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Prospettiva

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E' tutta questione di prospettiva, sempre. Quello che per qualcuno ha un valore specifico X, per altri ne ha uno Y, talvolta capita, ma sono casi rari, come i can-gialli (diceva la mia nonna) che tutti ci si trovi ad essere d'accordo, perche' il punto di partenza, la visione d'insieme, la prospettiva, appunto, coincidono.
Sono stata accusata di gettare -tramite questo nostro blog- molte palate di "mer.a" sul Giappone. Non me n'ero accorta. Francamente, a parte raccontare quello che ci succede -come famiglia- prendo spunto, spesso, dalle maggiori testate internazionali: da El Pais al New York Times, dal Guardian a Die Welt, da le Figaro a El Universal, insomma cerco di avere una visione piu' amplia di quello che io -a volte- decifro in questa societa'. Tanti italiani che abitano qui da molto, ormai hanno assorbito la quotidianita' giapponese talmente tanto da non notare certe lapalissiane evidenze. Questa e' diventata cosi' profondamente la loro realta', che il loro angolo di giudizio, non coincide piu' con il mio, ed e' cosi' che paradossalmente si percepiscono due realta' diverse.
La prima volta che un italiano mette piede a Tokyo, pensa di aver trovato il paradiso: treni puntali, pulizia per le strade, bagni pubblici impeccabili, cortesia, taxi ogni dove, lo stesso pero' non vale per un tedesco. Un tedesco quando arriva a Tokyo nota il grigio degli edifici, nota il traffico disumano, nota la mancanza di piste ciclabili, nota la mancanza di verde, nota l'esoso costo delle autostrade (in Germania sono gratis!), tutto il resto - quello che noi italiani notiamo come plus - i tedeschi ce l'hanno gia', a casa loro, da sempre. Possiamo biasimarli, se non pensano che il Giappone sia un paradiso?
Per me non esiste niente di piu' affascinante dell'osservare una societa', e di mettere in parole quello che vedo dalla mia postazione, con la mia sensibilita', con il mio spirito critico e la mia ironia. Trovo assolutamente senza senso impiegare delle persone, per stare lungo i cantieri, armate di bandierine, altri lo considerano un servizio utile; considero indispensabile la cortesia nei negozi, altri preferiscono il "self-service" e dritto-alla-cassa senza interferenze; per me e' intollerabile sentir tirare su con il naso, per altri e' maleducazione soffiarlo; trovo le donne giapponesi -generalmente- brutte, altri le trovano straordinariamente affascinanti. Cosa ci vogliamo fare? siamo miliardi di persone ed ognuno ha una prospettivaa diversa, ma io non posso fare a meno di notarlo. Io, che vengo da quel paese squinternato che e' l'Italia, dalla "perfezione" nipponica, mi aspetto solo perfezione, e posso dire -di tutto cuore- che quando posso coglierli in fallo, ci "godo", perche' finalmente sanno essere umani.
Abbiamo cercato invano, tramite l'Alitalia di Tokyo di prenotare dei biglietti aerei, utilizzando le nostre miglia. La signora giapponese dell'ufficio di Tokyo, tutta moine e vocina soave, e' riuscita solo a dirci NO non e' possibile, la tratta da voi richiesta non e' a disposizione per biglietti "premio", neppure suggerendole altre rotte. Niente. Nemmeno ha fatto finta di cercare, non ha neppure spippolato sul terminale, aveva detto NO e NO doveva essere. Ma, se dobbiamo giocare a chi ha la testa piu' dura, la signorina ha fatto male i suoi conti. Chiamato l'ufficio Alitalia di Roma, senza neppure tanta fatica, i nostri biglietti si sono materializzati, sulla tratta da noi richiesta e nei giorni di nostro gradimento. Se dovessi scrivere un articolo, quale sarebbe il titolo di questa mini-avventura? Efficienza italiana batte efficienza nipponica 1-0. Palla al centro.
Adesso non saltate sulle vostre poltrone indignati, pronti a vomitarmi addosso una lunga lista di momenti in cui in Italia avete avuto il peggio del peggio. Questa non e' la storia di chi ce l'ha piu' lungo, lascio a Berlusconi quel giochetto, questa vuol essere la cronaca di fatti divertenti, tristi, interessanti, discutibili, perfetti ed imperfetti che la vita quotidiana in questo paese ci porta ad affrontare. Provate a ridere, a vedere il lato ironico delle cose che accadono, guardatele con occhi distaccati, osservatele dalla mia poltrona, magari, forse potremo per una volta guardare nella stessa direzione con la stessa prospettiva.

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