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Referendum

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Ho scelto di avere questo blog per poter parlare.
Ho scelto di avere un blog per condividere le mie, le nostre avventure in questo paese, ma anche per condividere i miei pensieri e le mie riflessioni. Quelli che leggono questo blog sono parte della mia vita, perche' tutti voi, in qualche modo, ne avete rappresentato una parte, e perche' in un momento importante come questo non posso, ne' voglio tenervi fuori.

Fra un po' ci sara' il referendum, e non ne voglio fare una questione politica.

Menzionero' solo cio' che piu' mi sta (anche egoisticamente) a cuore: la questione nucleare.
Solo chi ci e' passato, sa che il nucleare non e' un'energia pulita.
Solo chi ci e' passato, sa che il nucleare incombe e minaccia vite tutti i giorni.
Solo che ci e' passato, sa che il nucleare non da' futuro ai nostri figli.

Nella zona di Fukushima gia' nascono animali "menomati":
 
http://www.youtube.com/watch?v=UqVY9azhH3U

questo video e' quello meno raccapricciante, un coniglio senza orecchie, ma vi prego di riflettere.
Vi prego di riflettere e di andare a votare, senza pensare al vostro partito, al leader del vostro partito, ma
pensando ai vostri figli e a quello che dovete lasciar loro, che avete l'obbligo di lasciar loro.

Informate la gente, fate girare il video, fate in modo che la gente veda, perche'
e' giusto votare sull'onda dell'emotivita': il mondo non puo' e non deve essere, sempre e solo, un mero calcolo.

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Frutta e Verdura di Stagione

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E mentre tutti i cittadini giapponesi, e non, cercano di capire cosa comprare e cosa no dagli scaffali dei supermercati, il Primo Ministro Kan, il premier cinese Jiabao e il presidente coreano Lee Myung Bak, in visita oggi a Fukushima, si mangiano tranquillamente i pomodorini ed altre primizie coltivate nella zona.
Gia', oggi i rappresentanti di Cina e Corea del Sud sono venuti in Giappone, per la prima volta dal giorno del terremoto, visitando gli sfollati di Fukushima. Prima pero' delle parole di conforto alla cittadinanza, i tre hanno pensato bene di rimpinzarsi di frutta e verdura contaminata, dimostrando cosi' che, per far ripartire l'economia giapponese ed in particolar modo quella del Tohoku, bisogna ricominciare ad acquistare prodotti della zona, perche' oggi non c'e' nulla di cui preoccuparsi, fra 20 anni chissa'. Ma loro fra 20 anni dove saranno? Intanto saranno ultra ottantenni se la vita non riservera' loro altre sorprese. Quindi che preoccupazione c'e' a farsi vedere felici e sorridenti con un pomodoro radiattivo fra i denti? Kan e' del '46, Jiabao del '42 e Myung Bak del '41. Ma porteranno a casa ceste di frutta e verdura da distribuire a parenti ed amici cosi' che i loro figli si facciano scorpacciate di ciliege di Fukushima ??? Ecco quando vedro' i loro nipoti mangiare prodotti della zona a quattro palmenti, allora, ma solo allora, - e forse - potro' pensare di darli anche ai miei figli!

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Senza Parole

E' difficile lasciarmi senza parole. Oltre ad essere un gran bastian contrario, non amo che gli altri abbiano l'ultima parola, fosse anche una bischerata (e spesso lo e') la devo dire. Ma tutto quello che e' successo in queste settimane da quell'11 Marzo, mi lascia triste, frustrata, amareggiata e soprattutto senza parole.
La devastazione e' li' sotto gli occhi di tutti, e queste foto, scattate oggi dal gruppo di volontari di Salvatore Cuomo, One Life Japan, che offre pasti caldi, ma principalmente pizza ai coraggiosi che vivono ancora qua, la dimostrano appieno.


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La vita a Tokyo e' ripresa da subito, e se non ci fossero le scosse d'assestamento di tanto in tanto, forse neppure ci ricorderemmo quel che abbiamo passato. La mente cancella i dolori, per farci vivere, per farci sopravvivere meglio. E' un fattore umano, scientificamente provato. E quando ricevo telefonate e emails da parenti ed amici che vogliono sapere come va, cosa devo rispondere, se non: va bene? Qua c'e' la stessa vita di prima, con qualche cosa in meno, ma chi puo' permettersi di lamentarsi quando vede foto come queste?
E la rabbia mi sale, perche' questa gente e' ancora qua, fra queste pozzanghere di acqua salmastra mista a morte, perche' nessuno s'e' preso la briga di evacuare questa gente. Gente, capito? GENTE.
Ed in questo stato d'emergenza, il Governo giapponese ha ben pensato di non introdurre l'ora legale per risparmiare energia: "causerebbe costi inutili, e confusione sociale". Pero' ha ben pensato di rimuovere il primo strato di terra dai giardini intorno alle scuole di Fukushima, cosi' che il livello di microsievert/ora non superi i 3,8 attuali ed i bambini possano giocare fuori, ignari ma felici.
L'ora legale, spostare in avanti le lancette degli orologi ed iniziare le attivita' un'ora prima, ma soprattutto cessarle un'ora prima (in un paese dove il time management e' un'utopia) crea costi, oggi, mentre far giocare i bambini in aree radioattive crea tumori, domani. Gia', ma sara' domani. Un domani che puo' voler dire anche 20 anni, e magari fra 20 anni la gente avra' dimenticato chi ringraziare per la propria salute. E domani saranno proprio questi bambini di oggi, diventati adulti cittadini, a pagare di tasca propria la loro assistenza sanitaria, la loro ospedalizzazione, i loro interventi chirurgici. Sulla bilancia politica, cosa costa di meno, oggi?
La vita delle persone. Incredibile ma vero. La vita delle persone e' meno dispendiosa, non intacca le finanze dello Stato e quindi e' la scelta del Governo, che -paradossalmente- da questa gente e' stato scelto.
Cosi' sono senza parole. Guardo queste foto e penso a questa GENTE che per quanto combatta e speri, un futuro non avra'.

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Witness

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Avevo postato un video realizzato dal National Geographic, e disponibile su YouTube. Ma per motivi di copyright (quale copyright poi, visto che sono montaggi di video di persone che hanno - come me - vissuto quest'esperienza!) l'hanno "disabilitato".
Vi consiglio comunque di vederlo. 6 Minuti sono dedicati al terremoto, esattamente 6 minuti, che a volte passano cosi' velocemente ma che quell'11 marzo sono sembrati un'eternita'.
Una scossa lunga 6 minuti, provate ad immaginarvela, mentre guardate le scene che si susseguono, come immaginatevi la forza delle onde delle tsunami che si sono abbattute sulla costa a 800 km/h!!!
Per vedere i video (adesso sono 2 o 3) andate su
YouTube, e digitate
National Geographic Witness Disaster in Japan [Part 1] e National Geographic Witness Disaster in Japan [Part 2] oppure cliccate sui links.

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Aiuti

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La ricostruzione e' difficile ed annosa. Finche' il mare non e' pulito da tutti i relitti, rottami e chissa' cos'altro, ripulire le citta', o meglio quello che resta delle citta' e' assolutamente inutile. Il mare riporta a terra, inesorabilmente, tutto quello che questa gente aveva costruito.
Tante le comunita' che si sono attivate per aiutare con viveri ed abbigliamento vario, biciclette e coperte, benzina e giocattoli, anche la comunita' italiana. E' stata straordinaria. E la gente ringrazia. Ringrazia con infiniti inchini, con le lacrime agli occhi, quasi fosse una colpa accettare delle donazioni. Ma fra l'imbarazzo e la gratitudine questa gente giura che: "tutto sara' usato saggiamente".
Saggiamente, gia'.
Se hanno gia' il sufficiente, non chiedono altro, non hanno bisogno di altro. Cosi' l'eccesso viene ripreso e ridistribuito ad altri che potrebbero averne bisogno, perche' e' cosi' che funziona anche nell'emergenza.
Saggiamente, appunto.
Ma ora questa gente, che ancora convive con forti scosse d'assestamento, che non permettono di dormire sonni tranquilli, ha bisogno di sostegno psicologico, medico e soprattutto economico.
E lo sforzo economico maggiore dovrebbe essere rivolto a quei ragazzi rimasti orfani, che per permettersi un futuro migliore, dovrebbero frequentare scuole "migliori". Perche' davvero, senza retorica, in Giappone solo se frequenti un certo circuito d'istruzione, puoi permetterti quel bel posto di lavoro, in quella bell'azienda, con quel bello stipendio. Il futuro dipende non dalla fortuna, non dalla capacita', ma dalle scuole frequentate.
Niente adozioni a distanza, ne' adozioni vere e proprie, ne' affido, perche' - non so se cambiera' qualcosa dopo questo 11 marzo - ma queste soluzioni in questo paese sono ancora cosi' complicate, cosi' fuori moda, cosi' poco "giapponesi", che un futuro per questi ragazzi sembra una chimera.

Pertanto se potete fare una donazione fatela, anche un solo euro per famiglia, puo' cambiare la vita di una ragazzo che ha perso tutto, ma che potra' ritrovare il sorriso.

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Credo


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Credo fosse necessario e doveroso nei confronti del Giappone, ma anche del mondo, alzare il livello di pericolosita' di Fukushima a 7.
Credo sia vero che il nocciolo si stia fondendo.
Credo che la tragedia ecologica sia mostruosamente inconmensurabile.
Credo pure che dentro quella centrale, ci sia di piu' di una "semplice" centrale nucleare.
Credo di essere diventata cosi' esperta di centrali nucleari da poterne costruire una con il Lego.
Credo che come in tutti i casi di "sicurezza" nazionale, la vera verita' non verra' mai a galla.
Credo che i sismologi giapponesi siano fra i migliori al mondo, a dispetto dei giudizi di Robert J.Geller pubblicati su La Repubblica.
Credo che editori e giornalisti dovrebbero re-imparare a fare il loro mestiere.
Credo che dell'attivita' vulcanica sia ripresa.
Credo che ci saranno altri terremoti di alta magnitudo e non ho paura.
Credo che il Giappone, ed il mondo intero debba dire basta al nucleare.
Credo non ci si debba far abbindolare da Stati che si proclamano "amici" e ci rendono schiavi dei loro vizi.
Credo che gli italiani nella loro meravigliosa disorganizzazione, siano persone davvero organizzate.
Credo che gli italiani stiano facendo un lavoro di volontariato, nelle zone terremotate, straordinario.
Credo che il cuore degli italiani non ce l'abbia nessuno.
Credo che, come gli italiani, i giapponesi siano meglio della classe politica che li rappresenta.
Credo nei bambini e nel loro futuro.
Credo che alla dignita' dei giapponesi dovrebbe ispirarsi il mondo.
Credo nella bonta' degli uomini.
Credo che se tutti aspirassimo al bene finale, il mondo sarebbe meno avido.
Credo che quest'anno piu' che la fioritura dei sakura, sia stata bellissima la pioggia sinusoidale dei petali.
Credo che Tokyo sia bellissima con le luci spente.

Credo sia bellissimo che nessuno si lamenti per le luci spente
forse, perche' credo, che tutti riescano finalmente a vedere le stelle.

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Stampa

giornalismo


Potrei raccontarvi dei ciliegi in fiore, delle orde umane in giro per la citta' a guardare stupite i fiori che sbocciano nei parchi e lungo i fiumi. Ma, stupite le orde umane dovrebbero essere se i ciliegi fiorissero a Natale, non a primavera, insomma - a costo di risultare impopolare - i fiori a primavera sbocciano in tutto il mondo, sono bellissimi in tutto il mondo, e nessuno -proprio perche' evento naturale e ciclico- lo vive come un'eccezione. Sono io forse, troppo occidentale, a non comprenderne l'unicita' della fioritura ogni anno? Abito in una strada dove di ciliegi ce ne sono a decine e li guardo, e respiro a pieni polmoni l'aria frizzante che li avvolge, perche' e' primavera, perche' la natura si risveglia e perche' mai come in questi giorni un risveglio e' quanto mai benefico.
Vabbeh...comunque non e' per questo che ho iniziato questo post. Questo post e' dedicato alla stampa, ai giornalisti ed alle testate nazionali (giapponesi) ed internazionali, che in questo mese, gia' ....e' gia' passato un mese dal terremoto, hanno riempito d'inchiostro il mondo.
Forse la stampa italiana l'ha fatta da padrona con le cagate scritte su questa vicenda. Si e' parlato di apocalisse, di Tokyo ormai finita, di pizzaioli rimasti in citta' a fare l'Highlander: "ne restara' uno solo" .... a perpetuare la tradizione della pizza tradizionale napoletana in terra nipponica, aggiungo io. Ma per piacere. Se questi giornalisti percepiscono uno stipendio, beh c'e' qualcosa da rivedere nel loro contratto! Fonti ben informate, mi dicono pero' che anche la stampa tedesca, inglese ed austriaca .....oops anche svedese non ha scherzato. I titoloni si succedevano alla velocita' della luce, come se volessero accelerare, con parole ad effetto, la fine di questo paese. Forse era una gara, e chi arrivava primo, tempisticamente parlando, con l'ultima edizione della propria testata alla morte di Tokyo e delle zone circostanti vinceva un premio. Una bambola? forse gonfiabile visto che la maggior parte di questi giornalisti era di sesso maschile. Ma i cronisti devono fare la cronaca, e quindi riportare fedelmente la realta', o andare di fantasia? Se devono andare di fantasia allora anche quelli che raccontano delle partite di calcio, possono scrivere quel che vogliono, per esempio che il Milan retrocede e che la Fiorentina vince la UEFA Champions League! Forse, i direttori dovrebbero ricordare ai loro colleghi di scrivere quel che vedono, senza fare propaganda, ne' opinione, perche' la realta' e' spesso gia' abbastanza crudele cosi' com'e'.
Pero', e c'e' sempre un pero' voglio spezzare una lancia a favore della stampa internazionale, che ha pubblicato molte notizie prima della stampa locale. Esempio? che la centrale di Onegawa "perdesse" acqua radioattiva e' apparso sul sito dell'ANSA italiana (!), prima che sulla stampa giapponese, dove si e' materializzata ben 6 ore dopo .... ed il fuso orario in tutto questo non c'entra un bel nulla.
Allora, la domanda che mi faccio e': se non ci fossero internet, i social networks e gli sms che accelerano il processo "informativo" in modo esponenziale, la stampa giapponese ci avrebbe informato su certi particolari, forse "accidentalmente" fuori-usciti, o sarebbe rimasto tutto sepolto dalla solita facciata giapponese educata e cortese?

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Colpevoli

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Nemmeno sul numero sono chiari. Fra le 12000 e le 15000 tonnellate d'acqua altamente radioattiva saranno scaricate nell'Oceano Pacifico dalla centrale di Fukushima.
Colpevoli.
Colpevoli tutti, il Governo e la Tepco. Sull'impatto ambientale che questa soluzione produrra' alcuni scienziati minimizzano. Cosa c'e' da minimizzare quando il sistema ecologico dell'Oceano piu' grande del mondo viene ancora preso gravemente d'assalto? Il sistema mare va a gambe all'aria, sia sotto l'acqua che sopra l'acqua. No, perche', c'e' qualcuno che sa come si formano le nuvole e la pioggia o siamo diventati tutti completamente rimbambiti da credere che 15000 tonnellate di acqua radioattiva riguardino solo il Giappone e qualche altro stato limitrofo?
Vi dice niente il vapore acqueo che si forma sopra la massa immensa dell'Oceano, che a contatto con l'aria fredda si condensa e forma gocce d'acqua, e quindi piogga?
Questo ulteriore disastro vuol dire, si' flora e fauna marine contaminate, ma vuol dire davvero che le pioggie saranno contaminate, che i raccolti saranno contaminati e che tutto quello che mangiamo sara' contaminato.
Quindi colpevoli, non vittime, colpevoli.
Ed ancora colpevoli. Colpevoli di non aver evacuato quelle persone che vivono in prossimita' della centrale. Non doveva essere un suggerimento quello del Governo, doveva essere un'imposizione. Il Governo doveva e deve avere a cuore il benessere fisico e psichico della sua gente, non solo quando deve chiedere sacrifici. Colpevoli di non aver affittato degli alberghi, di non aver messo quella gente in sicurezza, dando loro letti per dormire, stanze calde, pasti caldi e soprattutto la tranquillita' per poter vedere uno spiraglio alla fine del tunnel. Il dovere del Governo era dare a questa gente la forza per ricominciare, non le radiazioni per farli ammalare. "Ma i giapponesi non si sono mossi, perche' amano le certezze, e adesso l'unica certezza che hanno e' il loro luogo" afferma qualcuno. Gia' la certezza di non avere futuro ecco quello che hanno, e con rassegnazione, come e' tipico della loro cultura, si sono lasciati trasportare dall'inettitudine del Governo.
E' su quello che il Giappone che "conta", ha basato le sue scelte, sacrificando la vita della sua gente, del suo popolo: sulla assoluta "inerzia" del paese, sulla sua incapacita' di ribellione, sulla totale assenza di dissenso, bruciando cosi' anche il domani dei figli, che questo paese avrebbero dovuto continuare a far essere grande.
In 3 settimane Kan e' andato solo una volta in zona, sorvolandola in elicottero militare. Lui ha paura delle radiazioni, lui. E la gente che magari l'ha anche votato pensando che venisse da lui rappresentata? Ed allora, altre prove non sono necessarie.
Il verdetto e' stato raggiunto: colpevoli, tutti.
Ma pagheranno?



p.s. poi incaricano la polizia di arrestare coloro i quali inventano storie speculando sulla tragedia!!!

