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Bastoncini

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Dopo un mese esatto rieccomi qui pronta a ripartire con storie e curiosita' su questo paese.
Una divagazione permettetemela.
Ho imparato da poco che esistono 7 continenti. Io avevo sempre saputo fossero 5. Ma a quanto pare all'America del Nord di fare continente con quella del Sud proprio non andava, per cui si sono divise. In piu' c'e' l'Antartide che e' considerato continente. Perche' l'Artide, no? Se si considera continente quel pezzo di terra emersa che dovrebbe "tenere" insieme tante cose diverse: pluralità di climi, di ecosistemi, di popoli, di culture, e l' Antartide rientra in questa casistica, allora anche l'Artide dovrebbe starci dentro bello comodo. Ed ancora. Per me i continenti dovrebbero essere 8. L'ottavo continente il Giappone. Quest'arcipelago - lontano da Dio e dagli uomini- sperso nel Pacifico, che conta tutti i climi, e parecchi ecosistemi e non c'azzecca per nulla con il resto dell'Asia, dovrebbe fare continente a parte. E sono convinta che se indicessero un referendum, i giapponesi voterebbero tutti SI. Quanto piace a loro stare per conto loro, non ce n'e' al mondo! Il Giappone e' proprio un paese diverso e nella sua diversita' spicca anche come alquanto bizzarro. Il Perozzi avrebbe detto: Cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione! Ecco qui non c'e' nulla di tutto cio': non sono dei grandi inventori o degli innovatori, pero' quello che trovano fatto, lo migliorano. O cercano.
Ora tutti avete usato, o almeno visto nella vostra vita i COTTON FIOCS.... che gli inglesi chiamano cotton buds ....quei simpatici bastoncini bianchi o rosa o celesti alle cui estremita' sono applicati dei minuscoli batuffoli di cotone che servono alla pulizia delle orecchie.
C'e' niente di piu' schifoso di un bastoncino sporco di cerume? si sono domandati gli studiosi giapponesi di bastoncini? e la risposta all'unisono e' stata : NOOOOOOOOOOO!
Del resto nel paese dove sul water-closet c'e' un tasto per far finta che sgorghi l'acqua per coprire il rumore della pipi', il bastoncino e' davvero una barzelletta.
E quindi dopo studi e ricerche, ricerche e studi ecco che sul mercato giapponese e' apparso il bastoncino per le orecchie NERO!!!
Basta con quei colori candidi, quasi da corsia di una maternita', bastoncino e cotone nero, per ovviare al disgusto di osservare il proprio cerume!!!

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Parcheggi

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Parcheggiare a Tokyo e' un disastro. Non che la citta' non ne offra, anzi, si trovano ovunque ma sono estremamente esosi. La soluzione e' il treno o spesso la bicicletta anche se questa non puo' essere parcheggiata ovunque.
Volete fermarvi in quella libreria per cercare un regalo per la vostra amica? Beh, non lasciate la bici cosi' davanti al negozio, anche se perfettamente allineata contro il muro, potete incorrere in multa o nel peggiore dei casi nel sequestro.
Esistono quindi parcheggi per biciclette, a pagamento (c'e' qualcosa a Tokyo che non sia a pagamento? ), che sono piu' che altro degli ammassi informi dove parcheggiare o riprendere la propria bicicletta e' un'impressa titanica. Niente e' infatti piu' difficile che districarsi dalle biciclette vicine, evitando accuratamente l'effetto domino.
Per mantenerle ben compatte c'e' persino un signore addetto, che le costringe l'una contro l'altra quasi a fonderle.

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Nissan

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Hidashi Kadota ingegnere capo della Nissan Motor mostra come ricaricare la macchina LEAF durante la presentazione ufficiale nel quartier generale della Nissan a Yokohama. La LEAF (foglia) questo il nome commerciale in Giappone rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia delle autovetture: perche' ad emissione zero. La macchina piu' ecologica al mondo costera' circa 35.000 Euro anche se con i sussidi governativi il prezzo effettiva sul mercato sara' di circa 28.000 Euro.

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Sposa

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Per gli sposi i giorni precedenti il matrimonio, si sa', sono sempre frenetici, ma il giorno del SI a parte l'emozione e' anche il giorno in cui ci si rilassa e si gode appieno degli sforzi fatti. Almeno in Italia... ops in Europa, perche' anche svedesi, tedeschi e inglesi fanno tutti una gran baldoria, tutti a modo proprio, secondo le tradizioni, ma principalmente dipendentemente dalla personalita' sia degli sposi che degli invitati.
Il Giappone e' il paese dove gli sposi, ma piu' specificatamente le spose, non si godono nulla della festa. Sono talmente impegnate a cambiarsi d'abito che non sono mai ne' con gli ospiti, ne' con il marito ..... se non per il taglio della torta e il momento del taiko (il tamburo giapponese). Quando la sposa e' parca si cambia due volte: kimono e abito bianco all'occidentale. Acconciatura e trucco vengono cambiati di conseguenza. Quando la sposa fa la "sborona" si cambia ben 4 volte: kimono bianco (shiromaku), kimono rosso e nero (uchikake), abito bianco (sempre all'occidentale.... spesso anche con il velo) ed infine abito da sera! Ovviamente e' assistita costantemente da una signora in kimono che la sorregge in ogni suo passo, la segue come un'ombra... ed anche in quei pochi minuti che la sposa si siede a tavola la fedele ancella le sta a fianco, in piedi, pero'.
E' quindi un continuo andirivieni, come ad una sfilata di moda, - mentre gli ospiti mangiano tranquillamente - senza che la sposa metta in bocca un singolo boccone, senza che la sposa si goda il momento che ha preparato con tanta pazienza e che ha sognato da quando andava all'asilo.

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Esercizi

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A volte pare letteratura, a volte leggenda metropolitana, a volte solo pura realta'.
Lo spirito di squadra che contraddistingue i giapponesi e' un'arma a doppio taglio: vincente se tutti devono remare nella stessa direzione e assolutamente disfattista quando da quella direzione bisogna uscirne con un guizzo d'ingegno. Lo spirito di gruppo per questo paese vale come la bandiera, come l'imperatore, come il Fuji, lo spirito di gruppo in questo paese non si discute, ma anzi si fortifica.
Vicino a casa nostra c'e' un ingrosso di bibite ed acqua minerale. Aprono intorno alle 8:00, ma fino alle 9:00 nessuno e' al "posto" di lavoro. Dalle 8:00 alle 9:00 infatti i dipendenti si dedicano allo spirito di gruppo con esercizi fisici ed inno aziendale. I dipendenti infatti si dispongono in cerchio e cominciano con degli esercizi per gambe, spalle, braccia e collo, per finire cantando tutti in coro, incitandosi l'un l'altro. Alla fine della canzone il "responsabile" (suppongo) grida: UNO, DUE e TRE, tutti battono le mani per tre volte e poi senza proferir verbo si dirigono alle proprie postazioni pronti, carichi e motivati.

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DOC DOCG IGT...


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I giapponesi amano bere. Una volta forse solo il sake, ma da quando sono diventati dei bravi produttori di birra, questa e' diventata la prima bevanda alcolica in termini di consumo. Chapeau. Ciononostante amano anche il vino, bianco ma preferiscono il rosso, al nostro spumante preferiscono lo champagne, anche se non capiscono -papille gustative alla mano- il perche'. Ed anche per quanto riguarda il vino purche' sia alcolico va bene tutto. La nostra fatica dei vari DOC, DOCG, IGT, dei vitigni cresciuti sotto un certo sole, in una certa terra e' tutta vana per questo paese, che al secondo bicchiere ha gia' perso la bussola e non distingue piu' un tavernello da un brunello.
Del resto quando sugli scaffali ci sono vini cileni, australiani e californiani che per 500 Yen ci vincono sulla concorrenza, possiamo biasimarli???

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Passeggiata

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E' sempre stato - da che mondo e' mondo- che i cani vadano portati a passeggio, vadano lasciati scorrazzare liberamente, e -diciamocelo pure- per far far loro i bisogni come piu' li aggrada.
Ma pare che anche i cani si stanchino, che facciano le bizze al momento di uscire di casa, che abbiano la sindrome da passeggio e che non amino stare a scorrazzare, a fiutare altri cani ed ad intrufolarsi fra altra gente. Insomma pare che i cani non vogliano piu' fare i cani.
Cosi' vengono portati in giro comodamente, o nel cestino della bici o in appositi passeggini per non farli affaticare. Ergo: non esistono piu' i cani di una volta che dormivano fuori all'addiaccio, che facevano la guardia a dispetto della loro taglia e che vagavano raminghi fino alla sera quando tornavano a cuccia per il loro pasto quotidiano.
Che mondo e' mai questo?

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Sushi Rolls

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Ieri la mamma di un'amica ci ha insegnato fare i sushi rolls. Ancora devo capire perche' si chiamino cosi', perche' a me parevano dei giganteschi onigiri da affettare, come il salame, ma lasciamo perdere il capitolo parole e traduzioni, che sono sempre un labirinto!
Ci sono volute quasi 4 ore, per distendere del riso bianco (cotto ovviamente), il gohan per i piu' familiari alla cultura culinaria giapponese, sul nori (l'alga) ed arrotolarlo assieme con fogli di uova, verdure, ginger e uova di salmone. Totale sushi rolls fatti da ogni studente: 8!!!
4 ore per 8 bocconi! Poi uno si domanda perche' i giapponesi mangino poco (a casa). Se per sopravvivere con 100 grami di riso a pasto, a testa, uno deve stare ad arrotolare per 4 ore, ingredienti crudi (a parte il riso che viene cotto nella risiera) per servire un piatto freddo, tanto vale non mangiare!!!!!
Ma a parte le battute, noi ci siamo divertite da matte e devo dire con una punta d'orgoglio, a detta della nostra sensei, che manualita' italiana batte manualita' giapponese per 5 a 0!

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Miracolo

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Com'era il titolo del film? Miracolo sulla 34ma strada ? Ecco per aggiustarlo a Tokyo, potremmo chiamarlo "Miracolo sulla 246". Il signore, una decisa taglia forte, ha acquistato il suo scooter 50cc, il cui nome e' tutto un programma: DIO.
Quindi, nella speranza che Dio gli faccia un miracolo, il signore se ne va per la citta' tranquillo e beato confidando nel suo "Dio"!

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Consiglio

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Un consiglio che ci fu dato al nostro arrivo in Giappone, al momento di scegliere la casa, fu: lontana da costruzioni.
Ora trovare una casa intorno alla quale non costruiscono e' difficile come trovare un ago in un pagliaio.
Abitiamo in questa via, lunga si e no 100 metri, da piu' di 3 anni e hanno gia' costruito per ben 3 volte, con annessa chiusura al traffico.
Operai tutti bardati come dovessero costruire i grattacielo piu' alto del mondo, a guardia dei due accessi alla strada, con i quali tutte le volte c'e' da raccomandarsi (a volte da arrabbiarsi) per poter arrivare a casa propria 3 metri piu' in la'.
Lo scorso inverno ci avevano chiuso la strada perche' stavano demolendo l'edificio esistente, dallo scorso maggio siamo chiusi perche' stanno costruendo 2 case in uno spazio che non sarebbe andato bene neppure per 2 garages. Le finestre interne di entrambe le case distano tra di loro non piu' di 20 centimetri, il che vuol dire che potrebbero saltare direttamente in casa dell'altro senza passare dell'ingresso principale!
Per vivere in una di queste case il cui sviluppo e' tutto in verticale, i signori hanno speso circa 800,000 Euro per il solo acquisto del terreno! Tutto questoo fa si' che Tokyo sia la citta' pu' cara del mondo.
Ma torniamo al consiglio, e questo e' il mio: quando e se dovete affittare una casa a Tokyo, non guardate alle costruzioni, che quelle tanto sbucano come funghi, piuttosto controllate che non ci siano scuole (giapponesi) nei paraggi, la viabilita' -in questi casi- la mattina fino alle 8:30 viene completamente chiusa e dopo i ritornelli musicali a cui sarete sottoposti sono degni della peggiore Cristina D'Avena!

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Premi

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Non c'e' che dire, in questo paese le trovano di sottoterra!
I signori (e signore) in questa foto sono nell'ordine, da sinistra, la modella Rinka, l'annunciatore televisivo Kazuo Tokumitsu, lo specialista in resorts (responsabile marketing di villaggi turistici) Yoshiharu Hoshino, il comico Daisuke Miyakawa e l'attrice Umika Kawashima sono stati tutti premiati per avere il look piu' alla moda (o cool) nell'indossare un paio d'occhiali.
E' stata la 23ma edizione di questo concorso, un modo per incentivare la vendita di occhiali con i quali ci si puo' sbizzarrire, crearsi un'immagine e venire pure premiati!
Ah, quasi dimenticavo! Anche Yoshito Sengoku, Segretario di Gabinetto del Governo e' stato premiato, purtroppo non avendo potuto partecipare alla premiazione non e' stato ritratto nella foto .... ma possiamo sempre porvi rimedio!

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Pelliccia

Ho il vago sospetto che per l'inverno, che sta arrivando, siano di moda le pellicce. Pellicce di tutti i tipi di tutte le razze e colore, ed abbinate ad ogni capo di abbigliamento : guanti, cappelli, cappotti, maglioni e scarpe o meglio stivali. Non c'e' un negozio di moda che non ne abbia in vetrina almeno uno.
Ero in giro quando ho deciso di fare un salto da Zara (l'unico che contempla la possibilita' che qualche straniero fuori "taglia" possa voler acquistare dell'abbigliamento ...di tanto in tanto), anche se la temperatura non stimolava proprio all'acquisto di capi invernali. Ma un'occhiata non costa nulla.
E mentre passavo in rassegna la collezione (pressoche' inguardabile), decine e decine di donne giapponesi facevano la fila ai camerini per provarsi esclusivamente "capi pellicciosi". Una - mi e' saltata all'occhio" perche' sudava copiosamente, e con quei mini-asciugamani cercava di tamponare il fondotinta che scivolava via, implacabilmente. Poveretta. Lascia li' tutto e scappa, le avrei voluto dire, torna quando la temperatura si e' abbassata di 10 gradi. Ma io mi sono astenuta e lei e' rimasta in attesa sudata e felice.
Del resto le giapponesi hanno proprio una predilezione per la pelliccia, possibilmente vera, nemmeno abitassero a Vladivostock, ma forse contano di trasferircisi prima o poi.
Finito il giro, passo davanti alla cassa, e noto una ragazza in fila che ha optato per l'acquisto di un passamontagna di pelliccia color castoro, mentre l'altra (suppongo fosse l'amica) per delle moffole di lana blu, lunghe fino al gomito, ricoperte di pelliccia bianca. Ammetto di averle guardate anch'io, domandandomi chi avrebbe mai acquistato un "pezzo" del genere, rischiando di sembrare la figlia dell'uomo di Neanderthal, ad un prezzo decisamante poco invitante: 6000Yen!
Non voglio pero' condannare chi sceglie la pelliccia come capo d'abbigliamento, magari con 26 gradi sarebbe buona norma e regola evitarle, e magari con un peso corporeo che non raggiunge i 50 kg, un'altezza che solo con fantasia arriva ai 160 cm, e due gambe come due stuzzicadenti sarebbe ad uopo evitare degli stivali di yeti cosi:

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Ma in un mondo libero ognuno e' libero di vestirsi come vuole, contro corrente, contro stagione e contro gravita', rischiando di essere ridicolo per permettere ad altri, poi, di essere liberi di criticare!

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Documenti

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Un mese fa sono andata a fare la richiesta per il rinnovo della carta d'identita'. Oggi l'agognato ritiro: un mese stecchito per averla, alla faccia dell'efficienza nipponica.
Mi presento al banco "carte d'identita' per stranieri" e con mia somma sorpresa la signorina addetta non parla una parola d'inglese. Che abbia sbagliato ufficio? ricontrollo.
No. Proprio quello giusto.
"sono qui per ritirare la mia nuova carta d'identita'. Ecco questa e' la vecchia da restituire."
"E' lei Beatrice Lombardi?"
"???? c'e' la mia foto, c'e' il mio nome, ovvio che sia io, chi senno' la Fata Turchina????? ..... Certo sono io" dico con il mio migliore sorriso.
"Attenda seduta per favore"
Cosi' mi siedo e noto che davanti a me c'e' una folla di vecchietti seduti tutti volti verso uno schermo. Pensate il comune di Setagaya-ku per intrattenere le persone in attesa dei propri documenti ha messo a disposizione un televisore al plasma 50 pollici!!!
Bravi proprio bravi. Ed anche danarosi. Il sindaco di qualsiasi comune italiano il televisore se lo sarebbe portato a casa. Ma questa, ahime', e' un'altra storia.
15 minuti di attesa per riprendere la mia carta d'identita', che era li' a disposizione. Ma la signora ha dovuto ricontrollare se io ero veramente io, o nel frattempo mi ero trasformata. 15 minuti d'attesa, pero', durante i quali mi sono fatta una cultura su come si raccoglie il riso e come si ramazza davanti casa con una scopa di saggina.
Giornata edificante.
Ah, ma qualcuno mi sa spiegare perche' mai i poliziotti nei KOBAN hanno in dotazione dei manici di scopa?

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Soggiorni

Shinjuku District, Tokyo, Japan

Pensate di venire a Tokyo, ma di non voler passare le vostre nottate in albergo?
C'e' una soluzione anche alle vostre esigenze. Tokyo Apartments e' una delle poche agenzie che fornisce sistemazioni sia per periodi lunghi che brevi in tutti i 23 distretti della citta'.
Il servizio e' garantito sia in giapponese che inglese per dare la possibilita' a tutti di potersi confrontare liberamente con prezzi e negoziazioni.
Gli appartamenti possono essere sia ammobiliati (per permanenze brevi o per gli svogliati dell'acquisto) che da ammobiliare. Basta visitare il sito
http://www.tokyo-living.com/ per maggiori informazioni. Ah, come faremmo senza Internet???

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Talenti Vogue

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Rubo lo spazio a curiosita' dal Giappone, perche' -anche se la notizia e' "frivola", la voglio comunque mettere sul piatto.
Leggo sul Corriere che le signore Sozzani e Wintour le mogul della moda hanno organizzato a Milano, a Palazzo Morando, un evento per 10 nuovi talenti nel pret-a-porter.
Senza nulla togliere alla loro capacita' di guidare delle riviste di moda, mi domando come la moda possa ancora essere "guidata" da queste due "affascinanti" signore che negli ultimi 30 anni non hanno cambiato una virgola nel loro look, nemmeno avvalendosi di una spuntatina ai capelli.
Chiedono coraggio agli altri nell'osare nuove tendenze e loro si arroccano nelle loro ormai mise demodee! Organizzano spazi per i giovani talenti della moda, ma non lasciano spazio ad altri giovani giornalisti o editors di prendere il loro posto.
Bandiamo un nuovo "concorso" per nuovi giornalisti, editors e critici della moda, sperando che si presentino con look strani ed alternativi, un mix di nuovo ed esagerato con pezzi vintage e magari anche con dei tagli di capelli che renda giustizia al lavoro dei parrucchieri. Del resto solo chi osa, e' innovativo e fa tendenza, tutto il resto e' la solita minestra riscaldata.

