la specie non si estingua. In tal
caso, i miei "amici" giapponesi si debbono
rassegnare: del resto con tutte le varieta' di pesci
esistenti, proprio sul tonno si devono incaponire? ma
un bel sashimi di alici, no?
Sky Tree

Ecco come apparira' il
nuovo skyline di Tokyo con vista su Asakusa. Una
nuova gigantesca torre metallica, che servira' da
ripetitore per il digitale terrestre e che
sostituira' la "vecchia" Tokyo Tower, e' in
costruzione a Sumida-ku nell'area di
Narihirabashi/Oshiage.
La nuova torre sara' alta 634 metri contro i 333
dell'attuale Tokyo Tower, facendola cosi' essere la
struttura metallica piu' alta del Giappone.
L'apertura dei lavori e' stata celebrata il 14 luglio
2008 e l'apertura al pubblico e' prevista per la
primavera del 2012 con un costo approssimativo di 40
miliardi di yen. Al momento attuale lo stato dei
lavori e' a circa meta' dell'opera.
La scelta del nome alquanto singolare e nuovamente in
inglese: Sky Tree e' stata fatta tramite un bando
cittadino: 6 i nomi da poter scegliere: Tokyo Edo
Tower, Tokyo Sky Tree, Mirai Tree, Yume Miyagura,
Rising East Tower, e Rising Tower.
Non ci resta quindi che aspettare il 2012 ed essere
pronti per ammirare una vista dall'alto della citta'
da un'altra angolazione!
Fazzoletti

E rieccomi.
So che qualcuno e' stato pure preoccupato per la mia
assenza prolungata! Grazie Gabriele ... anzi a tal
proposito vi invito a leggere il suo blog, di
Gabriele intendo, e' un ragazzo con un'ironia
straordinaria e vale davvero la pena "perdere" 10
minuti di tempo al giorno! Lo trovate fra i nostri
links.
Comunque, dopo influenze varie ed il computer con
problemi, sono pronta a ripartire con di tutto e di
piu' dal Giappone e spero abbiate la bonta' di
riprendere a leggermi e commentarmi.
L'influenza, che mi ha colpito ben due volte in 15
giorni, mi ha dato l'opportunita' di notare
un'abitudine giapponese che conoscevo, ma di cui non
avevo mai preso formalmente coscienza:
il-non-soffiarsi-il-naso.
In questi giorni di "spurgo", ho consumato tanti
fazzoletti di carta quanti capelli in capo, la pelle
del naso si era completamente incartapecorita ed
arrossata, ed appena sentivo un brontolio nelle
narici, usavo tutta la mia capacita' polmonare per
espellere. Rumore tanto, ma risultati ottimi.
L'argomento lo so, non e' dei migliori, ma del resto
a chi non e' capitato di essere influenzato o di
avere un forte raffreddore? Per cui, abbiate pazienza
se per oggi l'argomento non e' dei piu' aulici,
cerchero' di rimediare domani!
Cosi' durante queste mie performances evacuative mi
e'capitato di essere ovunque, ed ho visto la
comunita' giapponese alquanto contrariata, e la
contrarieta' era direttamente proporzionale
all'avanzamento dell'eta'.
In Giappone soffiarsi il naso in pubblico e'
considerato altamente maleducato, ed io non ho fatto
nulla per non essere incoronata imperatrice in questi
ultimi giorni! Questo deve aver innervosito la
popolazione, che gia' aborre avere una "normale"
imperatrice "femmina" figurarsi poi se si soffia il
naso in pubblico. Ma come osa?
I giapponesi infatti non si soffiano mai il naso, mai
una volta che glielo si senta fare, neanche per
sbaglio, per dimenticanza, per maleducazione, per
"ripulirsi" la respirazione: mai. Se lo tamponano al
massimo con quei sottilissimi fazzolettini di carta
che vendono qua, e che dopo l'utilizzo vengono
ripiegati perfettamente nella migliore tradizione
origami. In borsa (anche gli uomini le portano) non
devono di certo avere l'ammasso confuso di carta
rappallata che ho io, nella loro perfetta logica ed
organizzazione avranno un'apposita tasca interna
adibita a veli di carta usati e ripiegati!