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News

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Il portavoce del Governo in questa crisi, il signor Edano, ha detto che SE riescono a bloccare il flusso di acqua radioattiva, forse in 6 mesi potrebbero riportare la situazione alla normalita'. Di se e di ma e' pieno il mondo diceva la mia nonna, e "se i'mi' nonno avesse 6 palle, sarebbe un flipper", aggiungo io. Le notizie su questa stra-maledetta centrale diluiscono, come lo zucchero nell'acqua, giorno dopo giorno, rendendo super felice il governo giapponese. La facciata dell'efficienza e' salva.
A parte Pio D'emilia (anzi se vi capitano i suoi servizi su SKY TG 24 oppure i suoi articoli sul Manifesto non mancateli), nessuno ha riportato che ci sono corpi sulla spiaggia a Fukushima. Corpi morti da giorni, per colpa dello tsunami, che nessuno vuol toccare perche' sono radioattivi, che nessuno osa bruciare perche' sono radioattivi, e che tutti lasciano li' a decomporsi perche' sono radioattivi.
Pochissimi giornalisti si sono avventurati in queste terre devastate a testimoniare quello che realmente e' accaduto e sta accadendo. Alcuni telefonano per fare le interviste, ma non hanno certo la visione apocalittica della realta', e su questo marcia il Governo Giapponese, che dice e non dice, centellina le informazioni, assecondando cosi' le manovre poco chiare della Tepco. Ma cane non mangia cane, mi hanno sempre insegnato. Ed il Governo giapponese non ha neanche chiesto la testa del presidente della Tepco che ha 66 anni, e che all'indomani della prima esplosione s'e' fatto venire un malore e se ne sta "tranquillo" in ospedale.
Ormai nessuno ne parla quasi piu', cosi' che la gente possa far finta che tutto sia tornato normale, dimenticando quell'angolo di mondo lavato via dallo tsunami.
La dottoressa Satoko Oki, una luminare della sismologia, aveva gia' detto poco prima del terremoto dell'11 marzo: "un terremoto di alta magnitudine si abbattera' nella prefettura di Miyagi in un lasso di tempo che va da oggi a 30 anni". Stupefacente. I giapponesi riescono a prevedere l'intensita' e la zona con precisione quasi spaventosa, non e' possibile ancora invece sapere quando. Ma l'allarme che lancia la dottoressa Oki, e' che il Giappone e' interessato da 3 zone sismiche e se una di queste si attiva, al 60/70 % di possibilita' si attivano anche le altre due. Cosi' considerando che una si e' attivata con il terremoto di 3 settimane fa, la previsione di avere altri 2 sismi di forte magnitudo nella zona del Kanto da oggi a 30 anni si fa concreta.
Questo paese ha davvero le risorse per tenere sotto controllo i terremoti, ma poi arrivano i governi e eludono tutto quello che gli scienziati fanno e dicono. Cosi' si costruiscono case, e fabbriche vicino alla costa, si costruiscono centrali nucleari, ben nascoste fra gli alberi, ma vicine alle abitazioni, e sempre sulla costa dimenticandosi di manutenzionarle. E poco contano i richiami o le multe salate, se nessuno fa nulla.
Il portavoce del Governo in questa crisi, Il signor Edano, ha detto SE riescono a bloccare il flusso d'acqua radioattiva, forse in 6 mesi riescono a riportare la situazione alla normalita', ecco io mi sento di dire che SE uno dei 2 sismi aspettati da qui ed i prossimi 30 anni accade nei prossimi 6 mesi, questa diventa davvero la piu' grande catastrofe nucleare della storia dell'umanita'.
Niente panico, ne' allarmismo hanno sempre gridato ai 4 venti i miei connazionale, tappandosi spesso e volentieri gli occhi, un po' come il Governo giapponese, della serie occhio non vede cuore non duole, ma io credo che noi, e parlo per la mia famiglia, non abbiamo mai perso la ragione, la razionalita' e la lucidita' di discernere. Abbiamo valutato sempre tutto, ed e' per questo che voglio continuare ad avere informazioni, non sensazionalismi. Questa e' la mia vita e per questo voglio, esigo, pretendo che il governo giapponese ci informi costantemente senza far passare la notizia ormai come fosse una delle tante.

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Miraggio

Miraggio


Se prima dell'11 marzo fare la spesa era un saltellare da un supermercato all'altro per reperire tutti gli ingredienti di una ricetta particolare che avevo in mente, ora, con la paura della contaminazione nucleare, saltellare da un negozio all'altro e' diventato un obbligo.
Mi spiego meglio.
Io ho tolto definitivamente il latte dalla nostra dieta. Credo che i vari supermercati gia' tengano solo quelle marche "sicure", provenienti da zone non direttamente confinanti con Fukushima, visto che sugli scaffali, dove prima c'erano 10 tipi di latte diverso, ora ce ne sono solo 4 o 5. Ma io che leggo 3 kanji in croce, non voglio incorrere nell'errore di comprare esattamente quel cartone che riporta la scritta: "pastorizzato a Tokyo", ma non ne indica la provenienza. Soluzione? Chissenefraga del latte. In tempo di guerra hanno fatto a meno di un sacco di cose e sono sopravvissuti. Meglio aver paura che buscarne.
Ma dell'acqua non si puo' fare a meno. C'e' stato solo un giorno in cui l'acqua e' stata vietata per colpa dei livelli fuori legge di sostanze radioattive. Anche se l'avvertenza era dedicata principalmente ai neonati, il panico si era talmente diffuso che per qualche giorno (e noi eravamo ancora a Fukuoka) l'acqua era scomparsa dagli scaffali. Noi avevamo un po' di vecchia scorta per l'acqua gassata, mentre per quella naturale generalmente usavamo la Brita, la brocca tedesca che filtra l'acqua del rubinetto. Ma nel dubbio e nell'incertezza che l'acqua del rubinetto non fosse "perfetta" (del resto ma io non ho visto nessuno del Governo Giapponese o della Tepco in televisione bere biccherate d'acqua, invitando la gente ad essere serena e tranquilla nel farlo) abbiamo fatto scomparire la Brita ed abbiamo deciso che acquistare acqua in bottiglia, possibilmente dal sud del paese o ancora meglio straniera, fosse temporaneamente la tattica da adottare. Impatto ambientale, altissimo! Shoganai, per ora.
Cosi', vado al supermercato, e comincio a riempire il carrello, un po' di carne, qualche detersivo, delle banane. Poi arrivo al settore bibite. Vedo un cartello, tutto ovviamente in giapponese, ma di facile intuizione anche per me: 1 sola bottiglia da 2 litri o 3 da 500ml...il resto mi e' nebuloso. Penso di fare una foto al cartello, mandarlo ad un'amica, per un'immediata traduzione . Desisto. Metto cosi' nel carrello una bottiglia da 2 litri d'acqua, una di pepsi ed una di aranciata. Nella testa mi frulla il pensiero che questa trovata e' veramente idiota, come si puo' permettere l'acquisto di una sola bottiglia d'acqua da 2 litri o 3 da 500 ml, se il fabbisogno giornaliero di una persona normale e' di 2,5 litri? come puo' idratarsi una famiglia media ? e poi, per la miseria, non siamo mica sotto assedio! E mentre continuo a pensare ed a rimuginare arrivo alla cassa. La signora mi guarda con lo sguardo bieco e sbotta: "3 bottiglie da 2 litri non si possono acquistare, ne scelga una!" "Ma scusi" mi sento di controbattere "ma sono 3 diversi articoli!" "Mi spiace, sono tutte bevande" indispettita, risponde la cassiera. "Scusi, ma quel signore ha 24 lattine di birra e 3 bottiglie di vino, non sono bevande quelle?" insisto.
"No, quelli sono alcolici" mi fredda la cassiera. "Ok, tengo ovviamente l'acqua, grazie" dico fra il rassegnato e l'incazzato andante. Un popolo di alcolizzati si, ma un popolo che beve acqua no? che storia e' mai questa? E cosi' inzia il mio giro dei supermercati. Li visito a tappeto. Entro, non curante del cartello, vado a colpo sicuro al settore bevande, compro una bottiglia d'acqua, pago e via, alla volta del prossimo. Alla fine il mio bottino "acquatico" e' di 4 bottiglie per un totale di 8 litri d'acqua.
Poi sguinzaglio Marco. Salta sullo scooter e va in giro per la citta' a cercar acqua come un rabdomante.
Mi pare di sognare, o forse, per mancanza d'acqua, e' solo un miraggio?

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Mesdames et Messieurs: voila la France

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E cosi' arrivano i francesi, al suono della Marsigliese, con le loro bandiere a strisce, con le loro R arrotolate, e con i loro robot capaci di fare il lavoro degli uomini-kamikaze dentro la centrale. E qui scoppia la bufera.
I francesi ci stanno antipatici, suonano dall'alto delle loro campane i giornalisti. I francesi vengono a conquistare anche il paese del Sol Levante, tuonano i politicanti. Che i francesi rendano conto di quello che hanno fatto con Chirac ed i suoi tests nucleari, gridano i piu' "verdi".
Cos'ha fatto di male l'essere umano per essere sempre scontento? Mica sara' sempre la storia della mela di Adamo ed Eva, perche' non ne possiamo piu'. Mica sara' di nuovo l'ondata di pessimismo cosmico, perche' di questo passo non ce la sfanghiamo.
I francesi sono supponenti, saccenti, stronzetti, sciovinisti e tutto quello che volete, se volete, ma i francesi - generalmente - sanno quello che fanno. Ed e' li' il trucco, il motivo della loro GRANDEUR, che fa, diciamocelo pure francamente, rodere il cu&o al resto del mondo.
Ecco, a me il cu&o ora rode, ma per un altro verso. Perche' la Tepco ha perso tempo cercando di rimediare da sola a delle magagne piu' grandi delle loro stesse capacita' cognitive, perche' il Governo giapponese ha perso tempo parando (e parandosi) il cu%o alle varie lobbies e perche' non posso piu' organizzare neppure l'ora successiva della mia giornata, tanto e' tutto nebuloso. Arrivano i francesi? Ben vengano, che aiutino e facciano tutto quello che c'e' da fare. Il rovescio della medaglia e' accettare delle condizioni dalla Francia? Beh, credo che dopo tanti anni di "dominio americano", forse una ventata d'aria "nuova" a questo popolo fa pure bene, e magari invece di Starbucks e McDonalds, potremmo vedere delle brasseries aperte qua e la'. Del resto se fanno un lavoro, e lo fanno fatto bene, si meriteranno il loro "stipendio", o no? E' cosi' che funziona, e se il lavoro e' salvare vite umane, un sistema ecologico fortemente compromesso, e ridare speranza ai bambini che vivono in questo paese, non c'e' stipendio che conti, non c'e' influenza politica che valga, non c'e' supponenza, ne' saccenteria, ne' presunzione, ne' arroganza.
Se c'e' una mano tesa, pronta ad aiutare, va presa ... ad ogni costo!

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Scelte

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Con tutta onesta' in tutti questi giorni e sono 19 ad oggi, anche se sembrano 190, la nostra Ambasciata si e' comportata in modo esemplare. L'ho detto e lo ripeto. Nessuno dei vari giornalisti me lo verra' mai a chiedere perche' fa piu' NOTIZIA il lamento continuo ed ossessivo degli italiani, piuttosto che sapere che qualcosa ha funzionato.
L'ambasciata e' stata aperta 24 ore su 24, fornendo tutte le informazioni necessarie almeno 2 volte al giorno. Agli iscritti all'Aire, l'ambasciata ha inviato direttamente delle mails con tutti gli aggiornamenti, mentre gli altri connazionali potevano liberamente visualizzarle sul sito. Non hanno evacuato nessuno, perche' neppure l'Ambasciata si e' spostata da Tokyo. E' stata una delle poche, con Spagna e Canada, a rimanere nella propria sede, avvalendosi delle informazioni sia del governo giapponese, sia delle Comunita' Europea, sia dei propri tecnici venuti appositamente dall'Italia, per fare le proprie misurazioni e valutazioni.
Noi come l'ambasciata abbiamo deciso di restare. Tanti, molti, forse troppi della comunita' internazionale se ne sono andati all'indomani del sisma, ancora prima di sapere che la centrale di Fukushima sarebbe stata un problema. Eppure dall'Italia ci hanno chiamato tutti, ci hanno scritto tutti anche persone che erano anni che non si facevano vive, forse faceva figo dire conosco una che sta a Tokyo, per dirci che eravamo dei pazzi, degli incoscienti, e che saremo dovuti rientrare.
Rientrare dove, se la nostra casa e' qui? La nostra vita adesso e' qui, qui abbiamo il lavoro, la scuola dei nostri figli, abbiamo le nostre abitudini, le nostre nuove amicizie. Se l'Ambasciata non ha reputato indispensabile spostare la propria sede da Tokyo, perche' avremo dovuto spostarci noi? Certo, stiamo in campana, abbiamo sempre le orecchie dritte come dei licaoni, ci informiamo costantemente, leggiamo tutti i comunicati di tutti, da quelli della IAEA, a quelli di Greenpeace, da quelli della Kyodo News a quelli dell'Ambasciata americana. Oggi informarsi non e' certo un problema, ed i social networks sono una benedizione. Non avessimo avuto Facebook il giorno del terremoto non avremmo potuto comunicare con nessuno dei nostri familiari, visto che le linee telefoniche erano andate. Anzi, se non avete un profilo Facebook, vi invito a farlo, e' un modo per leggerci e leggere di noi, dello tsunami, della centrale nucleare e conversare con noi quasi in tempo reale!
Ma torniamo a Tokyo. Anche oggi altre scosse, di assestamento o veri e propri terremoti fa poca differenza, perche' ogni minima scossa e' un vero e proprio campanello d'allarme. I bambini sanno gia' che si devono mettere sotto il tavolo (la scuola li ha davvero preparati bene!), sanno cosa devono avere nel loro zaino, e sanno pure cosa devono portar via, quella cosa irrinunciabile, se il peggio dovesse avverarsi. Sappiamo che la centrale non e' in sicurezza, e che non lo sara' per molto, ma sappiamo anche che l'automobile e' il mezzo che uccide di piu', pero' non abbiamo smesso di guidarla, quindi. Quindi abbiamo deciso di rimanere, non abbiamo mai veramente preso in considerazione di lasciare il paese, anche se Marco ce l'ha suggerito. Ma Vittoria ha rotto in un pianto incontrollabile, ed il capitolo Italia s'e' chiuso quei 30 secondi dopo che era stato portato alla ribalta. Quindi siamo qui, qui anche per rispetto, rispetto per colleghi di lavoro, per i vicini di casa, per i compagni di classe. Con che faccia ci saremo dovuti presentare loro dopo "enne" mesi in esilio e chiedere loro di fare uno straordinario per noi, un favore per noi, un compito per noi? Saremo stati ancora delle persone di cui fidarsi? di cui avere rispetto? Beh, se abbiamo imparato qualcosa da questo paese e' il rispetto, e noi quel rispetto a questo paese glielo dobbiamo.

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Aftermath

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E cosi' sono tornata a Tokyo. 2 settimane a Fukuoka, anche se eravamo partiti per star via 2 massimo 3 giorni. Ed invece la centrale nucleare ci ha tenuti e ci tiene con il fiato sospeso.
Tokyo sembra uguale a prima di quell'11 di marzo, ma non lo e'. I negozi hanno scaffali vuoti, i termosifoni sono spenti, le luci nei supermercati sono accese per meta'.
Il Tohoku, la regione colpita dallo tsunami, a detta di tutti e' una zona "povera", pero' pare che tutto il Giappone dipenda da essa. I filtri per le sigarette vengono fabbricati da aziende con sede in questa zona, per cui pare che fra un po' non ci saranno piu' nemmeno le "mitiche bionde" a stemperare la tensione di questo popolo, che ancora permette il fumo nei locali.
Le aziende automobilistiche hanno molte fabbriche qua, e sia Nissan che Honda sono vincolate con le consegne da pezzi che da questa zona, al momento, non possono essere forniti. Lo stesso vale per delle parti destinate all' IPad2 della Apple.
Latte e verdura sono quasi spariti dal mercato, a quanto pare anche questi venivano prodotti principalmente qui. Ed infine la tristemente famosa centrale nucleare che con tutte le scorie radioattive che getta in mare (l'acqua radioattiva drenata dalle centrali che fine fara'? mica la usano i managers della Tepco per i gargarismi) ha compromesso anche la pesca e con questa anche i piatti della cucina giapponese che tutto il mondo invidia: sushi e sashimi! Non che prima l'acqua dell'Oceano fosse perfetta, il mercurio la faceva da padrone, ma adesso anche il "buon" mercurio se la dovra' vedere con altre sostanze radioattive.
E se la dieta si puo' cambiare, la pezza messa sopra all'energia per incentivare il risparmio e' quanto meno fantozziana. Nell'edificio dove lavora Marco, oltre a spegnere i termoconvettori, hanno invitato tutti a portarsi da casa un asciugamano, perche' gli asciugatori elettrici in bagno non saranno piu' in funzione. In tutto questo nessuno ha pensato, per ridurre i consumi di energia, ad introdurre l'ora legale, a far aprire i negozi dalle 8 di mattina alle 5 di sera, a vietare gli inutili straordinari che questa popolazione ama per spirito di sacrificio, e non per necessita': insomma qua nessuno pensa, o se lo fanno, non lo dicono tenendo il paese, e non solo, attaccato ad un filo sottile.

Vi riporto una serie di informazioni sulla situazione post-terremoto. Ognuno poi trarra' le conclusioni piu' appropriate.
1)Sismologi dell'Universita' di Kyoto hanno rilevato che il terremoto dell'11 marzo ha provocato una rottura della crosta terrestre lunga 400 km e larga 150, e seduta su una dell'estremita' c'e' Tokyo. Un terremoto violento, con epicentro piu' vicino alla capitale segnerebbe la fine della capitale stessa.
2)La maggior parte delle centrali nucleari sono sulla costa del Pacifico alla merce' di terremoti e di tsunami. Tokyo si trova equidistante fra la centrale di Fukushima e quella di Shizuoka, che e' pure vicina al monte Fuji, che e' ancora un vulcano a tutti gli effetti.
3)La centrale nucleare di Fukushima perde. Perde si' cesio 137, ma soprattutto perde plutonio. Tempo per "liberarsi" del plutonio: 24000 anni!
4)Solo dopo 18 giorni, il Giappone chiede aiuto alla Francia per gestire l'emergenza nucleare.
5)La Tepco, la societa' privata che gestisce la centrale di Fukushima, era' gia' stata richiamata piu' volte sia dalle autorita' giapponesi sia' degli enti internazionali, era stata piu' volte costretta a pagare delle penali, ma ha continuato a non fare quello che avrebbe dovuto fare.
6)Tepco ed il Governo giapponese tacciono sulle vere "condizioni" della centrale.
7) gli "zingari dell'atomo" sono i lavoratori stagionali delle centrali nucleari. Incuranti del pericolo radiazioni lavorano pur di mandare i soldi alle loro famiglie. La loro paga e' bassissima anche considerando il rischio che corrono.
8)lo scorso 13 marzo il Governo ha elevato il limite massimo di "esposizione" giornaliera alle radiazioni, portandolo da 100 a 250 millisievert: dodici volte in piu' rispetto a quello consentito nelle centrali inglesi e francesi.
9) Il Governo non ha evacuato nessuno dei residenti entro gli 80 Km dalla centrale.