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14 minuti

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« Ci sono uomini il cui destino deve essere sacrificato per gli altri, in un modo o nell'altro, per esprimere un'idea, ed io con la mia croce particolare fui uno di questi. »


Potevo cominciare in altro modo a descrivere uno che mi ha detto di amare l'ironia in senso kierkegaardiano? In fondo cos'e' la vita di uno scrittore se non sacrificare il proprio destino per esprimere un'idea? Talvolta messi alla gogna, rifiutati da editori, stroncati dalla critica che spesso non vede al di la' delle barricate.
Ma andiamo con ordine. Di chi sto parlando? 
Di Paolo Soldano, milanese di nascita.  Il fatto che sia milanese mi ha un po' frenata nell'entusiasmo, come fa uno ad essere ironico, ad avere uno spirito critico,  una visione del mondo attenta se cresce dove la nebbia non gli hai mai fatto vedere piu' in la' del suo naso? Eppure mi sono dovuta ricredere. Quando gli ho chiesto di parlarmi di se' e mi ha esordito con Kierkegaard!!!! potevo gia' non essermi innamorata di lui? E se poi hai anche un padre che a 12 anni lo ha portato a vedere Eric Clapton, beh insomma qualche cartuccia da sparare deve averla. Nebbia o non nebbia!
E cosi' eccomi qui a parlare di questo ragazzo che ha studiato Storia del Teatro, laureato con Gianfranco de Bosio, ha diretto spettacoli ed ha fatto il giornalista in una testata di tutto rispetto: La Gazzetta della Martesana!!!!  
Pero' diciamolo pure, e spero che Paolo non si offenda, lo sdoganamento vero e proprio avviene quando comincia a viaggiare (mi dice che Orbetello sia stata la sua prima tappa!), quando si vede idee rifiutate, e progetti bocciati: quando la sua mente si apre, si squarcia e gli altri non lo seguono perche' sono rimasti troppo indietro.
Cosi' decide che l'Oriente - dopo una bell'esperienza a Seoul- poteva fare il caso suo. E finisce in Giappone, dove per altro si sposa con rito shintoista. 
Paolo non vive il Giappone, Paolo lo respira, lo assimila e lo espira. E ne fa un libro: Giapponesi Si Nasce edito dalla Aletti.
Sono pillole di saggezza quelle che Paolo ci offre, da una parte l'amore per l'Impero del Sol Levante e dall'altra le "falle" che la societa' giapponese ha. 
Non si lascia sfuggire niente con il suo occhio attento e vigile incamera immagini, situazioni, vizi della societa' giapponese e ce li ripropone con la sua innata ironia. 
"14 minuti" occorrono ad un uomo per conquistare una donna: suppongo Paolo li abbia cronometrati. E a quanto pare, cari ragazzi che siete in vena di conquiste, non dovete puntare su coppie di amiche, perche' sono un binomio inscindibile, ma su gruppi o su quella che se ne sta da sola!
Corpi di reato, robot, vita notturna, Tokyo, Osaka, tutto viene passato al setaccio dall'abile estro di Paolo.
In "Giapponesi Si Nasce" troverete tutti gli spunti necessari per un approccio alla vita giapponese, che non ci/vi puo' lasciare indifferenti, con un assioma: i giapponesi ci assomigliano molto di piu' di quanto non crediamo, solo non lo danno a vedere! 

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Tempura

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Ad eccezione del riso bianco (bollito), tutto il resto, che nella cucina giapponese viene cotto, e' di origine straniera.
Anche la tempura che ormai e' entrata nel vocabolario degli chefs piu' raffinati (ma non potrebbero chiamarle verdure fritte? bah...), affonda le proprie radici nella cucina portoghese. E' infatti con l'arrivo dei primi navigatori portoghesi nel sud del paese che la tempura prende campo fra i gusti nipponici.
Chi la pronuncia o la scrive con la N sbaglia, perche' la parola viene dal latino TEMPORA proprio per indicare quel cibo che veniva consumato durante un tempo ben preciso cioe' le "vigilie" e specialmente durante la Quaresima, quando bisognava astenersi dal mangiare carne.
Cosi' il primo shogun che l'assaggio' e se ne innamoro', non avra' di certo pensato che 4 secoli dopo in tutto il mondo la tempura sarebbe diventata sinonimo di piatto giapponese!
Questa pietanza e' fondamentalmente verdura fritta (non pensate a fiori, carciofi o funghi .....purtroppo), scampi e o gamberi. Nessun problema per la pastella, la si trova gia' pronta in scatole sugli scaffali del supermercato. Una volta "infarinati" pesci e verdure vengono fritti nell'olio bollente ed abbondante, come la miglior tradizione "friggitoria" impone.


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La tempura di pesce specialmente viene abbinata alla SOBA diventando un piatto chiamato Tensoba, oppure agli udon, che troverete nel menu sotto la voce tempura udon. Una fantasia pazzesca!!!!

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I ristoranti specializzati in tempura, si chiamano tempura-ya e se ne trovano anche di estremamente costosi. Per portafogli meno gonfi, nessun problema. Una fermata in qualche convenient stores, o al supermercato fara' il caso vostro.

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Tokyo Fashion Night

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E cosi anche le 3 serate organizzate -da Vogue- per la moda si sono concluse con la serata a Tokyo.
Le capitali della moda per queste serate, oltre a quella giapponese, sono state Milano e NYC. Serate in cui i brands piu' famosi al mondo hanno tenuto i loro negozi aperti fino alla mezzanotte, creando degli eventi, per richiamare la gente all'acquisto. E a vedere dalla quantita' di umanita' che correva su e giu' per Omotesando c'e' da credere sia stato un successo.
Tokyo Fashion Night 09/11. Questo il titolo della serata.
Il caldo umido si appiccicava addosso come una cicala ad un maglione di lana, ma quest'estate bizzarra ormai ha deciso di non lasciarci. Shoganai.
Ci siamo presentati a bordo del nostro Scarabeo vestiti completamente Cavalli: Marco in jeans e camicia nera con un'applicazione di trine e merletti .... che i nostri figli hanno subito disdegnato...ma per la serata era perfetta. Io con questo vestito di seta a fiorellini (si' caro Portinaio proprio quello...) multicolore, borsa XL blue e delle zeppe tacco 13 (non Cavalli). I figli hanno gradito. Meno male. Il 50% della coppia soddisfaceva i gusti filiari.
Abbiamo iniziato da Fendi. Per rispetto all'amicizia. Champagne francese a sottolineare che l'azienda d'italiano non ha piu' nulla se non il nome. Pellicce, pellicce ed ancora pellicce, costruite su veli di organza per renderle estive. Non voglio entrare nel merito della pelliccia di per se', ma Fendi ha questo "taglio" anzianotto, che nell'abbigliamento mi lascia sempre un po' perplessa. Sulla pelletteria ho il mio credo, anche se non me lo posso permettere, ed Fendi anche se fa delle belle borse non fa niente di originale.
Dopo Fendi abbiamo passato Celine, Loewe e Benetton (che ancora devo capire cosa ci rappresenti con quel negozio fra tutti quei marchi), che ha pensato bene di abbinare il marchio - per la serata alla Loacker. Si' proprio quella dei wafer! Con il caldo che faceva non oso pensare come si fossero ridotti quei poveri biscotti in vetrina sotto tutte quelle luci. Misteri del Marketing!
Marco aveva "vestito" una modella per un evento di maquillage. Per cui ci siamo diretti in questo locale dove un freddo polare attanagliava le tempie. La modella e' venuta a salutarci, tutta bella soddisfatta del suo vestito, anche se ci ha fatto subito notare che era un po' piu' grande della sua esile figura. Fan**lo!!!!
"Ma rimate a guardarmi mentre mi truccano? E' fra 20 minuti? "
"Cosa???? non ti hanno ancora truccata??? e quello strato di fondo tinda, e tutto quel mascara? e quella carreggiata d'ombretto?"
" HAHA.... quella e' la base... il trucco deve venire!!!"
"Maria Vergine! O come ti fai conciare? Nemmeno Moira Orfei coi piccioni si ciurma in quel modo!!"
" Ops.... no. Dobbiamo andare, siamo solo venuti a vederti in tutto il tuo splendore"
" Hihihihihi....arogatou!!!"
Attraversiamo la strada.
Chanel. Peccato che da 100 anni a questa parte faccia sempre quei tailleurs che nemmeno Jacqueline Kennedy Onassis nelle vecchie foto avrebbe voluto piu' indossare. Ma il negozio e' stracolmo di gente. Con il fatto che Chanel si occupa anche di cosmesi, 2 stazioni "smalto" la fanno da padrone con delle file inimmaginabili. Champagne francese e cioccolato bianco offerto ai "clienti". Rimaniamo soddisfatti, tutto sommato.
Entriamo cosi' da Bulgari.
Mi domando sempre perche' se sei un gioielliere, e che gioielliere, poi devi fare per forza una linea d'abbigliamento. Che senso ha?
Cosa c'azzecca? Pero' il colpo d'occhio e' suggestivo: il display di cravatte multicolori e' stato senza dubbio il polo accentratore. Ma la gente non sembrava tanto disposta a frugarsi nel portafogli. Un difetto?Forse un goccio di spumante italiano l'avrebbero anche potuto offrire.
Martin Margela inspiegabilmente chiuso. Chissa?
E' Dior Time. Una folla solida come una colata di cemento ci impedisce la vista. Dall'alto dei miei 13 cm in piu' sbircio dentro. 2 modelle sfilano. Cosa e come non c'e' dato saperlo. Ma milioni di macchinette fotografiche liberano i propri flashes e miliardi di Iphone registrano il defile'. Soprassediamo. Cosa c'e' next?
Emporio Armani. Una tristezza. L'abbiamo bypassato. Abbiamo bypassato anche Max and Co.
Tods. Ha meritato una visita? Un Dj passava della musica - probabilmente avanzata dalla 2 guerra punica - e solo i clienti VIPs erano autorizzati ad avere un "refreshment" sul terrazzo, sul tetto dell'edificio. Troppo snob per una serata come quella. Ed in tutta onesta' - anche se dovrei (vorrei) avere un occhio di riguardo perche' sono i padroni della mia squadra del cuore- anche loro non hanno nulla di "innovativo" dagli ultimi 20 anni a questa parte. Tutti quei pallini sotto le scarpe ormai hanno fatto il loro tempo. Lasciati una linea classica cosi' da zoccolo duro e poi dai una svolta moderna e piu' giovanile!!! Che noia, che barba....'sti stilisti!
Altro che crisi del mercato .... questa e' crisi d'inventiva!!!!
Fermata d'obbligo Louis Vuitton. Zeppo fitto come il mercato a Sesto il sabato mattina, niente champagne, niente cioccolata, niente di niente, se non quelle solite borse con quei disegni ormai "passati". Per me chiuderebbe domattina. Ma i giapponesi lo adorano.
Ed eccoci da Gucci. Passato Tom Ford, Gucci non e' che un deja vu dei deja vus. Ma qua resiste. Il negozio stracolmo. Foto da red carpet per i clienti ai quali viene data la possibilita' di indossare dei capi. I giapponesi ci si sono buttati a capofitto. Una fila chilometrica. Forse stamattina erano ancora li'.
Una puntatina da Prada. Fermata di rigore al negozio piu' bello di tutta Tokyo. Portafogli con teschi ed ossa incrociate pare siano la nuova tendenza, nell'ottica di conquistare anche un pubblico piu' giovane. Una fotomodella -Marco mi ha anche detto il nome ma l'ho gia' dimenticato- giapponese, con i capelli platino, trattenuti in una coda di cavallo che evidenziava in pieno una ricrescita nera da paura, intratteneva il pubblico numeroso. Tutti sembravano contenti e soddisfatti. Niente da bere, niente da mangiare. Tante signore sedute a provarsi tonnellate di scarpe, con mariti danarosi pronti a spendere a spandere pur di farele felici.
Di quel negozio odio la moquette bianca alta 5 centimetri sulla quale e' impossibile camminare. Chi gliel'avra' proposta?
D&G chiusi. Meno male. In vetrina un vestito di paillettes nero con dei pois colorati avrebbe funzionato da deterrente.
Mi sono presa la briga di guardare anche la gente che affollava i negozi.
Dalle flip-flops agli stivali da inverno, da colli di pelliccia a pantaloncini corti da mare ... passando per quel mondo gay che si e' divertito da matti a travestirsi, a coprirsi di lustrini, ciglia finte e sciarpe leopardate. Per una serata cosi' davvero impagabile!
Ecco cosi' e' finita la nostra serata alla Tokyo Fashion Night, dove i ristorantini giapponesi non hanno dato nemmeno la possibilita' di un last order piu' consono alla serata: alle 20:00 tutti chiusi.
Ci siamo dovuti "accontentare" cosi' di una cena al Two Rooms ... posto per occidentali e per donne giapponesi in cerca di occidentali, che magari il prossimo anno saranno ben contenti di comprar loro una bella borsa da Prada!

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Pensione

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La crisi economica e' una gran brutta bestia e lo e' ancor di piu' quando all'orizzonte di vie d'uscite pare che non ce ne siano.
Il Giappone e' stato sorpassato dalla Cina per il PIL, rendendo la Cina -di fatto- la seconda economia mondiale.
Beh, ora mi aspetto solo che diventi la leader indiscussa, ma questa e' un'altra storia.
Uno dei motivi per cui l'economia giapponese e' alla frutta e' dato anche dalla situazione sociale: troppi anziani e troppe poche nascite. Ed il Governo non guarda all'immigrazione come una probabile soluzione, rimanendo immobile difronte ad un problema annosissimo.
Pero', anche se pare che i politici dormano, in realta' ogni tanto qualche guizzo d'ingegno ce l'hanno, anche se l'ultimo caso riportato, piu' che d'ingegno e' di fortuna.
Il Governo e' infatti riuscito a scoprire una frode ai danni delle casse dello Stato che dura da piu' di 90 anni!
Circa 200 pensionati ultra-centenari, morti appunto da piu' o meno 90 anni, hanno continuato a percepire la loro pensione, perche' nessun familiare si era mai preoccupato - per dimenticanza o per tornaconto economico- di dichiararne la morte.
Peggio dei familiari, hanno senza dubbio fatto i funzionari che si sono succeduti negli anni e che mai si sono resi conto dell'impossibilita' fisica di sopravvivere per oltre 120 anni. Vabbene anziani arzilli, ma cosi' e' davvero troppo.
Scoperta la frode,il Governo ha revocato le pensioni ultracentenarie, ma cosa fara' ai furbetti della pensione non e' ancora dato saperlo.




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Yoko Ono

Pensavo di aver finito con lei Signora Yoko dopo il ricordo dell'orribile cappello che gia' negli anni '80 la rendeva ridicola, ma a quanto pare lei vuol far parlare di se', e tira fuori dal cilindro delle assurdita' che poi si fanno passare per arte.
E non e' possibile.
Ora, l'orgasmo finto, unico ed irripetibile e' quello di Meg Ryan in "Harry ti presento Sally". Punto e chiuso.
Chinque lo riproponga facendolo passare per arte, e' arrivato secondo e difficilmente ne eguagliera' la resa. Zannen,ne!

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Ma, vogliamo essere buoni, perche' noi amanti dei Beatles e di John Lennon vogliamo rispettare quell'amore profondo che lui provava per lei, e quindi le daremo atto che ha fatto una prova di coraggio, alla sua eta' poi, vedova da molti anni, anche se sessualmente sara' rimasta attiva. E cosi' vogliamo far finta che quello spazio che le hanno riservato al MOMA per il suo "orgasmo finto" sia in nome dell'arte, arte contemporanea, che noi umili mortali non riusciamo a comprendere.

http://www.ineedmyfix.com/2010/09/02/yoko-onos-3-minute-fake-orgasm-in-the-name-of-art/


Ma una domanda mi sorge spontanea: con chi ha avuto rapporti lei per scoprire che il piacere di un orgasmo e' cosi' allucinato ed allucinante? con il suo dentista che ha sbagliato cavita'? Perche' quello e' uno strazio, non un piacere. E so perfettamente che l'esternazione dell'orgasmo "occidentale" e' diametralmente opposta a quella giapponese, ma qui siamo alla frutta.
Signora Yoko se il ricordo di momenti preziosi la fa arrivare a tanto, le suggerisco dei "giocattoli", magari si ricredera'.

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Ryuichi Sakamoto


Ryuichi Sakamoto nasce nel 1952 a Nakano ed e' un musicista giapponese di fama mondiale, basti citare alcune delle colonne sonore da lui composte : L'ultimo imperatore, Tacchi a spillo ed Il te' nel deserto.
Ma Sakamoto deve principalmente la sua fama alla grande capacita' di fondere piu' generi musicali in un unico stile inconfondibile. Le collaborazioni con i maggiori musicisti contemporanei hanno reso la fama di Sakamoto senza confini. Perfino la Nokia si e' avvalsa dell'estro di Sakamoto per le suonerie del Nokia 8800.
So che con le parole non vi conquistero' tanto quanto lasciandovi ascoltare "RAIN"!
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Toy Story 3

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Quante lacrime ho versato oggi con i miei figli a vedere Toy Story 3. Dietro quegli occhialoni per il 3D gli occhi si riempivano di lacrime, che poi scendevano calde e veloci sulle guance che a malapena riuscivo a controllare tamponandole con i palmi delle mani.
Ma cominciamo con ordine. Destinazione Roppongi Hills. Una botta di citta' ai bambini bisogna concederla di tanto in tanto. Non dovranno certo pensare che Tokyo sia solo il nostro quartiere, dove tutti sono un po' piu' di zampa-gialla, si' insomma...ruspanti!
Biglietti prenotati via internet e stampati alla velocita' della luce dalla apposita macchinettina messa a disposizione all'ingresso del cinema. Ultima fila, rigorosamente. Dopo il senso di nausea avuto a vedere Avatar in 4 fila, i 3D o in un'ultima film o niente.
La sala di proiezione non e' un granche' ...un po' come vanno di moda oggi, piccole ed incluse in un complesso cinematografico piu' ampio. Ci siamo presi qualcosa da bere e qualche caramella, specialmente per Marco, che da quando ha smesso di fumare, ne mangera' 600 al giorno. Si insomma, ancora il sollievo economico dato dal non-acquisto di sigarette non si fa sentire sul nostro budget!
Siamo fra i primi ad entrare. La sala consta di 12 file, ognuna delle quali di 15 poltrone, per un totale di 180 persone, se completo. Eravamo al completo. 180 persone di cui 15 bambini (3 nostri), ed le restanti 165, UDITE UDITE: adulti fra i 30 ed i 40 anni, specialmente donne sole o coppie senza figli. Ma mi sono persa qualcosa ? Era Toy Story o Love Story dove i 15 bambini c'erano finiti per sbaglio, perche' nessuno aveva la baby-sitter a disposizione? No, perche' Toy Story e' un film per bambini, vero? Li ho portati nella sala giusta, vero ?
Ed allora qualcuno mi spiega per favore perche' allo spettacolo delle 15:15, nemmeno il 10% degli spettatori era di eta' inferiore ai 12 anni? Forse per lo stesso motivo per cui a Tokyo Disneyland i 3/4 dei clienti hanno la patente ed i 7/8 sono di sesso femminile? Forse per lo stesso motivo per cui Kiddyland e Disneystore sono meta di trentenni in cerca dell'elisir di lungavita?
Se e' cosi', sappiate che domani corro subito a comprarmi Jessy e Bullseye e ci gioco tutto il giorno sugli scalini davanti casa, alla faccia delle zanzare agguerritissime, perche' a dispetto di qualche pinzatura, magari mi spariscono 7 od 8 rughe intorno agli occhi. Volete mettere?

