Biciclette
E' ovvio!
L'alternativa al traffico e ai mezzi pubblici sono le
due ruote. Motorizzate o no. Ma nel caso di Tokyo (e
del Giappone in generale) la bicicletta e' un'arma
pericolosa.
Infatti, in Giappone, alle biciclette e' permesso
(tollerato?) circolare sui marciapiedi, la' dove ci
sono! Quindi, immaginatevi una via del centro piena
di persone fra cui si insinuano biciclette a
velocita' sostenuta.
E' il caso di Omotesando, una delle vie piu' chic del
Giappone, dove durante il giorno e' tutto uno
sfrecciare di biciclette fra i pedoni. Non suonano.
Ti passano accanto, sfiorandoti. Ogni tanto qualcuno
frena a secco. Ogni tanto qualcuno mette sotto un
passante.
I ciclisti sfrecciano agli incroci. Molto spesso non
hanno le luci. Novelli kamikaze.
Tokyo e' piena di stradine minuscole. Sembra di
essere a Monteriggioni con il traffico di una
metropoli. Sono quasi tutte a doppio senso di marcia.
Ed i ciclisti sono li', quando meno te li aspetti, in
mezzo di strada. Escono a tutta birra da una
laterale. Ti attraversano la strada all'ultimo
istante. Ti costringono a manovre improbabili.
Anche loro, come i passeggeri dei treni, hanno
fretta. Tutti hanno fretta.
Vicino alle stazioni le stradine sono piene di
biciclette parcheggiate. Sono quelle dei pendolari.
Le usano per arrivare piu' velocemente al treno che
li portera' al lavoro. Ogni minuto risparmiato e'
vitale per chi, come loro, trascorre mediamente due
ore al giorno in questo tragitto.
Ogni tanto la Polizia passa. Lasciano dei foglietti
gentili in cui ti avvisano che sei in divieto di
sosta. Se non sposti la tua bici, te la rimuoveranno.
Capita che lo facciano. Arriva un camion, carica le
biciclette, le porta in un lontano deposito. Una
sorta di cimitero.
Migliaia di biciclette vengono abbandonate ogni anno.
Pendolari che non lavorano piu', persone che si
trasferiscono, stranieri che partono, defunti.
Ma dopo pochi giorni le biciclette riappaiono. Di
nuovo li'. Legate ai pali, alle ringhiere.
Garanzia di cinque minuti di sonno in
piu'!




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