Referendum
Ho scelto di avere questo
blog per poter parlare.
Ho scelto di avere un blog per condividere le mie, le
nostre avventure in questo paese, ma anche per
condividere i miei pensieri e le mie riflessioni.
Quelli che leggono questo blog sono parte della mia
vita, perche' tutti voi, in qualche modo, ne avete
rappresentato una parte, e perche' in un momento
importante come questo non posso, ne' voglio tenervi
fuori.
Fra un po' ci sara' il referendum, e non ne voglio
fare una questione politica.
Menzionero' solo cio' che piu' mi sta (anche
egoisticamente) a cuore: la questione nucleare.
Solo chi ci e' passato, sa che il nucleare non e'
un'energia pulita.
Solo chi ci e' passato, sa che il nucleare incombe e
minaccia vite tutti i giorni.
Solo che ci e' passato, sa che il nucleare non da'
futuro ai nostri figli.
Nella zona di Fukushima
gia' nascono animali "menomati":
http://www.youtube.com/watch?v=UqVY9azhH3U
questo video e' quello
meno raccapricciante, un coniglio senza orecchie, ma
vi prego di riflettere.
Vi prego di riflettere e di andare a votare, senza
pensare al vostro partito, al leader del vostro
partito, ma
pensando ai vostri figli e a quello che dovete
lasciar loro, che avete l'obbligo di lasciar loro.
Informate la gente, fate girare il video, fate in
modo che la gente veda, perche'
e' giusto votare sull'onda
dell'emotivita': il mondo non puo' e non deve essere,
sempre e solo, un mero calcolo.
Frutta e Verdura di Stagione
E mentre tutti i
cittadini giapponesi, e non, cercano di capire cosa
comprare e cosa no dagli scaffali dei supermercati,
il Primo Ministro Kan, il premier cinese Jiabao e il
presidente coreano Lee Myung Bak, in visita oggi a
Fukushima, si mangiano tranquillamente i pomodorini
ed altre primizie coltivate nella zona.
Gia', oggi i rappresentanti di Cina e Corea del Sud
sono venuti in Giappone, per la prima volta dal
giorno del terremoto, visitando gli sfollati di
Fukushima. Prima pero' delle parole di conforto alla
cittadinanza, i tre hanno pensato bene di rimpinzarsi
di frutta e verdura contaminata, dimostrando cosi'
che, per far ripartire l'economia giapponese ed in
particolar modo quella del Tohoku, bisogna
ricominciare ad acquistare prodotti della zona,
perche' oggi non c'e' nulla di cui preoccuparsi, fra
20 anni chissa'. Ma loro fra 20 anni dove saranno?
Intanto saranno ultra ottantenni se la vita non
riservera' loro altre sorprese. Quindi che
preoccupazione c'e' a farsi vedere felici e
sorridenti con un pomodoro radiattivo fra i denti?
Kan e' del '46, Jiabao del '42 e Myung Bak del '41.
Ma porteranno a casa ceste di frutta e verdura da
distribuire a parenti ed amici cosi' che i loro figli
si facciano scorpacciate di ciliege di Fukushima ???
Ecco quando vedro' i loro nipoti mangiare prodotti
della zona a quattro palmenti, allora, ma solo
allora, - e forse - potro' pensare di darli anche ai
miei figli!
Senza Parole
La devastazione e' li' sotto gli occhi di tutti, e queste foto, scattate oggi dal gruppo di volontari di Salvatore Cuomo, One Life Japan, che offre pasti caldi, ma principalmente pizza ai coraggiosi che vivono ancora qua, la dimostrano appieno.
La vita a Tokyo e' ripresa da subito, e se non ci
fossero le scosse d'assestamento di tanto in tanto,
forse neppure ci ricorderemmo quel che abbiamo
passato. La mente cancella i dolori, per farci
vivere, per farci sopravvivere meglio. E' un fattore
umano, scientificamente provato. E quando ricevo
telefonate e emails da parenti ed amici che vogliono
sapere come va, cosa devo rispondere, se non: va
bene? Qua c'e' la stessa vita di prima, con qualche
cosa in meno, ma chi puo' permettersi di lamentarsi
quando vede foto come queste?
E la rabbia mi sale, perche' questa gente e' ancora
qua, fra queste pozzanghere di acqua salmastra mista
a morte, perche' nessuno s'e' preso la briga di
evacuare questa gente. Gente, capito? GENTE.
Ed in questo stato d'emergenza, il Governo giapponese
ha ben pensato di non introdurre l'ora legale per
risparmiare energia: "causerebbe costi inutili, e
confusione sociale". Pero' ha ben pensato di
rimuovere il primo strato di terra dai giardini
intorno alle scuole di Fukushima, cosi' che il
livello di microsievert/ora non superi i 3,8 attuali
ed i bambini possano giocare fuori, ignari ma felici.
L'ora legale, spostare in avanti le lancette degli
orologi ed iniziare le attivita' un'ora prima, ma
soprattutto cessarle un'ora prima (in un paese dove
il time management e' un'utopia) crea costi, oggi,
mentre far giocare i bambini in aree radioattive crea
tumori, domani. Gia', ma sara' domani. Un domani che
puo' voler dire anche 20 anni, e magari fra 20 anni
la gente avra' dimenticato chi ringraziare per la
propria salute. E domani saranno proprio questi
bambini di oggi, diventati adulti cittadini, a pagare
di tasca propria la loro assistenza sanitaria, la
loro ospedalizzazione, i loro interventi chirurgici.
Sulla bilancia politica, cosa costa di meno, oggi?
La vita delle persone. Incredibile ma vero. La vita
delle persone e' meno dispendiosa, non intacca le
finanze dello Stato e quindi e' la scelta del
Governo, che -paradossalmente- da questa gente e'
stato scelto.
Cosi' sono senza parole. Guardo queste foto e penso a
questa GENTE che per quanto combatta e speri, un
futuro non avra'.
Witness
Avevo postato un video
realizzato dal National Geographic, e disponibile su
YouTube. Ma per motivi di copyright (quale copyright
poi, visto che sono montaggi di video di persone che
hanno - come me - vissuto quest'esperienza!) l'hanno
"disabilitato".
Vi consiglio comunque di vederlo. 6 Minuti sono
dedicati al terremoto, esattamente 6 minuti, che a
volte passano cosi' velocemente ma che quell'11 marzo
sono sembrati un'eternita'.
Una scossa lunga 6 minuti, provate ad immaginarvela,
mentre guardate le scene che si susseguono, come
immaginatevi la forza delle onde delle tsunami che si
sono abbattute sulla costa a 800 km/h!!!
Per vedere i video (adesso sono 2 o 3) andate
su YouTube, e digitate
National Geographic Witness
Disaster in Japan [Part 1] e
National Geographic Witness
Disaster in Japan [Part 2] oppure cliccate sui
links.
Aiuti
La
ricostruzione e' difficile ed annosa. Finche' il mare
non e' pulito da tutti i relitti, rottami e chissa'
cos'altro, ripulire le citta', o meglio quello che
resta delle citta' e' assolutamente inutile. Il mare
riporta a terra, inesorabilmente, tutto quello che
questa gente aveva costruito.
Tante le comunita' che si sono attivate per aiutare
con viveri ed abbigliamento vario, biciclette e
coperte, benzina e giocattoli, anche la comunita'
italiana. E' stata straordinaria. E la gente
ringrazia. Ringrazia con infiniti inchini, con le
lacrime agli occhi, quasi fosse una colpa accettare
delle donazioni. Ma fra l'imbarazzo e la gratitudine
questa gente giura che: "tutto sara' usato
saggiamente".
Saggiamente, gia'.
Se hanno gia' il sufficiente, non chiedono altro, non
hanno bisogno di altro. Cosi' l'eccesso viene ripreso
e ridistribuito ad altri che potrebbero averne
bisogno, perche' e' cosi' che funziona anche
nell'emergenza.
Saggiamente, appunto.
Ma ora questa gente, che ancora convive con forti
scosse d'assestamento, che non permettono di dormire
sonni tranquilli, ha bisogno di sostegno psicologico,
medico e soprattutto economico.
E lo sforzo economico maggiore dovrebbe essere
rivolto a quei ragazzi rimasti orfani, che per
permettersi un futuro migliore, dovrebbero
frequentare scuole "migliori". Perche' davvero, senza
retorica, in Giappone solo se frequenti un certo
circuito d'istruzione, puoi permetterti quel bel
posto di lavoro, in quella bell'azienda, con quel
bello stipendio. Il futuro dipende non dalla fortuna,
non dalla capacita', ma dalle scuole frequentate.
Niente adozioni a distanza, ne' adozioni vere e
proprie, ne' affido, perche' - non so se cambiera'
qualcosa dopo questo 11 marzo - ma queste soluzioni
in questo paese sono ancora cosi' complicate, cosi'
fuori moda, cosi' poco "giapponesi", che un futuro
per questi ragazzi sembra una chimera.
Pertanto se potete fare una donazione fatela, anche
un solo euro per famiglia, puo' cambiare la vita di
una ragazzo che ha perso tutto, ma che potra'
ritrovare il sorriso.
Credo
Credo
fosse necessario e doveroso nei confronti del
Giappone, ma anche del mondo, alzare il livello di
pericolosita' di Fukushima a 7.
Credo sia vero che il nocciolo si stia fondendo.
Credo che la tragedia ecologica sia mostruosamente
inconmensurabile.
Credo pure che dentro quella centrale, ci sia di piu'
di una "semplice" centrale nucleare.
Credo di essere diventata cosi' esperta di centrali
nucleari da poterne costruire una con il Lego.
Credo che come in tutti i casi di "sicurezza"
nazionale, la vera verita' non verra' mai a galla.
Credo che i sismologi giapponesi siano fra i migliori
al mondo, a dispetto dei giudizi di Robert J.Geller
pubblicati su La Repubblica.
Credo che editori e giornalisti dovrebbero
re-imparare a fare il loro mestiere.
Credo che dell'attivita' vulcanica sia ripresa.
Credo che ci saranno altri terremoti di alta
magnitudo e non ho paura.
Credo che il Giappone, ed il mondo intero debba dire
basta al nucleare.
Credo non ci si debba far abbindolare da Stati che si
proclamano "amici" e ci rendono schiavi dei loro
vizi.
Credo che gli italiani nella loro meravigliosa
disorganizzazione, siano persone davvero organizzate.
Credo che gli italiani stiano facendo un lavoro di
volontariato, nelle zone terremotate, straordinario.
Credo che il cuore degli italiani non ce l'abbia
nessuno.
Credo che, come gli italiani, i giapponesi siano
meglio della classe politica che li rappresenta.
Credo nei bambini e nel loro futuro.
Credo che alla dignita' dei giapponesi dovrebbe
ispirarsi il mondo.
Credo nella bonta' degli uomini.
Credo che se tutti aspirassimo al bene finale, il
mondo sarebbe meno avido.
Credo che quest'anno piu' che la fioritura dei
sakura, sia stata bellissima la pioggia sinusoidale
dei petali.
Credo che Tokyo sia bellissima con le luci spente.
Credo sia bellissimo che nessuno si lamenti per le
luci spente
forse, perche' credo, che tutti riescano finalmente a
vedere le stelle.
Stampa
Potrei
raccontarvi dei ciliegi in fiore, delle orde umane in
giro per la citta' a guardare stupite i fiori che
sbocciano nei parchi e lungo i fiumi. Ma, stupite le
orde umane dovrebbero essere se i ciliegi fiorissero
a Natale, non a primavera, insomma - a costo di
risultare impopolare - i fiori a primavera sbocciano
in tutto il mondo, sono bellissimi in tutto il mondo,
e nessuno -proprio perche' evento naturale e ciclico-
lo vive come un'eccezione. Sono io forse, troppo
occidentale, a non comprenderne l'unicita' della
fioritura ogni anno? Abito in una strada dove di
ciliegi ce ne sono a decine e li guardo, e respiro a
pieni polmoni l'aria frizzante che li avvolge,
perche' e' primavera, perche' la natura si risveglia
e perche' mai come in questi giorni un risveglio e'
quanto mai benefico.
Vabbeh...comunque non e' per questo che ho iniziato
questo post. Questo post e' dedicato alla stampa, ai
giornalisti ed alle testate nazionali (giapponesi) ed
internazionali, che in questo mese, gia' ....e' gia'
passato un mese dal terremoto, hanno riempito
d'inchiostro il mondo.
Forse la stampa italiana l'ha fatta da padrona con le
cagate scritte su questa vicenda. Si e' parlato di
apocalisse, di Tokyo ormai finita, di pizzaioli
rimasti in citta' a fare l'Highlander: "ne restara'
uno solo" .... a perpetuare la tradizione della pizza
tradizionale napoletana in terra nipponica, aggiungo
io. Ma per piacere. Se questi giornalisti
percepiscono uno stipendio, beh c'e' qualcosa da
rivedere nel loro contratto! Fonti ben informate, mi
dicono pero' che anche la stampa tedesca, inglese ed
austriaca .....oops anche svedese non ha scherzato. I
titoloni si succedevano alla velocita' della luce,
come se volessero accelerare, con parole ad effetto,
la fine di questo paese. Forse era una gara, e chi
arrivava primo, tempisticamente parlando, con
l'ultima edizione della propria testata alla morte di
Tokyo e delle zone circostanti vinceva un premio. Una
bambola? forse gonfiabile visto che la maggior parte
di questi giornalisti era di sesso maschile. Ma i
cronisti devono fare la cronaca, e quindi riportare
fedelmente la realta', o andare di fantasia? Se
devono andare di fantasia allora anche quelli che
raccontano delle partite di calcio, possono scrivere
quel che vogliono, per esempio che il Milan retrocede
e che la Fiorentina vince la UEFA Champions League!
Forse, i direttori dovrebbero ricordare ai loro
colleghi di scrivere quel che vedono, senza fare
propaganda, ne' opinione, perche' la realta' e'
spesso gia' abbastanza crudele cosi' com'e'.
Pero', e c'e' sempre un pero' voglio spezzare una
lancia a favore della stampa internazionale, che ha
pubblicato molte notizie prima della stampa locale.
Esempio? che la centrale di Onegawa "perdesse" acqua
radioattiva e' apparso sul sito dell'ANSA italiana
(!), prima che sulla stampa giapponese, dove si e'
materializzata ben 6 ore dopo .... ed il fuso orario
in tutto questo non c'entra un bel nulla.
Allora, la domanda che mi faccio e': se non ci
fossero internet, i social networks e gli sms che
accelerano il processo "informativo" in modo
esponenziale, la stampa giapponese ci avrebbe
informato su certi particolari, forse
"accidentalmente" fuori-usciti, o sarebbe rimasto
tutto sepolto dalla solita facciata giapponese
educata e cortese?
Colpevoli
Nemmeno sul numero sono chiari. Fra le 12000 e le
15000 tonnellate d'acqua altamente radioattiva
saranno scaricate nell'Oceano Pacifico dalla centrale
di Fukushima.
Colpevoli.
Colpevoli tutti, il Governo e la Tepco. Sull'impatto
ambientale che questa soluzione produrra' alcuni
scienziati minimizzano. Cosa c'e' da minimizzare
quando il sistema ecologico dell'Oceano piu' grande
del mondo viene ancora preso gravemente d'assalto? Il
sistema mare va a gambe all'aria, sia sotto l'acqua
che sopra l'acqua. No, perche', c'e' qualcuno che sa
come si formano le nuvole e la pioggia o siamo
diventati tutti completamente rimbambiti da credere
che 15000 tonnellate di acqua radioattiva riguardino
solo il Giappone e qualche altro stato limitrofo?
Vi dice niente il vapore acqueo che si forma sopra la
massa immensa dell'Oceano, che a contatto con l'aria
fredda si condensa e forma gocce d'acqua, e quindi
piogga?
Questo ulteriore disastro vuol dire, si' flora e
fauna marine contaminate, ma vuol dire davvero che le
pioggie saranno contaminate, che i raccolti saranno
contaminati e che tutto quello che mangiamo sara'
contaminato.
Quindi colpevoli, non vittime, colpevoli.
Ed ancora colpevoli. Colpevoli di non aver evacuato
quelle persone che vivono in prossimita' della
centrale. Non doveva essere un suggerimento quello
del Governo, doveva essere un'imposizione. Il Governo
doveva e deve avere a cuore il benessere fisico e
psichico della sua gente, non solo quando deve
chiedere sacrifici. Colpevoli di non aver affittato
degli alberghi, di non aver messo quella gente in
sicurezza, dando loro letti per dormire, stanze
calde, pasti caldi e soprattutto la tranquillita' per
poter vedere uno spiraglio alla fine del tunnel. Il
dovere del Governo era dare a questa gente la forza
per ricominciare, non le radiazioni per farli
ammalare. "Ma i giapponesi non si sono mossi, perche'
amano le certezze, e adesso l'unica certezza che
hanno e' il loro luogo" afferma qualcuno. Gia' la
certezza di non avere futuro ecco quello che hanno, e
con rassegnazione, come e' tipico della loro cultura,
si sono lasciati trasportare dall'inettitudine del
Governo.
E' su quello che il Giappone che "conta", ha basato
le sue scelte, sacrificando la vita della sua gente,
del suo popolo: sulla assoluta "inerzia" del paese,
sulla sua incapacita' di ribellione, sulla totale
assenza di dissenso, bruciando cosi' anche il domani
dei figli, che questo paese avrebbero dovuto
continuare a far essere grande.
In 3 settimane Kan e' andato solo una volta in zona,
sorvolandola in elicottero militare. Lui ha paura
delle radiazioni, lui. E la gente che magari l'ha
anche votato pensando che venisse da lui
rappresentata? Ed allora, altre prove non sono
necessarie.
Il verdetto e' stato raggiunto: colpevoli, tutti.
Ma pagheranno?
p.s. poi incaricano la polizia di arrestare coloro i
quali inventano storie speculando sulla
tragedia!!!
News
Il portavoce del Governo in questa crisi, il signor
Edano, ha detto che SE riescono a bloccare il flusso
di acqua radioattiva, forse in 6 mesi potrebbero
riportare la situazione alla normalita'. Di se e di
ma e' pieno il mondo diceva la mia nonna, e "se i'mi'
nonno avesse 6 palle, sarebbe un flipper", aggiungo
io. Le notizie su questa stra-maledetta centrale
diluiscono, come lo zucchero nell'acqua, giorno dopo
giorno, rendendo super felice il governo giapponese.
La facciata dell'efficienza e' salva.
A parte Pio D'emilia (anzi se vi capitano i suoi
servizi su SKY TG 24 oppure i suoi articoli sul
Manifesto non mancateli), nessuno ha riportato che ci
sono corpi sulla spiaggia a Fukushima. Corpi morti da
giorni, per colpa dello tsunami, che nessuno vuol
toccare perche' sono radioattivi, che nessuno osa
bruciare perche' sono radioattivi, e che tutti
lasciano li' a decomporsi perche' sono radioattivi.
