Sazae-san
Camminando per
Sakurashinmachi ci si imbatte in cartelli, graffiti e
designi di Sazae-san, il personaggio femminile di una
"striscia comica" apparsa per la prima volta nel 1946
su un quotidiano del Kyushu per poi trasferirsi a
Tokyo (grazie ad un nuovo contratto che Machiko
Hasegawa -l'autrice- ottenne con l'Asahi Shinbun)
fino al 1974.
La storia di Sazae-san e' un po' la storia della sua
autrice che, femminista convinta, fu una delle prime
ad indossare la minigonna (anche in occasioni
ufficiali), liberandosi di tutti quei cliches della
societa' giapponese, e conseguentemente attirandosi
non poche antipatie.
Ma Hasegawa-san sapeva il fatto suo e se le sue
strisce rappresentavano le dinamiche di una famiglia
numerosa, com'era nella tradizione dell'epoca, tutto
veniva semplificato da situazioni e abbigliamenti
semplici. Le preoccupazioni della madre di Sazae-san
per il suo look inusuale, quasi misogino, perche'
preferiva i pantaloni al piu' classico kimono, si
ritrovano in ogni striscia.
La popolarita' comunque del personaggio ha permesso
alle avventure di Sazae-san di diventare un vero e
proprio cartone animato, ancora in produzione,
consegnandolo alla storia della TV come la serie
animata piu' longeva.
Il museo interamente dedicato a Sazae-san, a pochi
minuti a piedi dalla stazione di Sakurashinmachi (e
da casa nostra), e' una meta obbligata.
Gundam
A 30 anni dal primo
episodio di Gundam, a Tokyo il celeberrimo robot e'
stato esposto in un parco della citta'. Migliaia di
quarantenni si sono riversati al parco per rivivere
le emozioni della prima adolescenza, mentre i bambini
estasiati dalla nuova Gundam-mania, che si e' diffusa
in citta' ed in tutto il Giappone, hanno chiesto ai
loro genitori i nuovi Gundam-gadgets disponibili
dalla scorsa domenica in tutti i negozi di
giocattoli!
Lupin III e gli altri....
Se non si e' mai visto un
cartone giapponese, non si puo' capire appieno la
mentalita' giapponese.
La popolazione qua ha un rigoroso senso etico, morale
e civile.
Rarissimi sono i furti, scippi, violenze, nessun tipo
di sporcizia lanciata da un'auto in corsa, o
escrementi di cane sui marciapiedi; esiste un
rispetto "assoluto" per le proprieta' pubbliche,
massima attenzione ai pedoni ed ai ciclisti, nonche'
ai bambini in generale.
Insomma un vero e proprio "paese sicuro" o safe
country, come amano definirlo gli americani.
I giapponesi non vivono i sensi di colpa della
societa' cattolica, o meglio cristiana in generale,
ma vivono costretti in una vita "forzatamente" non
loro. Sempre sorridenti, compiacenti, un inchino e
via.
Il semaforo diventa verde e qualcuno si attarda nella
partenza? Tutti aspettano tranquillamente in coda,
come se il clacson neppure esistesse.
Ma dove sfogano allora le loro tensioni, dove il
giapponese diventa uomo in carne ed ossa con tutti i
limiti dell'essere umano?
Nei cartoni.
Nei cartoni animati accade tutto quello che nella
loro vita "normale" non c'e' : violenza, furti,
rapine, sparatorie.
Chi, come me, e' della generazione di Mazinga Z o dei
Gig Robot d'Acciaio, sicuramente ricordera' le lame
rotanti ed i vari lancia missili. Strano per un paese
che non regala neppure una pistola da cowboy ad un
bambino, no?
Poi ci sono i cartoni dei buoni sentimenti, sempre
per quelli della mia generazione: Candy Candy, Remy,
Ruy; dove tutti si abbracciano, hanno un contatto
fisico, mostrano apertamente i loro sentimenti senza
alcun pudore.
Sfido chiunque a trovare qualche coppia di fidanzati
per la strada che si baci, che si abbracci, genitori
che bacino i loro figli, bambini che mostrino il loro
affetto ai loro coetanei. Al massimo si incontra
qualcuno che si tiene per mano.
Ed infine -ma non per importanza- gli anime "porno",
dove tutte le loro pulsioni vengono esemplificate,
dove le donne giocano ogni ruolo e sono sempre
rappresentate con tutte le curve giuste al posto
giusto.
Nella realta', le donne vivono sempre due passi
dietro al marito e sono, come direbbe mia madre, come
"Suor Irene, senza ne' poppe, ne' culo, ne'
rene"....




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