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Notizie





Le notizie sono sempre l'anima del paese. Tutto ha un significato: da come vengono proposte, all'abbigliamento, alla grafica.
Un tuffo nel telegiornale nazionale, NHK, con annesso servizio metereologico.

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Cappelli

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La prima volta che ho visto un "cappello" cosi' lo indossava Yoko Ono. Calato ben bene sul uno dei volti "piu' odiati" dagli amanti dei Beatles e non solo.
Nelle mia ingenuita' -ero appena diventata una teen-ager-, pensai che fosse il vezzo di una donna artistoide, catapultata in un mondo non suo, l'America, e pure diventata vedova anzi tempo.
Mai convinzione fu piu' sbagliata, o almeno al tempo che fu avra' avuto anche un'idea di veridicita', ma adesso - diciamolo pure - dopo decenni si e' trasformata in una moda vera e propria. Almeno a Tokyo.
Ecco infatti, che tutte le donne giapponesi, in eta' da menopausa, invece di tingersi i capelli di rosso come le italiane, vanno in giro per la citta' con questi alquanto improbabili parasole. La visiera solitamente non e' cosi' cangiante, ma e' di un nero impenetrabile, e se la calano sul viso fino al mento, cosi' da non poter scorgere nemmeno un millimetro quadrato della loro pelle.
Finche' sono fuori, e c'e' anche la sola minima idea di sole in cielo, il parasole e' d'obbligo: dentro al supermercato cosi' come alla posta, agli ATM cosi come al video noleggio. Insomma un vero must insieme agli immancabili guantini.
Sono ormai lontani i bei tempi in cui le giapponesi, che sapevano ancora d'oriente e non di globalizzazione, con i loro kimono e zoccoli, si riparavano dal sole con gli ombrellini di carta di riso!

Pasted Graphic

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Vicini

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Il nostro compound - il proprietario l'ha chiamato cosi' anche se sono solo 2 le case che lo compongono- si trova in una via tranquilla accanto ad una vegetazione selvaggia dove crescono bambu, aceri e verdura varia a far da corollario ad un laghetto pieno zeppo di zanzare agguerritissime. Di disinfestazione manco si parla, cosi' in estate viviamo sigillati in casa, cercando di aprire porte e finestre il meno possibile.
Noi ed i nostri vicini. Lui e' tedesco, lei giapponese, con due gran bei figlioli maschi, convinti che il loro sangue tedesco li portera' ad essere dei gran campioni di calcio.
Gia' l'"asse" del compound: Italia-Giappone-Germania fa paura, cosi', per memoria storica, anche se poi scoprirete perche' anche a distanza di 70 anni, in quella guerra noi con quell'asse proprio non c'azzeccavamo!
Cosi' l'altra mattina, mentre Vittoria era appena uscita di casa per il suo primo giorno di scuola, sento suonare il campanello. Guardo il monitor e ...
il nostro vicino -tedesco-, gia' lavato, sbarbato, e vestito di tutto punto -nonostante il 98% d'umidita'- pronto per intavolarci una bella conversazione.
Io con una bella camicia da notte con delle biciclette celesti e rosa, Marco in maglietta e mutande, i bambini, solo in mutande, a fare colazione.
Mi sento colta di sorpresa...perche' mai a quell'ora della mattina?
E che, mica sono italiani! a quell'ora sono gia' tutti belli efficienti, guai perdere un momento, la produttivita' ed il risultato sono la prima cosa. Relax? cos'e' relax? Forza... forza....chi si ferma e' perduto! Cosi' lo faccio entrare, -scusandomi dell'abbigliamento, ed anche dell'acconciatura - lo faccio accomodare sul divano ed ecco che 2 minuti dopo arriva anche Yoko. Marco corre su a mettersi un bel paio di pantaloncini, cosi' giusto per coprirsi meglio "la merenda"!
Premesso che io adoro la Germania, tutto quello che e' tedesco, dalla letteratura alla meccanica, ma quell'uomo (e quella donna) ci hanno stravolto la mattinata con quei ritmi da esercito: entrambi pronti sugli attenti, con unghie pulite, capelli in ordine e scarpe lucide! Oh mamma mia!!!!
Ecco, pensate a quando Hitler chiamava Mussolini alle 6 del mattino e quello era invece ancora a letto, magari con una delle sue amanti!!! Ma avra' pensato, ma speriamo che i partigiani prendano il potere ??? Secondo me, piu' di una volta!!!!
Ma torniamo ai nostri vicini, pronti nella loro missione: scoprire se il servizio lavanderia porta a porta e' valido o no!!!!!!! Certo, proprio una questione di vita o di morte! Ma anche dopo aver definito che la lavanderia val bene i suoi soldi, non se ne volevano andare. Ci intrattenevano con un tono monocorde, noi invece che avremmo dovuto tuffarci in una tinozza di caffe' per sostenere il ritmo di quella conversazione. La moglie ogni tanto concludeva le frasi del marito con dei bei: Neeeeeeeeeeeeeeeee, deshooooooooooooo, so desuneeeeeeeeeeeeeeeee!
Marco ha cosi' cercato di prendere in mano la situazione, parlando di conoscenze comuni. Bella idea davvero. Quella conoscenza comune e' passata a miglior vita 15 giorni fa! Ecco dalla padella nella brace. Il nostro vicino oltre il tono monocorde, ha messo su anche la faccia triste di circostanza funebre, tanto per renderci ancora piu' difficile la mattinata. Prima di tagliami le vene ho pensato bene di portare l'argomento sulle vacanze. Bella mossa, davvero. La moglie, da brava esecutrice giapponese e' scattata fuori di casa per andare a prenderci i depliants dell'agriturismo dove erano stati. Per l'appunto in Toscana, a Castellina in Chianti!! E cosi' ci hanno raccontato tutto il percorso -fatto in macchina da Zurigo- fino a li', cosa hanno visto nei dintorni e quali vini hanno bevuto. Neeeeeeeeeeeeeeeeeee.
Io era gia' pronta con laccio emostatico e siringa, quando Marco ha detto: "scusatemi, ma devo andare in ufficio. Fra 1 ora ho un appuntamento importante". Cosi' si sono alzati, con la promessa che ci faremo una cena insieme, magari mit Frau und Herr Bussi??? Ecco, si' magari con loro .... che anche se sono torinesi, e non e' che abbiano tutto questo spirito (scherzo!!! lo sapete che vi adoro!!!!! ma ci stava bene come conclusione), sono meglio della combinazione nippo-tedesca!
Neeeeeeeeeeeeeeeeee!

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Samba Festival

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Come ogni anno anche quest'anno ad Asakusa si e' svolto il Festival della Samba.
Coloratissima ragazze si sono avvicendate per le strade conquistando l'attenzione di ignari passanti e spettatori -venuti proprio per vedere il festival- che hanno invece aspettato ore per avere un posto in prima fila. Il festival attira sempre tanta gente, che sfida il caldo (quest'estate e' la piu' calda degli ultimi 50 anni, secondo i metereologi) e l'umidita' per fare un tuffo in Brasile, quando la crisi -che attanaglia anche il Giappone- non rende possibile viaggiare, come si vorrebbe.
Capisco la comunita' brasiliana -piuttosto numerosa qui in Giappone- che cerca di ritrovare "casa" con quello che e' il ballo piu' rappresentativo. Del resto i paesi sono cosi' diametralmente opposti che e' impossibile non pensare che i brasiliani non soffrano di saudade, anche se sono qui da piu' di una generazione.
Le ballerine giapponesi sopperiscono con la tecnica a quello che la natura non ha fornito loro sia fisicamente, sia "artisticamente". Ma pazienza, lo spettacolo merita di essere visto, almeno una volta!
Ed e' proprio di ieri sera la "diatriba" di due signori sulle donne piu' sensuali del mondo, secondo uno sono le russe (incluse le ukraine, estoni, lettoni -un nome una garanzia!!!!-), per l'altro le sudamericane, anche se poi adora lo "stile" germanico: alto, biondo e con gli occhi chiari.
Io tifo per le latine/latino-americane...che ci volete fare, sara' campanilismo?

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Pena di Morte

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Per la prima volta nella storia del Giappone, la stanza delle esecuzioni capitali -per impiccagione- e' stata aperta alla stampa per volere del Ministro di Giustizia Keiko Chiba. L'intento del Ministro e' quello di sensibilizzare l'opinione pubblica a discutere sulla pena di morte.
Nonostante Chiba abbia sempre combattuto contro la pena capitale, lo scorso luglio ha autorizzato (alla faccia della coerenza con i propri principi) l'esecuzione di 2 detenuti.
Ai detenuti viene notificatao la loro sorte soltanto la mattina del giorno dell'impiccagione e qualche ora dopo il loro destino e' segnato. Per sempre.
La prassi di notifica prevede che prima venga loro offerta la possibilita' di pregare nella cappella, dove quasi tutte le confessioni sono rappresentate, di consumare del te' frutta e dolci. Poi ancora ammanettati vengono condotti nella stanza dell'impiccagione che e' separata dalla "corda" solo da una tenda.
A quel punto la comunicazione, e la rimozione della tenda.
Il loro destino e' chiaro e nessuna sentenza d'appello ha il potere di tornare indietro.
Viene quindi elargita loro la possibilita' di confessione o di pentimento per qualche minuto con il cappellano, prima di affrontare quello che sara' il loro ultimo "atto" terreno.
Cinque minuti dopo la verifica dell'avvenuta morte, il corpo viene messo in una bara a disposizione, eventuale, della famiglia che viene informata ad esecuzione avvenuta.


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Tokyesi e Pisani : una sola razza

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La popolazione dell'area metropolitana di Tokyo conta circa 30 milioni di abitanti, la meta' della popolazione italiana vive quindi un questa citta' che e' la piu' popolata al mondo. Come e' facile capire, e' pressoche' impossibile generalizzare su un numero cosi' vasto di persone, contando specialmente sul fatto che molti a Tokyo si sono trasferiti per motivi di lavoro e quindi non possono conoscere tutto della citta'. Per questo e' sempre preferibile non fermare mai qualcuno per la strada per chiedere informazioni, primo perche' se l'interrogato non ha la piu' pallida idea di dove si trovi un posto, si imbarazza moltissimo, secondo perche' se lo sai, ha paura di sbagliare e quasi sicuramente optera' per non aiutarvi.
Cosi' oggi che avevo bisogno di un'informazione ho chiesto ad una signora che usciva di casa, sincerandomi cosi' che essendo proprio del luogo, sapesse darmi una dritta.
Con il mio miglior sorriso, mi sono avvicinata e le ho chiesto se sapeva dove fosse l'ufficio postale. Mi guarda e: "perche' lo vuoi sapere?" Ma che te frega penso io, ho bisogno dell'ufficio postale, non della sala di rianimazione. Ho bisogno di una cosa di cui mediamente tutti hanno bisogno quotidianamente, e che sei come quei pisani di campagna che ogni volta che fermavamo qualcuno per sapere dove fosse una stazioni di rifornimento, ci rispondevano " E indo' devi anda'? " "Indo' devo anda'? - dove mi pare rispose Marco spazientito"ma e un vo da nessuna parte se un fo benzina!!!"
 
Ma la signora era anzianotta e mancarle di rispetto con una battuta ironica alla toscana, tradotta in un giapponese maccheronico, non avrebbe sortito nessuno effetto ed allora ho preferito un semplice:"Lo vorrei sapere perche' dovrei andare a pagare un bollettino postale" "Ah allora sempre dritto, poi alla seconda giri a destra dopo il Lawson c'e' la posta". "Ah, Arigatou".
Peccato che fosse la terza e poi a destra, ma del resto che cosa ci si puo' aspettare dai pisani del SOL LEVANTE?

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Riposino pomeridiano

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Oggi ho fatto un giro per Shibuya, non che sia il mio quartiere preferito, ma per vedere il meglio di "flora&fauna" non c'e' altro luogo al mondo. Come potete vedere dalla S sulla sedia dove sta comodamente accasciato il ragazzo, mi sono fermata da Segafredo, fosse solo per una boccata d'aria.
La stessa cosa deve aver pensato il mio "dirimpettaio". Dopo aver ordinato un panino, ed essersi accomodato piu' o meno "comodamente" ha pensato bene di schiacciare un pisolino. Passano 10 minuti, 20, mezz'ora e il ragazzo non si e' mai mosso da cosi', solo il respiro si e' fatto piu' lento ed un tantinello rumoroso, assomigliando sempre piu' ad un rantolo.
Il ragazzo immortalato non e' l'unico caso isolato, ma e' costume addormentarsi in bar e caffe' per recuperare quel sonno perso la notte, o quella botta di calore data dalla stagione (anche se e' inverno pieno) senza che nessuno dica loro nulla, anzi dando loro tutta la liberta' di passare delle ore a tavolino con una consumazione minima!

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Primo Ministro

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6 Primo Ministri si sono succeduti negli ultimi 5 anni sulla poltrona piu' alta della Dieta Giapponese. La politica giapponese non se la passa meglio di quella italiana, neanche per eta', tutti da pensione.
Il successore di Hatoyama, scaricato per la questione di Okinawa, e' Naoto Kan (l'ultimo nel riquadro a destra). Pare che il futuro di Kan pero' non stia nell'isola tropicale del Giappone, ma nelle ex province rurali che nel frattempo sono diventate dei ricchi distretti industriali e sono "ovviamente" preoccupate per la fine dei sussidi e dell'assistenzialismo statale.
Vi riporto qui di seguito un articolo di Pio d'Emilia, che vi da' un'idea della situazione politico-economica del Paese del Sol Levante.
 