Pochissimi giornalisti si sono avventurati in queste
terre devastate a testimoniare quello che realmente
e' accaduto e sta accadendo. Alcuni telefonano per
fare le interviste, ma non hanno certo la visione
apocalittica della realta', e su questo marcia il
Governo Giapponese, che dice e non dice, centellina
le informazioni, assecondando cosi' le manovre poco
chiare della Tepco. Ma cane non mangia cane, mi hanno
sempre insegnato. Ed il Governo giapponese non ha
neanche chiesto la testa del presidente della Tepco
che ha 66 anni, e che all'indomani della prima
esplosione s'e' fatto venire un malore e se ne sta
"tranquillo" in ospedale.
Ormai nessuno ne parla quasi piu', cosi' che la gente
possa far finta che tutto sia tornato normale,
dimenticando quell'angolo di mondo lavato via dallo
tsunami.
La dottoressa Satoko Oki, una luminare della
sismologia, aveva gia' detto poco prima del terremoto
dell'11 marzo: "un terremoto di alta magnitudine si
abbattera' nella prefettura di Miyagi in un lasso di
tempo che va da oggi a 30 anni". Stupefacente. I
giapponesi riescono a prevedere l'intensita' e la
zona con precisione quasi spaventosa, non e'
possibile ancora invece sapere quando. Ma l'allarme
che lancia la dottoressa Oki, e' che il Giappone e'
interessato da 3 zone sismiche e se una di queste si
attiva, al 60/70 % di possibilita' si attivano anche
le altre due. Cosi' considerando che una si e'
attivata con il terremoto di 3 settimane fa, la
previsione di avere altri 2 sismi di forte magnitudo
nella zona del Kanto da oggi a 30 anni si fa
concreta.
Questo paese ha davvero le risorse per tenere sotto
controllo i terremoti, ma poi arrivano i governi e
eludono tutto quello che gli scienziati fanno e
dicono. Cosi' si costruiscono case, e fabbriche
vicino alla costa, si costruiscono centrali nucleari,
ben nascoste fra gli alberi, ma vicine alle
abitazioni, e sempre sulla costa dimenticandosi di
manutenzionarle. E poco contano i richiami o le multe
salate, se nessuno fa nulla.
Il portavoce del Governo in questa crisi, Il signor
Edano, ha detto SE riescono a bloccare il flusso
d'acqua radioattiva, forse in 6 mesi riescono a
riportare la situazione alla normalita', ecco io mi
sento di dire che SE uno dei 2 sismi aspettati da qui
ed i prossimi 30 anni accade nei prossimi 6 mesi,
questa diventa davvero la piu' grande catastrofe
nucleare della storia dell'umanita'.
Niente panico, ne' allarmismo hanno sempre gridato ai
4 venti i miei connazionale, tappandosi spesso e
volentieri gli occhi, un po' come il Governo
giapponese, della serie occhio non vede cuore non
duole, ma io credo che noi, e parlo per la mia
famiglia, non abbiamo mai perso la ragione, la
razionalita' e la lucidita' di discernere. Abbiamo
valutato sempre tutto, ed e' per questo che voglio
continuare ad avere informazioni, non
sensazionalismi. Questa e' la mia vita e per questo
voglio, esigo, pretendo che il governo giapponese ci
informi costantemente senza far passare la notizia
ormai come fosse una delle tante.
Miraggio

Se prima dell'11 marzo fare la spesa era un
saltellare da un supermercato all'altro per reperire
tutti gli ingredienti di una ricetta particolare che
avevo in mente, ora, con la paura della
contaminazione nucleare, saltellare da un negozio
all'altro e' diventato un obbligo.
Mi spiego meglio.
Io ho tolto definitivamente il latte dalla nostra
dieta. Credo che i vari supermercati gia' tengano
solo quelle marche "sicure", provenienti da zone non
direttamente confinanti con Fukushima, visto che
sugli scaffali, dove prima c'erano 10 tipi di latte
diverso, ora ce ne sono solo 4 o 5. Ma io che leggo 3
kanji in croce, non voglio incorrere nell'errore di
comprare esattamente quel cartone che riporta la
scritta: "pastorizzato a Tokyo", ma non ne indica la
provenienza. Soluzione? Chissenefraga del latte. In
tempo di guerra hanno fatto a meno di un sacco di
cose e sono sopravvissuti. Meglio aver paura che
buscarne.
Ma dell'acqua non si puo' fare a meno. C'e' stato
solo un giorno in cui l'acqua e' stata vietata per
colpa dei livelli fuori legge di sostanze
radioattive. Anche se l'avvertenza era dedicata
principalmente ai neonati, il panico si era talmente
diffuso che per qualche giorno (e noi eravamo ancora
a Fukuoka) l'acqua era scomparsa dagli scaffali. Noi
avevamo un po' di vecchia scorta per l'acqua gassata,
mentre per quella naturale generalmente usavamo la
Brita, la brocca tedesca che filtra l'acqua del
rubinetto. Ma nel dubbio e nell'incertezza che
l'acqua del rubinetto non fosse "perfetta" (del resto
ma io non ho visto nessuno del Governo Giapponese o
della Tepco in televisione bere biccherate d'acqua,
invitando la gente ad essere serena e tranquilla nel
farlo) abbiamo fatto scomparire la Brita ed abbiamo
deciso che acquistare acqua in bottiglia,
possibilmente dal sud del paese o ancora meglio
straniera, fosse temporaneamente la tattica da
adottare. Impatto ambientale, altissimo! Shoganai,
per ora.
Cosi', vado al supermercato, e comincio a riempire il
carrello, un po' di carne, qualche detersivo, delle
banane. Poi arrivo al settore bibite. Vedo un
cartello, tutto ovviamente in giapponese, ma di
facile intuizione anche per me: 1 sola bottiglia da 2
litri o 3 da 500ml...il resto mi e' nebuloso. Penso
di fare una foto al cartello, mandarlo ad un'amica,
per un'immediata traduzione . Desisto. Metto cosi'
nel carrello una bottiglia da 2 litri d'acqua, una di
pepsi ed una di aranciata. Nella testa mi frulla il
pensiero che questa trovata e' veramente idiota, come
si puo' permettere l'acquisto di una sola bottiglia
d'acqua da 2 litri o 3 da 500 ml, se il fabbisogno
giornaliero di una persona normale e' di 2,5 litri?
come puo' idratarsi una famiglia media ? e poi, per
la miseria, non siamo mica sotto assedio! E mentre
continuo a pensare ed a rimuginare arrivo alla cassa.
La signora mi guarda con lo sguardo bieco e sbotta:
"3 bottiglie da 2 litri non si possono acquistare, ne
scelga una!" "Ma scusi" mi sento di controbattere "ma
sono 3 diversi articoli!" "Mi spiace, sono tutte
bevande" indispettita, risponde la cassiera. "Scusi,
ma quel signore ha 24 lattine di birra e 3 bottiglie
di vino, non sono bevande quelle?" insisto.
"No, quelli sono alcolici" mi fredda la cassiera.
"Ok, tengo ovviamente l'acqua, grazie" dico fra il
rassegnato e l'incazzato andante. Un popolo di
alcolizzati si, ma un popolo che beve acqua no? che
storia e' mai questa? E cosi' inzia il mio giro dei
supermercati. Li visito a tappeto. Entro, non curante
del cartello, vado a colpo sicuro al settore bevande,
compro una bottiglia d'acqua, pago e via, alla volta
del prossimo. Alla fine il mio bottino "acquatico" e'
di 4 bottiglie per un totale di 8 litri d'acqua.
Poi sguinzaglio Marco. Salta sullo scooter e va in
giro per la citta' a cercar acqua come un rabdomante.
Mi pare di sognare, o forse, per mancanza d'acqua, e'
solo un miraggio?
Mesdames et Messieurs: voila la France

E cosi' arrivano i francesi, al suono della
Marsigliese, con le loro bandiere a strisce, con le
loro R arrotolate, e con i loro robot capaci di fare
il lavoro degli uomini-kamikaze dentro la centrale. E
qui scoppia la bufera.
I francesi ci stanno antipatici, suonano dall'alto
delle loro campane i giornalisti. I francesi vengono
a conquistare anche il paese del Sol Levante, tuonano
i politicanti. Che i francesi rendano conto di quello
che hanno fatto con Chirac ed i suoi tests nucleari,
gridano i piu' "verdi".
Cos'ha fatto di male l'essere umano per essere sempre
scontento? Mica sara' sempre la storia della mela di
Adamo ed Eva, perche' non ne possiamo piu'. Mica
sara' di nuovo l'ondata di pessimismo cosmico,
perche' di questo passo non ce la sfanghiamo.
I francesi sono supponenti, saccenti, stronzetti,
sciovinisti e tutto quello che volete, se volete, ma
i francesi - generalmente - sanno quello che fanno.
Ed e' li' il trucco, il motivo della loro GRANDEUR,
che fa, diciamocelo pure francamente, rodere il
cu&o al resto del mondo.
Ecco, a me il cu&o ora rode, ma per un altro
verso. Perche' la Tepco ha perso tempo cercando di
rimediare da sola a delle magagne piu' grandi delle
loro stesse capacita' cognitive, perche' il Governo
giapponese ha perso tempo parando (e parandosi) il
cu%o alle varie lobbies e perche' non posso piu'
organizzare neppure l'ora successiva della mia
giornata, tanto e' tutto nebuloso. Arrivano i
francesi? Ben vengano, che aiutino e facciano tutto
quello che c'e' da fare. Il rovescio della medaglia
e' accettare delle condizioni dalla Francia? Beh,
credo che dopo tanti anni di "dominio americano",
forse una ventata d'aria "nuova" a questo popolo fa
pure bene, e magari invece di Starbucks e McDonalds,
potremmo vedere delle brasseries aperte qua e la'.
Del resto se fanno un lavoro, e lo fanno fatto bene,
si meriteranno il loro "stipendio", o no? E' cosi'
che funziona, e se il lavoro e' salvare vite umane,
un sistema ecologico fortemente compromesso, e ridare
speranza ai bambini che vivono in questo paese, non
c'e' stipendio che conti, non c'e' influenza politica
che valga, non c'e' supponenza, ne' saccenteria, ne'
presunzione, ne' arroganza.
Se c'e' una mano tesa, pronta ad aiutare, va presa
... ad ogni costo!
Scelte

Con tutta onesta' in
tutti questi giorni e sono 19 ad oggi, anche se
sembrano 190, la nostra Ambasciata si e' comportata
in modo esemplare. L'ho detto e lo ripeto. Nessuno
dei vari giornalisti me lo verra' mai a chiedere
perche' fa piu' NOTIZIA il lamento continuo ed
ossessivo degli italiani, piuttosto che sapere che
qualcosa ha funzionato.
L'ambasciata e' stata aperta 24 ore su 24, fornendo
tutte le informazioni necessarie almeno 2 volte al
giorno. Agli iscritti all'Aire, l'ambasciata ha
inviato direttamente delle mails con tutti gli
aggiornamenti, mentre gli altri connazionali potevano
liberamente visualizzarle sul sito. Non hanno
evacuato nessuno, perche' neppure l'Ambasciata si e'
spostata da Tokyo. E' stata una delle poche, con
Spagna e Canada, a rimanere nella propria sede,
avvalendosi delle informazioni sia del governo
giapponese, sia delle Comunita' Europea, sia dei
propri tecnici venuti appositamente dall'Italia, per
fare le proprie misurazioni e valutazioni.
Noi come l'ambasciata abbiamo deciso di restare.
Tanti, molti, forse troppi della comunita'
internazionale se ne sono andati all'indomani del
sisma, ancora prima di sapere che la centrale di
Fukushima sarebbe stata un problema. Eppure
dall'Italia ci hanno chiamato tutti, ci hanno scritto
tutti anche persone che erano anni che non si
facevano vive, forse faceva figo dire conosco una che
sta a Tokyo, per dirci che eravamo dei pazzi, degli
incoscienti, e che saremo dovuti rientrare.
Rientrare dove, se la nostra casa e' qui? La nostra
vita adesso e' qui, qui abbiamo il lavoro, la scuola
dei nostri figli, abbiamo le nostre abitudini, le
nostre nuove amicizie. Se l'Ambasciata non ha
reputato indispensabile spostare la propria sede da
Tokyo, perche' avremo dovuto spostarci noi? Certo,
stiamo in campana, abbiamo sempre le orecchie dritte
come dei licaoni, ci informiamo costantemente,
leggiamo tutti i comunicati di tutti, da quelli della
IAEA, a quelli di Greenpeace, da quelli della Kyodo
News a quelli dell'Ambasciata americana. Oggi
informarsi non e' certo un problema, ed i social
networks sono una benedizione. Non avessimo avuto
Facebook il giorno del terremoto non avremmo potuto
comunicare con nessuno dei nostri familiari, visto
che le linee telefoniche erano andate. Anzi, se non
avete un profilo Facebook, vi invito a farlo, e' un
modo per leggerci e leggere di noi, dello tsunami,
della centrale nucleare e conversare con noi quasi in
tempo reale!
Ma torniamo a Tokyo. Anche oggi altre scosse, di
assestamento o veri e propri terremoti fa poca
differenza, perche' ogni minima scossa e' un vero e
proprio campanello d'allarme. I bambini sanno gia'
che si devono mettere sotto il tavolo (la scuola li
ha davvero preparati bene!), sanno cosa devono avere
nel loro zaino, e sanno pure cosa devono portar via,
quella cosa irrinunciabile, se il peggio dovesse
avverarsi. Sappiamo che la centrale non e' in
sicurezza, e che non lo sara' per molto, ma sappiamo
anche che l'automobile e' il mezzo che uccide di
piu', pero' non abbiamo smesso di guidarla, quindi.
Quindi abbiamo deciso di rimanere, non abbiamo mai
veramente preso in considerazione di lasciare il
paese, anche se Marco ce l'ha suggerito. Ma Vittoria
ha rotto in un pianto incontrollabile, ed il capitolo
Italia s'e' chiuso quei 30 secondi dopo che era stato
portato alla ribalta. Quindi siamo qui, qui anche per
rispetto, rispetto per colleghi di lavoro, per i
vicini di casa, per i compagni di classe. Con che
faccia ci saremo dovuti presentare loro dopo "enne"
mesi in esilio e chiedere loro di fare uno
straordinario per noi, un favore per noi, un compito
per noi? Saremo stati ancora delle persone di cui
fidarsi? di cui avere rispetto? Beh, se abbiamo
imparato qualcosa da questo paese e' il rispetto, e
noi quel rispetto a questo paese glielo
dobbiamo.
Aftermath

E cosi'
sono tornata a Tokyo. 2 settimane a Fukuoka, anche se
eravamo partiti per star via 2 massimo 3 giorni. Ed
invece la centrale nucleare ci ha tenuti e ci tiene
con il fiato sospeso.
Tokyo sembra uguale a prima di quell'11 di marzo, ma
non lo e'. I negozi hanno scaffali vuoti, i
termosifoni sono spenti, le luci nei supermercati
sono accese per meta'.
Il Tohoku, la regione colpita dallo tsunami, a detta
di tutti e' una zona "povera", pero' pare che tutto
il Giappone dipenda da essa. I filtri per le
sigarette vengono fabbricati da aziende con sede in
questa zona, per cui pare che fra un po' non ci
saranno piu' nemmeno le "mitiche bionde" a stemperare
la tensione di questo popolo, che ancora permette il
fumo nei locali.
Le aziende automobilistiche hanno molte fabbriche
qua, e sia Nissan che Honda sono vincolate con le
consegne da pezzi che da questa zona, al momento, non
possono essere forniti. Lo stesso vale per delle
parti destinate all' IPad2 della Apple.
Latte e verdura sono quasi spariti dal mercato, a
quanto pare anche questi venivano prodotti
principalmente qui. Ed infine la tristemente famosa
centrale nucleare che con tutte le scorie radioattive
che getta in mare (l'acqua radioattiva drenata dalle
centrali che fine fara'? mica la usano i managers
della Tepco per i gargarismi) ha compromesso anche la
pesca e con questa anche i piatti della cucina
giapponese che tutto il mondo invidia: sushi e
sashimi! Non che prima l'acqua dell'Oceano fosse
perfetta, il mercurio la faceva da padrone, ma adesso
anche il "buon" mercurio se la dovra' vedere con
altre sostanze radioattive.
E se la dieta si puo' cambiare, la pezza messa sopra
all'energia per incentivare il risparmio e' quanto
meno fantozziana. Nell'edificio dove lavora Marco,
oltre a spegnere i termoconvettori, hanno invitato
tutti a portarsi da casa un asciugamano, perche' gli
asciugatori elettrici in bagno non saranno piu' in
funzione. In tutto questo nessuno ha pensato, per
ridurre i consumi di energia, ad introdurre l'ora
legale, a far aprire i negozi dalle 8 di mattina alle
5 di sera, a vietare gli inutili straordinari che
questa popolazione ama per spirito di sacrificio, e
non per necessita': insomma qua nessuno pensa, o se
lo fanno, non lo dicono tenendo il paese, e non solo,
attaccato ad un filo sottile.
Vi riporto una serie di informazioni sulla situazione
post-terremoto. Ognuno poi trarra' le conclusioni
piu' appropriate.
1)Sismologi dell'Universita' di Kyoto hanno rilevato
che il terremoto dell'11 marzo ha provocato una
rottura della crosta terrestre lunga 400 km e larga
150, e seduta su una dell'estremita' c'e' Tokyo. Un
terremoto violento, con epicentro piu' vicino alla
capitale segnerebbe la fine della capitale stessa.
2)La maggior parte delle centrali nucleari sono sulla
costa del Pacifico alla merce' di terremoti e di
tsunami. Tokyo si trova equidistante fra la centrale
di Fukushima e quella di Shizuoka, che e' pure vicina
al monte Fuji, che e' ancora un vulcano a tutti gli
effetti.
3)La centrale nucleare di Fukushima perde. Perde si'
cesio 137, ma soprattutto perde plutonio. Tempo per
"liberarsi" del plutonio: 24000 anni!
4)Solo dopo 18 giorni, il Giappone chiede aiuto alla
Francia per gestire l'emergenza nucleare.
5)La Tepco, la societa' privata che gestisce la
centrale di Fukushima, era' gia' stata richiamata
piu' volte sia dalle autorita' giapponesi sia' degli
enti internazionali, era stata piu' volte costretta a
pagare delle penali, ma ha continuato a non fare
quello che avrebbe dovuto fare.
6)Tepco ed il Governo giapponese tacciono sulle vere
"condizioni" della centrale.
