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Aiuti

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La ricostruzione e' difficile ed annosa. Finche' il mare non e' pulito da tutti i relitti, rottami e chissa' cos'altro, ripulire le citta', o meglio quello che resta delle citta' e' assolutamente inutile. Il mare riporta a terra, inesorabilmente, tutto quello che questa gente aveva costruito.
Tante le comunita' che si sono attivate per aiutare con viveri ed abbigliamento vario, biciclette e coperte, benzina e giocattoli, anche la comunita' italiana. E' stata straordinaria. E la gente ringrazia. Ringrazia con infiniti inchini, con le lacrime agli occhi, quasi fosse una colpa accettare delle donazioni. Ma fra l'imbarazzo e la gratitudine questa gente giura che: "tutto sara' usato saggiamente".
Saggiamente, gia'.
Se hanno gia' il sufficiente, non chiedono altro, non hanno bisogno di altro. Cosi' l'eccesso viene ripreso e ridistribuito ad altri che potrebbero averne bisogno, perche' e' cosi' che funziona anche nell'emergenza.
Saggiamente, appunto.
Ma ora questa gente, che ancora convive con forti scosse d'assestamento, che non permettono di dormire sonni tranquilli, ha bisogno di sostegno psicologico, medico e soprattutto economico.
E lo sforzo economico maggiore dovrebbe essere rivolto a quei ragazzi rimasti orfani, che per permettersi un futuro migliore, dovrebbero frequentare scuole "migliori". Perche' davvero, senza retorica, in Giappone solo se frequenti un certo circuito d'istruzione, puoi permetterti quel bel posto di lavoro, in quella bell'azienda, con quel bello stipendio. Il futuro dipende non dalla fortuna, non dalla capacita', ma dalle scuole frequentate.
Niente adozioni a distanza, ne' adozioni vere e proprie, ne' affido, perche' - non so se cambiera' qualcosa dopo questo 11 marzo - ma queste soluzioni in questo paese sono ancora cosi' complicate, cosi' fuori moda, cosi' poco "giapponesi", che un futuro per questi ragazzi sembra una chimera.

Pertanto se potete fare una donazione fatela, anche un solo euro per famiglia, puo' cambiare la vita di una ragazzo che ha perso tutto, ma che potra' ritrovare il sorriso.

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Credo


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Credo fosse necessario e doveroso nei confronti del Giappone, ma anche del mondo, alzare il livello di pericolosita' di Fukushima a 7.
Credo sia vero che il nocciolo si stia fondendo.
Credo che la tragedia ecologica sia mostruosamente inconmensurabile.
Credo pure che dentro quella centrale, ci sia di piu' di una "semplice" centrale nucleare.
Credo di essere diventata cosi' esperta di centrali nucleari da poterne costruire una con il Lego.
Credo che come in tutti i casi di "sicurezza" nazionale, la vera verita' non verra' mai a galla.
Credo che i sismologi giapponesi siano fra i migliori al mondo, a dispetto dei giudizi di Robert J.Geller pubblicati su La Repubblica.
Credo che editori e giornalisti dovrebbero re-imparare a fare il loro mestiere.
Credo che dell'attivita' vulcanica sia ripresa.
Credo che ci saranno altri terremoti di alta magnitudo e non ho paura.
Credo che il Giappone, ed il mondo intero debba dire basta al nucleare.
Credo non ci si debba far abbindolare da Stati che si proclamano "amici" e ci rendono schiavi dei loro vizi.
Credo che gli italiani nella loro meravigliosa disorganizzazione, siano persone davvero organizzate.
Credo che gli italiani stiano facendo un lavoro di volontariato, nelle zone terremotate, straordinario.
Credo che il cuore degli italiani non ce l'abbia nessuno.
Credo che, come gli italiani, i giapponesi siano meglio della classe politica che li rappresenta.
Credo nei bambini e nel loro futuro.
Credo che alla dignita' dei giapponesi dovrebbe ispirarsi il mondo.
Credo nella bonta' degli uomini.
Credo che se tutti aspirassimo al bene finale, il mondo sarebbe meno avido.
Credo che quest'anno piu' che la fioritura dei sakura, sia stata bellissima la pioggia sinusoidale dei petali.
Credo che Tokyo sia bellissima con le luci spente.

Credo sia bellissimo che nessuno si lamenti per le luci spente
forse, perche' credo, che tutti riescano finalmente a vedere le stelle.

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Stampa

giornalismo


Potrei raccontarvi dei ciliegi in fiore, delle orde umane in giro per la citta' a guardare stupite i fiori che sbocciano nei parchi e lungo i fiumi. Ma, stupite le orde umane dovrebbero essere se i ciliegi fiorissero a Natale, non a primavera, insomma - a costo di risultare impopolare - i fiori a primavera sbocciano in tutto il mondo, sono bellissimi in tutto il mondo, e nessuno -proprio perche' evento naturale e ciclico- lo vive come un'eccezione. Sono io forse, troppo occidentale, a non comprenderne l'unicita' della fioritura ogni anno? Abito in una strada dove di ciliegi ce ne sono a decine e li guardo, e respiro a pieni polmoni l'aria frizzante che li avvolge, perche' e' primavera, perche' la natura si risveglia e perche' mai come in questi giorni un risveglio e' quanto mai benefico.
Vabbeh...comunque non e' per questo che ho iniziato questo post. Questo post e' dedicato alla stampa, ai giornalisti ed alle testate nazionali (giapponesi) ed internazionali, che in questo mese, gia' ....e' gia' passato un mese dal terremoto, hanno riempito d'inchiostro il mondo.
Forse la stampa italiana l'ha fatta da padrona con le cagate scritte su questa vicenda. Si e' parlato di apocalisse, di Tokyo ormai finita, di pizzaioli rimasti in citta' a fare l'Highlander: "ne restara' uno solo" .... a perpetuare la tradizione della pizza tradizionale napoletana in terra nipponica, aggiungo io. Ma per piacere. Se questi giornalisti percepiscono uno stipendio, beh c'e' qualcosa da rivedere nel loro contratto! Fonti ben informate, mi dicono pero' che anche la stampa tedesca, inglese ed austriaca .....oops anche svedese non ha scherzato. I titoloni si succedevano alla velocita' della luce, come se volessero accelerare, con parole ad effetto, la fine di questo paese. Forse era una gara, e chi arrivava primo, tempisticamente parlando, con l'ultima edizione della propria testata alla morte di Tokyo e delle zone circostanti vinceva un premio. Una bambola? forse gonfiabile visto che la maggior parte di questi giornalisti era di sesso maschile. Ma i cronisti devono fare la cronaca, e quindi riportare fedelmente la realta', o andare di fantasia? Se devono andare di fantasia allora anche quelli che raccontano delle partite di calcio, possono scrivere quel che vogliono, per esempio che il Milan retrocede e che la Fiorentina vince la UEFA Champions League! Forse, i direttori dovrebbero ricordare ai loro colleghi di scrivere quel che vedono, senza fare propaganda, ne' opinione, perche' la realta' e' spesso gia' abbastanza crudele cosi' com'e'.
Pero', e c'e' sempre un pero' voglio spezzare una lancia a favore della stampa internazionale, che ha pubblicato molte notizie prima della stampa locale. Esempio? che la centrale di Onegawa "perdesse" acqua radioattiva e' apparso sul sito dell'ANSA italiana (!), prima che sulla stampa giapponese, dove si e' materializzata ben 6 ore dopo .... ed il fuso orario in tutto questo non c'entra un bel nulla.
Allora, la domanda che mi faccio e': se non ci fossero internet, i social networks e gli sms che accelerano il processo "informativo" in modo esponenziale, la stampa giapponese ci avrebbe informato su certi particolari, forse "accidentalmente" fuori-usciti, o sarebbe rimasto tutto sepolto dalla solita facciata giapponese educata e cortese?