Sono convinta, comunque, che geneticamente non siano
in grado di soffiarsi il naso, mentre -al contrario-
siano bravissimi a tirare in su, cosa che io,
personalmente non sopporto. In treno, in
metropolitana, sugli autobus, al cinema e' tutto un
rumore, ed e' talmente normale che lo fanno con una
frequenza spaventosa. Ovviamente anche in questa
specialita' ci sono dei campioni imbattibili, che si
dilettano in vere e proprie acrobazie, talvolta anche
ritmate. Il disgusto completo. Quando i treni sono
pieni (cioe' sempre), e sono circondata da
"su-tiratori" professionisti, vorrei tanto poter dar
loro un fantastico TEMPO-triplo-strato e far pulire
le loro "canne" in modo adeguato, come si fa con i
bambini, prima la narice destra e poi quella sinistra
per poi porre loro la fatidica domanda: ma non e'
forse meglio espellere il muco, che metterlo in
circolazione per la digestione?
JAL
Eccolo il nuovo Boeing
777-300 della JAL con i disegni di DORAEMON che
festeggia 30 anni quest'anno. L'aeroplano cosi'
"conciato" sara' in servizio da oggi fino alla fine
d'Aprile per collegare l'aeroporto di Haneda con
Sapporo, Nagoya ed Osaka.
Non c'e' dubbio quando si tratta di manga gli adulti
sono peggio dei bambini!!!
Per tutti coloro che non sanno chi sia DORAEMON,
anche se e' quasi impossibile crederlo, visto che e'
stato nominato ambasciatore di "anime" nel 2008, e'
un gatto azzurro, senza orecchie (sebbene il suo
udito sia perfetto) che e' stato rispedito indietro
nel tempo in modo che i propri discendenti riescano a
migliorare le loro condizioni di vita ed avere un
futuro piu' roseo. Doraemon possiede una tasca
quadrimenisionale da cui estrae ogni sorta di
attrezzature del XXII secolo che pero' lo aiutano
sempre a risolvere i problemi.
Che magari non sia anche di buon auspicio per la JAL,
visto le pessime condizioni in cui versa.
La Regina di Mele
L'attrice, cantante,
modella e fashion designer (per me ne fa troppe ...
chissa se e' brava in tutto in egual misura!!!) Aya
Ueto e' stata eletta la Regina delle Mele alla Festa
delle Mele di Aomori che si e' tenuta ieri al Tokyo
Dome City.
Non passa settimana senza che una star non venga
eletta reginetta di qualcosa, del reggiseno, dei
jeans, del te', ora delle mele: pare proprio che il
Giappone non possa fare a meno dell'incoronazione!
Comunque, le mele di Aomori sono famose per la loro
qualita' in tutto il Giappone e visti i prezzi
esorbitanti (una mela costa anche 6-7 euro), vengono
principalmente utilizzate in confezioni regalo e per
ricorrenze funebri.
Sono tre le diverse qualita' di mela che si
raccolgono nella zona di Aomori: Sekaiichi (la mela
per eccellenza), Matsu (cosi' chiamata dalla zona
dove viene prodotta) e Fuji (come il monte). La
signorina, Regina delle Mele, ha dichiarato di essere
una super-mangiatrice di mele Fuji, per mantenersi in
forma e suppongo che con il cachet che ha ricevuto se
le possa permettere !
Lady Oscar
Le "signore" della mia
eta' sicuramente si ricorderanno di Lady Oscar, la
ragazza cresciuta come fosse un ragazzo, per poter
succedere al padre alla guida delle Guardie Reali
nella Francia di Luigi XVI. Quante di noi, in fondo,
si sono riconosciute nella bella ragazza impavida con
la spada tratta?
Lady Oscar, il cui titolo originale giapponese era
Berusaiyu no Bara (ベルサイユのばら)
cioe' La rosa di Versailles, fu creato agli inizi
degli anni 70' da Riyoko Ikeda, che affascinata dalla
figura di Maria Antonietta, volle creare un manga a
sfondo storico.
Il manga fu pubblicato per la prima volta nel 1972 in
82 episodi. Il successo fu cosi' travolgente che
tutta la serie di Lady Oscar fu poi raccolta in 9
volumi di circa 200 pagine ciascuno. Il pubblico
maschile e femminile impazziva per le vicende di
questa giovane donna educata ad essere un uomo,
sprezzante dei costumi femminili dell'epoca e devota
alla sua Regina. Cosi' quando agli inizi degli anni
80 la televisione giapponese decise di rendere viva
la storia di Lady Oscar, a questo progetto lavorarono
tutti i piu' grandi nomi del mondo delle anime, per
rendere quello che era stato un vero e proprio "caso
letterario" anche un successo del piccolo schermo.