7) gli "zingari dell'atomo" sono i lavoratori
stagionali delle centrali nucleari. Incuranti del
pericolo radiazioni lavorano pur di mandare i soldi
alle loro famiglie. La loro paga e' bassissima anche
considerando il rischio che corrono.
8)lo scorso 13 marzo il Governo ha elevato il limite
massimo di "esposizione" giornaliera alle radiazioni,
portandolo da 100 a 250 millisievert: dodici volte in
piu' rispetto a quello consentito nelle centrali
inglesi e francesi.
9) Il Governo non ha evacuato nessuno dei residenti
entro gli 80 Km dalla centrale.
La vita a
Tokyo sembra normale, ma non lo e', come non lo e'
nel resto del Giappone. E, purtroppo, non lo sara'
per molto, molto tempo.
Pero' vi vorrei chiedere una cortesia, noi gia' ci
siamo attivati per aiutare la gente del nord, ancora
non raggiunta dagli aiuti, che sta morendo sia di
freddo e di stenti: se potete aiutare in qualche
modo, vi prego di farlo... il Giappone e' si' la
terza economia mondiale, ma la gente, la gente
comune, sta di solito su una pagina diversa della
storia.
Marco Berti
Marco
Berti e' un cantante lirico, famoso, talentuoso. Era
venuto qui in Giappone con il Maggio Musicale
Fiorentino in tournee. Suppongo, come in tutti i
lavori, che anche il signor Marco Berti abbia firmato
un contratto, che forse contemplava oneri ed onori,
vantaggi e rischi. Una tournee in Giappone non capita
tutti i giorni, come non capita tutti i giorni un
terremoto devastante come quello dell'11 marzo,
che non da' preavviso, e si scatena indistintamente
su poveri e ricchi, vecchi e bambini, giapponesi e
non. Ed i signori del Maggio: musicisti e
cantanti, tecnici e costumisti sono stati, come noi,
testimoni di questa sciagura, con tutte le
conseguenze che s'e' portata appresso. Qualcuno
obiettera' che noi - a differenza del gruppo del
Maggio - abbiamo scelto di vivere qui. Beh si, e'
vero, ma anche noi abbiamo un contratto, come quello
firmato dal signor Berti prima di partire. Noi non
siamo cittadini giapponesi, e come lui abbiamo avuto
paura, ed a differenza di lui noi qui abbiamo anche
la famiglia, i nostri figli.
Ma il signor Marco Berti s'e' fatto
prendere pure dal panico, da un panico
incontrollabile (citano le cronache) ed ha deciso di
partire. Non ha aspettato il rimpatrio del gruppo,
che al Sindaco Renzi ed alla citta' di Firenze e'
costato un bel po' di soldi. No, lui e' partito,
comprandosi il suo biglietto di sola andata per poi
lamentarsi.
Ecco, caro Marco Berti, cantante lirico, famoso e
talentuoso, la vita ha un prezzo, e la sua, visto il
suo panico, ha avuto il prezzo del suo biglietto di
rientro Alitalia. Di fronte alla morte, non
c'e' star-system che valga, non c'e' talento ne'
ruoli che contino, tutti valiamo lo stesso, ma
i suoi ruoli, il suo talento e lo star-system ed i
suoi guadagni le hanno permesso un viaggio che altri
non si sono potuti permettere. Quindi, dorma fra due
cuscini, contento e beato, faccia magari due
gargarismi in piu' per mantenersi la bella voce che
ha, invece di sprecarla lagnandosi contro le
istituzioni.
In certe circostanze l'umilta' e' il costume piu'
bello da indossare per una impagabile standing
ovation.
Apocalisse
I giornali
italiani e stranieri si sono riempiti di questi
titoloni sensazionalistici, un po’ per verita’, un
po’ perche’ si sono dati alla fantascienza.
L’apocalisse ancora non c’e’ stata ed in cuor nostro,
di noi che abbiamo scelto di vivere in Giappone,
speriamo ancora che non accada. Noi vogliamo
immaginare di poter tornare alle nostre case, con le
nostre cose, alla nostra vita normale fra questa
gente che ci ha accolto, a volte anche con
scontrosita’, con occhio guardingo ed anche con un
pizzico di razzismo, ma ci ha accolto.
La nostra Ambasciata si e’ comportata benissimo e
tutti quelli che dicono il contrario mentono.
Nessuna nazione fino ad oggi ha previsto il rimpatrio
con evacuazione, perche’ tutte le Ambasciate - viste
le informazioni avute dal Governo giapponese - hanno
pensato che non ce ne fosse la necessita’.
I cittadini che hanno deciso - per paura giustificata
o meno - di tornare in Italia o nel proprio paese
d’origine, l’hanno fatto di propria iniziativa e non
sono stati abbandonati dalle Autorita’.
Noi ci siamo sentiti tutelati. Bollettini (di guerra)
ci sono stati inviati via mail, 3 anche 4 volte al
giorno e da quelli sono dipese le nostre decisioni.
Senza panico, senza allarmismi, ci siamo diretti al
Sud. Ora, infatti, siamo nel Kyushu, l’ultima isola
(grande) dell’arcipelago. Un’isola bellissima ed
intrigante come lo sanno essere solo i paesi del sud.
Colori e gente allegra, disponibile.
Siamo a Fukuoka, capitale di quest’isola, dove anche
altri amici ci hanno raggiunto. Tutto ovviamente a
spese nostre. Non ci aspettiamo certo che il Governo
Italiano ci paghi una scelta personale, del tutto
personale. E non siamo neppure qui a lamentarci, ma
siamo a guardare al futuro: what if ... cosa facciamo
se il peggio si materializza.
E penso a quello che abbiamo lasciato dietro di noi.
Non mi preoccupo certo di una poltrona, o di un
letto, ma mi preoccupo di quei ricordi, di quelle
foto, di quei libri che - nel peggiore dello scenario
- non potrei piu’ riavere. Mi preoccupo di quelle
persone che forse non rivedro’ piu’, - e non parlo
degli amici, con i quali questa tragedia ci ha fatto
ancor piu’ da collante - ma parlo di quella gente che
mi era diventata familiare perche’ viveva poco
distante, o lavorava alla pompa di benzina o alla
cassa del mio supermercato preferito, tutta
gente sempre ben disposta, sempre sorridente e
rispettosa.
Ecco questo e’ quello che mi manchera’ di piu’ di
questo paese, se questa maledetta apocalisse, creata
e voluta fortissimamente dall’uomo, si avverra’: il
rispetto, l’abnegazione, l’assoluta capacita’ di
accettare l’inaccettabile senza lamentarsi.
50 persone stanno lavorando nella centrale sapendo di
morire. Rischi del mestiere? Forse e’ quello che la
nostra mente occidentale ed egoista ci fa vedere, per
noi invece “Giapponesi” e’ il senso del dovere, il
senso di patria, il dovere nei confronti della
patria.
A noi “Italiani” manca questo: manca il senso della
patria, il senso di dover qualcosa al nostro Paese,
ed anche se il 150 anniversario della Repubblica e’
stato gia’ celebrato e le piazze si sono tinte di
tricolore, nessuno di noi si comporta come una vero
“cittadino”.
Forse e’ implicito nella nostra stessa bandiera:
questo tricolore con strisce parallele che possono
seguire i propri binari all’infinito, senza mai
mescolarsi, mentre la bandiera giapponese e’
questo disco rosso, unico e compatto. E’ il
senso assoluto dell’unione, della perfezione, anche
con l’apocalisse alle porte!
No Al Nucleare
Come vivevano i nostri
antenati, senza riscaldamento, senza aria
condizionata, senza luce, senza gas?
Vivevano e vivevano bene. Sono sopravvissuti, hanno
fatto cose eccelse, che ora sono pure patrimonio
dell'umanita', mentre noi con la nostra presunzione
di super-uomini (magari avessimo la presunzione
nietzschiana!) pensiamo di riuscire a controllare
tutto, astri, stelle, meteoriti, marziani, terremoti
e maree.
Bene, non e' cosi. Ed e' l'ora che ne prendiamo atto.
Basta col pensarci demiurghi, siamo solo degli esseri
umani con troppa, troppissima presunzione.
I giapponesi hanno dimostrato che con l'applicazione
si puo' vincere anche il peggiore dei terremoti, ma -
se le case di legno e carton gesso sopravvivono
all'oscillazioni - non sopravvivono all'urto con
l'acqua. E' la natura che decide.
Ma l'uomo e' sempre piu' ingordo e vuole energia
elettrica 24 ore su 24, 365 giorni su 365. La
soluzione? il nucleare, nonostante il nucleare in
questo paese abbia fatto piu' danni che i tedeschi a
Vicchio (si dice dalle mie parti)!
La centrale di Fukushima, quella tristemente in
questione, era stata costruita per sostenere scosse
pari al 7,9 gradi della scala Richter. Bene, la
natura ci ha dimostrato che il terremoto puo'
raggiungere anche intensita' piu' alte e quindi
scombussolare i piani dell'essere umano. Essere umano
che ora e' alla merce' di quanto ha costruito,
penando tutte le pene possibili.
Per questo dico NO AL NUCLEARE, soluzione obsoleta,
sorpassata e pericolosissima. Non voglio mai piu'
dover affrontare quello che ho passato in questi
giorni, standomene chiusa in casa per paura di una
nuvola radioattiva, sperando che gli enti governativi
mi informassero sulla vera entita' del danno. Non
voglio piu' non sapere cosa fare per salvare i miei
figli da un probabile contagio radioattivo, non
voglio piu' pensare che per avere piu' luce, piu'
caldo d'inverno o fresco d'estate debba rischiare un
tumore. Non voglio piu' tutto a tutti i costi, quando
il costo puo' essere davvero la vita.
Perche' la radioattivita' e' pericolosissima.
Usiamo energie alternative e sostenibili, usiamo il
sole, il vento, l'acqua usiamo la natura nella sua
migliore forma, non sostituiamoci a lei.
Adesso la Tokyo Tower e' spenta la sera, tutti gli
edifici significativi che definiscono lo skyline di
Tokyo sono spenti la sera. Ma e' un male? Tokyo e'
forse meno bella o meno suggestiva, ma quanto meno
male fa?
11 marzo 2011
Sopravvivere ad un terremoto di una magnitudo del 7,5
(quella registrata a Tokyo) e’ di per se’ un fatto
straordinario.
Tutto e’ stato straordinario venerdi’ 11 marzo a
Tokyo. Dopo 2 giorni di scosse, piuttosto sostenute,
ma del tutto “ innocue”, la vita aveva ripreso il suo
corso naturale.
Treni pieni, strade congestionate, autobus al
completo facevano da cornice ad una solita, tipica
giornata.
Ero al nono piano di un edificio quando il terremoto
ci ha colpite, me e la mia amica Chihiro, di
sorpresa, come ha colpito di sorpresa tutti gli altri
del resto. Ci siamo guardate ed abbiamo capito subito
che era qualcosa di diverso: non terminava. Ci siamo
riparate sotto un tavolo, aspettando che la terra
smettesse di tremare. Ma non accadeva. In quei
secondi lunghissimi, ci e’ passata la vita davanti,
come quando sei sicura di dover morire. E forse
Chihiro lo era davvero. Era disperata, si sentiva in
colpa per non aver dimostrato al marito ed ai figli
tutto il suo amore quella mattina a colazione. Io,
invece e non so perche’, forse perche’ sono ottimista
di natura, ho solo pensato che in Giappone non si
puo’ morire sotto le macerie di un terremoto. Nel
resto del mondo si’, ma non in Giappone. Finita la
scossa abbiamo tutti evacuato l’edificio, per le
scale, in fila, senza ressa. Nove piani di scalini
che sembravano aumentare invece che diminuire nella
discesa. Tutta la citta’ era in strada. Ho pensato
che l’epicentro questa volta fosse stato Tokyo. Non
poteva essere altrimenti, troppo forte questa scossa,
troppo lunga, ed il cielo si era pure rannuvolato.
Ci siamo prese qualcosa da bere per ridurre la
tensione, e siamo salite in macchina. Cinque minuti
dopo, mentre eravamo ferme ad un semaforo la seconda
scossa. La macchina ballava come in balia delle onde.
Ho messo il freno a mano e la marcia di
stazionamento. Chihiro mi tremava accanto come una
foglia, dovevo rassicurarla, volevo rassicurarla. Ho
acceso anche la radio per avere un po’ di musica.
Tutti i canali non parlavano d’altro che del
terremoto. Ed e’ cosi’, che abbiamo appreso che
l’epicentro e’ stato a 300 chilometri di distanza da
Tokyo, nel mare, a 130 chilometri dalla costa, con
una magnitudo dell’8,9 e che uno tsunami si stava
abbattendo inesorabilmente. Onde alte 6 metri, no 8
metri, no 5 metri. La radio passava in rassegna le
localita’ della costa colpite e la forza con cui le
onde si abbattevano, portando via case, cose e
soprattutto persone. Eravamo pietrificate. Guidavo
per forza d’inerzia, in un traffico micidiale, ma non
ancora cosi’ congestionato, come le ore successive
avrebbero dimostrato. Abbiamo recuperato i bambini da
scuola e siamo tornate a casa.
Noi la notte abbiamo dormito tutti in salotto,
vestiti, pronti per scappare. I nostri zaini, con il
kit sopravvivenza, pronti davanti alla porta, anche
le scarpe pronte per essere calzate senza
difficolta’. Giubbotti disposti gia’ in ordine, in
caso di un’uscita non proprio prevista.
40 scosse di assestamento – tutte sopra il 5 grado
della scala Richter – sono state registrate fra le 23
e le 8 di mattina di sabato 12 marzo.
I bambini hanno dormito, io e mio marito ci siamo
dati i turni, anche se nessuno dei due ha
propriamente riposato.
Sopravvivere ad un terremoto di una cosi’ forte
magnitudo e’ di per se’ un fatto straordinario, come
straordinario e’ questo popolo che convive con questa
calamita’ da sempre e la vince.
Purtroppo, contro la furia dell’acqua, di quello che
qua chiamano 0tsunami, ancora non c’e’ nulla da fare:
la natura la fa ancora da padrona.
Senza speranza
Spesso mi guardo in giro.
Osservo la gente. Mi piace capire da quello che fa,
com'e' cambiata Tokyo in questi anni. Ci sono piu'
mamme con i passeggini, piuttosto che con i marsupi,
meno taxisti con i guanti bianchi, piu' coppie che si
danno la mano, ma meno donne incinta. Questo dovrebbe
dirla lunga sul futuro di questo paese, dove la
natalita' e' pari a zero. Ma a quanto pare anche qui
i politici non vogliono affrontare cio' che piu'
fondamentale affrontare: una crisi come non c'era mai
stata, con un livello di disoccupazione elevato, con
un livello di "poverta'" come non c'era mai stato dal
dopo guerra in poi.
Ma continuo a guardarmi in giro e vedo solo anziani a
gestire il traffico nei parcheggi dei grandi
magazzini, vedo solo anziani ai caselli delle
autostrade, vedo solo anziani nel parcheggio degli
autobus a Shibuya a coordinare le manovre, ed allora
guardo di nuovo i giovani e capisco perche' si
tengano la mano, ma decidano di non avere
figli!
Misure
Ormai dopo tutti questi
anni, ho smesso di cercare qualcosa che mi possa
stare, che possa stare a Marco ... insomma le misure
in Giappone sono proprio tiranne.
Ma il freddo attanaglia ed avevo davvero bisogno di
un paio di guanti. Caspita -mi sono detta- i guanti
sono di lana, figurati se non mi stanno.Dovrebbero
cedere un po'!
Macche'! Niente. Quei guanti che qui vendono per
donna, stanno precisi a Vittoria, figurarsi per le
mie "manine minute". Niente da fare, ed ho dovuto
ripiegare su di un paio di guanti da uomo grigi, che
pero' hanno il polsino -guarda caso- "per uomo" e
quindi un po' largo per me .... ma come dice il
proverbio facciamo di necessita' virtu'.
Ma le mie frustrazioni nell'acquisto, non finiscono
certo con un paio di guanti.
Vittoria deve andare con la scuola alla settimana
bianca, e noi che vuoi per motivi fisici (miei,
principalmente), vuoi per motivi climatici, lo sci
proprio non l'abbiamo mai considerato come uno sport.
Pazienza. Ci tocca e cerco quindi un paio di doposci.
Non e' che Vittoria abbia proprio il piedino di fata,
ma i doposci dovrebbero essere unisex...cosi' mi
avvio verso il negozio di sport.
I modelli "estremamente" femminili arrivano fino al
38, i modelli terribilmente maschili fino al 42. Ora,
mica per altro, ma posso mettere ai piedi di una
12enne, un paio di doposci che sembrano esser stati
prestati dallo zio dopo la guerra in Russia? Non
pretendo che siano rosa e con i fiocchetti, cosa che
Vittoria odierebbe a priori, ma nemmeno da esercito
prussiano. Cosi' devo cercare ancora, e devo
finirmene al capo opposto della citta' per trovare,
in un negozi americano, forse, ma forse, quello che
cerco. LO shopping, che dovrebbe essere un piacere,
alla fine diventa un supplizio.
Ed ancora.
A degli amici e' nato, agli inizi di dicembre, un
bambino. Mi metto alla ricerca di qualcosa di carino
da regalargli. Qualcosa da vestire. E cerco da tutti.
Da Gap a Ralph Lauren, da Benetton a Petit Bateau, da
Burberry a Mini.k. Con mio enorme stupore, cose da
vestire, per vestire un neonato da 0 a 3 mesi non ne
esistono. Esistono le canottierine, i pigiamini, i
"body" e tutto quanto ti faccia vivere una vita da
recluso. Ma di maglioncini vari, di pantaloncini
carini o anche di tutine morbide nemmeno l'ombra.
Mi faccio coraggio e chiedo alla commessa se di quel
completino celeste esiste anche la taglia che
desidero. Lei mi guarda perplessa e mi dice "non
c'e'". Allora mi butto su una tuta termica: "di
questa c'e' la taglia?" Mi guarda inorridita e poi
sbotta: "ma i bambini giapponesi fino a tre mesi non
vengono portati fuori. Stanno in casa, per cui non
hanno bisogno di queste cose". "Beh, e se il bambino
e' gaijin ed i genitori hanno piacere che prenda una
boccata d'aria fresca? " mi esce cosi naturale. So
che non avrei nemmeno dovuto pronunciare quelle
parole, perche' tanto e' come soffiare in una
bottiglia vuota. La commessa mi guarda ancora piu'
stupita: "non so"! Ecco brava non so. "Ma perche' non
gli compra 6 mesi?" "Gia' bella idea, roba invernale
per un bambino che e' nato a dicembre e fra sei mesi
sara' estate... certo che ne hai di cervello in
quella zucca!"
