Aiuti
La
ricostruzione e' difficile ed annosa. Finche' il mare
non e' pulito da tutti i relitti, rottami e chissa'
cos'altro, ripulire le citta', o meglio quello che
resta delle citta' e' assolutamente inutile. Il mare
riporta a terra, inesorabilmente, tutto quello che
questa gente aveva costruito.
Tante le comunita' che si sono attivate per aiutare
con viveri ed abbigliamento vario, biciclette e
coperte, benzina e giocattoli, anche la comunita'
italiana. E' stata straordinaria. E la gente
ringrazia. Ringrazia con infiniti inchini, con le
lacrime agli occhi, quasi fosse una colpa accettare
delle donazioni. Ma fra l'imbarazzo e la gratitudine
questa gente giura che: "tutto sara' usato
saggiamente".
Saggiamente, gia'.
Se hanno gia' il sufficiente, non chiedono altro, non
hanno bisogno di altro. Cosi' l'eccesso viene ripreso
e ridistribuito ad altri che potrebbero averne
bisogno, perche' e' cosi' che funziona anche
nell'emergenza.
Saggiamente, appunto.
Ma ora questa gente, che ancora convive con forti
scosse d'assestamento, che non permettono di dormire
sonni tranquilli, ha bisogno di sostegno psicologico,
medico e soprattutto economico.
E lo sforzo economico maggiore dovrebbe essere
rivolto a quei ragazzi rimasti orfani, che per
permettersi un futuro migliore, dovrebbero
frequentare scuole "migliori". Perche' davvero, senza
retorica, in Giappone solo se frequenti un certo
circuito d'istruzione, puoi permetterti quel bel
posto di lavoro, in quella bell'azienda, con quel
bello stipendio. Il futuro dipende non dalla fortuna,
non dalla capacita', ma dalle scuole frequentate.
Niente adozioni a distanza, ne' adozioni vere e
proprie, ne' affido, perche' - non so se cambiera'
qualcosa dopo questo 11 marzo - ma queste soluzioni
in questo paese sono ancora cosi' complicate, cosi'
fuori moda, cosi' poco "giapponesi", che un futuro
per questi ragazzi sembra una chimera.
Pertanto se potete fare una donazione fatela, anche
un solo euro per famiglia, puo' cambiare la vita di
una ragazzo che ha perso tutto, ma che potra'
ritrovare il sorriso.
Credo
Credo
fosse necessario e doveroso nei confronti del
Giappone, ma anche del mondo, alzare il livello di
pericolosita' di Fukushima a 7.
Credo sia vero che il nocciolo si stia fondendo.
Credo che la tragedia ecologica sia mostruosamente
inconmensurabile.
Credo pure che dentro quella centrale, ci sia di piu'
di una "semplice" centrale nucleare.
Credo di essere diventata cosi' esperta di centrali
nucleari da poterne costruire una con il Lego.
Credo che come in tutti i casi di "sicurezza"
nazionale, la vera verita' non verra' mai a galla.
Credo che i sismologi giapponesi siano fra i migliori
al mondo, a dispetto dei giudizi di Robert J.Geller
pubblicati su La Repubblica.
Credo che editori e giornalisti dovrebbero
re-imparare a fare il loro mestiere.
Credo che dell'attivita' vulcanica sia ripresa.
Credo che ci saranno altri terremoti di alta
magnitudo e non ho paura.
Credo che il Giappone, ed il mondo intero debba dire
basta al nucleare.
Credo non ci si debba far abbindolare da Stati che si
proclamano "amici" e ci rendono schiavi dei loro
vizi.
Credo che gli italiani nella loro meravigliosa
disorganizzazione, siano persone davvero organizzate.
Credo che gli italiani stiano facendo un lavoro di
volontariato, nelle zone terremotate, straordinario.
Credo che il cuore degli italiani non ce l'abbia
nessuno.
Credo che, come gli italiani, i giapponesi siano
meglio della classe politica che li rappresenta.
Credo nei bambini e nel loro futuro.
Credo che alla dignita' dei giapponesi dovrebbe
ispirarsi il mondo.
Credo nella bonta' degli uomini.
Credo che se tutti aspirassimo al bene finale, il
mondo sarebbe meno avido.
Credo che quest'anno piu' che la fioritura dei
sakura, sia stata bellissima la pioggia sinusoidale
dei petali.
Credo che Tokyo sia bellissima con le luci spente.
Credo sia bellissimo che nessuno si lamenti per le
luci spente
forse, perche' credo, che tutti riescano finalmente a
vedere le stelle.
Stampa
Potrei
raccontarvi dei ciliegi in fiore, delle orde umane in
giro per la citta' a guardare stupite i fiori che
sbocciano nei parchi e lungo i fiumi. Ma, stupite le
orde umane dovrebbero essere se i ciliegi fiorissero
a Natale, non a primavera, insomma - a costo di
risultare impopolare - i fiori a primavera sbocciano
in tutto il mondo, sono bellissimi in tutto il mondo,
e nessuno -proprio perche' evento naturale e ciclico-
lo vive come un'eccezione. Sono io forse, troppo
occidentale, a non comprenderne l'unicita' della
fioritura ogni anno? Abito in una strada dove di
ciliegi ce ne sono a decine e li guardo, e respiro a
pieni polmoni l'aria frizzante che li avvolge,
perche' e' primavera, perche' la natura si risveglia
e perche' mai come in questi giorni un risveglio e'
quanto mai benefico.
Vabbeh...comunque non e' per questo che ho iniziato
questo post. Questo post e' dedicato alla stampa, ai
giornalisti ed alle testate nazionali (giapponesi) ed
internazionali, che in questo mese, gia' ....e' gia'
passato un mese dal terremoto, hanno riempito
d'inchiostro il mondo.
Forse la stampa italiana l'ha fatta da padrona con le
cagate scritte su questa vicenda. Si e' parlato di
apocalisse, di Tokyo ormai finita, di pizzaioli
rimasti in citta' a fare l'Highlander: "ne restara'
uno solo" .... a perpetuare la tradizione della pizza
tradizionale napoletana in terra nipponica, aggiungo
io. Ma per piacere. Se questi giornalisti
percepiscono uno stipendio, beh c'e' qualcosa da
rivedere nel loro contratto! Fonti ben informate, mi
dicono pero' che anche la stampa tedesca, inglese ed
austriaca .....oops anche svedese non ha scherzato. I
titoloni si succedevano alla velocita' della luce,
come se volessero accelerare, con parole ad effetto,
la fine di questo paese. Forse era una gara, e chi
arrivava primo, tempisticamente parlando, con
l'ultima edizione della propria testata alla morte di
Tokyo e delle zone circostanti vinceva un premio. Una
bambola? forse gonfiabile visto che la maggior parte
di questi giornalisti era di sesso maschile. Ma i
cronisti devono fare la cronaca, e quindi riportare
fedelmente la realta', o andare di fantasia? Se
devono andare di fantasia allora anche quelli che
raccontano delle partite di calcio, possono scrivere
quel che vogliono, per esempio che il Milan retrocede
e che la Fiorentina vince la UEFA Champions League!
Forse, i direttori dovrebbero ricordare ai loro
colleghi di scrivere quel che vedono, senza fare
propaganda, ne' opinione, perche' la realta' e'
spesso gia' abbastanza crudele cosi' com'e'.
Pero', e c'e' sempre un pero' voglio spezzare una
lancia a favore della stampa internazionale, che ha
pubblicato molte notizie prima della stampa locale.