Ma, cio' nonostante, in Giappone la serie televisiva
non ebbe mai il successo sperato, mentre fu l'Italia
il paese al mondo con il piu' alto numero di
telespettatori.
Briciole
Il mondo sta cambiando,
il Giappone sta cambiando, e decisamente non in
meglio.
Quando ero piu' giovane, mooooooooooooolto piu'
giovane, sentivo i miei nonni parlare della loro
generazione che aveva vissuto entrambe le Grandi
Guerre e aveva davvero conosciuto fame e paura. Ma,
quando parlavano di giochi, di risate, di
divertimento quello era un sentimento puro che
sgorgava dal loro cuore. I loro occhi erano pieni di
gioia, di felicita', i loro ricordi erano vivissimi e
contagiosi, ed un senso dello loro felicita' si
perdeva nuovamente nell'aria.
Il mondo da allora e' cambiato. E' giusto. C'e' la
tecnologia, ci sono gli aeroplani che ci portano ogni
dove, che dovrebbero aiutarci a vedere la realta' da
piu' angolazioni, ed invece di evolverci, ci stiamo
involvendo. Che strano mistero.
Quando si parla di Giappone, tutti pensano sempre
all'assoluta mancanza di delinquenza, al mondo
perfetto senza graffiti sui muri, senza pattume per
la strada, senza violenza domestica. Forse questo era
il Giappone di qualche anno fa, di qualche decennio
fa....come era il resto del mondo....adesso anche qua
le cose stanno cambiando e non in meglio. Le cose si
stanno involvendo.
Non passa giorno che sul giornale non si legga di
omicidi, di violenze domestiche, di abusi sessuali su
donne e su bambini, senza contare l'alto tasso di
suicidi che continua ad affliggere questo paese.
I professori delle Universita' giapponesi si
lamentano della qualita' della preparazione degli
iscritti alle varie facolta', anche a quelle piu'
prestigiose delle capitale, quelle che solitamente
danno accesso ai posti di lavoro piu' ambiti e meglio
remunerati. La conoscenza dei kanji e' scesa al 35%,
cio' vuol dire che la maggior parte della nuova
generazione a malapena riuscira' a leggere un
quotidiano e sara' incapace di scrivere. 1 giapponese
su 6 legge un libro all'anno, mentre 3 su 4 leggono
solo manga nel corso di tutta la loro vita.
Anche gli anziani non se la passano meglio. Spesso
figli si prendono cura dei loro solo per poter
usufruire dei loro soldi, visto la situazione
finanziaria degli ultimi anni. Ma, se da un lato
potrebbe sembrare un atto d'unione familiare,
dall'altro i numeri delle violenze sugli anziani
fanno rabbrividire.
Su 22.000 famiglie che si prendono cura di un
genitore, 15.000 sono i casi di abuso segnalati. E
per abuso s'intendono non solo percosse, ma
denutrizione, scarsa igiene e scarsa assistenza
medica. Spesso le famiglie non sanno neppure di che
malattia l'anziano sia affetto. E' notizia di oggi,
il caso di una signora di 80 anni affetta da demenza,
che veniva nutrita dal figlio di 50 con hot dog e
succo d'arancia prima che i sevizi sociali non
fossero allertati da una vicina di casa.
Il figlio non aveva mai sentito parlare di demenza
senile! Eppure sembriamo tutti cosi' informati,
grazie alla TV, alle dispense mediche, ad Internet!
Il numero delle case di riposo e' altissimo, almeno a
Tokyo, e tutte sono servite in modo impeccabile, ma
se una famiglia conta sui soldi del padre in pensione
per la quotidiana sopravvivenza, il gioco e'
presto-fatto. Il posto per un futon buttato in un
angolo della casa, anche di soli 35 metri quadri, si
trova sempre.
Subito dopo la guerra, c'era da ricostruire qui come
in Italia. Con l'aiuto degli americani, e con la
forza di volonta'-qui come in Italia- tutti si sono
dati un gran daffare, chi ha avuto la possibilita' ha
studiato, ha creato, ha trovato una propria strada,
chi non ha studiato ha messo a disposizione della
collettivita' una gran voglia di fare e di sicuro la
speranza di non rivivere i dolori della guerra, e di
non farli vivere ai propri figli.
Cosi' il mondo negli ultimi 60 anni ha subito un
balzo in avanti sbalorditivo, come mai nella storia
dell'umanita', macinando tempo, soldi ed individui.
Ed e' con quest




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