La vita a Tokyo sembra normale, ma non lo e', come non lo e' nel resto del Giappone. E, purtroppo, non lo sara' per molto, molto tempo.
Pero' vi vorrei chiedere una cortesia, noi gia' ci siamo attivati per aiutare la gente del nord, ancora non raggiunta dagli aiuti, che sta morendo sia di freddo e di stenti: se potete aiutare in qualche modo, vi prego di farlo... il Giappone e' si' la terza economia mondiale, ma la gente, la gente comune, sta di solito su una pagina diversa della storia
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Marco Berti

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Marco Berti e' un cantante lirico, famoso, talentuoso. Era venuto qui in Giappone con il Maggio Musicale Fiorentino in tournee. Suppongo, come in tutti i lavori, che anche il signor Marco Berti abbia firmato un contratto, che forse contemplava oneri ed onori, vantaggi e rischi. Una tournee in Giappone non capita tutti i giorni, come non capita tutti i giorni un  terremoto devastante come quello dell'11 marzo, che non da' preavviso, e si scatena indistintamente su poveri e ricchi, vecchi e bambini, giapponesi e non. Ed i signori  del Maggio: musicisti e cantanti, tecnici e costumisti sono stati, come noi, testimoni di questa sciagura, con tutte le conseguenze che s'e' portata appresso. Qualcuno obiettera' che noi - a differenza del gruppo del Maggio - abbiamo scelto di vivere qui. Beh si, e' vero, ma anche noi abbiamo un contratto, come quello firmato dal signor Berti prima di partire. Noi non siamo cittadini giapponesi, e come lui abbiamo avuto paura, ed a differenza di lui noi qui abbiamo anche la famiglia, i nostri figli.
 Ma  il signor Marco Berti s'e' fatto prendere pure dal panico, da un panico incontrollabile (citano le cronache) ed ha deciso di partire. Non ha aspettato il rimpatrio del gruppo, che al Sindaco Renzi ed alla citta' di Firenze e' costato un bel po' di soldi. No, lui e' partito, comprandosi il suo biglietto di sola andata per poi lamentarsi.
Ecco, caro Marco Berti, cantante lirico, famoso e talentuoso, la vita ha un prezzo, e la sua, visto il suo panico, ha avuto il prezzo del suo biglietto di rientro Alitalia.  Di fronte alla morte, non c'e' star-system che valga, non c'e' talento ne' ruoli che contino, tutti valiamo lo stesso,  ma i suoi ruoli, il suo talento e lo star-system ed i suoi guadagni le hanno permesso un viaggio che altri non si sono potuti permettere. Quindi, dorma fra due cuscini, contento e beato, faccia magari due gargarismi in piu' per mantenersi la bella voce che ha, invece di sprecarla lagnandosi contro le istituzioni.
In certe circostanze l'umilta' e' il costume piu' bello da indossare per una impagabile standing ovation.

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Apocalisse

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I giornali italiani e stranieri si sono riempiti di  questi titoloni sensazionalistici, un po’ per verita’, un po’ perche’ si sono dati alla fantascienza.
L’apocalisse ancora non c’e’ stata ed in cuor nostro, di noi che abbiamo scelto di vivere in Giappone, speriamo ancora che non accada. Noi vogliamo immaginare di poter tornare alle nostre case, con le nostre cose, alla nostra vita normale fra questa gente che ci ha accolto, a volte anche con scontrosita’, con occhio guardingo ed anche con un pizzico di razzismo, ma ci ha accolto.
La nostra Ambasciata si e’ comportata benissimo e tutti quelli che dicono il contrario mentono. 
Nessuna nazione fino ad oggi ha previsto il rimpatrio con evacuazione, perche’ tutte le Ambasciate - viste le informazioni avute dal Governo giapponese - hanno pensato che non ce ne fosse la necessita’.
I cittadini che hanno deciso - per paura giustificata o meno - di tornare in Italia o nel proprio paese d’origine, l’hanno fatto di propria iniziativa e non sono stati abbandonati dalle Autorita’.
Noi ci siamo sentiti tutelati. Bollettini (di guerra) ci sono stati inviati via mail, 3 anche 4 volte al giorno e da quelli sono dipese le nostre decisioni.
Senza panico, senza allarmismi, ci siamo diretti al Sud. Ora, infatti, siamo nel Kyushu, l’ultima isola (grande) dell’arcipelago. Un’isola bellissima ed intrigante come lo sanno essere solo i paesi del sud. Colori e gente allegra, disponibile.
Siamo a Fukuoka, capitale di quest’isola, dove anche altri amici ci hanno raggiunto. Tutto ovviamente a spese nostre. Non ci aspettiamo certo che il Governo Italiano ci paghi una scelta personale, del tutto personale. E non siamo neppure qui a lamentarci, ma siamo a guardare al futuro: what if ... cosa facciamo se il peggio si materializza.
E penso a quello che abbiamo lasciato dietro di noi. Non mi preoccupo certo di una poltrona, o di un letto, ma mi preoccupo di quei ricordi, di quelle foto, di quei libri che - nel peggiore dello scenario - non potrei piu’ riavere. Mi preoccupo di quelle persone che forse non rivedro’ piu’, - e non parlo degli amici, con i quali questa tragedia ci ha fatto ancor piu’ da collante - ma parlo di quella gente che mi era diventata familiare perche’ viveva poco distante, o lavorava alla pompa di benzina o alla cassa del mio supermercato preferito,  tutta gente sempre ben disposta, sempre sorridente e rispettosa.
Ecco questo e’ quello che mi manchera’ di piu’ di questo paese, se questa maledetta apocalisse, creata e voluta fortissimamente dall’uomo, si avverra’: il rispetto, l’abnegazione, l’assoluta capacita’ di accettare l’inaccettabile senza lamentarsi.
50 persone stanno lavorando nella centrale sapendo di morire. Rischi del mestiere? Forse e’ quello che la nostra mente occidentale ed egoista ci fa vedere, per noi invece “Giapponesi” e’ il senso del dovere, il senso di patria, il dovere nei confronti della patria. 
A noi “Italiani” manca questo: manca il senso della patria, il senso di dover qualcosa al nostro Paese, ed anche se il 150 anniversario della Repubblica e’ stato gia’ celebrato e le piazze si sono tinte di tricolore, nessuno di noi si comporta come una vero “cittadino”.
Forse e’ implicito nella nostra stessa bandiera: questo tricolore con strisce parallele che possono seguire i propri binari all’infinito, senza mai mescolarsi, mentre la bandiera giapponese e’ questo  disco rosso, unico e compatto. E’ il senso assoluto dell’unione, della perfezione, anche con l’apocalisse alle porte!

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No Al Nucleare

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Come vivevano i nostri antenati, senza riscaldamento, senza aria condizionata, senza luce, senza gas?
Vivevano e vivevano bene. Sono sopravvissuti, hanno fatto cose eccelse, che ora sono pure patrimonio dell'umanita', mentre noi con la nostra presunzione di super-uomini (magari avessimo la presunzione nietzschiana!) pensiamo di riuscire a controllare tutto, astri, stelle, meteoriti, marziani, terremoti e maree.
Bene, non e' cosi. Ed e' l'ora che ne prendiamo atto.
Basta col pensarci demiurghi, siamo solo degli esseri umani con troppa, troppissima presunzione.
I giapponesi hanno dimostrato che con l'applicazione si puo' vincere anche il peggiore dei terremoti, ma - se le case di legno e carton gesso sopravvivono all'oscillazioni - non sopravvivono all'urto con l'acqua. E' la natura che decide.
Ma l'uomo e' sempre piu' ingordo e vuole energia elettrica 24 ore su 24, 365 giorni su 365. La soluzione? il nucleare, nonostante il nucleare in questo paese abbia fatto piu' danni che i tedeschi a Vicchio (si dice dalle mie parti)!
La centrale di Fukushima, quella tristemente in questione, era stata costruita per sostenere scosse pari al 7,9 gradi della scala Richter. Bene, la natura ci ha dimostrato che il terremoto puo' raggiungere anche intensita' piu' alte e quindi scombussolare i piani dell'essere umano. Essere umano che ora e' alla merce' di quanto ha costruito, penando tutte le pene possibili.
Per questo dico NO AL NUCLEARE, soluzione obsoleta, sorpassata e pericolosissima. Non voglio mai piu' dover affrontare quello che ho passato in questi giorni, standomene chiusa in casa per paura di una nuvola radioattiva, sperando che gli enti governativi mi informassero sulla vera entita' del danno. Non voglio piu' non sapere cosa fare per salvare i miei figli da un probabile contagio radioattivo, non voglio piu' pensare che per avere piu' luce, piu' caldo d'inverno o fresco d'estate debba rischiare un tumore. Non voglio piu' tutto a tutti i costi, quando il costo puo' essere davvero la vita.
Perche' la radioattivita' e' pericolosissima.
Usiamo energie alternative e sostenibili, usiamo il sole, il vento, l'acqua usiamo la natura nella sua migliore forma, non sostituiamoci a lei.
Adesso la Tokyo Tower e' spenta la sera, tutti gli edifici significativi che definiscono lo skyline di Tokyo sono spenti la sera. Ma e' un male? Tokyo e' forse meno bella o meno suggestiva, ma quanto meno male fa?

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11 marzo 2011

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Sopravvivere ad un terremoto di una magnitudo del 7,5 (quella registrata a Tokyo) e’ di per se’ un fatto straordinario.
Tutto e’ stato straordinario venerdi’ 11 marzo a Tokyo. Dopo 2 giorni di scosse, piuttosto sostenute, ma del tutto “ innocue”, la vita aveva ripreso il suo corso naturale.
Treni pieni, strade congestionate, autobus al completo facevano da cornice ad una solita, tipica giornata.
Ero al nono piano di un edificio quando il terremoto ci ha colpite, me e la mia amica Chihiro, di sorpresa, come ha colpito di sorpresa tutti gli altri del resto. Ci siamo guardate ed abbiamo capito subito che era qualcosa di diverso: non terminava. Ci siamo riparate sotto un tavolo, aspettando che la terra smettesse di tremare. Ma non accadeva. In quei secondi lunghissimi, ci e’ passata la vita davanti, come quando sei sicura di dover morire. E forse Chihiro lo era davvero. Era disperata, si sentiva in colpa per non aver dimostrato al marito ed ai figli tutto il suo amore quella mattina a colazione. Io, invece e non so perche’, forse perche’ sono ottimista di natura, ho solo pensato che in Giappone non si puo’ morire sotto le macerie di un terremoto. Nel resto del mondo si’, ma non in Giappone. Finita la scossa abbiamo tutti evacuato l’edificio, per le scale, in fila, senza ressa. Nove piani di scalini che sembravano aumentare invece che diminuire nella discesa. Tutta la citta’ era in strada. Ho pensato che l’epicentro questa volta fosse stato Tokyo. Non poteva essere altrimenti, troppo forte questa scossa, troppo lunga, ed il cielo si era pure rannuvolato.
Ci siamo prese qualcosa da bere per ridurre la tensione, e siamo salite in macchina. Cinque minuti dopo, mentre eravamo ferme ad un semaforo la seconda scossa. La macchina ballava come in balia delle onde. Ho messo il freno a mano e la marcia di stazionamento. Chihiro mi tremava accanto come una foglia, dovevo rassicurarla, volevo rassicurarla. Ho acceso anche la radio per avere un po’ di musica. Tutti i canali non parlavano d’altro che del terremoto. Ed e’ cosi’, che abbiamo appreso che l’epicentro e’ stato a 300 chilometri di distanza da Tokyo, nel mare, a 130 chilometri dalla costa, con una magnitudo dell’8,9 e che uno tsunami si stava abbattendo inesorabilmente. Onde alte 6 metri, no 8 metri, no 5 metri. La radio passava in rassegna le localita’ della costa colpite e la forza con cui le onde si abbattevano, portando via case, cose e soprattutto persone. Eravamo pietrificate. Guidavo per forza d’inerzia, in un traffico micidiale, ma non ancora cosi’ congestionato, come le ore successive avrebbero dimostrato. Abbiamo recuperato i bambini da scuola e siamo tornate a casa.
Noi la notte abbiamo dormito tutti in salotto, vestiti, pronti per scappare. I nostri zaini, con il kit sopravvivenza, pronti davanti alla porta, anche le scarpe pronte per essere calzate senza difficolta’. Giubbotti disposti gia’ in ordine, in caso di un’uscita non proprio prevista.
40 scosse di assestamento – tutte sopra il 5 grado della scala Richter – sono state registrate fra le 23 e le 8 di mattina di sabato 12 marzo.
I bambini hanno dormito, io e mio marito ci siamo dati i turni, anche se nessuno dei due ha propriamente riposato.
Sopravvivere ad un terremoto di una cosi’ forte magnitudo e’ di per se’ un fatto straordinario, come straordinario e’ questo popolo che convive con questa calamita’ da sempre e la vince.
Purtroppo, contro la furia dell’acqua, di quello che qua chiamano 0tsunami, ancora non c’e’ nulla da fare: la natura la fa ancora da padrona.

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Senza speranza

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Spesso mi guardo in giro. Osservo la gente. Mi piace capire da quello che fa, com'e' cambiata Tokyo in questi anni. Ci sono piu' mamme con i passeggini, piuttosto che con i marsupi, meno taxisti con i guanti bianchi, piu' coppie che si danno la mano, ma meno donne incinta. Questo dovrebbe dirla lunga sul futuro di questo paese, dove la natalita' e' pari a zero. Ma a quanto pare anche qui i politici non vogliono affrontare cio' che piu' fondamentale affrontare: una crisi come non c'era mai stata, con un livello di disoccupazione elevato, con un livello di "poverta'" come non c'era mai stato dal dopo guerra in poi.
Ma continuo a guardarmi in giro e vedo solo anziani a gestire il traffico nei parcheggi dei grandi magazzini, vedo solo anziani ai caselli delle autostrade, vedo solo anziani nel parcheggio degli autobus a Shibuya a coordinare le manovre, ed allora guardo di nuovo i giovani e capisco perche' si tengano la mano, ma decidano di non avere figli!

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Misure

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Ormai dopo tutti questi anni, ho smesso di cercare qualcosa che mi possa stare, che possa stare a Marco ... insomma le misure in Giappone sono proprio tiranne.
Ma il freddo attanaglia ed avevo davvero bisogno di un paio di guanti. Caspita -mi sono detta- i guanti sono di lana, figurati se non mi stanno.Dovrebbero cedere un po'!
Macche'! Niente. Quei guanti che qui vendono per donna, stanno precisi a Vittoria, figurarsi per le mie "manine minute". Niente da fare, ed ho dovuto ripiegare su di un paio di guanti da uomo grigi, che pero' hanno il polsino -guarda caso- "per uomo" e quindi un po' largo per me .... ma come dice il proverbio facciamo di necessita' virtu'.
Ma le mie frustrazioni nell'acquisto, non finiscono certo con un paio di guanti.
Vittoria deve andare con la scuola alla settimana bianca, e noi che vuoi per motivi fisici (miei, principalmente), vuoi per motivi climatici, lo sci proprio non l'abbiamo mai considerato come uno sport. Pazienza. Ci tocca e cerco quindi un paio di doposci.
Non e' che Vittoria abbia proprio il piedino di fata, ma i doposci dovrebbero essere unisex...cosi' mi avvio verso il negozio di sport.
I modelli "estremamente" femminili arrivano fino al 38, i modelli terribilmente maschili fino al 42. Ora, mica per altro, ma posso mettere ai piedi di una 12enne, un paio di doposci che sembrano esser stati prestati dallo zio dopo la guerra in Russia? Non pretendo che siano rosa e con i fiocchetti, cosa che Vittoria odierebbe a priori, ma nemmeno da esercito prussiano. Cosi' devo cercare ancora, e devo finirmene al capo opposto della citta' per trovare, in un negozi americano, forse, ma forse, quello che cerco. LO shopping, che dovrebbe essere un piacere, alla fine diventa un supplizio.
Ed ancora.
A degli amici e' nato, agli inizi di dicembre, un bambino. Mi metto alla ricerca di qualcosa di carino da regalargli. Qualcosa da vestire. E cerco da tutti. Da Gap a Ralph Lauren, da Benetton a Petit Bateau, da Burberry a Mini.k. Con mio enorme stupore, cose da vestire, per vestire un neonato da 0 a 3 mesi non ne esistono. Esistono le canottierine, i pigiamini, i "body" e tutto quanto ti faccia vivere una vita da recluso. Ma di maglioncini vari, di pantaloncini carini o anche di tutine morbide nemmeno l'ombra.
Mi faccio coraggio e chiedo alla commessa se di quel completino celeste esiste anche la taglia che desidero. Lei mi guarda perplessa e mi dice "non c'e'". Allora mi butto su una tuta termica: "di questa c'e' la taglia?" Mi guarda inorridita e poi sbotta: "ma i bambini giapponesi fino a tre mesi non vengono portati fuori. Stanno in casa, per cui non hanno bisogno di queste cose". "Beh, e se il bambino e' gaijin ed i genitori hanno piacere che prenda una boccata d'aria fresca? " mi esce cosi naturale. So che non avrei nemmeno dovuto pronunciare quelle parole, perche' tanto e' come soffiare in una bottiglia vuota. La commessa mi guarda ancora piu' stupita: "non so"! Ecco brava non so. "Ma perche' non gli compra 6 mesi?" "Gia' bella idea, roba invernale per un bambino che e' nato a dicembre e fra sei mesi sara' estate... certo che ne hai di cervello in quella zucca!"
Ma dove non ce n'e' non ce ne sta...e nel paese dove l'economia e' stagnante, come in una palude, cosa si fa? manco si pensa che potrebbe esserci un mercato, la', proprio la' per la strada, un mercato di stranieri, con piedi grandi, mani grandi, tette grandi, e gambe lunghe che potrebbero far girare l'economia, che potrebbero comprare quello che pero' il mercato giapponese si ostina a non offrire. Ma anche questo e' il bello del Giappone: non cambiare mai!