Esempio? che la centrale di Onegawa "perdesse" acqua
radioattiva e' apparso sul sito dell'ANSA italiana
(!), prima che sulla stampa giapponese, dove si e'
materializzata ben 6 ore dopo .... ed il fuso orario
in tutto questo non c'entra un bel nulla.
Allora, la domanda che mi faccio e': se non ci
fossero internet, i social networks e gli sms che
accelerano il processo "informativo" in modo
esponenziale, la stampa giapponese ci avrebbe
informato su certi particolari, forse
"accidentalmente" fuori-usciti, o sarebbe rimasto
tutto sepolto dalla solita facciata giapponese
educata e cortese?
Colpevoli
Nemmeno sul numero sono chiari. Fra le 12000 e le
15000 tonnellate d'acqua altamente radioattiva
saranno scaricate nell'Oceano Pacifico dalla centrale
di Fukushima.
Colpevoli.
Colpevoli tutti, il Governo e la Tepco. Sull'impatto
ambientale che questa soluzione produrra' alcuni
scienziati minimizzano. Cosa c'e' da minimizzare
quando il sistema ecologico dell'Oceano piu' grande
del mondo viene ancora preso gravemente d'assalto? Il
sistema mare va a gambe all'aria, sia sotto l'acqua
che sopra l'acqua. No, perche', c'e' qualcuno che sa
come si formano le nuvole e la pioggia o siamo
diventati tutti completamente rimbambiti da credere
che 15000 tonnellate di acqua radioattiva riguardino
solo il Giappone e qualche altro stato limitrofo?
Vi dice niente il vapore acqueo che si forma sopra la
massa immensa dell'Oceano, che a contatto con l'aria
fredda si condensa e forma gocce d'acqua, e quindi
piogga?
Questo ulteriore disastro vuol dire, si' flora e
fauna marine contaminate, ma vuol dire davvero che le
pioggie saranno contaminate, che i raccolti saranno
contaminati e che tutto quello che mangiamo sara'
contaminato.
Quindi colpevoli, non vittime, colpevoli.
Ed ancora colpevoli. Colpevoli di non aver evacuato
quelle persone che vivono in prossimita' della
centrale. Non doveva essere un suggerimento quello
del Governo, doveva essere un'imposizione. Il Governo
doveva e deve avere a cuore il benessere fisico e
psichico della sua gente, non solo quando deve
chiedere sacrifici. Colpevoli di non aver affittato
degli alberghi, di non aver messo quella gente in
sicurezza, dando loro letti per dormire, stanze
calde, pasti caldi e soprattutto la tranquillita' per
poter vedere uno spiraglio alla fine del tunnel. Il
dovere del Governo era dare a questa gente la forza
per ricominciare, non le radiazioni per farli
ammalare. "Ma i giapponesi non si sono mossi, perche'
amano le certezze, e adesso l'unica certezza che
hanno e' il loro luogo" afferma qualcuno. Gia' la
certezza di non avere futuro ecco quello che hanno, e
con rassegnazione, come e' tipico della loro cultura,
si sono lasciati trasportare dall'inettitudine del
Governo.
E' su quello che il Giappone che "conta", ha basato
le sue scelte, sacrificando la vita della sua gente,
del suo popolo: sulla assoluta "inerzia" del paese,
sulla sua incapacita' di ribellione, sulla totale
assenza di dissenso, bruciando cosi' anche il domani
dei figli, che questo paese avrebbero dovuto
continuare a far essere grande.
In 3 settimane Kan e' andato solo una volta in zona,
sorvolandola in elicottero militare. Lui ha paura
delle radiazioni, lui. E la gente che magari l'ha
anche votato pensando che venisse da lui
rappresentata? Ed allora, altre prove non sono
necessarie.
Il verdetto e' stato raggiunto: colpevoli, tutti.
Ma pagheranno?
p.s. poi incaricano la polizia di arrestare coloro i
quali inventano storie speculando sulla
tragedia!!!
News
Il portavoce del Governo in questa crisi, il signor
Edano, ha detto che SE riescono a bloccare il flusso
di acqua radioattiva, forse in 6 mesi potrebbero
riportare la situazione alla normalita'. Di se e di
ma e' pieno il mondo diceva la mia nonna, e "se i'mi'
nonno avesse 6 palle, sarebbe un flipper", aggiungo
io. Le notizie su questa stra-maledetta centrale
diluiscono, come lo zucchero nell'acqua, giorno dopo
giorno, rendendo super felice il governo giapponese.
La facciata dell'efficienza e' salva.
A parte Pio D'emilia (anzi se vi capitano i suoi
servizi su SKY TG 24 oppure i suoi articoli sul
Manifesto non mancateli), nessuno ha riportato che ci
sono corpi sulla spiaggia a Fukushima. Corpi morti da
giorni, per colpa dello tsunami, che nessuno vuol
toccare perche' sono radioattivi, che nessuno osa
bruciare perche' sono radioattivi, e che tutti
lasciano li' a decomporsi perche' sono radioattivi.
Pochissimi giornalisti si sono avventurati in queste
terre devastate a testimoniare quello che realmente
e' accaduto e sta accadendo. Alcuni telefonano per
fare le interviste, ma non hanno certo la visione
apocalittica della realta', e su questo marcia il
Governo Giapponese, che dice e non dice, centellina
le informazioni, assecondando cosi' le manovre poco
chiare della Tepco. Ma cane non mangia cane, mi hanno
sempre insegnato. Ed il Governo giapponese non ha
neanche chiesto la testa del presidente della Tepco
che ha 66 anni, e che all'indomani della prima
esplosione s'e' fatto venire un malore e se ne sta
"tranquillo" in ospedale.
Ormai nessuno ne parla quasi piu', cosi' che la gente
possa far finta che tutto sia tornato normale,
dimenticando quell'angolo di mondo lavato via dallo
tsunami.
La dottoressa Satoko Oki, una luminare della
sismologia, aveva gia' detto poco prima del terremoto
dell'11 marzo: "un terremoto di alta magnitudine si
abbattera' nella prefettura di Miyagi in un lasso di
tempo che va da oggi a 30 anni". Stupefacente. I
giapponesi riescono a prevedere l'intensita' e la
zona con precisione quasi spaventosa, non e'
possibile ancora invece sapere quando. Ma l'allarme
che lancia la dottoressa Oki, e' che il Giappone e'
interessato da 3 zone sismiche e se una di queste si
attiva, al 60/70 % di possibilita' si attivano anche
le altre due. Cosi' considerando che una si e'
attivata con il terremoto di 3 settimane fa, la
previsione di avere altri 2 sismi di forte magnitudo
nella zona del Kanto da oggi a 30 anni si fa
concreta.
Questo paese ha davvero le risorse per tenere sotto
controllo i terremoti, ma poi arrivano i governi e
eludono tutto quello che gli scienziati fanno e
dicono. Cosi' si costruiscono case, e fabbriche
vicino alla costa, si costruiscono centrali nucleari,
ben nascoste fra gli alberi, ma vicine alle
abitazioni, e sempre sulla costa dimenticandosi di
manutenzionarle. E poco contano i richiami o le multe
salate, se nessuno fa nulla.
Il portavoce del Governo in questa crisi, Il signor
Edano, ha detto SE riescono a bloccare il flusso
d'acqua radioattiva, forse in 6 mesi riescono a
riportare la situazione alla normalita', ecco io mi
sento di dire che SE uno dei 2 sismi aspettati da qui
ed i prossimi 30 anni accade nei prossimi 6 mesi,
questa diventa davvero la piu' grande catastrofe
nucleare della storia dell'umanita'.
