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La storia insegna

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Si dice, che se ci si vuole rialzare davvero, si debba toccare il fondo e da li', prima di sprofondare nella melma, con un magistrale colpo di reni, riusciamo a rivedere una luce in fondo al tunnel.
E' opinione comune, che uno dei motivi per cui l'economia giapponese non e' mai realmente ripartita "alla grande" sia dovuto al fatto che non abbia mai realmente toccato il fondo, non abbia mai visto la gente morire di fame, non abbia mai avuto tanta gente disoccupata.
Il Giappone conta circa 130 milioni di abitanti, con un livello attuale di disoccupazione poco superiore al 4%, che per noi e' quasi una "barzelletta".
Esperti del mestiere e luminari dell'economia in genere, asseriscono che il management giapponese non sia "attrezzato" per start-up e momenti di difficolta', ma che sia estremente efficace nei consolidamenti.
Francamente, non ci e' poi tanto difficile capirlo. il Giappone soffre di mancanza d'individualismo, soffre di mancanza d'estro, ma e' indiscutibilmente leader dell'essere squadra, fare gruppo per il raggiungimento di un unico scopo.
Insomma, la storia insegna. Facciamo un passo indietro di 60 anni, fra i paesi della Triplice Alleanza, in Italia si ebbe la Resistenza, in Germania si ebbero tentativi di assassinare Hitler, qualcuno comincio' a dubitare della diabolica attuazione di sterminio di un popolo (Schindler), in Giappone no. Nessuno mai prese in considerazione il fatto che il piano di conquistare il mondo e di governarlo potesse essere sbagliato, o che, in seguito, potessero realmente aver perso la guerra. Ci fu bisogno di ben 2 bombe atomiche, per far arrendere il Giappone, rendendolo, in qualche modo complice, delle morti di Hiroshima e Nagasaki.
Quello che manca a questo paese, ed e' un'opinione del tutto personale, e' un po' di autocritica, un po' di umilta' ed un po' di sinistra.
Per DNA, i giapponesi mai mettono in discussione, una legge, una decisione superiore, un ordine. Un ordine ricevuto e' un impegno a cui non possono sottrarsi, lo recepiscono come un bene superiore che, anche a costo della loro vita, va portato a compimento.
Cogito ergo sum per loro e' - probabilmente- solo uno strano scioglilingua, e questo schiacciamento del loro IO, spesso, porta inevitabilmente al suicidio: uno ogni 15 minuti.
Ed ancora, la storia insegna. Il Giappone e' Asia solo per un fatto meramente geografico, ma non ha nulla a che vedere con Cina, Corea, Vietnam o Indonesia. Grazie o per colpa della Seconda Guerra Mondiale, il Giappone e' diventato una sorta di occidente con gli occhi a mandorla, facendolo peccare di presunzione nei confronti dei paesi vicini. Un giapponese e' un giapponese, non un asiatico e con gli asiatici -mediamente- non vuole avere nulla a che spartire. L'immigrazione viene considerata ancora una minaccia: i giapponesi, in treno, difficilmente si siederanno accanto ad uno straniero. Anni di shogunati e di impero hanno fatto del Giappone uno dei paesi piu' conservatori al mondo,(la storia della piccola Aiko che non potra' salire al trono perche' "femmina" dovrebbe far riflettere a lungo), e poco sensibili alle cause dei piu' deboli. Vero e' che fino a qualche tempo fa, prima che la crisi attanagliasse il mondo, di poveri ce n'erano pochi, ma il mondo non e' fatto solo di poveri, e' fatto anche di persone che si sentono inadeguate, disadatte, che soffrono una societa' che non li vede come individui, ma solo come un tutt'uno con la massa.
Il Governo giapponese a fronte dell'alto tasso di suicidi ha preso misure "materiali": pensiline dei treni chiuse, finestre degli alberghi sigillate, telecamere ovunque ... ma non ha messo mai una volta in discussione il sistema socio-etico-comportamentale, e non si e' mai chiesto, quali siano i veri mali che distruggono una popolazione apparentemente felice, disponibile e sorridente ma terribilmente "sofferente" , e continua inesorabile nel suo arroccamento sempre piu' lontano dalla gente: quella gente che serve nella misura in cui e' gruppo e forza. Se qualcuno questa forza non ce l'ha allora e' bene che si faccia da parte, perche' non serve.
E, shoganai,ne!

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