Ma dove non ce n'e' non ce ne sta...e nel paese dove
l'economia e' stagnante, come in una palude, cosa si
fa? manco si pensa che potrebbe esserci un mercato,
la', proprio la' per la strada, un mercato di
stranieri, con piedi grandi, mani grandi, tette
grandi, e gambe lunghe che potrebbero far girare
l'economia, che potrebbero comprare quello che pero'
il mercato giapponese si ostina a non offrire. Ma
anche questo e' il bello del Giappone: non cambiare
mai!
Bastoncini
Dopo un mese esatto
rieccomi qui pronta a ripartire con storie e
curiosita' su questo paese.
Una divagazione permettetemela.
Ho imparato da poco che esistono 7 continenti. Io
avevo sempre saputo fossero 5. Ma a quanto pare
all'America del Nord di fare continente con quella
del Sud proprio non andava, per cui si sono divise.
In piu' c'e' l'Antartide che e' considerato
continente. Perche' l'Artide, no? Se si considera
continente quel pezzo di terra emersa che dovrebbe
"tenere" insieme tante cose diverse: pluralità di
climi, di ecosistemi, di popoli, di culture, e l'
Antartide rientra in questa casistica, allora anche
l'Artide dovrebbe starci dentro bello comodo. Ed
ancora. Per me i continenti dovrebbero essere 8.
L'ottavo continente il Giappone. Quest'arcipelago -
lontano da Dio e dagli uomini- sperso nel Pacifico,
che conta tutti i climi, e parecchi ecosistemi e non
c'azzecca per nulla con il resto dell'Asia, dovrebbe
fare continente a parte. E sono convinta che se
indicessero un referendum, i giapponesi voterebbero
tutti SI. Quanto piace a loro stare per conto loro,
non ce n'e' al mondo! Il Giappone e' proprio un paese
diverso e nella sua diversita' spicca anche come
alquanto bizzarro. Il Perozzi avrebbe detto: Cos'è il
genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità
di esecuzione! Ecco qui non c'e' nulla di tutto cio':
non sono dei grandi inventori o degli innovatori,
pero' quello che trovano fatto, lo migliorano. O
cercano.
Ora tutti avete usato, o almeno visto nella vostra
vita i COTTON FIOCS.... che gli inglesi chiamano
cotton buds ....quei simpatici bastoncini bianchi o
rosa o celesti alle cui estremita' sono applicati dei
minuscoli batuffoli di cotone che servono alla
pulizia delle orecchie.
C'e' niente di piu' schifoso di un bastoncino sporco
di cerume? si sono domandati gli studiosi giapponesi
di bastoncini? e la risposta all'unisono e' stata :
NOOOOOOOOOOO!
Del resto nel paese dove sul water-closet c'e' un
tasto per far finta che sgorghi l'acqua per coprire
il rumore della pipi', il bastoncino e' davvero una
barzelletta.
E quindi dopo studi e ricerche, ricerche e studi ecco
che sul mercato giapponese e' apparso il bastoncino
per le orecchie NERO!!!
Basta con quei colori candidi, quasi da corsia di una
maternita', bastoncino e cotone nero, per ovviare al
disgusto di osservare il proprio cerume!!!
Parcheggi
Parcheggiare a Tokyo e'
un disastro. Non che la citta' non ne offra, anzi, si
trovano ovunque ma sono estremamente esosi. La
soluzione e' il treno o spesso la bicicletta anche se
questa non puo' essere parcheggiata ovunque.
Volete fermarvi in quella libreria per cercare un
regalo per la vostra amica? Beh, non lasciate la bici
cosi' davanti al negozio, anche se perfettamente
allineata contro il muro, potete incorrere in multa o
nel peggiore dei casi nel sequestro.
Esistono quindi parcheggi per biciclette, a pagamento
(c'e' qualcosa a Tokyo che non sia a pagamento? ),
che sono piu' che altro degli ammassi informi dove
parcheggiare o riprendere la propria bicicletta e'
un'impressa titanica. Niente e' infatti piu'
difficile che districarsi dalle biciclette vicine,
evitando accuratamente l'effetto domino.
Per mantenerle ben compatte c'e' persino un signore
addetto, che le costringe l'una contro l'altra quasi
a fonderle.
Nissan
Hidashi Kadota ingegnere
capo della Nissan Motor mostra come ricaricare la
macchina LEAF durante la presentazione ufficiale nel
quartier generale della Nissan a Yokohama. La LEAF
(foglia) questo il nome commerciale in Giappone
rappresenta una vera e propria pietra miliare nella
storia delle autovetture: perche' ad emissione zero.
La macchina piu' ecologica al mondo costera' circa
35.000 Euro anche se con i sussidi governativi il
prezzo effettiva sul mercato sara' di circa 28.000
Euro.
Sposa
Per gli sposi i giorni
precedenti il matrimonio, si sa', sono sempre
frenetici, ma il giorno del SI a parte l'emozione e'
anche il giorno in cui ci si rilassa e si gode
appieno degli sforzi fatti. Almeno in Italia... ops
in Europa, perche' anche svedesi, tedeschi e inglesi
fanno tutti una gran baldoria, tutti a modo proprio,
secondo le tradizioni, ma principalmente
dipendentemente dalla personalita' sia degli sposi
che degli invitati.
Il Giappone e' il paese dove gli sposi, ma piu'
specificatamente le spose, non si godono nulla della
festa. Sono talmente impegnate a cambiarsi d'abito
che non sono mai ne' con gli ospiti, ne' con il
marito ..... se non per il taglio della torta e il
momento del taiko (il tamburo giapponese). Quando la
sposa e' parca si cambia due volte: kimono e abito
bianco all'occidentale. Acconciatura e trucco vengono
cambiati di conseguenza. Quando la sposa fa la
"sborona" si cambia ben 4 volte: kimono bianco
(shiromaku), kimono rosso e nero (uchikake), abito
bianco (sempre all'occidentale.... spesso anche con
il velo) ed infine abito da sera! Ovviamente e'
assistita costantemente da una signora in kimono che
la sorregge in ogni suo passo, la segue come
un'ombra... ed anche in quei pochi minuti che la
sposa si siede a tavola la fedele ancella le sta a
fianco, in piedi, pero'.
E' quindi un continuo andirivieni, come ad una
sfilata di moda, - mentre gli ospiti mangiano
tranquillamente - senza che la sposa metta in bocca
un singolo boccone, senza che la sposa si goda il
momento che ha preparato con tanta pazienza e che ha
sognato da quando andava all'asilo.
Esercizi
A volte pare letteratura,
a volte leggenda metropolitana, a volte solo pura
realta'.
Lo spirito di squadra che contraddistingue i
giapponesi e' un'arma a doppio taglio: vincente se
tutti devono remare nella stessa direzione e
assolutamente disfattista quando da quella direzione
bisogna uscirne con un guizzo d'ingegno. Lo spirito
di gruppo per questo paese vale come la bandiera,
come l'imperatore, come il Fuji, lo spirito di gruppo
in questo paese non si discute, ma anzi si fortifica.
Vicino a casa nostra c'e' un ingrosso di bibite ed
acqua minerale. Aprono intorno alle 8:00, ma fino
alle 9:00 nessuno e' al "posto" di lavoro. Dalle 8:00
alle 9:00 infatti i dipendenti si dedicano allo
spirito di gruppo con esercizi fisici ed inno
aziendale. I dipendenti infatti si dispongono in
cerchio e cominciano con degli esercizi per gambe,
spalle, braccia e collo, per finire cantando tutti in
coro, incitandosi l'un l'altro. Alla fine della
canzone il "responsabile" (suppongo) grida: UNO, DUE
e TRE, tutti battono le mani per tre volte e poi
senza proferir verbo si dirigono alle proprie
postazioni pronti, carichi e motivati.
DOC DOCG IGT...

I giapponesi amano bere.
Una volta forse solo il sake, ma da quando sono
diventati dei bravi produttori di birra, questa e'
diventata la prima bevanda alcolica in termini di
consumo. Chapeau. Ciononostante amano anche il vino,
bianco ma preferiscono il rosso, al nostro spumante
preferiscono lo champagne, anche se non capiscono
-papille gustative alla mano- il perche'. Ed anche
per quanto riguarda il vino purche' sia alcolico va
bene tutto. La nostra fatica dei vari DOC, DOCG, IGT,
dei vitigni cresciuti sotto un certo sole, in una
certa terra e' tutta vana per questo paese, che al
secondo bicchiere ha gia' perso la bussola e non
distingue piu' un tavernello da un brunello.
Del resto quando sugli scaffali ci sono vini cileni,
australiani e californiani che per 500 Yen ci vincono
sulla concorrenza, possiamo biasimarli???
Passeggiata
E' sempre stato - da che
mondo e' mondo- che i cani vadano portati a
passeggio, vadano lasciati scorrazzare liberamente, e
-diciamocelo pure- per far far loro i bisogni come
piu' li aggrada.
Ma pare che anche i cani si stanchino, che facciano
le bizze al momento di uscire di casa, che abbiano la
sindrome da passeggio e che non amino stare a
scorrazzare, a fiutare altri cani ed ad intrufolarsi
fra altra gente. Insomma pare che i cani non vogliano
piu' fare i cani.
Cosi' vengono portati in giro comodamente, o nel
cestino della bici o in appositi passeggini per non
farli affaticare. Ergo: non esistono piu' i cani di
una volta che dormivano fuori all'addiaccio, che
facevano la guardia a dispetto della loro taglia e
che vagavano raminghi fino alla sera quando tornavano
a cuccia per il loro pasto quotidiano.
Che mondo e' mai questo?
Sushi Rolls
Ieri la mamma di un'amica
ci ha insegnato fare i sushi rolls. Ancora devo
capire perche' si chiamino cosi', perche' a me
parevano dei giganteschi onigiri da affettare, come
il salame, ma lasciamo perdere il capitolo parole e
traduzioni, che sono sempre un labirinto!
Ci sono volute quasi 4 ore, per distendere del riso
bianco (cotto ovviamente), il gohan per i piu'
familiari alla cultura culinaria giapponese, sul nori
(l'alga) ed arrotolarlo assieme con fogli di uova,
verdure, ginger e uova di salmone. Totale sushi rolls
fatti da ogni studente: 8!!!
4 ore per 8 bocconi! Poi uno si domanda perche' i
giapponesi mangino poco (a casa). Se per sopravvivere
con 100 grami di riso a pasto, a testa, uno deve
stare ad arrotolare per 4 ore, ingredienti crudi (a
parte il riso che viene cotto nella risiera) per
servire un piatto freddo, tanto vale non
mangiare!!!!!
Ma a parte le battute, noi ci siamo divertite da
matte e devo dire con una punta d'orgoglio, a detta
della nostra sensei, che manualita' italiana batte
manualita' giapponese per 5 a 0!
Miracolo
Com'era il titolo del
film? Miracolo sulla 34ma strada ? Ecco per
aggiustarlo a Tokyo, potremmo chiamarlo "Miracolo
sulla 246". Il signore, una decisa taglia forte, ha
acquistato il suo scooter 50cc, il cui nome e' tutto
un programma: DIO.
Quindi, nella speranza che Dio gli faccia un
miracolo, il signore se ne va per la citta'
tranquillo e beato confidando nel suo
"Dio"!
Consiglio
Un consiglio che ci fu
dato al nostro arrivo in Giappone, al momento di
scegliere la casa, fu: lontana da costruzioni.
Ora trovare una casa intorno alla quale non
costruiscono e' difficile come trovare un ago in un
pagliaio.
Abitiamo in questa via, lunga si e no 100 metri, da
piu' di 3 anni e hanno gia' costruito per ben 3
volte, con annessa chiusura al traffico.
Operai tutti bardati come dovessero costruire i
grattacielo piu' alto del mondo, a guardia dei due
accessi alla strada, con i quali tutte le volte c'e'
da raccomandarsi (a volte da arrabbiarsi) per poter
arrivare a casa propria 3 metri piu' in la'.
Lo scorso inverno ci avevano chiuso la strada perche'
stavano demolendo l'edificio esistente, dallo scorso
maggio siamo chiusi perche' stanno costruendo 2 case
in uno spazio che non sarebbe andato bene neppure per
2 garages. Le finestre interne di entrambe le case
distano tra di loro non piu' di 20 centimetri, il che
vuol dire che potrebbero saltare direttamente in casa
dell'altro senza passare dell'ingresso principale!
Per vivere in una di queste case il cui sviluppo e'
tutto in verticale, i signori hanno speso circa
800,000 Euro per il solo acquisto del terreno! Tutto
questoo fa si' che Tokyo sia la citta' pu' cara del
mondo.
Ma torniamo al consiglio, e questo e' il mio: quando
e se dovete affittare una casa a Tokyo, non guardate
alle costruzioni, che quelle tanto sbucano come
funghi, piuttosto controllate che non ci siano scuole
(giapponesi) nei paraggi, la viabilita' -in questi
casi- la mattina fino alle 8:30 viene completamente
chiusa e dopo i ritornelli musicali a cui sarete
sottoposti sono degni della peggiore Cristina
D'Avena!
Premi
Non c'e' che dire, in
questo paese le trovano di sottoterra!
I signori (e signore) in questa foto sono
nell'ordine, da sinistra, la modella Rinka,
l'annunciatore televisivo Kazuo Tokumitsu, lo
specialista in resorts (responsabile marketing di
villaggi turistici) Yoshiharu Hoshino, il comico
Daisuke Miyakawa e l'attrice Umika Kawashima sono
stati tutti premiati per avere il look piu' alla moda
(o cool) nell'indossare un paio d'occhiali.
E' stata la 23ma edizione di questo concorso, un modo
per incentivare la vendita di occhiali con i quali ci
si puo' sbizzarrire, crearsi un'immagine e venire
pure premiati!
Ah, quasi dimenticavo! Anche Yoshito Sengoku,
Segretario di Gabinetto del Governo e' stato
premiato, purtroppo non avendo potuto partecipare
alla premiazione non e' stato ritratto nella foto
.... ma possiamo sempre porvi rimedio!
Pelliccia
Ero in giro quando ho deciso di fare un salto da Zara (l'unico che contempla la possibilita' che qualche straniero fuori "taglia" possa voler acquistare dell'abbigliamento ...di tanto in tanto), anche se la temperatura non stimolava proprio all'acquisto di capi invernali. Ma un'occhiata non costa nulla.
E mentre passavo in rassegna la collezione (pressoche' inguardabile), decine e decine di donne giapponesi facevano la fila ai camerini per provarsi esclusivamente "capi pellicciosi". Una - mi e' saltata all'occhio" perche' sudava copiosamente, e con quei mini-asciugamani cercava di tamponare il fondotinta che scivolava via, implacabilmente. Poveretta. Lascia li' tutto e scappa, le avrei voluto dire, torna quando la temperatura si e' abbassata di 10 gradi. Ma io mi sono astenuta e lei e' rimasta in attesa sudata e felice.
Del resto le giapponesi hanno proprio una predilezione per la pelliccia, possibilmente vera, nemmeno abitassero a Vladivostock, ma forse contano di trasferircisi prima o poi.
Finito il giro, passo davanti alla cassa, e noto una ragazza in fila che ha optato per l'acquisto di un passamontagna di pelliccia color castoro, mentre l'altra (suppongo fosse l'amica) per delle moffole di lana blu, lunghe fino al gomito, ricoperte di pelliccia bianca. Ammetto di averle guardate anch'io, domandandomi chi avrebbe mai acquistato un "pezzo" del genere, rischiando di sembrare la figlia dell'uomo di Neanderthal, ad un prezzo decisamante poco invitante: 6000Yen!
Non voglio pero' condannare chi sceglie la pelliccia come capo d'abbigliamento, magari con 26 gradi sarebbe buona norma e regola evitarle, e magari con un peso corporeo che non raggiunge i 50 kg, un'altezza che solo con fantasia arriva ai 160 cm, e due gambe come due stuzzicadenti sarebbe ad uopo evitare degli stivali di yeti cosi:
Ma in un mondo libero ognuno e' libero di vestirsi come vuole, contro corrente, contro stagione e contro gravita', rischiando di essere ridicolo per permettere ad altri, poi, di essere liberi di criticare!
Documenti
Un mese fa sono andata a
fare la richiesta per il rinnovo della carta
d'identita'. Oggi l'agognato ritiro: un mese
stecchito per averla, alla faccia dell'efficienza
nipponica.
Mi presento al banco "carte d'identita' per
stranieri" e con mia somma sorpresa la signorina
addetta non parla una parola d'inglese. Che abbia
sbagliato ufficio? ricontrollo.
No. Proprio quello giusto.
"sono qui per ritirare la mia nuova carta
d'identita'. Ecco questa e' la vecchia da
restituire."
"E' lei Beatrice Lombardi?"
"???? c'e' la mia foto, c'e' il mio nome, ovvio che
sia io, chi senno' la Fata Turchina????? ..... Certo
sono io" dico con il mio migliore sorriso.
"Attenda seduta per favore"
Cosi' mi siedo e noto che davanti a me c'e' una folla
di vecchietti seduti tutti volti verso uno schermo.
Pensate il comune di Setagaya-ku per intrattenere le
persone in attesa dei propri documenti ha messo a
disposizione un televisore al plasma 50 pollici!!!
Bravi proprio bravi. Ed anche danarosi. Il sindaco di
qualsiasi comune italiano il televisore se lo sarebbe
portato a casa. Ma questa, ahime', e' un'altra
storia.
15 minuti di attesa per riprendere la mia carta
d'identita', che era li' a disposizione. Ma la
signora ha dovuto ricontrollare se io ero veramente
io, o nel frattempo mi ero trasformata. 15 minuti
d'attesa, pero', durante i quali mi sono fatta una
cultura su come si raccoglie il riso e come si
ramazza davanti casa con una scopa di saggina.
Giornata edificante.
Ah, ma qualcuno mi sa spiegare perche' mai i
poliziotti nei KOBAN hanno in dotazione dei manici di
scopa?
Soggiorni
Pensate di venire a
Tokyo, ma di non voler passare le vostre nottate in
albergo?
C'e' una soluzione anche alle vostre esigenze. Tokyo
Apartments e' una delle poche agenzie che fornisce
sistemazioni sia per periodi lunghi che brevi in
tutti i 23 distretti della citta'.
Il servizio e' garantito sia in giapponese che
inglese per dare la possibilita' a tutti di potersi
confrontare liberamente con prezzi e negoziazioni.
Gli appartamenti possono essere sia ammobiliati (per
permanenze brevi o per gli svogliati dell'acquisto)
che da ammobiliare. Basta visitare il sito
http://www.tokyo-living.com/
per
maggiori informazioni. Ah, come faremmo senza
Internet???