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 " L’onorevole Borghezio la chiamerebbe “Padania Gialla”. Il “nord-est” giapponese esclude il nord (che equivale,  per abbandono e divario socio-economico, al nostro sud) ma abbraccia buona parte della costa orientale, quella che si affaccia sul Mar del Giappone e che ha segnato, nel bene e nel male, la “storia” del Giappone moderno. Dalla storica battaglia di Tsushima, nel 1905, quando il Giappone, appena uscito dal Medio Evo (durato sino a quarant’anni prima, con l’apertura forzata del paese minacciato dai cannoni del commodoro Perry), diede una sonora lezione alla Russia degli Zar,  a Kaku-chan (Kakun-ciello) come qui ancora  chiamano Kakuei Tanaka, il premier più corrotto, astuto e popolare del dopoguerra. I suoi metodi per così dire “spicci” (“il rispetto si conquista, i voti si comprano”, era uno dei suoi slogan), ma efficaci, portarono in pochi anni  in una delle zone più povere e sottosviluppate  l’alta velocità,  due autostrade, 13 centrali nucleari  (che producono il 25% del totale nazionale) e miliardi di finanziamenti, aiuti e sussidi vari al minuscolo, ma politicamente rilevante grazie ad un perverso (ma apparentemente intoccabile, sistema elettorale) settore agricolo. Purtroppo per lui, Tanaka, nonostante le umili origini (abbandonò gli studi a 15 anni, per rilevare l’azienda del padre fallito)  pensava in grande. Le sue idee misero in tale agitazione gli Stati Uniti che dopo un paio di “strappi” (tra i quali quello di “aprire” alla Cina sei mesi prima di Kissinger e Nixon) atterrarono nelle redazioni dei giornali giapponesi i documenti “segreti” dell’affaire Lockeed, con il nome di Tanaka ben evidenziato.
  Kaku-chan se ne fece una ragione e, dimessosi dal partito e affrontato spavaldamente il processo (compresi alcuni giorni di carcere) senza accampare “impedimenti” vari,  si ritirò “a vita privata”. Si fa per dire, perché oltre a togliersi subito la soddisfazione di riconquistare un seggio come indipendente nel proporzionale (conservandolo fino alla morte)  e piazzare la figlia Makiko (ora passata al partito democratico)  nel suo vecchio,  blindatissimo collegio di Niigata, Tanaka è rimasto fino alla morte, avvenuta nel 1993,  ed è tutt’ora, il punto di riferimento,  quanto meno locale,  della Balena Gialla,  il vecchio, onnipotente e oramai pressoché estinto partito liberaldemocratico, la DC giapponese. 
 Fa impressione tornare qui dopo pochi anni - l’ultima volta fu nel 2004, per il terremoto, ricordo come la gente ignorasse ostentatamente Koizumi, premier in carica arrivato in elicottero e mocassini,  e portasse invece in trionfo Makiko, la figlia di Tanaka, arrivata alla guida della sua jeep personale e con tanto di stivaloni  e piccozza - al seguito di un  premier meno popolare (per ora) e, (speriamo) decisamente meno corrotto.  Come il giovane, (e dunque poco rispettato) Sadakazu Tanigaki,  curatore fallimentare di ciò che resta del PLD, anche Naoto Kan, neo premier “ulivista” (ma senza alcuna apertura al PC locale, che del resto è fermo alla IV internazionale) comprende l’importanza, probabilmente determinante, della “provincia” e del cosiddetto voto “rurale” rispetto alle metropoli. Nel complicato e un po’ astruso sistema elettorale giapponese (che assomiglia molto al nostro vecchio “mattarellum” per quanto riguarda il mix di uninominale e proporzionale, ma dove i voti hanno un “peso” diverso a seconda che vengano espressi nei collegi rurali o nelle grandi città) il voto delle  “campagne” è decisivo,  e per vincere le elezioni, soprattutto nei collegi uninominali, l’appoggio delle potenti cooperative agricole è importante come (era) quello dei sindacati nelle grandi città.
Il problema è che anche le cooperative non ci sono più. E se ci sono, ci spiega Tomotsugu Kitajima,  59 anni, presidente della Noseiren (la Coldiretti locale), non contano più granchè. “In altri tempi i leader politici, soprattutto un premier in carica, sarebbe stato accolto da migliaia di persone – spiega Kitajima, che ha tutta l’aria di non aver mai toccato una vanga e non vede l’ora di andarsene a giocare a golf – oggi ho dovuto sudare le sette camicie per convincere un po’ di gente a venire davanti alla stazione”. In altri, neanche troppo lontani, tempi, Kitajima non starebbe scalpitando per andare a giocare a golf. A pochi giorni dalle elezioni, sarebbe impegnato nel forsennato porta a porta che la legge ancora consente o nel bailamme di telefonate – anch’esse consentite – a tutti i capofamiglia dei vari villaggi, per ricordargli di andare a votare e di votare per il candidato prescelto.  Ma stavolta è diverso.  Per la prima volta dal dopoguerra, la potente Noseiren non ha un candidato ufficiale. Troppo tardi e insensato  per sostenere quello della Balena Gialla oramai boccheggiante, troppo presto e rischioso per appoggiare quello, giovane e sconosciuto, proposto dal partito democratico. Libertà di voto, dunque. E che c’è di male? “Tutto  - spiega Kitajima, che sembra più interessato a parlare con un giornalista straniero che ad ascoltare il discorso di Kan, che considera un politico di “passaggio”, altro che Kaku-chan – perché è l’intero sistema ad essere saltato. Se il PD, come sembra,  ci toglie gli incentivi,  quei pochi che ancora coltivano la terra,  sia pure part time, smettono del tutto. E poi sì che finiamo, dopo essere stati servi degli USA, dritti nelle mani della Cina”. Molto chiaro. Anche se infondato, visto che nel suo “manifesto”, come il PD  chiama oramai da anni il suo programma elettorale, si confermano sussidi e perfino “integrazioni di reddito” per i contadini colpiti dalla crisi. Due miliardi di dollari a fondo perduto che il partito democratico ha stanziato per ingraziarsi le campagne e che il PLD accusa di rappresentare il vero volto neo-assistenzialista del governo, proprio ora che la Balena Gialla aveva scoperto il fascino del rigore fiscale e del governo magro. Ma tant’è, i media battono la grancassa e le province si agitano. Lo scenario di Fukui si estende a livello nazionale, con le 123 , un tempo potentissime, federazioni locali della Coldiretti nella stessa situazione di sospetto e furore. Libertà di voto. E dunque instabilità garantita. Uno scenario “italiano” che oramai sta diventando un’amara realtà per un paese che ha aspettato quasi sessant’anni per realizzare l’alternativa di governo, ma che negli ultimi 5 anni ha nominato, e “sepolto”, per fortuna solo metaforicamente,  6 premier.  L’Italia è una dittatura, al confronto.
Anche l’attuale premier, Naoto Kan, amico personale di Prodi e come Tanaka “figlio del popolo” (anche se è “almeno” è laureato, in ingegneria, sia pure in una università minore ), rischia grosso. Nonostante il suo indice di gradimento fosse, appena ereditati governo e partito dall’ex premier Hatoyama, costretto a dimettersi dopo il voltafaccia su Okinawa e le basi Usa, molto alto (quasi il 70%), nelle ultime settimane e soprattutto giorni la sua popolarità è in picchiata. Ieri, gli ultimi sondaggi lo davano al 45%,  ancora decisamente superiore al rivale Tanigaki (18%), ma anche se il suo carisma personale sembra tenere (è uno dei pochi che sa parlare in pubblico e che riesce a catturare l’attenzione delle gente) le sue ultime uscite non sono state tra le più fortunate. Qualcuno, anzi, dice che sono state un micidiale autogol.
Parliamo dell’IVA,  la “famigerata”, per i giapponesi,  imposta sui consumi.  Paese strano, il Giappone. Deficit pubblico tra i più alti al mondo (sfiora il 200% del PIL), una serie di “bombe” ad orologeria innescate (buco pensionistico, invecchiamento della società,  disoccupazione e precarizzazione del lavoro ) di cui nessuno sembra farsi davvero e urgentemente carico e poi se qualcuno, come l’attuale premier, propone “di cominciare a discutere un possibile aumento della tassa sui consumi”(attualmente al 5%) rischia il linciaggio. Intendiamoci, i grandi cartelli industriali e i grandi media (che poi sono la stessa cosa) hanno una buona dose di responsabilità. A loro questo premier “incontrollabile”, che da giovane occupava le università e partecipava ai cortei e che parla di “crescita socialmente sostenibile”, di “stato sociale e, udite udite, “politica dei redditi”, non piace. E da quando è stato eletto non fanno altro che dargli addosso. La storia dell’Iva è tipica. Kan non ha mai, anzi ha ripetutamente detto il contrario, affermato di voler aumentarla subito.  L’IVA, ha detto, è uno degli strumenti per ripianare il deficit senza aumentare le emissioni di nuovi titoli, evitando quello che, lo ha detto ieri a chiusura della campagna elettorale,  i “grandi” gli hanno fatto capire nel corso del’ultimo G8 a Toronto. E cioè che il Giappone diventi, con conseguenze ben più drammatiche per l’economia del mondo, una nuova Grecia. Per questo, dice Kan, occorre iniziare un serio dibattito e valutare se, come e di quanto aumentare l’imposta più odiata dai giapponesi. Purtroppo i media hanno manipolato la questione e i giapponesi, l’abbiamo verificato di persona in occasioni dei (pochi) comizi, è furibonda e pronta, nel segreto dell’urna, a “farla pagare a quel cretino”, come ci ha detto ieri sera un vecchio, incazzatissimo commerciante che ha sempre votato per il PD e che quest’anno, nella migliore delle ipotesi, si astiene.
Che l’IVA porti male, ai politici, è un fatto. Il primo a proporla fu, nel 1979, Masayoshi Ohira. Era talmente sicuro di sé che sciolse il parlamento per avere un forte mandato popolare. Il risultato fu che la Balena Gialla subì la prima seria sconfitta del dopoguerra e restò al potere solo grazie al voto dei cosiddetti “indipendenti” (tra i quali, guarda caso, il buon Tanaka…). Ohira non si rimise mai dal colpo e, poco dopo un comizio,  fece un infarto, morendo dopo pochi giorni.  Ci vollero quasi 10 anni prima che Noboru Takeshita, altro “protegè” di Tanaka riuscisse a fare approvare  il primo progetto di legge in materia, fissando l’IVA al 3%. La legge venne approvata il primo aprile 1989,  ma Takeshita, travolto da una serie di scandali e dal crollo della popolarità, si dimise dopo un mese. Ogni tentativo di aumentare la tassa ha finito per “scottare” i premier che lo proponevano, dal “samurai” Morihito Hosokawa a Ryutaro Hashimoto, che nel 1997, su consiglio di Ichiro Ozawa, altro degno seguace di Kakuei Tanaka, (di cui, negli anni ’70, era stato segretario personale) la portò al 7%. Ma Ozawa, che con il suo partito “arcobaleno” nazionalbuddista (il Shinshinto) lo aveva inzialmente appoggiato, sperando di succedergli,  fu duramemte punito dagli elettori. Furibondo, Ozawa sciolse il Shinshinto, costrinse Hashimoto alle dimissioni e cominciò a fare la corte a Kan e Hatoyama, che all’epoca co-gestivano il partito democratico, fino al punto di diventarne il presidente e portarlo,  con guida a dir poco (eticamente) spericolata, al potere.
 C’è chi sostiene che dietro la proposta di ritoccare l’IVA, proposta che Kan “difende” citando regolarmente l’Italia (“da anni è al 19% e non mi sembra che gli italiani stiano molto peggio di noi”) ci sia  l’ultimo (speriamo) guizzo di Ozawa, costretto a dimettersi dalla presidenza del partito poco prima del trionfo elettorale dell’anno scorso, a causa di una serie di inchieste giudiziarie.  Corre voce che sia stato proprio lui a suggerire a Kan di uscire allo scoperto, mostrando coraggio e potere di inziativa ad un elettorato in cerca di una vera leadership, oramai da troppo tempo mancante. E Kan avrebbe “abboccato”, costruendosi la fossa e riaprendo la strada allo stesso Ozawa, che ha già fatto capire di essere pronto, il prossimo settembre, in occasione del congresso, a “sacrificarsi” di nuovo per il partito, nel caso ve ne fosse bisogno.
 Speriamo di no. Perché aldilà del risultato di domani – tutt’altro che scontato, visto che il 20% degli elettori si dichiara ancora indeciso e che anche la perdita della maggioranza alla Camera Alta non dovrebbe produrre immediati effetti sulla tenuta del governo – sarebbe davvero un peccato che la politica giapponese, diventata di nuovo interessante e con nuovi protagonisti,  assistesse all’ennesima resurrezione della Balena Gialla e del suo spericolato, quanto astuto, manovratore, Ichiro Ozawa.
 Il rischio, ahimè, c’è. E lo si percepiva chiaramente, ieri, seguendo i sempre più patetici comizi dei candidati per le strade infuocate e brulicanti – ma di gente disinteressata e spesso infastidita dalla cacofonia elettorale - di Tokyo.  Politici che parlano al vento, nessuno che si ferma non dico per ascoltare, ma nemmeno per accettare un volantino. La percentuale di indifferenza (e insofferenza), tra i giovani, è pressoché totale.  I pochi che si fermano sono donne e vecchietti. Spariti (tranne che nel PC, che dovrà accontentarsi di mantenere gi attuali 4 seggi) i “militanti”. A megafonare e volantinare ci sono solo “volontari” in affitto,  regolarmente (si fa per dire) pagati. Un tanto (10 euro) l’ora, cestino per il pranzo e rimborso delle spese di trasporto. Ho chiesto ad una ragazza di che partito fosse la tipa sul palco, di cui stava distribuendo i volantini. “Boh, non so. Mi sembra del Pd”, mentre sul volantino che stava distribuendo c’era chiaramente il simbolo del “Mina no to”, il “partito de noantri”, ennesimo cespuglio nato dai resti della Balena Gialla.   Contrariamente all’anno scorso, quando avevamo percepito un netto aumento di interesse per la politica e l’annunciata “alternativa”, tutto sembra tornato come prima. Comizi brevi, assordanti e deserti, condotti in condizioni assurde (in Giappone è vietato bloccare il traffico per qualsivoglia motivo, per cui cortei e comizi si tengono nel pieno rispetto dei semafori e con gli oratori costretti ad utilizzare volumi assurdi per superare il rumore del traffico). Ha fatto bene Kan, che  ha snobbato Tokyo e ha preferito chiudere la campagna elettorale a Kichijoji, un piccolo comune della periferia, da sempre guidato da un’amministrazione progressista. “Vorrei cambiare questo paese, renderlo più vivibile e simpatico – ha urlato da un camioncino scelleratamente piazzato al centro di una trafficatissima rotatoria  – ma se non ce la dovessi fare me ne torno qui,  sicuro del vostro affetto”.  Fa un po’ pena, Naoto Kan. E’ al potere da appena un mese. Ma sembra già stanco."
Unquote

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Le scommesse del sumo

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Sumo per i giapponesi e' molto di piu' di uno sport nazionale, e' una religione, un orgoglio nazionale, una filosofia di vita. I lottatori di sumo sono dei veri "puponi", eroi nazionali che niente e nessuno puo' scalfire. ops a meno che non arrivi la yakuza. e con questa  le droghe, le violenze le frequentazioni poco raccomandabili. E cosi' i giapponesi si sono dovuti ricredere sulla loro integerrima reputazione perche' i lottatori di sumo si sono dati alle scommesse. Ma non hanno mai scommesso su di loro, manipolando i loro incontri, ma su incontri di baseball o corse di cavalli. Il problema e' che le scommesse sono illegali (come la prostituzione), ma sono cosi ben sostenute dalla yakuza, che tiene in piedi il circolo malavitoso in modo cosi "esemplare" ed "educato" che la polizia chiude non solo un occhio, ma entrambi.
Ben 65 membri dell'Associazione hanno ammesso di essere coinvolti nello scandalo. Tra questi, nella lista nera, compare il nominativo del numero due della graduatoria dei lottatori, Keiji Tamiya, in arte Kotomitsuki. I suoi ricattatori avevano avanzato la richiesta di circa 25mila euro in cambio del silenzio assoluto sui suoi vizi del gioco e delle scommesse. Il lottatore, spaventato,  si è rivolto alla polizia, uscendo così allo scoperto. E denunciando anche un'ulteriore estorsione, pari ad 800mila euro!!
Cosi' la gente si e' sentita tradita dai propri eroi, anche se aveva ormai "digerito" il fatto che fossero piu' stranieri che giapponesi i lottatori in campo.

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Quanto mangiano i Giapponesi??

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In tutto il nostro vagare esitivo in Italia abbiamo fatto anche tappa per 2 giorni a casa di Elio (per chi non conoscesse Elio vi suggerisco http://www.elio.co.jp/en/eCuisine.htm) a Cetraro in provincia di Cosenza.
Come nella migliore tradizione meridionale e quindi anche calabrese, la gente ti mette in testa la casa pur di farti sentire a tuo agio, e tutta la tradizione culinaria regionale pur di farti "scoppiare".
Cosi' abbiamo iniziato la nostra-abbuffata-24ore provando di tutto: dalle mitiche petticelle* di zia Anita, a patate e peperoni, dal capretto ai funghi silani, dal bufalo al bisonte passando per le olive schiacciate ad ettolitri di vino. Quando questo sembrava poco, Elio subito pensava a come riempire gli eventuali millimetri di spazio lasciati liberi nello stomaco. Ed eccoci subito a mangiare cornetti caldi ripieni di cioccolata e nocciola alle una di notte....tutti stravolti e svogliati.
No. Non e' esattamente vero. Tutti svogliati meno l'equipe giapponese di Elio, piu' un altro giapponese lungagnone piuttosto silenzioso, da noi (ops da Marco) ribattezzato pennellone. Quanto hanno mangiato questi ragazzi e ragazze iddio solo lo sa, avevano sempre la ganascia in movimento e mentre noi altri ci fermavamo, loro ricominciavano con quello che era avanzato dalla portata precedente.
Ma si puo' -dico io- mangiare cosi' tanto, se quando pranzano a casa loro con uno striminzito onigiri sono piu' che soddisfatti? Si saranno sentiti costretti dalla proverbiale insistenza calabrese? uhm.....dubito!
A colazione si sono presentati piu' di una volta con dei pomodori (pomodori veri, rossi e polposi) in mano raccolti li' per li' dalla pianta nell'orto e le ragazze li assaporavano emettendo mugolii quasi da orgasmo (peccato che i loro -orgasmi intendo- suonino piu' come gemiti di dolore che di piacere, bah!).
Cosi' davanti a tutto quel ben di dio, mangiavano e bevevano a quattro palmenti, tanto che la signora Carmela la mattina che ci siamo accomiatati ci ha offerto petticelle e fiori di zucca fritti dicendoci :"tanto i giapponesi a colazioni mangiano proprio di tutto!".
A colazione e basta? beh, io direi che non si tirano indietro proprio a nulla, mai!!!


* per chi non sapesse cosa sono le petticelle sono delle polpette a base di melanzana... il nome deriva dall'arabo "pitta" che vuol dire "rigirare fra le mani"... cosi' ce l'hanno venduta a nostra somma incredulita' (altre opzioni gradite).

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Sul Freccia Rossa

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Ed eccoci di ritorno, nel caldo umido del Giappone ... l'estate qua toglie proprio il respiro e la luce che alle 7 di sera se n'e' gia' andata mette proprio tristezza.
Abbiamo girato un po' per l'Italia utilizzando lo Shinkansen locale: Freccia Rossa o Argento, proprio un'esperienza che non ha nulla da invidiare al piu' conosciuto treno giapponese. Puntuale, pulito con ottimi servizi a bordo, belle poltrone ed un silenzio insolito per l'Italia chiaccherona. Anche i cellulari tenuti a bada da vibratori efficaci, specialmente se seduti comodamente a leggere un libro o un giornale, sono stati una bella sorpresa; mi ricordavo un'Italia piu' "ostentatrice" nello squillo selvaggio.
Il 4 d'Agosto ci accomodiamo cosi' nelle nostre poltroncine sulla linea che porta a Napoli, imbarco ovviamente a Firenze Santa Maria Novella. Un gruppetto di giapponesi sulla mezza eta' (piu' o meno come la nostra, sob sob), salgono proprio dietro di noi. Il treno parte, ci viene annunciato che tre ore dopo saremo arrivati a Napoli.
I giapponesi dietro di noi cominciano a sgranocchiare sacchettate di roba (-troiai -si dice a Firenze): patatine, fonzies, noccioline e chi piu' ne ha piu' ne metta, ed ad intrattenersi allegramente con un bel tono di voce sostenuto. Tutti gli sguardi dei passeggeri verso di loro: ebbene si', stanno disturbando, anche i giapponesi disturbano!!! Marco mi guarda, e rispondo allo sguardo con un ecche' ci vuoi fare?
Ci reimmergiamo nella nostra lettura, e questi imperterriti a voce alta continuano la loro conversazione. Marco mi riguarda e mi fredda: ora dico loro qualcosa! "Ma lasciali stare, che t'importa?" "M'importa invece perche' tutti vogliono che noi rispettiamo le loro regole, ma a casa nostra nessuno rispetta le nostre!" Non fa una grinza,penso, ma perdinci se s'e' incarognito..." verissimo, ma, lasciali stare, leggi e non farci caso" aggiungo, sperando di averlo convinto.
Cosi' il treno fila via liscio come l'olio. Passano coi giornali, con gli snacks (di cui i giapponesi fanno man bassa ... ma non erano loro che non amavano le cose salate? ... il mondo va proprio all'incontrario), passa il controllore e questi fissi e ribaditi a starnazzare con le loro voci stridenti .... vedo Marco seduto, no! in piedi, no! si gira e prima ancora che io possa prendere fiato per proferire verbo: "sumimasen, se siete tanto educati e silenziosi sullo shinkansen in Giappone, perche' dovete essere cosi' rumorosi e maleducati in Italia?".
Non so se il gelo che poi e' caduto sui signori fosse dovuto dalla parte di merda subita, o dallo stupore di prendersela pure in giapponese, fatto sta, che hanno abbassato la voce, ed il nostro viaggio e' proseguito in perfetto silenzio!

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Shopping a-la-japonaise!

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Ecco, sono in Italia da venti giorni.
Ho fatto tutti i miei controlli medici, le spese, gli incontri ravvicinati ed obbligati con la parentela, assistito ad una sfilata di moda a -3 in un giugno piovoso a Milano ed incontrato il
Portinaio.
Potrei rendergli pan per focaccia descrivendolo in tutta la sua aura, ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, e siccome mi sta davvero simpatico, ha una vena ironica quasi estinta nel genere umano, lascio correre ma vi invito a leggere il suo
blog!
L'altra mattina sono andata in centro a Firenze, la trovo sempre bellissima e devo ammettere che l'ho trovata stranamente pulitissima.
Il centro storico con tutti gli autobus elettrici chiuso al traffico in mano a maree di turisti. Turisti da ogni angolo del mondo: anche brasiliani, anche se devono aver mandato la rappresentanza brutta della popolazione..uomini e donne inguardabili. Non mi possono uccidere cosi' il mito della bellezza sudamericana,insomma! Poi russi, americani, spagnoli, tedeschi, cinesi tutti dietro delle guide turistiche per chiese e luoghi storici della citta'.
Un gruppo di rumeni anche di fronte alla casa di Dante per poi affacciarsi sulla chiesa costruita nell'anno 1000 e dove Dante incontro' la Portinari, facendosela diventare una vera e propria fissazione.
Tutti a bocca aperta a respirare la storia della citta' attraverso i suoi vicoli, i suoi vinai ed artigiani.
Poi altri gruppi folti di stranieri, indubbiamente asiatici, che passano davanti a chiese e monumenti alla velocita' della luce che li guardano, li fotografano, annuiscono e sfilano via in buon ordine per dirigersi la' dove lo shopping di lusso e' fermata obbligatoria: via Tornabuoni!
Escono carichi di buste di tutti i brands piu' disparati per poi salire di nuovo di corsa sull'autobus che ha sopra un cartello OUTLET PRADA o meglio ancora
アウトレットプラダ!
"Shopping estremo" declinazione nipponica.