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Colpevoli

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Nemmeno sul numero sono chiari. Fra le 12000 e le 15000 tonnellate d'acqua altamente radioattiva saranno scaricate nell'Oceano Pacifico dalla centrale di Fukushima.
Colpevoli.
Colpevoli tutti, il Governo e la Tepco. Sull'impatto ambientale che questa soluzione produrra' alcuni scienziati minimizzano. Cosa c'e' da minimizzare quando il sistema ecologico dell'Oceano piu' grande del mondo viene ancora preso gravemente d'assalto? Il sistema mare va a gambe all'aria, sia sotto l'acqua che sopra l'acqua. No, perche', c'e' qualcuno che sa come si formano le nuvole e la pioggia o siamo diventati tutti completamente rimbambiti da credere che 15000 tonnellate di acqua radioattiva riguardino solo il Giappone e qualche altro stato limitrofo?
Vi dice niente il vapore acqueo che si forma sopra la massa immensa dell'Oceano, che a contatto con l'aria fredda si condensa e forma gocce d'acqua, e quindi piogga?
Questo ulteriore disastro vuol dire, si' flora e fauna marine contaminate, ma vuol dire davvero che le pioggie saranno contaminate, che i raccolti saranno contaminati e che tutto quello che mangiamo sara' contaminato.
Quindi colpevoli, non vittime, colpevoli.
Ed ancora colpevoli. Colpevoli di non aver evacuato quelle persone che vivono in prossimita' della centrale. Non doveva essere un suggerimento quello del Governo, doveva essere un'imposizione. Il Governo doveva e deve avere a cuore il benessere fisico e psichico della sua gente, non solo quando deve chiedere sacrifici. Colpevoli di non aver affittato degli alberghi, di non aver messo quella gente in sicurezza, dando loro letti per dormire, stanze calde, pasti caldi e soprattutto la tranquillita' per poter vedere uno spiraglio alla fine del tunnel. Il dovere del Governo era dare a questa gente la forza per ricominciare, non le radiazioni per farli ammalare. "Ma i giapponesi non si sono mossi, perche' amano le certezze, e adesso l'unica certezza che hanno e' il loro luogo" afferma qualcuno. Gia' la certezza di non avere futuro ecco quello che hanno, e con rassegnazione, come e' tipico della loro cultura, si sono lasciati trasportare dall'inettitudine del Governo.
E' su quello che il Giappone che "conta", ha basato le sue scelte, sacrificando la vita della sua gente, del suo popolo: sulla assoluta "inerzia" del paese, sulla sua incapacita' di ribellione, sulla totale assenza di dissenso, bruciando cosi' anche il domani dei figli, che questo paese avrebbero dovuto continuare a far essere grande.
In 3 settimane Kan e' andato solo una volta in zona, sorvolandola in elicottero militare. Lui ha paura delle radiazioni, lui. E la gente che magari l'ha anche votato pensando che venisse da lui rappresentata? Ed allora, altre prove non sono necessarie.
Il verdetto e' stato raggiunto: colpevoli, tutti.
Ma pagheranno?



p.s. poi incaricano la polizia di arrestare coloro i quali inventano storie speculando sulla tragedia!!!

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News

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Il portavoce del Governo in questa crisi, il signor Edano, ha detto che SE riescono a bloccare il flusso di acqua radioattiva, forse in 6 mesi potrebbero riportare la situazione alla normalita'. Di se e di ma e' pieno il mondo diceva la mia nonna, e "se i'mi' nonno avesse 6 palle, sarebbe un flipper", aggiungo io. Le notizie su questa stra-maledetta centrale diluiscono, come lo zucchero nell'acqua, giorno dopo giorno, rendendo super felice il governo giapponese. La facciata dell'efficienza e' salva.
A parte Pio D'emilia (anzi se vi capitano i suoi servizi su SKY TG 24 oppure i suoi articoli sul Manifesto non mancateli), nessuno ha riportato che ci sono corpi sulla spiaggia a Fukushima. Corpi morti da giorni, per colpa dello tsunami, che nessuno vuol toccare perche' sono radioattivi, che nessuno osa bruciare perche' sono radioattivi, e che tutti lasciano li' a decomporsi perche' sono radioattivi.
Pochissimi giornalisti si sono avventurati in queste terre devastate a testimoniare quello che realmente e' accaduto e sta accadendo. Alcuni telefonano per fare le interviste, ma non hanno certo la visione apocalittica della realta', e su questo marcia il Governo Giapponese, che dice e non dice, centellina le informazioni, assecondando cosi' le manovre poco chiare della Tepco. Ma cane non mangia cane, mi hanno sempre insegnato. Ed il Governo giapponese non ha neanche chiesto la testa del presidente della Tepco che ha 66 anni, e che all'indomani della prima esplosione s'e' fatto venire un malore e se ne sta "tranquillo" in ospedale.
Ormai nessuno ne parla quasi piu', cosi' che la gente possa far finta che tutto sia tornato normale, dimenticando quell'angolo di mondo lavato via dallo tsunami.
La dottoressa Satoko Oki, una luminare della sismologia, aveva gia' detto poco prima del terremoto dell'11 marzo: "un terremoto di alta magnitudine si abbattera' nella prefettura di Miyagi in un lasso di tempo che va da oggi a 30 anni". Stupefacente. I giapponesi riescono a prevedere l'intensita' e la zona con precisione quasi spaventosa, non e' possibile ancora invece sapere quando. Ma l'allarme che lancia la dottoressa Oki, e' che il Giappone e' interessato da 3 zone sismiche e se una di queste si attiva, al 60/70 % di possibilita' si attivano anche le altre due. Cosi' considerando che una si e' attivata con il terremoto di 3 settimane fa, la previsione di avere altri 2 sismi di forte magnitudo nella zona del Kanto da oggi a 30 anni si fa concreta.
Questo paese ha davvero le risorse per tenere sotto controllo i terremoti, ma poi arrivano i governi e eludono tutto quello che gli scienziati fanno e dicono. Cosi' si costruiscono case, e fabbriche vicino alla costa, si costruiscono centrali nucleari, ben nascoste fra gli alberi, ma vicine alle abitazioni, e sempre sulla costa dimenticandosi di manutenzionarle. E poco contano i richiami o le multe salate, se nessuno fa nulla.
Il portavoce del Governo in questa crisi, Il signor Edano, ha detto SE riescono a bloccare il flusso d'acqua radioattiva, forse in 6 mesi riescono a riportare la situazione alla normalita', ecco io mi sento di dire che SE uno dei 2 sismi aspettati da qui ed i prossimi 30 anni accade nei prossimi 6 mesi, questa diventa davvero la piu' grande catastrofe nucleare della storia dell'umanita'.
Niente panico, ne' allarmismo hanno sempre gridato ai 4 venti i miei connazionale, tappandosi spesso e volentieri gli occhi, un po' come il Governo giapponese, della serie occhio non vede cuore non duole, ma io credo che noi, e parlo per la mia famiglia, non abbiamo mai perso la ragione, la razionalita' e la lucidita' di discernere. Abbiamo valutato sempre tutto, ed e' per questo che voglio continuare ad avere informazioni, non sensazionalismi. Questa e' la mia vita e per questo voglio, esigo, pretendo che il governo giapponese ci informi costantemente senza far passare la notizia ormai come fosse una delle tante.