Niente panico, ne' allarmismo hanno sempre gridato ai
4 venti i miei connazionale, tappandosi spesso e
volentieri gli occhi, un po' come il Governo
giapponese, della serie occhio non vede cuore non
duole, ma io credo che noi, e parlo per la mia
famiglia, non abbiamo mai perso la ragione, la
razionalita' e la lucidita' di discernere. Abbiamo
valutato sempre tutto, ed e' per questo che voglio
continuare ad avere informazioni, non
sensazionalismi. Questa e' la mia vita e per questo
voglio, esigo, pretendo che il governo giapponese ci
informi costantemente senza far passare la notizia
ormai come fosse una delle tante.
Miraggio

Se prima dell'11 marzo fare la spesa era un
saltellare da un supermercato all'altro per reperire
tutti gli ingredienti di una ricetta particolare che
avevo in mente, ora, con la paura della
contaminazione nucleare, saltellare da un negozio
all'altro e' diventato un obbligo.
Mi spiego meglio.
Io ho tolto definitivamente il latte dalla nostra
dieta. Credo che i vari supermercati gia' tengano
solo quelle marche "sicure", provenienti da zone non
direttamente confinanti con Fukushima, visto che
sugli scaffali, dove prima c'erano 10 tipi di latte
diverso, ora ce ne sono solo 4 o 5. Ma io che leggo 3
kanji in croce, non voglio incorrere nell'errore di
comprare esattamente quel cartone che riporta la
scritta: "pastorizzato a Tokyo", ma non ne indica la
provenienza. Soluzione? Chissenefraga del latte. In
tempo di guerra hanno fatto a meno di un sacco di
cose e sono sopravvissuti. Meglio aver paura che
buscarne.
Ma dell'acqua non si puo' fare a meno. C'e' stato
solo un giorno in cui l'acqua e' stata vietata per
colpa dei livelli fuori legge di sostanze
radioattive. Anche se l'avvertenza era dedicata
principalmente ai neonati, il panico si era talmente
diffuso che per qualche giorno (e noi eravamo ancora
a Fukuoka) l'acqua era scomparsa dagli scaffali. Noi
avevamo un po' di vecchia scorta per l'acqua gassata,
mentre per quella naturale generalmente usavamo la
Brita, la brocca tedesca che filtra l'acqua del
rubinetto. Ma nel dubbio e nell'incertezza che
l'acqua del rubinetto non fosse "perfetta" (del resto
ma io non ho visto nessuno del Governo Giapponese o
della Tepco in televisione bere biccherate d'acqua,
invitando la gente ad essere serena e tranquilla nel
farlo) abbiamo fatto scomparire la Brita ed abbiamo
deciso che acquistare acqua in bottiglia,
possibilmente dal sud del paese o ancora meglio
straniera, fosse temporaneamente la tattica da
adottare. Impatto ambientale, altissimo! Shoganai,
per ora.
Cosi', vado al supermercato, e comincio a riempire il
carrello, un po' di carne, qualche detersivo, delle
banane. Poi arrivo al settore bibite. Vedo un
cartello, tutto ovviamente in giapponese, ma di
facile intuizione anche per me: 1 sola bottiglia da 2
litri o 3 da 500ml...il resto mi e' nebuloso. Penso
di fare una foto al cartello, mandarlo ad un'amica,
per un'immediata traduzione . Desisto. Metto cosi'
nel carrello una bottiglia da 2 litri d'acqua, una di
pepsi ed una di aranciata. Nella testa mi frulla il
pensiero che questa trovata e' veramente idiota, come
si puo' permettere l'acquisto di una sola bottiglia
d'acqua da 2 litri o 3 da 500 ml, se il fabbisogno
giornaliero di una persona normale e' di 2,5 litri?
come puo' idratarsi una famiglia media ? e poi, per
la miseria, non siamo mica sotto assedio! E mentre
continuo a pensare ed a rimuginare arrivo alla cassa.
La signora mi guarda con lo sguardo bieco e sbotta:
"3 bottiglie da 2 litri non si possono acquistare, ne
scelga una!" "Ma scusi" mi sento di controbattere "ma
sono 3 diversi articoli!" "Mi spiace, sono tutte
bevande" indispettita, risponde la cassiera. "Scusi,
ma quel signore ha 24 lattine di birra e 3 bottiglie
di vino, non sono bevande quelle?" insisto.
"No, quelli sono alcolici" mi fredda la cassiera.
"Ok, tengo ovviamente l'acqua, grazie" dico fra il
rassegnato e l'incazzato andante. Un popolo di
alcolizzati si, ma un popolo che beve acqua no? che
storia e' mai questa? E cosi' inzia il mio giro dei
supermercati. Li visito a tappeto. Entro, non curante
del cartello, vado a colpo sicuro al settore bevande,
compro una bottiglia d'acqua, pago e via, alla volta
del prossimo. Alla fine il mio bottino "acquatico" e'
di 4 bottiglie per un totale di 8 litri d'acqua.
Poi sguinzaglio Marco. Salta sullo scooter e va in
giro per la citta' a cercar acqua come un rabdomante.
Mi pare di sognare, o forse, per mancanza d'acqua, e'
solo un miraggio?
Mesdames et Messieurs: voila la France

E cosi' arrivano i francesi, al suono della
Marsigliese, con le loro bandiere a strisce, con le
loro R arrotolate, e con i loro robot capaci di fare
il lavoro degli uomini-kamikaze dentro la centrale. E
qui scoppia la bufera.
I francesi ci stanno antipatici, suonano dall'alto
delle loro campane i giornalisti. I francesi vengono
a conquistare anche il paese del Sol Levante, tuonano
i politicanti. Che i francesi rendano conto di quello
che hanno fatto con Chirac ed i suoi tests nucleari,
gridano i piu' "verdi".
Cos'ha fatto di male l'essere umano per essere sempre
scontento? Mica sara' sempre la storia della mela di
Adamo ed Eva, perche' non ne possiamo piu'. Mica
sara' di nuovo l'ondata di pessimismo cosmico,
perche' di questo passo non ce la sfanghiamo.
I francesi sono supponenti, saccenti, stronzetti,
sciovinisti e tutto quello che volete, se volete, ma
i francesi - generalmente - sanno quello che fanno.
Ed e' li' il trucco, il motivo della loro GRANDEUR,
che fa, diciamocelo pure francamente, rodere il
cu&o al resto del mondo.
Ecco, a me il cu&o ora rode, ma per un altro
verso. Perche' la Tepco ha perso tempo cercando di
rimediare da sola a delle magagne piu' grandi delle
loro stesse capacita' cognitive, perche' il Governo
giapponese ha perso tempo parando (e parandosi) il
cu%o alle varie lobbies e perche' non posso piu'
organizzare neppure l'ora successiva della mia
giornata, tanto e' tutto nebuloso. Arrivano i
francesi? Ben vengano, che aiutino e facciano tutto
quello che c'e' da fare. Il rovescio della medaglia
e' accettare delle condizioni dalla Francia? Beh,
credo che dopo tanti anni di "dominio americano",
forse una ventata d'aria "nuova" a questo popolo fa
pure bene, e magari invece di Starbucks e McDonalds,
potremmo vedere delle brasseries aperte qua e la'.
Del resto se fanno un lavoro, e lo fanno fatto bene,
si meriteranno il loro "stipendio", o no? E' cosi'
che funziona, e se il lavoro e' salvare vite umane,
un sistema ecologico fortemente compromesso, e ridare
speranza ai bambini che vivono in questo paese, non
c'e' stipendio che conti, non c'e' influenza politica
che valga, non c'e' supponenza, ne' saccenteria, ne'
presunzione, ne' arroganza.