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Vi piace il sushi alle fave e banane?

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Nel triste giorno in cui Repubblica.it posta su Facebook la notizia dell'incidente a Pietro Taricone, noi riceviamo in regalo dal Portinaio un post che pubblichiamo con orrore. Dopo averci incontrato, il Portinaio si e' convertito al Discordianesimo e ci ha mandato questo post al termine di un ritiro spirituale presso il tempio della dea Eris di Roccapipirozzi (IS). Durante la settimana di ritiro si e' nutrito solamente di sushi alle fave e banane, vestito con un tuxedo tigrato e ciabattine all'Otelma. Eccone le conseguenze:

Essere ospiti di un blog è sempre una lama a doppio taglio.
Devi dare il meglio di te stesso perché sennò fai la figura del cencio, non puoi offendere o criticare i padroni di casa sennò ti rispediscono al mittente, non devi fare battute volgari o andare contro le loro ideologie perché potrebbero non pubblicarti.
Ed io che faccio ora?
Per farvi capire che a me questi due proprio non mi intimoriscono, inizio così.

Il primo incontro con Marco e Bea è avvenuto in via Senato 10 a Milano, alle ore 19e45 sotto una pioggia fina fina, come direbbe mia zia del sud.
Alti come due cipressi e vestiti di un’eleganza stratosferica, Bea sembrava un’ex modella di Vogue Germania e Marco l’assassino maggiordomo di Cluedo!
Pensate sia troppo poco?
Il vestito di Beatrice era del noto stilista Cavalli: un velo di garza floreale accompagnato da una giacca bianca e con zeppe alte 18 centimetri color topa di campagna. Io di fianco a lei sembravo un diversamente abile.
I gradi a Milano pare fossero 16, quelli percepiti da Bea, dall'alto dei suoi tacchi, -3.
Pare che a Bormio e sulla sua testa abbia anche nevicato.

Marco è un uomo molto gentile, appena entrati alla sfilata di Cavalli ci ha “parcheggiato” di fianco a delle taniche d’alcool ed è andato a svegliare dal sonno invernale i clienti giapponesi, che battendosene il cazzo, si sono presentati con i sacchetti di Armani alla sfilata di Cavalli. Fossi stato io al suo posto sarebbero durati come un orgasmo di un coniglio, ovvero 2 minuti!
Marco è un uomo di bella presenza, conosce il retail giapponese a menadito, sa tutto dell'Apple, ha scaricato le applicazioni per l’eiaculazione sull’iPhone, non sopporta né Dolce né Gabbana e il suo intercalare preferito è “fava”.

Beatrice Maria Roberta è una donna di bellissima presenza, sembra di origini tedesche/austro-ungariche, è magra come Sissy, fa ridere come la Littizzetto e manda a letto i suoi figli alle 8e30!
Se fossero in Italia questi bambini non potrebbero vedere: Striscia la notizia, il Tg2, Un Posto al Sole (anche se non lo fanno più), l’inizio di X-Factor e il serale di Amici.

Marco fuma come un turco, pare che la Philip Morris lo voglia come sponsor ai prossimi mondiali di corsa sugli accendini.
Bea non mangia la fiorentina, non mangia il sushi, non beve vino, quindi verrà trasferita nella sede di Cavalli in Burkina Faso.

Ancora troppo poco?

Quando Marco ti guarda: o ti sta per dire “Fava”, oppure ti propone una pausa sigaretta. Quando ti guarda Bea: o ti sta per dire “ Se ti ho in culo ti cago nell’Arno”, oppure inciampa nei suoi stessi piedi.
Nelle nostre lunghe passeggiate milanesi si è sbeccata lo smalto almeno due volte ed è quasi caduta stesa 4 volte, pur indossando delle Birkenstock.

Vi va bene come descrizione dei padroni di “From Toscana To Japan”?

Alzi la mano chi vuole cambiare il nome a questo blog?

Bene facciamo partire il televoto “Come vuoi chiamare il blog di Marco e Bea?”:

1. Sushi e Chianti
2. I Bischeri di Tokyo
3. Dante mangia Onigiri
4. Tokyo è bella ma preferisco Scandicci
5. Tokyo sembra Prato: sono tutti cinesi
6. Mia moglie ’un la si tromba
7. Fava
8. I miei figli non hanno mai visto il tramonto perché vanno a letto prima
9. Maremma maiala ho dell’alga nori fra i denti
10. Le aragoste a Tokyo non me le vendono perché non vogliono che le cucini con il riso.

Mentre Marco era a lavorare, io e Beatrice abbiamo avvistato Alba Parietti in giro per Milano. Non me la immaginavo così, è una specie di demonio. Mi sono documentato e in effetti è vero, è iscritta nel libro degli esorcisti.

“Non sopportano la Coroncina della Divina Misericordia:
1) Almagas (Demonio dell’ulcera Varicosa)
2) Andrapos (Demonio dell’intestino)
3) Endior (Demonio dell’eczema)
4) Tartanass (Demonio dell’omeopatia)
5) Alba Parietti (Demonio del Botox)”.

Siccome io sono il Portinaio (e anche la Bea non è da meno), ho allungato le orecchie e ho scoperto che la Pariettona deve diffidare qualcuno perchè continuava a ripeterlo al telefono. O voleva farlo sapere a noi, o dall’altra parte della cornetta c’era un sordo.

“Diffida, diffidalo, fagli la diffida!”

Alba, l’hanno capito anche al terzo piano di H&M!! Io forse diffiderei il suo chirurgo estetico visto che non ha delle labbra ma delle Big Babol masticate.
Scusate le divagazioni, questi sono solo pettegolezzi frivoli.

“Oggi porti mia moglie a vedere Milano?”
“Va bene caro Marco, ha delle scarpe comode?”
“Sì, di Cavalli”
“Ho detto delle scarpe comode, non di marca!”

Marco è un profondo studioso della Cabala. Io che sono un povero pirla in cerca della propria fede ho cercato di capirne di più.

“La Cabala è quella che studia Madonna?”
Marco mi guarda come se avessi detto al Papa che Gesù aveva le mani bucate perché era uno spendaccione.
“La Cabala è quella che studiano Paola e Chiara?”
Dopo questa Marco mi ha abbandonato in tangenziale con un cartello con scritto “Fava”.

Mi sa che ai toscani piace molto associare una persona ad una verdura o ad un frutto, quindi devo trovare anche io un ortaggio che riassuma la coppia Scardigli-Lombardi.
Vediamo… la mora?...il kiwi?...No! Ci vuole qualcosa di più evocativo.
Trovato: la Banana.
Ecco loro sono così, hanno mille declinazioni:
Se uniti insieme stanno bene e si possono usare come un casco, perché ti proteggono.
In caso vogliate essere originali e fare bella figura possono essere usati come gonna. Ve la ricordate Josephine Baker?
State pur certi che non vi faranno mai fare uno scivolone sulla loro buccia.
Infine sono divertenti, ma se sbucciati, dentro sono dolci e fanno bene.
E poi come la banana sono pieni di doppi sensi.

Grazie per l'ospitalità.

Il Portinaio "fava"

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.


Alda Merini (Terra d'Amore 2003)

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Preparativi

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Devo fare le valigie ...vabbeh tanto quando parto per l'Italia sono sempre vuote, il minimo indispensabile per cambiarsi per un paio di giorni e poi via con le spese pazze per tutti, dalle mutande alle scarpe da inverno per la stagione seguente.
Su 4 valigie, 2 sono completamente vuote, e 2 sono principalmente piene di regali...pensieri. Sembro lo Zio d'America povero quando torno a casa...fra amici e parenti, la lista si fa lunga....ed anche le cose da portare si ristringono sempre di piu' ogni anno che passa. Mica si puo' sempre optare per quelle T-shirt con i kanji, o sempre te' verde, o ginger .... insomma poi il resto si trova ovunque...per cui anche le idee si riducono all'osso. La globalizzazione ha rovinato anche il gusto dei regali!!!
Pero' sono pronta, pronta ad affrontare i furbetti per la strada, quelli che gettano le carte per terra (come l'anno scorso quello davanti al Vivoli con moglie giapponese..il che' mi fece ulteriormente innervosire!!!), quelli che imbrattano le pareti ed i monumenti.
Ora non che il Giappone sia immune da tutto cio'...si trovano qua' e la' carte per terra, pareti imbrattate ed anche qualche furbetto per la strada ..... ma in quantita' cosi' ridotta che lo apprezzi pure: ah, finalmente qualcuno che rompe la monotonia delle regole.
Ecco, forse pure da noi ci vorrebbe qualcuno che rompe la monotonia delle regole al contrario: viaggiando sulla propria corsia, non gettando carte per terra, nemmeno quelle piccolissime dei chewing-gums o dei pacchetti di sigarette, che sono trasparenti.
Sarebbe un inizio.
Molti dei miei amici che vivono da troppi anni in Giappone, e palesemente odiano l'Italia mi fanno proprio incazzare, e potessi li lascerei senza passaporto. Perche' non sento mai un americano parlare male del proprio paese ?? ecco, io vorrei che gli italiani facessero lo stesso: imparassero a rispettare il loro paese. Perdinci!!!!
Dopo 10 mesi spesi in Giappone, io ho proprio bisogno d'Italia, e' un bisogno fisiologico. Ho bisogno dei colori, del paesaggio, delle passioni, delle risa, delle voci. Dopo 2 mesi d'Italia, sono contenta di tornare a Tokyo, ma sarei contenta di andare ovunque, perche' l'arricchimento culturale e mentale che uno vive e' indicibile.
Ma una cosa e' vera, una volta tagliato il cordone ombelicale non c'e' piu' una sola "casa", ma tante case che ti aspettano.

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Rompere il silenzio

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Una delle cose piu' evidenti della cultura giapponese -viaggiando su treni o autobus a lunghe percorrenze- e' la quasi assoluta mancanza di comunicazione fra persone che condividono uno stesso spazio. Ognuno pensa ai fatti propri, ognuno dedito alle proprie cose, ognuno chiuso nel proprio silenzio incorniciato anche da un'immobilita' facciale straordinaria. Cosi' uno si abitua a portarsi sempre dietro un libro, un giornale, un qualcosa per ingannare il tempo prima dell'arrivo a destinazione. Uno ci si abitua cosi' tanto, che aspira a montare in treno proprio per godere di quell'assoluta tranquillita', altrimenti introvabile. Ovunque il silenzio e' pressoche' rispettato, meno che dal parrucchiere. Il parrucchiere per antonomasia deve essere il posto dove si chiacchera, si fa gossip, si spettegola. Ed anche se ti vedono leggere o scrivere, magari anche qualcosa d'importante, partono per la loro tangente e cominciano a sciorinare tutte le domande in sequenza nemmeno fossero l'ispettore Zenigata!
Premettendo che nei negozi ognuno ha uno specifico compito e solo quello: lo shampista, la colorista, il taglista, e la pieghista, ognuno di loro, durante il proprio turno attorno alla tua chioma, parte con una serie di domande essenzialmente scollegate fra loro. Si spazia da "uhhhhhhhhh, sei di Firenze, io non ci sono mai andato ma sono stato a Vienna" a "tuo marito e' cosi' kakkoiiiiiiiiiii (cool)", da " cosa ti piace della cucina giapponese?" a " come non ti piace il natto???? io adoro". Ma la domanda che tutti mi fanno a fine del loro servizio e': "bevi il sake?" ....
"Beh, no. Non bevo sake, ma non bevo alcolici in generale, ne' vino, ne' birra". Ed allora la risposta canonica di tutti, come se l'avessero prestabilita :" Cosa?????????
non bevi????????? io adoro il sake, lo bevo tutte le sere....mi piace bere. E tu che sei italiana perche' non bevi, con tutto il vino che producete?"
"Allora, tanto per cominciare io non produco nulla, magari avessi una tenuta in Chianti che starei qui a farmi colorare i capelli da te? Poi sono di Firenze e non mi piace nemmeno la fiorentina al sangue ... e se proprio devo scegliere un piatto, preferisco un secondo ad un piatto di pasta .... allora ??? E se la vuoi proprio tutta faccio anche a meno del cappuccino!"
Ma si puo' rispondere cosi' a chi mostra tanta ingenuita'? Allora sfodero il mio miglior sorriso e "ho una malattia che non mi permette di metabolizzare il vino e l'alcol in generale....e non posso"
Risata presumibilmente (perche' non fa' rumore) fragorosa (perche' il corpo si agita ben bene), "Ahhhhhhhhhhhhhhh, so des ka...kawaiiiiii so neeeeeeeeeeeeeeeeeee"!!!!!
E siamo tutti felici, fino alla volta dopo durante la quale, il dilemma del sake torna a farla da principe.

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Casa

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Cercate casa ma non sapete come fare a fidarvi degli architetti? Il disegno in pianta non vi rende esattamente l'idea di quello che sara' la vostra dimora?
Beh, in Giappone hanno la soluzione per voi.
Sulla Komazawa Dori, passato il parco di Komazawa, c'e' un quartiere pieno di case-modello dove i prossimi acquirenti avranno modo di rendersi conto in prima persona di quel che sara' il loro acquisto compresi colori, scale e pavimenti. La scelta include circa 20 diverse tipologie di case, da quella stile giapponese a quella piu' scandinava, da quella tirolese a quella simil-americana. Il capitolato c'e' e non si cambia. Che a nessuno venga in mente di farsi piacere la casa A e di mettere parquet piuttosto che moquette prestabilita: giammai. Nemmeno il colore della moquette si puo' cambiare. Quello che si vede e' esattamente la copia fedelissima, al capello, di quello che sara' la vostra futura casa.
La famigerata inflessibilita' giapponese non da' respiro neppure quando si tratta di fare un investimento grande come ... una "casa"... e' proprio il caso di dirlo.

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Atmosfere da Matrimonio

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Tutte le ragazze sognano un matrimonio in un posto da sogno, con un vestito da sogno ed una luna di miele da sogno.
Luoghi intimi, romantici che regalino per quegli attimi irripetibili emozioni indimenticabili.
E' per questo motivo che sono aperte da ieri le prenotazioni per sposarsi nella lobby dell'ala sud del Terminal 1 all'aeroporto di Narita (Tokyo). La spesa per questa atmosfera idilliaca e' di circa 400,000 Yen che l'aeroporto condivide con l'albergo della catena Hilton a pochi metri di distanza.
I matrimoni possono essere celebrati solo nei fine settimana e nei giorni festivi, e danno agli sposi un'idea d'internazionalita' che non avrebbero in nessun altro angolo del mondo.
Che dire, allora, se non AUGURI???


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Erbivori

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Leggo oggi su "La Repubblica" che l'uomo giapponese sta cambiando. Cito testualmente: " Niente a che fare con i samurai. E nemmeno con la tendenza "impiegati modello" delle generazioni precedenti. Ora in Giappone i giovani uomini di tendenza sono gli “erbivori”. In lingua nipponica si chiamano “Soshokukei danshi “ e generalmente sono ragazzi esili, timidi e molto calmi. Ricercano la compagnia femminile, ma per loro il sesso non ha molta importanza. Da qui il loro nome: erbivori, coloro che non cercano “carne” (sesso) ma un modo di vivere più spirituale. In cui i due sessi finiscono per essere abbastanza simili. E infatti loro adorano fare shopping, vestirsi con gusto e ricercatezza e adorano passare le serate con gli amici. La vera antitesi, rispetto al concetto di mascolinità nazionale. Una piccola rivoluzione sociale".
Al tempo dei samurai non so come fosse, ma per stessa ammissione delle donne giapponesi anche over 70, l'uomo giapponese per essere interessante non ha mai dovuto essere "maschio", anzi piuttosto avere dei tratti somatici che si avvicinavano piu' a quelli femminei.
Oggi come allora, pare che il sesso non sia mai stato un pensiero fisso, e sempre stando alle confessioni di signore giapponesi fra i 30 ed i 70 anni, a volte passano dei mesi prima che uno dei due prenda l'iniziativa, pur condividendo lo stesso talamo.
L'unica piccola rivoluzione sociale che vedo, quindi, e' l'indole "nuova" di fare shopping, perche' anche l'uomo ha preso coscienza del proprio corpo e del proprio apparire, non lasciandolo piu' a solo ed esclusivo appannaggio del gentil sesso
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Norwegian Wood

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La prima volta che ho letto Norwegian Wood, meglio conosciuto in Italia come Tokyo Blues, moooolti anni fa, ero rimasta colpita, dai luoghi, dal modo di raccontare i sentimenti, l'amore, la morte. Era stato un libro che mi aveva proposto modi di percepire i sentimenti a me sconosciuti, con un'accettazione fin troppo stoica, senza che le
passioni prendessero mai il sopravvento. Almeno non nel senso mediterraneo del termine.
Il romanzo e' un lungo flashback, sono ricordi che si sgomitolano nella mente del protagonista: l'essenza del libro e' l'essenza della vita vissuta da ragazzo giapponese alla fine degli anni '60. Per alcuni aspetti il libro non rispecchia la societa' moderna, dei ventenni di oggi, ma - rileggendo il libro e vivendo in Giappone - posso tranquillamente affermare che molti atteggiamenti si sono proprio cristallizzati rendendoli proprio tipici della cultura nipponica, come un piatto di sushi.
Il motivo per cui il titolo in italiano sia stato tradotto con tanta "liberta'" non lo so, e non me lo riesco a spiegare. Norwegian Wood e' una canzone dei Beatles che il protagonista Watanabe Toru ascolta mentre arriva ad Amburgo e che da' il via -come con effetto domino- a tutti i ricordi che hanno segnato la sua giovinezza.
Pochi i riferimenti storici, se non i tumulti universitari, che servono solo da riferimento temporale. Per il resto Norwegian Wood e' indubbiamente un romanzo d'amore, amore anche per la morte perche' la morte e' una parte intrinseca della vita stessa.

"Finora ho sempre pensato che avrei voluto oscillare in eterno fra i diciassette ed i diciotto anni, ma adesso non lo penso piu'. Ho vent'anni ormai e devo pagare il prezzo per continuare a vivere".

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Ora di Punta

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Perche' quando uno lo racconta che i treni nelle ora di punta, sebbene passino con una frequenza disarmante (almeno per noi italiani, uno ogni 5 minuti...), sono al limite della convivenza, nessuno ci crede.
Ecco degli esempi lampanti, ripresi da diverse linee ferroviarie dirette in diverse zone della citta', al mattino. La sera non e' tanto meglio, con la differenza che la gente e' piu' stanca e decisamente meno profumata!

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Hatoyama e la Moda

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Povero Hatoyama. Il suo gradimento sta andando in picchiata ed adesso gli criticano anche l'abbigliamento. Pare infatti che nessuno abbia gradito il suo look casual. Nemmeno quelli della CNN americana. Il che e' tutto dire.
Questa e' la foto incriminata dove il Primo Ministro si presenta abbigliato con un improbabile camicia a quadri multicolore ad un barbecue. Lo incriminano di non essere al passo con i tempi per essersi vestito cosi.