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Miraggio

Miraggio


Se prima dell'11 marzo fare la spesa era un saltellare da un supermercato all'altro per reperire tutti gli ingredienti di una ricetta particolare che avevo in mente, ora, con la paura della contaminazione nucleare, saltellare da un negozio all'altro e' diventato un obbligo.
Mi spiego meglio.
Io ho tolto definitivamente il latte dalla nostra dieta. Credo che i vari supermercati gia' tengano solo quelle marche "sicure", provenienti da zone non direttamente confinanti con Fukushima, visto che sugli scaffali, dove prima c'erano 10 tipi di latte diverso, ora ce ne sono solo 4 o 5. Ma io che leggo 3 kanji in croce, non voglio incorrere nell'errore di comprare esattamente quel cartone che riporta la scritta: "pastorizzato a Tokyo", ma non ne indica la provenienza. Soluzione? Chissenefraga del latte. In tempo di guerra hanno fatto a meno di un sacco di cose e sono sopravvissuti. Meglio aver paura che buscarne.
Ma dell'acqua non si puo' fare a meno. C'e' stato solo un giorno in cui l'acqua e' stata vietata per colpa dei livelli fuori legge di sostanze radioattive. Anche se l'avvertenza era dedicata principalmente ai neonati, il panico si era talmente diffuso che per qualche giorno (e noi eravamo ancora a Fukuoka) l'acqua era scomparsa dagli scaffali. Noi avevamo un po' di vecchia scorta per l'acqua gassata, mentre per quella naturale generalmente usavamo la Brita, la brocca tedesca che filtra l'acqua del rubinetto. Ma nel dubbio e nell'incertezza che l'acqua del rubinetto non fosse "perfetta" (del resto ma io non ho visto nessuno del Governo Giapponese o della Tepco in televisione bere biccherate d'acqua, invitando la gente ad essere serena e tranquilla nel farlo) abbiamo fatto scomparire la Brita ed abbiamo deciso che acquistare acqua in bottiglia, possibilmente dal sud del paese o ancora meglio straniera, fosse temporaneamente la tattica da adottare. Impatto ambientale, altissimo! Shoganai, per ora.
Cosi', vado al supermercato, e comincio a riempire il carrello, un po' di carne, qualche detersivo, delle banane. Poi arrivo al settore bibite. Vedo un cartello, tutto ovviamente in giapponese, ma di facile intuizione anche per me: 1 sola bottiglia da 2 litri o 3 da 500ml...il resto mi e' nebuloso. Penso di fare una foto al cartello, mandarlo ad un'amica, per un'immediata traduzione . Desisto. Metto cosi' nel carrello una bottiglia da 2 litri d'acqua, una di pepsi ed una di aranciata. Nella testa mi frulla il pensiero che questa trovata e' veramente idiota, come si puo' permettere l'acquisto di una sola bottiglia d'acqua da 2 litri o 3 da 500 ml, se il fabbisogno giornaliero di una persona normale e' di 2,5 litri? come puo' idratarsi una famiglia media ? e poi, per la miseria, non siamo mica sotto assedio! E mentre continuo a pensare ed a rimuginare arrivo alla cassa. La signora mi guarda con lo sguardo bieco e sbotta: "3 bottiglie da 2 litri non si possono acquistare, ne scelga una!" "Ma scusi" mi sento di controbattere "ma sono 3 diversi articoli!" "Mi spiace, sono tutte bevande" indispettita, risponde la cassiera. "Scusi, ma quel signore ha 24 lattine di birra e 3 bottiglie di vino, non sono bevande quelle?" insisto.
"No, quelli sono alcolici" mi fredda la cassiera. "Ok, tengo ovviamente l'acqua, grazie" dico fra il rassegnato e l'incazzato andante. Un popolo di alcolizzati si, ma un popolo che beve acqua no? che storia e' mai questa? E cosi' inzia il mio giro dei supermercati. Li visito a tappeto. Entro, non curante del cartello, vado a colpo sicuro al settore bevande, compro una bottiglia d'acqua, pago e via, alla volta del prossimo. Alla fine il mio bottino "acquatico" e' di 4 bottiglie per un totale di 8 litri d'acqua.
Poi sguinzaglio Marco. Salta sullo scooter e va in giro per la citta' a cercar acqua come un rabdomante.
Mi pare di sognare, o forse, per mancanza d'acqua, e' solo un miraggio?

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Mesdames et Messieurs: voila la France

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E cosi' arrivano i francesi, al suono della Marsigliese, con le loro bandiere a strisce, con le loro R arrotolate, e con i loro robot capaci di fare il lavoro degli uomini-kamikaze dentro la centrale. E qui scoppia la bufera.
I francesi ci stanno antipatici, suonano dall'alto delle loro campane i giornalisti. I francesi vengono a conquistare anche il paese del Sol Levante, tuonano i politicanti. Che i francesi rendano conto di quello che hanno fatto con Chirac ed i suoi tests nucleari, gridano i piu' "verdi".
Cos'ha fatto di male l'essere umano per essere sempre scontento? Mica sara' sempre la storia della mela di Adamo ed Eva, perche' non ne possiamo piu'. Mica sara' di nuovo l'ondata di pessimismo cosmico, perche' di questo passo non ce la sfanghiamo.
I francesi sono supponenti, saccenti, stronzetti, sciovinisti e tutto quello che volete, se volete, ma i francesi - generalmente - sanno quello che fanno. Ed e' li' il trucco, il motivo della loro GRANDEUR, che fa, diciamocelo pure francamente, rodere il cu&o al resto del mondo.
Ecco, a me il cu&o ora rode, ma per un altro verso. Perche' la Tepco ha perso tempo cercando di rimediare da sola a delle magagne piu' grandi delle loro stesse capacita' cognitive, perche' il Governo giapponese ha perso tempo parando (e parandosi) il cu%o alle varie lobbies e perche' non posso piu' organizzare neppure l'ora successiva della mia giornata, tanto e' tutto nebuloso. Arrivano i francesi? Ben vengano, che aiutino e facciano tutto quello che c'e' da fare. Il rovescio della medaglia e' accettare delle condizioni dalla Francia? Beh, credo che dopo tanti anni di "dominio americano", forse una ventata d'aria "nuova" a questo popolo fa pure bene, e magari invece di Starbucks e McDonalds, potremmo vedere delle brasseries aperte qua e la'. Del resto se fanno un lavoro, e lo fanno fatto bene, si meriteranno il loro "stipendio", o no? E' cosi' che funziona, e se il lavoro e' salvare vite umane, un sistema ecologico fortemente compromesso, e ridare speranza ai bambini che vivono in questo paese, non c'e' stipendio che conti, non c'e' influenza politica che valga, non c'e' supponenza, ne' saccenteria, ne' presunzione, ne' arroganza.
Se c'e' una mano tesa, pronta ad aiutare, va presa ... ad ogni costo!