Se c'e' una mano tesa, pronta ad aiutare, va presa
... ad ogni costo!
Scelte

Con tutta onesta' in
tutti questi giorni e sono 19 ad oggi, anche se
sembrano 190, la nostra Ambasciata si e' comportata
in modo esemplare. L'ho detto e lo ripeto. Nessuno
dei vari giornalisti me lo verra' mai a chiedere
perche' fa piu' NOTIZIA il lamento continuo ed
ossessivo degli italiani, piuttosto che sapere che
qualcosa ha funzionato.
L'ambasciata e' stata aperta 24 ore su 24, fornendo
tutte le informazioni necessarie almeno 2 volte al
giorno. Agli iscritti all'Aire, l'ambasciata ha
inviato direttamente delle mails con tutti gli
aggiornamenti, mentre gli altri connazionali potevano
liberamente visualizzarle sul sito. Non hanno
evacuato nessuno, perche' neppure l'Ambasciata si e'
spostata da Tokyo. E' stata una delle poche, con
Spagna e Canada, a rimanere nella propria sede,
avvalendosi delle informazioni sia del governo
giapponese, sia delle Comunita' Europea, sia dei
propri tecnici venuti appositamente dall'Italia, per
fare le proprie misurazioni e valutazioni.
Noi come l'ambasciata abbiamo deciso di restare.
Tanti, molti, forse troppi della comunita'
internazionale se ne sono andati all'indomani del
sisma, ancora prima di sapere che la centrale di
Fukushima sarebbe stata un problema. Eppure
dall'Italia ci hanno chiamato tutti, ci hanno scritto
tutti anche persone che erano anni che non si
facevano vive, forse faceva figo dire conosco una che
sta a Tokyo, per dirci che eravamo dei pazzi, degli
incoscienti, e che saremo dovuti rientrare.
Rientrare dove, se la nostra casa e' qui? La nostra
vita adesso e' qui, qui abbiamo il lavoro, la scuola
dei nostri figli, abbiamo le nostre abitudini, le
nostre nuove amicizie. Se l'Ambasciata non ha
reputato indispensabile spostare la propria sede da
Tokyo, perche' avremo dovuto spostarci noi? Certo,
stiamo in campana, abbiamo sempre le orecchie dritte
come dei licaoni, ci informiamo costantemente,
leggiamo tutti i comunicati di tutti, da quelli della
IAEA, a quelli di Greenpeace, da quelli della Kyodo
News a quelli dell'Ambasciata americana. Oggi
informarsi non e' certo un problema, ed i social
networks sono una benedizione. Non avessimo avuto
Facebook il giorno del terremoto non avremmo potuto
comunicare con nessuno dei nostri familiari, visto
che le linee telefoniche erano andate. Anzi, se non
avete un profilo Facebook, vi invito a farlo, e' un
modo per leggerci e leggere di noi, dello tsunami,
della centrale nucleare e conversare con noi quasi in
tempo reale!
Ma torniamo a Tokyo. Anche oggi altre scosse, di
assestamento o veri e propri terremoti fa poca
differenza, perche' ogni minima scossa e' un vero e
proprio campanello d'allarme. I bambini sanno gia'
che si devono mettere sotto il tavolo (la scuola li
ha davvero preparati bene!), sanno cosa devono avere
nel loro zaino, e sanno pure cosa devono portar via,
quella cosa irrinunciabile, se il peggio dovesse
avverarsi. Sappiamo che la centrale non e' in
sicurezza, e che non lo sara' per molto, ma sappiamo
anche che l'automobile e' il mezzo che uccide di
piu', pero' non abbiamo smesso di guidarla, quindi.
Quindi abbiamo deciso di rimanere, non abbiamo mai
veramente preso in considerazione di lasciare il
paese, anche se Marco ce l'ha suggerito. Ma Vittoria
ha rotto in un pianto incontrollabile, ed il capitolo
Italia s'e' chiuso quei 30 secondi dopo che era stato
portato alla ribalta. Quindi siamo qui, qui anche per
rispetto, rispetto per colleghi di lavoro, per i
vicini di casa, per i compagni di classe. Con che
faccia ci saremo dovuti presentare loro dopo "enne"
mesi in esilio e chiedere loro di fare uno
straordinario per noi, un favore per noi, un compito
per noi? Saremo stati ancora delle persone di cui
fidarsi? di cui avere rispetto? Beh, se abbiamo
imparato qualcosa da questo paese e' il rispetto, e
noi quel rispetto a questo paese glielo
dobbiamo.
Aftermath

E cosi'
sono tornata a Tokyo. 2 settimane a Fukuoka, anche se
eravamo partiti per star via 2 massimo 3 giorni. Ed
invece la centrale nucleare ci ha tenuti e ci tiene
con il fiato sospeso.
Tokyo sembra uguale a prima di quell'11 di marzo, ma
non lo e'. I negozi hanno scaffali vuoti, i
termosifoni sono spenti, le luci nei supermercati
sono accese per meta'.
Il Tohoku, la regione colpita dallo tsunami, a detta
di tutti e' una zona "povera", pero' pare che tutto
il Giappone dipenda da essa. I filtri per le
sigarette vengono fabbricati da aziende con sede in
questa zona, per cui pare che fra un po' non ci
saranno piu' nemmeno le "mitiche bionde" a stemperare
la tensione di questo popolo, che ancora permette il
fumo nei locali.
Le aziende automobilistiche hanno molte fabbriche
qua, e sia Nissan che Honda sono vincolate con le
consegne da pezzi che da questa zona, al momento, non
possono essere forniti. Lo stesso vale per delle
parti destinate all' IPad2 della Apple.
Latte e verdura sono quasi spariti dal mercato, a
quanto pare anche questi venivano prodotti
principalmente qui. Ed infine la tristemente famosa
centrale nucleare che con tutte le scorie radioattive
che getta in mare (l'acqua radioattiva drenata dalle
centrali che fine fara'? mica la usano i managers
della Tepco per i gargarismi) ha compromesso anche la
pesca e con questa anche i piatti della cucina
giapponese che tutto il mondo invidia: sushi e
sashimi! Non che prima l'acqua dell'Oceano fosse
perfetta, il mercurio la faceva da padrone, ma adesso
anche il "buon" mercurio se la dovra' vedere con
altre sostanze radioattive.
E se la dieta si puo' cambiare, la pezza messa sopra
all'energia per incentivare il risparmio e' quanto
meno fantozziana. Nell'edificio dove lavora Marco,
oltre a spegnere i termoconvettori, hanno invitato
tutti a portarsi da casa un asciugamano, perche' gli
asciugatori elettrici in bagno non saranno piu' in
funzione. In tutto questo nessuno ha pensato, per
ridurre i consumi di energia, ad introdurre l'ora
legale, a far aprire i negozi dalle 8 di mattina alle
5 di sera, a vietare gli inutili straordinari che
questa popolazione ama per spirito di sacrificio, e
non per necessita': insomma qua nessuno pensa, o se
lo fanno, non lo dicono tenendo il paese, e non solo,
attaccato ad un filo sottile.
Vi riporto una serie di informazioni sulla situazione
post-terremoto. Ognuno poi trarra' le conclusioni
piu' appropriate.
1)Sismologi dell'Universita' di Kyoto hanno rilevato
che il terremoto dell'11 marzo ha provocato una
rottura della crosta terrestre lunga 400 km e larga
150, e seduta su una dell'estremita' c'e' Tokyo. Un
terremoto violento, con epicentro piu' vicino alla
capitale segnerebbe la fine della capitale stessa.