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Bastoncini

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Dopo un mese esatto rieccomi qui pronta a ripartire con storie e curiosita' su questo paese.
Una divagazione permettetemela.
Ho imparato da poco che esistono 7 continenti. Io avevo sempre saputo fossero 5. Ma a quanto pare all'America del Nord di fare continente con quella del Sud proprio non andava, per cui si sono divise. In piu' c'e' l'Antartide che e' considerato continente. Perche' l'Artide, no? Se si considera continente quel pezzo di terra emersa che dovrebbe "tenere" insieme tante cose diverse: pluralità di climi, di ecosistemi, di popoli, di culture, e l' Antartide rientra in questa casistica, allora anche l'Artide dovrebbe starci dentro bello comodo. Ed ancora. Per me i continenti dovrebbero essere 8. L'ottavo continente il Giappone. Quest'arcipelago - lontano da Dio e dagli uomini- sperso nel Pacifico, che conta tutti i climi, e parecchi ecosistemi e non c'azzecca per nulla con il resto dell'Asia, dovrebbe fare continente a parte. E sono convinta che se indicessero un referendum, i giapponesi voterebbero tutti SI. Quanto piace a loro stare per conto loro, non ce n'e' al mondo! Il Giappone e' proprio un paese diverso e nella sua diversita' spicca anche come alquanto bizzarro. Il Perozzi avrebbe detto: Cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione! Ecco qui non c'e' nulla di tutto cio': non sono dei grandi inventori o degli innovatori, pero' quello che trovano fatto, lo migliorano. O cercano.
Ora tutti avete usato, o almeno visto nella vostra vita i COTTON FIOCS.... che gli inglesi chiamano cotton buds ....quei simpatici bastoncini bianchi o rosa o celesti alle cui estremita' sono applicati dei minuscoli batuffoli di cotone che servono alla pulizia delle orecchie.
C'e' niente di piu' schifoso di un bastoncino sporco di cerume? si sono domandati gli studiosi giapponesi di bastoncini? e la risposta all'unisono e' stata : NOOOOOOOOOOO!
Del resto nel paese dove sul water-closet c'e' un tasto per far finta che sgorghi l'acqua per coprire il rumore della pipi', il bastoncino e' davvero una barzelletta.
E quindi dopo studi e ricerche, ricerche e studi ecco che sul mercato giapponese e' apparso il bastoncino per le orecchie NERO!!!
Basta con quei colori candidi, quasi da corsia di una maternita', bastoncino e cotone nero, per ovviare al disgusto di osservare il proprio cerume!!!

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Parcheggi

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Parcheggiare a Tokyo e' un disastro. Non che la citta' non ne offra, anzi, si trovano ovunque ma sono estremamente esosi. La soluzione e' il treno o spesso la bicicletta anche se questa non puo' essere parcheggiata ovunque.
Volete fermarvi in quella libreria per cercare un regalo per la vostra amica? Beh, non lasciate la bici cosi' davanti al negozio, anche se perfettamente allineata contro il muro, potete incorrere in multa o nel peggiore dei casi nel sequestro.
Esistono quindi parcheggi per biciclette, a pagamento (c'e' qualcosa a Tokyo che non sia a pagamento? ), che sono piu' che altro degli ammassi informi dove parcheggiare o riprendere la propria bicicletta e' un'impressa titanica. Niente e' infatti piu' difficile che districarsi dalle biciclette vicine, evitando accuratamente l'effetto domino.
Per mantenerle ben compatte c'e' persino un signore addetto, che le costringe l'una contro l'altra quasi a fonderle.

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Nissan

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Hidashi Kadota ingegnere capo della Nissan Motor mostra come ricaricare la macchina LEAF durante la presentazione ufficiale nel quartier generale della Nissan a Yokohama. La LEAF (foglia) questo il nome commerciale in Giappone rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia delle autovetture: perche' ad emissione zero. La macchina piu' ecologica al mondo costera' circa 35.000 Euro anche se con i sussidi governativi il prezzo effettiva sul mercato sara' di circa 28.000 Euro.

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Sposa

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Per gli sposi i giorni precedenti il matrimonio, si sa', sono sempre frenetici, ma il giorno del SI a parte l'emozione e' anche il giorno in cui ci si rilassa e si gode appieno degli sforzi fatti. Almeno in Italia... ops in Europa, perche' anche svedesi, tedeschi e inglesi fanno tutti una gran baldoria, tutti a modo proprio, secondo le tradizioni, ma principalmente dipendentemente dalla personalita' sia degli sposi che degli invitati.
Il Giappone e' il paese dove gli sposi, ma piu' specificatamente le spose, non si godono nulla della festa. Sono talmente impegnate a cambiarsi d'abito che non sono mai ne' con gli ospiti, ne' con il marito ..... se non per il taglio della torta e il momento del taiko (il tamburo giapponese). Quando la sposa e' parca si cambia due volte: kimono e abito bianco all'occidentale. Acconciatura e trucco vengono cambiati di conseguenza. Quando la sposa fa la "sborona" si cambia ben 4 volte: kimono bianco (shiromaku), kimono rosso e nero (uchikake), abito bianco (sempre all'occidentale.... spesso anche con il velo) ed infine abito da sera! Ovviamente e' assistita costantemente da una signora in kimono che la sorregge in ogni suo passo, la segue come un'ombra... ed anche in quei pochi minuti che la sposa si siede a tavola la fedele ancella le sta a fianco, in piedi, pero'.
E' quindi un continuo andirivieni, come ad una sfilata di moda, - mentre gli ospiti mangiano tranquillamente - senza che la sposa metta in bocca un singolo boccone, senza che la sposa si goda il momento che ha preparato con tanta pazienza e che ha sognato da quando andava all'asilo.

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Esercizi

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A volte pare letteratura, a volte leggenda metropolitana, a volte solo pura realta'.
Lo spirito di squadra che contraddistingue i giapponesi e' un'arma a doppio taglio: vincente se tutti devono remare nella stessa direzione e assolutamente disfattista quando da quella direzione bisogna uscirne con un guizzo d'ingegno. Lo spirito di gruppo per questo paese vale come la bandiera, come l'imperatore, come il Fuji, lo spirito di gruppo in questo paese non si discute, ma anzi si fortifica.
Vicino a casa nostra c'e' un ingrosso di bibite ed acqua minerale. Aprono intorno alle 8:00, ma fino alle 9:00 nessuno e' al "posto" di lavoro. Dalle 8:00 alle 9:00 infatti i dipendenti si dedicano allo spirito di gruppo con esercizi fisici ed inno aziendale. I dipendenti infatti si dispongono in cerchio e cominciano con degli esercizi per gambe, spalle, braccia e collo, per finire cantando tutti in coro, incitandosi l'un l'altro. Alla fine della canzone il "responsabile" (suppongo) grida: UNO, DUE e TRE, tutti battono le mani per tre volte e poi senza proferir verbo si dirigono alle proprie postazioni pronti, carichi e motivati.

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DOC DOCG IGT...


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I giapponesi amano bere. Una volta forse solo il sake, ma da quando sono diventati dei bravi produttori di birra, questa e' diventata la prima bevanda alcolica in termini di consumo. Chapeau. Ciononostante amano anche il vino, bianco ma preferiscono il rosso, al nostro spumante preferiscono lo champagne, anche se non capiscono -papille gustative alla mano- il perche'. Ed anche per quanto riguarda il vino purche' sia alcolico va bene tutto. La nostra fatica dei vari DOC, DOCG, IGT, dei vitigni cresciuti sotto un certo sole, in una certa terra e' tutta vana per questo paese, che al secondo bicchiere ha gia' perso la bussola e non distingue piu' un tavernello da un brunello.
Del resto quando sugli scaffali ci sono vini cileni, australiani e californiani che per 500 Yen ci vincono sulla concorrenza, possiamo biasimarli???

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Passeggiata

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E' sempre stato - da che mondo e' mondo- che i cani vadano portati a passeggio, vadano lasciati scorrazzare liberamente, e -diciamocelo pure- per far far loro i bisogni come piu' li aggrada.
Ma pare che anche i cani si stanchino, che facciano le bizze al momento di uscire di casa, che abbiano la sindrome da passeggio e che non amino stare a scorrazzare, a fiutare altri cani ed ad intrufolarsi fra altra gente. Insomma pare che i cani non vogliano piu' fare i cani.
Cosi' vengono portati in giro comodamente, o nel cestino della bici o in appositi passeggini per non farli affaticare. Ergo: non esistono piu' i cani di una volta che dormivano fuori all'addiaccio, che facevano la guardia a dispetto della loro taglia e che vagavano raminghi fino alla sera quando tornavano a cuccia per il loro pasto quotidiano.
Che mondo e' mai questo?

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Sushi Rolls

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Ieri la mamma di un'amica ci ha insegnato fare i sushi rolls. Ancora devo capire perche' si chiamino cosi', perche' a me parevano dei giganteschi onigiri da affettare, come il salame, ma lasciamo perdere il capitolo parole e traduzioni, che sono sempre un labirinto!
Ci sono volute quasi 4 ore, per distendere del riso bianco (cotto ovviamente), il gohan per i piu' familiari alla cultura culinaria giapponese, sul nori (l'alga) ed arrotolarlo assieme con fogli di uova, verdure, ginger e uova di salmone. Totale sushi rolls fatti da ogni studente: 8!!!
4 ore per 8 bocconi! Poi uno si domanda perche' i giapponesi mangino poco (a casa). Se per sopravvivere con 100 grami di riso a pasto, a testa, uno deve stare ad arrotolare per 4 ore, ingredienti crudi (a parte il riso che viene cotto nella risiera) per servire un piatto freddo, tanto vale non mangiare!!!!!
Ma a parte le battute, noi ci siamo divertite da matte e devo dire con una punta d'orgoglio, a detta della nostra sensei, che manualita' italiana batte manualita' giapponese per 5 a 0!

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Miracolo

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Com'era il titolo del film? Miracolo sulla 34ma strada ? Ecco per aggiustarlo a Tokyo, potremmo chiamarlo "Miracolo sulla 246". Il signore, una decisa taglia forte, ha acquistato il suo scooter 50cc, il cui nome e' tutto un programma: DIO.
Quindi, nella speranza che Dio gli faccia un miracolo, il signore se ne va per la citta' tranquillo e beato confidando nel suo "Dio"!

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Consiglio

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Un consiglio che ci fu dato al nostro arrivo in Giappone, al momento di scegliere la casa, fu: lontana da costruzioni.
Ora trovare una casa intorno alla quale non costruiscono e' difficile come trovare un ago in un pagliaio.
Abitiamo in questa via, lunga si e no 100 metri, da piu' di 3 anni e hanno gia' costruito per ben 3 volte, con annessa chiusura al traffico.
Operai tutti bardati come dovessero costruire i grattacielo piu' alto del mondo, a guardia dei due accessi alla strada, con i quali tutte le volte c'e' da raccomandarsi (a volte da arrabbiarsi) per poter arrivare a casa propria 3 metri piu' in la'.
Lo scorso inverno ci avevano chiuso la strada perche' stavano demolendo l'edificio esistente, dallo scorso maggio siamo chiusi perche' stanno costruendo 2 case in uno spazio che non sarebbe andato bene neppure per 2 garages. Le finestre interne di entrambe le case distano tra di loro non piu' di 20 centimetri, il che vuol dire che potrebbero saltare direttamente in casa dell'altro senza passare dell'ingresso principale!
Per vivere in una di queste case il cui sviluppo e' tutto in verticale, i signori hanno speso circa 800,000 Euro per il solo acquisto del terreno! Tutto questoo fa si' che Tokyo sia la citta' pu' cara del mondo.
Ma torniamo al consiglio, e questo e' il mio: quando e se dovete affittare una casa a Tokyo, non guardate alle costruzioni, che quelle tanto sbucano come funghi, piuttosto controllate che non ci siano scuole (giapponesi) nei paraggi, la viabilita' -in questi casi- la mattina fino alle 8:30 viene completamente chiusa e dopo i ritornelli musicali a cui sarete sottoposti sono degni della peggiore Cristina D'Avena!

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Premi

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Non c'e' che dire, in questo paese le trovano di sottoterra!
I signori (e signore) in questa foto sono nell'ordine, da sinistra, la modella Rinka, l'annunciatore televisivo Kazuo Tokumitsu, lo specialista in resorts (responsabile marketing di villaggi turistici) Yoshiharu Hoshino, il comico Daisuke Miyakawa e l'attrice Umika Kawashima sono stati tutti premiati per avere il look piu' alla moda (o cool) nell'indossare un paio d'occhiali.
E' stata la 23ma edizione di questo concorso, un modo per incentivare la vendita di occhiali con i quali ci si puo' sbizzarrire, crearsi un'immagine e venire pure premiati!
Ah, quasi dimenticavo! Anche Yoshito Sengoku, Segretario di Gabinetto del Governo e' stato premiato, purtroppo non avendo potuto partecipare alla premiazione non e' stato ritratto nella foto .... ma possiamo sempre porvi rimedio!

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Pelliccia

Ho il vago sospetto che per l'inverno, che sta arrivando, siano di moda le pellicce. Pellicce di tutti i tipi di tutte le razze e colore, ed abbinate ad ogni capo di abbigliamento : guanti, cappelli, cappotti, maglioni e scarpe o meglio stivali. Non c'e' un negozio di moda che non ne abbia in vetrina almeno uno.
Ero in giro quando ho deciso di fare un salto da Zara (l'unico che contempla la possibilita' che qualche straniero fuori "taglia" possa voler acquistare dell'abbigliamento ...di tanto in tanto), anche se la temperatura non stimolava proprio all'acquisto di capi invernali. Ma un'occhiata non costa nulla.
E mentre passavo in rassegna la collezione (pressoche' inguardabile), decine e decine di donne giapponesi facevano la fila ai camerini per provarsi esclusivamente "capi pellicciosi". Una - mi e' saltata all'occhio" perche' sudava copiosamente, e con quei mini-asciugamani cercava di tamponare il fondotinta che scivolava via, implacabilmente. Poveretta. Lascia li' tutto e scappa, le avrei voluto dire, torna quando la temperatura si e' abbassata di 10 gradi. Ma io mi sono astenuta e lei e' rimasta in attesa sudata e felice.
Del resto le giapponesi hanno proprio una predilezione per la pelliccia, possibilmente vera, nemmeno abitassero a Vladivostock, ma forse contano di trasferircisi prima o poi.
Finito il giro, passo davanti alla cassa, e noto una ragazza in fila che ha optato per l'acquisto di un passamontagna di pelliccia color castoro, mentre l'altra (suppongo fosse l'amica) per delle moffole di lana blu, lunghe fino al gomito, ricoperte di pelliccia bianca. Ammetto di averle guardate anch'io, domandandomi chi avrebbe mai acquistato un "pezzo" del genere, rischiando di sembrare la figlia dell'uomo di Neanderthal, ad un prezzo decisamante poco invitante: 6000Yen!
Non voglio pero' condannare chi sceglie la pelliccia come capo d'abbigliamento, magari con 26 gradi sarebbe buona norma e regola evitarle, e magari con un peso corporeo che non raggiunge i 50 kg, un'altezza che solo con fantasia arriva ai 160 cm, e due gambe come due stuzzicadenti sarebbe ad uopo evitare degli stivali di yeti cosi:

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Ma in un mondo libero ognuno e' libero di vestirsi come vuole, contro corrente, contro stagione e contro gravita', rischiando di essere ridicolo per permettere ad altri, poi, di essere liberi di criticare!

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Documenti

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Un mese fa sono andata a fare la richiesta per il rinnovo della carta d'identita'. Oggi l'agognato ritiro: un mese stecchito per averla, alla faccia dell'efficienza nipponica.
Mi presento al banco "carte d'identita' per stranieri" e con mia somma sorpresa la signorina addetta non parla una parola d'inglese. Che abbia sbagliato ufficio? ricontrollo.
No. Proprio quello giusto.
"sono qui per ritirare la mia nuova carta d'identita'. Ecco questa e' la vecchia da restituire."
"E' lei Beatrice Lombardi?"
"???? c'e' la mia foto, c'e' il mio nome, ovvio che sia io, chi senno' la Fata Turchina????? ..... Certo sono io" dico con il mio migliore sorriso.
"Attenda seduta per favore"
Cosi' mi siedo e noto che davanti a me c'e' una folla di vecchietti seduti tutti volti verso uno schermo. Pensate il comune di Setagaya-ku per intrattenere le persone in attesa dei propri documenti ha messo a disposizione un televisore al plasma 50 pollici!!!
Bravi proprio bravi. Ed anche danarosi. Il sindaco di qualsiasi comune italiano il televisore se lo sarebbe portato a casa. Ma questa, ahime', e' un'altra storia.
15 minuti di attesa per riprendere la mia carta d'identita', che era li' a disposizione. Ma la signora ha dovuto ricontrollare se io ero veramente io, o nel frattempo mi ero trasformata. 15 minuti d'attesa, pero', durante i quali mi sono fatta una cultura su come si raccoglie il riso e come si ramazza davanti casa con una scopa di saggina.
Giornata edificante.
Ah, ma qualcuno mi sa spiegare perche' mai i poliziotti nei KOBAN hanno in dotazione dei manici di scopa?

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Soggiorni

Shinjuku District, Tokyo, Japan

Pensate di venire a Tokyo, ma di non voler passare le vostre nottate in albergo?
C'e' una soluzione anche alle vostre esigenze. Tokyo Apartments e' una delle poche agenzie che fornisce sistemazioni sia per periodi lunghi che brevi in tutti i 23 distretti della citta'.
Il servizio e' garantito sia in giapponese che inglese per dare la possibilita' a tutti di potersi confrontare liberamente con prezzi e negoziazioni.
Gli appartamenti possono essere sia ammobiliati (per permanenze brevi o per gli svogliati dell'acquisto) che da ammobiliare. Basta visitare il sito
http://www.tokyo-living.com/ per maggiori informazioni. Ah, come faremmo senza Internet???