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Scelte

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Con tutta onesta' in tutti questi giorni e sono 19 ad oggi, anche se sembrano 190, la nostra Ambasciata si e' comportata in modo esemplare. L'ho detto e lo ripeto. Nessuno dei vari giornalisti me lo verra' mai a chiedere perche' fa piu' NOTIZIA il lamento continuo ed ossessivo degli italiani, piuttosto che sapere che qualcosa ha funzionato.
L'ambasciata e' stata aperta 24 ore su 24, fornendo tutte le informazioni necessarie almeno 2 volte al giorno. Agli iscritti all'Aire, l'ambasciata ha inviato direttamente delle mails con tutti gli aggiornamenti, mentre gli altri connazionali potevano liberamente visualizzarle sul sito. Non hanno evacuato nessuno, perche' neppure l'Ambasciata si e' spostata da Tokyo. E' stata una delle poche, con Spagna e Canada, a rimanere nella propria sede, avvalendosi delle informazioni sia del governo giapponese, sia delle Comunita' Europea, sia dei propri tecnici venuti appositamente dall'Italia, per fare le proprie misurazioni e valutazioni.
Noi come l'ambasciata abbiamo deciso di restare. Tanti, molti, forse troppi della comunita' internazionale se ne sono andati all'indomani del sisma, ancora prima di sapere che la centrale di Fukushima sarebbe stata un problema. Eppure dall'Italia ci hanno chiamato tutti, ci hanno scritto tutti anche persone che erano anni che non si facevano vive, forse faceva figo dire conosco una che sta a Tokyo, per dirci che eravamo dei pazzi, degli incoscienti, e che saremo dovuti rientrare.
Rientrare dove, se la nostra casa e' qui? La nostra vita adesso e' qui, qui abbiamo il lavoro, la scuola dei nostri figli, abbiamo le nostre abitudini, le nostre nuove amicizie. Se l'Ambasciata non ha reputato indispensabile spostare la propria sede da Tokyo, perche' avremo dovuto spostarci noi? Certo, stiamo in campana, abbiamo sempre le orecchie dritte come dei licaoni, ci informiamo costantemente, leggiamo tutti i comunicati di tutti, da quelli della IAEA, a quelli di Greenpeace, da quelli della Kyodo News a quelli dell'Ambasciata americana. Oggi informarsi non e' certo un problema, ed i social networks sono una benedizione. Non avessimo avuto Facebook il giorno del terremoto non avremmo potuto comunicare con nessuno dei nostri familiari, visto che le linee telefoniche erano andate. Anzi, se non avete un profilo Facebook, vi invito a farlo, e' un modo per leggerci e leggere di noi, dello tsunami, della centrale nucleare e conversare con noi quasi in tempo reale!
Ma torniamo a Tokyo. Anche oggi altre scosse, di assestamento o veri e propri terremoti fa poca differenza, perche' ogni minima scossa e' un vero e proprio campanello d'allarme. I bambini sanno gia' che si devono mettere sotto il tavolo (la scuola li ha davvero preparati bene!), sanno cosa devono avere nel loro zaino, e sanno pure cosa devono portar via, quella cosa irrinunciabile, se il peggio dovesse avverarsi. Sappiamo che la centrale non e' in sicurezza, e che non lo sara' per molto, ma sappiamo anche che l'automobile e' il mezzo che uccide di piu', pero' non abbiamo smesso di guidarla, quindi. Quindi abbiamo deciso di rimanere, non abbiamo mai veramente preso in considerazione di lasciare il paese, anche se Marco ce l'ha suggerito. Ma Vittoria ha rotto in un pianto incontrollabile, ed il capitolo Italia s'e' chiuso quei 30 secondi dopo che era stato portato alla ribalta. Quindi siamo qui, qui anche per rispetto, rispetto per colleghi di lavoro, per i vicini di casa, per i compagni di classe. Con che faccia ci saremo dovuti presentare loro dopo "enne" mesi in esilio e chiedere loro di fare uno straordinario per noi, un favore per noi, un compito per noi? Saremo stati ancora delle persone di cui fidarsi? di cui avere rispetto? Beh, se abbiamo imparato qualcosa da questo paese e' il rispetto, e noi quel rispetto a questo paese glielo dobbiamo.

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Aftermath

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E cosi' sono tornata a Tokyo. 2 settimane a Fukuoka, anche se eravamo partiti per star via 2 massimo 3 giorni. Ed invece la centrale nucleare ci ha tenuti e ci tiene con il fiato sospeso.
Tokyo sembra uguale a prima di quell'11 di marzo, ma non lo e'. I negozi hanno scaffali vuoti, i termosifoni sono spenti, le luci nei supermercati sono accese per meta'.
Il Tohoku, la regione colpita dallo tsunami, a detta di tutti e' una zona "povera", pero' pare che tutto il Giappone dipenda da essa. I filtri per le sigarette vengono fabbricati da aziende con sede in questa zona, per cui pare che fra un po' non ci saranno piu' nemmeno le "mitiche bionde" a stemperare la tensione di questo popolo, che ancora permette il fumo nei locali.
Le aziende automobilistiche hanno molte fabbriche qua, e sia Nissan che Honda sono vincolate con le consegne da pezzi che da questa zona, al momento, non possono essere forniti. Lo stesso vale per delle parti destinate all' IPad2 della Apple.
Latte e verdura sono quasi spariti dal mercato, a quanto pare anche questi venivano prodotti principalmente qui. Ed infine la tristemente famosa centrale nucleare che con tutte le scorie radioattive che getta in mare (l'acqua radioattiva drenata dalle centrali che fine fara'? mica la usano i managers della Tepco per i gargarismi) ha compromesso anche la pesca e con questa anche i piatti della cucina giapponese che tutto il mondo invidia: sushi e sashimi! Non che prima l'acqua dell'Oceano fosse perfetta, il mercurio la faceva da padrone, ma adesso anche il "buon" mercurio se la dovra' vedere con altre sostanze radioattive.
E se la dieta si puo' cambiare, la pezza messa sopra all'energia per incentivare il risparmio e' quanto meno fantozziana. Nell'edificio dove lavora Marco, oltre a spegnere i termoconvettori, hanno invitato tutti a portarsi da casa un asciugamano, perche' gli asciugatori elettrici in bagno non saranno piu' in funzione. In tutto questo nessuno ha pensato, per ridurre i consumi di energia, ad introdurre l'ora legale, a far aprire i negozi dalle 8 di mattina alle 5 di sera, a vietare gli inutili straordinari che questa popolazione ama per spirito di sacrificio, e non per necessita': insomma qua nessuno pensa, o se lo fanno, non lo dicono tenendo il paese, e non solo, attaccato ad un filo sottile.