2)La maggior parte delle centrali nucleari sono sulla
costa del Pacifico alla merce' di terremoti e di
tsunami. Tokyo si trova equidistante fra la centrale
di Fukushima e quella di Shizuoka, che e' pure vicina
al monte Fuji, che e' ancora un vulcano a tutti gli
effetti.
3)La centrale nucleare di Fukushima perde. Perde si'
cesio 137, ma soprattutto perde plutonio. Tempo per
"liberarsi" del plutonio: 24000 anni!
4)Solo dopo 18 giorni, il Giappone chiede aiuto alla
Francia per gestire l'emergenza nucleare.
5)La Tepco, la societa' privata che gestisce la
centrale di Fukushima, era' gia' stata richiamata
piu' volte sia dalle autorita' giapponesi sia' degli
enti internazionali, era stata piu' volte costretta a
pagare delle penali, ma ha continuato a non fare
quello che avrebbe dovuto fare.
6)Tepco ed il Governo giapponese tacciono sulle vere
"condizioni" della centrale.
7) gli "zingari dell'atomo" sono i lavoratori
stagionali delle centrali nucleari. Incuranti del
pericolo radiazioni lavorano pur di mandare i soldi
alle loro famiglie. La loro paga e' bassissima anche
considerando il rischio che corrono.
8)lo scorso 13 marzo il Governo ha elevato il limite
massimo di "esposizione" giornaliera alle radiazioni,
portandolo da 100 a 250 millisievert: dodici volte in
piu' rispetto a quello consentito nelle centrali
inglesi e francesi.
9) Il Governo non ha evacuato nessuno dei residenti
entro gli 80 Km dalla centrale.
La vita a
Tokyo sembra normale, ma non lo e', come non lo e'
nel resto del Giappone. E, purtroppo, non lo sara'
per molto, molto tempo.
Pero' vi vorrei chiedere una cortesia, noi gia' ci
siamo attivati per aiutare la gente del nord, ancora
non raggiunta dagli aiuti, che sta morendo sia di
freddo e di stenti: se potete aiutare in qualche
modo, vi prego di farlo... il Giappone e' si' la
terza economia mondiale, ma la gente, la gente
comune, sta di solito su una pagina diversa della
storia.
Marco Berti
Marco
Berti e' un cantante lirico, famoso, talentuoso. Era
venuto qui in Giappone con il Maggio Musicale
Fiorentino in tournee. Suppongo, come in tutti i
lavori, che anche il signor Marco Berti abbia firmato
un contratto, che forse contemplava oneri ed onori,
vantaggi e rischi. Una tournee in Giappone non capita
tutti i giorni, come non capita tutti i giorni un
terremoto devastante come quello dell'11 marzo,
che non da' preavviso, e si scatena indistintamente
su poveri e ricchi, vecchi e bambini, giapponesi e
non. Ed i signori del Maggio: musicisti e
cantanti, tecnici e costumisti sono stati, come noi,
testimoni di questa sciagura, con tutte le
conseguenze che s'e' portata appresso. Qualcuno
obiettera' che noi - a differenza del gruppo del
Maggio - abbiamo scelto di vivere qui. Beh si, e'
vero, ma anche noi abbiamo un contratto, come quello
firmato dal signor Berti prima di partire. Noi non
siamo cittadini giapponesi, e come lui abbiamo avuto
paura, ed a differenza di lui noi qui abbiamo anche
la famiglia, i nostri figli.
Ma il signor Marco Berti s'e' fatto
prendere pure dal panico, da un panico
incontrollabile (citano le cronache) ed ha deciso di
partire. Non ha aspettato il rimpatrio del gruppo,
che al Sindaco Renzi ed alla citta' di Firenze e'
costato un bel po' di soldi. No, lui e' partito,
comprandosi il suo biglietto di sola andata per poi
lamentarsi.
Ecco, caro Marco Berti, cantante lirico, famoso e
talentuoso, la vita ha un prezzo, e la sua, visto il
suo panico, ha avuto il prezzo del suo biglietto di
rientro Alitalia. Di fronte alla morte, non
c'e' star-system che valga, non c'e' talento ne'
ruoli che contino, tutti valiamo lo stesso, ma
i suoi ruoli, il suo talento e lo star-system ed i
suoi guadagni le hanno permesso un viaggio che altri
non si sono potuti permettere. Quindi, dorma fra due
cuscini, contento e beato, faccia magari due
gargarismi in piu' per mantenersi la bella voce che
ha, invece di sprecarla lagnandosi contro le
istituzioni.
In certe circostanze l'umilta' e' il costume piu'
bello da indossare per una impagabile standing
ovation.
Apocalisse
I giornali
italiani e stranieri si sono riempiti di questi
titoloni sensazionalistici, un po’ per verita’, un
po’ perche’ si sono dati alla fantascienza.
L’apocalisse ancora non c’e’ stata ed in cuor nostro,
di noi che abbiamo scelto di vivere in Giappone,
speriamo ancora che non accada. Noi vogliamo
immaginare di poter tornare alle nostre case, con le
nostre cose, alla nostra vita normale fra questa
gente che ci ha accolto, a volte anche con
scontrosita’, con occhio guardingo ed anche con un
pizzico di razzismo, ma ci ha accolto.
La nostra Ambasciata si e’ comportata benissimo e
tutti quelli che dicono il contrario mentono.
Nessuna nazione fino ad oggi ha previsto il rimpatrio
con evacuazione, perche’ tutte le Ambasciate - viste
le informazioni avute dal Governo giapponese - hanno
pensato che non ce ne fosse la necessita’.
I cittadini che hanno deciso - per paura giustificata
o meno - di tornare in Italia o nel proprio paese
d’origine, l’hanno fatto di propria iniziativa e non
sono stati abbandonati dalle Autorita’.
Noi ci siamo sentiti tutelati. Bollettini (di guerra)
ci sono stati inviati via mail, 3 anche 4 volte al
giorno e da quelli sono dipese le nostre decisioni.
Senza panico, senza allarmismi, ci siamo diretti al
Sud. Ora, infatti, siamo nel Kyushu, l’ultima isola
(grande) dell’arcipelago. Un’isola bellissima ed
intrigante come lo sanno essere solo i paesi del sud.
Colori e gente allegra, disponibile.
Siamo a Fukuoka, capitale di quest’isola, dove anche
altri amici ci hanno raggiunto. Tutto ovviamente a
spese nostre. Non ci aspettiamo certo che il Governo
Italiano ci paghi una scelta personale, del tutto
personale. E non siamo neppure qui a lamentarci, ma
siamo a guardare al futuro: what if ... cosa facciamo
se il peggio si materializza.
E penso a quello che abbiamo lasciato dietro di noi.
Non mi preoccupo certo di una poltrona, o di un
letto, ma mi preoccupo di quei ricordi, di quelle
foto, di quei libri che - nel peggiore dello scenario
- non potrei piu’ riavere. Mi preoccupo di quelle
persone che forse non rivedro’ piu’, - e non parlo
degli amici, con i quali questa tragedia ci ha fatto
ancor piu’ da collante - ma parlo di quella gente che
mi era diventata familiare perche’ viveva poco
distante, o lavorava alla pompa di benzina o alla
cassa del mio supermercato preferito, tutta
gente sempre ben disposta, sempre sorridente e
rispettosa.