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14 minuti

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« Ci sono uomini il cui destino deve essere sacrificato per gli altri, in un modo o nell'altro, per esprimere un'idea, ed io con la mia croce particolare fui uno di questi. »


Potevo cominciare in altro modo a descrivere uno che mi ha detto di amare l'ironia in senso kierkegaardiano? In fondo cos'e' la vita di uno scrittore se non sacrificare il proprio destino per esprimere un'idea? Talvolta messi alla gogna, rifiutati da editori, stroncati dalla critica che spesso non vede al di la' delle barricate.
Ma andiamo con ordine. Di chi sto parlando? 
Di Paolo Soldano, milanese di nascita.  Il fatto che sia milanese mi ha un po' frenata nell'entusiasmo, come fa uno ad essere ironico, ad avere uno spirito critico,  una visione del mondo attenta se cresce dove la nebbia non gli hai mai fatto vedere piu' in la' del suo naso? Eppure mi sono dovuta ricredere. Quando gli ho chiesto di parlarmi di se' e mi ha esordito con Kierkegaard!!!! potevo gia' non essermi innamorata di lui? E se poi hai anche un padre che a 12 anni lo ha portato a vedere Eric Clapton, beh insomma qualche cartuccia da sparare deve averla. Nebbia o non nebbia!
E cosi' eccomi qui a parlare di questo ragazzo che ha studiato Storia del Teatro, laureato con Gianfranco de Bosio, ha diretto spettacoli ed ha fatto il giornalista in una testata di tutto rispetto: La Gazzetta della Martesana!!!!  
Pero' diciamolo pure, e spero che Paolo non si offenda, lo sdoganamento vero e proprio avviene quando comincia a viaggiare (mi dice che Orbetello sia stata la sua prima tappa!), quando si vede idee rifiutate, e progetti bocciati: quando la sua mente si apre, si squarcia e gli altri non lo seguono perche' sono rimasti troppo indietro.
Cosi' decide che l'Oriente - dopo una bell'esperienza a Seoul- poteva fare il caso suo. E finisce in Giappone, dove per altro si sposa con rito shintoista. 
Paolo non vive il Giappone, Paolo lo respira, lo assimila e lo espira. E ne fa un libro: Giapponesi Si Nasce edito dalla Aletti.
Sono pillole di saggezza quelle che Paolo ci offre, da una parte l'amore per l'Impero del Sol Levante e dall'altra le "falle" che la societa' giapponese ha. 
Non si lascia sfuggire niente con il suo occhio attento e vigile incamera immagini, situazioni, vizi della societa' giapponese e ce li ripropone con la sua innata ironia. 
"14 minuti" occorrono ad un uomo per conquistare una donna: suppongo Paolo li abbia cronometrati. E a quanto pare, cari ragazzi che siete in vena di conquiste, non dovete puntare su coppie di amiche, perche' sono un binomio inscindibile, ma su gruppi o su quella che se ne sta da sola!
Corpi di reato, robot, vita notturna, Tokyo, Osaka, tutto viene passato al setaccio dall'abile estro di Paolo.
In "Giapponesi Si Nasce" troverete tutti gli spunti necessari per un approccio alla vita giapponese, che non ci/vi puo' lasciare indifferenti, con un assioma: i giapponesi ci assomigliano molto di piu' di quanto non crediamo, solo non lo danno a vedere! 

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Tempura

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Ad eccezione del riso bianco (bollito), tutto il resto, che nella cucina giapponese viene cotto, e' di origine straniera.
Anche la tempura che ormai e' entrata nel vocabolario degli chefs piu' raffinati (ma non potrebbero chiamarle verdure fritte? bah...), affonda le proprie radici nella cucina portoghese. E' infatti con l'arrivo dei primi navigatori portoghesi nel sud del paese che la tempura prende campo fra i gusti nipponici.
Chi la pronuncia o la scrive con la N sbaglia, perche' la parola viene dal latino TEMPORA proprio per indicare quel cibo che veniva consumato durante un tempo ben preciso cioe' le "vigilie" e specialmente durante la Quaresima, quando bisognava astenersi dal mangiare carne.
Cosi' il primo shogun che l'assaggio' e se ne innamoro', non avra' di certo pensato che 4 secoli dopo in tutto il mondo la tempura sarebbe diventata sinonimo di piatto giapponese!
Questa pietanza e' fondamentalmente verdura fritta (non pensate a fiori, carciofi o funghi .....purtroppo), scampi e o gamberi. Nessun problema per la pastella, la si trova gia' pronta in scatole sugli scaffali del supermercato. Una volta "infarinati" pesci e verdure vengono fritti nell'olio bollente ed abbondante, come la miglior tradizione "friggitoria" impone.


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La tempura di pesce specialmente viene abbinata alla SOBA diventando un piatto chiamato Tensoba, oppure agli udon, che troverete nel menu sotto la voce tempura udon. Una fantasia pazzesca!!!!

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I ristoranti specializzati in tempura, si chiamano tempura-ya e se ne trovano anche di estremamente costosi. Per portafogli meno gonfi, nessun problema. Una fermata in qualche convenient stores, o al supermercato fara' il caso vostro.

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Tokyo Fashion Night

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E cosi anche le 3 serate organizzate -da Vogue- per la moda si sono concluse con la serata a Tokyo.
Le capitali della moda per queste serate, oltre a quella giapponese, sono state Milano e NYC. Serate in cui i brands piu' famosi al mondo hanno tenuto i loro negozi aperti fino alla mezzanotte, creando degli eventi, per richiamare la gente all'acquisto. E a vedere dalla quantita' di umanita' che correva su e giu' per Omotesando c'e' da credere sia stato un successo.
Tokyo Fashion Night 09/11. Questo il titolo della serata.
Il caldo umido si appiccicava addosso come una cicala ad un maglione di lana, ma quest'estate bizzarra ormai ha deciso di non lasciarci. Shoganai.
Ci siamo presentati a bordo del nostro Scarabeo vestiti completamente Cavalli: Marco in jeans e camicia nera con un'applicazione di trine e merletti .... che i nostri figli hanno subito disdegnato...ma per la serata era perfetta. Io con questo vestito di seta a fiorellini (si' caro Portinaio proprio quello...) multicolore, borsa XL blue e delle zeppe tacco 13 (non Cavalli). I figli hanno gradito. Meno male. Il 50% della coppia soddisfaceva i gusti filiari.
Abbiamo iniziato da Fendi. Per rispetto all'amicizia. Champagne francese a sottolineare che l'azienda d'italiano non ha piu' nulla se non il nome. Pellicce, pellicce ed ancora pellicce, costruite su veli di organza per renderle estive. Non voglio entrare nel merito della pelliccia di per se', ma Fendi ha questo "taglio" anzianotto, che nell'abbigliamento mi lascia sempre un po' perplessa. Sulla pelletteria ho il mio credo, anche se non me lo posso permettere, ed Fendi anche se fa delle belle borse non fa niente di originale.
Dopo Fendi abbiamo passato Celine, Loewe e Benetton (che ancora devo capire cosa ci rappresenti con quel negozio fra tutti quei marchi), che ha pensato bene di abbinare il marchio - per la serata alla Loacker. Si' proprio quella dei wafer! Con il caldo che faceva non oso pensare come si fossero ridotti quei poveri biscotti in vetrina sotto tutte quelle luci. Misteri del Marketing!
Marco aveva "vestito" una modella per un evento di maquillage. Per cui ci siamo diretti in questo locale dove un freddo polare attanagliava le tempie. La modella e' venuta a salutarci, tutta bella soddisfatta del suo vestito, anche se ci ha fatto subito notare che era un po' piu' grande della sua esile figura. Fan**lo!!!!
"Ma rimate a guardarmi mentre mi truccano? E' fra 20 minuti? "
"Cosa???? non ti hanno ancora truccata??? e quello strato di fondo tinda, e tutto quel mascara? e quella carreggiata d'ombretto?"
" HAHA.... quella e' la base... il trucco deve venire!!!"
"Maria Vergine! O come ti fai conciare? Nemmeno Moira Orfei coi piccioni si ciurma in quel modo!!"
" Ops.... no. Dobbiamo andare, siamo solo venuti a vederti in tutto il tuo splendore"
" Hihihihihi....arogatou!!!"
Attraversiamo la strada.
Chanel. Peccato che da 100 anni a questa parte faccia sempre quei tailleurs che nemmeno Jacqueline Kennedy Onassis nelle vecchie foto avrebbe voluto piu' indossare. Ma il negozio e' stracolmo di gente. Con il fatto che Chanel si occupa anche di cosmesi, 2 stazioni "smalto" la fanno da padrone con delle file inimmaginabili. Champagne francese e cioccolato bianco offerto ai "clienti". Rimaniamo soddisfatti, tutto sommato.
Entriamo cosi' da Bulgari.
Mi domando sempre perche' se sei un gioielliere, e che gioielliere, poi devi fare per forza una linea d'abbigliamento. Che senso ha?
Cosa c'azzecca? Pero' il colpo d'occhio e' suggestivo: il display di cravatte multicolori e' stato senza dubbio il polo accentratore. Ma la gente non sembrava tanto disposta a frugarsi nel portafogli. Un difetto?Forse un goccio di spumante italiano l'avrebbero anche potuto offrire.
Martin Margela inspiegabilmente chiuso. Chissa?
E' Dior Time. Una folla solida come una colata di cemento ci impedisce la vista. Dall'alto dei miei 13 cm in piu' sbircio dentro. 2 modelle sfilano. Cosa e come non c'e' dato saperlo. Ma milioni di macchinette fotografiche liberano i propri flashes e miliardi di Iphone registrano il defile'. Soprassediamo. Cosa c'e' next?
Emporio Armani. Una tristezza. L'abbiamo bypassato. Abbiamo bypassato anche Max and Co.
Tods. Ha meritato una visita? Un Dj passava della musica - probabilmente avanzata dalla 2 guerra punica - e solo i clienti VIPs erano autorizzati ad avere un "refreshment" sul terrazzo, sul tetto dell'edificio. Troppo snob per una serata come quella. Ed in tutta onesta' - anche se dovrei (vorrei) avere un occhio di riguardo perche' sono i padroni della mia squadra del cuore- anche loro non hanno nulla di "innovativo" dagli ultimi 20 anni a questa parte. Tutti quei pallini sotto le scarpe ormai hanno fatto il loro tempo. Lasciati una linea classica cosi' da zoccolo duro e poi dai una svolta moderna e piu' giovanile!!! Che noia, che barba....'sti stilisti!
Altro che crisi del mercato .... questa e' crisi d'inventiva!!!!
Fermata d'obbligo Louis Vuitton. Zeppo fitto come il mercato a Sesto il sabato mattina, niente champagne, niente cioccolata, niente di niente, se non quelle solite borse con quei disegni ormai "passati". Per me chiuderebbe domattina. Ma i giapponesi lo adorano.
Ed eccoci da Gucci. Passato Tom Ford, Gucci non e' che un deja vu dei deja vus. Ma qua resiste. Il negozio stracolmo. Foto da red carpet per i clienti ai quali viene data la possibilita' di indossare dei capi. I giapponesi ci si sono buttati a capofitto. Una fila chilometrica. Forse stamattina erano ancora li'.
Una puntatina da Prada. Fermata di rigore al negozio piu' bello di tutta Tokyo. Portafogli con teschi ed ossa incrociate pare siano la nuova tendenza, nell'ottica di conquistare anche un pubblico piu' giovane. Una fotomodella -Marco mi ha anche detto il nome ma l'ho gia' dimenticato- giapponese, con i capelli platino, trattenuti in una coda di cavallo che evidenziava in pieno una ricrescita nera da paura, intratteneva il pubblico numeroso. Tutti sembravano contenti e soddisfatti. Niente da bere, niente da mangiare. Tante signore sedute a provarsi tonnellate di scarpe, con mariti danarosi pronti a spendere a spandere pur di farele felici.
Di quel negozio odio la moquette bianca alta 5 centimetri sulla quale e' impossibile camminare. Chi gliel'avra' proposta?
D&G chiusi. Meno male. In vetrina un vestito di paillettes nero con dei pois colorati avrebbe funzionato da deterrente.
Mi sono presa la briga di guardare anche la gente che affollava i negozi.
Dalle flip-flops agli stivali da inverno, da colli di pelliccia a pantaloncini corti da mare ... passando per quel mondo gay che si e' divertito da matti a travestirsi, a coprirsi di lustrini, ciglia finte e sciarpe leopardate. Per una serata cosi' davvero impagabile!
Ecco cosi' e' finita la nostra serata alla Tokyo Fashion Night, dove i ristorantini giapponesi non hanno dato nemmeno la possibilita' di un last order piu' consono alla serata: alle 20:00 tutti chiusi.
Ci siamo dovuti "accontentare" cosi' di una cena al Two Rooms ... posto per occidentali e per donne giapponesi in cerca di occidentali, che magari il prossimo anno saranno ben contenti di comprar loro una bella borsa da Prada!

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Pensione

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La crisi economica e' una gran brutta bestia e lo e' ancor di piu' quando all'orizzonte di vie d'uscite pare che non ce ne siano.
Il Giappone e' stato sorpassato dalla Cina per il PIL, rendendo la Cina -di fatto- la seconda economia mondiale.
Beh, ora mi aspetto solo che diventi la leader indiscussa, ma questa e' un'altra storia.
Uno dei motivi per cui l'economia giapponese e' alla frutta e' dato anche dalla situazione sociale: troppi anziani e troppe poche nascite. Ed il Governo non guarda all'immigrazione come una probabile soluzione, rimanendo immobile difronte ad un problema annosissimo.
Pero', anche se pare che i politici dormano, in realta' ogni tanto qualche guizzo d'ingegno ce l'hanno, anche se l'ultimo caso riportato, piu' che d'ingegno e' di fortuna.
Il Governo e' infatti riuscito a scoprire una frode ai danni delle casse dello Stato che dura da piu' di 90 anni!
Circa 200 pensionati ultra-centenari, morti appunto da piu' o meno 90 anni, hanno continuato a percepire la loro pensione, perche' nessun familiare si era mai preoccupato - per dimenticanza o per tornaconto economico- di dichiararne la morte.
Peggio dei familiari, hanno senza dubbio fatto i funzionari che si sono succeduti negli anni e che mai si sono resi conto dell'impossibilita' fisica di sopravvivere per oltre 120 anni. Vabbene anziani arzilli, ma cosi' e' davvero troppo.
Scoperta la frode,il Governo ha revocato le pensioni ultracentenarie, ma cosa fara' ai furbetti della pensione non e' ancora dato saperlo.




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Yoko Ono

Pensavo di aver finito con lei Signora Yoko dopo il ricordo dell'orribile cappello che gia' negli anni '80 la rendeva ridicola, ma a quanto pare lei vuol far parlare di se', e tira fuori dal cilindro delle assurdita' che poi si fanno passare per arte.
E non e' possibile.
Ora, l'orgasmo finto, unico ed irripetibile e' quello di Meg Ryan in "Harry ti presento Sally". Punto e chiuso.
Chinque lo riproponga facendolo passare per arte, e' arrivato secondo e difficilmente ne eguagliera' la resa. Zannen,ne!

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Ma, vogliamo essere buoni, perche' noi amanti dei Beatles e di John Lennon vogliamo rispettare quell'amore profondo che lui provava per lei, e quindi le daremo atto che ha fatto una prova di coraggio, alla sua eta' poi, vedova da molti anni, anche se sessualmente sara' rimasta attiva. E cosi' vogliamo far finta che quello spazio che le hanno riservato al MOMA per il suo "orgasmo finto" sia in nome dell'arte, arte contemporanea, che noi umili mortali non riusciamo a comprendere.

http://www.ineedmyfix.com/2010/09/02/yoko-onos-3-minute-fake-orgasm-in-the-name-of-art/


Ma una domanda mi sorge spontanea: con chi ha avuto rapporti lei per scoprire che il piacere di un orgasmo e' cosi' allucinato ed allucinante? con il suo dentista che ha sbagliato cavita'? Perche' quello e' uno strazio, non un piacere. E so perfettamente che l'esternazione dell'orgasmo "occidentale" e' diametralmente opposta a quella giapponese, ma qui siamo alla frutta.
Signora Yoko se il ricordo di momenti preziosi la fa arrivare a tanto, le suggerisco dei "giocattoli", magari si ricredera'.

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Ryuichi Sakamoto


Ryuichi Sakamoto nasce nel 1952 a Nakano ed e' un musicista giapponese di fama mondiale, basti citare alcune delle colonne sonore da lui composte : L'ultimo imperatore, Tacchi a spillo ed Il te' nel deserto.
Ma Sakamoto deve principalmente la sua fama alla grande capacita' di fondere piu' generi musicali in un unico stile inconfondibile. Le collaborazioni con i maggiori musicisti contemporanei hanno reso la fama di Sakamoto senza confini. Perfino la Nokia si e' avvalsa dell'estro di Sakamoto per le suonerie del Nokia 8800.
So che con le parole non vi conquistero' tanto quanto lasciandovi ascoltare "RAIN"!
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Toy Story 3

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Quante lacrime ho versato oggi con i miei figli a vedere Toy Story 3. Dietro quegli occhialoni per il 3D gli occhi si riempivano di lacrime, che poi scendevano calde e veloci sulle guance che a malapena riuscivo a controllare tamponandole con i palmi delle mani.
Ma cominciamo con ordine. Destinazione Roppongi Hills. Una botta di citta' ai bambini bisogna concederla di tanto in tanto. Non dovranno certo pensare che Tokyo sia solo il nostro quartiere, dove tutti sono un po' piu' di zampa-gialla, si' insomma...ruspanti!
Biglietti prenotati via internet e stampati alla velocita' della luce dalla apposita macchinettina messa a disposizione all'ingresso del cinema. Ultima fila, rigorosamente. Dopo il senso di nausea avuto a vedere Avatar in 4 fila, i 3D o in un'ultima film o niente.
La sala di proiezione non e' un granche' ...un po' come vanno di moda oggi, piccole ed incluse in un complesso cinematografico piu' ampio. Ci siamo presi qualcosa da bere e qualche caramella, specialmente per Marco, che da quando ha smesso di fumare, ne mangera' 600 al giorno. Si insomma, ancora il sollievo economico dato dal non-acquisto di sigarette non si fa sentire sul nostro budget!
Siamo fra i primi ad entrare. La sala consta di 12 file, ognuna delle quali di 15 poltrone, per un totale di 180 persone, se completo. Eravamo al completo. 180 persone di cui 15 bambini (3 nostri), ed le restanti 165, UDITE UDITE: adulti fra i 30 ed i 40 anni, specialmente donne sole o coppie senza figli. Ma mi sono persa qualcosa ? Era Toy Story o Love Story dove i 15 bambini c'erano finiti per sbaglio, perche' nessuno aveva la baby-sitter a disposizione? No, perche' Toy Story e' un film per bambini, vero? Li ho portati nella sala giusta, vero ?
Ed allora qualcuno mi spiega per favore perche' allo spettacolo delle 15:15, nemmeno il 10% degli spettatori era di eta' inferiore ai 12 anni? Forse per lo stesso motivo per cui a Tokyo Disneyland i 3/4 dei clienti hanno la patente ed i 7/8 sono di sesso femminile? Forse per lo stesso motivo per cui Kiddyland e Disneystore sono meta di trentenni in cerca dell'elisir di lungavita?
Se e' cosi', sappiate che domani corro subito a comprarmi Jessy e Bullseye e ci gioco tutto il giorno sugli scalini davanti casa, alla faccia delle zanzare agguerritissime, perche' a dispetto di qualche pinzatura, magari mi spariscono 7 od 8 rughe intorno agli occhi. Volete mettere?

