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Commensali


banchetto2

Condividere una cena con commensali di diverse estrazioni sociali e diverse culture porta inevitabilmente ad affrontare argomenti a volte anche difficili, perche' magari rappresentano lo zoccolo duro di una cultura (come potrebbe essere la Chiesa per gli italiani), e per altri assolutamente incomprensibili (come l'appartenere ad una famiglia nobile).
Le conversazioni si fanno accese, animate, divertenti a volte anche irriverenti, ma hanno sempre quel fondo di verita', almeno per chi le ha vissute sulla propria pelle, da far star male.
Non ho idea di cosa sia essere cresciuta in una famiglia nobile, aristocratica, non ho idea di cosa voglia dire avere una mamma giapponese, non ho idea di cosa voglia dire avere un padre assente, uno zio che vive solo per il golf e membro di uno dei circoli piu' esclusivi della citta', non ho idea di cosa voglia dire venire tradito dai propri dipendenti, non ho idea di cosa voglia dire avere "amici" che si professano tali, solo per il tuo conto in banca, ma quello che so e' che questo commensale si e' trovato ad un bivio, ed invece di scegliere "il suicidio" vero e proprio (come la sua societa' gli avrebbe imposto), ha scelto "la vita" affrontando giorno dopo giorno lo scherno ed il biasimo di tutta la gente che aveva lavorato con lui, che aveva condiviso con lui l'amicizia, che aveva fatto affari con lui, e che l'aveva allevato ed educato.
Ed io di fronte a tanto coraggio (ma forse per un giapponese e' codardia), non posso che inchinarmi.

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