Ecco questo e’ quello che mi manchera’ di piu’ di
questo paese, se questa maledetta apocalisse, creata
e voluta fortissimamente dall’uomo, si avverra’: il
rispetto, l’abnegazione, l’assoluta capacita’ di
accettare l’inaccettabile senza lamentarsi.
50 persone stanno lavorando nella centrale sapendo di
morire. Rischi del mestiere? Forse e’ quello che la
nostra mente occidentale ed egoista ci fa vedere, per
noi invece “Giapponesi” e’ il senso del dovere, il
senso di patria, il dovere nei confronti della
patria.
A noi “Italiani” manca questo: manca il senso della
patria, il senso di dover qualcosa al nostro Paese,
ed anche se il 150 anniversario della Repubblica e’
stato gia’ celebrato e le piazze si sono tinte di
tricolore, nessuno di noi si comporta come una vero
“cittadino”.
Forse e’ implicito nella nostra stessa bandiera:
questo tricolore con strisce parallele che possono
seguire i propri binari all’infinito, senza mai
mescolarsi, mentre la bandiera giapponese e’
questo disco rosso, unico e compatto. E’ il
senso assoluto dell’unione, della perfezione, anche
con l’apocalisse alle porte!
No Al Nucleare
Come vivevano i nostri
antenati, senza riscaldamento, senza aria
condizionata, senza luce, senza gas?
Vivevano e vivevano bene. Sono sopravvissuti, hanno
fatto cose eccelse, che ora sono pure patrimonio
dell'umanita', mentre noi con la nostra presunzione
di super-uomini (magari avessimo la presunzione
nietzschiana!) pensiamo di riuscire a controllare
tutto, astri, stelle, meteoriti, marziani, terremoti
e maree.
Bene, non e' cosi. Ed e' l'ora che ne prendiamo atto.
Basta col pensarci demiurghi, siamo solo degli esseri
umani con troppa, troppissima presunzione.
I giapponesi hanno dimostrato che con l'applicazione
si puo' vincere anche il peggiore dei terremoti, ma -
se le case di legno e carton gesso sopravvivono
all'oscillazioni - non sopravvivono all'urto con
l'acqua. E' la natura che decide.
Ma l'uomo e' sempre piu' ingordo e vuole energia
elettrica 24 ore su 24, 365 giorni su 365. La
soluzione? il nucleare, nonostante il nucleare in
questo paese abbia fatto piu' danni che i tedeschi a
Vicchio (si dice dalle mie parti)!
La centrale di Fukushima, quella tristemente in
questione, era stata costruita per sostenere scosse
pari al 7,9 gradi della scala Richter. Bene, la
natura ci ha dimostrato che il terremoto puo'
raggiungere anche intensita' piu' alte e quindi
scombussolare i piani dell'essere umano. Essere umano
che ora e' alla merce' di quanto ha costruito,
penando tutte le pene possibili.
Per questo dico NO AL NUCLEARE, soluzione obsoleta,
sorpassata e pericolosissima. Non voglio mai piu'
dover affrontare quello che ho passato in questi
giorni, standomene chiusa in casa per paura di una
nuvola radioattiva, sperando che gli enti governativi
mi informassero sulla vera entita' del danno. Non
voglio piu' non sapere cosa fare per salvare i miei
figli da un probabile contagio radioattivo, non
voglio piu' pensare che per avere piu' luce, piu'
caldo d'inverno o fresco d'estate debba rischiare un
tumore. Non voglio piu' tutto a tutti i costi, quando
il costo puo' essere davvero la vita.
Perche' la radioattivita' e' pericolosissima.
Usiamo energie alternative e sostenibili, usiamo il
sole, il vento, l'acqua usiamo la natura nella sua
migliore forma, non sostituiamoci a lei.
Adesso la Tokyo Tower e' spenta la sera, tutti gli
edifici significativi che definiscono lo skyline di
Tokyo sono spenti la sera. Ma e' un male? Tokyo e'
forse meno bella o meno suggestiva, ma quanto meno
male fa?
11 marzo 2011
Sopravvivere ad un terremoto di una magnitudo del 7,5
(quella registrata a Tokyo) e’ di per se’ un fatto
straordinario.
Tutto e’ stato straordinario venerdi’ 11 marzo a
Tokyo. Dopo 2 giorni di scosse, piuttosto sostenute,
ma del tutto “ innocue”, la vita aveva ripreso il suo
corso naturale.
Treni pieni, strade congestionate, autobus al
completo facevano da cornice ad una solita, tipica
giornata.
Ero al nono piano di un edificio quando il terremoto
ci ha colpite, me e la mia amica Chihiro, di
sorpresa, come ha colpito di sorpresa tutti gli altri
del resto. Ci siamo guardate ed abbiamo capito subito
che era qualcosa di diverso: non terminava. Ci siamo
riparate sotto un tavolo, aspettando che la terra
smettesse di tremare. Ma non accadeva. In quei
secondi lunghissimi, ci e’ passata la vita davanti,
come quando sei sicura di dover morire. E forse
Chihiro lo era davvero. Era disperata, si sentiva in
colpa per non aver dimostrato al marito ed ai figli
tutto il suo amore quella mattina a colazione. Io,
invece e non so perche’, forse perche’ sono ottimista
di natura, ho solo pensato che in Giappone non si
puo’ morire sotto le macerie di un terremoto. Nel
resto del mondo si’, ma non in Giappone. Finita la
scossa abbiamo tutti evacuato l’edificio, per le
scale, in fila, senza ressa. Nove piani di scalini
che sembravano aumentare invece che diminuire nella
discesa. Tutta la citta’ era in strada. Ho pensato
che l’epicentro questa volta fosse stato Tokyo. Non
poteva essere altrimenti, troppo forte questa scossa,
troppo lunga, ed il cielo si era pure rannuvolato.
Ci siamo prese qualcosa da bere per ridurre la
tensione, e siamo salite in macchina. Cinque minuti
dopo, mentre eravamo ferme ad un semaforo la seconda
scossa. La macchina ballava come in balia delle onde.
Ho messo il freno a mano e la marcia di
stazionamento. Chihiro mi tremava accanto come una
foglia, dovevo rassicurarla, volevo rassicurarla. Ho
acceso anche la radio per avere un po’ di musica.
Tutti i canali non parlavano d’altro che del
terremoto. Ed e’ cosi’, che abbiamo appreso che
l’epicentro e’ stato a 300 chilometri di distanza da
Tokyo, nel mare, a 130 chilometri dalla costa, con
una magnitudo dell’8,9 e che uno tsunami si stava
abbattendo inesorabilmente. Onde alte 6 metri, no 8
metri, no 5 metri. La radio passava in rassegna le
localita’ della costa colpite e la forza con cui le
onde si abbattevano, portando via case, cose e
soprattutto persone. Eravamo pietrificate. Guidavo
per forza d’inerzia, in un traffico micidiale, ma non
ancora cosi’ congestionato, come le ore successive
avrebbero dimostrato. Abbiamo recuperato i bambini da
scuola e siamo tornate a casa.
Noi la notte abbiamo dormito tutti in salotto,
vestiti, pronti per scappare. I nostri zaini, con il
kit sopravvivenza, pronti davanti alla porta, anche
le scarpe pronte per essere calzate senza
difficolta’. Giubbotti disposti gia’ in ordine, in
caso di un’uscita non proprio prevista.
40 scosse di assestamento – tutte sopra il 5 grado
della scala Richter – sono state registrate fra le 23
e le 8 di mattina di sabato 12 marzo.
I bambini hanno dormito, io e mio marito ci siamo
dati i turni, anche se nessuno dei due ha
propriamente riposato.
