Il sabato del villaggio
L'idea che aveva il
Leopardi sul sabato non era del tutto sbagliata: il
giorno prima della festa siamo tutti in fermento,
siamo tutti moooooolto piu' contenti che il giorno
della festa stessa. L'aspettativa e' quello che -in
fondo-rende speciale un avvenimento, piuttosto che
l'avvenimento stesso.
Quello che non mi piace nell'avere sempre tutti i
negozi aperti, sempre tutto a portata di mano,
quest'accessibilita' giapponese a tutto 24 ore su 24
per 365 giorni all'anno, e' che uccide l'aspettativa,
uccide il desiderio. Cosi' la gente, le famiglie non
hanno mai un vero desiderio e si ritrovano a fare
sempre le stesse cose con metodicita', con una
metodicita' quasi inconsapevole. E se qualche
famiglia opta per il parco, pare davvero che il resto
della popolazione opti per le grandi distribuzioni,
specialmente se si parla di cibo. A differenza degli
anglosassoni in generale, che non amano spendere per
mangiar bene (neppure per bere bene, per loro tutto
si riduce alla quantita'), i giapponesi amano il buon
cibo, magari porzioni pediatriche, ma la qualita'
deve essere alta. Per cui non stupitevi se di sabato
nei supermercati, li vedete in fila (anche in una
fila "chilometrica") per gli assaggi, non solo con
quegli assaggi pranzano o cenano, ma passano il loro
tempo, che altrimenti non saprebbero come impegnare.
E' un atteggiamento culturale nato dall'esigenza di
rifuggire la casa, intesa come luogo di ritrovo
familiare, perche' troppo piccola, troppo soffocante,
troppo limitante.
Ed allora ben vengano le "testing stations" dove per
4 penne al pomodoro devono aspettare anche 40 minuti,
per 3 briciole di cheese-cake 1 ora e per dei
mirtilli zuccherati ben un'ora e trenta
minuti!




Feed RSS