Vi riporto una serie di informazioni sulla situazione post-terremoto. Ognuno poi trarra' le conclusioni piu' appropriate.
1)Sismologi dell'Universita' di Kyoto hanno rilevato che il terremoto dell'11 marzo ha provocato una rottura della crosta terrestre lunga 400 km e larga 150, e seduta su una dell'estremita' c'e' Tokyo. Un terremoto violento, con epicentro piu' vicino alla capitale segnerebbe la fine della capitale stessa.
2)La maggior parte delle centrali nucleari sono sulla costa del Pacifico alla merce' di terremoti e di tsunami. Tokyo si trova equidistante fra la centrale di Fukushima e quella di Shizuoka, che e' pure vicina al monte Fuji, che e' ancora un vulcano a tutti gli effetti.
3)La centrale nucleare di Fukushima perde. Perde si' cesio 137, ma soprattutto perde plutonio. Tempo per "liberarsi" del plutonio: 24000 anni!
4)Solo dopo 18 giorni, il Giappone chiede aiuto alla Francia per gestire l'emergenza nucleare.
5)La Tepco, la societa' privata che gestisce la centrale di Fukushima, era' gia' stata richiamata piu' volte sia dalle autorita' giapponesi sia' degli enti internazionali, era stata piu' volte costretta a pagare delle penali, ma ha continuato a non fare quello che avrebbe dovuto fare.
6)Tepco ed il Governo giapponese tacciono sulle vere "condizioni" della centrale.
7) gli "zingari dell'atomo" sono i lavoratori stagionali delle centrali nucleari. Incuranti del pericolo radiazioni lavorano pur di mandare i soldi alle loro famiglie. La loro paga e' bassissima anche considerando il rischio che corrono.
8)lo scorso 13 marzo il Governo ha elevato il limite massimo di "esposizione" giornaliera alle radiazioni, portandolo da 100 a 250 millisievert: dodici volte in piu' rispetto a quello consentito nelle centrali inglesi e francesi.
9) Il Governo non ha evacuato nessuno dei residenti entro gli 80 Km dalla centrale.


La vita a Tokyo sembra normale, ma non lo e', come non lo e' nel resto del Giappone. E, purtroppo, non lo sara' per molto, molto tempo.
Pero' vi vorrei chiedere una cortesia, noi gia' ci siamo attivati per aiutare la gente del nord, ancora non raggiunta dagli aiuti, che sta morendo sia di freddo e di stenti: se potete aiutare in qualche modo, vi prego di farlo... il Giappone e' si' la terza economia mondiale, ma la gente, la gente comune, sta di solito su una pagina diversa della storia
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Marco Berti

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Marco Berti e' un cantante lirico, famoso, talentuoso. Era venuto qui in Giappone con il Maggio Musicale Fiorentino in tournee. Suppongo, come in tutti i lavori, che anche il signor Marco Berti abbia firmato un contratto, che forse contemplava oneri ed onori, vantaggi e rischi. Una tournee in Giappone non capita tutti i giorni, come non capita tutti i giorni un  terremoto devastante come quello dell'11 marzo, che non da' preavviso, e si scatena indistintamente su poveri e ricchi, vecchi e bambini, giapponesi e non. Ed i signori  del Maggio: musicisti e cantanti, tecnici e costumisti sono stati, come noi, testimoni di questa sciagura, con tutte le conseguenze che s'e' portata appresso. Qualcuno obiettera' che noi - a differenza del gruppo del Maggio - abbiamo scelto di vivere qui. Beh si, e' vero, ma anche noi abbiamo un contratto, come quello firmato dal signor Berti prima di partire. Noi non siamo cittadini giapponesi, e come lui abbiamo avuto paura, ed a differenza di lui noi qui abbiamo anche la famiglia, i nostri figli.
 Ma  il signor Marco Berti s'e' fatto prendere pure dal panico, da un panico incontrollabile (citano le cronache) ed ha deciso di partire. Non ha aspettato il rimpatrio del gruppo, che al Sindaco Renzi ed alla citta' di Firenze e' costato un bel po' di soldi. No, lui e' partito, comprandosi il suo biglietto di sola andata per poi lamentarsi.
Ecco, caro Marco Berti, cantante lirico, famoso e talentuoso, la vita ha un prezzo, e la sua, visto il suo panico, ha avuto il prezzo del suo biglietto di rientro Alitalia.  Di fronte alla morte, non c'e' star-system che valga, non c'e' talento ne' ruoli che contino, tutti valiamo lo stesso,  ma i suoi ruoli, il suo talento e lo star-system ed i suoi guadagni le hanno permesso un viaggio che altri non si sono potuti permettere. Quindi, dorma fra due cuscini, contento e beato, faccia magari due gargarismi in piu' per mantenersi la bella voce che ha, invece di sprecarla lagnandosi contro le istituzioni.
In certe circostanze l'umilta' e' il costume piu' bello da indossare per una impagabile standing ovation.

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Apocalisse

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I giornali italiani e stranieri si sono riempiti di  questi titoloni sensazionalistici, un po’ per verita’, un po’ perche’ si sono dati alla fantascienza.
L’apocalisse ancora non c’e’ stata ed in cuor nostro, di noi che abbiamo scelto di vivere in Giappone, speriamo ancora che non accada. Noi vogliamo immaginare di poter tornare alle nostre case, con le nostre cose, alla nostra vita normale fra questa gente che ci ha accolto, a volte anche con scontrosita’, con occhio guardingo ed anche con un pizzico di razzismo, ma ci ha accolto.
La nostra Ambasciata si e’ comportata benissimo e tutti quelli che dicono il contrario mentono. 
Nessuna nazione fino ad oggi ha previsto il rimpatrio con evacuazione, perche’ tutte le Ambasciate - viste le informazioni avute dal Governo giapponese - hanno pensato che non ce ne fosse la necessita’.
I cittadini che hanno deciso - per paura giustificata o meno - di tornare in Italia o nel proprio paese d’origine, l’hanno fatto di propria iniziativa e non sono stati abbandonati dalle Autorita’.
Noi ci siamo sentiti tutelati. Bollettini (di guerra) ci sono stati inviati via mail, 3 anche 4 volte al giorno e da quelli sono dipese le nostre decisioni.
Senza panico, senza allarmismi, ci siamo diretti al Sud. Ora, infatti, siamo nel Kyushu, l’ultima isola (grande) dell’arcipelago. Un’isola bellissima ed intrigante come lo sanno essere solo i paesi del sud. Colori e gente allegra, disponibile.
Siamo a Fukuoka, capitale di quest’isola, dove anche altri amici ci hanno raggiunto. Tutto ovviamente a spese nostre. Non ci aspettiamo certo che il Governo Italiano ci paghi una scelta personale, del tutto personale. E non siamo neppure qui a lamentarci, ma siamo a guardare al futuro: what if ... cosa facciamo se il peggio si materializza.
E penso a quello che abbiamo lasciato dietro di noi. Non mi preoccupo certo di una poltrona, o di un letto, ma mi preoccupo di quei ricordi, di quelle foto, di quei libri che - nel peggiore dello scenario - non potrei piu’ riavere. Mi preoccupo di quelle persone che forse non rivedro’ piu’, - e non parlo degli amici, con i quali questa tragedia ci ha fatto ancor piu’ da collante - ma parlo di quella gente che mi era diventata familiare perche’ viveva poco distante, o lavorava alla pompa di benzina o alla cassa del mio supermercato preferito,  tutta gente sempre ben disposta, sempre sorridente e rispettosa.
Ecco questo e’ quello che mi manchera’ di piu’ di questo paese, se questa maledetta apocalisse, creata e voluta fortissimamente dall’uomo, si avverra’: il rispetto, l’abnegazione, l’assoluta capacita’ di accettare l’inaccettabile senza lamentarsi.
50 persone stanno lavorando nella centrale sapendo di morire. Rischi del mestiere? Forse e’ quello che la nostra mente occidentale ed egoista ci fa vedere, per noi invece “Giapponesi” e’ il senso del dovere, il senso di patria, il dovere nei confronti della patria. 
A noi “Italiani” manca questo: manca il senso della patria, il senso di dover qualcosa al nostro Paese, ed anche se il 150 anniversario della Repubblica e’ stato gia’ celebrato e le piazze si sono tinte di tricolore, nessuno di noi si comporta come una vero “cittadino”.
Forse e’ implicito nella nostra stessa bandiera: questo tricolore con strisce parallele che possono seguire i propri binari all’infinito, senza mai mescolarsi, mentre la bandiera giapponese e’ questo  disco rosso, unico e compatto. E’ il senso assoluto dell’unione, della perfezione, anche con l’apocalisse alle porte!