Sopravvivere ad un terremoto di una cosi’ forte
magnitudo e’ di per se’ un fatto straordinario, come
straordinario e’ questo popolo che convive con questa
calamita’ da sempre e la vince.
Purtroppo, contro la furia dell’acqua, di quello che
qua chiamano 0tsunami, ancora non c’e’ nulla da fare:
la natura la fa ancora da padrona.
Senza speranza
Spesso mi guardo in giro.
Osservo la gente. Mi piace capire da quello che fa,
com'e' cambiata Tokyo in questi anni. Ci sono piu'
mamme con i passeggini, piuttosto che con i marsupi,
meno taxisti con i guanti bianchi, piu' coppie che si
danno la mano, ma meno donne incinta. Questo dovrebbe
dirla lunga sul futuro di questo paese, dove la
natalita' e' pari a zero. Ma a quanto pare anche qui
i politici non vogliono affrontare cio' che piu'
fondamentale affrontare: una crisi come non c'era mai
stata, con un livello di disoccupazione elevato, con
un livello di "poverta'" come non c'era mai stato dal
dopo guerra in poi.
Ma continuo a guardarmi in giro e vedo solo anziani a
gestire il traffico nei parcheggi dei grandi
magazzini, vedo solo anziani ai caselli delle
autostrade, vedo solo anziani nel parcheggio degli
autobus a Shibuya a coordinare le manovre, ed allora
guardo di nuovo i giovani e capisco perche' si
tengano la mano, ma decidano di non avere
figli!
Gente Giovane, Gente Nuova
In tutta onesta’ a me
Rosy Bindi e’ sempre piaciuta parecchio. L’ho
incontrata qualche anno fa in Ambasciata a Tokyo dove
incontro’ un gruppo di donne italiane. Rimanemmo
tutte entusiaste. Ci conquisto’. Ci conquisto’ la sua
intelligenza, la sua ironia, la sua profondita’ ma
anche la sua assoluta semplicita’. Ma, quello che
piu’ ci colpi’ fu il fatto che ascoltasse. I
politici, invece, generalmente non ascoltano quello
che la gente ha da dire, vanno dritti per la loro
strada, supponenti, convinti di sapere tutto di tutte
le realta’ italiane dalle Alpi alla Valle dei Templi.
I nostri politici amano sentirsi parlare, amano il
tono della loro voce. Sono talmente presi dal loro
ego, che perdono di vista quello per cui sono li’:
governare un paese.
Ma ancora, in tutta onesta’ io non penso che Rosy
Bindi sia la candidata giusta, mi pare piuttosto
l’agnello sacrificale, e prima come donna e poi come
cittadina, dico no a questo “martirio”.
E non sopporto neppure che i vari Prodi, D’Alema, e
Veltroni si spertichino in dichiarazioni piu’ o meno
a favore. Loro hanno gia’ fatto il loro corso, e che
ci piaccia o no, hanno fallito, per cui sarebbe prova
d'intelligenza che lasciassero il passo ad altri piu’
giovani, senza aggirarsi fra le stanze e fare le
eminenze grigie. Il paese non ha piu’ bisogno di
loro, il mondo va avanti. Non esiste che dopo tutto
lo sventramento del PD, ancora questi signori, e ci
aggiungo pure Vendola, continuino a dilaniare il
partito. Abbiamo bisogno di unita’, dobbiamo far
quadrato attorno al candidato prescelto, ma il
partito ha anche il dovere di giocare la sua migliore
carta. Le prossime elezioni vanno vinte. Vanno
riprese regioni e citta’ passate all’opposizione.
Vanno vinte senza sventolare lo spauracchio
Berlusconi, vanno vinte con dei programmi precisi e
concreti.
Vanno vinte ridando al paese Italia credibilita’,
ri-penalizzando il falso in bilancio, togliendo
l’immunita’ parlamentare, ridistribuendo le quote TV
equamente, snellendo la burocrazia, combattendo
l’evasione fiscale, e soprattutto rimanendo compatti.
Se c’e’ una cosa che dall’esperienza del PDL dobbiamo
imparare e’ stare uniti, attorno al proprio leader.
E’ il momento dell’unione – ce l’ha ricordato anche
Benigni a Sanremo – basta con l’Italia dilaniata,
dobbiamo essere uniti in un’unica direzione.
E questo PD che non ha nessun capo carismatico, cosa
fa? Decide di puntare sulla Bindi. Io voglio uno
donna al Governo alla guida del Governo, ma non credo
che la Bindi sia la scelta giusta.
Abbiamo bisogno di un leader giovane, un leader
nuovo, con fuoco nelle vene, che con ardore ed amore
ricostruisca questo paese finito nella melma.
E se non fossero bastati i politici italiani degli
ultimi 20 anni a ridurre il paese allo spettro di se’
stesso, ci si sono messi pure gli americani che
“aiutano” Berlusconi – per un loro mero rendiconto –
anche se reputano il nostro Primo Ministro “uno
stupido utile”.
Bene, se la politica fosse davvero politica, ed il
rispetto fosse davvero rispetto, gli americani
vorrebbero “uno statista capace ed utile”, che
risolva i problemi con il dialogo, e la capacita’ di
trattativa. Noi, sebbene un piccolo paese, non
dobbiamo essere alla merce’ ne’ degli americani, ne’
dei russi, ne' dei cinesi, prossimi in lista a
comandare il mondo. Dobbiamo essere abili in politica
e dialettica e giocarci bene le nostre carte
affinche’ si possa anche dare piu’ basi agli
americani, ma in cambio non si permetta il declino.
Ed ancora, ce lo ricordava Benigni, l’Italia ha avuto
prima la cultura dell’Unita’ politica ed ora che
abbiamo 150 spazziamo via la cultura, lasciandola
senza finanziamenti.
La meritocrazia non esiste piu’, esiste chi trova
lavoro solo perche’ conosce questo o quell’altro, lo
ricordava Storace ad Annozero la scorsa settimana,in
una confessione tristemente accusatoria di un sistema
malato. Chi non conosce nessuno, invece, fa numero
dentro la grande percentuale di disoccupati.
Gli spericolati anni 80 ci hanno dimostrato che la
speculazione finanziaria folle e spregiudicata ci ha
portati al collasso economico. Le nostre banche –
sono state un pochino piu’ oculate e non hanno subito
“crolli” o fallimenti, ma non elargiscono prestiti
alle aziende per rinnovi tecnologici, per ricerca e
sviluppo, per investimenti in risorse umane. Il
piccolo imprenditore o il piccolo artigiano e’
costretto o a dar fondo ai propri risparmi pur di
salvare l’azienda, o a chiuderla precludendo cosi la
possibilita’ anche ai propri dipendenti di creare e
far girare l’economia. Non dimentichiamoci che per
ogni assunzione, ogni imprenditore corrisponde una
somma di denaro allo Stato. Ecco io credo che
paradossalmente dovrebbe essere lo Stato a pagare
l’imprenditore per il servigio che rende. Lo Stato
deve essere grato con chi rende il paese ITALIA un
paese migliore, con possibilita’ lavorative ed
imprenditoriali. Senza arrivare al paradosso, pero’,
sono fermamente convinta che l’imprenditore che crea
lavoro non debba corrispondere niente allo Stato. E
men che meno in momenti di crisi come questa. E’ lo
Stato che si deve dimostrare oculato, ridurre le
proprie spese, ed i propri guadagni perche’ settori
come l’istruzione, la sanita’ e l’imprenditoria non
siano penalizzati. E certo non possiamo pensare di
risolvere tutto con le privatizzazioni: sanita’ ed
istruzione sono e devono rimanere pubbliche perche’
sulle pari opportunita’ si basa una democrazia.
