Fuga dal Natale
Non e' il riassunto del
libro di Grisham di qualche anno fa, da cui poi e'
stato tratto il film, ma e' la mia voglia matta di
scappare da Tokyo, quando il Natale si avvicina.
Tutto si respira a Tokyo in questi giorni, meno
l'atmosfera natalizia. Non che non facciano uso ed
abuso di lucine e di giganteschi alberi di Natale, ma
- com'e' giusto che sia non festeggiando il Natale-,
purtroppo per me, tutta l'aria manca di quel
piacevole sapore di festivita'.
Oh certo, i giapponesi come non si fanno mancare le
decorazioni, non si fanno mancare neppure le compere,
di cui sono re incontrastati, ma l'articolo su cui si
buttano proprio a capofitto e' il giocattolo. I
negozi specializzati vengono presi d'assalto da orde
di famiglie, con tanto di nonni a seguito, e tutta la
sequela dei bambini che scelgono i loro giocattoli.
Niente letterina a Babbo Natale, ne' un SMS, ne' una
piu' moderna e-mail o uno stratosferico messaggio via
Facebook...niente.... i bambini corrono fra i
corridoi di Toys R Us e riempiono i carrelli a loro
piacimento. E quando qualche bimbo by-passa qualche
giocattolo cha la mamma trova interessante, si sente
un gridolino "Yuri-chan, miteeeeeeeeeeee", e non c'e'
bimbo/bimba che si rispetti che non ceda alla
tentazione anche del gioco proposto dal genitore!
Non che li biasimi per questo, il 25 di dicembre e'
un giorno lavorativo, come tutti gli altri .... ma si
sono appropriati di una festa non loro, nel modo
sbagliato (a mio modestissimo parere!).
Nei miei ricordi d'infanzia, a parte le performances
a cui che ero costretta a partecipare dietro minaccia
fisica di mia sorella maggiore, il Natale era la
Festa per definizione, l'attesa di questo signore
grande e grosso, ma generoso con i bimbi buoni, che
ci rendeva tutti piu' "speciali". La delusione nello
scoprire che erano i miei genitori quel Babbo Natale
adorato ed atteso per 12 mesi, non mi aveva
disillusa: avevo ancora le luci, le carte colorate,
la tombola, gli zampognari, i pranzi luculliani, il
via-vai di parenti ed amici, i vecchi films e
respiravo quell'aria a pieni polmoni, quell'aria
frizzante da far girare la testa e tutti (almeno
cosi' mi pareva).
Ed ora io da brava "expat", tento di insegnare ai
miei figli quello spirito del Natale, che mi ha reso
felice negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza,
creando in loro l'aspettativa, il desiderio,
l'eccitazione. Faccio in modo che sognino quel
signore grande e grosso, ma generoso, che scende dal
camino e che a notte fonda lascia i regali sotto
l'albero, e beve il latte ed i biscotti lasciati sul
tavolo per cogliere negli occhi dei miei figli lo
stupore, la gioia dell'attesa, per trasformarsi poi
in un'esplosione di assoluta ed incontenibile gioia
nel vedere i pacchetti colorati materializzarsi in
una notte, la notte piu' lunga ed emozionante per un
bambino.
E mi dispiaccio -in fondo- che ai bambini giapponesi
non venga insegnato ad apprezzare questa festa nel
suo complesso, perche' e' l'unico momento della vita
in cui, anche da grandi, si rivivono le emozioni
nella loro purezza. O almeno per me e' sempre stato
cosi'.




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