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No Al Nucleare

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Come vivevano i nostri antenati, senza riscaldamento, senza aria condizionata, senza luce, senza gas?
Vivevano e vivevano bene. Sono sopravvissuti, hanno fatto cose eccelse, che ora sono pure patrimonio dell'umanita', mentre noi con la nostra presunzione di super-uomini (magari avessimo la presunzione nietzschiana!) pensiamo di riuscire a controllare tutto, astri, stelle, meteoriti, marziani, terremoti e maree.
Bene, non e' cosi. Ed e' l'ora che ne prendiamo atto.
Basta col pensarci demiurghi, siamo solo degli esseri umani con troppa, troppissima presunzione.
I giapponesi hanno dimostrato che con l'applicazione si puo' vincere anche il peggiore dei terremoti, ma - se le case di legno e carton gesso sopravvivono all'oscillazioni - non sopravvivono all'urto con l'acqua. E' la natura che decide.
Ma l'uomo e' sempre piu' ingordo e vuole energia elettrica 24 ore su 24, 365 giorni su 365. La soluzione? il nucleare, nonostante il nucleare in questo paese abbia fatto piu' danni che i tedeschi a Vicchio (si dice dalle mie parti)!
La centrale di Fukushima, quella tristemente in questione, era stata costruita per sostenere scosse pari al 7,9 gradi della scala Richter. Bene, la natura ci ha dimostrato che il terremoto puo' raggiungere anche intensita' piu' alte e quindi scombussolare i piani dell'essere umano. Essere umano che ora e' alla merce' di quanto ha costruito, penando tutte le pene possibili.
Per questo dico NO AL NUCLEARE, soluzione obsoleta, sorpassata e pericolosissima. Non voglio mai piu' dover affrontare quello che ho passato in questi giorni, standomene chiusa in casa per paura di una nuvola radioattiva, sperando che gli enti governativi mi informassero sulla vera entita' del danno. Non voglio piu' non sapere cosa fare per salvare i miei figli da un probabile contagio radioattivo, non voglio piu' pensare che per avere piu' luce, piu' caldo d'inverno o fresco d'estate debba rischiare un tumore. Non voglio piu' tutto a tutti i costi, quando il costo puo' essere davvero la vita.
Perche' la radioattivita' e' pericolosissima.
Usiamo energie alternative e sostenibili, usiamo il sole, il vento, l'acqua usiamo la natura nella sua migliore forma, non sostituiamoci a lei.
Adesso la Tokyo Tower e' spenta la sera, tutti gli edifici significativi che definiscono lo skyline di Tokyo sono spenti la sera. Ma e' un male? Tokyo e' forse meno bella o meno suggestiva, ma quanto meno male fa?

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11 marzo 2011

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Sopravvivere ad un terremoto di una magnitudo del 7,5 (quella registrata a Tokyo) e’ di per se’ un fatto straordinario.
Tutto e’ stato straordinario venerdi’ 11 marzo a Tokyo. Dopo 2 giorni di scosse, piuttosto sostenute, ma del tutto “ innocue”, la vita aveva ripreso il suo corso naturale.
Treni pieni, strade congestionate, autobus al completo facevano da cornice ad una solita, tipica giornata.
Ero al nono piano di un edificio quando il terremoto ci ha colpite, me e la mia amica Chihiro, di sorpresa, come ha colpito di sorpresa tutti gli altri del resto. Ci siamo guardate ed abbiamo capito subito che era qualcosa di diverso: non terminava. Ci siamo riparate sotto un tavolo, aspettando che la terra smettesse di tremare. Ma non accadeva. In quei secondi lunghissimi, ci e’ passata la vita davanti, come quando sei sicura di dover morire. E forse Chihiro lo era davvero. Era disperata, si sentiva in colpa per non aver dimostrato al marito ed ai figli tutto il suo amore quella mattina a colazione. Io, invece e non so perche’, forse perche’ sono ottimista di natura, ho solo pensato che in Giappone non si puo’ morire sotto le macerie di un terremoto. Nel resto del mondo si’, ma non in Giappone. Finita la scossa abbiamo tutti evacuato l’edificio, per le scale, in fila, senza ressa. Nove piani di scalini che sembravano aumentare invece che diminuire nella discesa. Tutta la citta’ era in strada. Ho pensato che l’epicentro questa volta fosse stato Tokyo. Non poteva essere altrimenti, troppo forte questa scossa, troppo lunga, ed il cielo si era pure rannuvolato.
Ci siamo prese qualcosa da bere per ridurre la tensione, e siamo salite in macchina. Cinque minuti dopo, mentre eravamo ferme ad un semaforo la seconda scossa. La macchina ballava come in balia delle onde. Ho messo il freno a mano e la marcia di stazionamento. Chihiro mi tremava accanto come una foglia, dovevo rassicurarla, volevo rassicurarla. Ho acceso anche la radio per avere un po’ di musica. Tutti i canali non parlavano d’altro che del terremoto. Ed e’ cosi’, che abbiamo appreso che l’epicentro e’ stato a 300 chilometri di distanza da Tokyo, nel mare, a 130 chilometri dalla costa, con una magnitudo dell’8,9 e che uno tsunami si stava abbattendo inesorabilmente. Onde alte 6 metri, no 8 metri, no 5 metri. La radio passava in rassegna le localita’ della costa colpite e la forza con cui le onde si abbattevano, portando via case, cose e soprattutto persone. Eravamo pietrificate. Guidavo per forza d’inerzia, in un traffico micidiale, ma non ancora cosi’ congestionato, come le ore successive avrebbero dimostrato. Abbiamo recuperato i bambini da scuola e siamo tornate a casa.
Noi la notte abbiamo dormito tutti in salotto, vestiti, pronti per scappare. I nostri zaini, con il kit sopravvivenza, pronti davanti alla porta, anche le scarpe pronte per essere calzate senza difficolta’. Giubbotti disposti gia’ in ordine, in caso di un’uscita non proprio prevista.
40 scosse di assestamento – tutte sopra il 5 grado della scala Richter – sono state registrate fra le 23 e le 8 di mattina di sabato 12 marzo.
I bambini hanno dormito, io e mio marito ci siamo dati i turni, anche se nessuno dei due ha propriamente riposato.
Sopravvivere ad un terremoto di una cosi’ forte magnitudo e’ di per se’ un fatto straordinario, come straordinario e’ questo popolo che convive con questa calamita’ da sempre e la vince.
Purtroppo, contro la furia dell’acqua, di quello che qua chiamano 0tsunami, ancora non c’e’ nulla da fare: la natura la fa ancora da padrona.