14 minuti

« Ci
sono uomini il cui destino deve essere sacrificato
per gli altri, in un modo o nell'altro, per esprimere
un'idea, ed io con la mia croce particolare fui uno
di questi. »
Potevo cominciare in altro modo a descrivere uno che
mi ha detto di amare l'ironia in senso
kierkegaardiano? In fondo cos'e' la vita di uno
scrittore se non sacrificare il proprio destino per
esprimere un'idea? Talvolta messi alla gogna,
rifiutati da editori, stroncati dalla critica che
spesso non vede al di la' delle barricate.
Ma andiamo con ordine. Di chi sto parlando?
Di Paolo Soldano, milanese di nascita. Il fatto
che sia milanese mi ha un po' frenata
nell'entusiasmo, come fa uno ad essere ironico, ad
avere uno spirito critico, una visione del
mondo attenta se cresce dove la nebbia non gli hai
mai fatto vedere piu' in la' del suo naso? Eppure mi
sono dovuta ricredere. Quando gli ho chiesto di
parlarmi di se' e mi ha esordito con Kierkegaard!!!!
potevo gia' non essermi innamorata di lui? E se poi
hai anche un padre che a 12 anni lo ha portato a
vedere Eric Clapton, beh insomma qualche cartuccia da
sparare deve averla. Nebbia o non nebbia!
E cosi' eccomi qui a parlare di questo ragazzo che ha
studiato Storia del Teatro, laureato con Gianfranco
de Bosio, ha diretto spettacoli ed ha fatto il
giornalista in una testata di tutto rispetto: La
Gazzetta della Martesana!!!!
Pero' diciamolo pure, e spero che Paolo non si
offenda, lo sdoganamento vero e proprio avviene
quando comincia a viaggiare (mi dice che Orbetello
sia stata la sua prima tappa!), quando si vede idee
rifiutate, e progetti bocciati: quando la sua mente
si apre, si squarcia e gli altri non lo seguono
perche' sono rimasti troppo indietro.
Cosi' decide che l'Oriente - dopo una bell'esperienza
a Seoul- poteva fare il caso suo. E finisce in
Giappone, dove per altro si sposa con rito
shintoista.
Paolo non vive il Giappone, Paolo lo respira, lo
assimila e lo espira. E ne fa un libro: Giapponesi Si
Nasce edito dalla Aletti.
Sono pillole di saggezza quelle che Paolo ci offre,
da una parte l'amore per l'Impero del Sol Levante e
dall'altra le "falle" che la societa' giapponese
ha.
Non si lascia sfuggire niente con il suo occhio
attento e vigile incamera immagini, situazioni, vizi
della societa' giapponese e ce li ripropone con la
sua innata ironia.
"14 minuti" occorrono ad un uomo per conquistare una
donna: suppongo Paolo li abbia cronometrati. E a
quanto pare, cari ragazzi che siete in vena di
conquiste, non dovete puntare su coppie di amiche,
perche' sono un binomio inscindibile, ma su gruppi o
su quella che se ne sta da sola!
Corpi di reato, robot, vita notturna, Tokyo, Osaka,
tutto viene passato al setaccio dall'abile estro di
Paolo.
In "Giapponesi Si Nasce" troverete tutti gli spunti
necessari per un approccio alla vita giapponese, che
non ci/vi puo' lasciare indifferenti, con un assioma:
i giapponesi ci assomigliano molto di piu' di quanto
non crediamo, solo non lo danno a
vedere!
Tempura
Ad eccezione del riso
bianco (bollito), tutto il resto, che nella cucina
giapponese viene cotto, e' di origine straniera.
Anche la tempura che ormai e' entrata nel vocabolario
degli chefs piu' raffinati (ma non potrebbero
chiamarle verdure fritte? bah...), affonda le proprie
radici nella cucina portoghese. E' infatti con
l'arrivo dei primi navigatori portoghesi nel sud del
paese che la tempura prende campo fra i gusti
nipponici.
Chi la pronuncia o la scrive con la N sbaglia,
perche' la parola viene dal latino TEMPORA proprio
per indicare quel cibo che veniva consumato durante
un tempo ben preciso cioe' le "vigilie" e
specialmente durante la Quaresima, quando bisognava
astenersi dal mangiare carne.
Cosi' il primo shogun che l'assaggio' e se ne
innamoro', non avra' di certo pensato che 4 secoli
dopo in tutto il mondo la tempura sarebbe diventata
sinonimo di piatto giapponese!
Questa pietanza e' fondamentalmente verdura fritta
(non pensate a fiori, carciofi o funghi
.....purtroppo), scampi e o gamberi. Nessun problema
per la pastella, la si trova gia' pronta in scatole
sugli scaffali del supermercato. Una volta
"infarinati" pesci e verdure vengono fritti nell'olio
bollente ed abbondante, come la miglior tradizione
"friggitoria" impone.
La tempura di pesce specialmente viene abbinata alla
SOBA diventando un piatto chiamato Tensoba, oppure
agli udon, che troverete nel menu sotto la voce
tempura udon. Una fantasia pazzesca!!!!
I ristoranti specializzati in tempura, si chiamano
tempura-ya e se ne trovano anche di estremamente
costosi. Per portafogli meno gonfi, nessun problema.
Una fermata in qualche convenient stores, o al
supermercato fara' il caso vostro.
Tokyo Fashion Night
E cosi anche le 3 serate
organizzate -da Vogue- per la moda si sono concluse
con la serata a Tokyo.
Le capitali della moda per queste serate, oltre a
quella giapponese, sono state Milano e NYC. Serate in
cui i brands piu' famosi al mondo hanno tenuto i loro
negozi aperti fino alla mezzanotte, creando degli
eventi, per richiamare la gente all'acquisto. E a
vedere dalla quantita' di umanita' che correva su e
giu' per Omotesando c'e' da credere sia stato un
successo.
Tokyo Fashion Night 09/11. Questo il titolo della
serata.
Il caldo umido si appiccicava addosso come una cicala
ad un maglione di lana, ma quest'estate bizzarra
ormai ha deciso di non lasciarci. Shoganai.
Ci siamo presentati a bordo del nostro Scarabeo
vestiti completamente Cavalli: Marco in jeans e
camicia nera con un'applicazione di trine e merletti
.... che i nostri figli hanno subito disdegnato...ma
per la serata era perfetta. Io con questo vestito di
seta a fiorellini (si' caro Portinaio proprio
quello...) multicolore, borsa XL blue e delle zeppe
tacco 13 (non Cavalli). I figli hanno gradito. Meno
male. Il 50% della coppia soddisfaceva i gusti
filiari.
Abbiamo iniziato da Fendi. Per rispetto all'amicizia.
Champagne francese a sottolineare che l'azienda
d'italiano non ha piu' nulla se non il nome.
Pellicce, pellicce ed ancora pellicce, costruite su
veli di organza per renderle estive. Non voglio
entrare nel merito della pelliccia di per se', ma
Fendi ha questo "taglio" anzianotto, che
nell'abbigliamento mi lascia sempre un po' perplessa.
Sulla pelletteria ho il mio credo, anche se non me lo
posso permettere, ed Fendi anche se fa delle belle
borse non fa niente di originale.
Dopo Fendi abbiamo passato Celine, Loewe e Benetton
(che ancora devo capire cosa ci rappresenti con quel
negozio fra tutti quei marchi), che ha pensato bene
di abbinare il marchio - per la serata alla Loacker.
Si' proprio quella dei wafer! Con il caldo che faceva
non oso pensare come si fossero ridotti quei poveri
biscotti in vetrina sotto tutte quelle luci. Misteri
del Marketing!
Marco aveva "vestito" una modella per un evento di
maquillage. Per cui ci siamo diretti in questo locale
dove un freddo polare attanagliava le tempie. La
modella e' venuta a salutarci, tutta bella
soddisfatta del suo vestito, anche se ci ha fatto
subito notare che era un po' piu' grande della sua
esile figura. Fan**lo!!!!
"Ma rimate a guardarmi mentre mi truccano? E' fra 20
minuti? "
"Cosa???? non ti hanno ancora truccata??? e quello
strato di fondo tinda, e tutto quel mascara? e quella
carreggiata d'ombretto?"
" HAHA.... quella e' la base... il trucco deve
venire!!!"
"Maria Vergine! O come ti fai conciare? Nemmeno Moira
Orfei coi piccioni si ciurma in quel modo!!"
" Ops.... no. Dobbiamo andare, siamo solo venuti a
vederti in tutto il tuo splendore"
" Hihihihihi....arogatou!!!"
Attraversiamo la strada.
Chanel. Peccato che da 100 anni a questa parte faccia
sempre quei tailleurs che nemmeno Jacqueline Kennedy
Onassis nelle vecchie foto avrebbe voluto piu'
indossare. Ma il negozio e' stracolmo di gente. Con
il fatto che Chanel si occupa anche di cosmesi, 2
stazioni "smalto" la fanno da padrone con delle file
inimmaginabili. Champagne francese e cioccolato
bianco offerto ai "clienti". Rimaniamo soddisfatti,
tutto sommato.
Entriamo cosi' da Bulgari.
Mi domando sempre perche' se sei un gioielliere, e
che gioielliere, poi devi fare per forza una linea
d'abbigliamento. Che senso ha?
Cosa c'azzecca? Pero' il colpo d'occhio e'
suggestivo: il display di cravatte multicolori e'
stato senza dubbio il polo accentratore. Ma la gente
non sembrava tanto disposta a frugarsi nel
portafogli. Un difetto?Forse un goccio di spumante
italiano l'avrebbero anche potuto offrire.
Martin Margela inspiegabilmente chiuso. Chissa?
E' Dior Time. Una folla solida come una colata di
cemento ci impedisce la vista. Dall'alto dei miei 13
cm in piu' sbircio dentro. 2 modelle sfilano. Cosa e
come non c'e' dato saperlo. Ma milioni di macchinette
fotografiche liberano i propri flashes e miliardi di
Iphone registrano il defile'. Soprassediamo. Cosa
c'e' next?
Emporio Armani. Una tristezza. L'abbiamo bypassato.
Abbiamo bypassato anche Max and Co.
Tods. Ha meritato una visita? Un Dj passava della
musica - probabilmente avanzata dalla 2 guerra punica
- e solo i clienti VIPs erano autorizzati ad avere un
"refreshment" sul terrazzo, sul tetto dell'edificio.
Troppo snob per una serata come quella. Ed in tutta
onesta' - anche se dovrei (vorrei) avere un occhio di
riguardo perche' sono i padroni della mia squadra del
cuore- anche loro non hanno nulla di "innovativo"
dagli ultimi 20 anni a questa parte. Tutti quei
pallini sotto le scarpe ormai hanno fatto il loro
tempo. Lasciati una linea classica cosi' da zoccolo
duro e poi dai una svolta moderna e piu' giovanile!!!
Che noia, che barba....'sti stilisti!
Altro che crisi del mercato .... questa e' crisi
d'inventiva!!!!
Fermata d'obbligo Louis Vuitton. Zeppo fitto come il
mercato a Sesto il sabato mattina, niente champagne,
niente cioccolata, niente di niente, se non quelle
solite borse con quei disegni ormai "passati". Per me
chiuderebbe domattina. Ma i giapponesi lo adorano.
Ed eccoci da Gucci. Passato Tom Ford, Gucci non e'
che un deja vu dei deja vus. Ma qua resiste. Il
negozio stracolmo. Foto da red carpet per i clienti
ai quali viene data la possibilita' di indossare dei
capi. I giapponesi ci si sono buttati a capofitto.
Una fila chilometrica. Forse stamattina erano ancora
li'.
Una puntatina da Prada. Fermata di rigore al negozio
piu' bello di tutta Tokyo. Portafogli con teschi ed
ossa incrociate pare siano la nuova tendenza,
nell'ottica di conquistare anche un pubblico piu'
giovane. Una fotomodella -Marco mi ha anche detto il
nome ma l'ho gia' dimenticato- giapponese, con i
capelli platino, trattenuti in una coda di cavallo
che evidenziava in pieno una ricrescita nera da
paura, intratteneva il pubblico numeroso. Tutti
sembravano contenti e soddisfatti. Niente da bere,
niente da mangiare. Tante signore sedute a provarsi
tonnellate di scarpe, con mariti danarosi pronti a
spendere a spandere pur di farele felici.
Di quel negozio odio la moquette bianca alta 5
centimetri sulla quale e' impossibile camminare. Chi
gliel'avra' proposta?
D&G chiusi. Meno male. In vetrina un vestito di
paillettes nero con dei pois colorati avrebbe
funzionato da deterrente.
Mi sono presa la briga di guardare anche la gente che
affollava i negozi.
Dalle flip-flops agli stivali da inverno, da colli di
pelliccia a pantaloncini corti da mare ... passando
per quel mondo gay che si e' divertito da matti a
travestirsi, a coprirsi di lustrini, ciglia finte e
sciarpe leopardate. Per una serata cosi' davvero
impagabile!
Ecco cosi' e' finita la nostra serata alla Tokyo
Fashion Night, dove i ristorantini giapponesi non
hanno dato nemmeno la possibilita' di un last order
piu' consono alla serata: alle 20:00 tutti chiusi.
Ci siamo dovuti "accontentare" cosi' di una cena al
Two Rooms ... posto per occidentali e per donne
giapponesi in cerca di occidentali, che magari il
prossimo anno saranno ben contenti di comprar loro
una bella borsa da Prada!
Pensione

La crisi economica e' una
gran brutta bestia e lo e' ancor di piu' quando
all'orizzonte di vie d'uscite pare che non ce ne
siano.
Il Giappone e' stato sorpassato dalla Cina per il
PIL, rendendo la Cina -di fatto- la seconda economia
mondiale.
Beh, ora mi aspetto solo che diventi la leader
indiscussa, ma questa e' un'altra storia.
Uno dei motivi per cui l'economia giapponese e' alla
frutta e' dato anche dalla situazione sociale: troppi
anziani e troppe poche nascite. Ed il Governo non
guarda all'immigrazione come una probabile soluzione,
rimanendo immobile difronte ad un problema
annosissimo.
Pero', anche se pare che i politici dormano, in
realta' ogni tanto qualche guizzo d'ingegno ce
l'hanno, anche se l'ultimo caso riportato, piu' che
d'ingegno e' di fortuna.
Il Governo e' infatti riuscito a scoprire una frode
ai danni delle casse dello Stato che dura da piu' di
90 anni!
Circa 200 pensionati ultra-centenari, morti appunto
da piu' o meno 90 anni, hanno continuato a percepire
la loro pensione, perche' nessun familiare si era mai
preoccupato - per dimenticanza o per tornaconto
economico- di dichiararne la morte.
Peggio dei familiari, hanno senza dubbio fatto i
funzionari che si sono succeduti negli anni e che mai
si sono resi conto dell'impossibilita' fisica di
sopravvivere per oltre 120 anni. Vabbene anziani
arzilli, ma cosi' e' davvero troppo.
Scoperta la frode,il Governo ha revocato le pensioni
ultracentenarie, ma cosa fara' ai furbetti della
pensione non e' ancora dato saperlo.
Yoko Ono
E non e' possibile.
Ora, l'orgasmo finto, unico ed irripetibile e' quello di Meg Ryan in "Harry ti presento Sally". Punto e chiuso.
Chinque lo riproponga facendolo passare per arte, e' arrivato secondo e difficilmente ne eguagliera' la resa. Zannen,ne!
Ma, vogliamo essere buoni, perche' noi amanti dei Beatles e di John Lennon vogliamo rispettare quell'amore profondo che lui provava per lei, e quindi le daremo atto che ha fatto una prova di coraggio, alla sua eta' poi, vedova da molti anni, anche se sessualmente sara' rimasta attiva. E cosi' vogliamo far finta che quello spazio che le hanno riservato al MOMA per il suo "orgasmo finto" sia in nome dell'arte, arte contemporanea, che noi umili mortali non riusciamo a comprendere.
http://www.ineedmyfix.com/2010/09/02/yoko-onos-3-minute-fake-orgasm-in-the-name-of-art/
Ma una domanda mi sorge spontanea: con chi ha
avuto rapporti lei per scoprire che il piacere di
un orgasmo e' cosi' allucinato ed allucinante?
con il suo dentista che ha sbagliato cavita'?
Perche' quello e' uno strazio, non un piacere. E
so perfettamente che l'esternazione dell'orgasmo
"occidentale" e' diametralmente opposta a quella
giapponese, ma qui siamo alla frutta.
Signora Yoko se il ricordo di momenti preziosi la
fa arrivare a tanto, le suggerisco dei
"giocattoli", magari si ricredera'.
Ryuichi Sakamoto
Ryuichi Sakamoto nasce nel 1952 a Nakano ed e' un musicista giapponese di fama mondiale, basti citare alcune delle colonne sonore da lui composte : L'ultimo imperatore, Tacchi a spillo ed Il te' nel deserto.
Ma Sakamoto deve principalmente la sua fama alla grande capacita' di fondere piu' generi musicali in un unico stile inconfondibile. Le collaborazioni con i maggiori musicisti contemporanei hanno reso la fama di Sakamoto senza confini. Perfino la Nokia si e' avvalsa dell'estro di Sakamoto per le suonerie del Nokia 8800.
So che con le parole non vi conquistero' tanto quanto lasciandovi ascoltare "RAIN"!
Toy Story 3
Quante lacrime ho versato
oggi con i miei figli a vedere Toy Story 3. Dietro
quegli occhialoni per il 3D gli occhi si riempivano
di lacrime, che poi scendevano calde e veloci sulle
guance che a malapena riuscivo a controllare
tamponandole con i palmi delle mani.
Ma cominciamo con ordine. Destinazione Roppongi
Hills. Una botta di citta' ai bambini bisogna
concederla di tanto in tanto. Non dovranno certo
pensare che Tokyo sia solo il nostro quartiere, dove
tutti sono un po' piu' di zampa-gialla, si'
insomma...ruspanti!
Biglietti prenotati via internet e stampati alla
velocita' della luce dalla apposita macchinettina
messa a disposizione all'ingresso del cinema. Ultima
fila, rigorosamente. Dopo il senso di nausea avuto a
vedere Avatar in 4 fila, i 3D o in un'ultima film o
niente.
La sala di proiezione non e' un granche' ...un po'
come vanno di moda oggi, piccole ed incluse in un
complesso cinematografico piu' ampio. Ci siamo presi
qualcosa da bere e qualche caramella, specialmente
per Marco, che da quando ha smesso di fumare, ne
mangera' 600 al giorno. Si insomma, ancora il
sollievo economico dato dal non-acquisto di sigarette
non si fa sentire sul nostro budget!
Siamo fra i primi ad entrare. La sala consta di 12
file, ognuna delle quali di 15 poltrone, per un
totale di 180 persone, se completo. Eravamo al
completo. 180 persone di cui 15 bambini (3 nostri),
ed le restanti 165, UDITE UDITE: adulti fra i 30 ed i
40 anni, specialmente donne sole o coppie senza
figli. Ma mi sono persa qualcosa ? Era Toy Story o
Love Story dove i 15 bambini c'erano finiti per
sbaglio, perche' nessuno aveva la baby-sitter a
disposizione? No, perche' Toy Story e' un film per
bambini, vero? Li ho portati nella sala giusta, vero
?
