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Storia di un Non-Incidente

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Fatti:
All'incrocio fra due strade a Fukazawa 5-3-5 oggi abbiamo quasi rischiato un incidente. Eravamo gia' oltre la meta' dell'incrocio, quando dalla nostra destra e' arrivato un signore carico di donne vestite a lutto (erano di ritorno da un funerale), che ci ha quasi travolti.
Marco si e' affacciato dal finestrino e vedendo che non era successo niente, avrebbe voluto -nonostante lo spavento- proseguire ed andarsene. Il signore non era dello stesso avviso, manifestando subito l'intenzione di chiamare la polizia, poiche' la sua auto aveva riportato un danno. Gia' lo sapeva prima di scendere dalla macchina? Uhm....
Ah... il mago Otelma nipponico? Boh.
Dalla posizione del non-incidente per non intralciare il traffico, ci siamo spostati 30 metri piu' avanti, e se la macchina del signor Otelma si fosse davvero scontrata con la nostra, visto che non abbiamo fatto alcuna manovra, le due carrozzerie avrebbero scricchiolato per tutta la loro lunghezza, cosa che pero', proprio perche' non-incidente, non e' avvenuta.
Qualche minuto dopo la chiamata, si e' materializzato a bordo della sua bicicletta un poliziotto, che raccolti i dati delle due parti, e' passato al controllo delle autovetture: la nostra macchina una Mazda MPV, non un carro armato, intonsa, la macchina di Otelma una Toyota Noah (vedi foto con le "pignone nipponiche") con il parafango sinistro rialzato e pieno di ammaccature. Uhm.... strano. Forse Otelma con il pensiero e' riuscito a provocarsi anche i segni di un incidente mai avvenuto? Ri-boh.
I segni sull'automobile grigia metallizzata di Otelma sono bianchi, la nostra Mazda e' nera. Ri-ri-boh.

Il poliziotto cerca di districarsi in questa completa dinamica, ma non puo'
a s s o l u t a m e n t e sbilanciarsi in giudizi. Deve riportare tutto al capo. Lui non e' pagato per pensare, non puo' pensare come possa essere successo, lui non e' stato assunto per pensare, ma solo per trascrivere. Astensione completa dal pensiero. WOW. Ri-ri-ri-boh.

Poi ci chiede di scambiare i numeri di telefono con la parte "offesa" (che dovremmo essere noi, penso). Marco offre -in perfetto stile giapponese- il proprio biglietto da visita ad Otelma, che -dal canto suo - dubita con il poliziotto, (perche' non ha mai rivolto parola a Marco - che notoriamente e' un reietto) che il biglietto da visita sia "vero". Il poliziotto rassicura Otelma, confermando che i dati scritti nel meishi (biglietto da visita) corrispondono sia alla patente che ai dati dell'assicurazione. Siamo stati offesi? Certo, ma la premura del poliziotto e' stata solo quella di rassicurare il signor Otelma. Ari-ari-boh.

Conclusioni:
a) mi hanno sempre insegnato, che se qualcuno dubita della buona fede di un simile, e' perche' chi dubita vive costantemente in malafede: e' questo forse il caso di Otelma?
b) se sei in malafede da dubitare la veridicita' di un biglietto da visita, puoi essere in malafede anche -magari- fingendo un incidente di cui hai bisogno per occultarne uno tuo personale di cui l'assicurazione non garantirebbe la copertura? e' questo forse il caso di Otelma?
c) se non rivolgi mai la parola alla persona con cui hai avuto l'incidente, fingendo pure di non comprenderla, quando ti informa che la propria segretaria prendera' contatti gia' il prossimo lunedi, e' un fatto culturale o maleducazione?
d) se un non-incidente si trasformera' in un concorso di colpa, perche' una delle due parti non e' giapponese, e' razzismo. E' questo forse il caso di questo paese?

Con me ed i nostri figli, in altri 2 casi separati, il fattore "essere straniero" ha giocato a nostro sfavore, attendero' con trepida attesa l'esito dei "pensieri" del CAPO del poliziotto, per emettere la mia sentenza.

Morale:
La gentilezza e la disponibilita' si dimostrano coi fatti, non coi sorrisi e con gli inchini.

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