Commensali
Condividere una cena con
commensali di diverse estrazioni sociali e diverse
culture porta inevitabilmente ad affrontare argomenti
a volte anche difficili, perche' magari rappresentano
lo zoccolo duro di una cultura (come potrebbe essere
la Chiesa per gli italiani), e per altri
assolutamente incomprensibili (come l'appartenere ad
una famiglia nobile).
Le conversazioni si fanno accese, animate, divertenti
a volte anche irriverenti, ma hanno sempre quel fondo
di verita', almeno per chi le ha vissute sulla
propria pelle, da far star male.
Non ho idea di cosa sia essere cresciuta in una
famiglia nobile, aristocratica, non ho idea di cosa
voglia dire avere una mamma giapponese, non ho idea
di cosa voglia dire avere un padre assente, uno zio
che vive solo per il golf e membro di uno dei circoli
piu' esclusivi della citta', non ho idea di cosa
voglia dire venire tradito dai propri dipendenti, non
ho idea di cosa voglia dire avere "amici" che si
professano tali, solo per il tuo conto in banca, ma
quello che so e' che questo commensale si e' trovato
ad un bivio, ed invece di scegliere "il suicidio"
vero e proprio (come la sua societa' gli avrebbe
imposto), ha scelto "la vita" affrontando giorno dopo
giorno lo scherno ed il biasimo di tutta la gente che
aveva lavorato con lui, che aveva condiviso con lui
l'amicizia, che aveva fatto affari con lui, e che
l'aveva allevato ed educato.
Ed io di fronte a tanto coraggio (ma forse per un
giapponese e' codardia), non posso che
inchinarmi.




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