Ed allora qualcuno mi spiega per favore perche' allo
spettacolo delle 15:15, nemmeno il 10% degli
spettatori era di eta' inferiore ai 12 anni? Forse
per lo stesso motivo per cui a Tokyo Disneyland i 3/4
dei clienti hanno la patente ed i 7/8 sono di sesso
femminile? Forse per lo stesso motivo per cui
Kiddyland e Disneystore sono meta di trentenni in
cerca dell'elisir di lungavita?
Se e' cosi', sappiate che domani corro subito a
comprarmi Jessy e Bullseye e ci gioco tutto il giorno
sugli scalini davanti casa, alla faccia delle zanzare
agguerritissime, perche' a dispetto di qualche
pinzatura, magari mi spariscono 7 od 8 rughe intorno
agli occhi. Volete mettere?
Notizie
Cappelli
La prima volta che ho
visto un "cappello" cosi' lo indossava Yoko Ono.
Calato ben bene sul uno dei volti "piu' odiati" dagli
amanti dei Beatles e non solo.
Nelle mia ingenuita' -ero appena diventata una
teen-ager-, pensai che fosse il vezzo di una donna
artistoide, catapultata in un mondo non suo,
l'America, e pure diventata vedova anzi tempo.
Mai convinzione fu piu' sbagliata, o almeno al tempo
che fu avra' avuto anche un'idea di veridicita', ma
adesso - diciamolo pure - dopo decenni si e'
trasformata in una moda vera e propria. Almeno a
Tokyo.
Ecco infatti, che tutte le donne giapponesi, in eta'
da menopausa, invece di tingersi i capelli di rosso
come le italiane, vanno in giro per la citta' con
questi alquanto improbabili parasole. La visiera
solitamente non e' cosi' cangiante, ma e' di un nero
impenetrabile, e se la calano sul viso fino al mento,
cosi' da non poter scorgere nemmeno un millimetro
quadrato della loro pelle.
Finche' sono fuori, e c'e' anche la sola minima idea
di sole in cielo, il parasole e' d'obbligo: dentro al
supermercato cosi' come alla posta, agli ATM cosi
come al video noleggio. Insomma un vero must insieme
agli immancabili guantini.
Sono ormai lontani i bei tempi in cui le giapponesi,
che sapevano ancora d'oriente e non di
globalizzazione, con i loro kimono e zoccoli, si
riparavano dal sole con gli ombrellini di carta di
riso!
Vicini
Il nostro compound - il
proprietario l'ha chiamato cosi' anche se sono solo 2
le case che lo compongono- si trova in una via
tranquilla accanto ad una vegetazione selvaggia dove
crescono bambu, aceri e verdura varia a far da
corollario ad un laghetto pieno zeppo di zanzare
agguerritissime. Di disinfestazione manco si parla,
cosi' in estate viviamo sigillati in casa, cercando
di aprire porte e finestre il meno possibile.
Noi ed i nostri vicini. Lui e' tedesco, lei
giapponese, con due gran bei figlioli maschi,
convinti che il loro sangue tedesco li portera' ad
essere dei gran campioni di calcio.
Gia' l'"asse" del compound: Italia-Giappone-Germania
fa paura, cosi', per memoria storica, anche se poi
scoprirete perche' anche a distanza di 70 anni, in
quella guerra noi con quell'asse proprio non
c'azzeccavamo!
Cosi' l'altra mattina, mentre Vittoria era appena
uscita di casa per il suo primo giorno di scuola,
sento suonare il campanello. Guardo il monitor e ...
il nostro vicino -tedesco-, gia' lavato, sbarbato, e
vestito di tutto punto -nonostante il 98% d'umidita'-
pronto per intavolarci una bella conversazione.
Io con una bella camicia da notte con delle
biciclette celesti e rosa, Marco in maglietta e
mutande, i bambini, solo in mutande, a fare
colazione.
Mi sento colta di sorpresa...perche' mai a quell'ora
della mattina?
E che, mica sono italiani! a quell'ora sono gia'
tutti belli efficienti, guai perdere un momento, la
produttivita' ed il risultato sono la prima cosa.
Relax? cos'e' relax? Forza... forza....chi si ferma
e' perduto! Cosi' lo faccio entrare, -scusandomi
dell'abbigliamento, ed anche dell'acconciatura - lo
faccio accomodare sul divano ed ecco che 2 minuti
dopo arriva anche Yoko. Marco corre su a mettersi un
bel paio di pantaloncini, cosi' giusto per coprirsi
meglio "la merenda"!
Premesso che io adoro la Germania, tutto quello che
e' tedesco, dalla letteratura alla meccanica, ma
quell'uomo (e quella donna) ci hanno stravolto la
mattinata con quei ritmi da esercito: entrambi pronti
sugli attenti, con unghie pulite, capelli in ordine e
scarpe lucide! Oh mamma mia!!!!
Ecco, pensate a quando Hitler chiamava Mussolini alle
6 del mattino e quello era invece ancora a letto,
magari con una delle sue amanti!!! Ma avra' pensato,
ma speriamo che i partigiani prendano il potere ???
Secondo me, piu' di una volta!!!!
Ma torniamo ai nostri vicini, pronti nella loro
missione: scoprire se il servizio lavanderia porta a
porta e' valido o no!!!!!!! Certo, proprio una
questione di vita o di morte! Ma anche dopo aver
definito che la lavanderia val bene i suoi soldi, non
se ne volevano andare. Ci intrattenevano con un tono
monocorde, noi invece che avremmo dovuto tuffarci in
una tinozza di caffe' per sostenere il ritmo di
quella conversazione. La moglie ogni tanto concludeva
le frasi del marito con dei bei: Neeeeeeeeeeeeeeeee,
deshooooooooooooo, so desuneeeeeeeeeeeeeeeee!
Marco ha cosi' cercato di prendere in mano la
situazione, parlando di conoscenze comuni. Bella idea
davvero. Quella conoscenza comune e' passata a
miglior vita 15 giorni fa! Ecco dalla padella nella
brace. Il nostro vicino oltre il tono monocorde, ha
messo su anche la faccia triste di circostanza
funebre, tanto per renderci ancora piu' difficile la
mattinata. Prima di tagliami le vene ho pensato bene
di portare l'argomento sulle vacanze. Bella mossa,
davvero. La moglie, da brava esecutrice giapponese e'
scattata fuori di casa per andare a prenderci i
depliants dell'agriturismo dove erano stati. Per
l'appunto in Toscana, a Castellina in Chianti!! E
cosi' ci hanno raccontato tutto il percorso -fatto in
macchina da Zurigo- fino a li', cosa hanno visto nei
dintorni e quali vini hanno bevuto.
Neeeeeeeeeeeeeeeeeee.
Io era gia' pronta con laccio emostatico e siringa,
quando Marco ha detto: "scusatemi, ma devo andare in
ufficio. Fra 1 ora ho un appuntamento importante".
Cosi' si sono alzati, con la promessa che ci faremo
una cena insieme, magari mit Frau und Herr Bussi???
Ecco, si' magari con loro .... che anche se sono
torinesi, e non e' che abbiano tutto questo spirito
(scherzo!!! lo sapete che vi adoro!!!!! ma ci stava
bene come conclusione), sono meglio della
combinazione nippo-tedesca!
Neeeeeeeeeeeeeeeeee!
Samba Festival
Come ogni anno anche
quest'anno ad Asakusa si e' svolto il Festival della
Samba.
Coloratissima ragazze si sono avvicendate per le
strade conquistando l'attenzione di ignari passanti e
spettatori -venuti proprio per vedere il festival-
che hanno invece aspettato ore per avere un posto in
prima fila. Il festival attira sempre tanta gente,
che sfida il caldo (quest'estate e' la piu' calda
degli ultimi 50 anni, secondo i metereologi) e
l'umidita' per fare un tuffo in Brasile, quando la
crisi -che attanaglia anche il Giappone- non rende
possibile viaggiare, come si vorrebbe.
Capisco la comunita' brasiliana -piuttosto numerosa
qui in Giappone- che cerca di ritrovare "casa" con
quello che e' il ballo piu' rappresentativo. Del
resto i paesi sono cosi' diametralmente opposti che
e' impossibile non pensare che i brasiliani non
soffrano di saudade, anche se sono qui da piu' di una
generazione.
Le ballerine giapponesi sopperiscono con la tecnica a
quello che la natura non ha fornito loro sia
fisicamente, sia "artisticamente". Ma pazienza, lo
spettacolo merita di essere visto, almeno una volta!
Ed e' proprio di ieri sera la "diatriba" di due
signori sulle donne piu' sensuali del mondo, secondo
uno sono le russe (incluse le ukraine, estoni,
lettoni -un nome una garanzia!!!!-), per l'altro le
sudamericane, anche se poi adora lo "stile"
germanico: alto, biondo e con gli occhi chiari.
Io tifo per le latine/latino-americane...che ci
volete fare, sara' campanilismo?
Pena di Morte
Per la prima volta nella
storia del Giappone, la stanza delle esecuzioni
capitali -per impiccagione- e' stata aperta alla
stampa per volere del Ministro di Giustizia Keiko
Chiba. L'intento del Ministro e' quello di
sensibilizzare l'opinione pubblica a discutere sulla
pena di morte.
Nonostante Chiba abbia sempre combattuto contro la
pena capitale, lo scorso luglio ha autorizzato (alla
faccia della coerenza con i propri principi)
l'esecuzione di 2 detenuti.
Ai detenuti viene notificatao la loro sorte soltanto
la mattina del giorno dell'impiccagione e qualche ora
dopo il loro destino e' segnato. Per sempre.
La prassi di notifica prevede che prima venga loro
offerta la possibilita' di pregare nella cappella,
dove quasi tutte le confessioni sono rappresentate,
di consumare del te' frutta e dolci. Poi ancora
ammanettati vengono condotti nella stanza
dell'impiccagione che e' separata dalla "corda" solo
da una tenda.
A quel punto la comunicazione, e la rimozione della
tenda.
Il loro destino e' chiaro e nessuna sentenza
d'appello ha il potere di tornare indietro.
Viene quindi elargita loro la possibilita' di
confessione o di pentimento per qualche minuto con il
cappellano, prima di affrontare quello che sara' il
loro ultimo "atto" terreno.
Cinque minuti dopo la verifica dell'avvenuta morte,
il corpo viene messo in una bara a disposizione,
eventuale, della famiglia che viene informata ad
esecuzione avvenuta.
Tokyesi e Pisani : una sola razza

La popolazione dell'area
metropolitana di Tokyo conta circa 30 milioni di
abitanti, la meta' della popolazione italiana vive
quindi un questa citta' che e' la piu' popolata al
mondo. Come e' facile capire, e' pressoche'
impossibile generalizzare su un numero cosi' vasto di
persone, contando specialmente sul fatto che molti a
Tokyo si sono trasferiti per motivi di lavoro e
quindi non possono conoscere tutto della citta'. Per
questo e' sempre preferibile non fermare mai qualcuno
per la strada per chiedere informazioni, primo
perche' se l'interrogato non ha la piu' pallida idea
di dove si trovi un posto, si imbarazza moltissimo,
secondo perche' se lo sai, ha paura di sbagliare e
quasi sicuramente optera' per non aiutarvi.
Cosi' oggi che avevo bisogno di un'informazione ho
chiesto ad una signora che usciva di casa,
sincerandomi cosi' che essendo proprio del luogo,
sapesse darmi una dritta.
Con il mio miglior sorriso, mi sono avvicinata e le
ho chiesto se sapeva dove fosse l'ufficio postale. Mi
guarda e: "perche' lo vuoi sapere?" Ma che te frega
penso io, ho bisogno dell'ufficio postale, non della
sala di rianimazione. Ho bisogno di una cosa di cui
mediamente tutti hanno bisogno quotidianamente, e che
sei come quei pisani di campagna che ogni volta che
fermavamo qualcuno per sapere dove fosse una stazioni
di rifornimento, ci rispondevano " E indo' devi
anda'? " "Indo' devo anda'? - dove mi pare rispose
Marco spazientito"ma e un vo da nessuna parte se un
fo benzina!!!"
Ma la signora era anzianotta e mancarle di rispetto
con una battuta ironica alla toscana, tradotta in un
giapponese maccheronico, non avrebbe sortito nessuno
effetto ed allora ho preferito un semplice:"Lo vorrei
sapere perche' dovrei andare a pagare un bollettino
postale" "Ah allora sempre dritto, poi alla seconda
giri a destra dopo il Lawson c'e' la posta". "Ah,
Arigatou".
Peccato che fosse la terza e poi a destra, ma del
resto che cosa ci si puo' aspettare dai pisani del
SOL LEVANTE?
Riposino pomeridiano
Oggi ho fatto un giro per
Shibuya, non che sia il mio quartiere preferito, ma
per vedere il meglio di "flora&fauna" non c'e'
altro luogo al mondo. Come potete vedere dalla S
sulla sedia dove sta comodamente accasciato il
ragazzo, mi sono fermata da Segafredo, fosse solo per
una boccata d'aria.
La stessa cosa deve aver pensato il mio
"dirimpettaio". Dopo aver ordinato un panino, ed
essersi accomodato piu' o meno "comodamente" ha
pensato bene di schiacciare un pisolino. Passano 10
minuti, 20, mezz'ora e il ragazzo non si e' mai mosso
da cosi', solo il respiro si e' fatto piu' lento ed
un tantinello rumoroso, assomigliando sempre piu' ad
un rantolo.
Il ragazzo immortalato non e' l'unico caso isolato,
ma e' costume addormentarsi in bar e caffe' per
recuperare quel sonno perso la notte, o quella botta
di calore data dalla stagione (anche se e' inverno
pieno) senza che nessuno dica loro nulla, anzi dando
loro tutta la liberta' di passare delle ore a
tavolino con una consumazione minima!
Primo Ministro

6 Primo Ministri si sono succeduti negli ultimi 5
anni sulla poltrona piu' alta della Dieta Giapponese.
La politica giapponese non se la passa meglio di
quella italiana, neanche per eta', tutti da pensione.
Il successore di Hatoyama, scaricato per la questione
di Okinawa, e' Naoto Kan (l'ultimo nel riquadro a
destra). Pare che il futuro di Kan pero' non stia
nell'isola tropicale del Giappone, ma nelle ex
province rurali che nel frattempo sono diventate dei
ricchi distretti industriali e sono "ovviamente"
preoccupate per la fine dei sussidi e
dell'assistenzialismo statale.
Vi riporto qui di seguito un articolo di Pio
d'Emilia, che vi da' un'idea della situazione
politico-economica del Paese del Sol Levante.
Quote
"
L’onorevole Borghezio la chiamerebbe “Padania
Gialla”. Il “nord-est” giapponese esclude il nord
(che equivale, per abbandono e divario
socio-economico, al nostro sud) ma abbraccia buona
parte della costa orientale, quella che si affaccia
sul Mar del Giappone e che ha segnato, nel bene e nel
male, la “storia” del Giappone moderno. Dalla storica
battaglia di Tsushima, nel 1905, quando il Giappone,
appena uscito dal Medio Evo (durato sino a
quarant’anni prima, con l’apertura forzata del paese
minacciato dai cannoni del commodoro Perry), diede
una sonora lezione alla Russia degli Zar, a
Kaku-chan (Kakun-ciello) come qui ancora
chiamano Kakuei Tanaka, il premier più corrotto,
astuto e popolare del dopoguerra. I suoi metodi per
così dire “spicci” (“il rispetto si conquista, i voti
si comprano”, era uno dei suoi slogan), ma efficaci,
portarono in pochi anni in una delle zone più
povere e sottosviluppate l’alta velocità,
due autostrade, 13 centrali nucleari (che
producono il 25% del totale nazionale) e miliardi di
finanziamenti, aiuti e sussidi vari al minuscolo, ma
politicamente rilevante grazie ad un perverso (ma
apparentemente intoccabile, sistema elettorale)
settore agricolo. Purtroppo per lui, Tanaka,
nonostante le umili origini (abbandonò gli studi a 15
anni, per rilevare l’azienda del padre fallito)
pensava in grande. Le sue idee misero in tale
agitazione gli Stati Uniti che dopo un paio di
“strappi” (tra i quali quello di “aprire” alla Cina
sei mesi prima di Kissinger e Nixon) atterrarono
nelle redazioni dei giornali giapponesi i documenti
“segreti” dell’affaire Lockeed, con il nome di Tanaka
ben evidenziato.
Kaku-chan se ne fece
una ragione e, dimessosi dal partito e affrontato
spavaldamente il processo (compresi alcuni giorni di
carcere) senza accampare “impedimenti” vari, si
ritirò “a vita privata”. Si fa per dire, perché oltre
a togliersi subito la soddisfazione di riconquistare
un seggio come indipendente nel proporzionale
(conservandolo fino alla morte) e piazzare la
figlia Makiko (ora passata al partito
democratico) nel suo vecchio,
blindatissimo collegio di Niigata, Tanaka è rimasto
fino alla morte, avvenuta nel 1993, ed è
tutt’ora, il punto di riferimento, quanto meno
locale, della Balena Gialla, il vecchio,
onnipotente e oramai pressoché estinto partito
liberaldemocratico, la DC
giapponese.
Fa impressione tornare
qui dopo pochi anni - l’ultima volta fu nel 2004, per
il terremoto, ricordo come la gente ignorasse
ostentatamente Koizumi, premier in carica arrivato in
elicottero e mocassini, e portasse invece in
trionfo Makiko, la figlia di Tanaka, arrivata alla
guida della sua jeep personale e con tanto di
stivaloni e piccozza - al seguito di un
premier meno popolare (per ora) e, (speriamo)
decisamente meno corrotto. Come il giovane, (e
dunque poco rispettato) Sadakazu Tanigaki,
curatore fallimentare di ciò che resta del PLD, anche
Naoto Kan, neo premier “ulivista” (ma senza alcuna
apertura al PC locale, che del resto è fermo alla IV
internazionale) comprende l’importanza, probabilmente
determinante, della “provincia” e del cosiddetto voto
“rurale” rispetto alle metropoli. Nel complicato e un
po’ astruso sistema elettorale giapponese (che
assomiglia molto al nostro vecchio “mattarellum” per
quanto riguarda il mix di uninominale e
proporzionale, ma dove i voti hanno un “peso” diverso
a seconda che vengano espressi nei collegi rurali o
nelle grandi città) il voto delle “campagne” è
decisivo, e per vincere le elezioni,
soprattutto nei collegi uninominali, l’appoggio delle
potenti cooperative agricole è importante come (era)
quello dei sindacati nelle grandi
città.