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Notizie





Le notizie sono sempre l'anima del paese. Tutto ha un significato: da come vengono proposte, all'abbigliamento, alla grafica.
Un tuffo nel telegiornale nazionale, NHK, con annesso servizio metereologico.

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Cappelli

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La prima volta che ho visto un "cappello" cosi' lo indossava Yoko Ono. Calato ben bene sul uno dei volti "piu' odiati" dagli amanti dei Beatles e non solo.
Nelle mia ingenuita' -ero appena diventata una teen-ager-, pensai che fosse il vezzo di una donna artistoide, catapultata in un mondo non suo, l'America, e pure diventata vedova anzi tempo.
Mai convinzione fu piu' sbagliata, o almeno al tempo che fu avra' avuto anche un'idea di veridicita', ma adesso - diciamolo pure - dopo decenni si e' trasformata in una moda vera e propria. Almeno a Tokyo.
Ecco infatti, che tutte le donne giapponesi, in eta' da menopausa, invece di tingersi i capelli di rosso come le italiane, vanno in giro per la citta' con questi alquanto improbabili parasole. La visiera solitamente non e' cosi' cangiante, ma e' di un nero impenetrabile, e se la calano sul viso fino al mento, cosi' da non poter scorgere nemmeno un millimetro quadrato della loro pelle.
Finche' sono fuori, e c'e' anche la sola minima idea di sole in cielo, il parasole e' d'obbligo: dentro al supermercato cosi' come alla posta, agli ATM cosi come al video noleggio. Insomma un vero must insieme agli immancabili guantini.
Sono ormai lontani i bei tempi in cui le giapponesi, che sapevano ancora d'oriente e non di globalizzazione, con i loro kimono e zoccoli, si riparavano dal sole con gli ombrellini di carta di riso!

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Vicini

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Il nostro compound - il proprietario l'ha chiamato cosi' anche se sono solo 2 le case che lo compongono- si trova in una via tranquilla accanto ad una vegetazione selvaggia dove crescono bambu, aceri e verdura varia a far da corollario ad un laghetto pieno zeppo di zanzare agguerritissime. Di disinfestazione manco si parla, cosi' in estate viviamo sigillati in casa, cercando di aprire porte e finestre il meno possibile.
Noi ed i nostri vicini. Lui e' tedesco, lei giapponese, con due gran bei figlioli maschi, convinti che il loro sangue tedesco li portera' ad essere dei gran campioni di calcio.
Gia' l'"asse" del compound: Italia-Giappone-Germania fa paura, cosi', per memoria storica, anche se poi scoprirete perche' anche a distanza di 70 anni, in quella guerra noi con quell'asse proprio non c'azzeccavamo!
Cosi' l'altra mattina, mentre Vittoria era appena uscita di casa per il suo primo giorno di scuola, sento suonare il campanello. Guardo il monitor e ...
il nostro vicino -tedesco-, gia' lavato, sbarbato, e vestito di tutto punto -nonostante il 98% d'umidita'- pronto per intavolarci una bella conversazione.
Io con una bella camicia da notte con delle biciclette celesti e rosa, Marco in maglietta e mutande, i bambini, solo in mutande, a fare colazione.
Mi sento colta di sorpresa...perche' mai a quell'ora della mattina?
E che, mica sono italiani! a quell'ora sono gia' tutti belli efficienti, guai perdere un momento, la produttivita' ed il risultato sono la prima cosa. Relax? cos'e' relax? Forza... forza....chi si ferma e' perduto! Cosi' lo faccio entrare, -scusandomi dell'abbigliamento, ed anche dell'acconciatura - lo faccio accomodare sul divano ed ecco che 2 minuti dopo arriva anche Yoko. Marco corre su a mettersi un bel paio di pantaloncini, cosi' giusto per coprirsi meglio "la merenda"!
Premesso che io adoro la Germania, tutto quello che e' tedesco, dalla letteratura alla meccanica, ma quell'uomo (e quella donna) ci hanno stravolto la mattinata con quei ritmi da esercito: entrambi pronti sugli attenti, con unghie pulite, capelli in ordine e scarpe lucide! Oh mamma mia!!!!
Ecco, pensate a quando Hitler chiamava Mussolini alle 6 del mattino e quello era invece ancora a letto, magari con una delle sue amanti!!! Ma avra' pensato, ma speriamo che i partigiani prendano il potere ??? Secondo me, piu' di una volta!!!!
Ma torniamo ai nostri vicini, pronti nella loro missione: scoprire se il servizio lavanderia porta a porta e' valido o no!!!!!!! Certo, proprio una questione di vita o di morte! Ma anche dopo aver definito che la lavanderia val bene i suoi soldi, non se ne volevano andare. Ci intrattenevano con un tono monocorde, noi invece che avremmo dovuto tuffarci in una tinozza di caffe' per sostenere il ritmo di quella conversazione. La moglie ogni tanto concludeva le frasi del marito con dei bei: Neeeeeeeeeeeeeeeee, deshooooooooooooo, so desuneeeeeeeeeeeeeeeee!
Marco ha cosi' cercato di prendere in mano la situazione, parlando di conoscenze comuni. Bella idea davvero. Quella conoscenza comune e' passata a miglior vita 15 giorni fa! Ecco dalla padella nella brace. Il nostro vicino oltre il tono monocorde, ha messo su anche la faccia triste di circostanza funebre, tanto per renderci ancora piu' difficile la mattinata. Prima di tagliami le vene ho pensato bene di portare l'argomento sulle vacanze. Bella mossa, davvero. La moglie, da brava esecutrice giapponese e' scattata fuori di casa per andare a prenderci i depliants dell'agriturismo dove erano stati. Per l'appunto in Toscana, a Castellina in Chianti!! E cosi' ci hanno raccontato tutto il percorso -fatto in macchina da Zurigo- fino a li', cosa hanno visto nei dintorni e quali vini hanno bevuto. Neeeeeeeeeeeeeeeeeee.
Io era gia' pronta con laccio emostatico e siringa, quando Marco ha detto: "scusatemi, ma devo andare in ufficio. Fra 1 ora ho un appuntamento importante". Cosi' si sono alzati, con la promessa che ci faremo una cena insieme, magari mit Frau und Herr Bussi??? Ecco, si' magari con loro .... che anche se sono torinesi, e non e' che abbiano tutto questo spirito (scherzo!!! lo sapete che vi adoro!!!!! ma ci stava bene come conclusione), sono meglio della combinazione nippo-tedesca!
Neeeeeeeeeeeeeeeeee!

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Samba Festival

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Come ogni anno anche quest'anno ad Asakusa si e' svolto il Festival della Samba.
Coloratissima ragazze si sono avvicendate per le strade conquistando l'attenzione di ignari passanti e spettatori -venuti proprio per vedere il festival- che hanno invece aspettato ore per avere un posto in prima fila. Il festival attira sempre tanta gente, che sfida il caldo (quest'estate e' la piu' calda degli ultimi 50 anni, secondo i metereologi) e l'umidita' per fare un tuffo in Brasile, quando la crisi -che attanaglia anche il Giappone- non rende possibile viaggiare, come si vorrebbe.
Capisco la comunita' brasiliana -piuttosto numerosa qui in Giappone- che cerca di ritrovare "casa" con quello che e' il ballo piu' rappresentativo. Del resto i paesi sono cosi' diametralmente opposti che e' impossibile non pensare che i brasiliani non soffrano di saudade, anche se sono qui da piu' di una generazione.
Le ballerine giapponesi sopperiscono con la tecnica a quello che la natura non ha fornito loro sia fisicamente, sia "artisticamente". Ma pazienza, lo spettacolo merita di essere visto, almeno una volta!
Ed e' proprio di ieri sera la "diatriba" di due signori sulle donne piu' sensuali del mondo, secondo uno sono le russe (incluse le ukraine, estoni, lettoni -un nome una garanzia!!!!-), per l'altro le sudamericane, anche se poi adora lo "stile" germanico: alto, biondo e con gli occhi chiari.
Io tifo per le latine/latino-americane...che ci volete fare, sara' campanilismo?

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Pena di Morte

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Per la prima volta nella storia del Giappone, la stanza delle esecuzioni capitali -per impiccagione- e' stata aperta alla stampa per volere del Ministro di Giustizia Keiko Chiba. L'intento del Ministro e' quello di sensibilizzare l'opinione pubblica a discutere sulla pena di morte.
Nonostante Chiba abbia sempre combattuto contro la pena capitale, lo scorso luglio ha autorizzato (alla faccia della coerenza con i propri principi) l'esecuzione di 2 detenuti.
Ai detenuti viene notificatao la loro sorte soltanto la mattina del giorno dell'impiccagione e qualche ora dopo il loro destino e' segnato. Per sempre.
La prassi di notifica prevede che prima venga loro offerta la possibilita' di pregare nella cappella, dove quasi tutte le confessioni sono rappresentate, di consumare del te' frutta e dolci. Poi ancora ammanettati vengono condotti nella stanza dell'impiccagione che e' separata dalla "corda" solo da una tenda.
A quel punto la comunicazione, e la rimozione della tenda.
Il loro destino e' chiaro e nessuna sentenza d'appello ha il potere di tornare indietro.
Viene quindi elargita loro la possibilita' di confessione o di pentimento per qualche minuto con il cappellano, prima di affrontare quello che sara' il loro ultimo "atto" terreno.
Cinque minuti dopo la verifica dell'avvenuta morte, il corpo viene messo in una bara a disposizione, eventuale, della famiglia che viene informata ad esecuzione avvenuta.


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Tokyesi e Pisani : una sola razza

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La popolazione dell'area metropolitana di Tokyo conta circa 30 milioni di abitanti, la meta' della popolazione italiana vive quindi un questa citta' che e' la piu' popolata al mondo. Come e' facile capire, e' pressoche' impossibile generalizzare su un numero cosi' vasto di persone, contando specialmente sul fatto che molti a Tokyo si sono trasferiti per motivi di lavoro e quindi non possono conoscere tutto della citta'. Per questo e' sempre preferibile non fermare mai qualcuno per la strada per chiedere informazioni, primo perche' se l'interrogato non ha la piu' pallida idea di dove si trovi un posto, si imbarazza moltissimo, secondo perche' se lo sai, ha paura di sbagliare e quasi sicuramente optera' per non aiutarvi.
Cosi' oggi che avevo bisogno di un'informazione ho chiesto ad una signora che usciva di casa, sincerandomi cosi' che essendo proprio del luogo, sapesse darmi una dritta.
Con il mio miglior sorriso, mi sono avvicinata e le ho chiesto se sapeva dove fosse l'ufficio postale. Mi guarda e: "perche' lo vuoi sapere?" Ma che te frega penso io, ho bisogno dell'ufficio postale, non della sala di rianimazione. Ho bisogno di una cosa di cui mediamente tutti hanno bisogno quotidianamente, e che sei come quei pisani di campagna che ogni volta che fermavamo qualcuno per sapere dove fosse una stazioni di rifornimento, ci rispondevano " E indo' devi anda'? " "Indo' devo anda'? - dove mi pare rispose Marco spazientito"ma e un vo da nessuna parte se un fo benzina!!!"
 
Ma la signora era anzianotta e mancarle di rispetto con una battuta ironica alla toscana, tradotta in un giapponese maccheronico, non avrebbe sortito nessuno effetto ed allora ho preferito un semplice:"Lo vorrei sapere perche' dovrei andare a pagare un bollettino postale" "Ah allora sempre dritto, poi alla seconda giri a destra dopo il Lawson c'e' la posta". "Ah, Arigatou".
Peccato che fosse la terza e poi a destra, ma del resto che cosa ci si puo' aspettare dai pisani del SOL LEVANTE?

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Riposino pomeridiano

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Oggi ho fatto un giro per Shibuya, non che sia il mio quartiere preferito, ma per vedere il meglio di "flora&fauna" non c'e' altro luogo al mondo. Come potete vedere dalla S sulla sedia dove sta comodamente accasciato il ragazzo, mi sono fermata da Segafredo, fosse solo per una boccata d'aria.
La stessa cosa deve aver pensato il mio "dirimpettaio". Dopo aver ordinato un panino, ed essersi accomodato piu' o meno "comodamente" ha pensato bene di schiacciare un pisolino. Passano 10 minuti, 20, mezz'ora e il ragazzo non si e' mai mosso da cosi', solo il respiro si e' fatto piu' lento ed un tantinello rumoroso, assomigliando sempre piu' ad un rantolo.
Il ragazzo immortalato non e' l'unico caso isolato, ma e' costume addormentarsi in bar e caffe' per recuperare quel sonno perso la notte, o quella botta di calore data dalla stagione (anche se e' inverno pieno) senza che nessuno dica loro nulla, anzi dando loro tutta la liberta' di passare delle ore a tavolino con una consumazione minima!

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Primo Ministro

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6 Primo Ministri si sono succeduti negli ultimi 5 anni sulla poltrona piu' alta della Dieta Giapponese. La politica giapponese non se la passa meglio di quella italiana, neanche per eta', tutti da pensione.
Il successore di Hatoyama, scaricato per la questione di Okinawa, e' Naoto Kan (l'ultimo nel riquadro a destra). Pare che il futuro di Kan pero' non stia nell'isola tropicale del Giappone, ma nelle ex province rurali che nel frattempo sono diventate dei ricchi distretti industriali e sono "ovviamente" preoccupate per la fine dei sussidi e dell'assistenzialismo statale.
Vi riporto qui di seguito un articolo di Pio d'Emilia, che vi da' un'idea della situazione politico-economica del Paese del Sol Levante.
 