Ora, nel paese dove i bambini vanno all'asilo conciati cosi'
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I teenagers sono costretti a presentarsi a scuola in queste condizioni (il calzettone bianco a meta' polpaccio, la dice lunga):
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e le donne si ciurmano in questo modo:
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suppongo che i giornalisti dovrebbero fare prima un gigantesco mea culpa nazionale, prima di parlare del cattivo gusto del loro Primo Ministro.

Ah. Ovviamente c'e' n'e' anche per quelli della CNN .... chi pensano di essere Valentino?
Che pensino allo stile della loro Hillary Clinton, (la prima che mi e' venuta in mente) che si fa fotografare con la bomboniera del matrimonio della figlia intorno al collo!!!
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Il senso estetico, che come cantava Battiato "fu pre-alessandrino", appartiene all'area Mediterranea.
Il resto e' GAME OVER!

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Kagome

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Ed io, che quando ho lasciato l'italia, avevo pensato che l'ultima a conciarsi come un pupazzo fosse stata Sandra Mondaini con Sbirulino! Da quando siamo atterrati in terra nipponica non faccio altro che vedere donne (in questo caso addirittura un transessuale), quindi sempre di donna si tratta, che pensano di vivere in un cartone animato.
Fermatevi, per favore. Ascoltate questa voce dal deserto .... gli uomini non pensano siate piu' attraenti a ciurmarvi come per una festa di carnevale in un istituto psichiatrico... per favore ... avete un'eta' ... abbiate rispetto per il buon gusto e la decenza!
Ed invece no. La voce del deserto non ha seguito e vengono pure invitate a fare da polo attrattivo durante spot pubblicitari. Questo e' uno dei tanti casi. La Kagome (un nome un programma) produce prodotti a base di pomodoro, fra cui il ketch up e da domani immette sul mercato quest'assoluta novita' il TOMAREPI , dalle iniziali del nome originale :
“Tomato de kantan watashi no recipe!” che tradotto vorrebbe dire "una mia ricetta semplice a base di pomodoro", in altre parole una sorta di spezzatino in busta.
La Sbirulina del pomodoro rappresenta la fata, fata che insegna alla mogliettina inesperta in culinaria come trasformarsi nella perfetta casalinga!!

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Cartoni Animati

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E' indubbia la supremazia giapponese nell'arte del disegno per manga, anime, e cartoni animati.
La mia infanzia e prima adolescenza sono stata costellate dalla messa in onda di cartoni animati di realizzazione giapponese. Tutti per lo piu' ambientati in Europa o negli Stati Uniti, ma tutti made in Japan. Cos'e' che ha attirato tanto i disegnatori giapponesi ad imbarcarsi in storie "occidentali", da Remy (il famoso romanzo Senza Famiglia), a Heidi, da Vicki il Vichingo a Candy Candy, piuttosto che raccontare la storia del figlio di uno shogun? o della moglie di un lottatore di sumo? Poiche' una vera risposta non c'e', voglio tentare di darne una io, del tutto personale: pare quasi che non si voglia (o non si sia voluto) intaccare la cultura giapponese, per tenerla li', cristallizzandola ed idealizzandola, come l'unica a non poter essere "ridotta" ad un cartone.
Le storie verosimilmente ambientate in Giappone, vedono svolgere la loro trama all'interno di una scuola o nel mondo durante una guerra fra galassie, con uomini trasformabili in imponenti robots.
Anche l'ideale di donna, dei cartoni giapponesi, anche quelli che, come Lupin III presentano una donna, che almeno dal nome -Fujiko- dovrebbe essere giapponese a tutti gli effetti, non corrisponde ai canoni di bellezza nipponici. Tutte le figure femminili vengono infatti ritratte con degli occhi giganteschi, dei seni prorompenti e fianchi accoglienti, estremamente sexy e sensuali. Niente che le faccia assomigliare alla tipica donna giapponese, quasi come se anch'essa non potesse o non dovesse essere rappresentata.
Da Fujiko, per me il top, ad Android 18 di Dragon Ball Z, da Haruhi Sazumiya a Honey Kisaragi l'una vestita con l'uniforme della scuola, l'altra con la sua aria da guerriera la campionatura femminile si fa senza dubbio riconoscere per qualcosa di introvabile nella realta'. Da qui, forse, la grande passione degli uomini per questo tipo di lettura: un momento di assoluta evasione, di assoluta fuga, senza passaporto.

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Mamma

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Una volta la festa della Mamma era l'8 di Maggio, punto e basta. Quando cadeva, cadeva e giustamente a nessuno importava che fosse lunedi' o mercoledi'. Poi ci siamo dovuti adeguare alle consuetudini americane, festeggiando la mamma la seconda domenica di maggio, cosi' tanto per favorire un po' piu' di consumismo!
Anche il Giappone che, in quanto ad accogliere tradizioni americane, e' il re incontrastato, festeggia la mamma la seconda domenica di maggio.
E per festeggiarla c'e' modo piu' spensierato che non farsi un giro in una palla di plastica trasparente assieme alla propria figlia? Provare per credere. Al Sakai Harvest Hill nella prefettura di Osaka...si torna davvero bambini ... ops bambine!


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5 Maggio

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Pare che tutto accada il 5 di maggio: muore Napoleone, il Manzoni lo immortala con un'ode, Garibaldi da' inizio alla spedizione dei Mille, nasce Karl Marx, il Messico e' in festa ed anche in Giappone non si scherza.
E' la festa dei bambini. Maschi, pero'. Per le femmine c'e' una festa il 3 di marzo.
Carpe colorate sventolano ovunque per celebrare i piccoli perpetuatori delle stirpi, a dispetto dell'incredibile calo delle nascite.
A mo' di ponte sul fiume Sagami, nella prefettura di Kanagawa, poco distante da noi, quasi 1200 carpe sono state distese approfittando del vento che spira, per farle muovere sinuosamente come in un fiume.

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Basi Militari

Okinawa e' una perla dell'Oceano Pacifico. E' Giappone solo per appartenenza, ed ha poco a che vedere con l'Honshu o l'Hokkaido, come e' ovvio che sia per un'isola baciata dal sole e dalle bellezze naturali.
Okinawa e' terra di basi militari statunitensi, ma gli isolani sono stanchi. Rivogliono il loro terreno, non hanno piu' bisogno del "conquistatore", vogliono essere liberi.

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Dorama

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I giapponesi sono orribili a recitare, tremendi, non si affrontano. La stragrande maggioranza degli attori ha queste pose "imposte" dettate dal nozionismo piu' che dal talento per la recitazione stessa.
"Ah lo sapevo io, hai un'amante " dice la moglie al marito mettendosi poi le mai nei capelli ed iniziando a gridare, "Ah, ma no... non e' nulla lei per me, ah" cercando con slancio di trovare un contatto con la moglie. Ah....che sbobba!
Ecco, fra i giapponesi e la recitazione c'e' , e'proprio il caso di dirlo, l'oceano. Tutto anche i films piu' seri ed impegnati sembrano feuilletons o soap-operas o telenovelas.
Eppure qua le soap-operas o dorama come le amano chiamare i giapponesi, dall'inglese "drama", sono ancora famose come da noi quelle sudamericane negli anni 80 .... chi non si ricorda Anche i Ricchi Piangono? o Dancing Days? Insomma sono pezzi di storia della "recitazione" che dei buoni intenditori non possono e non devono essersi lasciati scappare! E qua, non c'e' signora, dai 25 anni in poi, che si sottragga alle vicissitudini dell'eroina di turno.
Di quel che c'e' non manca nulla: tragedie familiari, cuori spezzati, malattie, tradimenti, incidenti e chi piu' ne ha piu' ne metta per tenere le signore con il fiato sospeso a sospirare.
Gli attori maschi? un cliche' .... sempre molto glabri, capelli sul lunghetto andante, e visi molto femminili ... al contrario di quelli sudamericani belli ed impossibili alla Juan del Diablo!
Qualche titolo??? Dietro consiglio di amiche giapponesi ....
Summer Snow
Wakaba no Koro
Ichi Rittoru no Namida
per vederle?
http://www.dramacrazy.net

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Katakana

katakana

Dopo 5 anni di Giappone, sono pronta ad affermare che fra me e le lingue orientali c'e' l'oceano, ma forse di piu'.
Non mi affascinano, non mi coinvolgono ... non mi piace il giapponese, ma neppure il cinese, il tailandese o men che meno il suono del coreano. Datemi paginate di tedesco, se volete farmi felice, ma a me tutte queste complicazioni linguistiche date anche dalla scrittura stessa, mi deprimono.
Ora, accanto ai kanji (ideogrammi) con cui i giapponesi si esprimono, esiste l'hiragana che e' una chiave di scrittura e lettura i cui suoni corrispondono alle loro sillabe e serve principalmente ad articolare la frase (molto spannometricamente descritto. Ma tanto, se non conoscete il giapponese, non capite ... se lo conoscete non c'e' bisogno di ulteriori spiegazioni!).
Accanto a questi due modi di scrittura, ne esiste un terzo: il katakana, che e' utilizzato per traslitterare termini stranieri. Per cui partendo dal presupposto che nessun giapponese conosca il nostro alfabeto, il katakana aiuta chi legge ad emettere i suoni, anche senza comprenderne il senso.
Per cui door diventa doa, love diventa rovu, hamburger diventa bagaaaaaaaa. La traslitterazione non avviene solo per parole inglesi, ma per tutte in generale. Quelle che ci toccano piu' da vicino sono: pasuta per pasta, razanie per lasagne e nutera per nutella. Anch'io non sono Beatrice, ma Beatorishie, Bernardo e' Berunarudo e Vittoria, Bittoria...si' come l'avrebbe chiamata Mamy di Via col Vento!
Cosi' diventa difficile capire leggendo il katakana: si riescono ed emettere dei suoni, che pero' devono lavorare dentro- come dei mantra- per darci forse l'intuizione del significato. Ho perso una mattina a capire chi sarebbe stato ospite in uno show : erikecuraputon (ovviamente Eric Clapton), ma poiche' anche le parole si scrivono senza spazi tra di loro, quel nome mi suonava super sconosciuto. Lo stesso vale per i titoli dei films che ovviamente rimangono in versione originale ... invito tutti a noleggiare: deawurubeburaddo ... magari poi ci aggiorniamo se vi e' piaciuto o meno da qui ed una settimana!
Esistera', suppongo, una sorta di accademia della Crusca giapponese che decide in base ai suoni, come far leggere alla popolazione le parole straniere. Poi si lamentano pure che i giapponesi hanno difficolta' di pronuncia quando si tratta di esprimersi in inglese! Ora non che noi siamo delle cime, la nostra R bella pronunciata non la perdiamo neppure sotto tortura ... ma diciamo pure (a cuor leggero) che non siamo malaccio.
Quindi, non sarebbe tanto meglio lasciare le parole scritte come sono nella loro lingua originale? tanto leggere per non capire che senso ha?

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Il sabato del villaggio


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L'idea che aveva il Leopardi sul sabato non era del tutto sbagliata: il giorno prima della festa siamo tutti in fermento, siamo tutti moooooolto piu' contenti che il giorno della festa stessa. L'aspettativa e' quello che -in fondo-rende speciale un avvenimento, piuttosto che l'avvenimento stesso.
Quello che non mi piace nell'avere sempre tutti i negozi aperti, sempre tutto a portata di mano, quest'accessibilita' giapponese a tutto 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno, e' che uccide l'aspettativa, uccide il desiderio. Cosi' la gente, le famiglie non hanno mai un vero desiderio e si ritrovano a fare sempre le stesse cose con metodicita', con una metodicita' quasi inconsapevole. E se qualche famiglia opta per il parco, pare davvero che il resto della popolazione opti per le grandi distribuzioni, specialmente se si parla di cibo. A differenza degli anglosassoni in generale, che non amano spendere per mangiar bene (neppure per bere bene, per loro tutto si riduce alla quantita'), i giapponesi amano il buon cibo, magari porzioni pediatriche, ma la qualita' deve essere alta. Per cui non stupitevi se di sabato nei supermercati, li vedete in fila (anche in una fila "chilometrica") per gli assaggi, non solo con quegli assaggi pranzano o cenano, ma passano il loro tempo, che altrimenti non saprebbero come impegnare.
E' un atteggiamento culturale nato dall'esigenza di rifuggire la casa, intesa come luogo di ritrovo familiare, perche' troppo piccola, troppo soffocante, troppo limitante.
Ed allora ben vengano le "testing stations" dove per 4 penne al pomodoro devono aspettare anche 40 minuti, per 3 briciole di cheese-cake 1 ora e per dei mirtilli zuccherati ben un'ora e trenta minuti!

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Dio li fa e poi li accoppia

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Non c'e' davvero piu' nulla da fare, in tutto il mondo televisione e spettacolo ormai sono diventati "trippa da gatti", se si arriva a premiare anche "i migliori coniugi"!!!
Un gruppo di editori di quotidiani e riviste, fatta la cernita fra un'ampia serie di coppie famose, ha promosso dalle pagine dei propri giornali una votazione a cui -pare- la popolazione giapponese non si sia sottratta. Anzi, per onorare Yoi Fufu No Hi (good husband and wife day), il 22 di aprile, sono stati raccolti centinaia di migliaia i voti. Un risultato apparentemente che nessuno si aspettava
Su cosa si sara' basata la scelta di una coppia a discapito dell'altra? saranno stati i gossip a condizionare il voto, o l'idea di coppia alla giapponese?

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First Love

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Il bisognino fa trottare la vecchia, diceva la mia nonna ....ed in periodi di crisi, la gente le pensa la notte.
Cosi Atsuko Sato ha pensato di aprire un'agenzia di investigazioni per ritrovare il primo amore. Del resto, e' vero o non e' vero che il primo amore non si scorda mai?
Quindi chi per un motivo o un altro ne ha perso traccia, ma non puo' far a meno di vivere senza riallacciare un minimo rapporto con chi ha fatto breccia nel proprio cuore,
puo' rivolgersi a Sato-san che sara' ben lieta di aiutare.
L'agenzia si chiama, per l'appunto, First Love ed ha il quartier generale ad Osaka.
Molti si rivolgono a lei per ritrovare amori "morti" dopo la fine della II Guerra Mondiale, di cui -pero'- i committenti hanno ancora un vivo ricordo nei cassetti della memoria. Ad oggi il 95% dei casi affidatole hanno avuto esito positivo, portando il ricongiungimento della "coppia" almeno per un preliminare incontro. Il dopo e' un problema che la signora Sato non si pone. Il suo compito e' finito e lautamente retribuito. Il numero giornaliero di richieste d'intervento e' di circa 20, ed anche se il caso su cui volete che lavori, non e' propriamente il vostro primo amore, la signora Sato ci mette tutta la passione del mondo per darvi almeno un'altra possibilita'.
Ma la detective non si lascia scoraggiare anche da casi, piu' recenti, e piu' "psicologicamente" complessi.
Siete stati lasciati, ma non vi e' proprio andata giu'? sono passati degli anni e pensate che il vostro "vecchio" partner abbia proprio preso un granchio nell'abbandonarvi con il cuore spezzato? Anche in questo caso la signora Sato fa il caso vostro. Cerchera' di rimettervi in contatto, per sentirvi forse dire che non siete la scarpa giusta ....
Ma, non basterebbe una telefonata? Il tariffario della signora parte da 30,000 yen al giorno.

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Starbucks

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Le abitudini "bevitorie" giapponesi stanno cambiando drasticamente. Se una volta il sake era la bevanda alcolica piu' bevuta, oggi lo e' la birra, e se prima a farla da padrone era il te', oggi e' il caffe'. Cosi' gli americani, che hanno invaso il mercato della pizza (senza saperla fare), hanno invaso il mercato giapponese del caffe' con milioni di Starbucks.
Ed a differenza degli Stati Uniti, in Giappone gli Starbucks sono dei mini-salotti, ben tenuti e curati, con i tavolini ed i vetri sempre puliti a specchio.
La "base" e' il caffe' espresso italiano, il cappuccino ed il caffellatte che qua (come negli Usa) chiamano solo latte. Qui non c'e' alto basso, ristretto o corretto, si va da piccolo, medio o grande, dal caldo al freddo ... dove freddo sta per una montagna di ghiaccio assieme ad un'idea della bevanda.
Quello su cui ci si puo' piu' sbizzarrire e' il sapore .... tanti gli aromi a disposizione: caramello, cannella, vaniglia, te' verde, e fiori di ciliegio ... pero' niente consumazione al banco .... o ci si siede oppure ci si porta via il "mitico" bicchiere di carta in giro per la citta'.

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Si accettano prenotazioni

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Finche' uno non le vede, non ci crede e le classifica sotto leggende metropolitane. Ma quando la tecnologia aiuta a testimoniare evidenze fuori da ogni logica e fantasia non si puo' far altro che capitolare.
Sabato e domenica scorsa a Tokyo era freddo, umido, ed ha pure piovuto a sprazzi. I prati erano impraticabili, i cieli grigi e l'aria pungente ma era tempo di Hanami, e tutti erano fuori ad apprezzare l'aria, all'aperto, a far foto ai fiori ed a mangiare, ma soprattutto bere, litri e litri di birra.
Dalla stazione di Tatsumi alla piscina -dove noi eravamo invece diretti- c'e' un viale alberato, pieno di sakura, che tutta la citta' deve aver preso d'assalto.
Quei teli verdi ed azzurri, che vedete nella foto, sono di plastica ed e' dove vengono generalmente imbanditi i picnic. Ai miei tempi, in Italia, c'erano quei morbidi plaids di lana, oggi invece i derivati del petrolio la fanno da padrone. I tempi cambiano, che ci vogliamo fare.
Bene, quei teli devono esser stati stesi molto tardi la sera o molto presto la mattina, considerando che alle 7:30 (orario della foto) erano gia' pronti per il banchetto, e come se cio' non bastasse, sopra un cartello indicava l'orario in cui detto banchetto avrebbe preso vita. L'orario piu' gettonato? le 11:30!
Mi si puo' essere cosi' "fissati" con un picnic sotto un ciliegio fiorito (che non fa frutti, ne' profuma), per andare a prendere il posto?
Mi sono sentita rincuorata quando la mia amica tedesca mi ha detto che neppure nella civile Germania quei teli avrebbero resistito, e che altri desiderosi di picnic, li avrebbero rimossi, senza batter ciglio, gettandoli pure via.
Ed invece qua, e' la norma, magari tendendo pure un nastro fra albero ed albero cosi' da recintare la zona prescelta. (non sto scherzando!)
Comuque nonostante la "prenotazione anticipata", questi signori si sono ritrovati circondati da coloro i quali non si erano scelti preventivamente l'appezzamento di "terra" ed a fine giornata, anche a condividere lo stesso pezzo di plastica: le lattine di birra vuote avevano fatto il loro effetto!