Il problema è che anche le
cooperative non ci sono più. E se ci sono, ci spiega
Tomotsugu Kitajima, 59 anni, presidente della
Noseiren (la Coldiretti locale), non contano più
granchè. “In altri tempi i leader politici,
soprattutto un premier in carica, sarebbe stato
accolto da migliaia di persone – spiega Kitajima, che
ha tutta l’aria di non aver mai toccato una vanga e
non vede l’ora di andarsene a giocare a golf – oggi
ho dovuto sudare le sette camicie per convincere un
po’ di gente a venire davanti alla stazione”. In
altri, neanche troppo lontani, tempi, Kitajima non
starebbe scalpitando per andare a giocare a golf. A
pochi giorni dalle elezioni, sarebbe impegnato nel
forsennato porta a porta che la legge ancora consente
o nel bailamme di telefonate – anch’esse consentite –
a tutti i capofamiglia dei vari villaggi, per
ricordargli di andare a votare e di votare per il
candidato prescelto. Ma stavolta è
diverso. Per la prima volta dal dopoguerra, la
potente Noseiren non ha un candidato ufficiale.
Troppo tardi e insensato per sostenere quello
della Balena Gialla oramai boccheggiante, troppo
presto e rischioso per appoggiare quello, giovane e
sconosciuto, proposto dal partito democratico.
Libertà di voto, dunque. E che c’è di male?
“Tutto - spiega Kitajima, che sembra più
interessato a parlare con un giornalista straniero
che ad ascoltare il discorso di Kan, che considera un
politico di “passaggio”, altro che Kaku-chan – perché
è l’intero sistema ad essere saltato. Se il PD, come
sembra, ci toglie gli incentivi, quei
pochi che ancora coltivano la terra, sia pure
part time, smettono del tutto. E poi sì che finiamo,
dopo essere stati servi degli USA, dritti nelle mani
della Cina”. Molto chiaro. Anche se infondato, visto
che nel suo “manifesto”, come il PD chiama
oramai da anni il suo programma elettorale, si
confermano sussidi e perfino “integrazioni di
reddito” per i contadini colpiti dalla crisi. Due
miliardi di dollari a fondo perduto che il partito
democratico ha stanziato per ingraziarsi le campagne
e che il PLD accusa di rappresentare il vero volto
neo-assistenzialista del governo, proprio ora che la
Balena Gialla aveva scoperto il fascino del rigore
fiscale e del governo magro. Ma tant’è, i media
battono la grancassa e le province si agitano. Lo
scenario di Fukui si estende a livello nazionale, con
le 123 , un tempo potentissime, federazioni locali
della Coldiretti nella stessa situazione di sospetto
e furore. Libertà di voto. E dunque instabilità
garantita. Uno scenario “italiano” che oramai sta
diventando un’amara realtà per un paese che ha
aspettato quasi sessant’anni per realizzare
l’alternativa di governo, ma che negli ultimi 5 anni
ha nominato, e “sepolto”, per fortuna solo
metaforicamente, 6 premier. L’Italia è
una dittatura, al confronto.
Anche l’attuale premier,
Naoto Kan, amico personale di Prodi e come Tanaka
“figlio del popolo” (anche se è “almeno” è laureato,
in ingegneria, sia pure in una università minore ),
rischia grosso. Nonostante il suo indice di
gradimento fosse, appena ereditati governo e partito
dall’ex premier Hatoyama, costretto a dimettersi dopo
il voltafaccia su Okinawa e le basi Usa, molto alto
(quasi il 70%), nelle ultime settimane e soprattutto
giorni la sua popolarità è in picchiata. Ieri, gli
ultimi sondaggi lo davano al 45%, ancora
decisamente superiore al rivale Tanigaki (18%), ma
anche se il suo carisma personale sembra tenere (è
uno dei pochi che sa parlare in pubblico e che riesce
a catturare l’attenzione delle gente) le sue ultime
uscite non sono state tra le più fortunate. Qualcuno,
anzi, dice che sono state un micidiale
autogol.
Parliamo dell’IVA, la
“famigerata”, per i giapponesi, imposta sui
consumi. Paese strano, il Giappone. Deficit
pubblico tra i più alti al mondo (sfiora il 200% del
PIL), una serie di “bombe” ad orologeria innescate
(buco pensionistico, invecchiamento della
società, disoccupazione e precarizzazione del
lavoro ) di cui nessuno sembra farsi davvero e
urgentemente carico e poi se qualcuno, come l’attuale
premier, propone “di cominciare a discutere un
possibile aumento della tassa sui
consumi”(attualmente al 5%) rischia il linciaggio.
Intendiamoci, i grandi cartelli industriali e i
grandi media (che poi sono la stessa cosa) hanno una
buona dose di responsabilità. A loro questo premier
“incontrollabile”, che da giovane occupava le
università e partecipava ai cortei e che parla di
“crescita socialmente sostenibile”, di “stato sociale
e, udite udite, “politica dei redditi”, non piace. E
da quando è stato eletto non fanno altro che dargli
addosso. La storia dell’Iva è tipica. Kan non ha mai,
anzi ha ripetutamente detto il contrario, affermato
di voler aumentarla subito. L’IVA, ha detto, è
uno degli strumenti per ripianare il deficit senza
aumentare le emissioni di nuovi titoli, evitando
quello che, lo ha detto ieri a chiusura della
campagna elettorale, i “grandi” gli hanno fatto
capire nel corso del’ultimo G8 a Toronto. E cioè che
il Giappone diventi, con conseguenze ben più
drammatiche per l’economia del mondo, una nuova
Grecia. Per questo, dice Kan, occorre iniziare un
serio dibattito e valutare se, come e di quanto
aumentare l’imposta più odiata dai giapponesi.
Purtroppo i media hanno manipolato la questione e i
giapponesi, l’abbiamo verificato di persona in
occasioni dei (pochi) comizi, è furibonda e pronta,
nel segreto dell’urna, a “farla pagare a quel
cretino”, come ci ha detto ieri sera un vecchio,
incazzatissimo commerciante che ha sempre votato per
il PD e che quest’anno, nella migliore delle ipotesi,
si astiene.
Che l’IVA porti male, ai
politici, è un fatto. Il primo a proporla fu, nel
1979, Masayoshi Ohira. Era talmente sicuro di sé che
sciolse il parlamento per avere un forte mandato
popolare. Il risultato fu che la Balena Gialla subì
la prima seria sconfitta del dopoguerra e restò al
potere solo grazie al voto dei cosiddetti
“indipendenti” (tra i quali, guarda caso, il buon
Tanaka…). Ohira non si rimise mai dal colpo e, poco
dopo un comizio, fece un infarto, morendo dopo
pochi giorni. Ci vollero quasi 10 anni prima
che Noboru Takeshita, altro “protegè” di Tanaka
riuscisse a fare approvare il primo progetto di
legge in materia, fissando l’IVA al 3%. La legge
venne approvata il primo aprile 1989, ma
Takeshita, travolto da una serie di scandali e dal
crollo della popolarità, si dimise dopo un mese. Ogni
tentativo di aumentare la tassa ha finito per
“scottare” i premier che lo proponevano, dal
“samurai” Morihito Hosokawa a Ryutaro Hashimoto, che
nel 1997, su consiglio di Ichiro Ozawa, altro degno
seguace di Kakuei Tanaka, (di cui, negli anni ’70,
era stato segretario personale) la portò al 7%. Ma
Ozawa, che con il suo partito “arcobaleno”
nazionalbuddista (il Shinshinto) lo aveva inzialmente
appoggiato, sperando di succedergli, fu
duramemte punito dagli elettori. Furibondo, Ozawa
sciolse il Shinshinto, costrinse Hashimoto alle
dimissioni e cominciò a fare la corte a Kan e
Hatoyama, che all’epoca co-gestivano il partito
democratico, fino al punto di diventarne il
presidente e portarlo, con guida a dir poco
(eticamente) spericolata, al
potere.
C’è chi sostiene che
dietro la proposta di ritoccare l’IVA, proposta che
Kan “difende” citando regolarmente l’Italia (“da anni
è al 19% e non mi sembra che gli italiani stiano
molto peggio di noi”) ci sia l’ultimo
(speriamo) guizzo di Ozawa, costretto a dimettersi
dalla presidenza del partito poco prima del trionfo
elettorale dell’anno scorso, a causa di una serie di
inchieste giudiziarie. Corre voce che sia stato
proprio lui a suggerire a Kan di uscire allo
scoperto, mostrando coraggio e potere di inziativa ad
un elettorato in cerca di una vera leadership, oramai
da troppo tempo mancante. E Kan avrebbe “abboccato”,
costruendosi la fossa e riaprendo la strada allo
stesso Ozawa, che ha già fatto capire di essere
pronto, il prossimo settembre, in occasione del
congresso, a “sacrificarsi” di nuovo per il partito,
nel caso ve ne fosse bisogno.
Speriamo di no. Perché
aldilà del risultato di domani – tutt’altro che
scontato, visto che il 20% degli elettori si dichiara
ancora indeciso e che anche la perdita della
maggioranza alla Camera Alta non dovrebbe produrre
immediati effetti sulla tenuta del governo – sarebbe
davvero un peccato che la politica giapponese,
diventata di nuovo interessante e con nuovi
protagonisti, assistesse all’ennesima
resurrezione della Balena Gialla e del suo
spericolato, quanto astuto, manovratore, Ichiro
Ozawa.
Il rischio, ahimè,
c’è. E lo si percepiva chiaramente, ieri, seguendo i
sempre più patetici comizi dei candidati per le
strade infuocate e brulicanti – ma di gente
disinteressata e spesso infastidita dalla cacofonia
elettorale - di Tokyo. Politici che parlano al
vento, nessuno che si ferma non dico per ascoltare,
ma nemmeno per accettare un volantino. La percentuale
di indifferenza (e insofferenza), tra i giovani, è
pressoché totale. I pochi che si fermano sono
donne e vecchietti. Spariti (tranne che nel PC, che
dovrà accontentarsi di mantenere gi attuali 4 seggi)
i “militanti”. A megafonare e volantinare ci sono
solo “volontari” in affitto, regolarmente (si
fa per dire) pagati. Un tanto (10 euro) l’ora,
cestino per il pranzo e rimborso delle spese di
trasporto. Ho chiesto ad una ragazza di che partito
fosse la tipa sul palco, di cui stava distribuendo i
volantini. “Boh, non so. Mi sembra del Pd”, mentre
sul volantino che stava distribuendo c’era
chiaramente il simbolo del “Mina no to”, il “partito
de noantri”, ennesimo cespuglio nato dai resti della
Balena Gialla. Contrariamente all’anno
scorso, quando avevamo percepito un netto aumento di
interesse per la politica e l’annunciata
“alternativa”, tutto sembra tornato come prima.
Comizi brevi, assordanti e deserti, condotti in
condizioni assurde (in Giappone è vietato bloccare il
traffico per qualsivoglia motivo, per cui cortei e
comizi si tengono nel pieno rispetto dei semafori e
con gli oratori costretti ad utilizzare volumi
assurdi per superare il rumore del traffico). Ha
fatto bene Kan, che ha snobbato Tokyo e ha
preferito chiudere la campagna elettorale a
Kichijoji, un piccolo comune della periferia, da
sempre guidato da un’amministrazione progressista.
“Vorrei cambiare questo paese, renderlo più vivibile
e simpatico – ha urlato da un camioncino
scelleratamente piazzato al centro di una
trafficatissima rotatoria – ma se non ce la
dovessi fare me ne torno qui, sicuro del vostro
affetto”. Fa un po’ pena, Naoto Kan. E’ al
potere da appena un mese. Ma sembra già stanco."
Unquote
Le scommesse del sumo
Sumo per i giapponesi e'
molto di piu' di uno sport nazionale, e' una
religione, un orgoglio nazionale, una filosofia di
vita. I lottatori di sumo sono dei veri "puponi",
eroi nazionali che niente e nessuno puo' scalfire.
ops a meno che non arrivi la yakuza. e con questa
le droghe, le violenze le frequentazioni poco
raccomandabili. E cosi' i giapponesi si sono dovuti
ricredere sulla loro integerrima reputazione perche'
i lottatori di sumo si sono dati alle scommesse. Ma
non hanno mai scommesso su di loro, manipolando i
loro incontri, ma su incontri di baseball o corse di
cavalli. Il problema e' che le scommesse sono
illegali (come la prostituzione), ma sono cosi ben
sostenute dalla yakuza, che tiene in piedi il circolo
malavitoso in modo cosi "esemplare" ed "educato" che
la polizia chiude non solo un occhio, ma entrambi.
Ben 65 membri dell'Associazione hanno ammesso di
essere coinvolti nello scandalo. Tra questi, nella
lista nera, compare il nominativo del numero due
della graduatoria dei lottatori, Keiji Tamiya, in
arte Kotomitsuki. I suoi ricattatori avevano avanzato
la richiesta di circa 25mila euro in cambio del
silenzio assoluto sui suoi vizi del gioco e delle
scommesse. Il lottatore, spaventato, si è
rivolto alla polizia, uscendo così allo scoperto. E
denunciando anche un'ulteriore estorsione, pari ad
800mila euro!!
Cosi' la gente si e' sentita tradita dai propri eroi,
anche se aveva ormai "digerito" il fatto che fossero
piu' stranieri che giapponesi i lottatori in campo.
Quanto mangiano i Giapponesi??

In tutto il nostro vagare
esitivo in Italia abbiamo fatto anche tappa per 2
giorni a casa di Elio (per chi non conoscesse Elio vi
suggerisco http://www.elio.co.jp/en/eCuisine.htm) a
Cetraro in provincia di Cosenza.
Come nella migliore tradizione meridionale e quindi
anche calabrese, la gente ti mette in testa la casa
pur di farti sentire a tuo agio, e tutta la
tradizione culinaria regionale pur di farti
"scoppiare".
Cosi' abbiamo iniziato la nostra-abbuffata-24ore
provando di tutto: dalle mitiche petticelle* di zia
Anita, a patate e peperoni, dal capretto ai funghi
silani, dal bufalo al bisonte passando per le olive
schiacciate ad ettolitri di vino. Quando questo
sembrava poco, Elio subito pensava a come riempire
gli eventuali millimetri di spazio lasciati liberi
nello stomaco. Ed eccoci subito a mangiare cornetti
caldi ripieni di cioccolata e nocciola alle una di
notte....tutti stravolti e svogliati.
No. Non e' esattamente vero. Tutti svogliati meno
l'equipe giapponese di Elio, piu' un altro giapponese
lungagnone piuttosto silenzioso, da noi (ops da
Marco) ribattezzato pennellone. Quanto hanno mangiato
questi ragazzi e ragazze iddio solo lo sa, avevano
sempre la ganascia in movimento e mentre noi altri ci
fermavamo, loro ricominciavano con quello che era
avanzato dalla portata precedente.
Ma si puo' -dico io- mangiare cosi' tanto, se quando
pranzano a casa loro con uno striminzito onigiri sono
piu' che soddisfatti? Si saranno sentiti costretti
dalla proverbiale insistenza calabrese?
uhm.....dubito!
A colazione si sono presentati piu' di una volta con
dei pomodori (pomodori veri, rossi e polposi) in mano
raccolti li' per li' dalla pianta nell'orto e le
ragazze li assaporavano emettendo mugolii quasi da
orgasmo (peccato che i loro -orgasmi intendo- suonino
piu' come gemiti di dolore che di piacere, bah!).
Cosi' davanti a tutto quel ben di dio, mangiavano e
bevevano a quattro palmenti, tanto che la signora
Carmela la mattina che ci siamo accomiatati ci ha
offerto petticelle e fiori di zucca fritti dicendoci
:"tanto i giapponesi a colazioni mangiano proprio di
tutto!".
A colazione e basta? beh, io direi che non si tirano
indietro proprio a nulla, mai!!!
* per chi non sapesse cosa
sono le petticelle sono delle polpette a base di
melanzana... il nome deriva dall'arabo "pitta" che
vuol dire "rigirare fra le mani"... cosi' ce l'hanno
venduta a nostra somma incredulita' (altre opzioni
gradite).
Sul Freccia Rossa

Ed eccoci di ritorno, nel
caldo umido del Giappone ... l'estate qua toglie
proprio il respiro e la luce che alle 7 di sera se
n'e' gia' andata mette proprio tristezza.
Abbiamo girato un po' per l'Italia utilizzando lo
Shinkansen locale: Freccia Rossa o Argento, proprio
un'esperienza che non ha nulla da invidiare al piu'
conosciuto treno giapponese. Puntuale, pulito con
ottimi servizi a bordo, belle poltrone ed un silenzio
insolito per l'Italia chiaccherona. Anche i cellulari
tenuti a bada da vibratori efficaci, specialmente se
seduti comodamente a leggere un libro o un giornale,
sono stati una bella sorpresa; mi ricordavo un'Italia
piu' "ostentatrice" nello squillo selvaggio.
Il 4 d'Agosto ci accomodiamo cosi' nelle nostre
poltroncine sulla linea che porta a Napoli, imbarco
ovviamente a Firenze Santa Maria Novella. Un
gruppetto di giapponesi sulla mezza eta' (piu' o meno
come la nostra, sob sob), salgono proprio dietro di
noi. Il treno parte, ci viene annunciato che tre ore
dopo saremo arrivati a Napoli.
I giapponesi dietro di noi cominciano a sgranocchiare
sacchettate di roba (-troiai -si dice a Firenze):
patatine, fonzies, noccioline e chi piu' ne ha piu'
ne metta, ed ad intrattenersi allegramente con un bel
tono di voce sostenuto. Tutti gli sguardi dei
passeggeri verso di loro: ebbene si', stanno
disturbando, anche i giapponesi disturbano!!! Marco
mi guarda, e rispondo allo sguardo con un ecche' ci
vuoi fare?
Ci reimmergiamo nella nostra lettura, e questi
imperterriti a voce alta continuano la loro
conversazione. Marco mi riguarda e mi fredda: ora
dico loro qualcosa! "Ma lasciali stare, che
t'importa?" "M'importa invece perche' tutti vogliono
che noi rispettiamo le loro regole, ma a casa nostra
nessuno rispetta le nostre!" Non fa una grinza,penso,
ma perdinci se s'e' incarognito..." verissimo, ma,
lasciali stare, leggi e non farci caso" aggiungo,
sperando di averlo convinto.
Cosi' il treno fila via liscio come l'olio. Passano
coi giornali, con gli snacks (di cui i giapponesi
fanno man bassa ... ma non erano loro che non amavano
le cose salate? ... il mondo va proprio
all'incontrario), passa il controllore e questi fissi
e ribaditi a starnazzare con le loro voci stridenti
.... vedo Marco seduto, no! in piedi, no! si gira e
prima ancora che io possa prendere fiato per
proferire verbo: "sumimasen, se siete tanto educati e
silenziosi sullo shinkansen in Giappone, perche'
dovete essere cosi' rumorosi e maleducati in
Italia?".