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 " L’onorevole Borghezio la chiamerebbe “Padania Gialla”. Il “nord-est” giapponese esclude il nord (che equivale,  per abbandono e divario socio-economico, al nostro sud) ma abbraccia buona parte della costa orientale, quella che si affaccia sul Mar del Giappone e che ha segnato, nel bene e nel male, la “storia” del Giappone moderno. Dalla storica battaglia di Tsushima, nel 1905, quando il Giappone, appena uscito dal Medio Evo (durato sino a quarant’anni prima, con l’apertura forzata del paese minacciato dai cannoni del commodoro Perry), diede una sonora lezione alla Russia degli Zar,  a Kaku-chan (Kakun-ciello) come qui ancora  chiamano Kakuei Tanaka, il premier più corrotto, astuto e popolare del dopoguerra. I suoi metodi per così dire “spicci” (“il rispetto si conquista, i voti si comprano”, era uno dei suoi slogan), ma efficaci, portarono in pochi anni  in una delle zone più povere e sottosviluppate  l’alta velocità,  due autostrade, 13 centrali nucleari  (che producono il 25% del totale nazionale) e miliardi di finanziamenti, aiuti e sussidi vari al minuscolo, ma politicamente rilevante grazie ad un perverso (ma apparentemente intoccabile, sistema elettorale) settore agricolo. Purtroppo per lui, Tanaka, nonostante le umili origini (abbandonò gli studi a 15 anni, per rilevare l’azienda del padre fallito)  pensava in grande. Le sue idee misero in tale agitazione gli Stati Uniti che dopo un paio di “strappi” (tra i quali quello di “aprire” alla Cina sei mesi prima di Kissinger e Nixon) atterrarono nelle redazioni dei giornali giapponesi i documenti “segreti” dell’affaire Lockeed, con il nome di Tanaka ben evidenziato.
  Kaku-chan se ne fece una ragione e, dimessosi dal partito e affrontato spavaldamente il processo (compresi alcuni giorni di carcere) senza accampare “impedimenti” vari,  si ritirò “a vita privata”. Si fa per dire, perché oltre a togliersi subito la soddisfazione di riconquistare un seggio come indipendente nel proporzionale (conservandolo fino alla morte)  e piazzare la figlia Makiko (ora passata al partito democratico)  nel suo vecchio,  blindatissimo collegio di Niigata, Tanaka è rimasto fino alla morte, avvenuta nel 1993,  ed è tutt’ora, il punto di riferimento,  quanto meno locale,  della Balena Gialla,  il vecchio, onnipotente e oramai pressoché estinto partito liberaldemocratico, la DC giapponese. 
 Fa impressione tornare qui dopo pochi anni - l’ultima volta fu nel 2004, per il terremoto, ricordo come la gente ignorasse ostentatamente Koizumi, premier in carica arrivato in elicottero e mocassini,  e portasse invece in trionfo Makiko, la figlia di Tanaka, arrivata alla guida della sua jeep personale e con tanto di stivaloni  e piccozza - al seguito di un  premier meno popolare (per ora) e, (speriamo) decisamente meno corrotto.  Come il giovane, (e dunque poco rispettato) Sadakazu Tanigaki,  curatore fallimentare di ciò che resta del PLD, anche Naoto Kan, neo premier “ulivista” (ma senza alcuna apertura al PC locale, che del resto è fermo alla IV internazionale) comprende l’importanza, probabilmente determinante, della “provincia” e del cosiddetto voto “rurale” rispetto alle metropoli. Nel complicato e un po’ astruso sistema elettorale giapponese (che assomiglia molto al nostro vecchio “mattarellum” per quanto riguarda il mix di uninominale e proporzionale, ma dove i voti hanno un “peso” diverso a seconda che vengano espressi nei collegi rurali o nelle grandi città) il voto delle  “campagne” è decisivo,  e per vincere le elezioni, soprattutto nei collegi uninominali, l’appoggio delle potenti cooperative agricole è importante come (era) quello dei sindacati nelle grandi città.
Il problema è che anche le cooperative non ci sono più. E se ci sono, ci spiega Tomotsugu Kitajima,  59 anni, presidente della Noseiren (la Coldiretti locale), non contano più granchè. “In altri tempi i leader politici, soprattutto un premier in carica, sarebbe stato accolto da migliaia di persone – spiega Kitajima, che ha tutta l’aria di non aver mai toccato una vanga e non vede l’ora di andarsene a giocare a golf – oggi ho dovuto sudare le sette camicie per convincere un po’ di gente a venire davanti alla stazione”. In altri, neanche troppo lontani, tempi, Kitajima non starebbe scalpitando per andare a giocare a golf. A pochi giorni dalle elezioni, sarebbe impegnato nel forsennato porta a porta che la legge ancora consente o nel bailamme di telefonate – anch’esse consentite – a tutti i capofamiglia dei vari villaggi, per ricordargli di andare a votare e di votare per il candidato prescelto.  Ma stavolta è diverso.  Per la prima volta dal dopoguerra, la potente Noseiren non ha un candidato ufficiale. Troppo tardi e insensato  per sostenere quello della Balena Gialla oramai boccheggiante, troppo presto e rischioso per appoggiare quello, giovane e sconosciuto, proposto dal partito democratico. Libertà di voto, dunque. E che c’è di male? “Tutto  - spiega Kitajima, che sembra più interessato a parlare con un giornalista straniero che ad ascoltare il discorso di Kan, che considera un politico di “passaggio”, altro che Kaku-chan – perché è l’intero sistema ad essere saltato. Se il PD, come sembra,  ci toglie gli incentivi,  quei pochi che ancora coltivano la terra,  sia pure part time, smettono del tutto. E poi sì che finiamo, dopo essere stati servi degli USA, dritti nelle mani della Cina”. Molto chiaro. Anche se infondato, visto che nel suo “manifesto”, come il PD  chiama oramai da anni il suo programma elettorale, si confermano sussidi e perfino “integrazioni di reddito” per i contadini colpiti dalla crisi. Due miliardi di dollari a fondo perduto che il partito democratico ha stanziato per ingraziarsi le campagne e che il PLD accusa di rappresentare il vero volto neo-assistenzialista del governo, proprio ora che la Balena Gialla aveva scoperto il fascino del rigore fiscale e del governo magro. Ma tant’è, i media battono la grancassa e le province si agitano. Lo scenario di Fukui si estende a livello nazionale, con le 123 , un tempo potentissime, federazioni locali della Coldiretti nella stessa situazione di sospetto e furore. Libertà di voto. E dunque instabilità garantita. Uno scenario “italiano” che oramai sta diventando un’amara realtà per un paese che ha aspettato quasi sessant’anni per realizzare l’alternativa di governo, ma che negli ultimi 5 anni ha nominato, e “sepolto”, per fortuna solo metaforicamente,  6 premier.  L’Italia è una dittatura, al confronto.
Anche l’attuale premier, Naoto Kan, amico personale di Prodi e come Tanaka “figlio del popolo” (anche se è “almeno” è laureato, in ingegneria, sia pure in una università minore ), rischia grosso. Nonostante il suo indice di gradimento fosse, appena ereditati governo e partito dall’ex premier Hatoyama, costretto a dimettersi dopo il voltafaccia su Okinawa e le basi Usa, molto alto (quasi il 70%), nelle ultime settimane e soprattutto giorni la sua popolarità è in picchiata. Ieri, gli ultimi sondaggi lo davano al 45%,  ancora decisamente superiore al rivale Tanigaki (18%), ma anche se il suo carisma personale sembra tenere (è uno dei pochi che sa parlare in pubblico e che riesce a catturare l’attenzione delle gente) le sue ultime uscite non sono state tra le più fortunate. Qualcuno, anzi, dice che sono state un micidiale autogol.
Parliamo dell’IVA,  la “famigerata”, per i giapponesi,  imposta sui consumi.  Paese strano, il Giappone. Deficit pubblico tra i più alti al mondo (sfiora il 200% del PIL), una serie di “bombe” ad orologeria innescate (buco pensionistico, invecchiamento della società,  disoccupazione e precarizzazione del lavoro ) di cui nessuno sembra farsi davvero e urgentemente carico e poi se qualcuno, come l’attuale premier, propone “di cominciare a discutere un possibile aumento della tassa sui consumi”(attualmente al 5%) rischia il linciaggio. Intendiamoci, i grandi cartelli industriali e i grandi media (che poi sono la stessa cosa) hanno una buona dose di responsabilità. A loro questo premier “incontrollabile”, che da giovane occupava le università e partecipava ai cortei e che parla di “crescita socialmente sostenibile”, di “stato sociale e, udite udite, “politica dei redditi”, non piace. E da quando è stato eletto non fanno altro che dargli addosso. La storia dell’Iva è tipica. Kan non ha mai, anzi ha ripetutamente detto il contrario, affermato di voler aumentarla subito.  L’IVA, ha detto, è uno degli strumenti per ripianare il deficit senza aumentare le emissioni di nuovi titoli, evitando quello che, lo ha detto ieri a chiusura della campagna elettorale,  i “grandi” gli hanno fatto capire nel corso del’ultimo G8 a Toronto. E cioè che il Giappone diventi, con conseguenze ben più drammatiche per l’economia del mondo, una nuova Grecia. Per questo, dice Kan, occorre iniziare un serio dibattito e valutare se, come e di quanto aumentare l’imposta più odiata dai giapponesi. Purtroppo i media hanno manipolato la questione e i giapponesi, l’abbiamo verificato di persona in occasioni dei (pochi) comizi, è furibonda e pronta, nel segreto dell’urna, a “farla pagare a quel cretino”, come ci ha detto ieri sera un vecchio, incazzatissimo commerciante che ha sempre votato per il PD e che quest’anno, nella migliore delle ipotesi, si astiene.
Che l’IVA porti male, ai politici, è un fatto. Il primo a proporla fu, nel 1979, Masayoshi Ohira. Era talmente sicuro di sé che sciolse il parlamento per avere un forte mandato popolare. Il risultato fu che la Balena Gialla subì la prima seria sconfitta del dopoguerra e restò al potere solo grazie al voto dei cosiddetti “indipendenti” (tra i quali, guarda caso, il buon Tanaka…). Ohira non si rimise mai dal colpo e, poco dopo un comizio,  fece un infarto, morendo dopo pochi giorni.  Ci vollero quasi 10 anni prima che Noboru Takeshita, altro “protegè” di Tanaka riuscisse a fare approvare  il primo progetto di legge in materia, fissando l’IVA al 3%. La legge venne approvata il primo aprile 1989,  ma Takeshita, travolto da una serie di scandali e dal crollo della popolarità, si dimise dopo un mese. Ogni tentativo di aumentare la tassa ha finito per “scottare” i premier che lo proponevano, dal “samurai” Morihito Hosokawa a Ryutaro Hashimoto, che nel 1997, su consiglio di Ichiro Ozawa, altro degno seguace di Kakuei Tanaka, (di cui, negli anni ’70, era stato segretario personale) la portò al 7%. Ma Ozawa, che con il suo partito “arcobaleno” nazionalbuddista (il Shinshinto) lo aveva inzialmente appoggiato, sperando di succedergli,  fu duramemte punito dagli elettori. Furibondo, Ozawa sciolse il Shinshinto, costrinse Hashimoto alle dimissioni e cominciò a fare la corte a Kan e Hatoyama, che all’epoca co-gestivano il partito democratico, fino al punto di diventarne il presidente e portarlo,  con guida a dir poco (eticamente) spericolata, al potere.
 C’è chi sostiene che dietro la proposta di ritoccare l’IVA, proposta che Kan “difende” citando regolarmente l’Italia (“da anni è al 19% e non mi sembra che gli italiani stiano molto peggio di noi”) ci sia  l’ultimo (speriamo) guizzo di Ozawa, costretto a dimettersi dalla presidenza del partito poco prima del trionfo elettorale dell’anno scorso, a causa di una serie di inchieste giudiziarie.  Corre voce che sia stato proprio lui a suggerire a Kan di uscire allo scoperto, mostrando coraggio e potere di inziativa ad un elettorato in cerca di una vera leadership, oramai da troppo tempo mancante. E Kan avrebbe “abboccato”, costruendosi la fossa e riaprendo la strada allo stesso Ozawa, che ha già fatto capire di essere pronto, il prossimo settembre, in occasione del congresso, a “sacrificarsi” di nuovo per il partito, nel caso ve ne fosse bisogno.
 Speriamo di no. Perché aldilà del risultato di domani – tutt’altro che scontato, visto che il 20% degli elettori si dichiara ancora indeciso e che anche la perdita della maggioranza alla Camera Alta non dovrebbe produrre immediati effetti sulla tenuta del governo – sarebbe davvero un peccato che la politica giapponese, diventata di nuovo interessante e con nuovi protagonisti,  assistesse all’ennesima resurrezione della Balena Gialla e del suo spericolato, quanto astuto, manovratore, Ichiro Ozawa.
 Il rischio, ahimè, c’è. E lo si percepiva chiaramente, ieri, seguendo i sempre più patetici comizi dei candidati per le strade infuocate e brulicanti – ma di gente disinteressata e spesso infastidita dalla cacofonia elettorale - di Tokyo.  Politici che parlano al vento, nessuno che si ferma non dico per ascoltare, ma nemmeno per accettare un volantino. La percentuale di indifferenza (e insofferenza), tra i giovani, è pressoché totale.  I pochi che si fermano sono donne e vecchietti. Spariti (tranne che nel PC, che dovrà accontentarsi di mantenere gi attuali 4 seggi) i “militanti”. A megafonare e volantinare ci sono solo “volontari” in affitto,  regolarmente (si fa per dire) pagati. Un tanto (10 euro) l’ora, cestino per il pranzo e rimborso delle spese di trasporto. Ho chiesto ad una ragazza di che partito fosse la tipa sul palco, di cui stava distribuendo i volantini. “Boh, non so. Mi sembra del Pd”, mentre sul volantino che stava distribuendo c’era chiaramente il simbolo del “Mina no to”, il “partito de noantri”, ennesimo cespuglio nato dai resti della Balena Gialla.   Contrariamente all’anno scorso, quando avevamo percepito un netto aumento di interesse per la politica e l’annunciata “alternativa”, tutto sembra tornato come prima. Comizi brevi, assordanti e deserti, condotti in condizioni assurde (in Giappone è vietato bloccare il traffico per qualsivoglia motivo, per cui cortei e comizi si tengono nel pieno rispetto dei semafori e con gli oratori costretti ad utilizzare volumi assurdi per superare il rumore del traffico). Ha fatto bene Kan, che  ha snobbato Tokyo e ha preferito chiudere la campagna elettorale a Kichijoji, un piccolo comune della periferia, da sempre guidato da un’amministrazione progressista. “Vorrei cambiare questo paese, renderlo più vivibile e simpatico – ha urlato da un camioncino scelleratamente piazzato al centro di una trafficatissima rotatoria  – ma se non ce la dovessi fare me ne torno qui,  sicuro del vostro affetto”.  Fa un po’ pena, Naoto Kan. E’ al potere da appena un mese. Ma sembra già stanco."
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Le scommesse del sumo

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Sumo per i giapponesi e' molto di piu' di uno sport nazionale, e' una religione, un orgoglio nazionale, una filosofia di vita. I lottatori di sumo sono dei veri "puponi", eroi nazionali che niente e nessuno puo' scalfire. ops a meno che non arrivi la yakuza. e con questa  le droghe, le violenze le frequentazioni poco raccomandabili. E cosi' i giapponesi si sono dovuti ricredere sulla loro integerrima reputazione perche' i lottatori di sumo si sono dati alle scommesse. Ma non hanno mai scommesso su di loro, manipolando i loro incontri, ma su incontri di baseball o corse di cavalli. Il problema e' che le scommesse sono illegali (come la prostituzione), ma sono cosi ben sostenute dalla yakuza, che tiene in piedi il circolo malavitoso in modo cosi "esemplare" ed "educato" che la polizia chiude non solo un occhio, ma entrambi.
Ben 65 membri dell'Associazione hanno ammesso di essere coinvolti nello scandalo. Tra questi, nella lista nera, compare il nominativo del numero due della graduatoria dei lottatori, Keiji Tamiya, in arte Kotomitsuki. I suoi ricattatori avevano avanzato la richiesta di circa 25mila euro in cambio del silenzio assoluto sui suoi vizi del gioco e delle scommesse. Il lottatore, spaventato,  si è rivolto alla polizia, uscendo così allo scoperto. E denunciando anche un'ulteriore estorsione, pari ad 800mila euro!!
Cosi' la gente si e' sentita tradita dai propri eroi, anche se aveva ormai "digerito" il fatto che fossero piu' stranieri che giapponesi i lottatori in campo.

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Quanto mangiano i Giapponesi??

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In tutto il nostro vagare esitivo in Italia abbiamo fatto anche tappa per 2 giorni a casa di Elio (per chi non conoscesse Elio vi suggerisco http://www.elio.co.jp/en/eCuisine.htm) a Cetraro in provincia di Cosenza.
Come nella migliore tradizione meridionale e quindi anche calabrese, la gente ti mette in testa la casa pur di farti sentire a tuo agio, e tutta la tradizione culinaria regionale pur di farti "scoppiare".
Cosi' abbiamo iniziato la nostra-abbuffata-24ore provando di tutto: dalle mitiche petticelle* di zia Anita, a patate e peperoni, dal capretto ai funghi silani, dal bufalo al bisonte passando per le olive schiacciate ad ettolitri di vino. Quando questo sembrava poco, Elio subito pensava a come riempire gli eventuali millimetri di spazio lasciati liberi nello stomaco. Ed eccoci subito a mangiare cornetti caldi ripieni di cioccolata e nocciola alle una di notte....tutti stravolti e svogliati.
No. Non e' esattamente vero. Tutti svogliati meno l'equipe giapponese di Elio, piu' un altro giapponese lungagnone piuttosto silenzioso, da noi (ops da Marco) ribattezzato pennellone. Quanto hanno mangiato questi ragazzi e ragazze iddio solo lo sa, avevano sempre la ganascia in movimento e mentre noi altri ci fermavamo, loro ricominciavano con quello che era avanzato dalla portata precedente.
Ma si puo' -dico io- mangiare cosi' tanto, se quando pranzano a casa loro con uno striminzito onigiri sono piu' che soddisfatti? Si saranno sentiti costretti dalla proverbiale insistenza calabrese? uhm.....dubito!
A colazione si sono presentati piu' di una volta con dei pomodori (pomodori veri, rossi e polposi) in mano raccolti li' per li' dalla pianta nell'orto e le ragazze li assaporavano emettendo mugolii quasi da orgasmo (peccato che i loro -orgasmi intendo- suonino piu' come gemiti di dolore che di piacere, bah!).
Cosi' davanti a tutto quel ben di dio, mangiavano e bevevano a quattro palmenti, tanto che la signora Carmela la mattina che ci siamo accomiatati ci ha offerto petticelle e fiori di zucca fritti dicendoci :"tanto i giapponesi a colazioni mangiano proprio di tutto!".
A colazione e basta? beh, io direi che non si tirano indietro proprio a nulla, mai!!!


* per chi non sapesse cosa sono le petticelle sono delle polpette a base di melanzana... il nome deriva dall'arabo "pitta" che vuol dire "rigirare fra le mani"... cosi' ce l'hanno venduta a nostra somma incredulita' (altre opzioni gradite).

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Sul Freccia Rossa

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Ed eccoci di ritorno, nel caldo umido del Giappone ... l'estate qua toglie proprio il respiro e la luce che alle 7 di sera se n'e' gia' andata mette proprio tristezza.
Abbiamo girato un po' per l'Italia utilizzando lo Shinkansen locale: Freccia Rossa o Argento, proprio un'esperienza che non ha nulla da invidiare al piu' conosciuto treno giapponese. Puntuale, pulito con ottimi servizi a bordo, belle poltrone ed un silenzio insolito per l'Italia chiaccherona. Anche i cellulari tenuti a bada da vibratori efficaci, specialmente se seduti comodamente a leggere un libro o un giornale, sono stati una bella sorpresa; mi ricordavo un'Italia piu' "ostentatrice" nello squillo selvaggio.
Il 4 d'Agosto ci accomodiamo cosi' nelle nostre poltroncine sulla linea che porta a Napoli, imbarco ovviamente a Firenze Santa Maria Novella. Un gruppetto di giapponesi sulla mezza eta' (piu' o meno come la nostra, sob sob), salgono proprio dietro di noi. Il treno parte, ci viene annunciato che tre ore dopo saremo arrivati a Napoli.
I giapponesi dietro di noi cominciano a sgranocchiare sacchettate di roba (-troiai -si dice a Firenze): patatine, fonzies, noccioline e chi piu' ne ha piu' ne metta, ed ad intrattenersi allegramente con un bel tono di voce sostenuto. Tutti gli sguardi dei passeggeri verso di loro: ebbene si', stanno disturbando, anche i giapponesi disturbano!!! Marco mi guarda, e rispondo allo sguardo con un ecche' ci vuoi fare?
Ci reimmergiamo nella nostra lettura, e questi imperterriti a voce alta continuano la loro conversazione. Marco mi riguarda e mi fredda: ora dico loro qualcosa! "Ma lasciali stare, che t'importa?" "M'importa invece perche' tutti vogliono che noi rispettiamo le loro regole, ma a casa nostra nessuno rispetta le nostre!" Non fa una grinza,penso, ma perdinci se s'e' incarognito..." verissimo, ma, lasciali stare, leggi e non farci caso" aggiungo, sperando di averlo convinto.
Cosi' il treno fila via liscio come l'olio. Passano coi giornali, con gli snacks (di cui i giapponesi fanno man bassa ... ma non erano loro che non amavano le cose salate? ... il mondo va proprio all'incontrario), passa il controllore e questi fissi e ribaditi a starnazzare con le loro voci stridenti .... vedo Marco seduto, no! in piedi, no! si gira e prima ancora che io possa prendere fiato per proferire verbo: "sumimasen, se siete tanto educati e silenziosi sullo shinkansen in Giappone, perche' dovete essere cosi' rumorosi e maleducati in Italia?".
Non so se il gelo che poi e' caduto sui signori fosse dovuto dalla parte di merda subita, o dallo stupore di prendersela pure in giapponese, fatto sta, che hanno abbassato la voce, ed il nostro viaggio e' proseguito in perfetto silenzio!