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Vacanze e .... pattume

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Allora, non ho deciso di andare in vacanza a Napoli, anche se il titolo del post potrebbe darlo ad intendere. Voglio invece raccontarvi della mia scorsa settimana, durante la quale i bimbi erano tutti in "pausa primaverile" e la mattina invece di essere di turno in cambusa, ero di turno all'immondizia. Che volete farci? io non sono nata con la camicia.
La spazzatura differenziata viene raccolta in specifici giorni della settimana, per cui se si perde l'occasione di lasciare -per esempio- i cartoni fuori dalla porta di casa al giovedi' mattina entro le 7:40, siamo costretti a tenerli in casa con noi fino al giovedi della settimana seguente. Ed e' una cosa che ooooooooooooodio, non sopporto vedere cose per la casa che non dovrebbero esserci, mi da' sui nervettini!!!
E' quindi di vitale importanza (per me, Marco si gira nel letto e continua a russare) essere precisi e puntuali altrimenti la casa diventa una discarica.
La scorsa settimana quindi ho dovuto mettere la sveglia per gestire l'immondizia provocata dalla mia famiglia e da un party con americani ed irlandesi! In un mondo perfetto, avrei potuto lasciarla fuori dalla sera prima, ma fra corvi, gatti, pioggia e vento, il buon cittadino giapponese (e quindi IO) se ne deve prendere cura poco prima del prelievo.
Per cui appena la sveglia ha suonato, ancora con la bocca impastata dalla notte, capelli aggrovigliati, occhi cisposi e pigiama mi sono ritrovata a sistemare il "rusco" come dicono a Bologna, e nei vari giorni della settimana ho dovuto: smontare i cartoni e legarli insieme, togliere le etichette dalle bottiglie di plastica e schiacciarle, schiacciare anche le lattine, tagliare i cartoni del latte, mettere le bottiglie di vetro separatamente ed uscire sotto una pioggia battente a sistemarli nel luogo di raccolta, saltellando con i ciabattoni Birkenstock di Marco come Silvestro quando sta per prendere Titti.
Cosa non si fa per rispettare le regole, anche con la consapevolezza che poi le regole non vengono rispettate .... ma cosi' e' il cittadino giapponese, quello che c'e' da fare si fa...anche nella settimana di vacanza!

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Ecologia

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Nel paese del protocollo di Kyoto uno si aspetterebbe un'attenzione per l'ambiente estremamente mirata, ed invece si scopre, ahime', che anche qui poco viene fatto.
A cominciare dal traffico.
Oltre ad essere pazzesco, e gestito senza criterio (in citta' entrano camion, betoniere, convogli militari di tutte le misure e pesi), la montagna di semafori dislocati a distanza millimetrica l'uno dall'altro, fa si che la concentrazione di gas di scarico sia sempre piu' elevata, 24 ore al giorno per tutti i giorni dell'anno, rispetto alla norma.
La raccolta differenziata e' forzatamente differenziata nelle singole case e nell'effettivo servizio di ritiro nei giorni prestabiliti, ma, una volta arrivata all'inceneritore, brucia assieme a tutto il resto, indifferentemente in un unico buglione.
Solo le bottiglie dal vetro chiaro o ambrato ed i quotidiani vengono "realmente" riciclati. Il resto e' diossina allo stato puro. E contando i 23 inceneritori in citta', l'aria di Tokyo non e' certo aria di montagna!
Nonostante gli sforzi di Koizumi, i business men non hanno rinunciato -in estate- al loro status symbol: la cravatta e l'abuso di aria condizionata che viene fatto e' sconcertante. Lo stesso vale per l'inverno, la maggioranza delle case ha una tenuta termica pari allo zero assoluto, non esistono doppi vetri, e gli infissi sono una mera illusione, lasciando spazio cosi' a "spifferi" impietosi che costringono la maggioranza dei giapponesi all'utilizzo di stufe a gas per riscaldare gli ambienti.
Come se tutto cio' non bastasse, comprare prodotti ecologici per le pulizie domestiche e' proibitivo. Mediamente costano dalle 3 alle 4 volte in piu' di un prodotto ad alto impatto ambientale, inducendo il consumatore all'inquinamento "pseudo-consapevole" per non incidere sulle finanze, gia' messe a dura prova negli ultimi anni di crisi.

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Rei Kawakubo

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Rei Kawakubo e' sicuramente piu' conosciuta per il brand che rappresenta, Comme des Garcons, che per il suo nome e cognome. Questa signora di 67 anni, alta (o bassa come preferiva dire un mio ex-collega) si e no 1,40 m, e' una delle pochissime signore giapponesi che hanno fatto storia, rendendo Comme des Garcons un brand riconoscibile in tutto il mondo.
Pare che dal suo inconfondibile stile, si siano ispirati anche Martin Margiela, Ann Demeulemeester e Helmut Lang.
La prima boutique Comme des Garcons fu aperta a Tokyo nel 1975 con solo la linea femminile, per aggiungere quella maschile 3 anni dopo. Indubbiamente ancora oggi la signora Kawakubo ha un "piglio" decisamente ferreo e quando la si incontra per le scale nell'edificio in Kotto Dori -dove ha il suo show-room (e dove per altro lavora Marco)-, oltre a non abbozzare mai un sorriso nemmeno per sbaglio ed avere sempre un atteggiamento di sufficienza, riesce "stranamente" a guardare tutti dal basso verso l'alto, come se il mondo, al suo cospetto, si ribaltasse!
Il suo negozio ad Aoyama, poco distante dal suo ufficio, realizzato in collaborazione con il designer Takao Kawasaki, ha una gigantesca vetrina ricoperta da pallini blu, rendendolo, insieme a quello di Prada, uno dei negozi, almeno esternamente, piu' trendy della capitale.
Tutte le collezioni vengono disegnate ed elaborate a Tokyo, ma realizzate fra la Francia e la Turchia.

Ah dimenticavo, per darvi un'idea della signora, se per caso avete visto Gli Incredibili, Edna Mode e' la sua esatta copia!

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Testa di ... squalo!

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No, non e' Carnevale. Peccato per lui perche' avrebbe vinto un qualsiasi concorso, come maschera originale. No, non e' un simpaticone appena uscita da Disneyland, e' "solo" un commesso in un negozio di elettrodomestici.
Per promuovere le vendite, ed attirare persone nel negozio, da Kojima oggi hanno suggerito a 3 commessi di calarsi nella parte dello squalo, del coniglio e del fachiro.
Il fachiro ed il coniglio erano proprio all'esterno dell'edificio, al freddo ed alla pioggia, dove il primo si e' cimentato in vari numeri "da paura", mentre il secondo con una gigantesca cuffia rosa legata sotto il collo con un improbabile fiocco uso-uovo-di-Pasqua e due orecchie lunghe e dritte zampettava qua e la' fra le pozzanghere imbrattandosi tutti i pantaloni. Chissa' da quanto sognava di poter tornare a casa sudicio come un baston da pollaio e mezzo di pioggia!
Lo squalo se ne stava, invece, subito dopo l'ingresso, ad una temperatura piu' decente, e per le mani aveva due grossi tubi galleggianti da piscina, blu come il suo copricapo, non fosse mai che avesse intenzione di tuffarsi nella pozzanghera del coniglio e rischiasse di affogare ... Gli squali di Kojima non affogano MAI, avrebbe potuto essere lo slogan!!!!
Ma vi lascereste conciare cosi' per amore dell'azienda e senza neppure un extra ?

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Mickey Mouse & Dintorni

Disney Phone


Forse la Walt Disney, quando ha inaugurato Disneyland a Tokyo (ops, vicino a Tokyo anche se non si nota la differenza perche' non c'e' soluzione di continuita'), non aveva pensato che la stragrande maggioranza della clientela sarebbe stata "donna".
Donne fra i 20 e gli 80 anni di eta', aggregate a gruppi di altre donne o accompagnate da fidanzati e mariti a festeggiare anniversari o compleanni. Un business micidiale. Anche i gadgets sono ad appannaggio delle donne, che non si peritano ad indossare magliette con Bambi o Winnie The Pooh anche a passeggio per Ginza, che non si vergognano di mettersi orecchini a forma di Mickey Mouse o d'avere portafogli tappezzati con l'effige della Sirenetta.
Cosi' la Walt Disney Japan ha deciso di cavalcare l'onda di popolarita' fra le donne, ed ha pensato ad un cellulare, prodotto con la Softbank Mobile, con l'inconfondibile testa di "Topolino" a far da corollario.
Il modello DM005SH della Sharp con 8 milioni di pixels, oltre a funzionare come telefono-ovviamente- ha una "macchina fotografica" che sistema -in automatico- la risoluzione di volti, occhi, ed anche d'illuminazione.
Lo schermo puo' essere usato anche come specchietto, pensato proprio per una clientela femminile e civettuola, con il trucco sempre in ordine.
La macchina fotografica e' dotata inoltre di un sistema FSE, che permette di riscontrare, nei caratteri somatici del "fotografato", sembianze "Walt Disney". Come se questo non bastasse, il telefono prevede una funzione che cambia il testo messaggi in varie decorazioni Disney cosi come in vari fonts Disney.
Se mai riceveste l'impronta di Topolino come firma ad uno degli SMS che ricevete, non pensate ad un messaggio promozionale di un qualsiasi Disney Resort sparso per il mondo, e' piu' probabile che una signora giapponese cerchi di mettersi in contatto con voi!

Pasted Graphic

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Primavera

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E con oggi ecco che arriva la primavera. L'aria si fa piu' mite, le giornate si sono allungate e gli uccellini cinguettano qua e la' sui rami degli alberi pieni di gemme pronte ad esplodere. E tutti i giapponesi gia' fremono per il mankai, i 3 giorni di fioritura completa. Sono tutti pronti con i loro cestini da picnic a sedersi sotto gli alberi e gustare appieno questo spettacolo della natura. Il breve tempo della fioritura dice rappresenti la caducita' della vita, forse e' vero. Forse e' vero che i giapponesi, mentre ammirano prolungatamente i sakura, in fiore pensino che la loro vita sia cosi': bellissima, ma breve. E quando finisce, viene spazzata via dal vento, e girando su se stessa in perfette spirali.
Forse. O forse, adorano solo uscire dopo il "letargo" autunnale, e respirare quest'aria nuova, prima che il caldo umido dell'estate gli riporti tutti in ambienti climatizzati!
I ciliegi fioriscono ogni dove, cosi' come i peschi, gli albicocchi, i susini e i loro fiori sono bellissimi ovunque nel mondo, non e' che in Giappone siano piu' belli, e' solo l'atteggiamento reverenziale dei giapponesi nei confronti della fioritura che rende un evento naturale, un evento straordinario.

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Avvertenze per i signori fumatori (e non)

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Credo che il Giappone sia rimasto l'unico paese del mondo industrializzato a non aver demonizzato il fumo.
Le sigarette vengono vendute, come le bibite, lungo la strada dalle macchine distributrici, e la gente e' libera di fumare -pur rispettando certe regole- senza essere additata.
Premetto io sono una non fumatrice, e cio' che sto per dire potra' essere usato contro di me da mio marito, che invece e' un'incallito fumatore!
In Giappone si puo' fumare per la strada, se il mozzicone non viene gettato per terra. Piccoli portaceneri portatili sono in vendita ovunque, sono anche colorati per cui potrete fare anche la vostra bella figura al momento dell'utilizzo, magari scegliendo dei colori di tendenza!
Ci sono poi zone specifiche della citta' dove non si puo' fumare (Shibuya, per esempio), se non fermi nelle apposite zone "fumo" dove altri accaniti fumatori che aspirano il fumo a pieni polmoni, fanno da cornice.
Nei ristoranti la divisione e' minima e ridicola: i tavoli a destra sono fumatori e quelli a sinistra non fumatori, ma condividono la stessa stanza e sono posizionati a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri, per cui l'aria viziata dal fumo e' equamente condivisa da entrambe le categorie. Ma nessun giapponese si lamenta. Buffo, no?
Marco, invece qualche tempo fa, e' stato costretto da una signora inglese incinta a lasciare il locale, anche se nel locale il fumo era consentito. But the Brits are the worst...dice sempre un nostro amico americano. Beh, anche loro non scherzano sul bando al fumo. Si alterano meno se chiedi loro dove comprare della cocaina, che un pacchetto di sigarette!!!
Comunque, in queste non-lotta-al-fumo i giapponesi hanno dotato gli aeroporti di gabbiottini a vetri, che ormai stanno in piedi da soli grazie al fumo. Gli aspiratori non ce la fanno neppure a risucchiare il puzzo della prima sigaretta della giornata: per entrare c'e' bisogno del machete e per uscire del GPS.
Trovo assolutamente ingiusto che i fumatori nel resto degli aeroporti del mondo civilizzato debbano uscire fuori dall'edificio per gustarsi una "paglia". E' un vizio e non un bisogno, verissimo, ma allora perche' non vietare a chi beve alcolici di bere prima dell'imbarco? L'alcool non e' propriamente la cosa piu' sana sulla faccia della terra, anche se toglie la paura di volare a molti. Va bene, va bene, capisco tutto: lotta al cancro, al puzzo, a quel che volete, ma fra polveri sottili, inceneritori in citta' (a Tokyo ce ne sono 23, uno per ogni ku!) ed energie nucleari, mi devo proprio attaccare al minore dei mali?
Insomma, mio marito fuma ed io fumo passivamente il suo fumo, sara' quello che mi ammazzera' o la diossina sprigionata nell'aria dagli inceneritori, che non dividono piu' nemmeno la plastica dalla carta?
Io non sopporto il puzzo del fumo, quello che rimane addosso come se avessi trascorso una serata a giocare a briscola in un circolo ARCI negli anni '70. Odio sentirmi puzzare i capelli, gli abiti .... (ma odio anche il puzzo di fritto, se e' per quello, quando si appiccica addosso e pare d'essere stati dentro una padella con 7000 tonkatsu!), ma non per quello penso che quel fumo mi uccidera' ... perche' se cosi' fosse, non dovrei piu' respirare nessuno tipo di aria, non uscire di casa, non mangiare nulla, non bere nulla. Ed e' per questo che mi piacciono i giapponesi, perche' hanno capito che e' una battaglia inutile quella contro il fumo, se non si combattono prima tutti gli altri fronti!

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For Your Entertainment

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In Giappone la prostituzione e' perseguibile per legge. Non si trovano quartieri "rossi" all'olandese o lucciole per la strada all'italiana, ma si trovano locali sparsi un po' ovunque nei quartieri, dove un menu di ragazze attende la potenziale clientela gia' sulla porta d'ingresso. In questi milioni di locali, signori piu' o meno sposati intrattengono ragazze piu' o meno giovani in conversazioni di vario genere offrendo loro champagne e venendo ricambiati con moine ed attenzioni, alle quali -pare- non siano abituati a casa.
Una volta stabilita una minima conoscenza, qualsiasi rapporto sessuale ne scaturisca non puo' essere chiamato prostituzione: entrambi i soggetti si sono accoppiati in piena liberta', consenzienti e senza compenso economico alcuno (almeno apparente). Viene cosi' elusa amabilmente la legge, con buona pace del proprietario del locale, che non sara' "disturbato" dalla polizia.
Presso l'ufficio immigrazione c'e' uno sportello adibito alle "intrattenitrici", cioe' coloro le quali lavoreranno in quesi locali: nell'industria dello spettacolo!
Il Giappone ha un triste primato, e' il primo paese al mondo per il mercato del sesso, qua viene "importato" il numero piu' alto di donne bianche (principalmente dell'Europa dell'Est), spesso rapite ai loro affetti piu' cari e rivendute alla malavita locale a prezzi astronomici, per essere poi impiegate nei locali per un pubblico adulto.
L'industria del sesso in Giappone ha un mercato stimato in 80 miliardi di dollari all'anno, gioco-forza che la domanda di ragazze nuove e sempre piu' giovani sia altissima. Spesso i gestori di questi locali rimandano a casa le "vecchie" signore, piene di accessori costosissimi, imponendo loro di aprire delle agenzie di reclutamento ragazze che poi saranno dirottate nei locali sparsi per il paese, dove inizieranno la loro carriera come cameriera. In un secondo momento le ragazze saranno letteralmente ricoperte di regali: abiti costosi, gioielli, accessori di lusso ed inserite in uno stile di vita da magnate, per poi vedersi presentare il conto, un conto salatissimo. Il debito che inconsapevolmente hanno contratto con il loro datore di lavoro, accettando tutti i regali e gli agi possibili ed inimmaginabili le induce cosi' alla "prostituzione": un "modo come un altro" per ripagare i loro debiti.

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Anko

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Subito dopo il natto, un altro piatto tipico che non riesco proprio a farmi piacere e' l'anko.
L'anko e' una "poltiglia" ricavata da fagioli rossi dolci, importata - nella notte dei tempi- dalla Cina, e' usatissima nella pasticceria giapponese.
I fagioli vengono prima bolliti e spiaccicati poi addolciti con zucchero o miele e vengono utilizzati come ripieno di bomboloni, dolci di riso o di pan di spagna.
La lista dei dolci a base di fagioli rossi e' lunga ( dagli anmitsu agli anpan dai dango ai taiyaki dai daifuku ai manju), ma io trovo che tutti abbiano assolutamente lo stesso sapore.
Se state per comprare un dolce e siete indecisi sul ripieno, sappiate che nei 7/8 dei casi non c'e' ne' cioccolata, ne' crema, ne' panna, ma anko allo stato puro.
Uomo avvisato .. mezzo salvato!

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Dieta

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Uno de primi libri che ho letto appena arrivata a Tokyo e' stato: "le donne giapponesi non invecchiano ne' ingrassano". Un libro che gia' dal titolo avrei voluto bruciare. Insomma si regala un libro cosi' ad una che e' appena arrivata e sta scivolando verso i 40? Ma, passata la "stizza" iniziale, "Le donne giapponesi non invecchiano ne' ingrassano" e' stata una lettura curiosa ed al contempo interessante, che dava proprio l'idea di quello che era la donna, quando sono arrivata in Giappone.
La mattina prima di uscire, appena fatta la doccia, guardandomi allo specchio, pensavo di non essere poi cosi' da buttare, considerate anche le tre gravidanze, cosi' mi vestivo e mi preparavo ad affrontare la giornata con i migliori dei propositi, ma una volta uscita e confrontata con fianchi e tette nipponiche mi sentivo -senza alcun dubbio- giunonica. Come se non fosse bastato il confronto quotidiano, la cattiveria piu' cattiveria, distillata con profonda malignita', si personificava nell'inutilita' dello shopping. Inutile era ed e' infatti entrare nei negozi, dove le taglie non superano la 40! Cosi' per non sentirmi un pachiderma, ho deciso che il guardaroba lo "aggiorno" in Italia.
Siccome sono un'acuta osservatrice (me lo dico da sola, cosi' per innata immodestia!), ed adoro vedere come la societa' si evolve nei comportamenti e nelle abitudini, mi sono resa conto che a questo libro bisogna dare un seguito ... come al Diario di Bridget Jones.
Oggi, con immensa (occidentale) gioia posso dire che le donne giapponesi ingrassano, eccome.
Vero e' che, una volta quando la loro alimentazione era limitata a riso e pesce crudo e pranzavano con un onigiri e cenavano con una zuppa di miso, fosse pressoche' improbabile che aumentassero di peso. Ma, se una volta mangiare a ristorante con le amiche era qualcosa del tutto eccezionale, adesso e' proprio diventata una moda a cui nessuna donna giapponese si sottrae. Ristoranti indiani, italiani o francesi vengono presi d'assalto sull'ora di pranzo da gruppetti di "femmine" le cui misure canoniche sono drasticamente cambiate. Non sono da meno le ragazze che sfoggiano minigonne vertiginose, anche quando vanno a scuola, e mettono in bella mostra delle cosce tornite e spesso anche cellulitiche, mentre addentano un hot dog al stand vicino ad una qualsiasi stazione!
Indubbia la colpa dei fast food che imperano nella capitale e che offrono pranzi appetibili anche dal punto di vista economico, ma altrettanto vero e' che la nuova generazione di donne giapponesi guarda al pranzo in casa come qualcosa da cui rifuggire: 8 donne su 10 pranzano fuori con le amiche 7 giorni su 7!
Ed e' cosi che anche loro -con una dieta completamente diversa da quella della pura sopravvivenza- mettono su chili nei punti sbagliati come noi donne occidentali e come noi donne occidentali si lamentano dei loro fisici.
Sono passati 5 anni da quando sono arrivata e mi sono sentita troppo alta, troppo grassa e troppo vecchia, ma oggi con estrema enfasi posso dire che le donne giapponesi invecchiano ed ingrassano.
Ma volete mettere? Una bella rivincita!