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Senza speranza

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Spesso mi guardo in giro. Osservo la gente. Mi piace capire da quello che fa, com'e' cambiata Tokyo in questi anni. Ci sono piu' mamme con i passeggini, piuttosto che con i marsupi, meno taxisti con i guanti bianchi, piu' coppie che si danno la mano, ma meno donne incinta. Questo dovrebbe dirla lunga sul futuro di questo paese, dove la natalita' e' pari a zero. Ma a quanto pare anche qui i politici non vogliono affrontare cio' che piu' fondamentale affrontare: una crisi come non c'era mai stata, con un livello di disoccupazione elevato, con un livello di "poverta'" come non c'era mai stato dal dopo guerra in poi.
Ma continuo a guardarmi in giro e vedo solo anziani a gestire il traffico nei parcheggi dei grandi magazzini, vedo solo anziani ai caselli delle autostrade, vedo solo anziani nel parcheggio degli autobus a Shibuya a coordinare le manovre, ed allora guardo di nuovo i giovani e capisco perche' si tengano la mano, ma decidano di non avere figli!

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Gente Giovane, Gente Nuova

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In tutta onesta’ a me Rosy Bindi e’ sempre piaciuta parecchio. L’ho incontrata qualche anno fa in Ambasciata a Tokyo dove incontro’ un gruppo di donne italiane. Rimanemmo tutte entusiaste. Ci conquisto’. Ci conquisto’ la sua intelligenza, la sua ironia, la sua profondita’ ma anche la sua assoluta semplicita’. Ma, quello che piu’ ci colpi’ fu il fatto che ascoltasse. I politici, invece, generalmente non ascoltano quello che la gente ha da dire, vanno dritti per la loro strada, supponenti, convinti di sapere tutto di tutte le realta’ italiane dalle Alpi alla Valle dei Templi. I nostri politici amano sentirsi parlare, amano il tono della loro voce. Sono talmente presi dal loro ego, che perdono di vista quello per cui sono li’: governare un paese.
Ma ancora, in tutta onesta’ io non penso che Rosy Bindi sia la candidata giusta, mi pare piuttosto l’agnello sacrificale, e prima come donna e poi come cittadina, dico no a questo “martirio”.
E non sopporto neppure che i vari Prodi, D’Alema, e Veltroni si spertichino in dichiarazioni piu’ o meno a favore. Loro hanno gia’ fatto il loro corso, e che ci piaccia o no, hanno fallito, per cui sarebbe prova d'intelligenza che lasciassero il passo ad altri piu’ giovani, senza aggirarsi fra le stanze e fare le eminenze grigie. Il paese non ha piu’ bisogno di loro, il mondo va avanti. Non esiste che dopo tutto lo sventramento del PD, ancora questi signori, e ci aggiungo pure Vendola, continuino a dilaniare il partito. Abbiamo bisogno di unita’, dobbiamo far quadrato attorno al candidato prescelto, ma il partito ha anche il dovere di giocare la sua migliore carta. Le prossime elezioni vanno vinte. Vanno riprese regioni e citta’ passate all’opposizione. Vanno vinte senza sventolare lo spauracchio Berlusconi, vanno vinte con dei programmi precisi e concreti.
Vanno vinte ridando al paese Italia credibilita’, ri-penalizzando il falso in bilancio, togliendo l’immunita’ parlamentare, ridistribuendo le quote TV equamente, snellendo la burocrazia, combattendo l’evasione fiscale, e soprattutto rimanendo compatti.
Se c’e’ una cosa che dall’esperienza del PDL dobbiamo imparare e’ stare uniti, attorno al proprio leader.
E’ il momento dell’unione – ce l’ha ricordato anche Benigni a Sanremo – basta con l’Italia dilaniata, dobbiamo essere uniti in un’unica direzione.
E questo PD che non ha nessun capo carismatico, cosa fa? Decide di puntare sulla Bindi. Io voglio uno donna al Governo alla guida del Governo, ma non credo che la Bindi sia la scelta giusta.
Abbiamo bisogno di un leader giovane, un leader nuovo, con fuoco nelle vene, che con ardore ed amore ricostruisca questo paese finito nella melma.
E se non fossero bastati i politici italiani degli ultimi 20 anni a ridurre il paese allo spettro di se’ stesso, ci si sono messi pure gli americani che “aiutano” Berlusconi – per un loro mero rendiconto – anche se reputano il nostro Primo Ministro “uno stupido utile”.
Bene, se la politica fosse davvero politica, ed il rispetto fosse davvero rispetto, gli americani vorrebbero “uno statista capace ed utile”, che risolva i problemi con il dialogo, e la capacita’ di trattativa. Noi, sebbene un piccolo paese, non dobbiamo essere alla merce’ ne’ degli americani, ne’ dei russi, ne' dei cinesi, prossimi in lista a comandare il mondo. Dobbiamo essere abili in politica e dialettica e giocarci bene le nostre carte affinche’ si possa anche dare piu’ basi agli americani, ma in cambio non si permetta il declino. Ed ancora, ce lo ricordava Benigni, l’Italia ha avuto prima la cultura dell’Unita’ politica ed ora che abbiamo 150 spazziamo via la cultura, lasciandola senza finanziamenti.
La meritocrazia non esiste piu’, esiste chi trova lavoro solo perche’ conosce questo o quell’altro, lo ricordava Storace ad Annozero la scorsa settimana,in una confessione tristemente accusatoria di un sistema malato. Chi non conosce nessuno, invece, fa numero dentro la grande percentuale di disoccupati.
Gli spericolati anni 80 ci hanno dimostrato che la speculazione finanziaria folle e spregiudicata ci ha portati al collasso economico. Le nostre banche – sono state un pochino piu’ oculate e non hanno subito “crolli” o fallimenti, ma non elargiscono prestiti alle aziende per rinnovi tecnologici, per ricerca e sviluppo, per investimenti in risorse umane. Il piccolo imprenditore o il piccolo artigiano e’ costretto o a dar fondo ai propri risparmi pur di salvare l’azienda, o a chiuderla precludendo cosi la possibilita’ anche ai propri dipendenti di creare e far girare l’economia. Non dimentichiamoci che per ogni assunzione, ogni imprenditore corrisponde una somma di denaro allo Stato. Ecco io credo che paradossalmente dovrebbe essere lo Stato a pagare l’imprenditore per il servigio che rende. Lo Stato deve essere grato con chi rende il paese ITALIA un paese migliore, con possibilita’ lavorative ed imprenditoriali. Senza arrivare al paradosso, pero’, sono fermamente convinta che l’imprenditore che crea lavoro non debba corrispondere niente allo Stato. E men che meno in momenti di crisi come questa. E’ lo Stato che si deve dimostrare oculato, ridurre le proprie spese, ed i propri guadagni perche’ settori come l’istruzione, la sanita’ e l’imprenditoria non siano penalizzati. E certo non possiamo pensare di risolvere tutto con le privatizzazioni: sanita’ ed istruzione sono e devono rimanere pubbliche perche’ sulle pari opportunita’ si basa una democrazia.
Mancano asili, mancano scuole, mancano insegnanti motivati, e soprattutto mancano insegnanti uomini. I nostri figli hanno bisogno di entrambe le energie per crescere equilibrati. Hanno bisogno di insegnanti maschi, ma la cultura del machismo e del celodurismo degli ultimi 25 anni ha fatto dimenticare agli uomini quanto il loro ruolo sia fondamentale nella crescita di un bambino e di un adolescente. Il corpo docente dei nido e delle scuole d’infanzia e’ solo femminile. Perche’? un uomo si sentirebbe meno uomo a prendersi cura di un bambino in una scuola?
Il lavaggio mediatico che il nostro cervello ha subito negli ultimi anni e’ spaventoso. I ragazzi rincorrono il sogno di diventare divi TV, o di un reality: tanti soldi con il minimo sforzo.
Ecco, dobbiamo ridare fiducia ai nostri giovani, dobbiamo far vedere loro che le strade per la realizzazione personale sono molteplici e non sempre passano per la strada del compromesso, o la strada piu’ facile.
E noi abbiamo un impegno con questi giovani, perche’ dobbiamo lasciar loro un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. Per questo bisogna investire in energie alternative, uscire dal giogo e dal gioco pericolosissimo del petrolio.
E non possiamo piu’ permetterci di aspettare, di rimandare, perche’ il clima si e’ modificato drasticamente, le zone deserte, aride saranno sempre di piu’ e sempre meno sara’ il terreno agricolo su cui far crescere il nostro cibo. I ghiacci si stanno sciogliendo e gli scienziati considerano che da qui e 10 anni molte terre saranno sommerse. Cosa facciamo noi? Cosa fa il Governo per invertire questa tendenza? Dobbiamo investire nella ricerca dove abbiamo sempre eccelso, dobbiamo evitare la fuoriuscita di geni e dar loro la possibilita’, nel loro paese, di dimostrare quanto valgono. Dobbiamo tagliare con il passato, con lobbies e famiglie potenti che manovrano la politica in cambio di voti. La politica siamo noi. Noi cittadini, che ci arrabattiamo da mane a sera per far quadrare i conti, per riuscire a pagare un mutuo senza dover chiedere aiuto alla famiglia, che viviamo in case normali, alla periferia della citta’, siamo la politica. Non ho mai visto un politico, se non in campagna elettorale, andare di citta’ in citta’, di paese in paese ed ascoltare la gente, ascoltare i problemi, le preoccupazioni, le soluzioni della gente. Questi politici non ci rappresentano. Rappresentare significa farsi interprete di interessi, opinioni ed esigenze di altri, ma loro continuano a fare la loro bella vita, con le loro belle machine, nelle loro belle case del centro (a prezzi di favore), le loro belle vacanze da sogno sulle loro barche da prezzi impensabili, i loro pullovers di cachemere e soprattutto sono impegnati ad evitare processi.
Beh, io sono stanca di questa gente: e’ l’ora di voltare pagina, e’ l’ora di gente giovane, e’ l’ora di gente nuova.