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Preparativi

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Devo fare le valigie ...vabbeh tanto quando parto per l'Italia sono sempre vuote, il minimo indispensabile per cambiarsi per un paio di giorni e poi via con le spese pazze per tutti, dalle mutande alle scarpe da inverno per la stagione seguente.
Su 4 valigie, 2 sono completamente vuote, e 2 sono principalmente piene di regali...pensieri. Sembro lo Zio d'America povero quando torno a casa...fra amici e parenti, la lista si fa lunga....ed anche le cose da portare si ristringono sempre di piu' ogni anno che passa. Mica si puo' sempre optare per quelle T-shirt con i kanji, o sempre te' verde, o ginger .... insomma poi il resto si trova ovunque...per cui anche le idee si riducono all'osso. La globalizzazione ha rovinato anche il gusto dei regali!!!
Pero' sono pronta, pronta ad affrontare i furbetti per la strada, quelli che gettano le carte per terra (come l'anno scorso quello davanti al Vivoli con moglie giapponese..il che' mi fece ulteriormente innervosire!!!), quelli che imbrattano le pareti ed i monumenti.
Ora non che il Giappone sia immune da tutto cio'...si trovano qua' e la' carte per terra, pareti imbrattate ed anche qualche furbetto per la strada ..... ma in quantita' cosi' ridotta che lo apprezzi pure: ah, finalmente qualcuno che rompe la monotonia delle regole.
Ecco, forse pure da noi ci vorrebbe qualcuno che rompe la monotonia delle regole al contrario: viaggiando sulla propria corsia, non gettando carte per terra, nemmeno quelle piccolissime dei chewing-gums o dei pacchetti di sigarette, che sono trasparenti.
Sarebbe un inizio.
Molti dei miei amici che vivono da troppi anni in Giappone, e palesemente odiano l'Italia mi fanno proprio incazzare, e potessi li lascerei senza passaporto. Perche' non sento mai un americano parlare male del proprio paese ?? ecco, io vorrei che gli italiani facessero lo stesso: imparassero a rispettare il loro paese. Perdinci!!!!
Dopo 10 mesi spesi in Giappone, io ho proprio bisogno d'Italia, e' un bisogno fisiologico. Ho bisogno dei colori, del paesaggio, delle passioni, delle risa, delle voci. Dopo 2 mesi d'Italia, sono contenta di tornare a Tokyo, ma sarei contenta di andare ovunque, perche' l'arricchimento culturale e mentale che uno vive e' indicibile.
Ma una cosa e' vera, una volta tagliato il cordone ombelicale non c'e' piu' una sola "casa", ma tante case che ti aspettano.

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Rompere il silenzio

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Una delle cose piu' evidenti della cultura giapponese -viaggiando su treni o autobus a lunghe percorrenze- e' la quasi assoluta mancanza di comunicazione fra persone che condividono uno stesso spazio. Ognuno pensa ai fatti propri, ognuno dedito alle proprie cose, ognuno chiuso nel proprio silenzio incorniciato anche da un'immobilita' facciale straordinaria. Cosi' uno si abitua a portarsi sempre dietro un libro, un giornale, un qualcosa per ingannare il tempo prima dell'arrivo a destinazione. Uno ci si abitua cosi' tanto, che aspira a montare in treno proprio per godere di quell'assoluta tranquillita', altrimenti introvabile. Ovunque il silenzio e' pressoche' rispettato, meno che dal parrucchiere. Il parrucchiere per antonomasia deve essere il posto dove si chiacchera, si fa gossip, si spettegola. Ed anche se ti vedono leggere o scrivere, magari anche qualcosa d'importante, partono per la loro tangente e cominciano a sciorinare tutte le domande in sequenza nemmeno fossero l'ispettore Zenigata!
Premettendo che nei negozi ognuno ha uno specifico compito e solo quello: lo shampista, la colorista, il taglista, e la pieghista, ognuno di loro, durante il proprio turno attorno alla tua chioma, parte con una serie di domande essenzialmente scollegate fra loro. Si spazia da "uhhhhhhhhh, sei di Firenze, io non ci sono mai andato ma sono stato a Vienna" a "tuo marito e' cosi' kakkoiiiiiiiiiii (cool)", da " cosa ti piace della cucina giapponese?" a " come non ti piace il natto???? io adoro". Ma la domanda che tutti mi fanno a fine del loro servizio e': "bevi il sake?" ....
"Beh, no. Non bevo sake, ma non bevo alcolici in generale, ne' vino, ne' birra". Ed allora la risposta canonica di tutti, come se l'avessero prestabilita :" Cosa?????????
non bevi????????? io adoro il sake, lo bevo tutte le sere....mi piace bere. E tu che sei italiana perche' non bevi, con tutto il vino che producete?"
"Allora, tanto per cominciare io non produco nulla, magari avessi una tenuta in Chianti che starei qui a farmi colorare i capelli da te? Poi sono di Firenze e non mi piace nemmeno la fiorentina al sangue ... e se proprio devo scegliere un piatto, preferisco un secondo ad un piatto di pasta .... allora ??? E se la vuoi proprio tutta faccio anche a meno del cappuccino!"
Ma si puo' rispondere cosi' a chi mostra tanta ingenuita'? Allora sfodero il mio miglior sorriso e "ho una malattia che non mi permette di metabolizzare il vino e l'alcol in generale....e non posso"
Risata presumibilmente (perche' non fa' rumore) fragorosa (perche' il corpo si agita ben bene), "Ahhhhhhhhhhhhhhh, so des ka...kawaiiiiii so neeeeeeeeeeeeeeeeeee"!!!!!
E siamo tutti felici, fino alla volta dopo durante la quale, il dilemma del sake torna a farla da principe.

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Casa

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Cercate casa ma non sapete come fare a fidarvi degli architetti? Il disegno in pianta non vi rende esattamente l'idea di quello che sara' la vostra dimora?
Beh, in Giappone hanno la soluzione per voi.
Sulla Komazawa Dori, passato il parco di Komazawa, c'e' un quartiere pieno di case-modello dove i prossimi acquirenti avranno modo di rendersi conto in prima persona di quel che sara' il loro acquisto compresi colori, scale e pavimenti. La scelta include circa 20 diverse tipologie di case, da quella stile giapponese a quella piu' scandinava, da quella tirolese a quella simil-americana. Il capitolato c'e' e non si cambia. Che a nessuno venga in mente di farsi piacere la casa A e di mettere parquet piuttosto che moquette prestabilita: giammai. Nemmeno il colore della moquette si puo' cambiare. Quello che si vede e' esattamente la copia fedelissima, al capello, di quello che sara' la vostra futura casa.
La famigerata inflessibilita' giapponese non da' respiro neppure quando si tratta di fare un investimento grande come ... una "casa"... e' proprio il caso di dirlo.

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Atmosfere da Matrimonio

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Tutte le ragazze sognano un matrimonio in un posto da sogno, con un vestito da sogno ed una luna di miele da sogno.
Luoghi intimi, romantici che regalino per quegli attimi irripetibili emozioni indimenticabili.
E' per questo motivo che sono aperte da ieri le prenotazioni per sposarsi nella lobby dell'ala sud del Terminal 1 all'aeroporto di Narita (Tokyo). La spesa per questa atmosfera idilliaca e' di circa 400,000 Yen che l'aeroporto condivide con l'albergo della catena Hilton a pochi metri di distanza.
I matrimoni possono essere celebrati solo nei fine settimana e nei giorni festivi, e danno agli sposi un'idea d'internazionalita' che non avrebbero in nessun altro angolo del mondo.
Che dire, allora, se non AUGURI???


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Erbivori

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Leggo oggi su "La Repubblica" che l'uomo giapponese sta cambiando. Cito testualmente: " Niente a che fare con i samurai. E nemmeno con la tendenza "impiegati modello" delle generazioni precedenti. Ora in Giappone i giovani uomini di tendenza sono gli “erbivori”. In lingua nipponica si chiamano “Soshokukei danshi “ e generalmente sono ragazzi esili, timidi e molto calmi. Ricercano la compagnia femminile, ma per loro il sesso non ha molta importanza. Da qui il loro nome: erbivori, coloro che non cercano “carne” (sesso) ma un modo di vivere più spirituale. In cui i due sessi finiscono per essere abbastanza simili. E infatti loro adorano fare shopping, vestirsi con gusto e ricercatezza e adorano passare le serate con gli amici. La vera antitesi, rispetto al concetto di mascolinità nazionale. Una piccola rivoluzione sociale".
Al tempo dei samurai non so come fosse, ma per stessa ammissione delle donne giapponesi anche over 70, l'uomo giapponese per essere interessante non ha mai dovuto essere "maschio", anzi piuttosto avere dei tratti somatici che si avvicinavano piu' a quelli femminei.
Oggi come allora, pare che il sesso non sia mai stato un pensiero fisso, e sempre stando alle confessioni di signore giapponesi fra i 30 ed i 70 anni, a volte passano dei mesi prima che uno dei due prenda l'iniziativa, pur condividendo lo stesso talamo.
L'unica piccola rivoluzione sociale che vedo, quindi, e' l'indole "nuova" di fare shopping, perche' anche l'uomo ha preso coscienza del proprio corpo e del proprio apparire, non lasciandolo piu' a solo ed esclusivo appannaggio del gentil sesso
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Norwegian Wood

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La prima volta che ho letto Norwegian Wood, meglio conosciuto in Italia come Tokyo Blues, moooolti anni fa, ero rimasta colpita, dai luoghi, dal modo di raccontare i sentimenti, l'amore, la morte. Era stato un libro che mi aveva proposto modi di percepire i sentimenti a me sconosciuti, con un'accettazione fin troppo stoica, senza che le
passioni prendessero mai il sopravvento. Almeno non nel senso mediterraneo del termine.
Il romanzo e' un lungo flashback, sono ricordi che si sgomitolano nella mente del protagonista: l'essenza del libro e' l'essenza della vita vissuta da ragazzo giapponese alla fine degli anni '60. Per alcuni aspetti il libro non rispecchia la societa' moderna, dei ventenni di oggi, ma - rileggendo il libro e vivendo in Giappone - posso tranquillamente affermare che molti atteggiamenti si sono proprio cristallizzati rendendoli proprio tipici della cultura nipponica, come un piatto di sushi.
Il motivo per cui il titolo in italiano sia stato tradotto con tanta "liberta'" non lo so, e non me lo riesco a spiegare. Norwegian Wood e' una canzone dei Beatles che il protagonista Watanabe Toru ascolta mentre arriva ad Amburgo e che da' il via -come con effetto domino- a tutti i ricordi che hanno segnato la sua giovinezza.
Pochi i riferimenti storici, se non i tumulti universitari, che servono solo da riferimento temporale. Per il resto Norwegian Wood e' indubbiamente un romanzo d'amore, amore anche per la morte perche' la morte e' una parte intrinseca della vita stessa.

"Finora ho sempre pensato che avrei voluto oscillare in eterno fra i diciassette ed i diciotto anni, ma adesso non lo penso piu'. Ho vent'anni ormai e devo pagare il prezzo per continuare a vivere".

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Ora di Punta

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Perche' quando uno lo racconta che i treni nelle ora di punta, sebbene passino con una frequenza disarmante (almeno per noi italiani, uno ogni 5 minuti...), sono al limite della convivenza, nessuno ci crede.
Ecco degli esempi lampanti, ripresi da diverse linee ferroviarie dirette in diverse zone della citta', al mattino. La sera non e' tanto meglio, con la differenza che la gente e' piu' stanca e decisamente meno profumata!

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Hatoyama e la Moda

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Povero Hatoyama. Il suo gradimento sta andando in picchiata ed adesso gli criticano anche l'abbigliamento. Pare infatti che nessuno abbia gradito il suo look casual. Nemmeno quelli della CNN americana. Il che e' tutto dire.
Questa e' la foto incriminata dove il Primo Ministro si presenta abbigliato con un improbabile camicia a quadri multicolore ad un barbecue. Lo incriminano di non essere al passo con i tempi per essersi vestito cosi.

Ora, nel paese dove i bambini vanno all'asilo conciati cosi'
Pasted Graphic 1

I teenagers sono costretti a presentarsi a scuola in queste condizioni (il calzettone bianco a meta' polpaccio, la dice lunga):
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e le donne si ciurmano in questo modo:
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suppongo che i giornalisti dovrebbero fare prima un gigantesco mea culpa nazionale, prima di parlare del cattivo gusto del loro Primo Ministro.

Ah. Ovviamente c'e' n'e' anche per quelli della CNN .... chi pensano di essere Valentino?
Che pensino allo stile della loro Hillary Clinton, (la prima che mi e' venuta in mente) che si fa fotografare con la bomboniera del matrimonio della figlia intorno al collo!!!
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Il senso estetico, che come cantava Battiato "fu pre-alessandrino", appartiene all'area Mediterranea.
Il resto e' GAME OVER!

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Kagome

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Ed io, che quando ho lasciato l'italia, avevo pensato che l'ultima a conciarsi come un pupazzo fosse stata Sandra Mondaini con Sbirulino! Da quando siamo atterrati in terra nipponica non faccio altro che vedere donne (in questo caso addirittura un transessuale), quindi sempre di donna si tratta, che pensano di vivere in un cartone animato.
Fermatevi, per favore. Ascoltate questa voce dal deserto .... gli uomini non pensano siate piu' attraenti a ciurmarvi come per una festa di carnevale in un istituto psichiatrico... per favore ... avete un'eta' ... abbiate rispetto per il buon gusto e la decenza!
Ed invece no. La voce del deserto non ha seguito e vengono pure invitate a fare da polo attrattivo durante spot pubblicitari. Questo e' uno dei tanti casi. La Kagome (un nome un programma) produce prodotti a base di pomodoro, fra cui il ketch up e da domani immette sul mercato quest'assoluta novita' il TOMAREPI , dalle iniziali del nome originale :
“Tomato de kantan watashi no recipe!” che tradotto vorrebbe dire "una mia ricetta semplice a base di pomodoro", in altre parole una sorta di spezzatino in busta.
La Sbirulina del pomodoro rappresenta la fata, fata che insegna alla mogliettina inesperta in culinaria come trasformarsi nella perfetta casalinga!!

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Cartoni Animati

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E' indubbia la supremazia giapponese nell'arte del disegno per manga, anime, e cartoni animati.
La mia infanzia e prima adolescenza sono stata costellate dalla messa in onda di cartoni animati di realizzazione giapponese. Tutti per lo piu' ambientati in Europa o negli Stati Uniti, ma tutti made in Japan. Cos'e' che ha attirato tanto i disegnatori giapponesi ad imbarcarsi in storie "occidentali", da Remy (il famoso romanzo Senza Famiglia), a Heidi, da Vicki il Vichingo a Candy Candy, piuttosto che raccontare la storia del figlio di uno shogun? o della moglie di un lottatore di sumo? Poiche' una vera risposta non c'e', voglio tentare di darne una io, del tutto personale: pare quasi che non si voglia (o non si sia voluto) intaccare la cultura giapponese, per tenerla li', cristallizzandola ed idealizzandola, come l'unica a non poter essere "ridotta" ad un cartone.
Le storie verosimilmente ambientate in Giappone, vedono svolgere la loro trama all'interno di una scuola o nel mondo durante una guerra fra galassie, con uomini trasformabili in imponenti robots.
Anche l'ideale di donna, dei cartoni giapponesi, anche quelli che, come Lupin III presentano una donna, che almeno dal nome -Fujiko- dovrebbe essere giapponese a tutti gli effetti, non corrisponde ai canoni di bellezza nipponici. Tutte le figure femminili vengono infatti ritratte con degli occhi giganteschi, dei seni prorompenti e fianchi accoglienti, estremamente sexy e sensuali. Niente che le faccia assomigliare alla tipica donna giapponese, quasi come se anch'essa non potesse o non dovesse essere rappresentata.
Da Fujiko, per me il top, ad Android 18 di Dragon Ball Z, da Haruhi Sazumiya a Honey Kisaragi l'una vestita con l'uniforme della scuola, l'altra con la sua aria da guerriera la campionatura femminile si fa senza dubbio riconoscere per qualcosa di introvabile nella realta'. Da qui, forse, la grande passione degli uomini per questo tipo di lettura: un momento di assoluta evasione, di assoluta fuga, senza passaporto.

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Mamma

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Una volta la festa della Mamma era l'8 di Maggio, punto e basta. Quando cadeva, cadeva e giustamente a nessuno importava che fosse lunedi' o mercoledi'. Poi ci siamo dovuti adeguare alle consuetudini americane, festeggiando la mamma la seconda domenica di maggio, cosi' tanto per favorire un po' piu' di consumismo!
Anche il Giappone che, in quanto ad accogliere tradizioni americane, e' il re incontrastato, festeggia la mamma la seconda domenica di maggio.
E per festeggiarla c'e' modo piu' spensierato che non farsi un giro in una palla di plastica trasparente assieme alla propria figlia? Provare per credere. Al Sakai Harvest Hill nella prefettura di Osaka...si torna davvero bambini ... ops bambine!


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5 Maggio

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Pare che tutto accada il 5 di maggio: muore Napoleone, il Manzoni lo immortala con un'ode, Garibaldi da' inizio alla spedizione dei Mille, nasce Karl Marx, il Messico e' in festa ed anche in Giappone non si scherza.
E' la festa dei bambini. Maschi, pero'. Per le femmine c'e' una festa il 3 di marzo.
Carpe colorate sventolano ovunque per celebrare i piccoli perpetuatori delle stirpi, a dispetto dell'incredibile calo delle nascite.
A mo' di ponte sul fiume Sagami, nella prefettura di Kanagawa, poco distante da noi, quasi 1200 carpe sono state distese approfittando del vento che spira, per farle muovere sinuosamente come in un fiume.