Non so se il gelo che poi e' caduto sui signori fosse
dovuto dalla parte di merda subita, o dallo stupore
di prendersela pure in giapponese, fatto sta, che
hanno abbassato la voce, ed il nostro viaggio e'
proseguito in perfetto silenzio!
Preparativi
Devo fare le valigie
...vabbeh tanto quando parto per l'Italia sono sempre
vuote, il minimo indispensabile per cambiarsi per un
paio di giorni e poi via con le spese pazze per
tutti, dalle mutande alle scarpe da inverno per la
stagione seguente.
Su 4 valigie, 2 sono completamente vuote, e 2 sono
principalmente piene di regali...pensieri. Sembro lo
Zio d'America povero quando torno a casa...fra amici
e parenti, la lista si fa lunga....ed anche le cose
da portare si ristringono sempre di piu' ogni anno
che passa. Mica si puo' sempre optare per quelle
T-shirt con i kanji, o sempre te' verde, o ginger
.... insomma poi il resto si trova ovunque...per cui
anche le idee si riducono all'osso. La
globalizzazione ha rovinato anche il gusto dei
regali!!!
Pero' sono pronta, pronta ad affrontare i furbetti
per la strada, quelli che gettano le carte per terra
(come l'anno scorso quello davanti al Vivoli con
moglie giapponese..il che' mi fece ulteriormente
innervosire!!!), quelli che imbrattano le pareti ed i
monumenti.
Ora non che il Giappone sia immune da tutto cio'...si
trovano qua' e la' carte per terra, pareti imbrattate
ed anche qualche furbetto per la strada ..... ma in
quantita' cosi' ridotta che lo apprezzi pure: ah,
finalmente qualcuno che rompe la monotonia delle
regole.
Ecco, forse pure da noi ci vorrebbe qualcuno che
rompe la monotonia delle regole al contrario:
viaggiando sulla propria corsia, non gettando carte
per terra, nemmeno quelle piccolissime dei
chewing-gums o dei pacchetti di sigarette, che sono
trasparenti.
Sarebbe un inizio.
Molti dei miei amici che vivono da troppi anni in
Giappone, e palesemente odiano l'Italia mi fanno
proprio incazzare, e potessi li lascerei senza
passaporto. Perche' non sento mai un americano
parlare male del proprio paese ?? ecco, io vorrei che
gli italiani facessero lo stesso: imparassero a
rispettare il loro paese. Perdinci!!!!
Dopo 10 mesi spesi in Giappone, io ho proprio bisogno
d'Italia, e' un bisogno fisiologico. Ho bisogno dei
colori, del paesaggio, delle passioni, delle risa,
delle voci. Dopo 2 mesi d'Italia, sono contenta di
tornare a Tokyo, ma sarei contenta di andare ovunque,
perche' l'arricchimento culturale e mentale che uno
vive e' indicibile.
Ma una cosa e' vera, una volta tagliato il cordone
ombelicale non c'e' piu' una sola "casa", ma tante
case che ti aspettano.
Rompere il silenzio
Una delle cose piu'
evidenti della cultura giapponese -viaggiando su
treni o autobus a lunghe percorrenze- e' la quasi
assoluta mancanza di comunicazione fra persone che
condividono uno stesso spazio. Ognuno pensa ai fatti
propri, ognuno dedito alle proprie cose, ognuno
chiuso nel proprio silenzio incorniciato anche da
un'immobilita' facciale straordinaria. Cosi' uno si
abitua a portarsi sempre dietro un libro, un
giornale, un qualcosa per ingannare il tempo prima
dell'arrivo a destinazione. Uno ci si abitua cosi'
tanto, che aspira a montare in treno proprio per
godere di quell'assoluta tranquillita', altrimenti
introvabile. Ovunque il silenzio e' pressoche'
rispettato, meno che dal parrucchiere. Il
parrucchiere per antonomasia deve essere il posto
dove si chiacchera, si fa gossip, si spettegola. Ed
anche se ti vedono leggere o scrivere, magari anche
qualcosa d'importante, partono per la loro tangente e
cominciano a sciorinare tutte le domande in sequenza
nemmeno fossero l'ispettore Zenigata!
Premettendo che nei negozi ognuno ha uno specifico
compito e solo quello: lo shampista, la colorista, il
taglista, e la pieghista, ognuno di loro, durante il
proprio turno attorno alla tua chioma, parte con una
serie di domande essenzialmente scollegate fra loro.
Si spazia da "uhhhhhhhhh, sei di Firenze, io non ci
sono mai andato ma sono stato a Vienna" a "tuo marito
e' cosi' kakkoiiiiiiiiiii (cool)", da " cosa ti piace
della cucina giapponese?" a " come non ti piace il
natto???? io adoro". Ma la domanda che tutti mi fanno
a fine del loro servizio e': "bevi il sake?" ....
"Beh, no. Non bevo sake, ma non bevo alcolici in
generale, ne' vino, ne' birra". Ed allora la risposta
canonica di tutti, come se l'avessero prestabilita :"
Cosa?????????
non bevi????????? io adoro il sake, lo bevo tutte le
sere....mi piace bere. E tu che sei italiana perche'
non bevi, con tutto il vino che producete?"
"Allora, tanto per cominciare io non produco nulla,
magari avessi una tenuta in Chianti che starei qui a
farmi colorare i capelli da te? Poi sono di Firenze e
non mi piace nemmeno la fiorentina al sangue ... e se
proprio devo scegliere un piatto, preferisco un
secondo ad un piatto di pasta .... allora ??? E se la
vuoi proprio tutta faccio anche a meno del
cappuccino!"
Ma si puo' rispondere cosi' a chi mostra tanta
ingenuita'? Allora sfodero il mio miglior sorriso e
"ho una malattia che non mi permette di metabolizzare
il vino e l'alcol in generale....e non posso"
Risata presumibilmente (perche' non fa' rumore)
fragorosa (perche' il corpo si agita ben bene),
"Ahhhhhhhhhhhhhhh, so des ka...kawaiiiiii so
neeeeeeeeeeeeeeeeeee"!!!!!
E siamo tutti felici, fino alla volta dopo durante la
quale, il dilemma del sake torna a farla da
principe.
Casa
Cercate casa ma non
sapete come fare a fidarvi degli architetti? Il
disegno in pianta non vi rende esattamente l'idea di
quello che sara' la vostra dimora?
Beh, in Giappone hanno la soluzione per voi.
Sulla Komazawa Dori, passato il parco di Komazawa,
c'e' un quartiere pieno di case-modello dove i
prossimi acquirenti avranno modo di rendersi conto in
prima persona di quel che sara' il loro acquisto
compresi colori, scale e pavimenti. La scelta include
circa 20 diverse tipologie di case, da quella stile
giapponese a quella piu' scandinava, da quella
tirolese a quella simil-americana. Il capitolato c'e'
e non si cambia. Che a nessuno venga in mente di
farsi piacere la casa A e di mettere parquet
piuttosto che moquette prestabilita: giammai. Nemmeno
il colore della moquette si puo' cambiare. Quello che
si vede e' esattamente la copia fedelissima, al
capello, di quello che sara' la vostra futura casa.
La famigerata inflessibilita' giapponese non da'
respiro neppure quando si tratta di fare un
investimento grande come ... una "casa"... e' proprio
il caso di dirlo.
Atmosfere da Matrimonio
Tutte le ragazze sognano
un matrimonio in un posto da sogno, con un vestito da
sogno ed una luna di miele da sogno.
Luoghi intimi, romantici che regalino per quegli
attimi irripetibili emozioni indimenticabili.
E' per questo motivo che sono aperte da ieri le
prenotazioni per sposarsi nella lobby dell'ala sud
del Terminal 1 all'aeroporto di Narita (Tokyo). La
spesa per questa atmosfera idilliaca e' di circa
400,000 Yen che l'aeroporto condivide con l'albergo
della catena Hilton a pochi metri di distanza.
I matrimoni possono essere celebrati solo nei fine
settimana e nei giorni festivi, e danno agli sposi
un'idea d'internazionalita' che non avrebbero in
nessun altro angolo del mondo.
Che dire, allora, se non AUGURI???
Erbivori
Leggo oggi su "La
Repubblica" che l'uomo giapponese sta cambiando. Cito
testualmente: " Niente a che fare con i
samurai. E nemmeno con la tendenza "impiegati
modello" delle generazioni precedenti. Ora in
Giappone i giovani uomini di tendenza sono gli
“erbivori”. In lingua nipponica si chiamano
“Soshokukei danshi “ e generalmente sono ragazzi
esili, timidi e molto calmi. Ricercano la compagnia
femminile, ma per loro il sesso non ha molta
importanza. Da qui il loro nome: erbivori, coloro che
non cercano “carne” (sesso) ma un modo di vivere più
spirituale. In cui i due sessi finiscono per essere
abbastanza simili. E infatti loro adorano fare
shopping, vestirsi con gusto e ricercatezza e adorano
passare le serate con gli amici. La vera antitesi,
rispetto al concetto di mascolinità nazionale. Una
piccola rivoluzione sociale".
Al tempo dei samurai non
so come fosse, ma per stessa ammissione delle donne
giapponesi anche over 70, l'uomo giapponese per
essere interessante non ha mai dovuto essere
"maschio", anzi piuttosto avere dei tratti somatici
che si avvicinavano piu' a quelli femminei.
Oggi come allora, pare che il sesso non sia mai stato
un pensiero fisso, e sempre stando alle confessioni
di signore giapponesi fra i 30 ed i 70 anni, a volte
passano dei mesi prima che uno dei due prenda
l'iniziativa, pur condividendo lo stesso talamo.
L'unica piccola rivoluzione sociale che vedo, quindi,
e' l'indole "nuova" di fare shopping, perche' anche
l'uomo ha preso coscienza del proprio corpo e del
proprio apparire, non lasciandolo piu' a solo ed
esclusivo appannaggio del gentil
sesso.
Norwegian Wood
La prima volta che ho
letto Norwegian Wood, meglio conosciuto in Italia
come Tokyo Blues, moooolti anni fa, ero rimasta
colpita, dai luoghi, dal modo di raccontare i
sentimenti, l'amore, la morte. Era stato un libro che
mi aveva proposto modi di percepire i sentimenti a me
sconosciuti, con un'accettazione fin troppo stoica,
senza che le
passioni prendessero mai il sopravvento. Almeno non
nel senso mediterraneo del termine.
Il romanzo e' un lungo flashback, sono ricordi che si
sgomitolano nella mente del protagonista: l'essenza
del libro e' l'essenza della vita vissuta da ragazzo
giapponese alla fine degli anni '60. Per alcuni
aspetti il libro non rispecchia la societa' moderna,
dei ventenni di oggi, ma - rileggendo il libro e
vivendo in Giappone - posso tranquillamente affermare
che molti atteggiamenti si sono proprio
cristallizzati rendendoli proprio tipici della
cultura nipponica, come un piatto di sushi.
Il motivo per cui il titolo in italiano sia stato
tradotto con tanta "liberta'" non lo so, e non me lo
riesco a spiegare. Norwegian Wood e' una canzone dei
Beatles che il protagonista Watanabe Toru ascolta
mentre arriva ad Amburgo e che da' il via -come con
effetto domino- a tutti i ricordi che hanno segnato
la sua giovinezza.
Pochi i riferimenti storici, se non i tumulti
universitari, che servono solo da riferimento
temporale. Per il resto Norwegian Wood e'
indubbiamente un romanzo d'amore, amore anche per la
morte perche' la morte e' una parte intrinseca della
vita stessa.
"Finora ho sempre pensato che avrei voluto oscillare
in eterno fra i diciassette ed i diciotto anni, ma
adesso non lo penso piu'. Ho vent'anni ormai e devo
pagare il prezzo per continuare a vivere".
Ora di Punta
Perche' quando uno lo
racconta che i treni nelle ora di punta, sebbene
passino con una frequenza disarmante (almeno per noi
italiani, uno ogni 5 minuti...), sono al limite della
convivenza, nessuno ci crede.
Ecco degli esempi lampanti, ripresi da diverse linee
ferroviarie dirette in diverse zone della citta', al
mattino. La sera non e' tanto meglio, con la
differenza che la gente e' piu' stanca e decisamente
meno profumata!
Hatoyama e la Moda
Povero
Hatoyama. Il suo gradimento sta andando in picchiata
ed adesso gli criticano anche l'abbigliamento. Pare
infatti che nessuno abbia gradito il suo look casual.
Nemmeno quelli della CNN americana. Il che e' tutto
dire.
Questa e' la foto incriminata dove il Primo Ministro
si presenta abbigliato con un improbabile camicia a
quadri multicolore ad un barbecue. Lo incriminano di
non essere al passo con i tempi per essersi vestito
cosi.
Ora, nel paese dove i bambini vanno all'asilo
conciati cosi'
I teenagers
sono costretti a presentarsi a scuola in queste
condizioni (il calzettone bianco a meta' polpaccio,
la dice lunga):
e le donne si
ciurmano in questo modo:
suppongo che
i giornalisti dovrebbero fare prima un gigantesco mea
culpa nazionale, prima di parlare del cattivo gusto
del loro Primo Ministro.
Ah. Ovviamente c'e' n'e' anche per quelli della CNN
.... chi pensano di essere Valentino?
Che pensino allo stile della loro Hillary Clinton,
(la prima che mi e' venuta in mente) che si fa
fotografare con la bomboniera del matrimonio della
figlia intorno al collo!!!
Il senso
estetico, che come cantava Battiato "fu
pre-alessandrino", appartiene all'area Mediterranea.
Il resto e' GAME OVER!
Kagome
Ed io, che quando ho
lasciato l'italia, avevo pensato che l'ultima a
conciarsi come un pupazzo fosse stata Sandra Mondaini
con Sbirulino! Da quando siamo atterrati in terra
nipponica non faccio altro che vedere donne (in
questo caso addirittura un transessuale), quindi
sempre di donna si tratta, che pensano di vivere in
un cartone animato.
Fermatevi, per favore. Ascoltate questa voce dal
deserto .... gli uomini non pensano siate piu'
attraenti a ciurmarvi come per una festa di carnevale
in un istituto psichiatrico... per favore ... avete
un'eta' ... abbiate rispetto per il buon gusto e la
decenza!
Ed invece no. La voce del deserto non ha seguito e
vengono pure invitate a fare da polo attrattivo
durante spot pubblicitari. Questo e' uno dei tanti
casi. La Kagome (un nome un programma) produce
prodotti a base di pomodoro, fra cui il ketch up e da
domani immette sul mercato quest'assoluta novita' il
TOMAREPI , dalle iniziali del nome originale :
“Tomato de
kantan watashi no recipe!” che tradotto vorrebbe dire
"una mia ricetta semplice a base di pomodoro", in
altre parole una sorta di spezzatino in busta.
La Sbirulina del pomodoro rappresenta la fata, fata
che insegna alla mogliettina inesperta in culinaria
come trasformarsi nella perfetta
casalinga!!
Cartoni Animati
E' indubbia la supremazia
giapponese nell'arte del disegno per manga, anime, e
cartoni animati.
La mia infanzia e prima adolescenza sono stata
costellate dalla messa in onda di cartoni animati di
realizzazione giapponese. Tutti per lo piu'
ambientati in Europa o negli Stati Uniti, ma tutti
made in Japan. Cos'e' che ha attirato tanto i
disegnatori giapponesi ad imbarcarsi in storie
"occidentali", da Remy (il famoso romanzo Senza
Famiglia), a Heidi, da Vicki il Vichingo a Candy
Candy, piuttosto che raccontare la storia del figlio
di uno shogun? o della moglie di un lottatore di
sumo? Poiche' una vera risposta non c'e', voglio
tentare di darne una io, del tutto personale: pare
quasi che non si voglia (o non si sia voluto)
intaccare la cultura giapponese, per tenerla li',
cristallizzandola ed idealizzandola, come l'unica a
non poter essere "ridotta" ad un cartone.
Le storie verosimilmente ambientate in Giappone,
vedono svolgere la loro trama all'interno di una
scuola o nel mondo durante una guerra fra galassie,
con uomini trasformabili in imponenti robots.
Anche l'ideale di donna, dei cartoni giapponesi,
anche quelli che, come Lupin III presentano una
donna, che almeno dal nome -Fujiko- dovrebbe essere
giapponese a tutti gli effetti, non corrisponde ai
canoni di bellezza nipponici. Tutte le figure
femminili vengono infatti ritratte con degli occhi
giganteschi, dei seni prorompenti e fianchi
accoglienti, estremamente sexy e sensuali. Niente che
le faccia assomigliare alla tipica donna giapponese,
quasi come se anch'essa non potesse o non dovesse
essere rappresentata.
Da Fujiko, per me il top, ad Android 18 di Dragon
Ball Z, da Haruhi Sazumiya a Honey Kisaragi l'una
vestita con l'uniforme della scuola, l'altra con la
sua aria da guerriera la campionatura femminile si fa
senza dubbio riconoscere per qualcosa di introvabile
nella realta'. Da qui, forse, la grande passione
degli uomini per questo tipo di lettura: un momento
di assoluta evasione, di assoluta fuga, senza
passaporto.
Mamma
Una volta la festa della
Mamma era l'8 di Maggio, punto e basta. Quando
cadeva, cadeva e giustamente a nessuno importava che
fosse lunedi' o mercoledi'. Poi ci siamo dovuti
adeguare alle consuetudini americane, festeggiando la
mamma la seconda domenica di maggio, cosi' tanto per
favorire un po' piu' di consumismo!
Anche il Giappone che, in quanto ad accogliere
tradizioni americane, e' il re incontrastato,
festeggia la mamma la seconda domenica di maggio.
E per festeggiarla c'e' modo piu' spensierato che non
farsi un giro in una palla di plastica trasparente
assieme alla propria figlia? Provare per credere. Al
Sakai Harvest Hill nella prefettura di Osaka...si
torna davvero bambini ... ops bambine!
5 Maggio
Pare che tutto accada il
5 di maggio: muore Napoleone, il Manzoni lo immortala
con un'ode, Garibaldi da' inizio alla spedizione dei
Mille, nasce Karl Marx, il Messico e' in festa ed
anche in Giappone non si scherza.
E' la festa dei bambini. Maschi, pero'. Per le
femmine c'e' una festa il 3 di marzo.
Carpe colorate sventolano ovunque per celebrare i
piccoli perpetuatori delle stirpi, a dispetto
dell'incredibile calo delle nascite.
A mo' di ponte sul fiume Sagami, nella prefettura di
Kanagawa, poco distante da noi, quasi 1200 carpe sono
state distese approfittando del vento che spira, per
farle muovere sinuosamente come in un
fiume.




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