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Misure

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Ormai dopo tutti questi anni, ho smesso di cercare qualcosa che mi possa stare, che possa stare a Marco ... insomma le misure in Giappone sono proprio tiranne.
Ma il freddo attanaglia ed avevo davvero bisogno di un paio di guanti. Caspita -mi sono detta- i guanti sono di lana, figurati se non mi stanno.Dovrebbero cedere un po'!
Macche'! Niente. Quei guanti che qui vendono per donna, stanno precisi a Vittoria, figurarsi per le mie "manine minute". Niente da fare, ed ho dovuto ripiegare su di un paio di guanti da uomo grigi, che pero' hanno il polsino -guarda caso- "per uomo" e quindi un po' largo per me .... ma come dice il proverbio facciamo di necessita' virtu'.
Ma le mie frustrazioni nell'acquisto, non finiscono certo con un paio di guanti.
Vittoria deve andare con la scuola alla settimana bianca, e noi che vuoi per motivi fisici (miei, principalmente), vuoi per motivi climatici, lo sci proprio non l'abbiamo mai considerato come uno sport. Pazienza. Ci tocca e cerco quindi un paio di doposci.
Non e' che Vittoria abbia proprio il piedino di fata, ma i doposci dovrebbero essere unisex...cosi' mi avvio verso il negozio di sport.
I modelli "estremamente" femminili arrivano fino al 38, i modelli terribilmente maschili fino al 42. Ora, mica per altro, ma posso mettere ai piedi di una 12enne, un paio di doposci che sembrano esser stati prestati dallo zio dopo la guerra in Russia? Non pretendo che siano rosa e con i fiocchetti, cosa che Vittoria odierebbe a priori, ma nemmeno da esercito prussiano. Cosi' devo cercare ancora, e devo finirmene al capo opposto della citta' per trovare, in un negozi americano, forse, ma forse, quello che cerco. LO shopping, che dovrebbe essere un piacere, alla fine diventa un supplizio.
Ed ancora.
A degli amici e' nato, agli inizi di dicembre, un bambino. Mi metto alla ricerca di qualcosa di carino da regalargli. Qualcosa da vestire. E cerco da tutti. Da Gap a Ralph Lauren, da Benetton a Petit Bateau, da Burberry a Mini.k. Con mio enorme stupore, cose da vestire, per vestire un neonato da 0 a 3 mesi non ne esistono. Esistono le canottierine, i pigiamini, i "body" e tutto quanto ti faccia vivere una vita da recluso. Ma di maglioncini vari, di pantaloncini carini o anche di tutine morbide nemmeno l'ombra.
Mi faccio coraggio e chiedo alla commessa se di quel completino celeste esiste anche la taglia che desidero. Lei mi guarda perplessa e mi dice "non c'e'". Allora mi butto su una tuta termica: "di questa c'e' la taglia?" Mi guarda inorridita e poi sbotta: "ma i bambini giapponesi fino a tre mesi non vengono portati fuori. Stanno in casa, per cui non hanno bisogno di queste cose". "Beh, e se il bambino e' gaijin ed i genitori hanno piacere che prenda una boccata d'aria fresca? " mi esce cosi naturale. So che non avrei nemmeno dovuto pronunciare quelle parole, perche' tanto e' come soffiare in una bottiglia vuota. La commessa mi guarda ancora piu' stupita: "non so"! Ecco brava non so. "Ma perche' non gli compra 6 mesi?" "Gia' bella idea, roba invernale per un bambino che e' nato a dicembre e fra sei mesi sara' estate... certo che ne hai di cervello in quella zucca!"
Ma dove non ce n'e' non ce ne sta...e nel paese dove l'economia e' stagnante, come in una palude, cosa si fa? manco si pensa che potrebbe esserci un mercato, la', proprio la' per la strada, un mercato di stranieri, con piedi grandi, mani grandi, tette grandi, e gambe lunghe che potrebbero far girare l'economia, che potrebbero comprare quello che pero' il mercato giapponese si ostina a non offrire. Ma anche questo e' il bello del Giappone: non cambiare mai!

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