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Gogna e media

Macchina-da-Scrivere


E' proprio vero a volte la gogna mediatica e' peggio di un cappio al collo.
La notizia ha fatto il giro del mondo in pochissime ore, partendo da Tokyo dove tutto questo ha avuto inizio.
Davide Sesia a Tokyo e' sinonimo di Prada e Prada in Giappone e' sinonimo di moda italiana, piu' di Armani, di Fendi o Gucci.
Se avete la pazienza di "googlare" il suo nome, si materializzeranno sotto i vostri occhi i centinaia di articoli che- prendendo spunto dal Japan Times- raccontano la vicenda di Mr. Sesia e della Signora Bovrisse: la grande accusatrice.
La cronaca (secondo il Japan Times): Prada avrebbe voluto licenziare 15 dipendenti, e dopo un giro fra i 40 negozi del brand, il signor Sesia avrebbe imposto alla Signora Bovrisse di licenziare quelli brutti e grassi che non avrebbero -dal punto di vista estetico- rappresentato degnamente il marchio per cui lavoravano. Ma il signor Sesia non si sarebbe fermato qui, ed avrebbe suggerito anche alla Signora Bovrisse di cambiare taglio di capelli e di mettersi a dieta. La signora non avrebbe avuto il Prada's
physique du role!
La questione e' finita in tribunale.
Da qui gli articoli sui giornali di tutto il mondo che hanno descritto il signor Sesia come un lupo cattivo che prende a morsi tutti i colleghi grassi (del resto quelli magri, non lo avrebbero sfamato!), gettandolo nel fango come il capo che discrimina donne e "fisicita'". Notizia ripresa e amplificata da Facebook, Twitter e vari blog in tutto il mondo.
Il tribunale di Tokyo presa visione dei fatti e delle testimonianze ha scagionato appieno il signor Sesia e ovviamente Prada, che ha poi licenziato la signora Bovrisse per lesa immagine dell'azienda.
Nessun giornale, che si era prodigato in accuse, al momento ha riportato la notizia, ne' ha chiesto scusa al signor Sesia (piu' che a Prada), ne' si e' impegnato a risarcire i danni morali che il signor Sesia ha dovuto subire in questi giorni.
Un buon giornalista e' colui il quale riporta fedelmente la notizia senza far trapelare la propria idea, la propria posizione, ma nessun giornalista di nessuna testata si e' ripromesso di rimanere fedele ai fatti, gettando il signor Sesia in pasto ai leoni.
Scrivere e' un arte sopraffina, e' il mezzo con cui si da' vita alle emozioni, ai pensieri, con cui si puo' creare e distruggere, esaltare ed annientare, ed una penna "feroce" puo' uccidere molto di piu' di una pistola carica. I giornalisti sanno come fare presa sui lettori, quali sono le parole chiave che fanno propendere il pubblico per il signor Sesia piuttosto che per la signora Bovrisse, per il giusto invece che l'ingiusto, per il colpevole piuttosto che per l'innocente, giocando con le parole.
Essere giornalista non e' piu' ricercare la verita' dentro la notizia, ma e' fare della notizia un
gossip esplosivo.
Non conosco il signor Sesia, e del marchio Prada faccio volentieri a meno, la mia quindi non vuol essere un'apologia, una presa di posizione "sentimentale", la mia vuole piuttosto essere un
j'accuse alla categoria dei giornalisti (che peraltro include mia sorella....) che ha perso di vista la propria missione professionale, purtroppo, in tutto il mondo.

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Tonno

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Non passa giorno che la polemica sull'abolizione della pesca del tonno (blu nello specifico) non abbia ampia risonanza nei quotidiani giapponesi.
Ovviamente, visto che fra pochi giorni, 175 nazioni si incontreranno a Doha in Qatar per votare o meno l'abolizione della pesca del tonno in acque mediterranee, la febbre giapponese sale.
Pare che i tonni dalla pinna blu si stiano estinguendo, considerando che dal 1997 ad oggi il numero di questi pesci e' diminuito del 60%. Ma ai giapponesi non importa: non credono che i tonni siano in pericolo e non vogliono rinunciare ad uno dei piatti piu' prelibati della loro dieta, assurgendo come scusante :"toglierci il tonno, sarebbe come togliere il manzo agli americani". Ora, forse in fatto di "assuefazione", di abitudine .... ma ancora non mi pare che le mucche siano in pericolo di estinzione, quindi il paragone e' poco calzante.
Anche i commercianti di Tsukiji sono sul piede di guerra. Con ai piedi i loro tipici stivali di gomma bianchi, non passa giorno che non si lamentino del probabile veto che sara' imposto, e quindi della conseguente crisi che il mercato del pesce piu' famoso al mondo dovrebbe affrontare. Infatti tutti sono sempre piu' convinti che non potranno fare a meno del tonno mediterraneo. Ma come facevano prima di avere accesso a questi tipi di pesce? Suppongo facessero SENZA, che si arrangiassero con altri pesci disponibili nel mare, magari nel loro mare.
Io sono una ferrea sostenitrice che tutti possano mangiare quel che vogliono, rispetto le culture culinarie di ogni paese, non sono una vegetariana focata, non sono una di quelle che pensa gli animali abbiano un'anima e per tanto non si debbano mangiare. Penso che se siamo nati onnivori e' perche' il nostro organismo ha bisogno di tutto, anche del tonno, a patto pero' che la specie non si estingua. In tal caso, i miei "amici" giapponesi si debbono rassegnare: del resto con tutte le varieta' di pesci esistenti, proprio sul tonno si devono incaponire? ma un bel sashimi di alici, no?

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Sky Tree

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Ecco come apparira' il nuovo skyline di Tokyo con vista su Asakusa. Una nuova gigantesca torre metallica, che servira' da ripetitore per il digitale terrestre e che sostituira' la "vecchia" Tokyo Tower, e' in costruzione a Sumida-ku nell'area di Narihirabashi/Oshiage.
La nuova torre sara' alta 634 metri contro i 333 dell'attuale Tokyo Tower, facendola cosi' essere la struttura metallica piu' alta del Giappone.
L'apertura dei lavori e' stata celebrata il 14 luglio 2008 e l'apertura al pubblico e' prevista per la primavera del 2012 con un costo approssimativo di 40 miliardi di yen. Al momento attuale lo stato dei lavori e' a circa meta' dell'opera.
La scelta del nome alquanto singolare e nuovamente in inglese: Sky Tree e' stata fatta tramite un bando cittadino: 6 i nomi da poter scegliere: Tokyo Edo Tower, Tokyo Sky Tree, Mirai Tree, Yume Miyagura, Rising East Tower, e Rising Tower.
Non ci resta quindi che aspettare il 2012 ed essere pronti per ammirare una vista dall'alto della citta' da un'altra angolazione!

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Fazzoletti

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E rieccomi.
So che qualcuno e' stato pure preoccupato per la mia assenza prolungata! Grazie Gabriele ... anzi a tal proposito vi invito a leggere il suo blog, di Gabriele intendo, e' un ragazzo con un'ironia straordinaria e vale davvero la pena "perdere" 10 minuti di tempo al giorno! Lo trovate fra i nostri links.
Comunque, dopo influenze varie ed il computer con problemi, sono pronta a ripartire con di tutto e di piu' dal Giappone e spero abbiate la bonta' di riprendere a leggermi e commentarmi.
L'influenza, che mi ha colpito ben due volte in 15 giorni, mi ha dato l'opportunita' di notare un'abitudine giapponese che conoscevo, ma di cui non avevo mai preso formalmente coscienza: il-non-soffiarsi-il-naso.
In questi giorni di "spurgo", ho consumato tanti fazzoletti di carta quanti capelli in capo, la pelle del naso si era completamente incartapecorita ed arrossata, ed appena sentivo un brontolio nelle narici, usavo tutta la mia capacita' polmonare per espellere. Rumore tanto, ma risultati ottimi. L'argomento lo so, non e' dei migliori, ma del resto a chi non e' capitato di essere influenzato o di avere un forte raffreddore? Per cui, abbiate pazienza se per oggi l'argomento non e' dei piu' aulici, cerchero' di rimediare domani!
Cosi' durante queste mie performances evacuative mi e'capitato di essere ovunque, ed ho visto la comunita' giapponese alquanto contrariata, e la contrarieta' era direttamente proporzionale all'avanzamento dell'eta'.
In Giappone soffiarsi il naso in pubblico e' considerato altamente maleducato, ed io non ho fatto nulla per non essere incoronata imperatrice in questi ultimi giorni! Questo deve aver innervosito la popolazione, che gia' aborre avere una "normale" imperatrice "femmina" figurarsi poi se si soffia il naso in pubblico. Ma come osa?
I giapponesi infatti non si soffiano mai il naso, mai una volta che glielo si senta fare, neanche per sbaglio, per dimenticanza, per maleducazione, per "ripulirsi" la respirazione: mai. Se lo tamponano al massimo con quei sottilissimi fazzolettini di carta che vendono qua, e che dopo l'utilizzo vengono ripiegati perfettamente nella migliore tradizione origami. In borsa (anche gli uomini le portano) non devono di certo avere l'ammasso confuso di carta rappallata che ho io, nella loro perfetta logica ed organizzazione avranno un'apposita tasca interna adibita a veli di carta usati e ripiegati!
Sono convinta, comunque, che geneticamente non siano in grado di soffiarsi il naso, mentre -al contrario- siano bravissimi a tirare in su, cosa che io, personalmente non sopporto. In treno, in metropolitana, sugli autobus, al cinema e' tutto un rumore, ed e' talmente normale che lo fanno con una frequenza spaventosa. Ovviamente anche in questa specialita' ci sono dei campioni imbattibili, che si dilettano in vere e proprie acrobazie, talvolta anche ritmate. Il disgusto completo. Quando i treni sono pieni (cioe' sempre), e sono circondata da "su-tiratori" professionisti, vorrei tanto poter dar loro un fantastico TEMPO-triplo-strato e far pulire le loro "canne" in modo adeguato, come si fa con i bambini, prima la narice destra e poi quella sinistra per poi porre loro la fatidica domanda: ma non e' forse meglio espellere il muco, che metterlo in circolazione per la digestione?
 

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JAL

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Eccolo il nuovo Boeing 777-300 della JAL con i disegni di DORAEMON che festeggia 30 anni quest'anno. L'aeroplano cosi' "conciato" sara' in servizio da oggi fino alla fine d'Aprile per collegare l'aeroporto di Haneda con Sapporo, Nagoya ed Osaka.
Non c'e' dubbio quando si tratta di manga gli adulti sono peggio dei bambini!!!
Per tutti coloro che non sanno chi sia DORAEMON, anche se e' quasi impossibile crederlo, visto che e' stato nominato ambasciatore di "anime" nel 2008, e' un gatto azzurro, senza orecchie (sebbene il suo udito sia perfetto) che e' stato rispedito indietro nel tempo in modo che i propri discendenti riescano a migliorare le loro condizioni di vita ed avere un futuro piu' roseo. Doraemon possiede una tasca quadrimenisionale da cui estrae ogni sorta di attrezzature del XXII secolo che pero' lo aiutano sempre a risolvere i problemi.
Che magari non sia anche di buon auspicio per la JAL, visto le pessime condizioni in cui versa.

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La Regina di Mele

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L'attrice, cantante, modella e fashion designer (per me ne fa troppe ... chissa se e' brava in tutto in egual misura!!!) Aya Ueto e' stata eletta la Regina delle Mele alla Festa delle Mele di Aomori che si e' tenuta ieri al Tokyo Dome City.
Non passa settimana senza che una star non venga eletta reginetta di qualcosa, del reggiseno, dei jeans, del te', ora delle mele: pare proprio che il Giappone non possa fare a meno dell'incoronazione!
Comunque, le mele di Aomori sono famose per la loro qualita' in tutto il Giappone e visti i prezzi esorbitanti (una mela costa anche 6-7 euro), vengono principalmente utilizzate in confezioni regalo e per ricorrenze funebri.
Sono tre le diverse qualita' di mela che si raccolgono nella zona di Aomori: Sekaiichi (la mela per eccellenza), Matsu (cosi' chiamata dalla zona dove viene prodotta) e Fuji (come il monte). La signorina, Regina delle Mele, ha dichiarato di essere una super-mangiatrice di mele Fuji, per mantenersi in forma e suppongo che con il cachet che ha ricevuto se le possa permettere !

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Lady Oscar

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Le "signore" della mia eta' sicuramente si ricorderanno di Lady Oscar, la ragazza cresciuta come fosse un ragazzo, per poter succedere al padre alla guida delle Guardie Reali nella Francia di Luigi XVI. Quante di noi, in fondo, si sono riconosciute nella bella ragazza impavida con la spada tratta?
Lady Oscar, il cui titolo originale giapponese era Berusaiyu no Bara (
ベルサイユのばら) cioe' La rosa di Versailles, fu creato agli inizi degli anni 70' da Riyoko Ikeda, che affascinata dalla figura di Maria Antonietta, volle creare un manga a sfondo storico.
Il manga fu pubblicato per la prima volta nel 1972 in 82 episodi. Il successo fu cosi' travolgente che tutta la serie di Lady Oscar fu poi raccolta in 9 volumi di circa 200 pagine ciascuno. Il pubblico maschile e femminile impazziva per le vicende di questa giovane donna educata ad essere un uomo, sprezzante dei costumi femminili dell'epoca e devota alla sua Regina. Cosi' quando agli inizi degli anni 80 la televisione giapponese decise di rendere viva la storia di Lady Oscar, a questo progetto lavorarono tutti i piu' grandi nomi del mondo delle anime, per rendere quello che era stato un vero e proprio "caso letterario" anche un successo del piccolo schermo. Ma, cio' nonostante, in Giappone la serie televisiva non ebbe mai il successo sperato, mentre fu l'Italia il paese al mondo con il piu' alto numero di telespettatori.

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Briciole

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Il mondo sta cambiando, il Giappone sta cambiando, e decisamente non in meglio.
Quando ero piu' giovane, mooooooooooooolto piu' giovane, sentivo i miei nonni parlare della loro generazione che aveva vissuto entrambe le Grandi Guerre e aveva davvero conosciuto fame e paura. Ma, quando parlavano di giochi, di risate, di divertimento quello era un sentimento puro che sgorgava dal loro cuore. I loro occhi erano pieni di gioia, di felicita', i loro ricordi erano vivissimi e contagiosi, ed un senso dello loro felicita' si perdeva nuovamente nell'aria.
Il mondo da allora e' cambiato. E' giusto. C'e' la tecnologia, ci sono gli aeroplani che ci portano ogni dove, che dovrebbero aiutarci a vedere la realta' da piu' angolazioni, ed invece di evolverci, ci stiamo involvendo. Che strano mistero.
Quando si parla di Giappone, tutti pensano sempre all'assoluta mancanza di delinquenza, al mondo perfetto senza graffiti sui muri, senza pattume per la strada, senza violenza domestica. Forse questo era il Giappone di qualche anno fa, di qualche decennio fa....come era il resto del mondo....adesso anche qua le cose stanno cambiando e non in meglio. Le cose si stanno involvendo.
Non passa giorno che sul giornale non si legga di omicidi, di violenze domestiche, di abusi sessuali su donne e su bambini, senza contare l'alto tasso di suicidi che continua ad affliggere questo paese.
I professori delle Universita' giapponesi si lamentano della qualita' della preparazione degli iscritti alle varie facolta', anche a quelle piu' prestigiose delle capitale, quelle che solitamente danno accesso ai posti di lavoro piu' ambiti e meglio remunerati. La conoscenza dei kanji e' scesa al 35%, cio' vuol dire che la maggior parte della nuova generazione a malapena riuscira' a leggere un quotidiano e sara' incapace di scrivere. 1 giapponese su 6 legge un libro all'anno, mentre 3 su 4 leggono solo manga nel corso di tutta la loro vita.
Anche gli anziani non se la passano meglio. Spesso figli si prendono cura dei loro solo per poter usufruire dei loro soldi, visto la situazione finanziaria degli ultimi anni. Ma, se da un lato potrebbe sembrare un atto d'unione familiare, dall'altro i numeri delle violenze sugli anziani fanno rabbrividire.
Su 22.000 famiglie che si prendono cura di un genitore, 15.000 sono i casi di abuso segnalati. E per abuso s'intendono non solo percosse, ma denutrizione, scarsa igiene e scarsa assistenza medica. Spesso le famiglie non sanno neppure di che malattia l'anziano sia affetto. E' notizia di oggi, il caso di una signora di 80 anni affetta da demenza, che veniva nutrita dal figlio di 50 con hot dog e succo d'arancia prima che i sevizi sociali non fossero allertati da una vicina di casa.
Il figlio non aveva mai sentito parlare di demenza senile! Eppure sembriamo tutti cosi' informati, grazie alla TV, alle dispense mediche, ad Internet!
Il numero delle case di riposo e' altissimo, almeno a Tokyo, e tutte sono servite in modo impeccabile, ma se una famiglia conta sui soldi del padre in pensione per la quotidiana sopravvivenza, il gioco e' presto-fatto. Il posto per un futon buttato in un angolo della casa, anche di soli 35 metri quadri, si trova sempre.
Subito dopo la guerra, c'era da ricostruire qui come in Italia. Con l'aiuto degli americani, e con la forza di volonta'-qui come in Italia- tutti si sono dati un gran daffare, chi ha avuto la possibilita' ha studiato, ha creato, ha trovato una propria strada, chi non ha studiato ha messo a disposizione della collettivita' una gran voglia di fare e di sicuro la speranza di non rivivere i dolori della guerra, e di non farli vivere ai propri figli.
Cosi' il mondo negli ultimi 60 anni ha subito un balzo in avanti sbalorditivo, come mai nella storia dell'umanita', macinando tempo, soldi ed individui. Ed e' con quest