Mancano asili, mancano scuole, mancano insegnanti
motivati, e soprattutto mancano insegnanti uomini. I
nostri figli hanno bisogno di entrambe le energie per
crescere equilibrati. Hanno bisogno di insegnanti
maschi, ma la cultura del machismo e del celodurismo
degli ultimi 25 anni ha fatto dimenticare agli uomini
quanto il loro ruolo sia fondamentale nella crescita
di un bambino e di un adolescente. Il corpo docente
dei nido e delle scuole d’infanzia e’ solo femminile.
Perche’? un uomo si sentirebbe meno uomo a prendersi
cura di un bambino in una scuola?
Il lavaggio mediatico che il nostro cervello ha
subito negli ultimi anni e’ spaventoso. I ragazzi
rincorrono il sogno di diventare divi TV, o di un
reality: tanti soldi con il minimo sforzo.
Ecco, dobbiamo ridare fiducia ai nostri giovani,
dobbiamo far vedere loro che le strade per la
realizzazione personale sono molteplici e non sempre
passano per la strada del compromesso, o la strada
piu’ facile.
E noi abbiamo un impegno con questi giovani, perche’
dobbiamo lasciar loro un mondo migliore di quello che
abbiamo trovato. Per questo bisogna investire in
energie alternative, uscire dal giogo e dal gioco
pericolosissimo del petrolio.
E non possiamo piu’ permetterci di aspettare, di
rimandare, perche’ il clima si e’ modificato
drasticamente, le zone deserte, aride saranno sempre
di piu’ e sempre meno sara’ il terreno agricolo su
cui far crescere il nostro cibo. I ghiacci si stanno
sciogliendo e gli scienziati considerano che da qui e
10 anni molte terre saranno sommerse. Cosa facciamo
noi? Cosa fa il Governo per invertire questa
tendenza? Dobbiamo investire nella ricerca dove
abbiamo sempre eccelso, dobbiamo evitare la
fuoriuscita di geni e dar loro la possibilita’, nel
loro paese, di dimostrare quanto valgono. Dobbiamo
tagliare con il passato, con lobbies e famiglie
potenti che manovrano la politica in cambio di voti.
La politica siamo noi. Noi cittadini, che ci
arrabattiamo da mane a sera per far quadrare i conti,
per riuscire a pagare un mutuo senza dover chiedere
aiuto alla famiglia, che viviamo in case normali,
alla periferia della citta’, siamo la politica. Non
ho mai visto un politico, se non in campagna
elettorale, andare di citta’ in citta’, di paese in
paese ed ascoltare la gente, ascoltare i problemi, le
preoccupazioni, le soluzioni della gente. Questi
politici non ci rappresentano. Rappresentare
significa farsi interprete di interessi, opinioni ed
esigenze di altri, ma loro continuano a fare la loro
bella vita, con le loro belle machine, nelle loro
belle case del centro (a prezzi di favore), le loro
belle vacanze da sogno sulle loro barche da prezzi
impensabili, i loro pullovers di cachemere e
soprattutto sono impegnati ad evitare processi.
Beh, io sono stanca di questa gente: e’ l’ora di
voltare pagina, e’ l’ora di gente giovane, e’ l’ora
di gente nuova.
Misure
Ormai dopo tutti questi
anni, ho smesso di cercare qualcosa che mi possa
stare, che possa stare a Marco ... insomma le misure
in Giappone sono proprio tiranne.
Ma il freddo attanaglia ed avevo davvero bisogno di
un paio di guanti. Caspita -mi sono detta- i guanti
sono di lana, figurati se non mi stanno.Dovrebbero
cedere un po'!
Macche'! Niente. Quei guanti che qui vendono per
donna, stanno precisi a Vittoria, figurarsi per le
mie "manine minute". Niente da fare, ed ho dovuto
ripiegare su di un paio di guanti da uomo grigi, che
pero' hanno il polsino -guarda caso- "per uomo" e
quindi un po' largo per me .... ma come dice il
proverbio facciamo di necessita' virtu'.
Ma le mie frustrazioni nell'acquisto, non finiscono
certo con un paio di guanti.
Vittoria deve andare con la scuola alla settimana
bianca, e noi che vuoi per motivi fisici (miei,
principalmente), vuoi per motivi climatici, lo sci
proprio non l'abbiamo mai considerato come uno sport.
Pazienza. Ci tocca e cerco quindi un paio di doposci.
Non e' che Vittoria abbia proprio il piedino di fata,
ma i doposci dovrebbero essere unisex...cosi' mi
avvio verso il negozio di sport.
I modelli "estremamente" femminili arrivano fino al
38, i modelli terribilmente maschili fino al 42. Ora,
mica per altro, ma posso mettere ai piedi di una
12enne, un paio di doposci che sembrano esser stati
prestati dallo zio dopo la guerra in Russia? Non
pretendo che siano rosa e con i fiocchetti, cosa che
Vittoria odierebbe a priori, ma nemmeno da esercito
prussiano. Cosi' devo cercare ancora, e devo
finirmene al capo opposto della citta' per trovare,
in un negozi americano, forse, ma forse, quello che
cerco. LO shopping, che dovrebbe essere un piacere,
alla fine diventa un supplizio.
Ed ancora.
A degli amici e' nato, agli inizi di dicembre, un
bambino. Mi metto alla ricerca di qualcosa di carino
da regalargli. Qualcosa da vestire. E cerco da tutti.
Da Gap a Ralph Lauren, da Benetton a Petit Bateau, da
Burberry a Mini.k. Con mio enorme stupore, cose da
vestire, per vestire un neonato da 0 a 3 mesi non ne
esistono. Esistono le canottierine, i pigiamini, i
"body" e tutto quanto ti faccia vivere una vita da
recluso. Ma di maglioncini vari, di pantaloncini
carini o anche di tutine morbide nemmeno l'ombra.
Mi faccio coraggio e chiedo alla commessa se di quel
completino celeste esiste anche la taglia che
desidero. Lei mi guarda perplessa e mi dice "non
c'e'". Allora mi butto su una tuta termica: "di
questa c'e' la taglia?" Mi guarda inorridita e poi
sbotta: "ma i bambini giapponesi fino a tre mesi non
vengono portati fuori. Stanno in casa, per cui non
hanno bisogno di queste cose". "Beh, e se il bambino
e' gaijin ed i genitori hanno piacere che prenda una
boccata d'aria fresca? " mi esce cosi naturale. So
che non avrei nemmeno dovuto pronunciare quelle
parole, perche' tanto e' come soffiare in una
bottiglia vuota. La commessa mi guarda ancora piu'
stupita: "non so"! Ecco brava non so. "Ma perche' non
gli compra 6 mesi?" "Gia' bella idea, roba invernale
per un bambino che e' nato a dicembre e fra sei mesi
sara' estate... certo che ne hai di cervello in
quella zucca!"
Ma dove non ce n'e' non ce ne sta...e nel paese dove
l'economia e' stagnante, come in una palude, cosa si
fa? manco si pensa che potrebbe esserci un mercato,
la', proprio la' per la strada, un mercato di
stranieri, con piedi grandi, mani grandi, tette
grandi, e gambe lunghe che potrebbero far girare
l'economia, che potrebbero comprare quello che pero'
il mercato giapponese si ostina a non offrire. Ma
anche questo e' il bello del Giappone: non cambiare
mai!




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